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venerdì 22 maggio 2015

HEIDEGGER IL CRIPTICO

Il sommo dire del pensiero consiste non semplicemente nel tacere ciò che va propriamente detto nel dire, ma nel dirlo in modo che sia nominato nel non dire: il dire del pensiero è un conquistare con il tacere (Erschweigen). 
Questo dire corrisponde pure alla più profonda essenza del linguaggio, il quale ha la sua origine nel tacere.

[da: L'eterno ritorno dell'uguale (1937), in M. Heidegger, Nietzsche, Adelphi ed.2005, p. 391]

martedì 19 maggio 2015

Come si vedeva Martin HEIDEGGER nell' estate del 1941 [GA 96, Ueberl. XIV]

Mi sembra di avere già detto in articoli precedenti che io ritengo il volume GA 96 della GesamtAusgabe ed in particolare il quaderno XIV, contenente le riflessioni/Ueberlegungen dal luglio 1940 al giugno 1941, il più importante dei primi tre Quaderni neri pubblicati nel marzo 2014.
Risfogliando stamattina questo quaderno, mi sono imbattuto in due annotazioni di cui vorrei mettervi a parte, perchè mettono bene in luce come Heidegger si vedeva e cosa pensava.

Wie Wenige wissen heute noch wahrhaft, aus echtem Tun oder aus noch echterem Verzicht, dass "das Schreiben" das geheimnisreichste und deshalb das strengste Hand-werk ist. [GA 96, S. 236]

Quanto pochi sanno ancora oggi veramente, dall' effettivo fare o dall' ancora più effettivo rinunciare, che "lo scrivere" è l'attrezzo, l'utensile più ricco di segreto e perciò il più forte, il più potente.

Warum gehoeren die english-amerikanische "Welt" und der "Bolschewismus" im innersten zusammen, trotz des scheinbaren Gegensatzes von Kapitalismus und Antikapitalismus? Weil beide im Wesen das Selbe sind - die unbedingte Entfaltung der Subjektivitaet in die reine Rationalitaet. Dort entspricht dieser im Gegenschwung das "Sentimentale", hier (im Bolschewismus) das Dumpfe des Asiatischen. [GA 96, S. 35]

Perchè il "mondo" anglo-americano ed il "bolscevismo" si corrispondono nell' intimo, nonostante l' apparente contrapposizione di capitalismo ed anticapitalismo?  Perchè essi sono essenzialmente lo stesso: l' incondizionato dispiegarsi della soggettività nella pura razionalità. Là corrisponde a questa in controslancio il "sentimentale", qui (nel bolscevismo) il torpore dell'asiatico.
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IN definitiva più che come un filosofo aperto e razionale Heidegger si vedeva, si sentiva in quel tempo come un artigiano del pensiero e della scrittura alle prese con temi segreti, che non sapeva, voleva o poteva trattare razionalmente. Li trattava piuttosto cripticamente e misticamente.


martedì 7 aprile 2015

GESCHICHTE? WAHRHEIT? DAS SEYN ENTSCHEIDET ... [Heideggers Ueberlegungen XIV, JULI 1940]

The triple Jupiter-Saturn conjunction 
occurred in 1940-1941 in the constellation Aries 
(Aug. 8th und Oct. 19th, 1940 und Feb. 15th, 1941)
"Geschichte ist nur dort, wo jedesmal anfaenglich ueber das Wesen der Wahrheit entschieden wird.

Die Entscheidung kommt aus dem Seyn selbst.

Wir brauchen ein Wesentlich Anderes und 'Mehr' denn einen 'Heroismus', um das zu bestehen, was das Gesetz des Seyns fordert."                [Heideggers GA 96, S. 171; Juli 1940]

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"La storia è solo là, ove ogni volta dapprima viene decisa l'essenza della verità.
La decisione viene (presa) dall' Essere stesso.
Abbiamo bisogno di essenzialmente altro e di più che di eroismo, per sopportare ciò che esige la legge dell' Essere."

