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sabato 29 febbraio 2020

Der SCHEIN und das UNBEKANNTE X bei NIETZSCHEs "FROELICHE WISSENSCHAFT" Aph. 54 (Frueling 1881)

Trend vs time of the geo-centric longitudes of Saturn and Jupiter during
the single Jupiter-Saturn conjunction occurred in the
spring-summer 1881(".. - und Zarathustra ging an mir vorbei.")
 54 - Das Bewusstsein 
vom Scheine. - 
Wie wundervoll und neu und zugleich wie schauerlich fuehle ich mich mit meiner Erkenntnis zum gesamten Dasein gestellt! Ich habe fuer mich entdeckt, dass die alte Mensch- und Tierheit, ja die gesamte Uhrzeit und Vergangenheit alles empfindenden Seins in mir fortdichtet, fortliebt, forthasst, fortschliesst - ich bin ploetzlich mitten in diesem Traum ercht, aber nur zum Bewusstsein, dass ich eben traeume und dass ich weitertraeumen muss, um nicht zugrunde zu gehn: wie der Nachtwandler weitertraeumen muss, um nicht hinabzustuerzen. 
Trend vs time of the helio-centric longitudes of Saturn and Jupiter
during the Jupiter-Saturn conjunction 1881 [click on images to enlarge]
Was ist mir jetzt "Schein"! Wahrlich nicht der Gegensatz irgendeines Wesens - was weiss ich von irgendwelchem Wesen auszusagen, als eben nur die Praedikate seines Scheins! Wahrlich nicht eine tote Maske, die man einem unbekannten X aufsetzen und auch wohl abnehmen koennte! Schein ist fuer mich das Wirkende und Lebende selber, das so weit in seiner Selbstverspottung geht, mich fuehlen zu lassen, dass hier Schein und Irrlicht und Geistertanz und nichts mehr ist - dass unter allen diesen Traeumenden auch ich, der "Erkennende", meinen Tanz tanze, dass  der Erkennende ein Mittel ist, den irdischen Tanz in die Laenge zu ziehn, und insofern zu den Festordnern des Daseins gehoert, und dass die erhabene Konsequenz und Verbundenheit aller Erkenntnisse vielleicht das hoechste Mittel ist und sein wird, die Allgemeinheit der Traeumerei und die Allverstaendlichkeit aller dieser Traeumenden untereinander und eben damit die Dauer des Traumes aufrechtzuerhalten.

mercoledì 19 febbraio 2020

MEINE AUSLEGUNG des KANT'schen UNBEKANNTE = X, d.h. MEINE AUSLEGUNG DES KANT'schen NOUMENONs

Celestial heliocentric longitudes of Saturn (blue line) and Jupiter vs time:
 same values, i.e. heliocentric conjunction, on August 27, 1782
"Was ist hier das
Unbekannte=X, worauf 
Celestial geocentric longitudes vs time for Jupiter and Saturn.
Note for both planets the diminishing values caused by the (apparent)
retrograde motion due to the Earth rotation.
Geocentric conjunction on November 11, 1782
sich der Verstand stuetzt, wenn er ausser dem Begriff von A ein demselben fremdes Praedikat B aufzufinden glaubt, welches er gleichwohl damit verknuepft zu sein erachtet?"

[Kant, I.: Kritik der reinen Vernunft, A10/B 13]

Qui sopra, grafici con l'andamento in funzione del tempo delle longitudini celesti di Giove e di Saturno relativi alla stessa congiunzione G-S, quella del 1782, vista da Terra (il secondo grafico) e 'vista' dal Sole (primo grafico). Si notino sul secondo grafico le fasi di apparente moto retrogrado (valori delle longitudini in diminuzione) per entrambi i pianeti, provocate dalla rotazione terrestre. Vista da Terra la congiunzione planetaria avvenne il 5 novembre 1782.

