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lunedì 12 dicembre 2011
Amare e possedere
"Il termine greco filosofo (philosophos) è stato foggiato in contrapposizione al termine sophos. Esso sta a significare colui che ama la conoscenza (il sapere), in contrapposizione a colui che, possedendo la conoscenza, è detto sapiente. Questo significato della parola è a tutt'oggi ancora valido."
Poste le cose così, cioè fatta la netta distinzione tra l'amare semplicemente la conoscenza ed il pienamente possederla (cioè averla fatta propria, almeno in qualche ambito), si potrebbe anche pensare che il filosofo sia uno che ama parlare e discettare di tutto senza avere alcuna conoscenza approfondita delle cose di cui parla, cioè senz'essere sapiente in alcun ambito.
Mi pare che Jaspers, dicendo che i due termini sono tutt'oggi ancora contrapposti (lui scriveva quella frase nel 1953), escluda la possibilità che vi siano filosofi sapienti ovvero sapienti filosofi in grado di comprendere e chiarire quella che Galimberti chiama ripetutamente l' "ascosità dell'essere".
E' proprio per questo motivo, questa esclusione, che introducendo Jaspers Galimberti può scrivere che:
"Essa [filosofia] non è più il 'sistema' che con le sue categorie logiche afferra e organizza il reale per dominarlo, ma è la 'via' che si incammina verso la verità (auf dem Wege der Wahrheit), lungo sentieri non più regolati dalla norma razionale del giorno (das Gesetz des Tages), ma dalla passione per la notte (die Leidenschaft zur Nacht), la cui oscurità è più consona all'ascosità dell'essere e al limite delle possibilità umane che il pensiero occidentale ha tentato inutilmente di oltrepassare."
Il mio commento a questa frase è che la sua genericità e fumosità e la sottolineatura di presunti limiti del pensiero occidentale (e umano in generale) siano lì ad indicare che una filosofia così concepita arriverà alla sua meta, alla verità, non prima del 3000.. quando dai 7 miliardi attuali l'umanità sarà arrivata.. chissà dove.. chissà a quanto .. e chissà come.
Il dubbio che ho, per concludere, è di natura personale. Mi vengo chiedendo se, con le scoperte fatte e con gli interessi che ora coltivo (e nonostante tutto), io debba sentirmi più un sapiente filosofo oppure un filosofo sapiente.
Auf bald, Giuseppe.
domenica 31 luglio 2011
Eventi alle origini della storia dell'essere: l'unzione celeste del messia accade Naram-Sin ad opera della congiunzione Giove-Saturno doppia del 2230 a.C.
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| La stele della vittoria del re accade Naram-Sin (2254 - 2218 a.C.) sui Lullubi dei monti Zagros (ca. 2230 a.C. - Museo del Louvre) |
martedì 22 marzo 2011
Wozu dichter? A che, a che scopo poeti?
Scorrendo l'indice mi è capitato sotto gli occhi e mi ha incuriosito Wozu dichter? del 1946, qui tradotto (p. 317) con A che poeti?, un saggio che finora avevo sempre tralasciato e che invece ho scoperto ora essere un lavoro esegetico di Heidegger tutto dedicato alla poesia di Rilke (anzi principalmente di Rilke ma anche di Hoelderlin). Questa cosa mi ha sorpreso non poco, perchè - come sa bene chi mi segue già da tempo - di R. M. Rilke io ho già pubblicato qui varie poesie, ritenendole .. come dire .. poesie esoteriche, in qualche modo legate alla tematica di fondo di questo blog, la storia dell'Essere ovvero la Seins-
geschichte: mi sovvengono ora almeno le due sull'unicorno (Einhorn) più quella (Sieh den Himmel) ove si parla della 'sternische Verbindung' e si constata che a volte ' i due sono una sola cosa'. Il fatto di scoprire ora che l'ermetico Martino della Foresta nera ha dedicato un saggio di 62 pagine a poesie di Rilke (che, detto per inciso, NON sono quelle che hanno finora attirato la mia attenzione), .. beh .. questo fatto mi riempie di orgoglio e mi conferma nell'intuizione precedentemente avuta che Rilke è inserito a pieno titolo in quella catena di letterati tedeschi o di lingua tedesca (ma non solo) che esotericamente hanno tramandato in Europa, a cavallo del cambio di secolo e nei primi decenni del XX secolo, magari con qualche imprecisione sui particolari astroNomici della faccenda, i fondamenti della storia dell'Essere.
