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venerdì 11 settembre 2020

GESTELL des GEVIERTs/DISPOSITION of the FOURFOLD when PAUL OF TARSUS was going the DAMASCUS' ROAD (at about August 24th, A.D. 35)

Come ho illustrato in altri articoli, secondo il mio paradigma ermeneutico (che ha per fondamento/Grund ontico le congiunzioni planetarie Giove-Saturno) la cristofania sulla via di Damasco, cioè l' evento, il momento della cosiddetta conversione di Paolo di Tarso può essere datato verso la fine di agosto del 35, intorno al 24 agosto dell' A.D. 35. 
A questa data erano passati quasi cinque mesi dal II allineamento della congiunzione G-S-doppia del 34-35 [la fenice di cui scrive Tacito in Annali 6,28] e la Terra aveva percorso quasi una metà della sua orbita fino a disporsi, a posizionarsi (vedi figura), dalla parte opposta dei due pianeti, rispetto al Sole.

venerdì 26 gennaio 2018

La CONVERSIONE di s. PAOLO (fine agosto A.D. 35)

 Leggo sui miei calendari che si ricorda oggi 25 gennaio la cosiddetta conversione di s. Paolo, cioè di quel 13° apostolo che - pur non avendo mai incontrato Gesù di persona (come lui stesso dice) - fu comunque l' infaticabile propugnatore e propagatore della dottrina cristiana. Tanto lo fu che molti lo ritengono il vero e proprio fondatore (qualcuno dice inventore) del cristianesimo, del quale le sue Lettere rimangono comunque uno dei documenti più antichi, probabilmente proprio il più antico.

Su Paolo, figura che m'intriga molto, certo una delle maggiori personalità di tutta la storia, io ho già condotto diverse ricerche e scritto diversi articoli in questo blog, articoli che vorrei oggi sintetizzare qui e ai quali rimando per esame dei dettagli ed approfondimenti.
The double Jupiter-Saturn conjunction occurred between
October AD 34 and April AD 35 in the constellation Leo
(i.e. Tacitus PHOENIX in Annals 6, 28)
Ad oggi la figura di Saul-Paolo io l'inquadro così. Quando Saul nacque a Tarso, verso quello che ora chiamiamo A.D. 15, tra i sacerdoti e nella società delle regioni israelitiche della Palestina (Giudea, Samaria, ..) era vivissimo il dibattito geocentrismo-eliocentrismo e non c' era accordo su quale fosse il tipo giusto di congiunzione Giove-Saturno da adorare _di generazione in generazione_ (cioè ogni vent' anni) come Visita e Presenza divina (Shekinah).
Proprio su questa questione vi era stato circa centocinquant' anni prima un vero e proprio scisma nella classe sacerdotale, a seguito del quale gli eliocentristi avevano abbandonato il Tempio e si erano ritirati a Qumran e in altre località sulle rive del Mar Morto (là dove nel secolo scorso sono stati ritrovati i famosi manoscritti). A Gerusalemme erano rimasti invece i sacerdoti geocentristi, adoratori delle congiunzioni G-S singole, pensate e viste come il vero e proprio monoteistico Signore del tempo e della storia, dio d'Israele.

Questa situazione, che perdurava da circa un secolo e mezzo, fu destabilizzata dalle congiunzioni G-S verificatesi nel 7 aC (tripla nella costellazione dei Pesci), nel 15 dC (singola nel Sagittario) e nel 34-35 (doppia nella costellazione del Leone, cfr. grafici qui sopra), nel senso che si riaccesero tra gli ebrei del tempo vivaci discussioni astronomico-teologiche. Fu in questo contesto che il ventenne Saulo di Tarso maturò a fine agosto del 35 - autonomamente oppure per contatti con gli eliocentristi esseni di Qumran/Damasco - la convinzione che il modo giusto di onorare la divinità, il Signore del tempo, la Shekinak, era proprio quello cristiano delle strane congiunzioni G-S multiple, il moto planetario retrogrado insito nelle quali lungi dal rappresentare l' ira di Dio era invece segno rivelatore dell' ELIOCENTRISMO del sistema planetario/solare. 
Al di là delle elaborazioni teologiche che lui stesso vi costruì sopra e molti altri dopo di lui, fu questo dunque il senso reale, il nocciolo concettuale, della cosiddetta conversione di Saulo-Paolo di Tarso: la convinzione che, contro ogni superficiale apparenza, il sistema planetario aveva struttura eliocentrica anzichè geocentrica. Chi credeva fermamente questo era come un uomo morto e risorto: morto alle antiche credenze/allenze e risorto, rinato nella definitiva "nuova ed eterna alleanza".  Di questo, opportunamente elaborato e teologizzato, Paolo - che neppure aveva mai incontrato Gesù - si fece da allora infaticabile e strenuo diffusore e propagatore al di fuori della Palestina.

