giovedì 27 dicembre 2012

Redeunt Saturnia regna (Virgilio, IV bucolica)


Statua di Virgilio a Mantova
In clima natalizio non è fuor di luogo parlare della IV bucolica di Virgilio, certamente la più famosa delle dieci anche se non proprio la più bella da un punto di vista strettamente poetico. Il motivo della grande fama di questa composizione è che - alcuni decenni prima dell'inizio dell'era cristiana - vi si parla della nascita di misterioso puer divino, regale che avrebbe avviato/introdotto un nuovo grande ordine di secoli, non più caratterizzato da divisioni e guerre come quelle che si erano avute fino allora a Roma, ma da concordia e pace in tutto il mondo, anche animale.
Chi fosse il puer tanto fortunato cantato da Virgilio è una questione che si dibatte da secoli e millenni, con pareri molto divergenti e senza una conclusione accettata. Poichè nell'opera si nomina Pollione, alcuni hanno pensato che Virgilio alludesse a suo figlio, il futuro Asinio Gallo. Altri hanno pensato a Marcello, il nipote di Augusto, ed altri alla stessa figlia di Augusto, Giulia.
L'interpretazione cristiana, quella che diede eccezionale fama alla bucolica, fu quella lanciata dall'imperatore Costantino a Nicea, poi ripresa da s.Agostino e Dante, che il puer vaticinato da Virgilio altri non fosse che Gesù Cristo.
La chiesa medioevale poi, nei canti liturgici del giorno di Natale, pose ed invocò
Virgilio come profeta di Cristo:
Maro, Maro, vates Gentilium, da Christo testimonium
O Virgilio Marone, o Marone poeta dei pagani, dà testimonianza a Cristo


 
Tutto ciò premesso, dirò ora che anch'io ho fatto un certo lavoro esegetico sulla IV bucolica di Virgilio che mi porta però a tutt'altre conclusioni. A questo lavoro sono dedicate le pagine da 128 a 135 del mio Congiunzioni Giove-Saturno e storia giudaico-cristiana, che ora ovviamente non ripeterò qui in ogni dettaglio, riportandone invece i risultati. Che sono i seguenti (pag. 134):
 
"Secondo noi, dunque, la quarta egloga fu inizialmente scritta dal ventiquattrenne Virgilio nell'estate-autunno del 46 aC (quando era da poco iniziata l'èra astronomica dei Pesci, da poco iniziato l'ottavo secolo di Roma e mentre era in atto una congiunzione Giove-Saturno), come composizione augurale dedicata a Giulio Cesare - e a suo figlio Tolomeo Cesare - in occasione del suo rientro a Roma e della sua decisione di introdurre il calendario solare [a partire dall'imminente 1° gennaio del 45 aC]."
 
Il misterioso puer di cui tratta l'egloga è dunque a parer mio Tolomeo Cesare, il figlio di Giulio Cesare e della regina d'Egitto Cleopatra, figlio regale e figlio anche della 'gravidanza celeste' allora in atto (cfr. congiunzione G-S, "redeunt Saturnia regna", dei grafici sovrastanti). Il bambino aveva allora circa un anno.
 
La drammatica conclusione di questa vicenda iniziata tanto poeticamente fu che quel puer - che secondo gli auspici della bucolica virgiliana doveva essere il simbolo ed il fortunato testimone dell'inizio di un "nuovo grande ordine di secoli" e di una apollinea e pacifica età dell'oro - quel puer, Tolomeo Cesare, finì strangolato all'età di 17 anni, per ordine di Ottaviano, poco dopo il suicidio della trentanovenne madre Cleopatra, avvenuto ai primi di settembre del 30 aC. (un anno dopo la sconfitta di Azio).

sabato 22 dicembre 2012

La G-S tripla è una congiunzione rara, quando arrivò quella del 7a.C. mancava da 139 anni

La congiunzione Giove-Saturno tripla del 146-145 a.C.
nella costellazione del Cancro
Quella cui si riferiscono i grafici ora dietro al titolo del blog è la congiunzione Giove-Saturno tripla che ebbe luogo sullo sfondo dell'ampia costellazione dei Pesci  nel 7 a.C. e che in questi giorni di dicembre di quell'anno era appena terminata [N.B.: nei computi astronomici e quindi nei grafici l'anno '-6' equivale al 7 ac, così come il '-145' al 146 aC, ...]. Poichè, come ho dimostrato nel mio Congiunzioni Giove-Saturno e storia giudaico-cristiana, i due pianeti durante questo fenomeno restano molto vicini per circa 8-9 mesi, possiamo a ragion veduta affermare che in questi giorni del 7 a.C. si era appena conclusa una gravidanza celeste. E sappiamo tutti che le gravidanze, anche quelle celesti, si concludono generalmente con la nascita di un figlio.

Ho illustrato in alcuni degli articoli precedenti (ed ovviamente anche nel mio libro) che questo fenomeno, visibile da Terra ad occhio nudo nel cielo notturno, è piuttosto raro, poichè per il suo verificarsi è richiesto che la Terra venga a trovarsi - sulla sua orbita - a non più di 29° da una parte o dall'altra rispetto all'asse della congiunzione elio-centrica Giove-Saturno.

Come dire che, essendo 29°+29° = 58° un valore molto prossimo a 60° cioè ad 1/6 dell'angolo giro (360°), la probabilità che una qualunque congiunzione G-S sia tripla è solo di 1/6 (ca. il 16%), ovvero che di congiunzioni G-S triple ne capiterà mediamente solo 1 su 6, ovvero 1 ogni ca. 120 anni. Questa come detto è una valutazione media, potendo una congiunzione G-S tripla mancare in pratica anche per tre-quattro secoli oppure potendosene presentare due anche a distanza temporale di meno di 120 anni.

Nel caso specifico, quando arrivò quella (da alcuni) tanto attesa del 7 ac nella costellazione dei Pesci, non se n'era vista più una dal 146-145 ac - cioè da ca. 139 anni - quando se n'era avuta una nella costellazione del Cancro (vedi grafici in alto a sinistra) ad una longitudine di ca. 104°. A quella data il punto gamma dell'equinozio di primavera era già transitato (da pochi decenni) dalla costellazione dell'Ariete a quella dei Pesci e fu proprio intorno a tale data che si verificò un vero e proprio scisma in seno alla classe sacerdotale ebraica, con un consistenze gruppo di sacerdoti ( e relative famiglie) che lasciò Gerusalemme e si ritirò ad est della città, sulle rive del Mar Morto, a/nei-pressi-di Qumran.

Tanto basti (data anche l'ora tarda), a mo' di panoramica introduttiva, per inquadrare da un punto di vista astronomico l'epoca che vide sorgere in Palestina dall'antica religione mosaica un nuovo movimento religioso dotato di grande forza propulsiva, il movimento dei cristiani.
 

mercoledì 19 dicembre 2012

Concordo con Daniélou e Jaeger sulla datazione della 'Vita di Mosè' di Gregorio di Nissa

.Prima di iniziare a parlare, anzi a scrivere, della cosiddetta 'stella di Betlemme' (cioè della congiunzione Giove-Saturno del 7 aC nei Pesci), a mo' di parentesi volevo scrivere qualcosa sulla datazione di una delle opere di Gregorio di Nissa, La vita di Mosèlibro del quale ho acquistato qualche giorno fa una copia (in ottimo stato) su una bancarella per pochi spiccioli (immagine qui a sinistra).

Leggo nell'Introduzione del curatore, Manlio Simonetti, che non è ancora risolto il problema della datazione di questo testo teologico, questione che "si ripercuote sul significato stesso da attribuire a quest'opera di Gregorio nel contesto più generale della sua attività letteraria, e perciò sul modo in cui noi possiamo ricostruire lo sviluppo e la maturazione del suo pensiero." Vi sono al riguardo, apprendo, due scuole di pensiero: quella di Daniélou e Jaeger che ne fissano la stesura "a qualche anno dopo il 390" e quella di Heine secondo cui il vescovo di Nissa scrisse quest'opera circa dieci anni prima, tra il 380 ed il 384. Il curatore dell'edizione Valla-Mondadori è propenso a fissare la composizione dell'opera "intorno al 390".

Secondo me, la data di stesura di quest'opera è l'anno 392, per il motivo principale che proprio in quell'anno (cfr. grafici qui sotto a destra) si ebbe una ripetizione del fenomeno astronomico delle congiunzioni tra Giove e Saturno, considerato _vera e propria teofania nella religione mosaica_ dopo il rientro in Palestina da Babilonia, cioè all'epoca del Secondo tempio.