Scorrendo velocemente queste 62 pagine, un brano di Heidegger mi ha colpito, questo (p. 325):
"Non siamo preparati all'interpretazione delle Elegie e dei Sonetti [di Rilke]; infatti la regione da cui essi eloquiano non è stata ancora sufficientemente pensata, nella sua costituzione e unità metafisica, sulla base dell'essenza della metafisica. Pensare così tale regione resta difficile per due motivi. In primo luogo, perchè lingo la strada onto-storico-destinale la poesia di Rilke rimane dietro, per rango e per luogo di stanza, rispetto a Hoelderlin. In secondo luogo, perchè noi conosciamo a mala pena l'essenza della metafisica e siamo inesperti nel dire dell'Essere".
Se sul confronto Hoelderlin-Rilke potrei forse anche convenire (diversamente dal primo poeta Rilke non potè avere, nella sua breve vita, l'ispirazione legata all'esperienza diretta della fenice: ecco perchè - forse - scrisse più spesso di unicorni), è l'ultima frase di Heidegger ("In secondo luogo, ..) a suscitarmi qualche problema. Nel senso che da questa frase, scritta nel 1946 (quindi mentre la Germania era una distesa di macerie occupata da 4 eserciti vincitori), non si capisce bene se - come si dice a Roma - Heidegger c'è o ci fa ... da limitato conoscitore dell'essenza astronomica della metafisica e da inesperto dicitore delle problematiche del Sein/Seyn. Sul fatto che se non inesperto sia stato comunque un dicitore molto reticente ed ermetico dell'Essere, su ciò si può senz'altro convenire. Invece se abbia conosciuto a malapena o in dettaglio l'essenza della metafisica, questa questione la lascerei ancora aperta, anche se mi piace ricordare che alla sua baita di Todtnauberg ricevette anche visite di fisici famosi.
venerdì 11 marzo 2011
"Con il cuore in gola", spunti dal blog di Gianni Vattimo
- Impegno e ritorno all'ordine (su G. Jervis), del 7 agosto 2009;
- La vocazione nichilistica dell'essere, del 9 febbraio 2010 ed infine
- Sul sentiero dei filosofi, due virgole cambiano tutto, del 24 agosto 2010.
Da questo ultimo articolo apprendo che sono passati ormai una quarantina di anni da quando - nel 1961 e 1963 - il filosofo incominciò a recarsi in Germania, ad Heidelberg, per approfondire la cultura tedesca per la quale era "affetto da una ammirazione quasi patologica" : "quando apro Hoelderlin provo una sorta di emozione fisica, il cuore in gola di chi si accosta a un sancta sanctorum."
Del secondo articolo mi ha colpito un brano che mi ha fatto pensare che Vattimo, forse per il fatto che sta "sempre ancora con il mio cuore in gola appena avvicino la lingua di Hoelderlin e di Heidegger", non ha compreso fino in fondo Heidegger, cioè i suoi riferimenti alla storia dell'essere (Seinsgeschichte) ed alla sua natura. Scrive Vattimo sul suo blog il 9.2.2010:
"Heidegger parla molto spesso di storia dell'essere. Cosa diavolo è la storia dell'essere? Non può se non vuol essere una affermazione metafisica questa, non si può parlare di storia dell'essere come se questo genitivo dell'essere fosse solo un genitivo soggettivo, cioè, c'è l'essere il quale ha una storia, l'essere è lì e appare ora nella forma lì ora nella forma lì, ma questo, come ho accennato prima, è ancora una maniera metafisica di considerarlo: l'essere non c'è lì, l'essere è insieme il soggetto e l'oggetto della sua storia, cioè l'essere è ciò che storicamente si dà come essere, non è che noi allora, quando oltrepassiamo una metafisica abbiamo scoperto la vera natura dell'essere, rispondiamo soltanto ad un nuovo modo di darsi dello stesso essere. Questi anelli di ragionamento sono molto conseguenti in Heidegger: o pensiamo metafisicamente, o cerchiamo di pensare in modo ultrametafisico. Se cerchiamo di pensare in modo ultrametafisico non possiamo dire che abbiamo scoperto la vera natura dell'essere, dobbiamo figurare la situazione del nostro pensiero come testimonianza, come risposta, come ricezione di un nuovo modo di darsi dell'essere che non è più quello della metafisica. Questo è almeno ciò che Heidegger ci ha insegnato."