giovedì 8 giugno 2017

DUE BUONE OCCASIONI

Grafici relativi alla congiunzione Giove-Saturno del
10.9.1921 (la Grunderfahrung che diede ad Heidegger la
piena Vorgriff della dinamica del Seienden im Ganzen 
Negli ultimi dieci giorni ho avuto due buone occasioni per parlare della mia originale proposta ermeneutica: la prima lunedì 29 maggio all' Istituto Italiano di Studi Germanici (a Villa Sciarra-Wurts sul Gianicolo), ove si teneva un seminario sull'interpretazione heideggeriana dell'epistolario paolino, con G. Lettieri, G. Moretti, S. Bancalari, M. De Angelis, P. Vinci e M. Casu; la seconda ieri pomeriggio 7 giugno all' Università  RomaTre, ove - aula C - si teneva un seminario di presentazione e discussione dei saggi (uno dedicato al Nulla in Heidegger) del secondo numero della rivista filosofica on-line Consecutio Rerum, con Roberto Finelli, M. Lenzi, L. Cianca, L. Micaloni. 

La congiunzione Giove-Saturno singola del 26 marzo del-
l' A.D. 54, al centro del periodo di redazione delle più
importanti Lettere di s. Paolo
Nel primo caso al prof. G. Lettieri che aveva parlato di "promessa inesauribile", di "dono che continua sempre a venire", di "chiamata come esperienza del dono", di "atteggiamento anti-sapienziale di Paolo", ho avuto modo di replicare a lungo, rispondendo anche ai proff Moretti [che si era chiesto se e cosa c'entrasse Paolo con la storia dell'essere (perchè Heidegger se ne occupò nel 1920-1921?)] e Bancalari (che aveva decisamente sostenuto che "Paolo non fa parte della storia dell'essere" e che l'interesse di Heidegger per Paolo era solo occasionale). 
Ho spiegato il senso di congiunzioni Giove-Saturno che io vedo in espressioni come la promessa inesauribile ed il dono, dono che - manifestandosi a volte in grande pienezza, a volte invece contraendosi o addirittura nascondendosi, chiama taluni alla profezia (Isaia, Paolo ma anche Maometto), altri alla poesia (Hoelderlin, Rilke, ..), altri alla filosofia (Heidegger stesso,..).. 
Ho anche illustrato come e perchè Paolo entri a pieno titolo nella storia dell'essere, secondo l'interpretazione ch'io ne dò. Tutta la vita di Paolo fu cadenzata dalle congiunzioni G-S: da quella dell' A.D. 14 (che dovette essere prossima alla sua nascita, perchè dice che fu chiamato quand'era ancora nelle viscere di sua madre) a quella del 34-35 (che segnò la sua conversione dal geocentrismo all' eliocentrismo), a quella della primavera del 54 (quando scrisse le sue lettere più importanti, ai Galati, ai Romani, ..). 

Analogamente ieri pomeriggio, intervenendo sull' affermazione del dr. L. Micaloni (che commentava un saggio di Morani sul Nulla in Heidegger) secondo cui "Il Sein non è definibile in senso ontico", facevo notare che invece  - assumendo, com' io propongo, come Seiende im Ganzen l'ente composito formato dalla coppia planetaria Giove+Saturno in congiunzione - si riescono non solo a spiegare agevolmente i due modi fondamentali della manifestatività dell'essere (la piena Offenbarung ed il ritrarsi, l' annullarsi), ma anche - nel fattivo progetto di vita di Heidegger - il rapporto tra la temporalità dell' essere e la temporalità del personale Dasein del filosofo svevo. Ne segue non solo la possibilità di temporalizzare (periodizzare) in modo nuovo, autenticamente, la vita e l' opera di Heidegger partendo dalla Grunderfahrung del 1921 e dalla Kehre del 1930-31, ma anche quella di comprendere a fondo il senso di tutta la rivisitazione della storia della filosofia e della teologia nella quale il filosofo svevo si impegnò per tutta la vita.
Concludo queste note con un sentito pubblico ringraziamento al prof. Roberto Finelli, appunto dell'UniRomaTre, che ha voluto sia lasciarmi il tempo di illustrare compiutamente il mio pensiero che complimentarsi poi per la mia conoscenza delle tematiche e dei termini del pensiero heideggeriano. 

domenica 17 agosto 2014

PAUL's CONVERSION TO HELIOCENTRISM happened definitively in AUGUST, A.D. 35

This diagram is - in my humble opinion - a scientific representation of the Damascus Christophany, the event which changed Saul's life and world history. 
As everyone can easily verify, this concrete astroNomical event happened in the third decade of August, A.D. 35, about five months after the conclusion of the double Jupiter-Saturn conjunction occurred in the years 34-35 (Tacitus' phoenix, Annals 6.28).
It is in this way that _Paul's conversion to heliocentrism_ can be dated indicatively at about August 24th, A.D. 35, with an uncertainty of +/- five days.

