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venerdì 6 aprile 2012

Nuova proposta di datazione della Prima Pasqua - Dating the First Easter

Come è noto a tutti, la Pasqua a differenza del Natale non ha una data fissa, ma viene celebrata ogni anno in una data diversa, analogamente alla pasqua ebraica - Pesach o Passover - che tuttavia non cade mai nella stessa data. Entrambe le festività sono astronomicamente determinate dalla luna piena, con la differenza che mentre Pesach cade proprio con il primo plenilunio successivo all'equinozio di primavera, per la Pasqua cristiana fu scelta alcuni secoli dopo la prima domenica successiva a tale evento astronomico.
Quello che voglio fare stasera è riportare una serie di mie considerazioni e risultati astronomici per datare la prima Pasqua, quella ancora coincidente con Pesach, problema al quale - come si può vedere qui ==>  http://www.johnpratt.com/items/docs/lds/easter/dating.html  - si sono applicati nel corso del tempo molti studiosi di cose astronomiche e religiose, tra cui addirittura il grande Isaac Newton, lo scopritore della legge di gravitazione universale.
Anticipo che la nuova data da me proposta è martedì 10 aprile 0035, data che non è in contrasto con alcuno dei maggiori dati storici accettati da tutti, che inquadrano la vicenda religiosa.
Il motivo principale che mi porta a questa conclusione è la considerazione - da nessuno degli altri studiosi fatta prima - che nei primi giorni di aprile dell'anno 35 stava verificandosi il II allineamento planetario tra Giove e Saturno, relativo alla congiunzione G-S doppia che si verificò (come ciascuno può verificare) nella costellazione del Leone a cavallo degli anni 34-35. Come si vede benissimo dai grafici ora dietro al titolo del blog, i due pianeti si trovavano in questi giorni dell'aprile di 1977 anni fa verso la fine della loro fase di moto retrogrado e la loro distanza angolare era scesa a meno di un diametro lunare, esattamente 26' 47".

Questo evento astronomico [che è, tra l'altro, quello ricordato da Tacito, al cap. 28 del VI libro degli Annali come apparizione della fenice in Egitto (Tacito, Annali, 6.28)] è secondo me fondamentale per la datazione della Prima Pasqua per vari motivi:
I) Il primo è che da tutte le mie ricerche risulta che la congiunzione G-S era vissuta dall'ebraismo di quel tempo come fenomeno sacro:  la teofania, la Visita e presenza divina, la Shekinah che puntualmente, di generazione in generazione, veniva a confermare al popolo israelita la benevolenza celeste e la predilezione ed elezione a popolo di Dio.

II) L'abbinamento che si verificò quell'anno per Pesach, luna piena + congiunzione GS, è da un punto di vista astronomico più unico che raro, una vera e propria singolarità.
III) Singolarità nella singolarità: venerdì 6 aprile 0035, intorno alle 5 di mattina, quindi quattro giorni prima della luna piena (cioè di Pesach, 14 Nisan secondo il calendario ebraico) di martedì 10 aprile, la Luna (illuminata allora per circa 3/4) addirittura occultò il pianeta Giove per 50 minuti (immagine qui a sinistra).
A questo riguardo va precisato tuttavia che (probabilmente per qualche errore nella parte topocentrica dei programmi software di simulazione dell'osservazione dei moti planetari del tempo) contro ogni attesa questa occultazione non risulta al momento visibile nè da Gerusalemme nè da Roma, ma invece solo da zone della Terra - come l'Argentina, il Sud-Africa, .. - lontane a quel tempo dal teatro degli avvenimenti evangelici.

martedì 22 novembre 2011

Nicodemo e gli Elohim

Riprendendo dopo un paio di settimane, volevo stamattina - come modesto contributo al dipanamento di qualcuna delle intricate matasse che ci imbrigliano la mente - rendervi nota una mia poesia, una poesia che ho scritto circa tre settimane fa per partecipare ad un corcorso bandito da una certa associazione culturale. Eccola (fate voi i pochi, semplici e necessari collegamenti per capirne il senso completo):

Nicodemo e gli Elohim

Mentr'erano anche
dalla caprese Villa Jovis osservati,
dagli Elohim in Palestina
nella notte stellata
sentiva dirsi il pio Nicodemo:

"Noi fummo, siamo e diveniamo
ma non come sembriamo.
Rinascere devi dall'alto
se di noi, del cielo l'essenza comprender vuoi,
sì dall'alto
se sai."