Come si vede dai grafici, il fenomeno avvenne nel 392 (il 3 ottobre nella costellazione della Vergine) nella forma visibile da Terra come congiunzione singola (o di tipo unicorno) perfettamente simmetrica, il che significa che Giove supera Saturno durante il giorno e proprio nelle ore centrali del giorno, rimanendo il fenomeno invisibile all'occhio fisico, corporeo, per la grandissima potenza luminosa del sole. In altre parole i due pianeti sono si allineati, ma si trovano sulla retta che unisce osservatore e sole, e dietro di questo.

Alle pagine 19-20 del volume, scrive Gregorio ricostruendo la cd vita di Mosè: "20. Trascorso un certo tempo in questo modo di vita - racconta la storia - (Mosè) ebbe una meravigliosa apparizione divina: in pieno mezzogiorno un'altra luce, più forte di quella del sole, lampeggiò ai suoi occhi ed egli, stupito per l'inconsueto spettacolo, alzò lo sguardo verso il monte e vide un cespuglio da cui scaturiva luce come fuoco, mentre i rami crescevano alimentati dalla fiamma ...".

Secondo me, fu proprio l'approssimarsi di questo fenomeno e poi il suo culminare ai primi di ottobre del 392 (ottant'anni dopo Ponte Milvio e mentre il cristianesimo veniva proclamato unica religione dell'impero romano) a spingere Gregorio di Nissa a scrivere la sua Vita di Mosè, dandone un'interpretazione allegorica piuttosto trasparente ancorchè opportunamente criptica.
Con il che si è dimostrata una volta di più l'efficacia della nuova ermeneutica, da qualcuno già indicata come l' ermeneutica di Giuseppe.

giovedì 13 dicembre 2012

L'imp. Costantino a Roma nel Dies Natalis Solis Invicti: 25-12-312



E' noto che dopo la battaglia di Saxa Rubra - Ponte Milvio del 28 ottobre del 312 (anno che in realtà a quel tempo era ancora conteggiato come 1065 ab Urbe condita) Costantino rimase a Roma almeno un paio di mesi prima di partire per Milano e lì incontrare (febbraio 313) Licinio V. Liciniano, proveniente dalla Pannonia. Insieme da Milano avrebbero a breve emanato il cosiddetto 'editto di tolleranza' che riconosceva anche il cristianesimo come religio licita al pari di altre religioni, in tutto l'impero romano.
Proprio il 13 dicembre di quell'anno stava culminando (come si vede nei grafici sottostanti) l'ennesima ripetizione di quel fenomeno astroNomico - una congiunzione Giove-Saturno - che circa 3 secoli prima

aveva 'incorniciato' l' origine del cristianesimo, con le due congiunzioni Giove-Saturno multiple del 7 ac (tripla nei Pesci) e del 34-35 (doppia nella costellazione del Leone). Questa nuova occorrenza del fenomeno planetario - da cui, a parer mio, Costantino si era lasciato guidare nella sua discesa da Treviri a Roma - fu tuttavia visibile da Terra come congiunzione singola, trovandosi il nostro pianeta dalla parte opposta, rispetto al Sole, dei due pianeti. Giove e Saturno, separati in questi giorni di quell'anno da soli ca. 15' di distanza angolare, erano ancora visibili bassi sull'orizzonte, dopo il tramonto in direzione ovest-sud/ovest.
 
Ecco, tutto ciò premesso mi chiedevo che tipo di festività avranno avuto luogo a Roma quell'anno in prossimità del solstizio invernale alla presenza dell'imperatore d'occidente Costantino. Già dai tempi di Nerone e degli imperatori Flavi, con la costruzione e manutenzione del Colosso (alto 35 metri) è attestato a Roma il culto solare , ripreso poi da Caracalla e dal siriano Eliogabalo di Emesa. Nel 274 poi, l'imperatore Aureliano "trasferì a Roma sacerdoti del dio Sol Invictus e ufficializzò il culto solare di Emesa, edificando un tempio sulle pendici del Quirinale e creando un nuovo corpo di sacerdoti (pontifices solis invicti).  ....   Aureliano consacrò il tempio del Sol Invictus il 25 dicembre 274, in una festa chiamata Dies Natalis Solis Invicti "Giorno di nascita del Sole Invitto", facendo del dio-sole la principale divinità del suo impero ed indossando egli stesso una corona a raggi. La festa del Dies Natalis Solis Invicti divenne sempre più importante in quanto si innestava, concludendola, sulla festa romana più antica, i Saturnali (16-23 dicembre)." [da http://it.wikipedia.org/wiki/Sol_Invictus ]
Non sappiamo se i Saturnalia ed il Dies Natalis Solis Invicti si svolsero in quelle giornate solstiziali del 312 (1065 a.U.c.) come al solito, ma probabilmente sì sia perchè a quella divinità era stato devoto anche Costanzo Cloro, il padre dell'imperatore, sia perchè Costantino (allora poco più che trentenne) non era ancora in quel momento il campione cristiano che diventerà poi. Lo attesta chiaramente il cd editto di Milano del febbraio 313:
"Noi dunque, Costantino Augusto e Licinio Augusto, abbiamo ritenuto di accordare ai cristiani e a tutti gli altri la libertà di seguire la religione che ciascuno crede, affinchè la divinità che sta in cielo, qualunque essa sia, a Noi e a tutti i nostri sudditi dia pace e prosperità".
"La divinità che sta in cielo, qualunque essa sia": una formula prudenziale che dice e non dice, nonostante quel che scriveranno poi Lattanzio ed Eusebio di Cesarea sul segno di Ponte Milvio, sulla cd visione costantiniana. Ci sarebbero voluti ancora una ventina d'anni prima che il 25 dicembre fosse ufficializzato, da Costantino stesso e da papa Giulio I, anche come data della natività di Gesù Cristo.
 
Da un punto di vista astronomico i quattro del Geviert nei primi giorni del 313 (1066 a.U.c.) si trovarono così allineati: Saturno-Giove-Sole-Terra, e la congiunzione G-S rimase dunque per qualche giorno (intorno al 7 gennaio) del tutto invisibile, perchè i due pianeti in congiunzione sorgevano insieme al Sole e dietro di esso, allineati con esso. In gennaio, mentre Costantino cavalcava con i suoi alla volta di Milano, Giove e Saturno ancora in congiunzione cominciarono ad essere visibili ad est bassi sull'orizzonte, all'alba poco prima del sorgere del sole. 
Era quella di quei gioni l'alba di una nuova epoca storica.
 

lunedì 3 dicembre 2012

Lectio magistralis di Luciano Canfora all'Auditorium di Roma

Ieri mattina, domenica 2 dicembre, ho avuto il piacere di assistere - insieme ad altre circa 1200 persone - ad una lezione veramente magistrale del prof. Luciano Canfora nella Sala Sinopoli dell'Auditorium di Roma piena all'inverosimile. Era la prima di un ciclo di 9 lezioni di storia sul tema "Stranieri tra noi" che si svolgerà fino al maggio 2013 ed aveva come titolo "Siracusa 388 a.C.: Platone respinto dal tiranno greco Dionigi".
L'illustre filologo, storico e scrittore dell'Università di Bari ha illustrato da par suo i tre tentativi (falliti) fatti da Platone nel 388, 367 e 361 a.C. di fare di Siracusa il laboratorio delle sue teorie filosofico-politiche, dopo le delusioni ricevute ad Atene tanto dalla democrazia che dall'esperimento oligarchico dei trenta e poi dieci tiranni. Alla fine della dotta ed eruditissima conferenza, chiusa da scroscianti applausi di tutto il pubblico, il Prof ha anche accettato parecchie domande da parte del pubblico non mancando di fare riferimenti all'attualità della politica italiana.
 
Io fortunatamente sono riuscito ad avvicinarlo alla fine della mattinata facendogli dono di una copia per lui del mio Congiunzioni Giove-Saturno e storia giudaico-cristiana e di un'altra copia per la biblioteca della Facoltà di Lettere e Filosofia dell'Università di Bari. Ha molto apprezzato, dicendo di trovare del tutto originale l'approccio astronomico ad irrisolte questioni filosofico-religiose e storiche e di sperare di essere in grado di comprenderne i dettagli. Mi sono naturalmente dichiarato disponibile a fornire di persona tutti i chiarimenti che fossero necessari, segnalandogli comunque anche l'indirizzo di questo blog.

giovedì 29 novembre 2012

Come dicevo martedì pomeriggio a Villa Altieri ai dantisti lì riuniti per la presentazione di 2 volumi..

