venerdì 15 maggio 2026

SUL DITTICO "RIME PETROSE - VITA NOVA"

Meditando meditando sono arrivato alla conclusione, deduzione logica, che Dante scrisse le 3 'rime petrose' del 1295-96 per cercare di dimostrare agli altri 'fedeli d'Amore' e soprattutto a Guido Cavalcanti che lui lo sapeva, lo aveva capito sin dall'inizio della sua produzione poetica che il fenomeno planetario da secoli e millenni al centro di speculazioni ed elaborazioni filosofiche , da cui lasciarsi poeticamente ispirare poetandolo allegoricamente come donna beatificante/gratificante o pietrificante e respingente come un nulla cosmico, era la lenta dinamica complessiva della coppia Giove-Saturno (l'antico theion/logos filosofico-religioso).
Quel fenomeno non era, invece, la più frequente sanguigna manifestazione e rapida scomparsa/'morte' del rosso Marte (dinamica dell'insieme Marte-Terra), sulle quali lui aveva di fatto allegoricamente poetato all'inizio, fine1283-inizio1284 e per altri 6 anni, fino al 1290: ora voleva però dimostrare - con le parti in prosa della Vita nova - di averlo fatto solo per finta, con le donne schermo, le varie occasioni luttuose, .. ...

Come ho dimostrato al Congresso Dantesco Int.le di Ravenna del 2023, Dante scrisse infatti 3 delle 'rime petrose' proprio durante la dis-giunzione (diapheromenon) Giove-Saturno del 1295-1296, quando i due pianeti antichi dei del tempo si trovavano a 180° uno dall'altro: questa la 'donna angelicata' pietrificante, annullante la vita del devoto suo cantore.