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Secondo me il XIV dei Quaderni neri di Heidegger (contenuto in GA 96, pp. 167-248) è uno dei più importanti dell' intera collezione,  e ciò per il semplice motivo che le riflessioni che vi sono contenute sono state annotate in un periodo  (luglio 1940 - giugno 1941) completamente comprendente le date dei  3 allineamenti (8 agosto e 19 ottobre 1940 e 15 febbraio 1941) dei planetarischen Goetter GIOVE e SATURNO, uniti in quel periodo in una CONGIUNZIONE G-S TRIPLA verificatasi nella costellazione (zodiacale ovviamente) dell' Ariete. E' questo fenomeno infatti - a parer mio - il tanto atteso, decantato e misterioso EREIGNIS heideggeriano, la cui venuta ed il cui futuro accadimento gli erano noti almeno sin dai tempi di Sein und Zeit (1927), ma assai probabilmente già dai tempi del Vorgriff e degli studi sulle Lettere di s. Paolo e sulle origini del cristianesimo (1919-1920-1921).

Secondo me è questo XIV il quaderno nero che andrebbe tradotto rapidamente in tutte le lingue perchè contiene la CHIAVE ERMENEUTICA PER DECRITTARE TUTTA L'OPERA DI HEIDEGGER ED ACCEDERE ALLE SUE CONTORTE, ESOTERICHE, MISTICHE MA ANCHE RIVELATRICI MODALITA' DI PENSIERO. Come pure per comprendere il suo seinsgeschichtlicher Antisemitismus e per accedere ad una visione/comprensione/interpretazione metafisica non solo della II Guerra Mondiale, ma anche della Shoah.

giovedì 19 settembre 2013

NATUR UND KUNST oder SATURN UND JUPITER (F. Hoelderlin, 1801-1802)

Grafici della congiunzione planetaria Giove-Saturno del 1801-1802 nella costellazione del Leone.
Hoelderlin ne parla pressochè esplicitamente sia nella sua produzione poetica di quel periodo che
nelle due famose lettere a Boehlendorff del 4 dicembre 1801 e del 2 dicembre 1802.

Du waltest hoch am Tag und es bluehet dein         /        Regni alto nel giorno e la tua legge
Gesez, du haelst die Waage, Saturnus Sohn! / fiorisce, e reggi la bilancia, figlio di Saturno!
Und theilst die Loos' und ruhest froh im   /       e le sorti spartisci e lieto posi nella gloria
Ruhm der unsterblichen Herrscherkuenste. /    delle immortali arti del dominio.

Doch in den Abgrund, sagen die Saenger sich, /  Ma nell'abisso, si dicono i cantori,
Habst du den alten Vater, den eignen, einst /     il vecchio padre, il tuo proprio, bandisti
Verwiesen und es jammre drunten,       /            e laggiù, dove con ragione prima
Da, wo die Wilden vor dir mit Recht sind,  /     di te stanno i selvaggi, da molto langue

Schuldlos der Gott der goldenen Zeit schon laengst    /    il dio innocente dell'età dell'oro:
Einst muehelos und groesser, wie du, wenn schon /senza  fatica e più grande di te, seppure
Er kein Gebot aussprach und ihn der     /                mai pronunciò un comando e nessuno
Sterblichen keiner mit Nahmen nannte.      /        tra i mortali lo chiamò per nome.

Herab denn oder schaeme des Danks dich nicht!      /      Giù dunque o non vergognarti di
ringraziare!
Und willst du bleiben, diene dem Aelteren,     /  e se vuoi rimanere, servi il più vecchio,
Und goenn es ihm, dass ihn vor Allen,     /              e a lui concedi che prima di tutti,
Goetter und Menschen, der Saenger nenne!     /      dèi e uomini, lo nomini il cantore.

[Denn wie aus dem Gewoelke dein Blitz, so koemmt/Poiché come dalla nube la tua folgore,
Von ihm, was dein ist, siehe! So zeugt von ihm  / così viene da lui quel che è tuo, guarda!
Was du mir sagst, und aus den alten     /      così di lui testimonia ciò che ordini, e dalla
Freuden ist jegliche Macht erwachsen.]   /    pace di Saturno ogni potenza è cresciuta.

Und hab' ich erst am Herzen Lebendiges      /     E se per primo ho nel cuore sentito
Gefuehlt und daemmert, was du gestaltetest, / il vivente e albeggia ciò che tu formasti,
Und war in ihrer Wiege mir, in     /                   e se nella sua culla il mutevole
Wonne die wandelnde Zeit entschlafen,    /       tempo voluttuosamente si assopisce,

Dann hoer' ich dich, Kronion! und kenne dich,    /     Allora ti odo, Cronio! e in te conosco 
Den weisen Meister, welcher, wie wir, ein Sohn    /   il maestro saggio che, come noi, figlio
Der Zeit, Geseze giebt und, was die     /                 del tempo, dà leggi e, quanto
Heilige Daemmerung birgt, verkuendet.      /         il sacro crepuscolo nasconde, annuncia.