Se qualche affermazione di questo brano è condivisibile ("l'essere è insieme il soggetto e l'oggetto della sua storia, cioè l'essere è ciò che storicamente si dà come essere"), altre non lo sono del tutto, come ad esempio:
-"Non è che noi.. quando oltrepassiamo una metafisica abbiamo scoperto la vera natura dell'essere" e
"Se cerchiamo di pensare in modo ultrametafisico non possiamo dire che abbiamo scoperto la vera natura dell'essere".
Certo non è automatico - in generale - che si consegua (che tutti conseguano) questo obiettivo, anche se è vero - secondo me - che l' 'oltrepassamento' della metafisica (Ueberwindung der Metaphysik) che Heidegger si era inizialmente proposto di fare con Essere e tempo andava proprio nella direzione della scoperta e della rivelazione della vera natura dell'essere, natura della quale Heidegger aveva saputo/intuito qualcosa. Ma i tempi erano quelli che erano e Nietzsche (che aveva rovesciato il platonismo) era già stato 'santificato' come precursore del nazismo. Impegnato ad approfondire la nietzscheana metafisica della volontà di potenza, annotava Heidegger verso il 1941:
"Che cosa 'è' l'essere? Possiamo, all' 'essere', domandare che cosa esso sia? L'essere rimane non interrogato e inteso come ovvio e quindi non pensato. Esso si tiene in una verità da lungo tempo dimenticata e senza fondamento (grundlos)."
[brano XIV di Oltrepassamento della metafisica, in Saggi e discorsi, p. 55]
Di tutte queste cose mi piacerebbe discutere con il prof. Vattimo (che non so se è tra i lettori di questo mio blog), ecco perchè cercherò presto di contattarlo.
venerdì 24 settembre 2010
Venerdì passato a quest'ora
noi in definitiva gettati casualmente nel mondo e determinati da tutto quanto, in tutti gli ambiti, ci ha preceduto - tuttavia abbiamo la libertà, la scelta di assistere in certo qual modo passivamente agli eventi del nostro tempo oppure invece di partecipare attivamente, cercando di attuare tutte le nostre possibilità per co-determinare il futuro nei suoi vari ambiti sociale, culturale, politico, .. Siamo cioè 'agiti' dal passato, ma possiamo essere 'agenti' verso il futuro.

Sebbene avesse già entrambe le mani occupate da borsa, libri e fascicoli vari, ha accettato volentieri due miei lavori in inglese, l'articolo di undici pagine De Seyn, deciphering Heidegger's works and philosophy at the light of Phenomenology and Temporality of Jupiter-Saturn conjunctions inviato il 30 gennaio 2010 all' Heidegger Circle americano e l'Abstract inviato il 29.5.2010 a Naumburg, per l'inaugurazione in ottobre del Nietzsche Dokumentation Zentrum (NDZ), dal titolo Phenomenology and Temporality of Jupiter-Saturn conjunctions shed light upon Nietzsche's 1881 'call' and upon Heidegger's Nietzsche-Interpretation. Spero vivamente che se li legga quanto prima con attenzione e che ci sia presto la possibilità di parlarne insieme, a Venezia, a Roma o elsewhere.
* * *
Prima del prof. Cacciari avevo ascoltato, alle 15, l'interessante relazione su Essere e tempo del giornalista di 'Repubblica' Antonio Gnoli, al quale - nel corso del dibattito finale - avevo fatto notare che, in definitiva, in quell'opera manca proprio (come del resto lo stesso Heidegger ha ammesso) la parte che doveva dire qualcosa di quel fantomatico Essere, le cui epocali apparizioni nel corso del tempo sono tanto importanti per l'uomo e per la storia. Anche a lui ho esposto la mia tesi, già presentata qui e altrove, che il mio Congiunzioni Giove-Saturno e storia giudaico-cristiana possa essere considerato proprio la parte mancante di Essere e tempo, quella parte che Heidegger non seppe o volle scrivere, per la quale comunque - come lui disse - non aveva il linguaggio e forse le conoscenze giusto/e.