... della NEDOC (Nuova Edizione Commentata delle Opere di Dante) della Salerno Editrice, per risolvere tutta una serie di problemi aperti che riguardano non solo cronologia e interpretazione dell' opera di Dante, ma anche molti altri problemi letterari del Duecento e del Trecento, è necessario considerare un raro e singolare fenomeno astronomico che ebbe luogo nei primi anni del Trecento: la congiunzione Giove-Saturno che si verificò nella costellazione della Bilancia (in prossimità di quella della Vergine) a cavallo degli anni 1305-1306 (grafici qui sotto a destra).
 
Come spiegavo agli illustri umanisti - convenuti a Villa Altieri da tutta Italia non solo per la pomeridiana presentazione dei volumi ma anche per l'inaugurazione (in mattinata, alla presenza del Presidente della Repubblica) della nuova e prestigiosa sede del Centro Studi Pio Rajna - fu con grandissima probabilità a parer mio proprio l'arrivo di questa congiunzione Giove-Saturno, chiaramente visibile nel cielo notturno dal dicembre 1305 all'agosto 1306, a causare l'interruzione nella stesura del Convivio e del De vulgari eloquentia e a funzionare per Dante - come per tanti altri prima - come chiamata della divinità all'assolvimento di una missione messiaco-profetica. Singolare il fatto che il primo dei tre allineamenti planetari G-S avvenne proprio nella notte di Natale del 1305.
Va collocato nel contesto di queste singolarità astronomiche, secondo me, il concepimento della Comoedia e l'inizio della stesura dell' Inferno da parte di Dante:
"Nel mezzo del cammin di nostra vita
mi ritrovai per una selva oscura
che la diritta via era smarrita.
Ahi quanto a dir qual'era è cosa dura
esta selva selvaggia e aspra e forte
che nel pensier rinnova la paura!"
 
Come dicevo nella sala di Villa Altieri agli attentissimi uditori, la mia teoria può sembrare inizialmente un po' troppo originale. Sono però convinto che essa resisterà nel tempo ad ogni opportuna e da me auspicata contestazione e verifica, dimostrandosi invece una efficace e potente chiave ermeneutica nell'ambito letterario del Due- e Trecento.

Segnalo per concludere i miei due primi articoli su questo blog su questo argomento, articoli che invito tutti a leggere o rileggere con attenzione:

- Dante e la fenice (Dante and the phoenix) - 19.06.2009,
- La congiunzione Giove-Saturno del 1305-1306 è fondamentale per capire a fondo Dante ... -05.07.2012


mercoledì 21 novembre 2012

"Nova Roma visa phoenice, melioribus auspiciis condita est" (John of Salisbury, Policraticus)


La basilica di Santa Sophia ad Istanbul
In questi giorni di novembre dell'anno 332 (quindi esattamente 1680 anni fa) stava iniziando il fenomeno astronomico che Giovanni di Salisbury (John of Salisbury ovvero Iohannes Saresberiensis) - secondo la mia interpretazione - avrebbe ricordato nel suo Policraticus come una delle apparizioni datate della fenice. Fenomeno che in realtà, come ho dimostrato al congresso della F.I.E.C. di Berlino nel 2009, era la congiunzione Giove-Saturno tripla nella costellazione della Vergine, cui si riferiscono i grafici delle longitudini e della distanza angolare tra i due pianeti, riportati qui sotto.
Parlando della fenice tra altri animali come se essa fosse un animale realmente esistente, mentre Bisanzio viveva un periodo di  splendore scrisse Giovanni verso il 1159:
Phoenix singularis felicitatis successus pollicetur, quale est, quod nova Roma visa phoenice, melioribus auspiciis condita est.
Insomma che l'apparizione della fenice è un segno, un presagio di straordinaria felicità come dimostra il fatto che la Nova Roma fu fondata, edificata sotto i migliori auspici, con avvistamento e visita della fenice stessa.
 
Come potete voi stessi verificare o far verificare, i tre allineamenti in longitudine tra i due pianeti si ebbero alle date:
- 20 novembre 332 (quando Giove superò la prima volta Saturno, mentre entrambi si muovevano di moto progressivo),
- 9 aprile 333 (quando, muovendosi entrambi di moto retrogrado, Giove passò alla destra del 'padre' Saturno),
- 16 giugno 333 (quando Giove tornò a sinistra di Saturno, muovendosi entrambi di moto progressivo).
Anche se, per festeggiare il venticinquesimo anno del suo regno, Costantino aveva anticipato all' 11 maggio 330 l'inaugurazione della città, nel 332-333 questa doveva essere ancora 'tutta un cantiere' e dunque l'affermazione di Giovanni da Salisbury appare del tutto giustificata. Sarà interessante in futuro capire come la notizia di questa congiunzione tripla del 332-333 sia potuta arrivare - dopo otto secoli - a  Giovanni da Salisbury, allievo di Pietro Abelardo, segretario di vescovi e a sua volta vescovo di Chartres (1176). Aiuterà forse lo studio dei circa 60 manoscritti del Policraticus, conservati in Inghilterra tra Canterbury, Exeter e Cambridge e/o delle altre sue opere.
Diciamo per concludere che il 332 fu per Costantino (cui rimanevano solo 5 anni di vita) anche l'anno della Victoria Gothica.
 

mercoledì 7 novembre 2012

Io l'avevo predetto a Barack ...

Sì, già quattro anni fa, all'epoca della sua prima elezione, io lo dissi, anzi lo scrissi a Barack Obama che lui sarebbe stato presidente degli Stati Uniti per 4 + 4 anni.
Vi chiederete.. ma come hai fatto a dirglielo, anzi a scriverglielo.. dici sul serio?! Ebbene sì, dico sul serio. Perchè anche allora, come oggi, io fui tanto contento che lui fosse arrivato alla Presidenza degli U.S.A. da pensare di doverglielo dire/manifestare direttamente. Fu così che pensai di inviargli e di fatto gli inviai - tramite l'ambasciata americana a Roma - una copia del mio libro "Congiunzioni Giove-Saturno e storia giudaico-cristiana" con una dedica in inglese nella quale appunto mi congratulavo e gli auguravo buon lavoro al servizio degli USA e del mondo per 4 + 4 anni, perchè tanti ne avrebbe avuti di anni di presidenza.
 
Aggiungevo di avere un sogno, quello di poterlo un giorno incontrare "..in Rome, in Washington or elsewhere." Ora che è stato rieletto e che forse è un po' più libero di essere se stesso di quanto fosse nei primi quattro anni, io spero ancora che un giorno o l'altro in qualche modo si faccia vivo con me e mi chieda di spiegargli (cosa che potrei fare anche in inglese, direttamente) cos'è questa storia delle congiunzioni Giove-Saturno, perchè questo fenomeno è stato tanto importante nella storia (anche recente) e come potrebbe - Lui che è ora uno degli uomini più importanti al mondo - aiutarmi a diffonderne la conoscenza. Conoscenza che sarebbe, indubbiamente, un potente fattore di pace nel mondo.
Ecco perchè continuo a coltivare il mio sogno e a sperare di ricevere un giorno una chiamata da Lui, che è stato anche insignito del premio Nobel per la pace.
Congratulations, President Obama,
for the re-election !!

mercoledì 31 ottobre 2012

Domenica sera 28 ottobre alla Sala della Protomoteca in Campidoglio ..

... non c'era molta gente per la proiezione del film-documentario Costantino, imperatore d'Oriente e d'Occidente, realizzato da Rai-Cinema: la grande sala capitolina - capace di circa 400 posti a sedere - era infatti occupata solo per poco più della metà. Non ho notato in particolare la presenza di alcun religioso, neppure qualche semplice sacerdote di una delle pur numerose parrocchie del centro di Roma.
Assente inizialmente il sindaco Alemanno (arrivato a metà della proiezione), è toccato all'Assessore alla cultura ricordare come sia partita proprio dal Campidoglio la richiesta alla Rai di realizzare 'qualcosa' per celebrare il 1700° anniversario della battaglia di Ponte Milvio, che il 28 ottobre 312 vide Costantino vincitore su Massenzio.
Un paio di dirigenti di RAI-Cinema hanno fatto notare che il tempo a disposizione, due-tre mesi, era stato piuttosto ristretto e che, comunque, loro e la regista (cui non è stata neppure data la parola) avevano fatto del loro meglio per confezionare 'qualcosa' entro il 28, domenica appunto.
 
