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lunedì 30 dicembre 2024

HEIDEGGER sui PERCORSI DI PENSIERO (in GA 67)

 "Keinem Nach-denkenden sollen dieselbe Gaenge erspart bleiben, die ein Vor-denkender zu gehen hat. Deshalb wurde zwar die Darstellung der bisher nicht gedruckten Vortraege und Abhandlungen noch einmal durchgesehen und das durch eine zu knappe Fassung oft Unverstaendliche erlaeutert."  [GA67, Zur Textgestaltung, S. 19]

.. che potremmo tradurre 

[con qualche opportuna modifica rispetto a p. 23 di Metafisica e Nichilismo, Melangolo 2006, vers. ital. di GA67]:

"Gli stessi percorsi, che deve intraprendere chi ha già anticipatamente pensato, non devono essere risparmiati a chi pensa successivamente. Per questa ragione l'esposizione delle conferenze e dei trattati finora non pubblicati è stata ancora una volta rivista ed è stato illustrato quel che spesso era incomprensibile a causa di una formulazione troppo succinta."

Tutto ciò spiega bene perché su molte tematiche (sulla metafisica, sulla "svolta", sull'origine dell'opera d'arte, ...) Heidegger sia tornato più volte a distanza di anni, cercando di spiegare nell'ultimo intervento su una data tematica quel che voleva realmente dire nel difficilmente comprensibile intervento di anni prima sulla stessa tematica. 

martedì 3 maggio 2022

GLI SFORZI DI MASSIMO CACCIARI ... per avviare una NUOVA (IMPROBABILE) METAFISICA

Si sono svolti ieri ed oggi due incontri seminariali all' Istituto Italiano di Studi Filosofici di Napoli sul tema "Sul significato attuale di meta-fisica" avviati da conferenze di Massimo Cacciari.

Nell'incontro di ieri 2 maggio, rispondendo anche a domande il filosofo ha ricordato che la metafisica classica è nata e si è evoluta come insieme di principi della scienza della natura, principi a priori per lo studio dell'(ess)ente e questioni relative (ousiai, ragion d'essere del molteplice dell'ente, apeiron, agaton, ...). Chiudendo la seconda parte dell'incontro, il prof. Cacciari ha posto a presenti e teleconnessi la domanda: come dobbiamo riformare la filosofia per rimetterla in grado di dialogare con la scienza, in sintonia con essa, evitando così che ne venga invece sopraffatta compiendosi essa metafisica nel sapere tecnico-scientifico? La risposta sarebbe arrivata l'indomani, cioè oggi 3 maggio ...
Nell'incontro di oggi 3 maggio è emerso chiaramente, apertis verbis, che - ancor prima di aver capito e fatto capire con il "seinsgeschichtliches Denken"  in cosa sia consistito il fondamento, il Grund, il theion della metafisica classica - occorre invece secondo lui una nuova metafisica (che si potrà chiamare la metafisica di Cacciari), senza fondamento certo e stabile, che non pretenda di "esercitare volontà di dominio sull'ente stesso", che è autonomo e libero di accadere, di essere come vuole. Una metafisica che "non sia alla ricerca del fondamento ultimo accertabile e che si prenda cura anche dell'impossibile, del miracolo, come ultimo grado del possibile." Questo perché oggi "nessuna norma può essere ritenuta inesorabile", neanche in matematica ed in fisica. 
Il limitato tempo previsto per la discussione non ha permesso che il filosofo veneziano rispondesse a fondo alle molte domande emerse (e a quelle prenotate ma non effettuate) sulla "vocazione politica di questa nuova metafisica", sulla sua eventuale applicabilità in campo giuridico, se e come si relazionerebbe con temporalità/storicità degli enti, .. ...
L'impressione finale è che Cacciari stia ancora 'ruminando' su tutte queste questioni e che, invece di adottare (come ho fatto io) un suo personale e originale "seinsgeschichtliches Denken" per spiegare e superare la vecchia metafisica, stia cercando invece di imbastire una sua nuova metafisica a fondamento variabile (come le ali dei caccia Tornado), di cui forse ci parlerà più a fondo in un suo prossimo libro, da valere magari come testamento spirituale/filosofico.