Ecco perchè gli ho fatto dono [come più tardi a Marcello Veneziani (che parlava - ore 21 - delle tematiche del suo libro Amor fati)] di una copia del mio libro Congiunzioni ..., che lui ha accettato molto volentieri, con la promessa di una attenta lettura.
lunedì 10 maggio 2010
Elementi per una storia dell'essere: l'attentato a Giovanni Paolo II
Avvicinandosi ora il 29-esimo anniversario dell'attentato, mentre il papa Benedetto XVI si accinge a partire per Fatima, città portoghese in qualche modo legata all'attentato stesso, mi corre l'obbligo di precisare un po' meglio quel che volevo dire parlando di "metafisica dell'attentato del 1981 a Giovanni Paolo II".
Ecco.. ripensavo al fatto che, come si vede bene dai grafici ora presenti qui sopra, dietro al titolo, quell'attentato ebbe luogo (13 maggio 1981) oltre che nella ricorrenza della prima apparizione di Fatima (13 maggio 1917) anche proprio nel bel mezzo di una congiunzione Giove-Saturno tripla, quella del 1981, avvenuta a circa quarant'anni dall'altra G-S tripla (1940-41) del XX secolo.
Dopo aver superato Saturno in longitudine al 31.12.1980 ed essere stato alla sua sinistra (cioè verso est) per poco più di due mesi, Giove tornò alla destra di suo 'padre' Saturno il 5 marzo del 1981, quandò già da diverso tempo il ventitreenne Alì Agca girava per l'Europa, muovendosi come una trottola tra varie città italiane, Budapest, Vienna, Zurigo, ... Il 24 o 25 aprile poi, il giovane turco se ne andò - turista in un gruppo di turisti - con un volo charter per due settimane a Palma di Maiorca.
Interessante è quel che Agca racconta su questi giorni di riflessione e meditazione nel cap. XIV (pp. 139-145) del suo primo libro di memorie ("La mia verità", pubblicato nel 1996 dalla Newton Compton). Trascrivo da pagina 142:
"I momenti più importanti erano quelli della notte. Quasi ogni notte andavo a meditare in un posto particolare, lontano circa cento metri dall' Hotel Flamboyan, un posto sul mare, solitario, dove c'era una scalinata con una ringhiera. Era una bella scoperta per un lupo solitario come me. Dopo cena andavo ad affacciarmi alla ringhiera per meditare davanti a Dio, davanti alla mia coscienza, uomo solo sotto il cielo limpido, sopra il mare indifferente. 'Devi meditare in mezzo alla natura', mi dicevo, 'e decidere cosa fare' ".
Ammesso che dovesse ancora decidere cosa fare, sappiamo che decise di procedere. Tornato a Milano il 9 maggio e fatto ancora qualche altro giro, all'alba del 13 maggio si sveglia a Roma ... Ma sentiamo lui, pag. 152 delle memorie: ".. E' forse l'ultimo giorno della mia vita: occorre essere puliti e ordinati, nel corpo come nel cuore. Faccio alcuni minuti di ginnastica, poi una doccia. All'alba del 13 maggio 1981 penso anche al futuro universale. Per circa dieci minuti m'inginocchio davanti a Dio Eterno Onnipotente, Dio unico e unito eternamente, Dio creatore e possessore e dominatore assoluto dell'universo, tempo spazio e materia, e prego per la prima volta dopo anni di laicismo e vagabondaggio. .."
Quando già temeva di avere perso l'appuntamento con la storia, la macchina papale inizia un secondo giro e di nuovo il papa viene verso di lui. Ora è il momento e, dopo qualche esitazione, Alì espode i due colpi che passeranno alla storia: "Sparo due colpi. Un proiettile entra nel corpo del papa, un proiettile gli sfiora la mano. Il resto è storia." (p. 157)
Sì, il resto è storia che ormai tutti cono-
sciamo. Dopo aver subito una prima ed una seconda opera-
zione al Policlinico Gemelli dell'Università Cattolica di Roma ed essere stato in pericolo di vita più volte, Giovanni Paolo II tornò definitivamente in Vaticano il 14 agosto 1981.
Erano passate in quel momento giusto tre settimane da quando si era conclusa, con il ritorno di Giove a sinistra di Saturno (24 luglio 1981), la congiunzione G-S tripla di quell'anno memorabile.
