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domenica 4 settembre 2016

Luglio 1929: Heidegger parla/ricorda IL NIENTE come "uomo di scienza"

L' ENT-EIGNIS Giove-Saturno del settembre 1921

Rileggendo testi di Heidegger già letti, mi accorgo che vanno aumentandola sia la mia capacità di capirlo come uomo che quella di decifrarlo come pensatore ermetico. Oggi mi hanno colpito una serie di passi della sua prolusione a Friburgo del 24 luglio 1929, Was ist Metaphysik?, nei quali lui - parlando della necessità di indagare il concetto di Niente - si pone aperta-
mente come 'uomo di scienza'. 
Dalle pag. 64-65 della V ediz. Adelphi (2008):

"Connotiamo il nostro esserci, esperito qui ed ora, come essenzialmente determinato dalla scienza. ... L' esserci dell'uomo di scienza ha la sua semplicità e la sua forza nel fatto di rapportarsi in un modo eccelso all' ente stesso e unicamente ad esso. Con un gesto di superiorità, la scienza vorrebbe abbandonare il Niente. Ma ora, nel domandare del Niente, appare evidente che l' esserci dell'uomo di scienza è possibile solo se fin da principio si tiene immerso nel Niente. Esso si comprende per quello che è soltanto se non abbandona il Niente. La pretesa sobrietà e superiorità della scienza diventa qualcosa di ridicolo se essa non prende sul serio il Niente. Solo perchè il Niente è manifesto, la scienza può fare dell' ente stesso l' oggetto della sua indagine. Solo traendo la sua esistenza dalla metafisica, la scienza può riconquistare sempre di nuovo il suo compito essenziale, che non consiste nel raccogliere e nell' ordinare conoscenze, ma nel dischiudere - che va attuato sempre di nuovo - l' intero spazio della natura e della storia.   ... ...

Solo sul fondamento dello stupore, ossia della manifestatezza del Niente, sorge il 'perché?', e solo in quanto il perché è possibile come tale, noi possiamo domandare dei fondamenti e fondare in modo determinato. Solo perché possiamo domandare e fondare, è assegnato alla nostra esistenza il destino della ricerca."

domenica 31 luglio 2016

HEIDEGGER BLIEB BEI BLOSSEN WORTEN STEHEN (Beispiel aus: "Ueber den Humanismus", [29-30])

The Phoenix Poster I presented in 2008
at the F.I.E.C. Congress in Liverpool
"Ek-sistenz" ist im fundamentalen Unterschied zu aller existentia und "existence" das ek-statische Wohnen in der Naehe des Seins. Sie ist Waechterschaft, das heisst die Sorge fuer das Sein. Weil im diesem Denken etwas Einfaches zu denken ist, deshalb faellt es dem als Philosophie ueberlieferten Vorstellen so schwer. Alles das Schwierige besteht nicht darin, einem besonderen Tiefsinn nachzuhaengen und verwickelte Begriffe zu bilden, sondern es verbirgt sich in dem Schrittzurueck, der das Denken in ein erfahrendes Fragen eingehen und das gewohnte Meinen der Philosophie fallen laesst. Man meint allenthalben, der Versuch in "Sein und Zeit" sei in eine [30] Sackgasse geraten. Lassen wir diese Meinung auf sich beruhen. Ober "S.u.Z." ist das Denken, das in der so betitelten Abhandlung einige Schritte versucht, auch heute nicht hinauskommen. Viellecht ist es aber inzwischen um einiges eher in seine Sache hineingekommen. So lange die Philosophie jedoch sich nur damit beschaeftigt , staendig die Moeglichkeit zu verbauen, sich erst auf die Sache des Denkens, naemlich die Wahrheit des Seins, einzulassen, steht sie gesichert ausserhalb der Gefahr, jemals an der Haerte ihrer Sache zu zerbrechen. Darum ist das "Philosophieren" ueber das Scheitern durch eine Kluft getrennt von einem scheiternden Denken.  Wenn dieses einem Menschen gluecken duerfte, geschaehe kein Unglueck. Ihm wuerde das einzige Geschenk, das dem Denken aus dem Sein  zukommen koennte.
The Seyn occurrence 1940-1941,
i.e. the TRIPLE Jupiter-Saturn conjunction happened
in those year in the constellation Aries
Allein auch dies gilt: die Sache des Denkens ist nicht dadurch erreicht, dass nun eine Gerede ueber "die Wahrheit des Seins" und ueber die "Seinsgeschichte" auf die Bahn gebracht wird. Alles liegt einzig daran, dass die Wahrheit des Seins zur Sprache komme und dass das Denken in diese Sprache gelange. Vielleicht verlangt dann die Sprache weit weniger das ueberstuerzte Aussprechen als vielmehr das rechte Schweigen.