lunedì 9 giugno 2014

La NEGATIVITAET e il CAPPIO DI SATANA

Possibili aspetti del moto retrogrado di un pianeta 
esterno visibile (Marte, Giove, Saturno)
Leggendo qualcosa sull' Auseinandersetzung di Heidegger con Hegel a proposito del concetto di Negativitaet mi stava venendo in mente che, molto probabilmente, la chiave interpretativa di come i due filosofi tedeschi trattano questo concetto va ricercata nello stesso ambito del cappio di Satana di alcuni passi delle Lettere di s. Paolo e cioè in ambito astronomico: precisamente nelle forme che può assumere la fase di apparente moto retrogrado dei pianeti esterni (due dei quali - Giove e Saturno - sono, come vado sostenendo ormai da anni, essenziali e fondamentali per la storia dell'essere). Dovrò approfondire .. !

sabato 17 agosto 2013

August 24th, A.D. 35: _the_ dating of Paul's conversion to heliocentrism.

In my opinion (based on the diagrams you can see here links)  the Damascus Christophany, the event/definitive-conviction which changed Paul's life and world history, occurred in the third decade of August AD 35 (exactly 1978 years ago): let's say indicatively on August 24th, A.D. 35, with an uncertainty of +/- 5 days.

giovedì 16 maggio 2013

The astronomical interpretation of 2Thessalonians 2: 1-12 (Katechon, Antichrist)

The Second Letter or Epistle of Paul to the Thessalonians, often referred as Second Thessalonians, is a book of the New Testament written in Corinth and commonly dated between 51-54 A.D. In the second chapter of this Letter, Paul the Apostle or someone of his disciples is explaining to the Christians in Thessalonika (today Salonica, northern Greece) what will necessarily occur before the Parousia, i.e. the Second Coming of Jesus Christ. As said in the wiki-page devoted to the katechon "Christians must not behave as if the Day of the Lord would happen tomorrow, since the Son of Perdition (the Antichrist of 1 and 2John) must be revealed before. Paul then adds that the revelation of the Antichrist is conditional upon the removal of 'something/someone that restrains it/him' and prevents it/him being fully manifested. Verse 6 uses the neuter gender to katechon; and verse 7 the masculine, o katechon."

Due to the ambiguity of these expressions, many and very different interpretations of this restraining force or power - the katechon - that delays the advent of the Antichrist have beeen proposed during the last 1960 years by dozens of  exegetes, commentators and philosophers. Among others: Roman emperors, the Roman Empire, the Holy Spirit, the Third Person of the Trinity, the Catholic Church, the Papacy, .. ... During the XX century great importance and consideration has been given to this katechontic "restrainer" by the German political thinker Carl Schmitt, who said "One [historian] must be able to name the katechon for every epoch of the last 1948 years. The place has never been empty, or else we would no longer exist." Recently here in Italy the Venetian philosopher Massimo Cacciari wrote a book - "Il potere che frena" ("The restraining power") - on the katechon, seen a la Schmitt in a context of theological-political considerations.

The meditations I made on the matter, within the framework of the new hermeneutics I'm proposing with my book and in this blog, brought me to the conclusions that in 2 Thess 2:1-12 Paul of Tarsus or someone of his disciples is explaining to the Thessalonian Christians that the next Jupiter-Saturn conjunction will be a single J-S conjunction (exactly as it really was on March 26, AD 54) and at the same time why it is being late. As can be seen in the underlying diagramm, when a single J-S conjunction like that of AD 54 is going to happen, for almost one year before the event Jupiter remains on the right of Saturn (lower longitude) as if something or someone restrains it to catch up and to pass Saturn. Only after a 5° oscillation (10° to about 15°, see red curve ) the visual angular distance between the two planets goes down towards zero and  the conjunction endly happens. And now, who or what was restraining the conjunction to occur? The answer is very simple to find observing that for many months before the event the two planets are _in retrograde motion_. This means that the Earth, our planet, in its rotation around the Sun is overcoming both planet-lines: Saturn-Sun and Jupiter-Sun.


 
 Saturn- and Jupiter-longitude in the year preceding the single J-S conjunction
of 54 AD,  March 26 (constellation of Fishes) and soon after.
The red curve indicates the visual angular distance
in modulus between the two planets (values on the right)

In other words the Earth is in the middle, between the planets and the Sun, and only when it will have rotated _out of this middle position_ to the opposite part of its orbit the single J-S conjunction will occur.

So, in the context of the new hermeneutics (l'ermeneutica di Giuseppe or Joseph's planetary hermeneutics) we have reached two important, fundamental conclusions:

I)   the KATECHON of 2 THESS 2, 6-7 is our planet, the EARTH;

My poster on Unicorn as allegoric image of
single Jupiter-Saturn conjunctions
(presented in Liverpool, March 2008)

II)   the MAN OF SIN of 2 Thessalonians or the  ANTICHRIST of the Johannine epistles
is nothing else that the fourfold planetary disposition
SATURN-JUPITER-SUN-EARTH
(see the Liverpool-Berlin poster 2008-2009 here on the right).