Poiché noi - confinati sulla Terra - non possiamo sperimentare direttamente la vista dell' evento 'congiunzione' dal Sole, Kant parlò e teorizzò una presunta inconoscibilità del NOUMENO, cioè della Cosa in sé stessa o Ding an sich o Thing in itself

Questa a parer mio era una posizione totalmente pretestuosa (fondata, penso, su motivazioni religiose), da parte di uno come lui che aveva anche solide basi matematico-scientifiche e che certo non aveva alcuna difficoltà a pensare ed anche a simulare con dei calcoli un cambiamento di punti vista, di prospettiva, dalla Terra al Sole.   

L'abilità dialettica di Kant fu tale da presentare tutte le complicate formulazioni della sua Critica della ragion pura e dei suoi Prolegomena (entrambi significativamente pubblicati poco prima e poco dopo della congiunzione Giove-Saturno del 1782) come nientemeno che una Rivoluzione copernicana in campo filosofico, mentre al contrario la sua affermazione che sono conoscibili solo le cose che appartengono al dominio dell' apparenza, cioè i fenomeni, sembrano essere - e di fatto sono - solo un oscurantista tentativo di Restaurazione filosofica contro la vera e reale rivoluzione fisica di Copernico.

Ecco perché condivido totalmente quel che scrive il prof. Claus Beisbart nel suo articolo Philosophische Expeditionen ins Unbekannte: "Auffassungen wie die von Kant haben unseren Wissendrang aber kaum gebremst."


giovedì 22 giugno 2017

Die ASTER und das DESASTER

Der Brunnenstern bei der Huette von Heidegger
in Todtnauberg
"Desaster, etymologisch getrennt sein vom Stern, verweist darauf, dass mit und nach Auschwitz das Verhaeltnis zu einem Kosmos, der Heil und Ganzheit verspricht, anders geworden ist: Es ist der Verlust des bewohnten Himmels und des leitenden Sterns, ja das Ende der kantischen Erfahrung, wonach der Anblick des bestirnten Himmels von gleicher erhebender Wirkung sei wie die innerliche Empfindung des moralischen Gesetzes. Der Himmel ist zum Abgrund geworden, das Vertrauen in die Haltbarkeit moralischer Gesetze mehr als zweifelhaft."

[Astrid von Chamier, Texturen des Unheils: Zur Konstellation Paul Celan und Martin Heidegger, S. 689]

venerdì 3 giugno 2016

Il PERMANENTE e la DETERMINAZIONE della COSA

Kant: "Tutti i fenomeni [le cose] contengono il permanente (sostanza) come l' oggetto stesso, ed il mutevole come sua semplice determinazione, ossia come un modo in cui l' oggetto esiste" [da Critica della ragion pura, A182]

Heidegger: "Si ripresenta il pensiero che la determinazione della cosa di essere sempre un 'questo'  è solo 'soggettiva' , giacchè dipende dal luogo e dal tempo in cui il soggetto di volta in volta fa esperienza della cosa.

[entrambe le citazioni sono tratte da M. Heidegger, La questione della cosa, Mimesis 2011, p. 36 e p. 31 - in ted. Die Frage nach dem Ding, GA41]
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Spero che queste citazioni vi aiutino, cari amici, a capire perchè una congiunzione Giove-Saturno fenomenologicamente appare a volte come singola e a volte come multipla (tripla o doppia). Tutto dipende da dove si trova la Terra (cioè noi osservatori) al momento della congiunzione G-S eliocentrica. Che sarebbe poi, quest' ultima, il noumeno kantiano ovvero la cosa in sè.

giovedì 8 maggio 2014

KNOWABILITY and KNOWLEDGE of the THING-IN-ITSELF

 A Kant- workshop is taking place today and tomorrow at the New Europe College - Institute for Advanced Studies, in Bucharest (Romania), on the "Knowledge of Transcendent Objects".

The two pages you can see here are the Abstract I sent on January 15th, 2014 to try to partecipate to the said workshop.