[aus: M. Heidegger, Ueber den Humanismus, V. Klostermann, Frankfurt a.M. 1947, S. 29-30]
[La trad. ital. della Lettera sull' 'umanismo' è alle pp. 267-315 di M. Heidegger, Segnavia, Adelphi ed., Milano 2008]

martedì 6 agosto 2013

1801-1802: Hoelderlin's Himmlisches Feuer


Des gemeinsamen Geistes Gedanken sind,
Still endend in der Seele des Dichters.
Dass schnellbetroffen sie, Unendlichem
Bekannt seit langer Zeit, von Erinnerung
Erbebt, und ihr, von heilgem Stral entzuendet,
Die Frucht in Liebe geboren, der Goetter und Menschen Werk,
Der Gesang, damit er beiden zeuge, gluekt.
 
[aus: "Wie wenn am Feiertage.." in M.Heidegger, Erlaeuterungen zu Hoelderlins Dichtung,
ed. it. La poesia di Hoelderlin, Adelphi ed., p. 62]


domenica 7 luglio 2013

Was ist Metaphysik? Heidegger 1929

Ripreso in mano dopo molto tempo Che cos'è metafisica? di Martin Heidegger, nell'edizione Adelphi 2001. Si  tratta, com'è noto, della Prolusione iniziale che Heidegger tenne nell'Aula magna dell'Università di Friburgo i.B. il pomeriggio del 24 luglio 1929, quando di ritorno da Marburgo si era da poco insediato - come successore di Husserl - sulla prima cattedra di filosofia di quella che era stata la sua università di provenienza.

Chi ha letto questo libricino ricorderà il senso di smarrimento e delusione che provi già all'inizio del testo heideggeriano, laddove Heidegger afferma che, piuttosto che rispondere alla domanda del titolo, egli tratterà invece di una specifica tematica metafisica, quella del  Niente, del nulla ovvero del Ni-ente, del Non-ente. Fu questa anche la mia prima impressione, quando - come leggo dallo scontrino spillato alla fine del libro - lo lessi o tentai di leggerlo a fine novembre 2008 ed immagino che fosse questa anche la reazione del pubblico che ascoltava Heidegger in quella giornata di fine luglio del 1929, ottantaquattro anni fa.

Rileggendolo ora, dopo tutta una serie di scoperte ed elaborazioni di questi ultimi anni, mi accorgo che il testo mi risulta molto più accessibile di cinque anni fa. Il fatto è che Heidegger parlava in quella Prolusione in un gergo volutamente criptico, un gergo che lui stava elaborando da almeno una decina di anni e che era basato - questa la mia convinzione - sulla sua comprensione del comportamento fisico, della dinamica, dell' ente da sempre oggetto di trascendenza e speculazione filosofica: quello delle congiunzioni planetarie tra Giove e Saturno. Come avesse scoperto che l'ente era proprio questo e quali fossero le apparenti dinamiche di esso è ancora oggetto da parte mia di approfondimento e sistematizzazione.

La convinzione cui io sono arrivato è che Heidegger parlando in quell'opera di Niente e di Non-ente parli in realtà della congiunzione Giove-Saturno singola (quella di tipo unicorno, per capirci), la quale quand'è perfetta è anche invisibile perché i due pianeti allineati passano la volta celeste di giorno, nascosti dietro la grande potenza luminosa del Sole. La disposizione dei Quattro, del Geviert heideggeriano, è in tal caso Saturno-Giove-Sole-Terra.

Guardandosi bene dal citare il sottostante fondamento fisico, gigionescamente Heidegger lamenta che la scienza non prenda di petto lo studio del Niente e scrive (pag.64):

"La pretesa sobrietà e superiorità della scienza diventa qualcosa di ridicolo se essa non prende sul serio il Niente. Solo perché il Niente è manifesto, la scienza può fare dell'ente stesso l'oggetto della sua indagine. Solo traendo la sua esistenza dalla metafisica, la scienza può riconquistare sempre di nuovo il suo compito essenziale, che ... consiste ..nel dischiudere, che va attuato sempre di nuovo, l'intero spazio della verità della natura e della storia."