domenica 4 settembre 2016

Luglio 1929: Heidegger parla/ricorda IL NIENTE come "uomo di scienza"

L' ENT-EIGNIS Giove-Saturno del settembre 1921

Rileggendo testi di Heidegger già letti, mi accorgo che vanno aumentandola sia la mia capacità di capirlo come uomo che quella di decifrarlo come pensatore ermetico. Oggi mi hanno colpito una serie di passi della sua prolusione a Friburgo del 24 luglio 1929, Was ist Metaphysik?, nei quali lui - parlando della necessità di indagare il concetto di Niente - si pone aperta-
mente come 'uomo di scienza'. 
Dalle pag. 64-65 della V ediz. Adelphi (2008):

"Connotiamo il nostro esserci, esperito qui ed ora, come essenzialmente determinato dalla scienza. ... L' esserci dell'uomo di scienza ha la sua semplicità e la sua forza nel fatto di rapportarsi in un modo eccelso all' ente stesso e unicamente ad esso. Con un gesto di superiorità, la scienza vorrebbe abbandonare il Niente. Ma ora, nel domandare del Niente, appare evidente che l' esserci dell'uomo di scienza è possibile solo se fin da principio si tiene immerso nel Niente. Esso si comprende per quello che è soltanto se non abbandona il Niente. La pretesa sobrietà e superiorità della scienza diventa qualcosa di ridicolo se essa non prende sul serio il Niente. Solo perchè il Niente è manifesto, la scienza può fare dell' ente stesso l' oggetto della sua indagine. Solo traendo la sua esistenza dalla metafisica, la scienza può riconquistare sempre di nuovo il suo compito essenziale, che non consiste nel raccogliere e nell' ordinare conoscenze, ma nel dischiudere - che va attuato sempre di nuovo - l' intero spazio della natura e della storia.   ... ...

Solo sul fondamento dello stupore, ossia della manifestatezza del Niente, sorge il 'perché?', e solo in quanto il perché è possibile come tale, noi possiamo domandare dei fondamenti e fondare in modo determinato. Solo perché possiamo domandare e fondare, è assegnato alla nostra esistenza il destino della ricerca."

venerdì 27 maggio 2016

DAS NICHTEN DES NICHTS (i.e. deciphering Heidegger's language)


"Im Sein des Seienden

geschieht 

manchmal [meiner Zusatz] 


das Nichten des Nichts."

(right) Die Selbstvernichtung 
des Seienden im Ganzen geschehen am 18 April 1881

(Nietzsche: ".. und Zarathustra ging an mir vorbei..")

sabato 21 febbraio 2015

Was ist "DAS WESENHAFT 'JUEDISCHE' IM METAPHYSISCHEN SINNE" ?! [Heideggers GA 97]

La prof.ssa Donatella Di Cesare, docente
di Filosofia teoretica all' Università
La Sapienza di Roma

La prof.ssa D. Di Cesare, docente di filosofia teoretica alla Sapienza di Roma, ha rilasciato nelle scorse settimane diverse interviste a giornali sia italiani che stranieri, suscitando un gran clamore per alcune anticipazioni che ha fatto sul contenuto del prossimo volume dei Quaderni neri di Heidegger (il volume GA 97), in uscita in Germania nel prossimo mese di marzo.
Una frase di Heidegger del 1941/42 ha fatto in tal modo rapidamente il giro del mondo, quella che in tedesco suona: "Wenn erst das wesenhaft 'Juedische' im meta- physischen Sinne gegen das Juedische kaempft, ist der Hoehepunkt der Selbstvernichtung in der Geschichte erreicht."
Di Selbstvernichtung (autoannientamento) si parla anche in un altro passo del GA 97 in relazione alla necessità di una "Reinigung des Seins von seiner tiefsten Verunstaltung durch das Seiende." 