This is enough for today, so I close here. Meditate, people !!





 



lunedì 22 aprile 2013

L'enigma del katechon della seconda Lettera ai Tessalonicesi (2Ts 2,1-12) e Massimo Cacciari

Venerdì scorso, 19 aprile, ho ascoltato una conferenza che il prof. Massimo Cacciari ha tenuto a Roma, nella sala grande della biblioteca della Link Campus University (prosecuzione della parificata S. Leone Magno, per la "formazione di professionisti e manager per il mondo che cambia").
All'incontro "Una riflessione sul potere", che prendeva spunto da/e presentava l'ultimo libro di Cacciari "Il potere che frena" (Adelphi, 212 pp., 13 €), partecipavano anche Franco Pizzetti (ordinario di Diritto costituzionale a Torino), Vincenzo Scotti (presidente della Fondazione Link Campus Univ.) ed Anna Maria Cossiga (docente di Antropologia culturale), come moderatrice.

 


Il volume di Cacciari, che ha per sottotitolo "Saggio di teologia politica", prendendo lo spunto dal secondo capitolo della seconda Lettera ai Tessalonicesi (partita da Corinto verso il 53 dC) , tratta della relazione tra teologia e politica nella cristianità occidentale, tematica divenuta centrale - dice il filosofo veneziano - in epoca moderna soprattutto grazie al tedesco Carl Schmitt, che iniziò a trattarne verso il 1932.

In 2 Ts 2, 1-12 Paolo di Tarso o qualcuno del suo seguito parla di un potere denominato in greco katechon, qualcuno o qualcosa che frenerebbe l'Anticristo prima che questi si riveli e sveli definitivamente, Anticristo che comunque verrebbe poi - nel suo ultimo assalto - superato e battuto dal Signore Gesù "con il soffio della sua bocca". Il katechon occupa dunque una posizione di mezzo (p. 60) e solo quando egli/esso si toglierà di mezzo, l'Anticristo potrà rivelarsi.

Sulla scia di Schmitt, Cacciari è del parere (pur con un debole cenno di dubbio, quasi fugacemente espresso a p. 34) che la figura del katechon di 2Ts 2 vada interpretata politicamente, ne ricorda l'identificazione storica da parte di vari autori a volte con l'Impero a volte con la Chiesa, ed afferma che - in questa ottica - il potere politico e civile non può non porsi anche in termini teologici e porgersi invece solo in modo tecnico-amministrativo. La politica, insomma, non potrebbe essere autentica se dimenticasse la propria origine spirituale. Ne derivano, secondo Cacciari, "una ridda di questioni teologico-politiche che continuano ad informare, senza che quasi mai ve ne sia consapevolezza, le nostre idee intorno al potere, alla sovranità, alla relazione tra autorità politica e religiosa, mondana e spirituale. Questioni che la 'secolarizzazione', in quanto dissoluzione di ogni idea di epoca, nasconde in sé, piuttosto che risolvere o superare." Questioni sulle quali poi Cacciari si diffonde nei vari capitoli del non-leggibilissimo libro.

Essendo la seconda volta che ascoltavo Cacciari sull'argomento (la prima era stata nella grande e piena sala Sinopoli dell'Auditorium di Roma, il 16 marzo scorso) ed avendo nel frattempo autonomamente  riflettuto sull' enigma del katechon, non ho potuto - al momento dei commenti e delle domande - esimermi dal dire chiaramente, apertis verbis, a Cacciari che la sua (e non solo sua) interpretazione politica di quel passo di 2Ts 2, 1-12 a me pare forzata e confuse e cavillose tutte le conseguenti considerazioni ed elaborazioni.
*     *     *
Secondo me, ho detto venerdì 19 aprile, in quel passo di 2Ts Paolo di Tarso o chi per lui - scrivendo nel corso dell'anno 53 (nell'anno e nei mesi che precedono la congiunzione Giove-Saturno singola di fine marzo 54, nella costellazione dei Pesci) - sta precisando che la prossima congiunzione G-S sarà singola, ricordando in modo velato e criptico appunto la dinamica di questo tipo di congiunzioni. Chi ritarda il verificarsi di questo tipo di evento astroNomico - cioè che Giove si allinei con Saturno  e poi lo superi - è la Terra che in questo tipo di congiunzione G-S non deve trovarsi in mezzo tra il Sole e la coppia Giove-Saturno (come sta facendo nel corso del 53), bensì dalla parte opposta dei due pianeti congiunti, rispetto al Sole (come farà a fine marzo 54).

Ne segue, concludendo, che è il nostro pianeta - la Terra - a doversi togliere di mezzo e non più rimandare il verificarsi (sei-sette mesi dopo) di quella particolare disposizione del Geviert planetario, identificata in 2Ts 2 con il nome di Anomos (o Iniquus o Anticristo). In altre parole, il katechon di 2Ts 2 è il pianeta Terra e Paolo (o chi per lui) sta facendo ermetiche considerazioni eliocentriste sulla dinamica delle congiunzioni tra Giove e Saturno.

lunedì 7 maggio 2012

Per chi la Nuova ed Eterna Alleanza ? Per tutti o per molti?