Il film-documentario, che poteva sembrare anche realizzato dall'ufficio turistico di Istambul, è risultato ad ogni modo molto interessante, pur nella sua brevità (50 minuti). Sorvolando un po' sugli aspetti storici della vicenda costantiniana, il documentario ha illustrato soprattutto gli aspetti urbanistici della Nova Roma, mostrando i pochi ma significativi resti archeologici ancora intatti e ricordando come tutta la città sia stata poi trasformata dopo la conquista islamica. Caso esemplificativo è la costruzione della grande Moschea Blu sulle rovine del palazzo imperiale bizantino, proprio di fronte alla basilica di Santa Sofia anch'essa trasformata in moschea (oggi museo). 

lunedì 22 ottobre 2012

Quod INSTINCTU DIVINITATIS ...

Ricorre tra pochi giorni il 1700-esimo anniversario tondo tondo della famosissima battaglia di Ponte Milvio tra Costantino e Massenzio del 28 ottobre 312, una delle battaglie più importanti di tutta la storia.
 Dopo la vittoria Costantino rimase a Roma circa un paio di mesi, recandosi poi a Milano per incontrare l'Augusto della parte orientale dell'impero, Licinio, ed emettere insieme a lui - nel febbraio 313 - il famoso Editto di tolleranza, che - riconoscendo il cristianesimo come 'religio licita' al pari delle altre - assicurava a tutti piena libertà religiosa.
A ricordo della vittoria di Ponte Milvio (combattuta in realtà una quindicina di km più a nord, nella piana di Saxa Rubra) negli anni seguenti fu ristrutturato, modificato e ridedicato l' arco di Adriano, erigendogli sopra un grande attico che portava sulle due facciate la seguente iscrizione:
IMP(ERATORI) CAES(ARI) FL(AVIO) CONSTANTINO MAXIMO
P(IO) F(ELICI) AUGUSTO S(ENATUS) P(OPULUS)Q(UE) R(OMANUS)
QUOD INSTINCTU DIVINITATIS MENTIS
MAGNITUDINE CUM EXERCITO SUO
TAM DE TYRANNO QUAM DE OMNI EIUS
FACTIONE UNO TEMPORE IUSTIS
REM PUBLICAM ULTUS EST ARMIS
ARCUM TRIUMPHIS INSIGNEM DICAVIT
così traducibile: "All'imperatore Cesare Flavio Costantino Massimo, pio, felice, Augusto, il Senato e il Popolo romano - poichè per ispirazione della divinità e per la grandezza del suo spirito con il suo esercito vendicò lo Stato ad un tempo sul tiranno e su ogni sua fazione con giuste armi - dedicarono questo arco insigne per trionfi."
L'inaugurazione del 'nuovo' arco avvenne nel 315 (secondo alcuni il 25 luglio, secondo altri il 28 ottobre) alla presenza dello stesso Costantino, venuto a Roma anche per celebrare il suo primo decennio di regno.

 
Agli studiosi dell'evoluzione religiosa di Costantino ha dato molto da pensare la terza riga dell'iscrizione, quella ove si parla di "instinctu divinitatis", che risulta piuttosto ambigua sia per la polivalenza in latino del termine instinctus (istigazione, impulso, stimolo, ispirazione, eccitamento) che per il riferimento generico alla divinitas. Alcuni poi hanno addirittura pensato che il testo pervenutoci sia stato manomesso nel tempo: il cardinale Angelo Mai (1782-1854) ritenne che al posto di instinctu divinitatis vi fosse originariamente scritto DIIS FAVENTIBUS (cioè 'con il favore/la benevolenza degli dei'), mentre l'epigrafista tedesco Wilhelm Henzen (1816-1887) sostenne che la scritta originale era NUTU IOVIS OPTIMI MAXIMI, cioè 'per volere/volontà di Giove ottimo massimo'.
La mia opinione al riguardo è quella espressa in un capitolo del mio volume Congiunzioni Giove-Saturno e storia giudaico-cristiana e ripetuta più volte in varie sedi, anche in post precedenti di questo blog. Quale che fosse la scritta sull'arco di Adriano-Costantino, e' un inoppugnabile dato di fatto che tutta l'impresa costantiniana del 312 si svolse alla luce e secondo la tempistica della congiunzione Giove-Saturno che andava maturando nella costellazione del Capricorno (la stessa cui teneva tanto Ottaviano Augusto) e che ebbe il suo culmine il 13 dicembre di quell'anno: si vedano al riguardo i grafici ora dietro il titolo del blog. A questo fenomeno astronomico (forse astrologicamente interpretato) fa riferimento secondo me quella terza riga dell'iscrizione dedicatoria.
Solo così si spiegano sia la scelta del periodo della spedizione da Treviri (in Germania) a Roma che il lungo temporeggiare di Costantino sulle colline tra Cassia e Flaminia, ove sarebbe rimasto ancora se il 28 mattina l'inesperto e vanitoso Massenzio - ricorrendo il suo 6° anniversario di regno - non gli fosse venuto provvidenzialmente incontro a Saxa Rubra con il suo pesante esercito.

Ironia della storia, la congiunzione Giove-Saturno dalla quale Costantino si lasciò guidare in quel fatidico anno 312 fu di tipo unicorno, cioè singola e stretta (cfr. grafici dietro al titolo del blog), proprio il monokeros che - secondo i miei studi - era stato sacralizzato nel giudaismo del secondo tempio come teofania della divinità monoteista, cioè come Visita e Presenza divina. Fu probabilmente per questo che Costantino tolse allora agli ebrei il divieto di recarsi - pena la morte - a Gerusalemme (ora Aelia Capitolina), divieto imposto da Adriano nel 135 dopo la rivolta di Bar Kochba. Divieto che fu rimosso tuttavia solo per pochi giorni all'anno, per andare a piangere e pregare sul luogo ove sorgeva il tempio nel giorno anniversario della distruzione di esso da parte di Tito.

domenica 2 settembre 2012

Autunno 2000: il mio manoscritto a Giorello-Sinigaglia e l'Undicesima Cattedra dei non credenti del card. Carlo Maria Martini ("I figli di Kronos si interrogano")

A settembre del 2001 fu pubblicato da Raffaello Cortina ed. il volume Carlo Maria Martini, Figli di Crono (Undicesima cattedra dei non credenti), curatori Elio Sindoni e Corrado Sinigaglia, 86-esimo volume della collana 'Scienza e idee' diretta da Giulio Giorello. Io comprai quasi subito la copia che ho ora qui davanti a me, convinto di trovarvi - dato il richiamo a Cronos/Saturno nel titolo - qualche riferimento alle congiunzioni Giove-Saturno che tanto mi appassionano. Invece nulla.
 
La delusione fu ancora maggiore quando lessi che il volume riportava sostanzialmentee le relazioni e i dibattiti svoltisi nell'Aula Magna dell'Università degli Studi di Milano il 9-16-23 e 30 novembre dell'anno prima, il 2000,  e ricostruii che ciò era quindi avvenuto poco dopo ch'io avevo preso contatti via e-mail con il prof. Giulio Giorello ed inviato su sua indicazione al suo assistente, dr. C. Sinigaglia, proprio all'Università Statale una copia manoscritta del mio "Congiunzioni Giove-Saturno e storia giudaico-cristiana" perchè venisse esaminata nella prospettiva di una eventuale pubblicazione con Raffaello Cortina editore.
Dagli appunti fatti allora e che ora rileggo sulla mia copia di Figli di Crono, la prima e-mail a Giorello la scrissi sabato 14 ottobre 2000 mentre l'invio del manoscritto a Sinigaglia in Università (su indicazione di Giorello) lo effettuai il 4 novembre 2000. Gli incontri nell'Aula Magna dell'Università statale di Milano si ebbero, come riportato a p. 7 dei Figli di Crono, il 9-16-23-30 novembre 2000.
 