Mentre molti giornali hanno subito titolato attribuendo ad Heidegger tra virgolette frasi del tipo "Gli ebrei si sono autoannientati", "Selbstvernichtung der Juden" e simili, la prof.ssa Di Cesare - pur scossa dalle nuove affermazioni - dice di non essere comunque sorpresa dopo la lettura dei precedenti tre volumi (GA 94, 95 e 96) e rilancia la necessità di interrogare a fondo il pensiero del filosofo svevo filonazista, senza dividersi aprioristicamente tra fan ed avversari della sua filosofia. Atteggiamento che percorre del resto anche il suo ottimo "Heidegger e gli Ebrei", ediz. Bollati Boringhieri, 2014, di commento appunto ai primi tre Quaderni neri. "Chi filosofa sopporta la complessità e abita nel chiaroscuro della riflessione."
La congiunzione Giove-Saturno tripla avvenuta nella
costellazione dell'Ariete nel II semestre 1940 e
primo semestre 1941

Ecco proprio per raccogliere l'invito della Di Cesare io penso ci si debba interrogare a fondo su quell'espressione "das wesenhaft 'Juedische' im metaphysischen Sinne", cioè su cosa Heidegger intenda con l'espressione "ciò che è intrinseca- mente giudaico in senso metafisico". Io non girerò molto intorno alla questione: chi segue un po' quel che vengo scrivendo in questo blog sa bene dell'importanza metafisica che io attribuisco alle congiunzioni planetarie Giove-Saturno e sa anche che, guarda i casi della storia, una di queste congiunzioni G-S e del tipo più raro (cioè quelle triple) è avvenuta proprio a cavallo degli anni 1940 e 1941 (cfr. grafici qui sopra a destra). Sul ruolo fondamentale di questo tipo di congiunzioni nell'origine del cristianesimo dal giudaismo e nella storia ho anche scritto un libro una dozzina (e più) di anni fa: "Congiunzioni Giove-Saturno e storia giudaico-cristiana". 

Sebbene non sappia da quale contesto quella prima frase del 1941/42 è stata estrapolata (perchè GA 97 non è ancora stato pubblicato), io intuisco perfettamente quel che Heidegger con essa vuole dire: sta constatando una stretta correlazione temporale tra l'epocale/raro fenomeno astronomico cui assiste e la persecuzione agli ebrei allora in atto in Germania ed attribuisce quest' ultima ad una influenza (diretta o indiretta) della congiunzione G-S stessa. Sottintende in ciò che siano stati gli ebrei a rendere inizialmente le congiunzioni Giove-Saturno oggetto della metafisica occidentale, il che a parer mio non è affatto detto risalendo invece i fondamenti di essa metafisica al tempo e all'opera dei filosofi pre-socratici (se non prima). Quanto al tipo di persecuzioni cui pensava, sarei portato ad escludere che Heidegger sapesse quando scriveva quella frase dei programmi di sterminio della Endloesung in via di progettazione. Ma bisognerà vedere il contesto da cui è stata estratta.

Così come immaginai un anno fa [quando comprai _per primo il volume GA 96, quello relativo agli anni 1939-1941_], i Quaderni neri si stanno dimostrando - e sono convinto che sempre più si dimostreranno - LA PROVA DEL NOVE dell'esattezza delle mie intuizioni, quelle che vengo esponendo negli articoli di questo blog (arrivati ormai al notevole numero di 309).

Ecco per concludere le mie traduzioni dei brani in tedesco citati: "Una volta che ciò che è essenzialmente giudaico in senso metafisico si contrappone a/ lotta contro/ si rivolge contro ciò che è ebraico, allora il culmine dell' auto- annientamento è raggiunto nella storia."
Nella seconda frase si parla di 'autoannientamento' in relazione alla Necessità di una "purificazione dell'essere dalla sua più profonda deturpazione ad opera dell' (ess)ente". Ma su ciò sarà il caso di tornare quando il volume GA 97 sarà stato pubblicato nella sua interezza.

lunedì 27 agosto 2012

Repetita juvant: il 'dogma' centrale della nuova ermeneutica storico-filosofica

A beneficio di quanti seguono questo blog non dall'inizio (gennaio 2009) riporto la sostanza del post di lunedì 4 maggio 2009, dal titolo Il fondamento fisico della nuova ermeneutica filosofico-metafisica (cui pure rimando), con qualche piccolo aggiustamento.