A very kind email  of the workshop director, dr. I. Trisokkas, informed me on Jan. 23rd that the competition for the few available slots had been intense (47 abstracts for only 4 non-reserved places) and not successful for me. 
"The overwhelming majority of the submitted abstracts was of extremely high quality, making thus our decision which ones to choose an immensely difficult one."

Hoping that all readers (particularly the kantian ones) will appreciate it, I've decided to make known here my thoughts about the by-Kant-presumed unknowability of the thing-in-itself and about Kant's tentative of philosophical Restauration of the real Copernican Revolution.

martedì 14 gennaio 2014

The THING IN ITSELF in summer 1782 happened in the constellation of Sagittarius

Erklaerung des raetselhaften X des Dings an sich: das Ding heliozentrisch im Sommer 1782
(Tierkreis-Sternbild des Sagittarius/Schuetzes)

domenica 13 ottobre 2013

Das DING FUER KANT (1762, Kants monokeros) und das DING AN SICH


The single Jupiter-Saturn conjunction which occurred on March 18th, 1762, in the Pisces-constellation,
seen from the Earth 

The Jupiter-Saturn conjunction which _heliocentrically_ occurred on February 23rd, 1762, in Pisces-constellation

martedì 7 febbraio 2012

Astronomical Dating of Heidegger's Kehre ovvero Datazione e significato astronomico della 'svolta' heideggeriana

In questi giorni di gelo e di letture, muovendo dalla seconda parte della lettera di risposta che Heidegger scrisse al gesuita W.J. Richardson ai primi di aprile del 1962 (e che quello fu autorizzato a pubblicare come premessa al suo Heidegger.Through Phenomenology to Thought, Nijhoff 1963),  mi sono messo ad approfondire la Kehre, quella famosa svolta che, secondo alcuni (es. Vattimo), farebbe da spartiacque tra una prima fase del pensiero heideggeriano ed una successiva caratterizzata da un mutamento di prospettiva, mentre secondo altri (es. L.P. Hemming) "far from the 'turning' [Kehre] representing a fracture, where Heidegger abandons the existential-temporal analitic of Dasein in favour of an attempt to think only being (das Sein) as such, the 'turning' represents the point of unity in Heidegger's work. This point of unity shows how Dasein and being 'belong together' in 'the event' (das Ereignis)."
Nella lettera al padre gesuita è Heidegger stesso a precisare che, pur avendo apertamente parlato di Kehre per la prima volta nella Lettera sull'umanismo del 1947, la questione della svolta "sollecitava il mio pensiero già un decennio prima del 1947". Precisa poi che:
"La svolta non è in primo luogo un processo nel pensiero che indaga [cioè nel suo pensiero, nota mia]; essa appartiene alla questione stessa indicata con i titoli Essere e tempo e Tempo ed essere." Come dire che è invece un processo esterno al pensiero del filosofo/ricercatore e vedremo presto di che processo si tratta.
Aggiunge ancora:
"La svolta gioca nella questione stessa. Non è inventata da me, né riguarda solo il mio pensiero. Finora non mi è noto alcun tentativo di riflettere su tale questione e di analizzarla in modo critico. Invece di chiacchierare senza fondatezza e senza fine sulla 'svolta', sarebbe più raccomandabile e più fruttuoso impegnarsi finalmente nella questione indicata."
Eccomi! Eccomi a fare (un po' immodestamente) il quarto nella proporzione Fichte : Kant = io : Heidegger . E vedrete presto perchè. Ma andiamo con ordine, nella riflessione auspicata da heidegger eravamo arrivati verso il 1937.
Avendo in mente la mia chiave ermeneutica, vado a verificare e trovo che ad agosto del 1937 Giove distava ancora circa 75° da Saturno e, in coppia, i due pianeti eravano visibili per circa cinque ore della notte, dalle 21:40 circa alle 02:30 del mattino successivo. Poi Giove tramontava. Anche se andava preparandosi l'evento del 1940-41 (la congiunzione G-S tripla nell'Ariete di cui ho altre volte detto) non vedo svolte nel 1937.
Vado indietro prima di due anni poi di altri due, i pianeti si distanziano - ovviamente - e si riducono il numero di ore in cui entrambi sono visibili. Ai primi di agosto del 1933 sono visibili entrambi - molto bassi sull'orizzonte (5-6°) - solo dalle 20:00 alle 21:20, cioè per poco più di un'ora. Incomincio ad intuire cosa dev'essere stata la cosiddetta svolta esterna al pensatore e che riguarda la questione, la cosa stessa.