E' recente una lettera del papa alla conferenza episcopale tedesca (ma presto se ne parlerà anche alla CEI) ove Benedetto XVI spiega come e perchè si dovrà presto cambiare la formula dell'Eucarestia nella messa. Il passo interessato è quello che il sacerdote pronuncia - ricordando le parole di Gesù nell'ultima cena - prima dell'elevazione del calice, quando dice:
"Prendete e bevetene tutti: questo è il calice del mio sangue, per la nuova ed eterna alleanza, versato per voi e per tutti in remissione dei peccati."
Per ragioni teologiche e, soprattutto, filologiche (molto discusse in verità dagli specialisti di greco, latino e lingue semitiche), quel "per tutti" introdotto da Paolo VI dopo il Concilio ecumenico Vaticano II andrebbe secondo papa Ratzinger riportato al precedente "per molti", il che comunque non metterebbe in discussione l'universalità della salvezza, essendo Gesù - come dice anche s. Paolo, ricorda il papa - morto per tutti.
Ai filologi e teologi impegnati in questa dotta discussione, vorrei modestamente ricordare la mia opinione sulla nuova ed eterna alleanza oggetto del cosiddetto Nuovo Testamento: trattasi puramente e semplicemente della concezione eliocentrica della struttura del sistema planetario, derivante da una nuova interpretazione astronomica dell'evento che costituiva la teofania giudaica del tempo, le congiunzioni Giove-Saturno. Dice infatti Paolo, significando il superamento del geocentrismo: "... la nostra abitazione terrena è una tenda che si demolisce, .." [2Cor 5,1].
Rivelatrice al riguardo, tra le altre, è inoltre anche la frase di 2Cor ove Paolo dice che ".. i figli di Israele non poterono fissare gli occhi nel volto di Mosè per la gloria, ora dissolta, del suo volto, .." [2Cor 3,7-8]. Il glorioso Mosè, insomma, era (qui) invisibile esattamente come l'unicorno invisibile di cui ho parlato/scritto in altre parti di questo blog ovvero come il meridiano Dioniso degli ateniesi. E' appena il caso ch'io ricordi qui che le congiunzioni G-S singole hanno sempre luogo con i due pianeti in fase di moto progressivo, a volte in pieno giorno, che esse sono le più numerose e che esse inducono a pensare che il sistema planetario sia geocentrico.

La posizione teologica del papa attuale, maturata anche a causa dei sensi di colpa per la Shoah del secolo passato e tesa ad una riconciliazione con il mondo ebraico, è quella di sostenere che va superata la rigida antitesi paolina [sviluppata soprattutto in 2Cor 3, 4-18 e Gal 4, 21-31] tra le alleanze del Vecchio e Nuovo Testamento, essendo stata quella mosaica solo una temporanea alleanza, "sopraggiunta in seguito" (Rm 5,20) a scalfire appena la sostanziale continuità tra l'alleanza con Abramo, fondamentale e permanente, e quella stabilita da Cristo. Detto in altre parole, alla luce del mio paradigma ermeneutico, non sarebbe vera l'ostinazione geocentrica del mondo giudaico in epoca romano-imperiale, perchè anche nella Bibbia veterotestamentaria si rinverrebbero - come di fatto si rinvengono - tracce ed anticipazioni del dibattito geocentrismo/eliocentrismo, con prese di posizione (ancorchè ermetiche) a favore di quest'ultimo.
Rispetto a quanto precede mi appare sostanzialmente contraddittoria (e da marcia indietro) la recente puntualizzazione papalina sulla necessità di un ritorno alla formula preconciliare della preghiera di consacrazione eucaristica di cui all'inizio di questo articolo, non essendovi alcun dubbio - a mio parere - che il portato delle rivelazioni di Cristo in merito alla struttura eliocentrica del sistema planetario era, è e sarà in ogni tempo rivolto e destinato all'intera umanità, senza eccezione alcuna.

E sarebbe proprio ora - per chi siede in alte cattedre - chiarire ciò a tutti e con tutti i mezzi, invece di trastullarsi e gingillarsi con filologiche minuzie su testi di assai dubbia origine e trasmissione.