Il 'dogma' centrale sul fondamento fisico della nuova ermeneutica si può così formulare:

L' (ess)ente fisico preso a base dalla metafisica, cioè l'ente i cui vari modi d'essere - cioè di occorrere - sono da millenni (almeno dai presocratici e fino a Nietzsche, Heidegger e oltre) oggetto di speculazioni e anche di attività storico-filosofico-religiose, quell'ente fisico è la congiunzione tra i pianeti GIOVE e SATURNO, cioè l' insieme dei due pianeti (entrambi visibili ad occhio nudo) visto o pensato nel giorno del loro frequente, unico allineamento ovvero nei mesi dei loro molto più rari 3 o 2 consecutivi allineamenti rispetto alla Terra, cioè a noi osservatori.

*  *  *
 
Quell' almeno in neretto che vedete nel corpo del 'dogma' sta a significare che con grandissima probabilità il fenomeno astroNomico in questione era già osservato anche prima del periodo assiale in Egitto, in Cina ed in Iran-India, paesi dai quali originano i miti (a fondamento astrale com'io ho dimostrato) della fenice e dell'unicorno.

martedì 22 marzo 2011

Wozu dichter? A che, a che scopo poeti?

Riordinando la montagna, anzi l'altopiano, di libri che sono sulla mia scrivania grande, mi è tornato tra le mani Holzwege, cioè Sentieri erranti nella selva (ed. Bompiani, II ed., 2006), una raccolta di saggi - ora 5° volume della GesamtAusgabe - scritti da Heidegger nel periodo 1935-1946, raccolta pubblicata nel 1950.  E' un volume che ho comperato già da parecchi mesi, in uno degli Arion Days in cui questa catena libraria di Roma vende al 25% di sconto, ma che finora - preso da tante altre questioni - non avevo neppure aperto.
Scorrendo l'indice mi è capitato sotto gli occhi e mi ha incuriosito Wozu dichter? del 1946, qui tradotto (p. 317) con A che poeti?, un saggio che finora avevo sempre tralasciato e che invece ho scoperto ora essere un lavoro esegetico di Heidegger tutto dedicato alla poesia di Rilke (anzi principalmente di Rilke ma anche di Hoelderlin). Questa cosa mi ha sorpreso non poco, perchè - come sa bene chi mi segue già da tempo - di R. M. Rilke io ho già pubblicato qui varie poesie, ritenendole .. come dire .. poesie esoteriche, in qualche modo legate alla tematica di fondo di questo blog, la storia dell'Essere ovvero la Seins-
geschichte: mi sovvengono ora almeno le due sull'unicorno (Einhorn) più quella (Sieh den Himmel) ove si parla della 'sternische Verbindung' e si constata che a volte ' i due sono una sola cosa'. Il fatto di scoprire ora che l'ermetico Martino della Foresta nera ha dedicato un saggio di 62 pagine a poesie di Rilke (che, detto per inciso, NON sono quelle che hanno finora attirato la mia attenzione), .. beh .. questo fatto mi riempie di orgoglio e mi conferma nell'intuizione precedentemente avuta che Rilke è inserito a pieno titolo in quella catena di letterati tedeschi o di lingua tedesca (ma non solo) che esotericamente hanno tramandato in Europa, a cavallo del cambio di secolo e nei primi decenni del XX secolo, magari con qualche imprecisione sui particolari astroNomici della faccenda, i fondamenti della storia dell'Essere.

Scorrendo velocemente queste 62 pagine, un brano di Heidegger mi ha colpito, questo (p. 325):

"Non siamo preparati all'interpretazione delle Elegie e dei Sonetti [di Rilke]; infatti la regione da cui essi eloquiano non è stata ancora sufficientemente pensata, nella sua costituzione e unità metafisica, sulla base dell'essenza della metafisica. Pensare così tale regione resta difficile per due motivi. In primo luogo, perchè lingo la strada onto-storico-destinale la poesia di Rilke rimane dietro, per rango e per luogo di stanza, rispetto a Hoelderlin. In secondo luogo, perchè noi conosciamo a mala pena l'essenza della metafisica e siamo inesperti nel dire dell'Essere".

