Come ho illustrato in altri articoli, secondo il mio paradigma ermeneutico (che ha per fondamento/Grund ontico le congiunzioni planetarie Giove-Saturno) la cristofania sulla via di Damasco, cioè l' evento, il momento della cosiddetta conversione di Paolo di Tarso può essere datato verso la fine di agosto del 35, intorno al 24 agosto dell' A.D. 35.
A questa data erano passati quasi cinque mesi dal II allineamento della congiunzione G-S-doppia del 34-35 [la fenice di cui scrive Tacito in Annali 6,28] e la Terra aveva percorso quasi una metà della sua orbita fino a disporsi, a posizionarsi (vedi figura), dalla parte opposta dei due pianeti, rispetto al Sole.
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venerdì 11 settembre 2020
mercoledì 17 aprile 2013
18 aprile 1881 - la data spartiacque nella vita e nell'opera di Nietzsche
I miei lettori più assidui lo hanno già chiaro, ma per tutti voglio ora ripetere quanto ho già avuto modo di scrivere da vari anni, sia qui che in diversi forum di discussioni storico-filosofiche. E cioè che vi è una data - nella vita di Nietzsche - la quale fa come da spartiacque sia nella sua opera che nella sua vicenda esistenziale: questa data è quella del 18 aprile dell'anno 1881, quando si verificò - al confine tra la costellazione dei Pesci e quella dell'Ariete - una congiunzione Giove-Saturno singola, invisibile nel momento culminante. Ma come è possibile? si chiederà qualcuno tra voi, come è possibile che una congiunzione G-S rimanga invisibile?!
E' possibile - certo la situazione è molto rara! - quando il Geviert viene a trovarsi con il Sole in mezzo, ovvero quando l'allineamento dei Quattro è Saturno-Giove-Sole-Terra. In queste circostanze Giove e Saturno congiunti - visti da Terra - sorgono insieme ma dietro
al Sole (o a pochissima distanza angolare da esso), rimanendo tuttavia nascosti alla vista a causa della grandissima potenza luminosa del Sole. E così restano per tutto il giorno, fino al tramonto. Per i consapevoli iniziati è questo il giorno del dio invisibile [Paolo agli ateniesi] e della meridiana ispirazione dionisiaca.Ora, per una serie di motivi contingenti, io non ho il tempo di illustrare/ripetere di nuovo come e da cosa si deduca che Nietzsche seguì/osservò questo fenomeno nei mesi precedenti e seguenti il momento culminante, prima da Genova poi da Sils-Maria. E come e perchè proprio in quel tempo Nietzsche sentì l'antica 'chiamata' den cielo, trasformandosi da malandato filologo classico ad esaltato profeta dell'umanità. Potete tuttavia trovare la decina di articoli che ho scritto sull'argomento cliccando sull'etichetta o label "18 aprile 1881" che trovate nell'elenco qui a destra, un po' più in basso. Buona lettura e buone meditazioni !
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| La cong. Giove-Saturno singola del 18 aprile 1881 [La curva rossa è la distanza angolare G-S in modulo; valori sull' asse di destra] |
sabato 26 febbraio 2011
Dell'imprevedibilità delle congiunzioni G-S multiple (come lo dice Heidegger e come l'ho detto io)
Stamattina, mettendo per un po' da parte Astra Caesarum di Patrizio Domenicucci (ed. ETS, Pisa 1996), sono andato a rileggermi La Cosa, il testo della conferenza che Heidegger tenne il 6 giugno 1950 all'Accademia di Belle Arti della Baviera.
Ogni tanto, mentre rileggevo questo testo, così fortemente ermetico ed iniziatico, mi chiedevo con che spirito Heidegger poteva - con quel linguaggio - trattare simili tematiche in un'accademia di belle arti, mentre la Germania era ancora un immenso campo di rovine, occupato da ben quattro eserciti vincitori (quelli inglese, sovietico, francese ed americano): conseguenze molto pratiche di metafisiche illusioni e propositi.
Chi mi segue su questo blog con qualche continuità sa qual è il fondamento del nuovo paradigma ermeneutico storico-filosofico ch'io vado proponendo e sa quindi che l'ente metafisico, oggetto da millenni di trascendentali speculazioni filosofiche e religiose, è - secondo me - un ente binario, composto: la congiunzione Giove-Saturno, con le sue diverse modalità di occorrenza. E' questo il motivo per cui io penso che anche il testo della heideggeriana La cosa vada decrittato secondo il nuovo paradigma.
Pur non volendo ora fare l'esegesi riga per riga del testo citato, volevo riportare qui due brani - in sequenza uno di Heidegger ed uno mio - sulla imprevedibilità delle congiunzioni G-S multiple (quelle allegorizzate secondo la mia scoperta, cfr. posters di Liverpool, nell'immagine della fenice). Quello di Heidegger va letto tenendo conto che - secondo me - il mondo (die Welt) di cui lui parla è quello che si estende fino ai limiti del visibile e che comprende Sole-Terra-Giove-Saturno, che sono appunto i Quattro di cui così diffusamente si parla ne La cosa.
