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lunedì 27 luglio 2015

DENKEN und PHILOSOPHIEREN

"Niemand wird bestreiten wollen, dass heute ein Interesse fuer die Philosophie besteht. Doch gibt es heute noch etwas, wofuer der Mensch sich nicht interessiert, in der Weise naemlich, wie er das 'Interessieren' versteht?
Inter-esse heisst: unter und zwischen den Sachen sein, mitten in einer Sache stehen und bei ihr bleiben. 
... ... ...
Dass man fuer die Philosophie ein Interesse zeigt, bezeugt noch keine Bereitschaft zum Denken. ... Selbst die Tatsache, dass wir uns Jahre hindurch mit den Abhandlungen und Schriften der grossen Denker eindringlich abgeben, leistet noch nicht die Gewaehr, dass wir selber denken oder auch nur bereit sind, das Denken zu lernen. Im Gegenteil: die Beschaeftigung mit der Philosophie kann uns sogar am hartnaeckigsten den Anschein vorgaukeln, dass wir denken, weil wir doch unablaessig 'philosophieren'."

[M. Heidegger, Was heisst Denken, Philipp Reclam Nr. 8805, Stuttgart 1992, S. 5]

domenica 12 luglio 2015

(WELT)WOHNEN und HEIMATLOSIGKEIT [aus "Bauen Wohnen Denken", 1951, GA 7]

"Das Wohnen ..ist der Grundzug des Seins, demgemaess die Sterblichen sind.
... .....
"So hart und bitter, so hemmend und bedrohlich der Mangel an Wohnungen bleibt, die eigentliche Not des Wohnens besteht nicht erst im Fehlen von Wohnungen. Die eigentliche Wohnungsnot ist auch aelter als die Weltkriege und die Zerstoerungen, aelter auch denn das Ansteigen der Bevoelkerungszahl auf der Erde und die Lage des Industrie-Arbeiters. Die eigentliche Not des Wohnens beruht darin, dass die Sterblichen das Wesen des Wohnens immer erst wieder suchen, dass sie das Wohnen erst lernen muessen. Wie, wenn die Heimatlosigkeit des Menschen darin bestuende, dass der Mensch die eigentliche Wohnungsnot noch gar nicht als die Not bedenkt? Sobald der Mensch jedoch die Heimatlosigkeit bedenkt, ist sie kein Elend mehr. Sie ist, recht bedacht und gut behalten, der einzige Zuspruch, der die Sterblichen in das Wohnen ruft.
   Wie anders aber koennen die Sterblichen diesem Zuspruch entsprechen als dadurch, dass sie an ihrem Teil versuchen, von sich her das Wohnen in das Volle seines Wesens zu bringen? Sie vollbringen dies, wenn sie aus dem Wohnen bauen und fuer das Wohnen denken." 
[aus M. Heidegger, Vortraege und Aufsaetze, GA 7, S. 163-164 (Bauen, Wohnen, Denken)]

lunedì 23 agosto 2010

Ueberwindung der Metaphysik

Riconsegnati ad una biblioteca pubblica La mia vita di Nietzsche e i suoi Frammenti Postumi 1872-73, ho preso in prestito - tra gli altri - Saggi e Discorsi (Vortraege und Aufsaetze) di Heidegger, in una edizione di qualche anno fa (Mursia, 1991, 1976 !!) a cura di Gianni Vattimo, che solo da qualche tempo ho scoperto essere uno dei massimi esperti italiani del filosofo alemanno.

Esaminata la struttura del volume, che nell'originale tedesco è del 1954, e la datazione dei vari saggi che contiene, mi son fatto il seguente piano di lettura: prima l' Introduzione di Vattimo, poi l' Oltrepassamento della metafisica, Aletheia (Eraclito framm. 16) , La cosa, Logos (Eraclito fr. 50), ".. Poeticamente abita l'uomo..." e via via tutto il resto.

Al momento ho letto l' Introduzione di Vattimo, che - non essendo datata - non si capisce se è del 1976 oppure del 1991, e l' Oltrepassamento della metafisica, saggio che si compone di XXVIII brani sulla Verwindung risalenti per lo più al periodo 1936-1946. Dalla prima lettura ho registrato l'atteggiamento di Gianni Vattimo di cercare di capire da questi Saggi e Discorsi del 1936-46 il senso compiuto dell'incompiuto e problematico Essere e Tempo del 1927 e la sua riflessione conclusiva, che mi sembra un po' sconsolata, sull'analogia tra il modo di pensare heideggeriano e le libere associazioni del dialogo psicanalitico. "Il pensiero che Heidegger esercita ha forse soltanto un analogo, apparentemente remoto ma di significato convergente, nel Novecento: è quello che si mette in moto nel dialogo psicanalitico. Non è un caso, forse, che il pensiero ultrametafisico di Heidegger chiami se stesso 'pensiero rammemorante' (Andenken)."[op. cit., p. XVII]

Quanto ai ventotto brani dell' Oltrepassamento della metafisica, devo dire che ad una lettura veloce in nessuno di essi io ho visto nè oltrepassamento, chiarimento, nè scomparsa o trapasso della metafisica. Probabilmente perchè, secondo Heidegger, è vero che la metafisica "è entrata nel suo tra-passare (Ver-endung)", ma "Il trapasso dura più a lungo della storia che la metafisica ha avuto fino ad oggi." [op. cit. p. 46]: potrebbe insomma - secondo lui - durare venti/venticinque secoli!! Mi è venuto il dubbio - leggendo ciò - ch'io attribuisca al filosofo della Foresta Nera più conoscenze sui fondamenti fisici della metafisica di quante lui effettivamente ne possedesse, nonostante le visite a Todtnauberg di amici fisici eminenti. Ma su ciò dovrò naturalmente riflettere bene e tornare assai più diffusamente in futuro.

Risfogliando le pagine di questo libro da 45 a 65, trovo di aver sottolineato - oltre ad alcuni riferimenti al Geviert e alla cosa - una frase di Heidegger che condivido: "Il rovesciamento del platonismo, in base al quale per Nietzsche il sensibile diventa il mondo vero e il soprasensibile il mondo non vero, rimane completamente all'interno della metafisica." [p. 51]
Come dire che esso non costituisce un superamento ed una chiarificazione della vecchia metafisica, ma solo una nuova metafisica, quella nietzscheana della volontà di potenza E dell'eterno ritorno dell'uguale.