Se sul confronto Hoelderlin-Rilke potrei forse anche convenire (diversamente dal primo poeta Rilke non potè avere, nella sua breve vita, l'ispirazione legata all'esperienza diretta della fenice: ecco perchè - forse - scrisse più spesso di unicorni), è l'ultima frase di Heidegger ("In secondo luogo, ..) a suscitarmi qualche problema. Nel senso che da questa frase, scritta nel 1946 (quindi mentre la Germania era una distesa di macerie occupata da 4 eserciti vincitori), non si capisce bene se - come si dice a Roma - Heidegger c'è o ci fa ... da limitato conoscitore dell'essenza astronomica della metafisica e da inesperto dicitore delle problematiche del Sein/Seyn. Sul fatto che se non inesperto sia stato comunque un dicitore molto reticente ed ermetico dell'Essere, su ciò si può senz'altro convenire. Invece se abbia conosciuto a malapena o in dettaglio l'essenza della metafisica, questa questione la lascerei ancora aperta, anche se mi piace ricordare che alla sua baita di  Todtnauberg ricevette anche visite di fisici famosi.

venerdì 11 marzo 2011

"Con il cuore in gola", spunti dal blog di Gianni Vattimo

Con piacere ho scoperto stamattina il blog di Vattimo, blog che utilizza la mia stessa piattaforma (blogspot.com). Ci son rimasto un bel po', ho letto parecchie pagine, visionato qualche video e scaricati tre post/articoli che, in ordine di data, sono:

- Impegno e ritorno all'ordine (su G. Jervis), del 7 agosto 2009;
- La vocazione nichilistica dell'essere, del 9 febbraio 2010 ed infine
- Sul sentiero dei filosofi, due virgole cambiano tutto, del 24 agosto 2010.

Da questo ultimo articolo apprendo che sono passati ormai una quarantina di anni da quando - nel 1961 e 1963 - il filosofo incominciò a recarsi in Germania, ad Heidelberg, per approfondire la cultura tedesca per la quale era "affetto da una ammirazione quasi patologica" : "quando apro Hoelderlin provo una sorta di emozione fisica, il cuore in gola di chi si accosta a un sancta sanctorum."

Del secondo articolo mi ha colpito un brano che mi ha fatto pensare che Vattimo, forse per il fatto che sta "sempre ancora con il mio cuore in gola appena avvicino la lingua di Hoelderlin e di Heidegger", non ha compreso fino in fondo Heidegger, cioè i suoi riferimenti alla storia dell'essere (Seinsgeschichte) ed alla sua natura. Scrive Vattimo sul suo blog il 9.2.2010:
"Heidegger parla molto spesso di storia dell'essere. Cosa diavolo è la storia dell'essere? Non può se non vuol essere una affermazione metafisica questa, non si può parlare di storia dell'essere come se questo genitivo dell'essere fosse solo un genitivo soggettivo, cioè, c'è l'essere il quale ha una storia, l'essere è lì e appare ora nella forma lì ora nella forma lì, ma questo, come ho accennato prima, è ancora una maniera metafisica di considerarlo: l'essere non c'è lì, l'essere è insieme il soggetto e l'oggetto della sua storia, cioè l'essere è ciò che storicamente si dà come essere, non è che noi allora, quando oltrepassiamo una metafisica abbiamo scoperto la vera natura dell'essere, rispondiamo soltanto ad un nuovo modo di darsi dello stesso essere. Questi anelli di ragionamento sono molto conseguenti in Heidegger: o pensiamo metafisicamente, o cerchiamo di pensare in modo ultrametafisico. Se cerchiamo di pensare in modo ultrametafisico non possiamo dire che abbiamo scoperto la vera natura dell'essere, dobbiamo figurare la situazione del nostro pensiero come testimonianza, come risposta, come ricezione di un nuovo modo di darsi dell'essere che non è più quello della metafisica. Questo è almeno ciò che Heidegger ci ha insegnato."