Ecco perchè io vedo l'evento dell'atten-
tato a GPII significa-
tivamente
inserito nella storia dell'essere.
martedì 1 dicembre 2009
L' ambito della ricerca filosofica heideggeriana: Esserci e vita fattuale, essere e gravità(zione)
Seguendo un mio particolare percorso di ricerca su Heidegger e sulla sua filosofia, percorso che su questo blog mi ha già portato a fare delle afferma-zioni piuttosto impegnative ed importanti, alla ricerca di ulteriori conferme alle mie intuizioni ho iniziato ora a leggere il Natorp-Bericht ovvero lo scritto heideggeriano Interpretazioni feno-
menologiche di Aristotele, che risale come noto all'autunno 1922. L'ho scaricato e stampato ieri sera, anzi stanotte verso l'una passata, dall'ottimo sito della Facoltà di Lettere e Filosofia dell'Uni
versità degli Studi di Palermo, precisamente dalla sezione del Dipartimento di Filosofia, Storia e Critica dei Saperi (FIERI).
Arrivato a pagina 3 (169), dopo aver già letto tutta una serie di proposizioni che mi confermano le mie precedenti intuizioni nell'interpretazione di Heidegger, ne trovo alcune - sull'oggetto della ricerca filosofica - (per me) talmente chiare che non posso trattenermi dal riportarvele qui, per convincervi di quanto vado esponendo su questo blog sul fondamento astronomico della metafisica occidentale. Scrive dunque, sottilmente da par suo, Heidegger (ma ho evidenziato io):
"L' oggetto della ricerca filosofica è l' esserci umano in quanto da essa interrogato rispetto al suo carattere d'essere. Questo ori-
entamento fondamentale del domandare filosofico non è imposto dall'esterno e come avvitato a forza sull'oggetto interrogato, la vita fattuale, ma è da intendersi come l'esplicito coglimento di una motilità fondamentale della vita fattuale stessa, che sta nella moda
lità per cui, nella concreta maturazione temporale del suo essere, si prende cura di questo, e ciò anche laddove scansa via se stessa. La vita fattuale ha il carattere d'essere di patire il peso di se stessa. La dimostrazione più evidente di ciò è la tendenza della vita fattuale a prendersela comoda. In questo patire il peso di se stessa la vita, secondo il senso fondamentale del suo essere, e non nel senso di una proprietà accessoria, è gravosa. Se essa è auten-
ticamente ciò che è in tale esser-di-peso ed esser-gravosa allora la modalità d'accesso ad essa genuinamente adeguata e la sua modalità di custodia potranno consistere esclusivamente in un render gravoso. Se non vuole mancare completamente il suo oggetto la ricerca filosofica può solamente attenersi a questo obbligo." [op. cit., trad. di A. Ardovino e A. Le Moli.]
Bene, dovete sapere che appena ho letto questo brano, anzi mentre lo stavo ancora leggendo, mi son venute da pensare, con riferimento ad Heidegger, due cose: il proverbio 'la lingua batte dove il dente duole' e l'associazione peso-gravità-gravitazione, o prima questa e poi quello (ora, nell'eccitazione e nella fretta di comunicarvelo, non ricordo esattamente; ma è indifferente, importante è la sostanza!).
Ora continuo nella lettura, buona giornata a tutti!
venerdì 9 ottobre 2009
Esserci e kairos in Heidegger
Leggendo il dibattito di Davos del marzo 1929 tra E. Cassirer e M. Heidegger sull'interpre- Disse/scrisse dunque Heidegger in quei giorni di fine marzo 1929:
"A determinare l'essenza di quello che chiamo esserci non è sufficiente il solo contributo di quello che si definisce come spirito e neppure di quello che si chiama vita; l'importante è invece l'unità originaria e la struttura immanente della relazionalità di un uomo che entro certi limiti è incatenato in un corpo e nell'esser incatenato nel corpo si trova in una propria forma di legame con l' ente in mezzo al quale si trova, non come uno spirito che vi guarda dall'alto, bensì in quanto l'esserci, gettato in mezzo all'ente, compie liberamente un'irruzione nell'ente; irruzione che è sempre storica e, in ultima analisi, contingente. Così contingente che la forma suprema dell'esistenza dell'esserci si può ricondurre a pochissimi e rari istanti di quella durata dell'esserci che intercorre tra la vita e la morte; soltanto in pochissimi istanti infatti l'uomo vive al culmine della sua propria possibilità, mentre per il resto si muove sempre in mezzo al suo ente.