mercoledì 21 dicembre 2011

La congiunzione Giove - Saturno tripla del 7 a. C. nella costellazione dei Pesci

La congiunzione tra i pianeti Giove e Saturno dell'anno di Roma 747 (il futuro 7 a.C., ovvero anno -6 nei software astronomici) avvenne nell'ampia costellazione dei Pesci, dalla parte di questa che confina con la costellazione dell'Ariete.                                                                                                   Ancora più prossima al confine tra le due costellazioni, sempre nei Pesci (longitudine 358° 20'), sarebbe poi stata quella singola di ca. sessant'anni dopo, cioè quella del 54 d.C., quando Paolo di Tarso incominciò a scrivere le sue famose Lettere (che sono i primi documenti del cristianesimo, cioè i più antichi).                                                                                                           Per inciso, in questa stessa costellazione dei Pesci era già entrato da 200-150 anni, ma muovendosi nel verso opposto a quello delle congiunzioni dette (cioè dall'Ariete ai Pesci) il punto gamma dell'equinozio di primavera che, muovendosi alla velocità di ca. 1° ogni 72 anni, all'inizio di primavera del 54 dc si trovava più o meno nella posizione dell' unicorno di Paolo, cioè della congiunzione G-S singola di quell'anno.
Tornando alla memorabile congiunzione G-S del 7 ac, quella che passò alla storia come stella di Betlemme, diremo che mentre l' unico allineamento eliocentrico dei due pianeti si ebbe il 1° settembre, i tre allineamenti geocentrici (1E <=> 3G) si ebbero - come si vede dai grafici sottostanti - alle seguenti date e longitudini e con le seguenti distanze angolari residue/minime (d.a.r):
- il 29 maggio, alla longitudine geocentrica di ca. 351°, con d.a.r. di 59' 6",
- il 1° ottobre, alla long, geoc. di ca. 347°, con d.a.r. di 58' 29" e

- il 5 dicembre, alla long. geoc. di ca. 345°, con d.a.r. di 1° 3' 15".
Tra le congiunzioni G-S triple questa del 7 aC da un punto di vista astronomico non fu una particolarmente perfetta, prima di tutto per i differenti intervalli di tempo tra I e II allineamento e tra II e III, rispettivamente più di 4 mesi e solo 64-65 giorni. Poi perchè anche nei tre momenti di massima vicinanza o allineamento, i due pianeti non apparvero mai più vicini di circa 1°, equivalente a circa due diametri lunari. Insomma vi furono sì tre 'allineamenti', ma nessuno particolarmente stretto. Rimane comunque il fatto che i due pianeti rimasero per molti mesi a fare un armonico balletto nel cielo notturno: la loro distanza angolare infatti rimase inferiore a 3° dal 27 aprile del 7 ac fino al 14 gennaio del 6 ac, cioè per quasi 9 mesi. Una sorta di gravidanza celeste insomma, il contesto ideale per la nascita di qualcuno - come Gesù Cristo - riconosciuto contemporaneamente figlio del cielo e figlio d'uomo.
Diremo per concludere, che in questi giorni di quell'anno (2017 anni fa) la congiunzione G-S che attirò tanto l'attenzione dei Magi volgeva ormai a termine: Giove era tornato da un paio di settimane alla sinistra del 'padre' Saturno (quindi era visibile più ad est di esso) e se ne allontanava sempre più: la distanza angolare di circa 1,5° cresceva infatti ormai al titmo di circa 3' per notte.
I due pianeti si sarebbero di nuovo incontrati tra circa vent'anni, nell'agosto del 14 dC, alla morte di Augusto.

giovedì 21 luglio 2011

Un'acqua prodigiosa.. quella di Narlikuyu (Turchia)

A circa 70 km a sud-ovest di Tarso (Turchia centro-meridionale) si trova un piccolo villaggio di pescatori, Narlikuyu, che era sede nell'antichità di un impianto termale romano, le Terme di Poimenio, dal nome dell'amico dei giovani imperatori Arcadio ed Onorio che - amministrando isole e santuari della zona - aveva scoperto le sorgenti che le alimentavano; sorgenti in qualche modo legate alle vicine quattro Grotte di Korykos, sedi di laghi e laghetti sotterranei.
Di questo una volta famoso impianto termale sopravvive oggi un bacino ed un grande mosaico pavimentale che rappresenta l'immagine classica delle tre Grazie (o Cariti), Thalia, Euphrosyne ed Aglaia, le dee greche della leggiadria, figlie di Zeus ed Eunomia (o Eurynome). Interessante è l'iscrizione in greco che accompagna la bella immagine, scritta che - ripresa da un sito in tedesco - dice:
Wer von diesem Wasser trinkt wird weise und lebt lang, wer haesslich ist wird schoen
ovvero in italiano
Chi beve di quest'acqua diventa sapiente e vive a lungo, chi è brutto diventa bello.

Io trovo molto interessante il riferimento di questa iscrizione alla sapienza e alla vita lunga, proprio in virtù dell'interpretazione astronomica che ho dato nei post precedenti dell'immagine classica delle Grazie o Cariti: mi sembra insomma di trovare qui una conferma all' ipotesi che quell'immagine alluda ad un fatto astronomico particolare, sapienziale, noto a pochi iniziati e simbolo - in virtù dei suoi lunghi tempi di ripetizione - già da molti secoli di vita lunga (tendenzialmente eterna). Come appunto la congiunzione tripla tra Giove e Saturno.