Se qualche affermazione di questo brano è condivisibile ("l'essere è insieme il soggetto e l'oggetto della sua storia, cioè l'essere è ciò che storicamente si dà come essere"), altre non lo sono del tutto, come ad esempio:
-"Non è che noi.. quando oltrepassiamo una metafisica abbiamo scoperto la vera natura dell'essere" e
"Se cerchiamo di pensare in modo ultrametafisico non possiamo dire che abbiamo scoperto la vera natura dell'essere".

Certo non è automatico - in generale - che si consegua (che tutti conseguano) questo obiettivo, anche se è vero - secondo me - che l' 'oltrepassamento' della metafisica (Ueberwindung der Metaphysik) che Heidegger si era inizialmente proposto di fare con Essere e tempo andava proprio nella direzione della scoperta e della rivelazione della vera natura dell'essere, natura della quale Heidegger aveva saputo/intuito qualcosa. Ma i tempi erano quelli che erano e Nietzsche (che aveva rovesciato il platonismo) era già stato 'santificato' come precursore del nazismo. Impegnato ad approfondire la nietzscheana metafisica della volontà di potenza, annotava Heidegger verso il 1941:

"Che cosa 'è' l'essere? Possiamo, all' 'essere', domandare che cosa esso sia? L'essere rimane non interrogato e inteso come ovvio e quindi non pensato. Esso si tiene in una verità da lungo tempo dimenticata e senza fondamento (grundlos)."
[brano XIV di Oltrepassamento della metafisica, in Saggi e discorsi, p. 55]

Di tutte queste cose mi piacerebbe discutere con il prof. Vattimo (che non so se è tra i lettori di questo mio blog), ecco perchè cercherò presto di contattarlo.

lunedì 23 agosto 2010

Ueberwindung der Metaphysik

Riconsegnati ad una biblioteca pubblica La mia vita di Nietzsche e i suoi Frammenti Postumi 1872-73, ho preso in prestito - tra gli altri - Saggi e Discorsi (Vortraege und Aufsaetze) di Heidegger, in una edizione di qualche anno fa (Mursia, 1991, 1976 !!) a cura di Gianni Vattimo, che solo da qualche tempo ho scoperto essere uno dei massimi esperti italiani del filosofo alemanno.

Esaminata la struttura del volume, che nell'originale tedesco è del 1954, e la datazione dei vari saggi che contiene, mi son fatto il seguente piano di lettura: prima l' Introduzione di Vattimo, poi l' Oltrepassamento della metafisica, Aletheia (Eraclito framm. 16) , La cosa, Logos (Eraclito fr. 50), ".. Poeticamente abita l'uomo..." e via via tutto il resto.

Al momento ho letto l' Introduzione di Vattimo, che - non essendo datata - non si capisce se è del 1976 oppure del 1991, e l' Oltrepassamento della metafisica, saggio che si compone di XXVIII brani sulla Verwindung risalenti per lo più al periodo 1936-1946. Dalla prima lettura ho registrato l'atteggiamento di Gianni Vattimo di cercare di capire da questi Saggi e Discorsi del 1936-46 il senso compiuto dell'incompiuto e problematico Essere e Tempo del 1927 e la sua riflessione conclusiva, che mi sembra un po' sconsolata, sull'analogia tra il modo di pensare heideggeriano e le libere associazioni del dialogo psicanalitico. "Il pensiero che Heidegger esercita ha forse soltanto un analogo, apparentemente remoto ma di significato convergente, nel Novecento: è quello che si mette in moto nel dialogo psicanalitico. Non è un caso, forse, che il pensiero ultrametafisico di Heidegger chiami se stesso 'pensiero rammemorante' (Andenken)."[op. cit., p. XVII]

Quanto ai ventotto brani dell' Oltrepassamento della metafisica, devo dire che ad una lettura veloce in nessuno di essi io ho visto nè oltrepassamento, chiarimento, nè scomparsa o trapasso della metafisica. Probabilmente perchè, secondo Heidegger, è vero che la metafisica "è entrata nel suo tra-passare (Ver-endung)", ma "Il trapasso dura più a lungo della storia che la metafisica ha avuto fino ad oggi." [op. cit. p. 46]: potrebbe insomma - secondo lui - durare venti/venticinque secoli!! Mi è venuto il dubbio - leggendo ciò - ch'io attribuisca al filosofo della Foresta Nera più conoscenze sui fondamenti fisici della metafisica di quante lui effettivamente ne possedesse, nonostante le visite a Todtnauberg di amici fisici eminenti. Ma su ciò dovrò naturalmente riflettere bene e tornare assai più diffusamente in futuro.

