Visualizzazione post con etichetta M. Ali Agca. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta M. Ali Agca. Mostra tutti i post

lunedì 28 aprile 2014

Intertwinement between JOHN-PAUL-II's HISTORY and BEYNG-HISTORY

The J-S-triple-conjunction which happened in 1980-1981
in the Virgo-constellation. 
The red vertical line indicates the date
May 13th, 1981, when Alì Agca shot in s.Peter Square 
When on May 13th, 1981, the young Turk Mehmet Alì Agca shot the pope John Paul II there was a very particular astroNomical situation, a very seldom one.

In those days the two planets Jupiter and Saturn, which in my opinion are the throbbing heart of the heideggerian Seinsgeschichte or Being-history, were performing a sosaid TRIPLE CONJUNCTION in the zodiacal constellation of Virgo , i.e. a rare astroNomical phenomenon during which the two planets - seen from here, from the Earth - align three times in a time interval of six-seven months. Both planets were almost at the end of their apparent retrograde motion and Jupiter had passed to the right of his 'father' Saturn on March 4th, 1981, where it was going now to sit down, for some days.

To understand the rarity of the phenomenon one must consider that JUPITER AND SATURN will give place to a similar event only in 258 years (13th J-S conjunction after that of 1981), in the second part of year 2238 (Sept. 8th) and at beginning of year 2239 (Jan.13th, March 23rd), in the constellation of Gemini (see graphics behind blog title).

sabato 1 giugno 2013

Le ultime rivelazioni di Ali Agca sull'attentato del 1981 a Giovanni Paolo II

Chiarelettere ed., Roma 2013
Qualche giorno fa, approfittando del fatto che alle librerie Arion di Roma praticavano lo sconto del 20%, ho acquistato - tra gli altri -  anche l'ultimo libro di Ali Agca, l'attentatore del 1981 a Giovanni Paolo II, uscito da poco presso l'editore Chiarelettere di Roma. Titolo e sottotitolo: Mi avevano promesso il paradiso, La mia vita e la verità sull'attentato al papa.
 
Ormai appassionato dell'argomento come sono, non vi nascondo di aver divorato questo libro in un paio di giorni, alla ricerca di nuove rivelazioni su quell'attentato ancora non chiarito e su quanto di misterioso vi è connesso, a partire dal rapimento di Emanuela Orlandi (del quale il prossimo 22 giugno ricorre il 30° anniversario).
 
Sull'argomento Agca aveva già scritto un altro libro diciassette anni fa, quand'era recluso nel carcere di Ancona: Mehmet Ali Agca, La mia verità, NewtonCompton ed., Roma 1996. In questa prima autobiografia - nella quale arrivava anche a definirsi il novello Gesù Cristo - il giovane turco ricostruiva soprattutto le vicende della sua vita, dalla nascita (9 gennaio 1958) e fanciullezza in un villaggio della Turchia orientale fino all'attentato del 1981 a P.za s. Pietro, al processo e condanna, e alla gradita visita in carcere a Rebibbia (Roma) che Giovanni Paolo II gli fece il 27 dicembre 1983. Concludeva ricordando che il papa aveva ricevuto ben tre volte la sua povera madre analfabeta, il 28 febbraio 1987, il 3 dicembre 1994 ed "il 15 maggio 1996, in occasione del quindicesimo anniversario dell'attentato".
La differenza sostanziale che io ho trovato tra i due libri autobiografici (scritti a 17 anni di distanza) riguarda il periodo che Ali Agca passò in Iran nella primavera del 1980, dopo la facile evasione del 25 novembre 1979 dal carcere militare di Kartal-Maltepe (ov'era detenuto per aver partecipato all'omicidio di un direttore di giornale). Mentre nel primo dei due libri indica per tale sconfinamento il periodo 1 marzo-30 aprile 1980 e ricorda solo l'occupazione dell'ambasciata americana da parte dei giovani studenti pasdaran della rivoluzione islamica,  nel nuovo libro dice apertamente che il viaggio in Iran - per il quale indica ora il periodo metà gennaio-metà maggio 1980 - aveva l'unico scopo di prendere dall'ayatollah Khomeyni in persona, cioè dalla Guida Suprema della rivoluzione islamica, il mandato di uccidere papa Giovanni Paolo II.

L'ayatollah Ruhollah Mustafà
Khomeyni (1902-1989), guida
suprema della rivoluzione
islamica iraniana (gen.-feb. 1979)
Da tramite tra l'ambiente dei Lupi grigi turchi ed il vertice iraniano avrebbe fatto (pag. 53) Ali Ekber Mehdi Pur, imam turco-iraniano di una moschea sciita di Istambul, il quale gli avrebbe fatto conoscere a Teheran l'allora venticinquenne Mohsen Rezai, "pupillo dell'ayatollah Khomeyni." Questi gli avrebbe organizzato prima un periodo di indottrinamento e preparazione al ritorno del Mahdi al centro teologico di Qom con l'ayatollah Jaffar Subhani e poi, il 13 maggio 1980 (cioè esattamente un anno prima dell'attentato di P.za s. Pietro), un incontro notturno con Khomeyni stesso al Palazzo Verde di Teheran.  E' nel corso di tale incontro, conclusosi con una preghiera di un'ora, che l'ayatollah Khomeyni gli avrebbe detto (pag. 101):
"Mehmet Ali, mi hai capito bene. A te, e a nessun altro al posto tuo, tocca uccidere il papa in nome di Allah. Tu devi uccidere il portavoce del diavolo in terra, il vicario di Satana in questo mondo. E' per questo che sei venuto al mondo. E' per questo che Allah ti ha chiamato in questo mondo. E' per questo che egli ti ha condotto fin qui."



Sarà vero quel che dice Agca in quest'ultimo libro? o sarà solo un'ennesima versione di un aspirante killer che invece - realmente -  non sa o sa solo approssimativamente chi furono i veri mandanti che gli armarono la mano?