Dice dunque Heidegger [La cosa in Saggi e discorsi, Mursia 1976, pp. 119-120]: "Il facente-avvenire-traspropriante gioco di specchi della semplicità di terra e cielo, divini e mortali, noi lo chiamiamo il mondo. Il mondo è (west), in quanto mondeggia. Ciò vuol dire che il mondeggiare del mondo non è spiegabile in base ad altro né fondabile su altro. Questa impossibilità non dipende dal fatto che il nostro pensiero di uomini sia incapace di una tale spiegazione e fondazione. Invece, l'inspiegabilità e infondabilità del mondeggiare del mondo [enfasi mia] risiede nel fatto che cose come cause e ragioni fondanti restano inadeguate al mondeggiare del mondo. Appena la conoscenza umana esige una spiegazione in questo campo, essa non si innalza oltre l'essenza del mondo, ma invece ricade al disotto del modo di essere (Wesen) del mondo. La volontà di spiegazione che l'uomo ha non arriva in generale al semplice della semplicità del mondeggiare. I Quattro, di per sé uniti, sono già irrigiditi nella loro essenza quando li si rappresenta come realtà separate che devono essere fondate e spiegate l'una in base all'altra.
Come implicitamente già detto, il 'mondeggiare del mondo' di questo brano è secondo me quella particolare e algoritmicamente imprevedibile disposizione dei Quattro (Sole-Terra-Giove-Saturno) che dà luogo, evento raro, ad una congiunzione G-S fenomenicamente multipla, cioè che vista da Terra appare tripla o doppia.
A proposito di questo raro fenomeno scrivevo io undici anni fa nell'Appendice V (Dinamica e periodi delle congiunzioni G-S triple e doppie, quelle che durano quanto una gravidanza) del mio Congiunzioni Giove-Saturno e storia giudaico-cristiana (p. 367): "Già il modello semplificato, ad orbite di rivoluzione circolari, evidenza dunque la mancanza di una prevedibilità algoritmica - a lungo termine - dell'intervallo di ripetizione degli allineamenti eliocentrici Terra-Giove-Saturno e del connesso fenomeno delle congiunzioni Giove-Saturno geocentriche triple[20]"
Ancora, nota 20: "E' probabile che la pur limitata eccentricità delle orbite di rivoluzione di Terra, Giove e Saturno, come pure le posizioni relative di queste e le effettive condizioni di moto dei singoli pianeti, contribuiscano ulteriormente all'imprevedibilità algoritmica di lungo termine degli intervalli di ripetizione degli allineamenti eliocentrici Terra-Giove-Saturno."
E' proprio a causa della loro rarità e imprevedibilità che queste congiunzioni G-S, simbolo di celeste benevolenza e di interruzione del comune e corrente fluire del tempo, erano attese nel mondo antico con particolare ansia, come segno di benedizione e di generale rinnovamento. Come e quanto tutto ciò sia tragicamente mutato al tempo di Heidegger in parte l'ho già accennato, in parte lo vedremo meglio in seguito.
Ogni tanto, mentre rileggevo questo testo, così fortemente ermetico ed iniziatico, mi chiedevo con che spirito Heidegger poteva - con quel linguaggio - trattare simili tematiche in un'accademia di belle arti, mentre la Germania era ancora un immenso campo di rovine, occupato da ben quattro eserciti vincitori (quelli inglese, sovietico, francese ed americano): conseguenze molto pratiche di metafisiche illusioni e propositi.
Chi mi segue su questo blog con qualche continuità sa qual è il fondamento del nuovo paradigma ermeneutico storico-filosofico ch'io vado proponendo e sa quindi che l'ente metafisico, oggetto da millenni di trascendentali speculazioni filosofiche e religiose, è - secondo me - un ente binario, composto: la congiunzione Giove-Saturno, con le sue diverse modalità di occorrenza. E' questo il motivo per cui io penso che anche il testo della heideggeriana La cosa vada decrittato secondo il nuovo paradigma.
Pur non volendo ora fare l'esegesi riga per riga del testo citato, volevo riportare qui due brani - in sequenza uno di Heidegger ed uno mio - sulla imprevedibilità delle congiunzioni G-S multiple (quelle allegorizzate secondo la mia scoperta, cfr. posters di Liverpool, nell'immagine della fenice). Quello di Heidegger va letto tenendo conto che - secondo me - il mondo (die Welt) di cui lui parla è quello che si estende fino ai limiti del visibile e che comprende Sole-Terra-Giove-Saturno, che sono appunto i Quattro di cui così diffusamente si parla ne La cosa.