Anche perchè mi sembra significativo il fatto che questo mosaico sia stato trovato non lontano da Tarso e da Antiochia (l'odierna Antakya), cioè in un'area che fu - insieme a Gerusalemme - proprio quella da cui partirono e si diffusero le idee ed il movimento cristiano.

giovedì 9 dicembre 2010

Più libri più liberi

Come certo sarà noto a più d'uno di voi, miei lettori, a Roma si svolge ogni anno - nella prima decade di dicembre e sempre al Palazzo dei Congressi dell'EUR - una fiera della piccola e media editoria, all'insegna del motto Più libri più liberi. Quest'anno la fiera era da sabato 4 a ieri, mercoledì 8 dicembre.

Capirete tutti che nessun bibliofilo e nessuno studioso dell'area romana (e del Lazio) può lasciarsi sfuggire una così ghiotta occasione di girare tra decine e decine, probabilmente un centinaio e più, di stands pieni di libri in esposizione, libera consultazione e vendita a prezzi scontati (di norma il 20%, a volte anche di più), alla ricerca di qualcosa di particolare e di interessante. Così, naturalmente, è stato anche per me, che a questo appuntamento annuale quasi mai son mancato da una decina d'anni in qua.

E' finita che, approfittando delle circostanze favorevoli e della tranquilla mattinata e primo pomeriggio di martedì, mi son riempite diverse buste di cataloghi e di più d'una dozzina di simpatici, interessanti e curiosi volumi e volumetti, che vado ad elencarvi:

Guenter Abel, La filosofia dei segni e dell'interpretazione, Guida
Philippe Sollers, Il Vangelo di Nietzsche, ed. Obarrao
Joseph Vogl, Sull'esitare, ed. Obarrao
A. Lanza, Dante eterodosso, una diversa lettura della Commedia
Antonino Infranca, I filosofi e le donne, manifestolibri
Jan Rehmann, I Nietzscheani di sinistra, Odradek ed.
AA.VV., Il messianismo ebraico, Giuntina
Giorgio Galli, Esoterismo e politica, Rubbettino
Paolo di Tarso, Le Lettere di Paolo, EDB
Rudolf Steiner, Gli enigmi nel 'Faust' di Goethe, Ed. Antroposofica
Carl Unger, Problemi esoterici, Ed. Antroposofica
L. Sammarco, Sulle tracce di Croce: il Ricorso e i Simboli, La Zisa
L.M.A. Viola, Il mistero di Roma e l'opposizione di Israele, Victrix
A. Roccati, Introduzione allo studio dell'egiziano, Salerno ed.
J.Taubes, In divergente accordo.Scritti su Carl Schmitt, Quodlibet
Charles Kingsley, Ipazia, Lupetti ed.
Teofrasto (a c. Silvia Romani), La Metafisica, ed. La Vita Felice

Per completare, poi, oggi pomeriggio ho preso nella libreria di un ipermercato, mentre aspettavo che mia moglie finisse i suoi giri, Apollineo e dionisiaco di Giorgio Colli, ed. Adelphi, ed una Introduzione a Croce di Paolo Bonetti, ed. Laterza, ... tanto per accontentare un po' anche i grandi editori.

martedì 2 novembre 2010

Redating Paul


Discutendosi recentemente in un newsgroup dell'apostolo Paolo, della sua esistenza o meno, della autenticità delle sue Lettere, di Marcione e di simili tematiche, sono andato a rileggermi qualcosa sull'ultimo apostolo, su quel che avevo già scritto di lui negli anni passati e ad effettuare alcune nuove verifiche con il mio software astroNomico. Sempre, beninteso, nel quadro del nuovo paradig-
ma ermeneutico storico-filosofico-religioso.

Bene. Ciò fatto, mi sono non solo confermato della reale esistenza di Paolo di Tarso e dell'autenticità della sua Lettera ai Galati (che del resto proprio nessuno pone in discussione, insieme a Romani e a 1- e 2-), ma sono ora anche in grado di precisare alcune date della cronologia paolina negli anni che vanno dal 35 al 54.


 Omettendo per maggior chiarezza la parte tecnico-astronomica della questione, legata al fenomeno ed al noumeno della fenice del 34-35 (Tacito, Annali 6, 28) di cui ho parlato anche nell'articolo precedente, io posso datare alle ore intorno al mezzogiorno di uno dei giorni intorno al 24 agosto del 35 l'evento di Damasco (qualunque sia la località da intendersi per Damasco); era dunque una giornata estiva di pieno sole, un sole palestinese accecante se uno si azzardava - come Paolo fece - a guardare nella sua direzione.

A questo punto, dice Paolo in Gal 1,16-19, "subito, senza consultare nessuno, senza andare a Gerusalemme da coloro che erano apostoli prima di me, mi recai in Arabia e poi ritornai a Damasco. In seguito, dopo tre anni andai a Gerusalemme per consultare Cefa[Pietro], e rimasi presso di lui quindici giorni; degli apostoli non vidi nessuno altro, se non Giacomo, il fratello del Signore. ..".