Io sono propenso a credere che ci sia del vero in quel che Agca afferma anche se è probabile che l'incontro con Khomeyni sia solo un frutto della sua fantasia propensa al sensazionalismo. Non so se una figura della statura della Guida Suprema si sarebbe potuta e voluta esporre così direttamente, in prima persona, nella preparazione di un attentato che a detta della polizia e dei giudici italiani è stato, tutto sommato, molto poco professionale.

Leggendo di questi contatti con i vertici iraniani all'inizio del 1980, mi è comunque tornato in mente - e sono andato a rileggerlo -  un brano de L'eredità di Heidegger di Victor Farias (pag. 143), ove il filosofo iraniano Amir Taheri rivela che:
".. l'ayatollah Khomeyni aveva fondato nel 1980 una corporazione che si era denominata 'Consiglio supremo per la rivoluzione culturale islamica'. Questo doveva essere composto da numerosi mullah e da alcuni pensatori, tra i quali spiccava il leggendario professore di filosofia Ahmad Fardid (1909-1994). Mentre da un lato il Consiglio supremo ripuliva accuratamente le università, dall'altro era stato promosso una sorta di club filosofico formato da mullah e da filosofi non teologi. Uno di questi gruppi si era denominato 'Gli heideggeriani' [...]. Fardid, che si proclamava 'compagno di strada di Heidegger' era la stella del gruppo."
V. Farias ricorda poi che tra i discepoli più attivi di Fardid e di Heidegger vi erano gli allora giovani Reza Davari-Ardakani, attuale presidente dell'Accademia iraniana delle Scienze, e Mahmud Ahmadinejad, presidente della Repubblica islamica dell'Iran. Cioè due dei più tenaci sostenitori dell'intreccio islam-politica.

Altra cosa che mi ha colpito, sia nel nuovo che nel vecchio libro di Ali Agca è il continuo riferimento che lui fa al ritorno del Mahdi, credenza che nell'islam equivale alla parousia, cioè al ritorno di Cristo in Terra per i cristiani. Nel vecchio libro ne parla a pag. 51 e segg., ove ricorda che un certo Ali Bikir, compagno di cella a Kartal-Maltepe, gli profetizzò nel novembre 1979 (poco prima della facile evasione) che lui avrebbe sparato al papa nel quadro appunto del ritorno del Mahdi.

Nel nuovo libro parla a pag. 86 e segg., dove ricorda l'indottrinamento teologico che avrebbe ricevuto nella città santa iraniana di Qom a primavera 1980 da parte dell'ayatollah Jaffar Subhani, prima dell'incontro a Teheran con Khomeyni. A pag 88 Agca riporta tra virgolette le parole di Subhani:
"La parusia, ovvero la manifestazione del dodicesimo imam, potrebbe verificarsi in qualsiasi momento. Nessuno sa quando, nemmeno il Mahdi stesso. Solo Allah detiene il segreto. Nel frattempo, come ha detto il nostro profeta:'La migliore attesa da compiere è l'attesa della manifestazione del Mahdi.' 
Tuttavia la nostra non dovrà essere un'azione passiva, ma votata ai doveri e ai compiti richiesti dal nostro imam. ... ... Dobbiamo con la nostra condotta e il nostro pensiero aprire la strada all'avvento dell'imam .. Dobbiamo essere pronti a rispondere alla sua chiamata, che, quando avverrà, sarà improvvisa. Dobbiamo sostenere i sapienti e le istituzioni che si dedicano alla propagazione dell'Islam e coloro che combattono per la sua causa.
Infine dobbiamo pregare per accelerare il manifestarsi del dodicesimo imam per poi combattere nel suo esercito e diventare  martiri per stabilire il nuovo ordine mondiale islamico."

Ecco è tutta questa insistenza di Agca sul quadro del presunto ritorno del Mahdi unitamente al fatto, da me evidenziato per primo, che l'attentato a Giovanni Paolo II del 13 maggio 1981 avvenne nel bel mezzo della congiunzione Giove-Saturno tripla di quell'anno nella costellazione della Vergine (cfr. curve-diagrammi dietro al titolo del blog), sono questi fatti - dicevo - a farmi pensare che a quell'attentato (e quel che ne è seguito) occorre dare una lettura metafisica nel contesto degli esoterici scontri tra religioni abramitiche. 


lunedì 4 marzo 2013

Poteva anche dirle Benedetto XVI due parole su Emanuela Orlandi !!

Giovanni Paolo II ed Emanuela Orlandi
Certo che prima terminare il suo pontificato Benedetto XVI avrebbe anche potuto dire due parole in ricordo della giovane cittadina vaticana Emanuela Orlandi, sparita misteriosamente a 15 anni quasi trent'anni fa (il 22 giugno 1983).

Era stato sollecitato a farlo non solo dalla famiglia Orlandi, ma anche da oltre centomila sottoscrittori dell'appello rivolto da Pietro Orlandi, il fratello di Emanuela, al card. Tarcisio Bertone, segretario dello Stato vaticano. Cosa gli sarebbe costato?! Invece anche le due ultime occasioni del febbraio 2013 (l'ultimo Angelus domenicale e l'ultima udienza pubblica in P.za s. Pietro, mercoledì 27) sono scivolate via così, senz'alcun cenno ad Emanuela.  PERCHE'?


L'attentato del 13.5.1981 a Giov.Paolo II
G.Paolo II incontra in carcere e perdona
Alì Agca, il suo attentatore 

Non è facile rispondere a questa domanda, ipotizzare da cosa quell'incompren-sibile omissione di Bene-detto XVI possa essere stata determinata.

