Chi segue con qualche attenzione le mie ricerche sa che al recente Congresso Dantesco Int.le di Ravenna (27-30 maggio 2026) ho presentato una relazione dal titolo "La chiave planetaria per decrittare la Vita nova: dalle congiunzioni Marte-Terra alle congiunzioni Giove-Saturno", nella quale sostenevo essenzialmente la tesi che il sommo Dante nella produzione poetica dei primi 6-7 anni si ispirò, come sua musa e sua donna-angelicata dalle vesti sanguigne, al pianeta rosso Marte.
Ebbene ho scoperto ora che tra i primi scambi in rima tra i due Danti, rappresentati dai quattro sonetti sopra citati, v'è quello di Dante da Maiano Provedi, saggio, ad esta visione che sembra proprio confermare in pieno la validità della mia tesi, al di là e oltre tutte le motivazioni che mi avevano già spinto a formularla e che ho illustrato a Ravenna. Da nuove ricerche sull' apparizione di Marte di fine 1283 - inizio del 1284 ho scoperto infatti che Marte descrive negli oltre 5 mesi tra il 5 novembre 1283 ed il 18 aprile 1284 un ampio cappio di retrogradazione di forma pressoché ellissoidale (asse maggiore 20°, asse minore 2,5°), in tutto e per tutto simile ad una collana e alla "ghirlanda" che "una donna di bella fazzone" (che io identifico con il pianeta Marte) dona a Dante da Maiano nel sonetto del titolo e di cui lui chiede enigmaticamente spiegazione a vari rimatori "saggi", tra cui Dante e Ricco da Varlungo.
Considerando quanto illustrato a Ravenna e quanto scoperto successivamente effettuando simulazioni della dinamica marziana con il mio programma Alcyone Ephemeris 4.1.1, la datazione dei quattro sonetti che io propongo è la seguente:
- A ciascun'alma presa e gentil core di Dante A. è degli ultimi mesi del 1283;
- Di ciò che stato se' dimandatore, risposta di Dante da Maiano, è dei primi mesi del 1284;
- Provedi, saggio, ad esta visione, proposta di Dante da Maiano, è del maggio 1284;
- Savete giudicar vostra ragione, risposta di Dante A., è del maggio-giugno 1284.
Ne deduco anche che Dante da Maiano doveva essere di almeno una decina di anni più grande di Dante Alighieri, forse coetaneo con Guido Cavalcanti, e che, oltre che essere un buon rimatore, doveva anche possedere buone conoscenze astrali ed essere un buon osservatore dei fenomeni relativi.