La questione del modo d'essere di quello che si trova nella filosofia della forma simbolica di Cassirer, la questione centrale della costituzione interna dell'essere, è quello che determina la metafisica dell'esserci .."
giovedì 25 giugno 2009
Nacht, stillste Nacht
Stando così le cose relative alla visibilità, non poteva mancare
- ed infatti non manca - una lirica, una poesia dedicata da Heidegger alla notte particolare, alla notte magica, nella quale l'Essere si rivela al pensatore consapevole e importante, al 'wesentliche Denker'. E' la breve e bella poesia intitolata Nacht contenuta nella raccolta Winke (Cenni, ovviamente dell'Essere), pubblicata privatamente da Martin nel 1941, ma scritta molto probabilmente - mia datazione - verso o forse proprio il 20 ottobre 1940. Eccola:
Stillste reine
sternenreichen Nacht,
bring das Eine
mir,
was noch kaum in dir
je ein Denker
harrend ueberwacht:
die Ereignung
in den Tag des Seyns.
(GA 13, s. 29)
C'è in rete una traduzione italiana, ma non mi piace molto e dunque per il momento non la riporto. In un prossimo post magari proverò io stesso a tradurre Nacht. Voi conoscete qualche traduzione?
sabato 25 aprile 2009
I filosofi e l'essere
mercoledì 22 aprile 2009
Gestirn des Seins - 'Costellazione' dell'essere
Sfogliando il libricino della BUR, così per farmi un'idea, una composizione in particolare mi ha colpito ed è Ruhm und Ewigkeit, cioè Fama ed Eternità, e di questa la terza e quarta lirica, nelle quali mi pare Nietzsche riveli chiaramente la natura astronomica dell'essere che lo aveva ispirato nella sua opera principale (Così parlò Zarathustra) e al quale affidava ora le sue speranze appunto di fama e di eternità.
Fama ed eternità (liriche 3 e 4)
Silenzio! -
Delle cose grandi - io vedo cose grandi! -
si deve tacere
o parlar grande!
parla grande, mia sapienza estasiata!
Io guardo in alto -
Lì ruotano mari di luce:
oh notte, oh silenzio, oh chiasso muto come la morte!...
Io vedo un segno-,
dalle più remote lontananze
scende lentamente scintillando una costellazione verso di me ...
Suprema costellazione dell'essere!
Tavola di eterne figure!
Tu vieni a me?
Quel che nessuno ha scorto,
la tua muta bellezza,-
come, essa non fugge davanti ai miei sguardi?
Stemma della necessità!
Tavola di eterne figure!
- ma tu lo sai bene:
ciò che tutti odiano,
ciò che io solo amo,
che tu sia eterno;
che tu sia necessario!
Il mio amore s'accende
eternamente solo per la necessità.
Stemma della necessità!
Suprema costellazione dell'essere!
- che nessun desiderio raggiunge,
che nessun No contamina,
eterno Sì dell'essere,
eternamente sono io il tuo Sì:
giacchè io ti amo, o Eternità!--
Ecco, questo è il testo tradotto da S. Giametta. Io avrei tradotto Schild con 'scudo' invece che con 'stemma' e Gestirn non con 'costellazione', perchè - questo ormai lo so con certezza - non fu una costellazione nè un generico astro celeste ad ispirare a Nietzsche Aurora e Zarathustra nel 1880-81. Ma di questo parleremo in una prossima occasione, anche perchè sto ancora sistematizzando le mie idee complessive su Nietzsche.
mercoledì 15 aprile 2009
Remembering Franco Volpi
Io non ho fatto in tempo a conoscerlo personalmente, purtroppo, anche se appena un paio di settimane fa ci eravamo scambiate le e-mail di cui dirò, dandoci appuntamento a "dopo l'estate". L'avevo conosciuto dalle opere di Heidegger da lui curate o tradotte (Contributi alla filosofia, Segnavia, ..) e da qualche intervista pubblicata su carta o in video.
Come ho detto in un post precedente, stavo cercando di mettermi in contatto con lui già nell'ultima settimana di marzo, ma avevo in quei giorni difficoltà di collegamento internet per un cambio di gestore telefonico. Il 1° aprile alle 18.14 riuscii a scrivergli:
"Egr. Professor Volpi,
dopo alcuni mesi di lettura di Heidegger, sono pienamente convinto di conoscere la chiave per capire ed interpretare la sua ermetica filosofia e di questo mi piacerebbe parlare con Lei. Per avere un'idea dell'ambito con il quale penso collegata la filosofia heideggeriana può intanto dare un'occhiata ai seguenti blog e sito:
http://giuseppedecesaris.blogspot.com/
http://www.keybooks.it/
I miei recap. tel. sono xxxx xxx xxx oppure xxxyyyxxxz.