Certo è che mentre Giovanni Paolo II ne parlò molte volte (a partire dal 3 luglio 1983, quando ne fece subito un caso internazionale legato all'attentato da lui subito), Benedetto XVI non ha mai parlato pubblicamente di Emanuela Orlandi. 
Giovanni Paolo II con il com.
Estermann e la moglie
Occorre comunque notare che, se è vero che Benedetto XVI  si è rifiutato di ricordare Emanuela, è vero anche che nei suoi ultimi giorni di pontificato ha opposto un altro e significativo rifiuto: quello di firmare il decreto di canonizzazione per dichiarare santo Karol Wojtyla, Giovanni Paolo II, decreto sottoposto alla firma di Benedetto XVI dalla Congregazione per le cause dei Santi, su sollecitazione dei polacchi e del cardinale di Cracovia Stanislaw Dziwisz, ex segretario di G.P.II.

Probabilmente il Papa Emerito non si è voluto assumere lui tutta la responsabilità di dichiarare concluso con la santificazione di Giovanni Paolo II il periodo storico iniziato 32 anni fa con l'attentato del 13 maggio 1981 [quello che avvenne, guardacaso, nel bel mezzo della congiunzione Giove-Saturno TRIPLA del 1981 nella costellazione dell'Ariete, vd. diagrammi] Probabilmente in tutta la storia e agli avvenimenti successivi a quell'attentato vi sono passaggi, personaggi e punti che Benedetto XVI non è riuscito a capire e a chiarire a se stesso e che ne hanno, di fatto, fiaccato la Sua resistenza morale alle lotte e agli intrighi interni alla Curia romana. Da qui, oltre che dall'età avanzata, la decisione di quell'uscita di scena, con passaggio della patata bollente alle più giovani mani del successore.


giovedì 7 giugno 2012

A time out of joint .. ovvero .. dal tempo delle fenici a quello dei corvi

Come (inconsapevolmente ma opportunamente, devo dire) faceva osservare qualche giorno fa il direttore di Repubblica, Ezio Mauro, in Vaticano non è più il tempo delle fenici e - aggiungo io - neppure quello degli unicorni.  Se l'ultima fenice fu vista infatti nel 1981 (cfr. grafici dietro al titolo del blog) e la successiva non arriverà che nel 2238, il prossimo unicorno non si vedrà che a dicembre del 2020.

Essendo dunque in questo 2012 il tempo cosmico così out of joint, in Vaticano è arrivato piuttosto il tempo dei corvi, come è stato designato (non so bene se dal colore delle tonache dei religiosi cattolici o da qualche abitudine dei corvi veri) il gruppo di persone, a vario titolo operanti nella cittadella del papa, che ha deciso di rendere pubblici tutta una serie di documenti ufficiali scambiati tra i vari uffici dello S.C.V., tra gli stessi ed il pontefice e/o i funzionari dello I.O.R., la banca vaticana, ...
Nessuno, mi pare, conosce bene finalità ed identità di coloro (singoli, gruppi o stati) che tengono il Vaticano sotto pressione (come dicono i giornali) in questo momento. All'origine di tutto - a mio modesto parere - potrebbe essere la montagna di segreti che ruota intorno alla figura di Giovanni Paolo II (attentato del 1981 e vicende successive: caso di Emanuela Orlandi, vicende dello IOR, caso Estermann, ...) , montagna diventata forse troppo pesante per la coscienza di alcuni in Vaticano e fuori.

E' anche possibile dunque che i cosiddetti corvi agiscano in definitiva per il bene della Chiesa e non  contro di essa. Detto in altre parole, è possibile che all'interno della Chiesa si stiano combattendo due fazioni che hanno due concetti diversi sull'essenza della Chiesa stessa, sulla sua storia e sulle sue finalità. Come due faglie in movimento i cui incontri/scontri danno vita a tremendi terremoti.

domenica 27 maggio 2012

C'ero anch'io domenica mattina alla marcia dal Campidoglio a s. Pietro ...

... per chiedere verità e giustizia per Emanuela Orlandi e per tutti coloro, singoli/e e famiglie, cui questi valori sono (stati) negati e conculcati. L'iniziativa della marcia era stata presa dal fratello di Emanuela, Pietro, che da tempo ha rivolto una petizione a papa Benedetto XVI perchè - nella sua duplice veste di capo dello SCV e capo della Chiesa - prenda apertamente posizione a favore della ricerca della verità sulla sparizione della giovane cittadina vaticana il 22 giugno 1983. La sparizione o meglio il sequestro di Emanuela Orlandi avvenne, come noto, all'uscita da una lezione di musica tenutasi in locali adiacenti e facenti parte della Basilica di S. Apollinare, il cui ex-rettore - mons. Pietro Vergari (foto sottostanti) - è ora accusato di concorso nel sequestro della ragazza. Curiosamente in una cripta di quella basilica è stato sepolto, con tutte le autorizzazioni del caso, Renato De Pedis, il capo di una banda criminale (quella 'della Magliana') molto attiva a Roma negli anni '80.
Mons. P.Vergari della Basilica di S. Apollinare
ossequia Giovanni Paolo II
Benedetto XVI e mons. P. Vergari
Secondo alcune testimonianze, ora al vaglio della magistratura italiana che ha riaperto l'inchiesta e disposto verifiche e perizie, la banda della Magliana potrebbe aver svolto un ruolo attivo nel sequestro e nella sparizione di Emanuela Orlandi, per motivi ancora sconosciuti.

Prima che il corteo muovesse da piazza del Campidoglio (ove è stata esposta una gigantografia con la scritta 'verità per Emanuela'), hanno parlato brevemente Pietro Orlandi,  l'ex-sindaco Veltroni, i presidenti delle province di Firenze e di Roma, il sindaco Alemanno, il quale ha dichiarato che ormai non è solo la famiglia Orlandi a pretendere la verità su questo torbido caso ma tutta la città di Roma, con tutti i suoi cittadini. Presenti all'iniziativa, che ha dato vita ad un corteo di molte migliaia di persone, erano anche gruppi e associazioni provenienti da varie parti d'Italia.