A questo punto vado a leggere qualcosa di qualificato sulla svolta e, dal IV capitolo (di L. Samonà) della Guida a Heidegger della Laterza (a cura di F. Volpi), scopro che una nota a margine nella copia personale di Heidegger del saggio Vom Wesen der wahrheit - Dell'essenza della verità fa risalire al 1930 "il salto nella svolta (che è essenzialmente ..nell'evento)."
Cercando ancora scopro che la prima conferenza sull'argomento di questo saggio viene tenuta il 14 luglio 1930 a Karlsruhe, allora capitale del land Baden, ed altre poi a Brema (8 ottobre), Marburgo e Friburgo (11 dicembre 1930) e nell'estate 1932 a Dresda.

Ormai convinto di trovare quel che vado cercando, riprendo il software astronomico e .. cosa trovo?

Trovo che nella notte dal 26 al 27 luglio 1930 Giove e Saturno erano praticamente a 180° uno dell'altro, cioè verso la sera del 26 mentre Saturno sorgeva Giove tramontava e, verso l'alba del 27  accadeva il viceversa, Giove sorgeva mentre Saturno tramontava. I due pianeti non erano mai visibili contemporaneamente.

Come si vede dai grafici soprastanti, a partire dalle ore 04:30 del 27 luglio 1930  la distanza angolare tra Giove e Saturno incomincia a diminuire. E continuerà a diminuire lentamente ma continuamente per tutti i prossimi 10 anni, finchè  i due pianeti non daranno luogo alla congiunzione tripla del 1940-41 nella costellazione dell'Ariete.


La svolta è dunque avvenuta, da questo momento - 04:30 del 27 luglio 1930 - a causa della sua maggiore velocità angolare Giove incomincerà ad avvicinarsi sempre di più a Saturno, in una lenta ma continua Zeitigung der Zeit che avrà come sua conclusione l'Ereignis del 1940-41, l'epocale ritorno dell'Essere. La Kehre è dunque la trasposizione filosofica, nell'ermetico linguaggio heideggeriano, del fatto astronomico descritto.
Gli scritti di Heidegger di questo periodo e dei successivi hanno lo scopo di dimostrare quanto coscienziosamente lui si preparasse ad Esserci all'appuntamento con l'Essere di dieci anni dopo.


Quali conclusioni possiamo trarre da questa critica e fruttuosa (secondo l'auspicio di Heidegger) riflessione sulla svolta-Kehre ?
1) La prima e più importante è la conferma che le congiunzioni Giove-Saturno giocano ed hanno giocato un ruolo fondamentale nella storia della filosofia e della metafisica occidentale.
2) La seconda è che la fenomenologia e la temporalità delle congiunzioni tra Giove e Saturno sono in particolare la chiave interpretativa per decrittare tutta l'opera di Martin Heidegger.
3) La terza è che il filosofo della Foresta Nera era scientificamente molto meno naive di quanto a volte potesse/volesse sembrare, oppure aveva amici/consiglieri fisici e/o astronomi.
4) La quarta è che, sebbene egli si sforzasse di rendere criptico ed ermetico ogni suo discorso, pure un'opera di decifrazione e decrittazione è possibile e necessaria.