Risfogliando le pagine di questo libro da 45 a 65, trovo di aver sottolineato - oltre ad alcuni riferimenti al Geviert e alla cosa - una frase di Heidegger che condivido: "Il rovesciamento del platonismo, in base al quale per Nietzsche il sensibile diventa il mondo vero e il soprasensibile il mondo non vero, rimane completamente all'interno della metafisica." [p. 51]
Come dire che esso non costituisce un superamento ed una chiarificazione della vecchia metafisica, ma solo una nuova metafisica, quella nietzscheana della volontà di potenza E dell'eterno ritorno dell'uguale.

giovedì 10 settembre 2009

Kant ed io

Sfogliando un volumetto di filosofia che ho portato da Berlino (Sternstunde der Philosophie, von Platon bis Heidegger di Otto A. Boehmer, Beck v.) mi sono imbattuto - nella seconda pagina del capitolo dedicato ad Immanuel Kant - in questa affermazione dell'autore:

"Den Schluessel zum Geheimnis der Metaphysik glaubte Kant entdeckt zu haben: Er lag fuer ihn in einem bislang noch nicht erkannten Zusammenwirken von Vernunft, Verstand und Sinnlichkeit, das nunmehr genauer beschrieben werden musste."

Questa affermazione mi ha molto colpito perchè descrive bene, anche se un po' superficialmente, quel che anch'io ritengo di me e dei risultati delle mie ormai più che decennali ricerche, di avere cioè scoperto la chiave per il segreto della metafisica. E come sa chi mi legge su questo blog, non mi limito ad affermarlo ma ne vengo dando concreta e dettagliata illustrazione e dimostrazione, chiarendo a parole, con schemi e grafici tutti i modi d'essere (ways of being) dell'ente metafisico. Ente che secondo le mie scoperte è costituito, come ho detto più volte, dall'insieme dei due pianeti Giove e Saturno in congiunzione.

A questo punto mi son detto: bene! se sia Kant che io abbiamo scoperto "den Schluessel zum Geheimnis der Metaphysik", allora - poichè questa chiave dev'essere unica - Kant ed io dobbiamo avere scoperto la stessa cosa. Una rapida verifica per vedere se ci siano indizi nella biografia di Kant che lascino pensare ad una sua conoscenza del fenomeno delle congiunzioni G-S mi dà risultati non negativi.
Il suo Kritik der reinen Vernunft (Critica della ragion pura), composto in fretta in 4-5 mesi dopo studi e ricerche durate circa 12 anni (!), apparve a maggio 1781, circa un anno prima della congiunzione G-S multipla del 1782. Un anno dopo di questo evento scrisse invece Prolegomena zu einer jeden zukuenftigen Metaphysik, che riassumeva i principali percorsi di pensiero del capolavoro precedente.
"Die Prolegomena aber .. hielt man fuer aehnlich unverstaendlich wie die Kritik der reinen Vernunft.", cioè a dire anche quella che doveva essere una sintesi divulgativa della prima opera risultava altrettanto incomprensibile di essa.

Ecco .. ora io vorrei iniziare a leggere qualcosa di Kant proprio partendo da queste due opere, perchè qualcosa mi dice che riuscirò - io ingegnere elettronico - a spiegarvi non solo Heidegger ed il suo interesse per Kant, ma anche Kant stesso nelle sue opere più ermetiche.

Per concludere, vi dirò che mi spiace proprio che il Call for papers per il prossimo quinquinnale Congresso Kantiano Internazionale (Pisa 22-26 maggio 2010) scada il 15 settembre, cioè tra soli cinque giorni. Ci fosse stato più tempo, avrei forse potuto portare a quel convegno un contributo magari importante, ma così .. non sono ancora neppure in possesso di quelle due opere ..