C'è da dire, per concludere, che Benedetto XVI ancora una volta ha deluso le attese di Pietro Orlandi (e degli oltre 80.000 italiani che hanno aderito alla sua petizione) evitando accuratamente di nominare Emanuela Orlandi, anche dopo che il folto gruppo proveniente dal Campidoglio - ben individuabile per via delle immagini di Emanuela e dei palloncini bianchi - aveva ad alta voce richiamato l'attenzione sulla propria presenza ed iniziativa, del resto ampiamente annunciata e pubblicizzata dalla stampa. Forse attende anche lui - prima di prendere posizione - i risultati delle analisi che inquirenti e magistrati stanno conducendo sui resti trovati nei sotterranei di s. Apollinare ...

venerdì 18 maggio 2012

1981-1983: il nuovo epocale ritorno dell'Essere e la scomparsa di Emanuela Orlandi

Dopo aver seguito qualche giorno fa l'ultima puntata di Chi l'ha visto? dedicata alla riapertura del sarcofago di De Pedis a Sant'Apollinare e alla scomparsa di Emanuela Orlandi, sono andato a sfogliare - in parte a rileggere (soprattutto laddove nella prima lettura avevo sottolineato) - alcuni dei libri dedicati all'attentato del 1981 a papa Giovanni Paolo II e a tutto quel gli ruota intorno: vicende di M. Ali Agca prima e dopo del 1981, scomparsa di Emanuela del 1983, strage delle guardie svizzere (A. Estermann,..) del 1998, ...
Ho rivisto in particolare: di Pino Nicotri Emanuela Orlandi, la verità, di M. Ansaldo e Y. Taskin Uccidete il papa, la verità sull'attentato a Giovanni Paolo II, di F. Imposimato e S. Provvisionato, Attentato al papa, di F. Peronaci e P. Orlandi, Mia sorella Emanuela. Pur trattandosi di tutte valide opere di giornalismo investigativo, rilevo che nessuna di esse prende ancora in considerazione l'aspetto ch'io vado da tempo ormai qui, in questo blog, illustrando e cioè che l'attentato a GPII non avvenne così a caso, in un periodo qualsiasi, esso avvenne invece (doveva avvenire, era previsto che avvenisse) in quel mese 'mariano' del 1981, proprio mentr'era in corso una (vedi grafici qui sotto a destra) delle rare congiunzioni Giove-Saturno triple, così importanti in tutta la storia del cristianesimo. Cosa quest'ultima certamente nota a tutti i papi, e non solo.

Che l'attentato fosse programmato ed atteso dallo stessa papa lo dimostrano le affermazioni di GPII a Fulda (Germania) a novembre del 1980 e alla guardia svizzera il mercoledì prima dell'attentato, gli avvertimenti fatti pervenire in Vaticano dai servizi segreti francesi (SDECE), le stesse dichiarazioni di Alì Agca a proposito delle date utili per l'attentato stesso. 
Fu così che esso avvenne proprio mentre stava terminando la fase di moto retrogrado di entrambi i pianeti (vedi grafici) ed il figlio (Giove) sedeva (era in fase di moto stazionario) alla destra del padre (Saturno).
Ecco, io suggerirei a tutti coloro (giornalisti, giudici, biografi) che cercano di scoprire qualcosa in più dell'intricata matassa che ruota intorno a Giovanni Paolo II di inquadrare l'attentato del 1981 come un episodio correlato alla storia dell'Essere, a quella Seinsgeschichte astronomica così strettamente interallacciata alla storia della Chiesa, sin dai tempi di s. Paolo e prima di essi. Visti alla luce della rara congiunzione Giove-Saturno _tripla_ del 1981 sia l'attentato che tutti gli altri fatti che ruotano intorno a GPII (inclusa la sparizione di Emanuela) assumeranno probabilmente, anzi certamente, nuovo e più comprensibile significato.
Dirò per concludere che, dopo quella del 1981, la prossima congi-unzione Giove-Saturno _tripla_ non si avrà che tra duecentoventisei anni, a cavallo degli anni 2238-2239

martedì 7 giugno 2011

In 1979 the Mahdi was coming .... - ovverosia - Nel 1979 stava per arrivare il Mahdi ...

Dopo aver letto sia il libro di Imposimato-Provvisionato (Attentato al papa, chiarelettere ed., 2011) che quello di Ansaldo-Taskin (Uccidete il papa, Rizzoli, 2011) con le loro differenti conclusioni sui possibili mandanti dell'attentato del 1981 a papa Giovanni Paolo II, mi è tornato in mente un brano dell'autobiografia di Mehmet Ali Agca (La mia verità, Newton 1996) che - alla luce di quanto ho già scritto qui sulla congiunzione Giove-Saturno tripla del 1981 - mi porta a propendere più per le conclusioni di Marco Ansaldo e Yasemin Taskin che per quelle dell'ex-giudice F. Imposimato e Sandro Provvisionato. Ma andiamo con ordine.