Ma il pio giudeo non capiva
purtroppo
e pensieroso rimaneva.

sabato 16 aprile 2011

La fenice di Tacito (Annali 6.28), that is: Tacitus' phoenix (Annals 6.28)

In questi giorni di aprile dell'anno (che oggi chiamiamo) 35 d.C. stava finendo - come ciascuno può vedere nei grafici dietro al titolo e anche verificare direttamente con un software astronomico/planetario - la congiunzione G-S (Giove-Saturno) doppia verificatasi nella costellazione del Leone a cavallo degli anni 34-35. I due minimi del grafico delle distanze angolari tra i due pianeti (linea curva di colore blu del grafico), corrispondenti agli allineamenti tra Giove e Saturno, si ebbero il primo il 5 ottobre del 34 con una distanza angolare minima di 26' 42", il secondo il 3 aprile del 35 con una distanza angolare residua di 26' 35" (cfr. grafico). [nota per i kantiani: il noumenon di questo fenomeno si ebbe il 28 dicembre del 34 con una distanza angolare minima di 26' 19".]

Come ho illustrato e dimostrato nel 2008 all'Università di Liverpool, durante l'annuale meeting della U.K. Classical Association, e nel 2009 alla Humboldt-Universitaet di Berlino, durante il quinquennale congresso della FIEC (la Federazione internazionale delle Associazioni nazionali di Studi classici, Etudes Classiques), questo fenomeno di astronomia planetaria è la spiegazione razionale della cosiddetta ri-apparizione della fenice in Egitto di cui parla Tacito in Annali 6, 28, cioè al paragrafo 28 del libro VI. Ivi - passi riferiti all' anno 34 - ognuno può leggere:

28. Paulo Fabio L. Vitellio consulibus post longum saeculorum ambitum auis phoenix in Aegyptum uenit praebuitque materiem doctissimis indigenarum et Graecorum multa super eo miraculo disserendi.  .. ...
that is:
28. With Paulus Fabius and Lucius Vitellius as consuls, after a long cycle of centuries the phoenix came to Egypt and afforded material to the most learned of the natives and Greeks for holding forth at length on that marvel.  .. ...
ovvero:
28. Sotto il consolato di Paolo Fabio e di L. Vitellio ricomparve in Egitto, dopo lungo corso di secoli, la fenice, l'uccello i cui prodigi offersero ai sapienti del paese e di Grecia tanta materia di discussione.  .. ...

Questo passo di Tacito sarà al centro di molti dibattiti in futuro, perchè non erano passati affatto molti secoli dalle ultime apparizioni della fenice, cioè dalle passate occorrenze di questo stesso fenomeno. Di congiunzioni G-S (cioè Giove-Saturno) multiple se ne erano avute infatti, andando indietro nel tempo, anche in epoche relativamente recenti rispetto al 34-35:

*** tripla nel 7 a.C. nella costellazione dei Pesci (la cd 'stella di Betlemme');
** 'doppia' nel 46 a.C. nel Sagittario, all'epoca della relazione Cesare-Cleopatra e di Virgilio 24-enne;
** 'doppia' nel 125 a.C. nella costellazione dei Pesci;
*** tripla nel 146-145 a.C. nella costell. del Cancro, all'epoca dello scisma di Qumran nella casta sacerdotale ebraica.

C'è dunque il problema storico e letterario-filologico di capire per quale motivo Tacito citi ben tre 'apparizioni' molto antiche (tempo di Sesostri I,  di Amasi e di Tolomeo III) e - tra le più recenti - la sola apparizione della 'fenice' del 34-35, conferendole così un carattere nettamente epocale, e trascuri invece di citare - come avrebbe dovuto fare parlando di fenice e di Egitto - almeno le due congiunzioni G-S triple del 7 a.C. e del 146-145 a.C.