E' chiaro da questi passi autobiografici che il primo incontro di Paolo a Gerusalemme con Pietro e Giacomo si svolse nei primi mesi del 39, diciamo per fissare le idee a primavera del 39.
"Quindi andai nelle regioni della Siria e della Cilicia" dice sempre Paolo in Gal 1,21 ed in Gal2,1-2: "Dopo quattordici anni, andai di nuovo a Gerusalemme in compagnia di Barnaba, portando con me anche Tito: vi andai però in seguito ad una rivelazione." Diciamo che Paolo torna a Gerusalemme, di nuovo a confronto con
le 'colonne' del movimento cristiano, circa quattordici anni e mezzo dopo l'incontro precedente e cioè verso la fine del 53, primi mesi del 54.

E' opportuno a questo punto ricordare (e proprio a ciò può alludere la rivelazione di cui parla Paolo in Gal 2,2) che proprio in quel momento stava preparandosi una nuova congiunzione Giove-Saturno, quella singola che - a circa sessant'anni (59,6) dalla G-S tripla della seconda metà del 7 a.C. - era di nuovo nella costellazione dei Pesci. Questa congiunzione, invisibile nel momento culminante, avvenne il 26 marzo del 54 (si vedano il grafico qui sopra) e 1°6'31" fu la distanza angolare residua tra i due pianeti.

Paolo non scelse dunque un momento a caso per recarsi a Gerusalemme insieme a Barnaba e Tito per conferire con il gruppo dirigente del movimento: andò invece proprio nel momento in cui stava preparandosi una nuova 'visita' della Presenza divina (Shekinah) al suo popolo, secondo le antiche convinzioni teofaniche giudaiche. E' quindi assai probabile che in questo incontro al vertice non si sia parlato solo di circoncisione si o no, oppure di chi evangelizzava i circoncisi (Pietro) e chi i non circoncisi (Paolo): la visita dev'essere stata anche l'occasione per Paolo di dimostrare definitivamente alle 'colonne' (Giacomo, Cefa-Pietro e Giovanni) che anche lui aveva piena conoscenza e consapevolezza del retroterra astroNomico cristiano e della sua fenomenologia e temporalità. Che aveva quindi pieno titolo per dirsi anche lui apostolo di Gesù Cristo.

giovedì 28 ottobre 2010

Il noumeno G-S del 28 dicembre 34, verso la fine del regno di Tiberio

Ora ho un po' di fretta (sapete anche la quotidianità è impegnativa, non solo gli studi) e perciò vi parlerò un po' sinteticamente, anche se non superficialmente, del noumeno platonico e kantiano, facendo - esemplificativamente - riferimento ad un ben preciso fenomeno: la congiunzione Giove-Saturno doppia che avvenne verso la fine del regno di Tiberio, tra i primi d'ottobre dell'anno 34 ed i primi di aprile del 35, quella che - vista da Terra, cioè da qui ove siamo (costretti a stare, come in una prigione per lo spirito) - dà luogo ai grafici riportati qui a destra. Se non vi è tutto immediatamente chiaro non vi spaventate, perchè comunque avremo modo di tornare sull'argomento.

Dunque e con riferimento al fenomeno citato, dovete sapere che a differenza del fenomeno stesso che può essere visto dalla posizione in cui ci troviamo e percepito con gli occhi fisici - il noumeno è sì legato al fenomeno corrispondente, ma ne è una rappresentazione intellegibile, un'idea, un' immagine da un altro punto di vista. Capite quindi che all'idea di noumeno di fenomeni astroNomici è inscindibilmente legata la precisazione di quale sia questo punto di vista alternativo alla Terra, dal quale si può immaginare di osservare il fenomeno. Bene, questo punto di vista alternativo era - affermo io -  il Sole e la relativa 'visione noumenica' di una congiunzione Giove-Saturno [della congiunzione G-S multipla (doppia) del 34-35] in funzione del tempo è quella che vedete in alto a sinistra, all'inizio di questo articolo.

E' chiaro ed evidente che per passare dalla visione fenomenica alla visione noumenica è necessario avere acquisito la capacità di astrazione mentale, cioè essersi resi conto che la realtà non finisce a quello che ci fanno vedere gli occhi fisici, del corpo, della carne (sarx), ma continua a volte anche oltre e può essere intuita, capita, 'percepita' solo con gli occhi dell'intelligenza, cioè dello spirito. Che si dimostra quindi uno strumento di 'osservazione' superiore rispetto alla più limitata carne.



E' mia ferma convinzione che proprio nella raggiunta e definitiva acquisizione della capacità di astrazione mentale di cui ho parlato sia consistita la cosiddetta conversione di Saul di Tarso, si proprio dell'ultimo apostolo, di s. Paolo.
In un prossimo intervento vi spiegherò come dal noumeno si differenzi la cosa in sè, ovvero la teutonica Ding an sich. Teutonica perchè .. è dal tempo degli Ottoni che i vicini d'oltralpe sanno di Dinge, mica solo dal tempo di Kant!