[da: Friedrich Hoelderlin, Poesie, introd., scelta e trad. di Luca Crescenzi, BUR-Poesia, 2009]

sabato 17 marzo 2012

L'ultimo unicorno sacro (quello di Tintoretto)

Un amico in visita alla mostra del Tintoretto [Jacopo Robusti (1518-1594)] alle Scuderie del Quirinale di Roma mi ha telefonato giorni fa dicendomi di trovarsi davanti ad un grande quadro del maestro veneziano in cui era ben visibile, in alto a destra, una grande testa di unicorno. Si trattava, aggiungeva, de La creazione degli animali, un quadro dipinto tra il 1550 ed il 1553.
La cosa, devo dire, mi ha stupito un po' perchè mi sembrava che a quella data si fosse in pieno Concilio di Trento e ricordavo che in questo concilio fu ufficialmente proibita la rappresentazione dell'unicorno nelle immagini sacre.
Sono andato dunque a ricontrollare la travagliata storia del Concilio tridentino, quello con cui la Chiesa cattolica reagì al movimento protestante sviluppatosi in varie parti d'Europa a partire dal secondo decennio del Cinquecento. Dal 1542 al 1552 il Concilio fu aperto e poi sospeso per ben tre volte. Riaperto definitivamente dopo dieci anni da Pio IV Medici (1559-65) nel gennaio 1562, fu portato a termine il 15 dicembre 1563 (guardacaso alla luce di una congiunzione G-S, cioè Giove-Saturno, quella i cui grafici sono qui sopra a destra), riconoscendo il potere assolutistico del papato e sancendo la definitiva frattura nella cristianità occidentale.

Come si vede le date di realizzazione dell'opera del Tintoretto e di svolgimento del concilio si incastrano perfettamente: l'opera (il cui titolo e soggetto, incluso l'unicorno, ne richiamava una di Raffaello del 1519) è stata realizzata ed ultimata prima degli ultimi due anni di concilio, quelli nei quali fu adottato - tra molti altri - il decreto di proibizione dell'unicorno nell'arte sacra. L'unicorno del Tintoretto rappresenta così - molto probabilmente - l'ultimo unicorno in un'immagine di tema sacro.

Sul perchè di questa proibizione in un così alto consesso io ho le mie ipotesi, le mie idee, che nell'ambito del nuovo paradigma ermeneutico non possono che essere a fondamento astronomico. Proibendo l'immagine allegorica (unicorno) delle congiunzioni G-S singole, quelle che depongono a favore del geocentrismo del sistema planetario, la Chiesa cattolica usciva dall'ambiguità coltivata per secoli al suo interno e prendeva definitivamente atto - ancorchè in modo iniziatico tra gli alti gradi della gerarchia - del fondamento eliocentrico dei suoi dogmi, primo tra tutti quello trinitario. Erano passati appena vent'anni da quando Niccolò Copernico aveva pubblicato, in punto di morte (1543), il suo De revolutionibus orbium coelestium sulla struttura eliocentrica del sistema planetario.

lunedì 12 dicembre 2011

Amare e possedere

Tra i libri acquistati di recente che ho iniziato a sfogliare (non ancora a studiare con piena attenzione) c'è La fede filosofica di K.Jaspers, edizione italiana della Raffaello Cortina ed. A pag. 17 il traduttore e curatore (Umberto Galimberti) riporta una citazione di Jaspers che mi ha suscitato un dubbio. Vi riporto la citazione poi vi dico il dubbio.

"Il termine greco filosofo (philosophos) è stato foggiato in contrapposizione al termine sophos. Esso sta a significare colui che ama la conoscenza (il sapere), in contrapposizione a colui che, possedendo la conoscenza, è detto sapiente. Questo significato della parola è a tutt'oggi ancora valido."


Poste le cose così, cioè fatta la netta distinzione tra l'amare semplicemente la conoscenza ed il pienamente possederla (cioè averla fatta propria, almeno in qualche ambito), si potrebbe anche pensare che il filosofo sia uno che ama parlare e discettare di tutto senza avere alcuna conoscenza approfondita delle cose di cui parla, cioè senz'essere sapiente in alcun ambito.
Mi pare che Jaspers, dicendo che i due termini sono tutt'oggi ancora contrapposti (lui scriveva  quella frase nel 1953), escluda la possibilità che vi siano filosofi sapienti ovvero sapienti filosofi in grado di comprendere e chiarire quella che Galimberti chiama ripetutamente l' "ascosità dell'essere".