E' noto che l'ex-magistrato è uno dei più tenaci sostenitori della c.d. pista bulgara, secondo la quale committenti dell'attentato sarebbero stati i servizi segreti della Bulgaria allora comunista, che agivano a nome e per conto del vertice politico e del Kgb dell'URSS e che - servendosi dei destrorsi Lupi grigi turchi - volevano contrastare il papa polacco ed il sindacato Solidarnosc. In questo quadro si inserirebbero anche non solo il rapimento delle due ragazze sparite nel 1983 (Mirella Gregori ed Emanuela Orlandi), ma anche la strage del 1998 in Vaticano (morte violenta di Alois Estermann, che sarebbe stato una spia al servizio della Stasi della ex Repubblica Democratica Tedesca o DDR, della moglie venezuelana Gladys M. Romero e del vicecaporale della Guardia svizzera Cédric Tornay).
Il giornalista di Repubblica Ansaldo e la giornalista turca Taskin contestano la ricostruzione e l'attivismo di Imposimato, che non fornirebbe prove definitive di quel che con grande foga asserisce (ad esempio che Estermann sarebbe stato una spia della DDR), e - scartate oltre alla pista bulgara anche, per insufficienza di prove, varie altre piste (della CIA, della mafia, quella polacca e quella vaticana o interna) - concludono che il poco professionale attentato sarebbe proprio quel che è più semplice pensare, un piano nato e sviluppato in Turchia nell'ambiente dei Lupi grigi di estrema destra, radicati nell'ultranazionalismo, nel fondamentalismo religioso e con forti legami con il c.d. 'Stato profondo' turco.
Dicevo che, conclusa la lettura di questi due libri, mi è tornato in mente un brano del libro che Agca scrisse nel 1996 con l'aiuto della giornalista A.M. Turi, La mia verità. Alle pagine 49, 50,51 di tale volume si legge un brano che, secondo me, riporta il momento iniziale in cui l'idea dell'attentato al papa fu messa nella testa dell'allora ventunenne M. Ali Agca, unitamente a quella che lui poteva candidarsi al essere l'atteso Mahdi:
Novembre 1979. Mentre sono in carcere [per il concorso nell'omicidio del direttore del 'Milliyet'], all'improvviso apprendo una notizia inaudita per la Turchia. Il papa avrebbe compiuto una visita nel Paese. L'annuncio è del 18 novembre 1979. E' una decisione insolita anche per quanto riguarda la diplomazia vaticana perchè, come avrei appreso in seguito, le visite del papa sono programmate e concordate con mesi di anticipo tra la Santa Sede e i paesi ospitanti.
Il giorno dopo sto parlando con un prigioniero chiamato Ali Bilir, un semplice idealista accusato di aver ucciso un povero musulmano di un gruppo estremista. Io e Ali Bilir eravamo stati arrestati e torturati dalla polizia politica nello stesso periodo. Io avevo denunciato davanti alla stampa che un uomo di nome Ali Bilir veniva ancora torturato, e così Ali Bilir aveva evitato ulteriori torture nutrendo riconoscenza verso di me.
Dopo un misterioso segnale che mi comunica che devo compiere un attentato al papa, ecco, arriva il signor Ali Bilir che mi sussurra:
"Fratello Agca, io ho una strana sensazione, una premonizione, e cioè che tu sparerai al papa."
Io gli chiedo:
"Come lo sai, Ali?"
Risponde:
"Non me lo so spiegare. Ormai siamo alla fine di tutto. Sta per arrivare il Mahdi", dice Ali Bilir, e il discorso finisce così."

Apprendo dalla nota 5 di p. 51 e da qualche altra telematica informazione che - "secondo l'esegesi sciita del Corano, ma anche secondo il parere di sciiti e sunniti riguardo ad alcuni detti tradizionali di Maometto relativi agli avvenimenti della fine dei tempi" - il Mahdi è "colui che apparirà sulla Terra per la salvezza dell'uomo e per instaurare l'impero di Allah" e che il ritorno del Mahdi è com'è per i cristiani la parousia, il ritorno di Cristo sulla terra.
Anche i segni del cielo (che ovviamente non potevano essere diversi da quelli della venuta di Cristo) indicavano che il tempo del Mahdi stava venendo ed era quasi maturo: come già si poteva vedere nel cielo notturno, a Giove non mancavano che 17°-18° per raggiungere Saturno (il "misterioso segnale" di pag. 50, ?!) e dar vita alla congiunzione G-S tripla del 1981, quella della nuova pienezza dei tempi. E' questo - secondo me - il momento in cui a Mehmet Ali Agca incomincia a balenare l'idea di essere proprio lui il Mahdi che stava per tornare, chiamato ad una missione di liberazione e di salvezza per l'umanità. Ecco perchè, ad un certo futuro punto di elaborazione, Agca incomincerà a sostenere di essere proprio lui un novello Gesù Cristo, ... ...

Come si vede, anche se ancora mancano tutti gli elementi e le informazioni per arrivare ad una sistematizzazione dell'interpretazione dell'attentato del 1981 e degli avvenimenti successivi (rapimento delle ragazze, Estermann ...), vi sono oggettivi riscontri per pensare che l'assai misterioso evento del 1981 possa avere anche una lettura ... metafisico-religiosa, oltre che politico-economica.

giovedì 26 maggio 2011

Una cosa che non sapevo, ...

 ... ma che in definitiva non mi ha stupito più di tanto, l'ho appresa leggendo un libro su Emanuela Orlandi appena uscito, di cui si stanno facendo appena adesso le presentazioni: Mia sorella Emanuela di Fabrizio Peronaci (giornalista del Corriere della sera) e Pietro Orlandi (il fratello di Emanuela), edizioniAnordest 2011.

La cosa di cui parlo è che tra i 34 messaggi pervenuti a vari destinatari nei quattro mesi successivi all'appello di Giovanni Paolo II del 3 luglio 1983 per la liberazione di Emanuela, rapita il 22 giugno, alcuni recano - come firma dei mittenti - la sigla Phoenix, sì proprio il nome del mitico uccello di cui si parla tanto in questo blog.

Si tratta - come leggo alle pagine 114-115 del libro suddetto, e poi al successivo capitolo Phoenix, una rivelazione, pp. 129ss) - di cinque messaggi/lettere fatte pervenire il 22, 24 e 27 settembre, l' 8 ottobre ed il 13 novembre 1983. La prima fu fatta trovare "tra due messali, sul poggiagomiti di un confessionale" (p. 133), la seconda "nel confessionale della chiesa di San Silvestro (p. 138), l'ultima "tra due vasi sotto un altarino sulla salita di San Sebastianello, vicino piazza di Spagna" (p. 140); delle altre due il libro non dice. Come si vede, la fenice firmataria sembrava muoversi senza problemi/imbarazzi all'interno e all'esterno di chiese, nei pressi di confessionali e di immagini sacre.