Io non so con quanto anticipo rispetto alla data d'inizio venissero decise dal card. Martini le tematiche da trattare nella Cattedra dei non credenti nè se lo facesse in modo totalmente autonomo, ma mi piace pensare che Giorello abbia magari parlato con il Cardinale di quel manoscritto dallo strano titolo che stava per arrivargli e che quindi la temporalità delle congiunzioni G-S (che come cardinale e come serio biblista/esegeta non poteva ignorare) possa averlo stimolato a proporre per la sessione 2000 della Cattedra dei non credenti il tema collegato: I figli di Kronos si interrogano.
 
Mi rimane da dire per concludere che Sinigaglia e Giorello diedero parere favorevole alla pubblicazione del mio Congiunzioni Giove-Saturno e storia giudaico-cristiana nella collana Scienza e Idee (diretta da Giorello) della Raffaello Cortina ed., ma che non se ne fece nulla per il timore dell'editore (personalmente comunicatomi telefonicamente) che il volume avesse poi una limitata diffusione. Fu così, per sottolineare la mia convinzione dell'importanza del volume, che decisi di produrlo in proprio, assumendomi tutti i costi ed i rischi del caso (poi puntualmente verificatisi).

lunedì 27 agosto 2012

Repetita juvant: il 'dogma' centrale della nuova ermeneutica storico-filosofica

A beneficio di quanti seguono questo blog non dall'inizio (gennaio 2009) riporto la sostanza del post di lunedì 4 maggio 2009, dal titolo Il fondamento fisico della nuova ermeneutica filosofico-metafisica (cui pure rimando), con qualche piccolo aggiustamento.

Il 'dogma' centrale sul fondamento fisico della nuova ermeneutica si può così formulare:

L' (ess)ente fisico preso a base dalla metafisica, cioè l'ente i cui vari modi d'essere - cioè di occorrere - sono da millenni (almeno dai presocratici e fino a Nietzsche, Heidegger e oltre) oggetto di speculazioni e anche di attività storico-filosofico-religiose, quell'ente fisico è la congiunzione tra i pianeti GIOVE e SATURNO, cioè l' insieme dei due pianeti (entrambi visibili ad occhio nudo) visto o pensato nel giorno del loro frequente, unico allineamento ovvero nei mesi dei loro molto più rari 3 o 2 consecutivi allineamenti rispetto alla Terra, cioè a noi osservatori.

*  *  *
 
Quell' almeno in neretto che vedete nel corpo del 'dogma' sta a significare che con grandissima probabilità il fenomeno astroNomico in questione era già osservato anche prima del periodo assiale in Egitto, in Cina ed in Iran-India, paesi dai quali originano i miti (a fondamento astrale com'io ho dimostrato) della fenice e dell'unicorno.

domenica 5 agosto 2012

Borges e la fenice

Dicevo nel post precedente che non mi era ancora chiaro se e quanto Borges avesse capito di cosa si cela dietro l'immagine allegorica della fenice. A distanza di una decina di giorni le cose non sono cambiate molto, anche se nel frattempo ho avuto modo di leggere La secta del Fénix, che l'argentino pubblicò nel 1952 e ancora nell'ampliamento delle sue Ficciones del 1956.
Dico subito e francamente che a me queste tre paginette e mezza (tanto occupa questa finzione nel I vol. di Borges, Tutte le opere, Mondadori ed.) non sono piaciute affatto. Mi è sembrata tutta un'affabulazione fantasiosa, contraddittoria in certi suoi passi, arbitrariamente supponente ed enigmatica, come se l'autore volesse dare ad intendere di sapere molto più - su questa presunta setta - di quanto effettivamente sa. Secondo lui il segreto della setta consisterebbe in un rito di iniziazione durante il quale un mistagogo [facendo uso (?!) di materiali quali il sughero, la cera, la gomma arabica e/o il fango] inizierebbe il nuovo adepto ai misteri della setta.
Il segreto - secondo Borges - si trasmetterebbe di generazione in generazione, ma non sarebbero nè le madri nè i sacerdoti a trasmetterlo: "..; l'iniziazione al mistero è compito degli individui più bassi. Uno schiavo, un lebbroso o un mendicante fanno da mistagogo. Anche un bambino può indottrinare un altro bambino. L'atto in sé è banale, momentaneo e non richiede descrizione. ... Non ci sono templi dedicati specialmente alla celebrazione di questo culto, ma una rovina, un sotterraneo o un androne si ritengono luoghi propizi."
Capisce ciascuno che in mezzo a questo guazzabuglio di descrizioni è assai difficile intuire se Borges alludesse per caso a qualche segreto legato a congiunzioni di tipo planetario (io penso proprio di no, penso di poterlo escludere con assoluta certezza) o non per caso a qualche altro tipo di relazione/unione tra iniziatore e nuovo adepto, come molti hanno pure supposto.

Quel che ancora mi fa pensare che Borges forse, dico forse, qualcosa potesse sapere - magari vagamente - sul contenuto astronomico dell'allegorico mito della fenice è quanto egli riporta (non è detto da chi, da quale autore) sulla fenice cinese (pag. 67 del Manuale di zoologia fantastica, Einaudi tascabili):
"Nel I secolo avanti Cristo, l'arrischiato ateo Wang Ch'ung negò che la fenice appartenesse ad una specie fissa. Dichiarò che come il serpente si trasforma in pesce e il topo in tartaruga, il cervo, in epoche di prosperità generale, suole assumere forma d'unicorno, e l'oca di fenice. Attribuiva questa mutazione allo stessso 'liquido propizio' che, duemilatrecentocinquantasei anni prima dell'era nostra, aveva fatto sì che nel cortile di Yao, uno degli imperatori modello, crescesse erba di colore scarlatto. Come si vede la sua informazione era difettosa; o meglio, eccessiva."

Precisato che Wang Ch'ung o Chong è vissuto nel I sec. dopo Cristo e non prima, io interpreto questo brano - di cui Borges non fornisce la fonte - come un'allusione alla congiunzione Giove-Saturno tripla che ebbe luogo a cavallo degli anni 2350-2349 aC (quindi proprio all'epoca del leggendario imperatore Yao Di) nella costellazione della Vergine. Se il brano citato da Borges provenisse direttamente o indirettamente da fonti cinesi, ciò proverebbe che congiunzioni G-S venivano osservate e registrate in Cina già 120 anni prima dell'epoca di Naram-Sin in Mesopotamia, contemporaneamente e similmente a quanto veniva fatto ad Eliopolis in Egitto.

Dirò per concludere che, in base all'ancora limitata conoscenza che ho delle sue opere, la mia prima impressione su Borges e la tematica in oggetto è che a lui fosse forse arrivata in qualche modo qualche vaga informazione che la fenice doveva avere un qualche significato nascosto, esoterico, MA che lui di fatto non sia mai venuto compiutamente a capo del vero significato del mito. E che abbia - in definitiva - solo orecchiato un po' quel che si diceva in giro, riportandolo in modo volutamente  enigmatico e fantasioso.

martedì 24 luglio 2012

Non so se e quanto Borges aveva capito ...

Come avrò sicuramente già detto, uno dei più gustosi passatempi del periodo estivo è per me quello di cercare libri interessanti sulle bancarelle dell'usato. E' così che l'altroieri, dopo una rapida sfogliata, sono venuto in possesso - per la modica somma di 2 euro - di un libricino dell'Einaudi  (ed. 1998) di Jorge Luis Borges dal titolo Manuale di zoologia fantastica, un 'bestiario' di animali fantastici ove tra l'altro si parla - naturalmente - anche di fenice e di unicorno.
Curioso di vedere cosa il famoso scrittore argentino scriveva sui due mitici animali, che io interpreto come allegorie di precisi fatti astronomici (i due fondamentali modi delle congiunzioni planetarie tra Giove e Saturno), ho trovato a pag. 64 un capitoletto intitolato La fenice, a pag. 67 uno dal titolo La fenice cinese, a pag. 140 uno dal titolo L'unicorno e a pag. 142 L'unicorno cinese.

Mentre il primo e il terzo degli articoli riportano notizie piuttosto tradizionali, quello dedicato alla fenice in Cina mi ha intrigato di più per un brano - ove si cita anche l'imperatore Yao Di (24° sec. aC) - che mi ha dato da pensare e da fare qualche calcolo e qualche verifica con il mio programma planetario. Ma di ciò e degli interessanti risultati trovati vi parlerò prossimamente. Ho intanto, proprio stasera, scoperto che J.L. Borges ha scritto nel 1952 anche un breve racconto dal titolo La setta della fenice, pubblicato nell'edizione 1956 delle sue Ficciones (Finzioni, Adelphi ed.), che ovviamente dovrò leggere quanto prima.

giovedì 5 luglio 2012

La congiunzione Giove-Saturno tripla del 1305 - 1306 è fondamentale per capire a fondo Dante ...