Aveva comunque ricordato nelle pagine precedenti una frase di Hegel, secondo il quale "Il puro essere e il puro Niente è dunque lo stesso" (proposizione su cui  io non sono d'accordo, c'è un 'anti'
di differenza) ed il punto di vista della dogmatica cristiana (p. 62), secondo la quale "il Niente ha il significato di assenza completa dell'ente extradivino.. A questo punto il Niente diventa il concetto opposto all'ente vero e proprio, al summum ens, a Dio come ens increatum. Anche qui l'interpretazione del Niente indica quella che è la concezione fondamentale dell'ente."

Alla domanda finale di Was ist Metaphysik? e cioè:
Warum ist ueberhaupt Seiendes und nicht vielmehr Nichts? cioè
Perché è in generale l'ente e non piuttosto il Niente?

la mia risposta è
Perché il Niente (e l'Anticristo) rimanda al geocentrismo del sistema planetario, cosa che non è.

lunedì 22 aprile 2013

L'enigma del katechon della seconda Lettera ai Tessalonicesi (2Ts 2,1-12) e Massimo Cacciari

Venerdì scorso, 19 aprile, ho ascoltato una conferenza che il prof. Massimo Cacciari ha tenuto a Roma, nella sala grande della biblioteca della Link Campus University (prosecuzione della parificata S. Leone Magno, per la "formazione di professionisti e manager per il mondo che cambia").
All'incontro "Una riflessione sul potere", che prendeva spunto da/e presentava l'ultimo libro di Cacciari "Il potere che frena" (Adelphi, 212 pp., 13 €), partecipavano anche Franco Pizzetti (ordinario di Diritto costituzionale a Torino), Vincenzo Scotti (presidente della Fondazione Link Campus Univ.) ed Anna Maria Cossiga (docente di Antropologia culturale), come moderatrice.

 


Il volume di Cacciari, che ha per sottotitolo "Saggio di teologia politica", prendendo lo spunto dal secondo capitolo della seconda Lettera ai Tessalonicesi (partita da Corinto verso il 53 dC) , tratta della relazione tra teologia e politica nella cristianità occidentale, tematica divenuta centrale - dice il filosofo veneziano - in epoca moderna soprattutto grazie al tedesco Carl Schmitt, che iniziò a trattarne verso il 1932.

In 2 Ts 2, 1-12 Paolo di Tarso o qualcuno del suo seguito parla di un potere denominato in greco katechon, qualcuno o qualcosa che frenerebbe l'Anticristo prima che questi si riveli e sveli definitivamente, Anticristo che comunque verrebbe poi - nel suo ultimo assalto - superato e battuto dal Signore Gesù "con il soffio della sua bocca". Il katechon occupa dunque una posizione di mezzo (p. 60) e solo quando egli/esso si toglierà di mezzo, l'Anticristo potrà rivelarsi.

Sulla scia di Schmitt, Cacciari è del parere (pur con un debole cenno di dubbio, quasi fugacemente espresso a p. 34) che la figura del katechon di 2Ts 2 vada interpretata politicamente, ne ricorda l'identificazione storica da parte di vari autori a volte con l'Impero a volte con la Chiesa, ed afferma che - in questa ottica - il potere politico e civile non può non porsi anche in termini teologici e porgersi invece solo in modo tecnico-amministrativo. La politica, insomma, non potrebbe essere autentica se dimenticasse la propria origine spirituale. Ne derivano, secondo Cacciari, "una ridda di questioni teologico-politiche che continuano ad informare, senza che quasi mai ve ne sia consapevolezza, le nostre idee intorno al potere, alla sovranità, alla relazione tra autorità politica e religiosa, mondana e spirituale. Questioni che la 'secolarizzazione', in quanto dissoluzione di ogni idea di epoca, nasconde in sé, piuttosto che risolvere o superare." Questioni sulle quali poi Cacciari si diffonde nei vari capitoli del non-leggibilissimo libro.

Essendo la seconda volta che ascoltavo Cacciari sull'argomento (la prima era stata nella grande e piena sala Sinopoli dell'Auditorium di Roma, il 16 marzo scorso) ed avendo nel frattempo autonomamente  riflettuto sull' enigma del katechon, non ho potuto - al momento dei commenti e delle domande - esimermi dal dire chiaramente, apertis verbis, a Cacciari che la sua (e non solo sua) interpretazione politica di quel passo di 2Ts 2, 1-12 a me pare forzata e confuse e cavillose tutte le conseguenti considerazioni ed elaborazioni.
*     *     *
Secondo me, ho detto venerdì 19 aprile, in quel passo di 2Ts Paolo di Tarso o chi per lui - scrivendo nel corso dell'anno 53 (nell'anno e nei mesi che precedono la congiunzione Giove-Saturno singola di fine marzo 54, nella costellazione dei Pesci) - sta precisando che la prossima congiunzione G-S sarà singola, ricordando in modo velato e criptico appunto la dinamica di questo tipo di congiunzioni. Chi ritarda il verificarsi di questo tipo di evento astroNomico - cioè che Giove si allinei con Saturno  e poi lo superi - è la Terra che in questo tipo di congiunzione G-S non deve trovarsi in mezzo tra il Sole e la coppia Giove-Saturno (come sta facendo nel corso del 53), bensì dalla parte opposta dei due pianeti congiunti, rispetto al Sole (come farà a fine marzo 54).