Dicevo che questo fatto delle firme Phoenix sui comunicati di quel periodo non mi ha stupito più di tanto: il motivo è CHE (come vado dicendo e dimostrando ormai da anni) la fenice è/era immagine allegorica delle congiunzioni Giove-Saturno multiple, un raro fenomeno astroNomico che appare strettamente connesso alla storia del cristianesimo, E CHE l'attentato a papa Giovanni Paolo II del 13 maggio 1981 avvenne - guardacaso - proprio nel bel mezzo della congiunzione G-S tripla del 1981, l'ultima del XX secolo (cfr. diagrammi qui a fianco: il 13 maggio è in corrispondenza di una delle linee verticali: a quella data Giove era alla destra del 'padre' Saturno).

Come si vede, il puzzle Orlandi ha ancora qualche elemento in più di quel che si credeva, ma forse qualche elemento che potrebbe finalmente consentire di individuare - tra le molte piste finora seguite e suggerite - quella giusta per arrivare alla soluzione dell'intricata vicenda.

lunedì 16 maggio 2011

Attentat auf Johannes Paul II: Interesse fuer die seinsgeschichtliche Interpretation-Perspektive

In quest'ultima settimana, quella nella quale ricorreva il 30° anniversario dell'attentato a papa Giovanni Paolo II del 13 maggio1981, le visite a questo blog si sono più che raddoppiate con forte incremento tanto dalle città e località italiane quanto dai paesi stranieri (Indonesia, Messico, India, Germania, Brasile, Filippine, ..). Molto letti - oltre all'attuale pagina iniziale - sono stati gli articoli del gennaio e maggio 2010 ed in genere tutti quelli nei quali mettevo in evidenza che l'attentato non è avvenuto in una data casuale, qualunque, ma in una invece molto significativa non solo (e non tanto) perchè ricorrenza di quel 13 maggio 1917 dell'apparizione della Madonna a Fatima, ma anche perchè esso attentato è avvenuto nel bel mezzo di una delle (di norma rare) congiunzioni Giove-Saturno triple, cioè di quegli eventi astroNomici a ripetizione multipla nell'arco di 7-8 mesi che tanta importanza hanno avuto nella storia delle origini del cristianesimo (congiunzione G-S tripla del 7 aC nei Pesci e congiunzione G-S doppia del 34-35 nel Leone, la fenice di Tacito, Annali 6.28), come vado illustrando ormai da anni.

E' segno, secondo me, che va facendosi strada - in tutti coloro che cercano di capire qualcosa di più dello strano (e probabilmente atteso) attentato del 1981 - una prospettiva interpretativa nel quadro della Seinsgeschichte, si della heideggeriana (ma anche 'nicciana') storia dell'essere, dell'apparire e del divenire. Una prospettiva che potrebbe portare non solo a capire meglio quell'evento ormai parte integrante del mito del beato Giovanni Paolo II, ma forse anche qualcosa di più del rapimento di Emanuela Orlandi e dell'altra ragazza nel 1983.

sabato 7 maggio 2011

In questi giorni di 30 anni fa, nel 1981, era in pieno corso ...

... di svolgimento, come si può rilevare dai grafici qui a fianco e come ciascuno anche direttamente può verificare, la seconda congiunzione Giove-Saturno tripla del XX secolo. Il primo 'allineamento' dei due pianeti con la Terra si era avuto all'inizio dell'anno, precisamente il 1° gennaio 1981 con una distanza angolare residua/minima tra i due pianeti di 1° 2' 51", mentre il secondo - quello con entrambi i pianeti in fase di moto retrogrado - si era verificato il 4 marzo 1981, con un angolo residuo di 1° 3' 21" (vedasi curva verde). Per effetto di questo secondo allineamento, Giove - visto ovviamente da Terra - era tornato alla destra del 'padre' Saturno e ne stava ancora allontanando. Tra qualche settimana 'padre' e 'figlio' avrebbero ripreso a muoversi di moto progressivo ed il 24 luglio di quell'anno avrebbero dato vita al loro III allineamento, con angolo residuo di 1° 6' 16". Dopodichè Giove si sarebbe definitivamente allontanato verso est da Saturno; fine della congiunzione di quell'anno e .. arrivederci tra circa vent'anni.

Com'è noto ai miei lettori più assidui, io sostengo da anni che ci dev'essere e che c'è un legame, una qualche relazione tra questo (solitamente raro) evento astronomico e l'attentato di cui fu oggetto il 13 maggio 1981 il papa Giovanni Paolo II ad opera del giovane turco, allora 23enne, Mehmet Ali Agca. Riflettere - in questi tempi problematici - sulla coincidenza temporale tra la situazione astroNomica G-S indicata e l'attentato a G.P.II potrebbe portare ad una lettura completamente nuova di uno degli eventi più oscuri della storia della Chiesa, evento di cui sono ancora misteriose tanto le motivazioni quanto i mandanti. Ovvero il significato complessivo.

Nel cap. XIV del suo La mia verità (libro scritto nel 1996, con la collaborazione della giornalista A.M. Turi, Newton&Compton ed.), M. Ali Agca racconta delle due settimane di vacanza e di meditazione che trascorse all' Hotel Flamboyan di Palma di Maiorca dal 24-25 aprile al 9 maggio di 30 anni fa, proprio alla vigilia dell'attentato di Piazza S. Pietro. Come dice lui stesso, di questo periodo "i momenti più importanti erano quelli della notte". Riporto qualche suo brano di quel capitolo:

"Io sono qui per un solo motivo: pensare, meditare, mille volte in due settimane, sia di giorno, in mezzo alla natura, accanto al mare, sia nel silenzio della notte, e per decidere finalmente cosa fare riguardo al progetto dell'attentato.  ...
... avevo ventitrè anni ...
I momenti più importanti erano quelli della notte. Quasi ogni notte andavo a meditare in un posto particolare, lontano circa cento metri dall' Hotel Flamboyan, un posto sul mare, solitario, dove c'era una scalinata con una ringhiera. Era una bella scoperta per un lupo solitario come me.
Dopo cena, andavo ad affacciarmi alla ringhiera per meditare davanti a Dio, davanti alla mia coscienza, uomo solo sotto il cielo limpido, sopra il mare indifferente."