... spiegavo qualche sera fa ad un giovane dantista del quale avevo appena ascoltato una conferenza sul XVII canto del Paradiso. Aiutato da due belle ragazze, una delle quali aveva fatto un inquadramento storico-filosofico del periodo e l'altra la lettura del canto, questo giovane aveva commentato terzina per terzina tutto il canto, con molte citazioni anche dalle altre cantiche e molti riferimenti sia storici che biografici.
Gli spiegavo l'ipotesi da me fatta (della quale ho parlato/scritto anche su vari forum da alcuni anni in qua) che fu - molto probabilmente - proprio l'inatteso arrivo di questa congiunzione Giove-Saturno tripla, chiaramente visibile nel cielo notturno dai primi di dicembre del 1305 fino all'agosto 1306, a causare l'interruzione nella stesura del Convivio e del De vulgari eloquentia e a funzionare per Dante, come per tanti prima di lui, come chiamata della divinità all'assolvimento di una missione messianico-profetica.  E' infatti proprio questo il periodo in cui la critica letteraria colloca il concepimento della Comoedia e l'inizio della stesura dell' Inferno, la prima delle tre cantiche.
I tre allineamenti planetari di questo tipo di congiunzione G-S si ebbero (cfr. grafici qui a destra) nella costellazione della Bilancia il primo proprio la sera/notte di Natale del 1305 (con un angolo residuo, minimo, di separazione tra Giove e Saturno di 1° 11' 41"), il secondo - quello con entrambi i pianeti in fase di moto retrogrado - il 20 aprile 1306 (con angolo di separazione 1° 15' 47"), il terzo ed ultimo, con i pianeti di nuovo in fase di moto progressivo, il 19 luglio dello stesso 1306.
La rara e particolare congiunzione capitò dunque negli anni nei quali Dante, in esilio da Firenze già da tempo, girava come una trottola da una corte all'altra dell'Italia centro-settentrionale. Dovrebbe averla osservata da varie città del Veneto: Treviso (dove fu ospite fino all'estate 1306 di Gherardo da Camino), da Padova (probabilmente insieme a Giotto, con il quale comunque - a parer mio - sicuramente ne parlò), da Venezia.

Il fenomeno volgeva invece già al termine nell'ottobre 1306, quando Dante passò in Lunigiana, all'ospitalità dei conti Malaspina ed era completamente finito nel 1307, quando Dante fu in Casentino ospite di Guido di Battifolle. Tracce evidentissime del duraturo sconvolgimento emotivo provato da Dante all'assistere al fenomeno celeste della tripla congiunzione G-S e al ripensare ad esso si trovano a parer mio nell' Epistola a Moroello Malaspina (Epistola IV) e nella 'canzone montanina', composizioni sulle quali ho letto di recente un interessante articolo di E. Fenzi (pubblicato sulla rivista Tenzone n. 4, 2003). Dirò al riguardo e per inciso che - secondo me - la presentis oraculi seriem di cui Dante scrive nella lettera a Moroello va tradotto 'la serie (di allineamenti) della presente congiunzione', proprio quelli che ho descritto io sopra, verificatisi il 25 dicembre 1305 ed il  20 aprile e 19 luglio del 1306. L'incognito oraculum è insomma proprio la congiunzione Giove-Saturno del 1305-1306.
Dirò per concludere - vista anche l'ora tarda - che la portata esplicativa in letteratura del fenomeno astroNomico indicato è enorme, secondo me. Non solo per capire meglio e definitivamente Dante, ma anche Cino da Pistoia e tutti gli altri stilnovisti. Nonchè il Petrarca. E scusate se è poco.
Ricordo infine a tutti i miei lettori, ma in particolare ai dantisti professionali, che sulle tematiche di questo articolo ne scrissi un altro su questo blog già tre anni fa, il 19 giugno 2009, dal titolo Dante e la fenice (Dante and the Phoenix) che possono ritrovare cliccando sulle opportune etichette/labels a lato. Per trovare invece i miei interventi più 'vecchi' sul ruolo delle congiunzioni G-S nella vita e nei lavori di Dante ricercate con Google e/o nei Google-groups usando delle combinazioni tra le seguenti parole-chiave: Dante, congiunzioni, (De) Cesaris, 1305, keybooks, Giove-Saturno, 1306, fenice, phoenix.

venerdì 22 giugno 2012

L'unicorno della Verginità .. obbediente - ovvero l'unicorno nella Basilica di San Pietro in Roma



Qualche giorno fa mi è successo un fatto strano ma dall'esito finale assai interessante. La cosa è presto detta: mentre su internet cercavo di verificare se vi fossero immagini della fenice all'interno della Basilica di s. Pietro in Roma, mi sono imbattuto nel volume di un giovane storico e critico d'arte, Sandro Barbagallo, Lo zoo sacro vaticano, Iconografia ed iconologia zoomorfa nella Basilica di San Pietro, ed. CNR, dic. 2007, dal quale ho appreso con sorpresa che nella basilica centro della cristianità è invece presente - tra tanti animali domestici, selvatici e mitici - anche un unicorno [imm. qui a sinistra, vol. cit. p. 118].  Come un unicorno?!.. ma il Concilio di Trento (1545-1563) non aveva proibito di rappresentare l' unicorno nelle immagini e composizioni sacre?

Ho deciso così - per inquadrare meglio la faccenda - una delle passate mattine, nonostante il caldo africano, di fare una rapida capatina alla Biblioteca Nazionale di via Castro Pretorio per dare un'occhiata al volume di Barbagallo ed una successiva visita a S. Pietro per vedere de visu la collocazione di questo unicorno.

Integrando tutte le informazioni, risulta che la decorazione interna degli archi delle navate fu effettuata dopo il 1645 sotto la supervisione del Bernini, incaricato da papa Innocenzo X Pamphili (1644-1655) in vista del grande Giubileo del 1650. Erano gli anni in cui a Roma fungeva da autentica 'papessa ' l'ambiziosa ed avida vedova del fratello del papa, Olimpia Maidalchini, famosa per avere preso sotto la sua protezione e fatto riammettere alle solennità maggiori le prostitute romane, oltre che per essersi in quegli anni smisuratamente arricchita.

 

Tornando al nostro tema, come riportato nel volume citato e come poi verificato di persona, "sul secondo arco del lato sinistro [della navata centrale della Basilica] sono rappresentate insieme la Verginità e l'Obbedienza, realizzate entrambe da Niccolò Meneghini tra il 1647 e il 1649. La Verginità è rappresentata con un unicorno [vd. foto] perchè "questo animale non si lascia prendere, se non per mano d'una vergine", mentre l'Obbedienza ha un crocefisso in mano e un cane, simbolo di devozione ed obbedienza, ai piedi."

Che dire di questa statua della Verginità con l'unicorno visibile nella navata centrale di S. Pietro?
 La prima mia osservazione è che nell'insieme la composizione artistica mostra in modo un po' troppo evidente - per il luogo sacro - un chiaro simbolismo erotico, forse non del tutto estraneo al clima della corte papale del tempo della realizzazione. La seconda osservazione è che la composizione sembra contraddire - per la presenza dell'unicorno - le disposizioni  del Concilio di Trento di un secolo prima in materia di unicorno nelle immagini sacre. La terza osservazione è che - condannato appena 15 anni prima (1633) Galileo ad abiurare la teoria eliocentrica - la Chiesa con quell'immagine del monokeros offerta al pubblico tornava forse alla pretesa di essere l'unica (e segreta) depositaria della conoscenza sulla vera struttura del sistema planetario, quella eliocentrica. Ricordo infatti che, secondo la mia interpretazione astronomica, l'unicorno è immagine allegorica delle congiunzioni Giove-Saturno singole, le quali - avvenendo con i due pianeti in fase di moto progressivo - suggeriscono il geocentrismo del sistema planetario, suggeriscono cioè un errore cognitivo.

lunedì 18 giugno 2012

Ai lettori del blog che mi chiedono ove trovare "Congiunzioni Giove-Saturno e storia giudaico cristiana" ...