Ne segue, concludendo, che è il nostro pianeta - la Terra - a doversi togliere di mezzo e non più rimandare il verificarsi (sei-sette mesi dopo) di quella particolare disposizione del Geviert planetario, identificata in 2Ts 2 con il nome di Anomos (o Iniquus o Anticristo). In altre parole, il katechon di 2Ts 2 è il pianeta Terra e Paolo (o chi per lui) sta facendo ermetiche considerazioni eliocentriste sulla dinamica delle congiunzioni tra Giove e Saturno.

martedì 24 luglio 2012

Non so se e quanto Borges aveva capito ...

Come avrò sicuramente già detto, uno dei più gustosi passatempi del periodo estivo è per me quello di cercare libri interessanti sulle bancarelle dell'usato. E' così che l'altroieri, dopo una rapida sfogliata, sono venuto in possesso - per la modica somma di 2 euro - di un libricino dell'Einaudi  (ed. 1998) di Jorge Luis Borges dal titolo Manuale di zoologia fantastica, un 'bestiario' di animali fantastici ove tra l'altro si parla - naturalmente - anche di fenice e di unicorno.
Curioso di vedere cosa il famoso scrittore argentino scriveva sui due mitici animali, che io interpreto come allegorie di precisi fatti astronomici (i due fondamentali modi delle congiunzioni planetarie tra Giove e Saturno), ho trovato a pag. 64 un capitoletto intitolato La fenice, a pag. 67 uno dal titolo La fenice cinese, a pag. 140 uno dal titolo L'unicorno e a pag. 142 L'unicorno cinese.

Mentre il primo e il terzo degli articoli riportano notizie piuttosto tradizionali, quello dedicato alla fenice in Cina mi ha intrigato di più per un brano - ove si cita anche l'imperatore Yao Di (24° sec. aC) - che mi ha dato da pensare e da fare qualche calcolo e qualche verifica con il mio programma planetario. Ma di ciò e degli interessanti risultati trovati vi parlerò prossimamente. Ho intanto, proprio stasera, scoperto che J.L. Borges ha scritto nel 1952 anche un breve racconto dal titolo La setta della fenice, pubblicato nell'edizione 1956 delle sue Ficciones (Finzioni, Adelphi ed.), che ovviamente dovrò leggere quanto prima.

martedì 27 luglio 2010

Era ancora sedicenne Nietzsche ...

... quando, a maggio 1861, scrisse le riflessioni di tono autobiografico che riporterò. Per la verità aveva iniziato anche prima, già al compimento del 14-esimo anno, nell'ottobre 1858, a scrivere i suoi primi curricula [Cfr. il volume Adelphi, F. Nietzsche, La mia vita, p. 40], ma ora c'era evidentemente qualcosa di più.

Nella versione di maggio 1861 de La mia vita [I] (op. cit., p. 97), problematicamente riflettendo sulle prime intuizioni che aveva avuto, il giovane Friedrich (si) diceva (pp. 98-99):

".. noi non dobbiamo tentare temerariamente di sollevare il velo che avvolge il potere che guida le nostre sorti. E come potrebbe l'uomo, con le sue limitate facoltà spirituali, penetrare i sublimi disegni che lo Spirito primigenio ha concepito e posto in esecuzione! Il caso non esiste; tutto quanto accade ha un significato, e quanto più la scienza indaga e ricerca, tanto più evidente appare il concetto che tutto ciò che esiste o accade è un anello di un' invisibile catena.
Getta uno sguardo alla storia: credi che le date si succedano senza significato? Guarda il cielo; credi che i corpi celesti seguano le loro traiettorie senza un ordine e una legge? No, no! Ciò che accade non accade a caso, un Essere superiore governa secondo ragione e criterio tutto quanto il creato."