Queste mi sembrano al momento le principali conclusioni e risultati che è possibile trarre. Data anche l'ora tarda, chiudo perciò qui augurando a ciascuno di voi una buona notte. E speriamo anche che questo freddo passi presto. Bye, Giuseppe

domenica 26 giugno 2011

Perchè la prima e la terza delle Gratiae classiche mostrano _sempre_ il lato A, mentre la II _sempre_ il lato B ?!?

Come già accennavo nel post precedente, secondo me l'iconografia del gruppo delle Grazie classiche - quale ci viene trasmessa in modo praticamente fisso e costante da numerosissimi mosaici, bassorilievi, gruppi scultorei, monete, ... sparsi o comunque originari di Grecia, Turchia, Roma, nord Africa, .. - potrebbe rinviare, alludere alla fenomenologia di un fatto astroNomico ben preciso, osservato attentamente (dapprima in Egitto, ma poi in tutta l'area mediterranea e mediorientale) da almeno una quarantina di secoli: quello delle congiunzioni triple tra Giove e Saturno .

Come nei molti post di questo blog ho illustrato più volte, una congiunzione G-S geocentricamente tripla si      verifica quando, al momento della congiunzione G-S eliocentrica, la Terra viene a trovarsi interposta più o meno esattamente tra il Sole ed i due pianeti Giove e Saturno eliocentricamente congiunti.
Quel che si osserva da Terra (ed ora purtroppo si dovrà attendere fino al 2238-2239 per vederlo di nuovo dal vero) è una specie di balletto dei due pianeti che dura - nel cielo notturno - ben sette/otto mesi, con a)  Giove che supera una prima volta Saturno mentre entrambi si muovono di moto progressivo; b) un secondo allineamento mentre entrambi stanno muovendosi di moto (apparentemente) regressivo o retrogrado; c) un terzo superamento di Giove su Saturno quando entrambi i pianeti riprendono il moto progressivo e la tripla rara congiunzione G-S volge al suo termine.
Nell'ambito di un unico noumeno astronomico per dirla kantianamente (e si prenda nota!!! da Terra si osserva un triplice fenomeno, cioè un fenomeno che si ripete tre volte: la prima e la terza con i pianeti in fase di moto progressivo (le Grazie rivolte verso l'osservatore), la seconda - quella centrale - con i pianeti in fase di moto retrogrado (la Grazia centrale che mostra senza imbarazzo il suo bel lato B).
La conclusione, per ora provvisoria, è che _molto probabilmente_ le antiche Gratiae classiche hanno ancora molto da dirci, sebbene esse siano state relegate nella soffitta o nei sottoscala dell'antichità e sostituite da altri e diversamente caratterizzati simboli.

Forse vogliono parlarci di qualcosa di astroNomico e narrarci una parte del lunghissimo cammino  che l'eliocentrismo ha dovuto percorrere per affermarsi, delle lotte che ha dovuto affrontare  per liberarsi dalle circonvolute spire dei suoi oppositori.

giovedì 28 ottobre 2010

Il noumeno G-S del 28 dicembre 34, verso la fine del regno di Tiberio

Ora ho un po' di fretta (sapete anche la quotidianità è impegnativa, non solo gli studi) e perciò vi parlerò un po' sinteticamente, anche se non superficialmente, del noumeno platonico e kantiano, facendo - esemplificativamente - riferimento ad un ben preciso fenomeno: la congiunzione Giove-Saturno doppia che avvenne verso la fine del regno di Tiberio, tra i primi d'ottobre dell'anno 34 ed i primi di aprile del 35, quella che - vista da Terra, cioè da qui ove siamo (costretti a stare, come in una prigione per lo spirito) - dà luogo ai grafici riportati qui a destra. Se non vi è tutto immediatamente chiaro non vi spaventate, perchè comunque avremo modo di tornare sull'argomento.