Concludo questo breve articolo su Tacito e sulla 'sua' fenice di Annali 6, 28 ricordando che, come ho illustrato nel mio Congiunzioni Giove-Saturno e storia giudaico-cristiana di dieci anni fa, questo fenomeno di astronomia planetaria è alla base di una nuova interpretazione degli ultimi mesi di vita di Gesù, interpretazione che mi porta a ridatare - sulla base dei tempi del 2° allineamento Giove_Saturno di questa congiunzione - la Passione di Cristo a venerdì 8 aprile dell'anno 35, sempre sotto Ponzio Pilato e sempre sotto Tiberio. Ma su ciò sarà il caso di tornare un po' più diffusamente.

giovedì 20 gennaio 2011

Finalmente !

Stamattina sono molto elettrizzato perchè, pochi minuti fa, il postino mi ha recapitato finalmente due articoli che stavo aspettando con una certa ansia, tanta ansia da tenermi (unitamente alla curiosità per i noti fatti .. arcoriani) per qualche giorno lontano dal blog.

Si tratta di due articoli di qualche decennio fa sul ritiro volontario a Rodi del trentaseinne Tiberio nel 6 a.C., articoli dei quali avevo richiesto copie una alla biblioteca del Dipartimento di Filologia classica e medioevale dell'Università di Bologna (un articolo del 1958 su Phoenix, la rivista della Classical Association of Canada) ed una ad una libreria antiquaria di Villafranca di Verona (un estratto dagli Atti 1978-79 dell' Ist. Veneto di Scienze, Lettere ed Arti).

Ora sono molto impaziente di incominciare a studiarli perchè Tiberio è una figura alquanto singolare, sia in generale che in relazione alle origini del cristianesimo. Oltretutto è uno dei non molti nella storia di tutti i tempi ad avere avuto la possibilità di seguire dal vivo - da adulto - ben due congiunzioni Giove-Saturno triple, nonostante la rarità di queste (119 anni è l'intervallo di tempo _medio_ tra due congiunzioni G-S triple).
La prima di queste è quella del 7 a.C. nei Pesci (all'epoca di questa, appena terminata quando Tiberio volle partire per Rodi, il generale era a Roma), mentre la seconda è quella del 34-35 (la fenice di Tacito in Annali 6,28) nella costellazione del Leone, che avvenne quando Tiberio - ormai vecchio imperatore - risiedeva già da anni nella Villa Jovis di Capri. Vi risiedeva insieme - tra gli altri - all' astronomo/astrologo nonchè filosofo platonico Trasillo, che aveva conosciuto quarant'anni prima a Rodi e di cui era divenuto inseparabile amico.

Bene. Ora vi saluto e mi metto a studiare, per vedere un po' se i 'nuovi' articoli mi confermano o meno in certe ipotesi che ho anche formulato nel mio "Congiunzioni Giove-Saturno e storia giudaico-cristiana"
(ISBN 889006630X).

giovedì 28 ottobre 2010

Il noumeno G-S del 28 dicembre 34, verso la fine del regno di Tiberio

Ora ho un po' di fretta (sapete anche la quotidianità è impegnativa, non solo gli studi) e perciò vi parlerò un po' sinteticamente, anche se non superficialmente, del noumeno platonico e kantiano, facendo - esemplificativamente - riferimento ad un ben preciso fenomeno: la congiunzione Giove-Saturno doppia che avvenne verso la fine del regno di Tiberio, tra i primi d'ottobre dell'anno 34 ed i primi di aprile del 35, quella che - vista da Terra, cioè da qui ove siamo (costretti a stare, come in una prigione per lo spirito) - dà luogo ai grafici riportati qui a destra. Se non vi è tutto immediatamente chiaro non vi spaventate, perchè comunque avremo modo di tornare sull'argomento.