Dice dunque Heidegger [La cosa in Saggi e discorsi, Mursia 1976, pp. 119-120]: "Il facente-avvenire-traspropriante gioco di specchi della semplicità di terra e cielo, divini e mortali, noi lo chiamiamo il mondo. Il mondo è (west), in quanto mondeggia. Ciò vuol dire che il mondeggiare del mondo non è spiegabile in base ad altro né fondabile su altro. Questa impossibilità non dipende dal fatto che il nostro pensiero di uomini sia incapace di una tale spiegazione e fondazione. Invece, l'inspiegabilità e infondabilità del mondeggiare del mondo [enfasi mia] risiede nel fatto che cose come cause e ragioni fondanti restano inadeguate al mondeggiare del mondo. Appena la conoscenza umana esige una spiegazione in questo campo, essa non si innalza oltre l'essenza del mondo, ma invece ricade al disotto del modo di essere (Wesen) del mondo. La volontà di spiegazione che l'uomo ha non arriva in generale al semplice della semplicità del mondeggiare. I Quattro, di per sé uniti, sono già irrigiditi nella loro essenza quando li si rappresenta come realtà separate che devono essere fondate e spiegate l'una in base all'altra.
Come implicitamente già detto, il 'mondeggiare del mondo' di questo brano è secondo me quella particolare e algoritmicamente imprevedibile disposizione dei Quattro (Sole-Terra-Giove-Saturno) che dà luogo, evento raro, ad una congiunzione G-S fenomenicamente multipla, cioè che vista da Terra appare tripla o doppia.
A proposito di questo raro fenomeno scrivevo io undici anni fa nell'Appendice V (Dinamica e periodi delle congiunzioni G-S triple e doppie, quelle che durano quanto una gravidanza) del mio Congiunzioni Giove-Saturno e storia giudaico-cristiana (p. 367): "Già il modello semplificato, ad orbite di rivoluzione circolari, evidenza dunque la mancanza di una prevedibilità algoritmica - a lungo termine - dell'intervallo di ripetizione degli allineamenti eliocentrici Terra-Giove-Saturno e del connesso fenomeno delle congiunzioni Giove-Saturno geocentriche triple[20]"
Ancora, nota 20: "E' probabile che la pur limitata eccentricità delle orbite di rivoluzione di Terra, Giove e Saturno, come pure le posizioni relative di queste e le effettive condizioni di moto dei singoli pianeti, contribuiscano ulteriormente all'imprevedibilità algoritmica di lungo termine degli intervalli di ripetizione degli allineamenti eliocentrici Terra-Giove-Saturno."
E' proprio a causa della loro rarità e imprevedibilità che queste congiunzioni G-S, simbolo di celeste benevolenza e di interruzione del comune e corrente fluire del tempo, erano attese nel mondo antico con particolare ansia, come segno di benedizione e di generale rinnovamento. Come e quanto tutto ciò sia tragicamente mutato al tempo di Heidegger in parte l'ho già accennato, in parte lo vedremo meglio in seguito.
lunedì 13 luglio 2009
Il carro di Helios ovvero l' unicorno invisibile
Diversamente da quanto accade per la fenice, cioè per le congiunzioni G-S multiple i cui allineamenti rimangono visibili per tutta la notte o quasi, mentre attraversano - dal tramonto del sole all'alba del giorno dopo - tutta l'emivolta celeste, le congiunzioni di tipo unicorno (cioè singole) sono visibili o solo all'alba o solo al tramonto o addirittura non lo sono affatto, coperte dalla grandissima potenza luminosa del sole. Quest'ultima situazione accade quando la disposizione dei Quattro (cioè dei quattro corpi celesti che figurano sui posters di Liverpool) è tale che la Terra viene a trovarsi sulla retta di allineamento rispetto al Sole esattamente dalla parte opposta dei due pianeti,Giove e Saturno, in congiunzione eliocentrica. Quando ciò si verifica l'andamento nel tempo della distanza angolare tra i due pianeti assume un andamento particolarmente simmetrico (linea azzurra del grafico e lato), con un minimo centrale particolarmente marcato e netto. Come si vede dal grafico (andamento delle longitudini geocentriche, linee celeste e verde) al momento di questa congiunzione singola entrambi i pianeti si muovono di moto apparente progressivo e con la rispettiva massima velocità angolare apparente.In queste condizioni Giove e Saturno congiunti sorgono esattamente insieme al Sole e dietro di esso, ma restano invisibili a causa della molto maggiore potenza luminosa del Sole stesso che ne copre la debole luminosità. E' pensando a questa particolare situazione astroNomica che qualche fantasioso teologo egizio o più probabilmente greco deve aver assimilato i due pianeti vicini alle ruote di un carro e deve aver quindi parlato di un carro dorato che portava durante il giorno il dio del Sole Helios da una parte all'altra del cielo, da est ad ovest.
Situazioni astronomiche di questo genere si sono verificate ad esempio nel 205 aC, nel 54 dC (come vedremo decrittando Paolo di Tarso), nel 94 dC, .. ...
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