E' proprio per questo motivo, questa esclusione, che introducendo Jaspers Galimberti può scrivere che:

"Essa [filosofia] non è più il 'sistema' che con le sue categorie logiche afferra e organizza il reale per dominarlo, ma è la 'via' che si incammina verso la verità (auf dem Wege der Wahrheit), lungo sentieri non più regolati dalla norma razionale del giorno (das Gesetz des Tages), ma dalla passione per la notte (die Leidenschaft zur Nacht), la cui oscurità è più consona all'ascosità dell'essere e al limite delle possibilità umane che il pensiero occidentale ha tentato inutilmente di oltrepassare."

Il mio commento a questa frase è che la sua genericità e fumosità e la sottolineatura di presunti limiti del pensiero occidentale (e umano in generale) siano lì ad indicare che una filosofia così concepita arriverà alla sua meta, alla verità, non prima del 3000.. quando dai 7 miliardi attuali l'umanità sarà arrivata.. chissà dove.. chissà a quanto .. e chissà come.

Il dubbio che ho, per concludere, è di natura personale. Mi vengo chiedendo se, con le scoperte fatte e con gli interessi che ora coltivo (e nonostante tutto), io debba sentirmi più un sapiente filosofo oppure un filosofo sapiente.

Auf bald, Giuseppe.

domenica 18 settembre 2011

L'unicorno a Siena

Particolare del pavimento del Duomo di Siena
La presenza del gruppo delle Grazie nella Libreria o Biblioteca Piccolomini (Pio II, Pio III) del Duomo di Siena è come abbiamo visto una chiara traccia di esoterismo cristiano. Se ciò è vero non dovrebbero mancare nella città toscana riferimenti all'altra immagine allegorica legata alle congiunzioni Giove-Saturno, cioè all' unicorno (anche detto, alla francese, liocorno o leocorno). Ed infatti non mancano, a riprova del fatto che i senesi eminenti la sapevano lunga.
Il primo di questi riferimenti è nella tarsia del bellissimo pavimento del Duomo al centro della quale vi è la Lupa che allatta i gemelli. Tra gli otto tondi che circondano l'immagine centrale, che simboleggiano città amiche di Siena, uno rappresenta proprio un cavallo con un corno in fronte, cioè un unicorno, con la scritta Viterbium, cioè Viterbo (cfr. immagine qui sopra). Lo strano è che la città di Viterbo non ha un unicorno nel suo stemma, ma - dal duecento - un leone con una bandiera. Una possibilità è che il mitico ed esoterico animale fosse anticamente presente nello stemma di Viterbo, un'altra è che si richiamasse con quell'immagine del pavimento un particolare legame di Siena, cioè di qualche gruppo senese, con la famiglia Farnese (che aveva l'unicorno come emblema familiare) e con la cittadina - Farnese (VT), nei pressi del lago di Bolsena e di Viterbo - originaria della famiglia omonima e distante lungo la via Francigena verso Roma meno di 100 km da Siena.

Il secondo riferimento al mitico ed esoterico animale è nientemeno il nome stesso di una delle diciassette contrade storiche di Siena, la Contrada del Leocorno il cui nome viene dai senesi colloquialmente abbreviato in Leco. Il motto della Contrada è "Fiede et risana al par l'arma c'ho in fronte", mentre l'oratorio della stessa è nella chiesa di San Giovannino della Staffa, la quale sembra sorga sulle rovine - guardacaso - di un antico tempio di Giove. Per altre notizie sulla Contrada rinvio alle seguenti esaustive pagine di Wikipedia:

A quanto sembra, infine, lo stemma dell'unicorno era molto popolare in Toscana trovandosi il liocorno nel gonfalone del quartiere di s. Maria Novella a Firenze, della società di s. Maria al Prato di Pistoia e delle Porta di capo di Ponte a Prato.

venerdì 9 settembre 2011

Le Grazie nel Duomo di Siena (i.e. Sienese esotericism)