Dunque e con riferimento al fenomeno citato, dovete sapere che a differenza del fenomeno stesso che può essere visto dalla posizione in cui ci troviamo e percepito con gli occhi fisici - il noumeno è sì legato al fenomeno corrispondente, ma ne è una rappresentazione intellegibile, un'idea, un' immagine da un altro punto di vista. Capite quindi che all'idea di noumeno di fenomeni astroNomici è inscindibilmente legata la precisazione di quale sia questo punto di vista alternativo alla Terra, dal quale si può immaginare di osservare il fenomeno. Bene, questo punto di vista alternativo era - affermo io -  il Sole e la relativa 'visione noumenica' di una congiunzione Giove-Saturno [della congiunzione G-S multipla (doppia) del 34-35] in funzione del tempo è quella che vedete in alto a sinistra, all'inizio di questo articolo.

E' chiaro ed evidente che per passare dalla visione fenomenica alla visione noumenica è necessario avere acquisito la capacità di astrazione mentale, cioè essersi resi conto che la realtà non finisce a quello che ci fanno vedere gli occhi fisici, del corpo, della carne (sarx), ma continua a volte anche oltre e può essere intuita, capita, 'percepita' solo con gli occhi dell'intelligenza, cioè dello spirito. Che si dimostra quindi uno strumento di 'osservazione' superiore rispetto alla più limitata carne.



E' mia ferma convinzione che proprio nella raggiunta e definitiva acquisizione della capacità di astrazione mentale di cui ho parlato sia consistita la cosiddetta conversione di Saul di Tarso, si proprio dell'ultimo apostolo, di s. Paolo.
In un prossimo intervento vi spiegherò come dal noumeno si differenzi la cosa in sè, ovvero la teutonica Ding an sich. Teutonica perchè .. è dal tempo degli Ottoni che i vicini d'oltralpe sanno di Dinge, mica solo dal tempo di Kant!

venerdì 12 marzo 2010

Tiberius' phoenix (Tacitus' Annals 6.28)

"Paulo Fabio L. Vitellio consulibus post longum saeculorum ambitum auis phoenix in Aegyptum uenit praebuitque materiem doctissimis indigenarum et Graecorum multa super eo miraculo disserendi. ..."

"Sotto il consolato di Paolo Fabio e di L. Vitellio ricomparve in Egitto, dopo lungo corso di secoli, la fenice, l'uccello i cui prodigi offersero ai sapienti del paese e di Grecia tanta materia di discussione. ..."
"With Paulus Fabius and Lucius Vitellius as consuls, after a long cycle of centuries the phoenix came to Egypt and afforded material to the most learned of the natives and Greeks for holding forth at length on that marvel. ..."

Così inizia il capitolo 28 del libro VI degli Annali di Tacito, capitolo che - insieme ai seguenti capitoli 29 e 30 - è relativo all' Anno Domini 34. Questo capitolo è divenuto oggi importantissimo (grande Tacito!!) perchè esso riporta - anche se con un tono un po' scettico - ben quattro delle tredici apparizioni datate della fenice che mi hanno permesso di dimostrare che questo mitico uccello era l'immagine allegorica delle congiunzioni Giove-Saturno multiple. Chi mi segue con un po' di attenzione sa che con questa espressione intendo le congiunzioni G-S triple e doppie (o quasi-doppie), cioè quel tipo di congiunzioni che si hanno quando la Terra si interpone più o meno esattamente tra la coppia Giove-Saturno in congiunzione eliocentrica ed il Sole [si veda il relativo poster di Liverpool].

Vi è da dire che Tacito scriveva verso il 114, dunque circa ottant'anni dopo l'evento verificatosi verso la fine del regno di Tiberio e molti e moltissimi secoli dopo le altre apparizioni datate della fenice che riporta. Il fatto che tutte le sue citazioni si rivelino oggi esatte indica che da qualche parte (ove evidentemente Tacito aveva accesso) questi rari fenomeni astronomici venivano diligentemente annotati.
Come si vede chiaramente da questo diagramma, questa fu una congiunzione G-S (quasi)doppia, i cui due allineamenti in longitudine si ebbero il primo il 5 ottobre del 34 (con un angolo di separazione residuo tra i due pianeti di soli 26' 41", meno di un diametro lunare), il secondo sei mesi dopo, ai primi di aprile dell'anno successivo: 4 aprile 35, con angolo residuo di 26' 35".