... segnalo che il mio volume è reperibile, oltre che nella quindicina di biblioteche (universitarie e non) elencate nel catalogo nazionale OPAC SBN, anche nelle seguenti altre biblioteche:
  •  Biblioteca Civica "A. G. Barrili" di Savona,
  • Library of the American Academy in Rome,
  • Biblioteca Sala Borsa di Bologna,
  • Biblioteca Forteguerriana di Pistoia,
  • Biblioteca Comunale degli Intronati di Siena,
  • Biblioteca del Sacro Convento di Assisi,
  • Biblioteca delle Facoltà umanistiche dell'Univ. di Bergamo,
  • Biblioteca dell'Unione Astrofili Napoletani,
  • Bibliotheca Hertziana di Roma.
Colgo l'occasione per ringraziare quanti, singoli ed istituzioni, si interessano ai miei studi ed ai risultati delle mie ricerche. Non siete pochi a giudicare dalle visite a questo blog, provenienti principalmente dall'Italia e da paesi europei, ma anche da molti paesi extra-europei. Grazie a tutti, thank you very much.

giovedì 7 giugno 2012

A time out of joint .. ovvero .. dal tempo delle fenici a quello dei corvi

Come (inconsapevolmente ma opportunamente, devo dire) faceva osservare qualche giorno fa il direttore di Repubblica, Ezio Mauro, in Vaticano non è più il tempo delle fenici e - aggiungo io - neppure quello degli unicorni.  Se l'ultima fenice fu vista infatti nel 1981 (cfr. grafici dietro al titolo del blog) e la successiva non arriverà che nel 2238, il prossimo unicorno non si vedrà che a dicembre del 2020.

Essendo dunque in questo 2012 il tempo cosmico così out of joint, in Vaticano è arrivato piuttosto il tempo dei corvi, come è stato designato (non so bene se dal colore delle tonache dei religiosi cattolici o da qualche abitudine dei corvi veri) il gruppo di persone, a vario titolo operanti nella cittadella del papa, che ha deciso di rendere pubblici tutta una serie di documenti ufficiali scambiati tra i vari uffici dello S.C.V., tra gli stessi ed il pontefice e/o i funzionari dello I.O.R., la banca vaticana, ...
Nessuno, mi pare, conosce bene finalità ed identità di coloro (singoli, gruppi o stati) che tengono il Vaticano sotto pressione (come dicono i giornali) in questo momento. All'origine di tutto - a mio modesto parere - potrebbe essere la montagna di segreti che ruota intorno alla figura di Giovanni Paolo II (attentato del 1981 e vicende successive: caso di Emanuela Orlandi, vicende dello IOR, caso Estermann, ...) , montagna diventata forse troppo pesante per la coscienza di alcuni in Vaticano e fuori.

E' anche possibile dunque che i cosiddetti corvi agiscano in definitiva per il bene della Chiesa e non  contro di essa. Detto in altre parole, è possibile che all'interno della Chiesa si stiano combattendo due fazioni che hanno due concetti diversi sull'essenza della Chiesa stessa, sulla sua storia e sulle sue finalità. Come due faglie in movimento i cui incontri/scontri danno vita a tremendi terremoti.

domenica 27 maggio 2012

C'ero anch'io domenica mattina alla marcia dal Campidoglio a s. Pietro ...

... per chiedere verità e giustizia per Emanuela Orlandi e per tutti coloro, singoli/e e famiglie, cui questi valori sono (stati) negati e conculcati. L'iniziativa della marcia era stata presa dal fratello di Emanuela, Pietro, che da tempo ha rivolto una petizione a papa Benedetto XVI perchè - nella sua duplice veste di capo dello SCV e capo della Chiesa - prenda apertamente posizione a favore della ricerca della verità sulla sparizione della giovane cittadina vaticana il 22 giugno 1983. La sparizione o meglio il sequestro di Emanuela Orlandi avvenne, come noto, all'uscita da una lezione di musica tenutasi in locali adiacenti e facenti parte della Basilica di S. Apollinare, il cui ex-rettore - mons. Pietro Vergari (foto sottostanti) - è ora accusato di concorso nel sequestro della ragazza. Curiosamente in una cripta di quella basilica è stato sepolto, con tutte le autorizzazioni del caso, Renato De Pedis, il capo di una banda criminale (quella 'della Magliana') molto attiva a Roma negli anni '80.
Mons. P.Vergari della Basilica di S. Apollinare
ossequia Giovanni Paolo II
Benedetto XVI e mons. P. Vergari
Secondo alcune testimonianze, ora al vaglio della magistratura italiana che ha riaperto l'inchiesta e disposto verifiche e perizie, la banda della Magliana potrebbe aver svolto un ruolo attivo nel sequestro e nella sparizione di Emanuela Orlandi, per motivi ancora sconosciuti.

Prima che il corteo muovesse da piazza del Campidoglio (ove è stata esposta una gigantografia con la scritta 'verità per Emanuela'), hanno parlato brevemente Pietro Orlandi,  l'ex-sindaco Veltroni, i presidenti delle province di Firenze e di Roma, il sindaco Alemanno, il quale ha dichiarato che ormai non è solo la famiglia Orlandi a pretendere la verità su questo torbido caso ma tutta la città di Roma, con tutti i suoi cittadini. Presenti all'iniziativa, che ha dato vita ad un corteo di molte migliaia di persone, erano anche gruppi e associazioni provenienti da varie parti d'Italia.

C'è da dire, per concludere, che Benedetto XVI ancora una volta ha deluso le attese di Pietro Orlandi (e degli oltre 80.000 italiani che hanno aderito alla sua petizione) evitando accuratamente di nominare Emanuela Orlandi, anche dopo che il folto gruppo proveniente dal Campidoglio - ben individuabile per via delle immagini di Emanuela e dei palloncini bianchi - aveva ad alta voce richiamato l'attenzione sulla propria presenza ed iniziativa, del resto ampiamente annunciata e pubblicizzata dalla stampa. Forse attende anche lui - prima di prendere posizione - i risultati delle analisi che inquirenti e magistrati stanno conducendo sui resti trovati nei sotterranei di s. Apollinare ...

venerdì 18 maggio 2012

1981-1983: il nuovo epocale ritorno dell'Essere e la scomparsa di Emanuela Orlandi

Dopo aver seguito qualche giorno fa l'ultima puntata di Chi l'ha visto? dedicata alla riapertura del sarcofago di De Pedis a Sant'Apollinare e alla scomparsa di Emanuela Orlandi, sono andato a sfogliare - in parte a rileggere (soprattutto laddove nella prima lettura avevo sottolineato) - alcuni dei libri dedicati all'attentato del 1981 a papa Giovanni Paolo II e a tutto quel gli ruota intorno: vicende di M. Ali Agca prima e dopo del 1981, scomparsa di Emanuela del 1983, strage delle guardie svizzere (A. Estermann,..) del 1998, ...
Ho rivisto in particolare: di Pino Nicotri Emanuela Orlandi, la verità, di M. Ansaldo e Y. Taskin Uccidete il papa, la verità sull'attentato a Giovanni Paolo II, di F. Imposimato e S. Provvisionato, Attentato al papa, di F. Peronaci e P. Orlandi, Mia sorella Emanuela. Pur trattandosi di tutte valide opere di giornalismo investigativo, rilevo che nessuna di esse prende ancora in considerazione l'aspetto ch'io vado da tempo ormai qui, in questo blog, illustrando e cioè che l'attentato a GPII non avvenne così a caso, in un periodo qualsiasi, esso avvenne invece (doveva avvenire, era previsto che avvenisse) in quel mese 'mariano' del 1981, proprio mentr'era in corso una (vedi grafici qui sotto a destra) delle rare congiunzioni Giove-Saturno triple, così importanti in tutta la storia del cristianesimo. Cosa quest'ultima certamente nota a tutti i papi, e non solo.