Anche se lui non ne parla, almeno esplicitamente (perchè poi la sua preghiera del 13 mattina sarà, pag. 152, a "Dio unico e unito eternamente..") è un dato di fatto astroNomico, quindi verificabile da chiunque, che in quelle notti di meditazione fino al 9 maggio sulla costa ovest di Palma di Maiorca Agca poteva veder sorgere ad est, dal mare, verso le 21 la coppia Giove-Saturno (a meno di 3° uno dall'altro) e poteva osservarla attraversare tutta la volta celeste sulla sua testa, fino a tramontare ad ovest verso le 4:30 del mattino.

Rientrato il 9 maggio da Palma a Milano, nel pomeriggio del 13 maggio 1981 intorno alle 17 Mehmet Ali Agca è puntuale lì a P.zza S. Pietro, a svolgere - quanto inconsapevolmente? - il suo ruolo 'messianico' (suo punto di vista) e di catalizzatore nel processo di adempimento di storiche profezie (Fatima).

Il singolare di tutta questa storia singolare è che essa era iniziata già un anno e mezzo prima, nell'autunno del 1979, quando Ali Agca era in carcere perchè coinvolto nell'omicidio del direttore di un importante quotidiano turco e Giovanni Paolo II era in procinto di visitare la Turchia. Attenzione alle date (che rilevo dal citato libro di M.A. Agca, pp.49 e seg.):
  •  18 novembre 1979: annuncio del viaggio di G.P.II in Turchia;
  •  25 nov.: Alì Agca - vestito da militare - viene fatto evadere;
  •  27-28 nov.: arrestato il soldato che ha fatto evadere A. Agca, mentre lui scrive una lettera di minacce anche di morte a papa Giovanni Paolo II, in arrivo, pubblicata sulla prima pagina del più autorevole giornale politico turco;
  • 28-30 novembre: visita del papa in Turchia, ricevuto in tono minore, senza suoi discorsi pubblici e non come capo di stato, ma solo come 'ospite illustre'. (inoltre: "Corse voce che il papa fosse stato persuaso a indossare un giubbotto antiproiettile.", p. 50 op. cit.)
Per concludere questo articolo illustrativo del complicarsi delle cose quando cielo e Terra si incontrano, va infine ricordato quanto disse - preveggendo gli eventi del 1981 - Giovanni Paolo II a Fulda durante il suo viaggio in Germania di un anno dopo, novembre 1980:

"Ci dobbiamo preparare a sopportare da qui a non molto delle grandi prove che esigeranno la nostra disponibilità a sacrificare anche la vita e una sottomissione totale a Cristo e per Cristo. Con la vostra preghiera e la mia, è ancora possibile diminuire questa prova, ma non è più possibile evitarla, perchè è in questa maniera solamente che la Chiesa può essere veramente rinnovata. Quante volte il rinnovamento della Chiesa s'è operato nel sangue! Non sarà diversamente anche questa volta. ... ..."

mercoledì 12 maggio 2010

Altri elementi per una storia dell' essere: i presentimenti e le avvisaglie

Che l'anno che stava per arrivare (1981) sarebbe stato un anno particolare e che non avrebbe portato nulla di buono Giovanni Paolo II lo presentiva in qualche modo già verso la fine del 1980.
Come riportò la rivista Vox Fidei (n. 10-1981), durante il viaggio in Germania dal 15 al 19 novembre 1980, un giorno a Fulda un gruppo di fedeli gli pose alcune domande sul cosiddetto 3° segreto di Fatima e sul prossimo futuro della Chiesa. Al che il papa rispose tra l'altro:

"Dobbiamo ben essere pronti a vicine grandi prove, che potranno richiedere anche il sacrificio della nostra vita e la nostra totale donazione a Cristo e per Cristo... Le prove potranno essere ridotte con la vostra e la nostra preghiera, ma non possono (più) essere evitate, perchè un vero rinnova-
mento nella Chiesa potrà avvenire solo in questo modo ... come già tante volte la Chiesa rinacque nel sangue. Non sarà differente neppure questa volta. Siamo forti e prepariamoci, confidando in Cristo e nella sua Madre. Preghiamo molto, e spesso, il Santo Rosario."

Il 20 aprile 1981 poi - leggo dal volume Anatomia di un attentato di C. Sterling, ed. Sugarco, 1984 - un generale ed un colonnello dello SDECE, il servizio segreto francese, si erano recati in Vati-
cano per avvisare di un probabile imminente attentato alla vita del pontefice. Tanto la cosa era stata presa sul serio che una settimana prima dell'attentato (quindi verso il 5-6 maggio) Giovanni Paolo II, parlando alle sorprese Guardie svizzere, aveva detto: "Preghiamo affinchè il Signore tenga la violenza e il fanatismo lontani dalle mura del Vaticano" (op. cit., p. 17 e p. 283).

Come si vede, in qualche modo i tempi erano ormai maturi .. die Zeitigung der Zeit war so weit. Ed ecco, infatti, che mercoledi pomeriggio 13 maggio 1981 - non solo in coincidenza con la ricorrenza della prima apparizione di Fatima, ma anche in un momento astronomicamente significativo (cfr. post precedente) - Alì Agca è presente lì in Piazza S. Pietro, pronto a far fuoco sul papa polacco.

lunedì 10 maggio 2010

Elementi per una storia dell'essere: l'attentato a Giovanni Paolo II

In un post pubblicato il 19 gennaio di quest'anno, quando il turco Alì Agca - attentatore nel 1981 alla vita di papa Giovanni Paolo II - venne rimesso in libertà nel suo paese, scrissi che secondo me quel fatto era suscettibile anche di una interpretazione nel quadro della storia dell'essere, ovvero -per dirla alla Heidegger - einer seinsgeschichtlichen Interpretation.