Dunque e con riferimento al fenomeno citato, dovete sapere che a differenza del fenomeno stesso che può essere visto dalla posizione in cui ci troviamo e percepito con gli occhi fisici - il noumeno è sì legato al fenomeno corrispondente, ma ne è una rappresentazione intellegibile, un'idea, un' immagine da un altro punto di vista. Capite quindi che all'idea di noumeno di fenomeni astroNomici è inscindibilmente legata la precisazione di quale sia questo punto di vista alternativo alla Terra, dal quale si può immaginare di osservare il fenomeno. Bene, questo punto di vista alternativo era - affermo io -  il Sole e la relativa 'visione noumenica' di una congiunzione Giove-Saturno [della congiunzione G-S multipla (doppia) del 34-35] in funzione del tempo è quella che vedete in alto a sinistra, all'inizio di questo articolo.

E' chiaro ed evidente che per passare dalla visione fenomenica alla visione noumenica è necessario avere acquisito la capacità di astrazione mentale, cioè essersi resi conto che la realtà non finisce a quello che ci fanno vedere gli occhi fisici, del corpo, della carne (sarx), ma continua a volte anche oltre e può essere intuita, capita, 'percepita' solo con gli occhi dell'intelligenza, cioè dello spirito. Che si dimostra quindi uno strumento di 'osservazione' superiore rispetto alla più limitata carne.



E' mia ferma convinzione che proprio nella raggiunta e definitiva acquisizione della capacità di astrazione mentale di cui ho parlato sia consistita la cosiddetta conversione di Saul di Tarso, si proprio dell'ultimo apostolo, di s. Paolo.
In un prossimo intervento vi spiegherò come dal noumeno si differenzi la cosa in sè, ovvero la teutonica Ding an sich. Teutonica perchè .. è dal tempo degli Ottoni che i vicini d'oltralpe sanno di Dinge, mica solo dal tempo di Kant!

domenica 30 maggio 2010

Die Frage nach dem Ding

Mi è dispiaciuto molto di non aver potuto partecipare in alcun modo al quinquennale Congresso internazionale kantiano che si è tenuto a Pisa la scorsa settimana. Ne sono stato tenuto lontano prima dalla stesura del De Seyn (preparato per il meeting annuale dell' Heidegger Circle americano), poi dal ricovero in ospedale e dalle successive, numerose visite di controllo, poi da una serie di altre questioni familiari e personali, infine dalla stesura di un Abstract per un altro congresso filosofico.

Il motivo di questo dispiacere è che, pur conoscendo io ancora poco l'opera complessiva di Kant, credo tuttavia di avere - come accennavo anche nel mio precedente post del 10 settembre 2009 ("Kant ed io") - delle precise risposte alla Dingfrage che Kant poneva nel suo capolavoro, risposte di cui qualche mese fa pensavo avrei potuto mettere a parte i partecipanti al Congresso kantiano internazionale.

Per non farla troppo lunga e per avere il tempo di giustificare meglio le mie affermazioni, anticiperò ora solo la mia impressione, che è poi la mia concreta linea di ricerca su Kant. Bene, io credo che - nonostante tutti i tentativi di filosoficamente generalizzare la cosa - le espressioni kantiane "Ding in der Erscheinung", "Ding an sich", "Ding fuer mich", ... abbiano tutte un'essenza ed un fondamento a-stro-no-mi-ci (sì avete letto bene a-stro-no-mi-ci) nel quadro dei massimi sistemi e delle tematiche trattate in questo blog e che questo sia il motivo per cui Heidegger si è tanto soffermato su Kant, prima di passare a Nietzsche, nei suoi tentativi di comprensione e di ricostruzione della Seinsgeschichte.

Ecco .. questo per il momento volevo dirvi e vi ho detto, pensateci un po' anche voi (soprattutto voi kantiani). Avremo comunque modo di riparlarne .. magari al prossimo congresso internazionale quinquennale. Sempre che qualcuno di voi non si faccia vivo per riflettere con me sulla Cosa.

martedì 13 ottobre 2009

Delle cose sensibili e di quelle intellegibili ovvero della carne e dello spirito

Questa sera vorrei comunicarvi delle riflessioni che faccio da così tanto tempo che le loro conclusioni sono ormai per me punti fermi e risultati acquisiti, consolidati semmai da letture recenti. E' utile che vi dica quali sono queste riflessioni e questi risultati, così che anche voi possiate giovarvene nelle vostre ricerche.