Grazie e cordiali saluti, Giuseppe De Cesaris"
Non passò neppure un'ora e alle 19.13 dello stesso 1° aprile 2009 ricevetti la seguente risposta:
"Rallegramenti!
Purtroppo i miei ricevimenti sono tutti già occupati fino al termine delle lezioni, giacché il corso di quest'anno è particolarmente affollato.
Poi sarò impegnato all'estero per vari mesi, ma spero di essere più libero al mio rientro.
Le faccio intanto i miei migliori auguri,
FV"
Quando, dopo qualche giorno (il 4 aprile alle 12.38), riuscii di nuovo a collegarmi con la chiavetta-modem della rete dei cellulari, gli scrissi:
"Grazie, Prof., per la sua sollecita risposta. Io mi scuso, invece, ma al momento ho qualche problema di collegamento legato ad un cambio di gestore telefonico.
"La prego di volermi riservare veramente un po' del suo tempo in autunno, perchè credo ... ..."
Continuavo sostenendo la serietà ed il rigore delle mie ricerche e gli raccomandavo comunque di affacciarsi di tanto in tanto su questo mio blog.
Rispondendo di nuovo sollecitamente, alle 16.29 di quello stesso 4 aprile mi scriveva per email:
"Ancora rallegramenti e ci sentiremo più avanti, dopo l'estate,
FV"
Capite perchè ora, solo dieci-undici giorni dopo lo scambio di queste e-mail (che - ammetto - mi avevano molto gratificato), mi fa un certo strano effetto leggere che il prof. Volpi è stato dichiarato morto e gli sono già stati espiantati "tutti gli organi utili" ??
A chi ora racconterò delle mie intuizioni, ricerche e scoperte su Heidegger, su Nietzsche, su Hoelderling e su tutta la catena degli iniziati dell'essere?
mercoledì 11 marzo 2009
Essere e non essere
Al riguardo davo questo mio parere:
"Beh .. il non essere non è ciò che l'essere è, ma non è che sia nulla!! Anche il non essere ha la sua probabilità di occorrenza e quindi anch'esso è! Ti dirò ANZI, per dirla tutta (o quasi) che il non essere ha probabilità maggiore di quella dell'essere ed è proprio in ciò il fondamento dell'oblio dell'essere. Quell'oblio per combattere e superare il quale Heidegger ha ritenuto necessario - all'inizio delle sue riflessioni filosofiche - riproporre la Seinsfrage, anzi la Seynsfrage, appunto la questione dell'essere/Essere.
Ne segue che essere e non essere, data la loro natura, sono entrambi eterni e nessuno dei due coincide con il nulla: entrambi sono, furono e saranno."
Voi che mi leggete che ne dite? avete riflettuto sulla questione? Saluti a tutti, GDC
venerdì 6 marzo 2009
La sensibilità di Heidegger ai cenni dell'essere
".. poichè la potenza del tempo si costituisce come temporalità della nostra essenza, siamo esposti all'ente manifesto e ciò al tempo stesso significa: l'essere dell'ente ci è affidato.
L'essere nel suo insieme, così come esso ci domina e controlla, la dominante totalità del tutto, è il mondo. Il mondo non è un'idea della ragione teoretica, si rende noto invece nell'annuncio dell'essere storico, e tale annuncio è la manifestatività dell'essere dell'ente nel mistero. Nell'annuncio e attraverso di esso domina il mondo.Tale annuncio accade però nell'originario accadere del linguaggio. In esso accade l'esposizione all'ente, nel linguaggio accade l'affidamento all'essere. Grazie al linguaggio, e solo grazie a esso, domina il mondo, <è> l'ente. Il linguaggio non è qualcosa che accade all'interno di un soggetto incapsulato e che venga poi fatto circolare come un mezzo di trasporto tra un soggetto e l'altro. Il linguaggio non è soggettivo nè oggettivo, cade assolutamente al di fuori di tale distinzione priva di fondamento. Il linguaggio, in quanto è sempre storico, altro non è che l'accadere dell'esposizione all'ente nel suo insieme assegnata all'essere."
Come si vede, anche se l'essere non veniva ancora indicato con il più solenne termine di "Seyn", Heidegger era già allora (estate 1934) ben consapevole e tutto compreso della Zeitigung der Zeit che andava maturando.
Raccomando, come al solito, di lasciare cortesemente pareri, commenti, critiche, .. .. 'Notte!