Il gruppo scultoreo delle Tre Grazie
nella Biblioteca Piccolomini (papi Pio II e nipote Pio III) del Duomo di Siena
Una cosa che non sapevo, ma che ho appreso con piacere (poi vi spiegherò perchè), è che all'interno dell'imponente Duomo di Siena è inaspettatamente presente il gruppo scultoreo delle tre Grazie, una copia romana antica di un originale greco del III sec. a.C.
Chi mi segue con qualche continuità sa (e ha letto _qualche mese fa_ su questo blog) che io interpreto il gruppo delle Grazie e la particolare posizione della Grazia centrale (che mostra sempre il suo lato-B) come immagine allegorica della congiunzione Giove-Saturno tripla, che comporta due allineamenti planetari (il I ed il III) con i due pianeti in fase di moto progressivo ed uno, il II, quello centrale, con i pianeti in fase di moto retrogrado (lato B della Grazia centrale). 
Chi mi segue con qualche assiduità sa anche quanta importanza io attribuisca alle due congiunzioni Giove-Saturno multiple verificatesi all'epoca delle origini del cristianesimo, la G-S tripla del 7 a.C. nei Pesci e la G-S doppia del 34-35 nel Leone (la fenice di Tacito, Annali 6.28).

Ciò ricordato, sarà chiaro a tutti perchè ho accolto con piacere questa informazione: vedo quella collocazione di una statua pagana in un ambiente cristiano come una riprova, come una conferma dell' esattezza della mia teoria interpretativa sul gruppo delle tre Grazie ed ancor più in generale come una conferma dell'esattezza del nuovo paradigma ermeneutico che vado proponendo in questo blog.

Il particolare nient'affatto secondario è che l'allestimento della Libreria annessa al Duomo fu voluto dal cardinale Francesco Todeschini Piccolomini (poi papa Pio III 1503) per contenere la ricca biblioteca di famiglia, già appartenuta a suo zio, il papa Pio II (1458-64), cioè il grande umanista Enea Silvio Piccolomini (1405-1464). Sembra che il gruppo delle Grazie  sia stato donato ai Piccolomini - zio papa e nipote cardinale - intorno al 1460 dal cardinale Prospero Colonna (1410-1463), che lo aveva rinvenuto durante scavi in una sua proprietà.

A quanto pare la nudità delle tre simboliche fanciulle in alcune epoche storiche (papato di Pio IX, epoca fascista) fu giudicata inadatta ad un ambiente del Duomo, per cui il gruppo delle Grazie ha fatto più volte la spola tra la collocazione iniziale ed il Museo annesso al duomo. Si veda per questo:  http://it.wikipedia.org/wiki/Libreria_Piccolomini

giovedì 9 dicembre 2010

Più libri più liberi

Come certo sarà noto a più d'uno di voi, miei lettori, a Roma si svolge ogni anno - nella prima decade di dicembre e sempre al Palazzo dei Congressi dell'EUR - una fiera della piccola e media editoria, all'insegna del motto Più libri più liberi. Quest'anno la fiera era da sabato 4 a ieri, mercoledì 8 dicembre.

Capirete tutti che nessun bibliofilo e nessuno studioso dell'area romana (e del Lazio) può lasciarsi sfuggire una così ghiotta occasione di girare tra decine e decine, probabilmente un centinaio e più, di stands pieni di libri in esposizione, libera consultazione e vendita a prezzi scontati (di norma il 20%, a volte anche di più), alla ricerca di qualcosa di particolare e di interessante. Così, naturalmente, è stato anche per me, che a questo appuntamento annuale quasi mai son mancato da una decina d'anni in qua.

E' finita che, approfittando delle circostanze favorevoli e della tranquilla mattinata e primo pomeriggio di martedì, mi son riempite diverse buste di cataloghi e di più d'una dozzina di simpatici, interessanti e curiosi volumi e volumetti, che vado ad elencarvi:

Guenter Abel, La filosofia dei segni e dell'interpretazione, Guida
Philippe Sollers, Il Vangelo di Nietzsche, ed. Obarrao
Joseph Vogl, Sull'esitare, ed. Obarrao
A. Lanza, Dante eterodosso, una diversa lettura della Commedia
Antonino Infranca, I filosofi e le donne, manifestolibri
Jan Rehmann, I Nietzscheani di sinistra, Odradek ed.
AA.VV., Il messianismo ebraico, Giuntina
Giorgio Galli, Esoterismo e politica, Rubbettino
Paolo di Tarso, Le Lettere di Paolo, EDB
Rudolf Steiner, Gli enigmi nel 'Faust' di Goethe, Ed. Antroposofica
Carl Unger, Problemi esoterici, Ed. Antroposofica
L. Sammarco, Sulle tracce di Croce: il Ricorso e i Simboli, La Zisa
L.M.A. Viola, Il mistero di Roma e l'opposizione di Israele, Victrix
A. Roccati, Introduzione allo studio dell'egiziano, Salerno ed.
J.Taubes, In divergente accordo.Scritti su Carl Schmitt, Quodlibet
Charles Kingsley, Ipazia, Lupetti ed.
Teofrasto (a c. Silvia Romani), La Metafisica, ed. La Vita Felice