Dunque. Nella storia dello sviluppo delle capacità umane è venuto un momento in cui ci si è resi conto che la realtà effettiva non sempre coincideva o poteva coincidere con quanto si vedeva attraverso gli occhi o, più in generale, si percepiva attraverso i sensi. Ci si rese conto in altre parole che oltre ed al di là della realtà percettiva v'è spesso una realtà effettiva o strutturale diversa dalla prima e che dunque la sola apparenza talvolta inganna. Per giudicare completamente le cose, accanto e oltre agli occhi corporei, fisici, della carne, è dunque necessario avere anche una capacità di valutazione, di astrazione dal percepito, insomma un 'occhio' del pensiero, cioè dello spirito ovvero dell'intelletto.

Ora prima che vi dica a quando io colloco questo momento e a quale ambito cognitivo (che per altro avrete già intuito) vedo collegata questa peccaminosa scoperta, preciserò che su quanto di generale ho detto sopra, su quella duplicità mentale è naturalmente d'accordo anche Kant quando parla - nel suo modo 'neutro' e senza stare a precisare l'ambito del suo discorso - di cose sensibili e di cose intellegibili, ovvero di sensibilità ed intelletto.
Scrive infatti Heidegger in Kant e il problema della metafisica, p. 41 ed. Laterza:
"...Kant, sia nell'introduzione alla Critica della ragion pura, sia nella parte conclusiva, oltre ad enumerare semplicemente le due doti basilari, ne dà anche una caratterizzazione degna di nota: la sensibilita' e l'intelletto; mediante il primo gli oggetti ci sono dati, mentre mediante il secondo vengono pensati>>.

Ora, poichè io - diversamente da quanto Kant modestamente pensava (cioè che tutti gli uomini dopo di lui secondo i suoi dettami avrebbero ben limitato l'applicazione della loro ragione) - non penso affatto di limitare i campi di applicazione della mia ragion pura, passerò a parlarvi del tempo e dell'ambito nel quale sorse quella convinzione e fu fatta quella sensazionale scoperta sull'apparenza che inganna.
Secondo me, come avrete capito dalle immagini che ho messo a corredo del testo, l'ambito fu quello astroNomico ed il tempo fu il VI sec. a.C., l'epoca di Anassimandro, Ferecide, Anassimene, Pitagora, .. , epoca che a parer mio rappresenta il vero periodo assiale dell'umanità.
La scoperta peccaminosa consistette in questo, che osservando bene i pianeti, annotandone la posizione sera dopo sera, per mesi, ci si accorse che essi - invece di muoversi su un determinato sfondo stellare ordinatamente da ovest verso est - ogni tanto esibivano degli strani comportamenti di ritorno all'indietro, verso ovest (cioè verso destra per osservatori del nostro emisfero), talvolta addirittura formando un cappio, come quello riportato nella seconda foto qui a sinistra. Quel cappio che, diversi secoli dopo, s. Paolo chiamerà "il laccio del Maligno" (2Tim 2, 26).
All'inizio del V secolo a.C., cioè al tempo della giovinezza di Parmenide, già ci si interrogava dunque in Grecia su quale realtà strutturale, su quale aletheia poteva rendere conto di e spiegare gli strani fenomeni osservati (doxa) nella cinetica planetaria (cfr. immagini).
V'è da dire, comunque, che i greci non furono i primi a porsi questo genere di domande, perchè molto probabilmente prima di loro se l'erano già poste egizi, indo-iranici e forse cinesi. Come attesta la provenienza da queste aree culturali dei miti della fenice e dell'unicorno.
Ma su queste questioni, sulle implicazioni e significati astroNomici della fenice e dell'unicorno (che non conosce moto retrogrado), sull'astronomia nell'Antico e nel Nuovo Testamento (es. Figlio dell'uomo, dialogo notturno Gesù-Nicodemo del vangelo di Giovanni, alcuni contenuti delle lettere di s. Paolo, ..) torneremo nei prossimi messaggi.