Avvicinandosi ora il 29-esimo anniversario dell'attentato, mentre il papa Benedetto XVI si accinge a partire per Fatima, città portoghese in qualche modo legata all'attentato stesso, mi corre l'obbligo di precisare un po' meglio quel che volevo dire parlando di "metafisica dell'attentato del 1981 a Giovanni Paolo II".

Ecco.. ripensavo al fatto che, come si vede bene dai grafici ora presenti qui sopra, dietro al titolo, quell'attentato ebbe luogo (13 maggio 1981) oltre che nella ricorrenza della prima apparizione di Fatima (13 maggio 1917) anche proprio nel bel mezzo di una congiunzione Giove-Saturno tripla, quella del 1981, avvenuta a circa quarant'anni dall'altra G-S tripla (1940-41) del XX secolo.

Dopo aver superato Saturno in longitudine al 31.12.1980 ed essere stato alla sua sinistra (cioè verso est) per poco più di due mesi, Giove tornò alla destra di suo 'padre' Saturno il 5 marzo del 1981, quandò già da diverso tempo il ventitreenne Alì Agca girava per l'Europa, muovendosi come una trottola tra varie città italiane, Budapest, Vienna, Zurigo, ... Il 24 o 25 aprile poi, il giovane turco se ne andò - turista in un gruppo di turisti - con un volo charter per due settimane a Palma di Maiorca.

Interessante è quel che Agca racconta su questi giorni di riflessione e meditazione nel cap. XIV (pp. 139-145) del suo primo libro di memorie ("La mia verità", pubblicato nel 1996 dalla Newton Compton). Trascrivo da pagina 142:

"I momenti più importanti erano quelli della notte. Quasi ogni notte andavo a meditare in un posto particolare, lontano circa cento metri dall' Hotel Flamboyan, un posto sul mare, solitario, dove c'era una scalinata con una ringhiera. Era una bella scoperta per un lupo solitario come me. Dopo cena andavo ad affacciarmi alla ringhiera per meditare davanti a Dio, davanti alla mia coscienza, uomo solo sotto il cielo limpido, sopra il mare indifferente. 'Devi meditare in mezzo alla natura', mi dicevo, 'e decidere cosa fare' ".

Io naturalmente non so se il giovane Alì osservasse qualcosa di particolare nel limpido cielo notturno di Maiorca dei primi di maggio di 29 anni fa. E' un fatto però, un fatto verificabile da chiunque, che in quelle sere e notti gli scorrevano davanti agli occhi - sorgendo di sera ad est e tramontando verso mattina ad ovest - Giove e Saturno congiunti a circa 2,5° di distanza angolare (si veda il grafico in corrispondenza del tratteggio verticale).

Ammesso che dovesse ancora decidere cosa fare, sappiamo che decise di procedere. Tornato a Milano il 9 maggio e fatto ancora qualche altro giro, all'alba del 13 maggio si sveglia a Roma ... Ma sentiamo lui, pag. 152 delle memorie: ".. E' forse l'ultimo giorno della mia vita: occorre essere puliti e ordinati, nel corpo come nel cuore. Faccio alcuni minuti di ginnastica, poi una doccia. All'alba del 13 maggio 1981 penso anche al futuro universale. Per circa dieci minuti m'inginocchio davanti a Dio Eterno Onnipotente, Dio unico e unito eternamente, Dio creatore e possessore e dominatore assoluto dell'universo, tempo spazio e materia, e prego per la prima volta dopo anni di laicismo e vagabondaggio. .."

Così prepa
ratosi, nel pome-
riggio del 13 maggio Alì Agca era in Piazza S. Pietro ove si teneva la solita udienza del mercoledì. Al primo giro della allora-non-blindata papamobile (ma lui dice di non sapere che ve ne sarebbe stato un secondo) Giovanni Paolo II gli si presenta di spalle, così lui decide di no sparare: "E' grave sparare ad una persona alle spalle. Non posso farlo" (p. 156).

Quando già temeva di avere perso l'appuntamento con la storia, la macchina papale inizia un secondo giro e di nuovo il papa viene verso di lui. Ora è il momento e, dopo qualche esitazione, Alì espode i due colpi che passeranno alla storia: "Sparo due colpi. Un proiettile entra nel corpo del papa, un proiettile gli sfiora la mano. Il resto è storia." (p. 157)

Sì, il resto è storia che ormai tutti cono-

sciamo. Dopo aver subito una prima ed una seconda opera-

zione al Policlinico Gemelli dell'Università Cattolica di Roma ed essere stato in pericolo di vita più volte, Giovanni Paolo II tornò definitivamente in Vaticano il 14 agosto 1981.



Erano passate in quel momento giusto tre settimane da quando si era conclusa, con il ritorno di Giove a sinistra di Saturno (24 luglio 1981), la congiunzione G-S tripla di quell'anno memorabile.

Ecco perchè io vedo l'evento dell'atten-

tato a GPII significa-

tivamente

inserito nella storia dell'essere.



martedì 19 gennaio 2010

Fisica e metafisica dell'attentato del 1981 a Giovanni Paolo II

Abbiamo tutti letto che, dopo aver scontato 29 anni di carcere, è appena tornato libero il cinquantaduenne Mehmet Ali Agca, il turco che all'età di 23 anni, il 13 maggio 1981 attentò alla vita di Giovanni Paolo II.
Ora non ho tempo per illustrare il mio parere in dettaglio, quindi tornerò sull'argomento in futuro, ma vi anticipo che vi sono fondati motivi per ritenere che anche questa come tantissime altre vicende storiche riguardanti il cristianesimo e/o l'ebraismo abbia eine seinsgeschichtliche Interpretation, della quale probabilmente (ma chissà...) Agca stesso è all'oscuro. Ne era invece molto probabilmente al corrente Giovanni Paolo II che, se non ricordo male, già verso la fine del precedente anno 1980 aveva espresso (a Fulda, in Germania) gravi timori per le prove che avrebbe dovuto sopportare nell'anno che stava per iniziare.