Per completare, poi, oggi pomeriggio ho preso nella libreria di un ipermercato, mentre aspettavo che mia moglie finisse i suoi giri, Apollineo e dionisiaco di Giorgio Colli, ed. Adelphi, ed una Introduzione a Croce di Paolo Bonetti, ed. Laterza, ... tanto per accontentare un po' anche i grandi editori.

lunedì 15 novembre 2010

Esoterico ed essoterico secondo Nietzsche

Nel
leggere Al di là del bene e del male (ed. Newton Compton, Roma 1993), per prepararmi un po' agli incontri ed alle conferenze del Seminario Permanente Nietzscheano (SPN) in programma nei prossimi giorni a Bologna, mi sono imbattuto in un brano sull'esoterismo che mi sembra molto significativo perchè mi conferma nelle intuizioni sull'opera di Nietzsche, ma anche di Heidegger, che ho già da lungo tempo espresso anche qui e che sono in sostanza all'origine della nascita di questo blog. Si tratta della parte iniziale del brano n. 30 della Parte seconda, ove Nietzsche scrive:

"Le nostre massime conoscenze suonano necessariamente come follia ( - e lo debbono -), e in alcune circostanze come delitti, se giungono in modo illecito all'orecchio di coloro che non vi sono adatti o predestinati. L'essoterico e l'esoterico, come si distinguevano dal punto di vista filosofico presso gli Indiani, i

Greci, i Persiani e i mussulmani, in breve ovunque si credeva nella gerarchia e non nell'uguaglianza e nella parità dei diritti, - non si differenziano l'uno dall'altro perchè l'essoterico sta al di fuori e vede, valuta, misura, giudica dall'esterno e non dall'interno: l'essenziale è che egli (l'essoterico) vede le cose dal basso - mentre l'esoterico dall'alto! ..."  [Nietzsche, JGB, II,30]

Questa frase a me ha richiamato immediatamente il versetto del vangelo di Giovanni (Gv 3,3) che ho riportato dieci anni fa nella quarta pagina di copertina del mio saggio Congiunzioni Giove-Saturno e storia giudaico-cristiana per commentare l'immagine della prima di copertina (quella che vedete qui a destra) . E' il brano del dialogo notturno ove Gesù insistendo dice a Nicodemo che "... se uno non rinasce dall'alto, non può vedere il regno di Dio." ovvero entrare il esso, capirlo, secondo la mia interpretazione.

Strano.. eh, che l'anticristiano filosofo Nietzsche usi espressioni così assonanti con analoghe espressioni del quarto vangelo. La spiegazione è che stanno parlando della stessa cosa, cioè di moti planetari che visti dal basso, cioè da qui, da Terra, mostrano comportamenti strani ed ingannevoli. Moti che per essere spiegati compiutamente, senza che permangano residue ambiguità, hanno bisogno di essere 'visti' dall'alto, dalla normale (perpendicolare) al piano dell'eclittica, cioè al piano dell'orbita terrestre che è poi _quasi_ coincidente con il piano orbitale di tutti gli altri pianeti visibili ad occhio nudo (fino a Saturno).

Se qualcuno avesse ancora qualche dubbio che le cose stiano effettivamente così come detto, bene costui o costei dovrebbe solo riflettere sull' evento di astronomia planetaria che nel 1881 costituì la chiamata di Nietzsche alla profezia. Si tratta della congiunzione Giove-Saturno singola e meridiana che ebbe luogo il 18 aprile di quell'anno al confine tra la costellazione dei Pesci e quella dell'Ariete, congiunzione che N. osservò da Genova prima del momento culminante, da Sils-Maria dopo, quella i cui grafici potete vedere qui
a sinistra. E' questo lo spartiacque nella vita e nel modo di scrivere, cioè nelle opere di Nietzsche, l'evento che trasformò il malaticcio filologo pensionato nel baldo, presuntuoso ed arrogante profeta zoroastriano.