Che l'attentato fosse programmato ed atteso dallo stessa papa lo dimostrano le affermazioni di GPII a Fulda (Germania) a novembre del 1980 e alla guardia svizzera il mercoledì prima dell'attentato, gli avvertimenti fatti pervenire in Vaticano dai servizi segreti francesi (SDECE), le stesse dichiarazioni di Alì Agca a proposito delle date utili per l'attentato stesso. 
Fu così che esso avvenne proprio mentre stava terminando la fase di moto retrogrado di entrambi i pianeti (vedi grafici) ed il figlio (Giove) sedeva (era in fase di moto stazionario) alla destra del padre (Saturno).
Ecco, io suggerirei a tutti coloro (giornalisti, giudici, biografi) che cercano di scoprire qualcosa in più dell'intricata matassa che ruota intorno a Giovanni Paolo II di inquadrare l'attentato del 1981 come un episodio correlato alla storia dell'Essere, a quella Seinsgeschichte astronomica così strettamente interallacciata alla storia della Chiesa, sin dai tempi di s. Paolo e prima di essi. Visti alla luce della rara congiunzione Giove-Saturno _tripla_ del 1981 sia l'attentato che tutti gli altri fatti che ruotano intorno a GPII (inclusa la sparizione di Emanuela) assumeranno probabilmente, anzi certamente, nuovo e più comprensibile significato.
Dirò per concludere che, dopo quella del 1981, la prossima congi-unzione Giove-Saturno _tripla_ non si avrà che tra duecentoventisei anni, a cavallo degli anni 2238-2239

lunedì 7 maggio 2012

Per chi la Nuova ed Eterna Alleanza ? Per tutti o per molti?

E' recente una lettera del papa alla conferenza episcopale tedesca (ma presto se ne parlerà anche alla CEI) ove Benedetto XVI spiega come e perchè si dovrà presto cambiare la formula dell'Eucarestia nella messa. Il passo interessato è quello che il sacerdote pronuncia - ricordando le parole di Gesù nell'ultima cena - prima dell'elevazione del calice, quando dice:
"Prendete e bevetene tutti: questo è il calice del mio sangue, per la nuova ed eterna alleanza, versato per voi e per tutti in remissione dei peccati."
Per ragioni teologiche e, soprattutto, filologiche (molto discusse in verità dagli specialisti di greco, latino e lingue semitiche), quel "per tutti" introdotto da Paolo VI dopo il Concilio ecumenico Vaticano II andrebbe secondo papa Ratzinger riportato al precedente "per molti", il che comunque non metterebbe in discussione l'universalità della salvezza, essendo Gesù - come dice anche s. Paolo, ricorda il papa - morto per tutti.
Ai filologi e teologi impegnati in questa dotta discussione, vorrei modestamente ricordare la mia opinione sulla nuova ed eterna alleanza oggetto del cosiddetto Nuovo Testamento: trattasi puramente e semplicemente della concezione eliocentrica della struttura del sistema planetario, derivante da una nuova interpretazione astronomica dell'evento che costituiva la teofania giudaica del tempo, le congiunzioni Giove-Saturno. Dice infatti Paolo, significando il superamento del geocentrismo: "... la nostra abitazione terrena è una tenda che si demolisce, .." [2Cor 5,1].
Rivelatrice al riguardo, tra le altre, è inoltre anche la frase di 2Cor ove Paolo dice che ".. i figli di Israele non poterono fissare gli occhi nel volto di Mosè per la gloria, ora dissolta, del suo volto, .." [2Cor 3,7-8]. Il glorioso Mosè, insomma, era (qui) invisibile esattamente come l'unicorno invisibile di cui ho parlato/scritto in altre parti di questo blog ovvero come il meridiano Dioniso degli ateniesi. E' appena il caso ch'io ricordi qui che le congiunzioni G-S singole hanno sempre luogo con i due pianeti in fase di moto progressivo, a volte in pieno giorno, che esse sono le più numerose e che esse inducono a pensare che il sistema planetario sia geocentrico.

La posizione teologica del papa attuale, maturata anche a causa dei sensi di colpa per la Shoah del secolo passato e tesa ad una riconciliazione con il mondo ebraico, è quella di sostenere che va superata la rigida antitesi paolina [sviluppata soprattutto in 2Cor 3, 4-18 e Gal 4, 21-31] tra le alleanze del Vecchio e Nuovo Testamento, essendo stata quella mosaica solo una temporanea alleanza, "sopraggiunta in seguito" (Rm 5,20) a scalfire appena la sostanziale continuità tra l'alleanza con Abramo, fondamentale e permanente, e quella stabilita da Cristo. Detto in altre parole, alla luce del mio paradigma ermeneutico, non sarebbe vera l'ostinazione geocentrica del mondo giudaico in epoca romano-imperiale, perchè anche nella Bibbia veterotestamentaria si rinverrebbero - come di fatto si rinvengono - tracce ed anticipazioni del dibattito geocentrismo/eliocentrismo, con prese di posizione (ancorchè ermetiche) a favore di quest'ultimo.
Rispetto a quanto precede mi appare sostanzialmente contraddittoria (e da marcia indietro) la recente puntualizzazione papalina sulla necessità di un ritorno alla formula preconciliare della preghiera di consacrazione eucaristica di cui all'inizio di questo articolo, non essendovi alcun dubbio - a mio parere - che il portato delle rivelazioni di Cristo in merito alla struttura eliocentrica del sistema planetario era, è e sarà in ogni tempo rivolto e destinato all'intera umanità, senza eccezione alcuna.

E sarebbe proprio ora - per chi siede in alte cattedre - chiarire ciò a tutti e con tutti i mezzi, invece di trastullarsi e gingillarsi con filologiche minuzie su testi di assai dubbia origine e trasmissione.

lunedì 23 aprile 2012

Ricordando Costantino e l'unicorno di Ponte Milvio, a 1700 anni dal 312

 In questi giorni dell'Anno Domini 312, alla testa di un esercito di 25-30.000 uomini, Costantino - proveniente da Treviri (Trier) in Germania - stava entrando in Italia al passo del Monginevro (Alpi occidentali) e lungo la Val di Susa: sua meta era Roma e suo obiettivo sconfiggere Massenzio e affermare il suo potere su tutta la parte occidentale dell'Impero Romano. Era così in pieno corso di svolgimento quel processo militare, politico e religioso che nel corso di un solo anno - con la battaglia di Ponte Milvio del 28 ottobre 312 e con il successivo Editto di tolleranza di Milano del 313 - avrebbe cambiato la storia del mondo per secoli e millenni a venire.
Per ricordare questi eventi ed anche con l'occasione del 2765° Natale di Roma, promosso dal Pontificio Comitato di Scienze Storiche si è svolto nei giorni scorsi a Roma un convegno internazionale di studio dal titolo "Costantino il Grande, alle radici dell'Europa", svoltosi parte parte in Vaticano e parte all'Università Lateranense. Personalmente, purtroppo, ho potuto assistere solo alla IV ed ultima sessione dei lavori, ascoltando comunque tre interessanti relazioni ed il bilancio conclusivo del convegno. Pur avendo sentito che da qualche oratore delle precedenti sessioni si è fatto cenno a nuove possibili interpretazioni astronomiche della cosiddetta 'visione di Costantino' della sera prima della battaglia del 28 ottobre 312, non so di fatto se abbiano o no parlato della mia ipotesi/scoperta al riguardo che voglio qui ribadire.
Come spiego nel cap. XIII del mio Congiunzioni Giove-Saturno e storia giudaico-cristiana, quel che Costantino poteva realmente vedere  - e secondo me realmente vide - la sera del 27 ottobre in direzione sud-ovest era una linea formata dai quattro pianeti Marte, Saturno, Giove e Venere, linea che incrociava il lato lungo della P che formano le stelle della costellazione del Capricorno. Ne risultava cosi una XP che poteva essere e venne interpretata come le lettere iniziali (chi, rho) della parola 'Cristo' in greco.
Ma, come esaurientemente spiego nel mio saggio di dodici anni fa, non fu solo la conclusione della spedizione di Costantino in Italia ad avvenire alla luce della congiunzione Giove-Saturno del 312. Tutta l'impresa e la marcia di avvicinamento a Roma furono calibrate sulla tempistica del fenomeno astronomico (grafici qui a destra), destinato a concludersi in modo invisibile con l'allineamento dei due pianeti più il Sole nel Capricorno il 13 dicembre del 312.
Non si spiegano altrimenti, secondo me, nè la scelta del periodo della spedizione a Roma nè il lungo temporeggiare di Costantino, che avrebbe ancora aspettato sulle colline tra Cassia e Flaminia se non fosse stato Massenzio ad uscire da Roma da Ponte Milvio e ad andargli incontro a Saxa Rubra il 28 ottobre mattina.
Massenzio pensava che Costantino avesse paura di lui.. ma evidentemente non conosceva la Bibbia, perchè altrimenti avrebbe saputo che colui che vuol perdere, Dio prima lo 'acceca'.