Ora si dà il caso che mentre Nietzsche scriveva questa frase, a Giove non mancassero che 12-13° per raggiungere Saturno e che già li si potesse veder ruotare, appaiati a questa distanza angolare, per quasi tutta la notte. Era infatti ormai prossima la congiunzione quasidoppia del 1861-62 (vedi grafici qui a sinistra), che sarebbe durata dal settembre 1861 al luglio 1862.

A chi reputa una semplice coincidenza quanto scritto da Friedrich a maggio 1861 e la situazione planetaria che lui poteva vedere in cielo ogni sera ed ogni notte in quei mesi estivi e poi autunnali del 1861, faccio notare che nelle successive vacanze della Pasqua 1862 - dunque proprio nel bel mezzo della congiunzione GS detta - Nietzsche scrisse le sue prime riflessioni di filosofia della storia, e cioè i due lavori giovanili Fato e storia. Pensieri ed ancora Libertà della volontà e fato.

Nel primo di questi lavori, scritto ad aprile 1862 (ripeto: proprio nel bel mezzo della congiunzione GS multipla in atto) ma che sembra già delineare la base ed il metodo dei suoi lavori futuri, Friedrich scriveva:

"Storia e scienza, mirabile retaggio di tutto quanto il nostro passato e preannuncio del nostro avvenire, esse sole sono le fondamenta sicure su cui possiamo edificare la torre della nostra speculazione."

martedì 27 ottobre 2009

Triumphus Tertius - Hypnerotomachia Poliphili

Sono finalmente in grado di farvi vedere l'immagine del Triumphus Tertius dell' Hypnerotomachia Poliphili di cui vi avevo parla-
to qualche tempo fa: è quella qui sotto (tratta da H.P., Adelphi ed., vol. I, Milano 2006, pp. 170-171) ove si riconoscono agevolmen-
te sei unicorni che trainano un carro sul cui ripiano è seduta "una splendida ninfa". Secondo i commentatori dell'opera si tratta di Danae, la figlia di Acrisio, re di Argo, che il padre - per proteggerla - chiuse in una torre; ostacolo per superare il quale (e possedere la fanciulla) Giove si trasformò in una pioggia d'oro.



"Seguiva il terzo, divino carro trionfale con quattro mobili ruote simili in ogni particolare a quelle precedenti: erano di crisolito etiopico, fiammeggiante di auree pagliuzze ... Le sue lastre, applicate intorno nel modo suddetto, erano di verde eliotropia di Cipro punteggiata di minute gocce sanguigne, che dà potere sugli astri celesti, rende invisibile chi la porta e dona la divinazione. ... ... Il carro era trainato in pompa magna da sei fierissimi mono-
ceri dalla fronte cornuta ... Li cavalcavano sei verginelle, nei modi e col fasto delle altre: avevano abiti d'oro .. Sul piano del carro, al centro, era posto un prezioso seggio di diaspro verdeg-
giante, eccellente se unito all'argento, soccorrevole alle parto-
rienti e medicina dell'uomo casto. ... ... Vi sedeva a suo agio una splendida ninfa sontuosamente vestita d'oro tessuto in seta azzurra, .. Manifestava il piacere amoroso nell'atto di ammirare l'abbondanza dell'oro divino nel suo grembo, tra solenni onori e festosi applausi, come negli altri trionfi: sedeva con le folte chiome fluenti sul dorso, incoronata da un diadema d'oro tempestato di pietre multiformi." (da H.P. Adelphi cit., vol. II, pp. 181-182).

Come approfonditamente spiegavo nel precedente post sull'erme-
tica opera rinascimentale, post cui rimando per spiegazioni detta-
gliate sull'aspetto astronomico, l'interpretazione che io dò di questa immagine è che essa sia un modo cifrato, allegorico, di spiegare che una congiunzione Giove-Saturno multipla (tripla/
doppia) [allegorizzata qui "dalla splendida ninfa" Danae] arriva sempre preceduta, 'trainata', da una lunga serie di congiunzioni Giove-Saturno singole [allegorizzata qui dal traino dei sei "fierissimi monoceri", monokeros].

Quando, ad esempio, tra circa 230 anni tornerà la prossima congiunzione G-S tripla, a cavallo degli anni 2238-2239, essa sarà stata preceduta da ben 12 (dico dodici) congiunzioni G-S singole (cioè da dodici 'unicorni') tutte quelle verificatesi dopo la precedente G-S tripla, avvenuta nel 1981.

Significato perfettamente corrispondente a quello del terzo trionfo ritengo abbiano anche gli altri tre Triumphi che precedono e seguono il terzo, caratterizzati da immagini allegoriche diverse ma da struttura identica a quella del terzo trionfo.