Caso volle in quel fatidico anno 35, che ai primi di aprile stesse anche per verificarsi (si avrà infatti nella notte tra il 10 e l'11 aprile) il primo plenilunio dopo l'equinozio di primavera, cioè la pasqua ebraica, Pesach. Si ebbe dunque in quell'anno, caso forse più unico che raro, una congiunzione G-S proprio nei giorni della vigilia di Pesach: nella notte del 6 aprile 35 Giove e Saturno in congiunzione distavano appena poco più di 1° dalla luna ormai quasi piena [Da qualche parte della Terra risulta addirittura che ne venivano occultati].


Ecco, secondo me è questo il contesto astroNomico che fece da sfondo alla fine della vicenda evangelica, quindi alla passione e morte di Gesù, detto il Cristo, che va quindi ri-datata dall'anno 30 o 33 ai primi di aprile dell'anno 35.


sabato 16 gennaio 2010

Un sogno impossibile ?!

Mi farebbe un piacere immenso, un giorno, sapere che tra le cose di cui hanno parlato il papa Benedetto XVI ed il rabbino capo Di Segni, durante il loro incontro del 17 gennaio 2010 alla Sinagoga di Roma, vi è stato anche il mio libro Congiunzioni Giove-Saturno e storia giudaico-cristiana, che entrambi hanno letto.
Eh.. sì, perchè dovete sapere che in occasione di un dibattito interreligioso organizzato qualche anno fa a Roma dall'Università di RomaTre (dal prof. Bosetti mi pare), cui partecipava anche Di Segni e al quale io partecipai come uno del pubblico, ne regalai una copia a ciascun conferenziere (oltre che a Milano, una copia arrivò così anche all'Università del Cairo), ma al card. Silvestrini due copie, una personale per lui ed una da recapitare cortesemente al papa eletto da qualche tempo, appunto papa Ratzinger.
Ecco .. come segno di vero dialogo tra Chiesa cattolica e mondo ebraico il papa ed il rabbino Di Segni potrebbero (tra le altre cose, s'intende!) fare una riflessione comune su quali segni celesti rappresentavano le 'promesse' di Dio al popolo ebraico e la puntuale conferma - di generazione in generazione - della Sua predilezione per esso, ed anche magari sull' attesa di quale tipo di quei segni si accompagnava l'attesa messianica sempre in parte del popolo ebraico nel secolo, secolo e mezzo precedente il regno di Tiberio.
Che dite, succederà? vi sarà qualche segno che un reale processo di capire insieme i veri nodi storici e culturali delle differenze è iniziato? o vi saranno solo tutta una serie di formalità e di accordi sul turismo in Terrasanta, sulla tutela dei luoghi di culto cristiani a Gerusalemme, ...?!
E di Pio XII se ne parlerà?

lunedì 30 marzo 2009

Ancora su Tacito e sulla fenice del 34-35 d.C.

Sì, perchè tra i miei molti libri ho ritrovato la traduzione italiana di quel passo degli Annali di Cornelio Tacito cui ho accennato nel post precedente. In Annali 6.28 scrive dunque Tacito:

"Sotto il consolato di Paolo Fabio e di L. Vitellio ricomparve in Egitto, dopo lungo corso di secoli, la fenice, l'uccello i cui prodigi offersero ai sapienti del paese e di Grecia tanta materia di discussione. Di ciò su cui essi convengono, e del più che rimane tuttavia dubbio ma che non è fuor di luogo conoscere, io voglio qui parlare. Quanti, di codesto animale consacrato al Sole, ... ..." .
Ricorda poi le disparità di pareri sull'aspetto dell'uccello sacro di Eliopoli, sull'intervallo di tempo tra una sua apparizione e l'altra, una serie di apparizioni datate verificatesi al tempo dei faraoni Sesostri I, Amasi e Tolomeo III e - con un po' di scetticismo - una serie di particolari sul presunto processo di morte e resurrezione della fenice dalle sue ceneri. Conclude poi il capitolo 28 del VI libro scrivendo:

"Ma tutto ciò è malcerto, e di troppe fantasie colorito: quel ch'è indubbio, è che di tempo in tempo la fenice è vista in Egitto."

Come si vede, pur nutrendo un certo scetticismo su alcuni particolari della vicenda, Tacito da storico scrupoloso riporta (si tenga presente che egli scrive verso il 114 d.C.) la notizia venuta ottant'anni prima dall'Egitto, ma di cui si era evidentemente conservato il ricordo anche a Roma, della ricomparsa del misterioso e sacro volatile nell'anno di quei consoli che gli storici ci dicono oggi essere il 34 d.C.

E' con un certo senso di emozione, di soddisfazione e di fierezza, lo stesso senso che provai qualche anno fa quando raggiunsi la certezza dell'esattezza dei miei risultati, è con questo senso che ne scrivo oggi qui, convinto che questi miei studi e questi miei risultati saranno di aiuto e di base per quelli di tanti altri studiosi, in ogni parte del mondo.

Per concludere vorrei dire che mi piacerebbe se tra i miei lettori ci fosse anche la prof.ssa Elisabeth Keitel, che giusto dieci anni fa scrisse sull'American Journal of Philology (vol. 120, n. 3 (Fall 1999), The Johns Hopkins Univ. Press) un articolo dal titolo: The Non-Appearance of the Phoenix at Tacitus' Annals 6.28.

Invece, secondo me, non solo è vero quel che scrive Tacito in Annals 6.28 e cioè che la fenice apparve in Egitto (ove evidentemente avevano occhi per vederla), ma oggi - grazie, modestamente, alle mie ricerche - siamo anche in grado mediante i software astronomici disponibili anche in rete di studiare ogni aspetto di quel ritorno del sacro e mitico volatile.

sabato 28 marzo 2009

The phoenix in Tacitus' Annals 6.28

In questi giorni di primavera di quello che ora chiamiamo anno 35 d.C., cioè verso la fine del regno di Tiberio, stava terminando un fenomeno astronomico memorabile (quello riportato sinteticamente nel diagramma sottostante) che era iniziato nell'autunno del 34 d.C.: si tratta precisamente, come si vede dal diagramma, di una congiunzione doppia tra Giove e Saturno, verificatasi sullo sfondo della costellazione del Leone.





Secondo l'interpretazione astronomica che io ho dato del mito della fenice (interpretazione che ho presentato per la prima volta al VI Convegno annuale della Società Italiana di Archeoastronomia, Univers. del Molise, Campobasso 22-23 sett.2006), proprio a questo fenomeno fa riferimento il capitolo 28 del libro VI degli Annali di Tacito, che riporta la ricomparsa in Egitto del mitico uccello sacro di Heliopolis nell'anno 34:

"Paulo Fabio L. Vitellio consulibus post longum saeculorum ambitum avis phoenix in Aegyptum venit praebuitque materiem doctissimis indigenarum et Graecorum multa super eo miraculo disserendi. ..." (Annals 6.28).

La tesi ch'io ormai da anni sostengo (e di cui ho dato al citato convegno ampia dimostrazione) è precisamente che la fenice sia stata nell'antichità immagine allegorica di un ben determinato fenomeno astronomico, quello delle congiunzioni multiple - cioè triple o doppie - tra Giove e Saturno.

Come si vede dal diagramma della congiunzione G-S del 34-35, in quest'occasione si ebbero soltanto due allineamenti tra i due grandi pianeti, perchè a causa della posizione della Terra sulla sua orbita l'oscillazione di moto retrogrado di Giove non fu tale da portarlo alla destra del 'padre' Saturno.

Altra particolarità di questa congiunzione fu quella che il secondo allineamento (corrispondente al secondo minimo della curva in rosso del soprastante diagramma) si ebbe - caso più unico che raro da un punto di vista astronomico - in coincidenza con il primo plenilunio dopo l'equinozio di primavera, cioè proprio nei giorni di Pesach/Pasqua, nei primi giorni di aprile del 35.

Credo per ora di aver detto già abbastanza, per cui saluto tutti, augurando a tutti una buona notte.