venerdì 9 ottobre 2009

Esserci e kairos in Heidegger

Leggendo il dibattito di Davos del marzo 1929 tra E. Cassirer e M. Heidegger sull'interpre-
tazione di Kant (cfr. App. II in Kant e il problema della meta-
fisica di Heidegger, Laterza ed.), ho trovato un brano molto interessante del filosofo della Foresta nera, che chiari-
sce bene come a lui fosse mol-
to presente, e per lui impor-
tante, tutta la tematica dei momenti cairotici della temporalità dell'esserci, cioè dell'esistenza umana.

Disse/scrisse dunque Heidegger in quei giorni di fine marzo 1929:

"A determinare l'essenza di quello che chiamo esserci non è sufficiente il solo contributo di quello che si definisce come spirito e neppure di quello che si chiama vita; l'importante è invece l'unità originaria e la struttura immanente della relazionalità di un uomo che entro certi limiti è incatenato in un corpo e nell'esser incatenato nel corpo si trova in una propria forma di legame con l' ente in mezzo al quale si trova, non come uno spirito che vi guarda dall'alto, bensì in quanto l'esserci, gettato in mezzo all'ente, compie liberamente un'irruzione nell'ente; irruzione che è sempre storica e, in ultima analisi, contingente. Così contingente che la forma suprema dell'esistenza dell'esserci si può ricondurre a pochissimi e rari istanti di quella durata dell'esserci che intercorre tra la vita e la morte; soltanto in pochissimi istanti infatti l'uomo vive al culmine della sua propria possibilità, mentre per il resto si muove sempre in mezzo al suo ente.
La questione del modo d'essere di quello che si trova nella filosofia della forma simbolica di Cassirer, la questione centrale della costituzione interna dell'essere, è quello che determina la metafisica dell'esserci .."
Chissà se quando qui parlava di storica irruzione dell'esserci nell'ente pensava a quel che egli nel 1927 avrebbe voluto scrivere, ma non avrebbe mai più scritto, nella II parte di Essere e Tempo, o alla chiamata/illuminazione di Nietzsche del 1881 o quella di Kant del 1782 o a cos'altro .. Forse, più probabilmente, pensava a quel che già si preparava a scrivere per il 1938, 1939, 1940 o 1941.

giovedì 10 settembre 2009

Kant ed io

Sfogliando un volumetto di filosofia che ho portato da Berlino (Sternstunde der Philosophie, von Platon bis Heidegger di Otto A. Boehmer, Beck v.) mi sono imbattuto - nella seconda pagina del capitolo dedicato ad Immanuel Kant - in questa affermazione dell'autore:

"Den Schluessel zum Geheimnis der Metaphysik glaubte Kant entdeckt zu haben: Er lag fuer ihn in einem bislang noch nicht erkannten Zusammenwirken von Vernunft, Verstand und Sinnlichkeit, das nunmehr genauer beschrieben werden musste."

Questa affermazione mi ha molto colpito perchè descrive bene, anche se un po' superficialmente, quel che anch'io ritengo di me e dei risultati delle mie ormai più che decennali ricerche, di avere cioè scoperto la chiave per il segreto della metafisica. E come sa chi mi legge su questo blog, non mi limito ad affermarlo ma ne vengo dando concreta e dettagliata illustrazione e dimostrazione, chiarendo a parole, con schemi e grafici tutti i modi d'essere (ways of being) dell'ente metafisico. Ente che secondo le mie scoperte è costituito, come ho detto più volte, dall'insieme dei due pianeti Giove e Saturno in congiunzione.

A questo punto mi son detto: bene! se sia Kant che io abbiamo scoperto "den Schluessel zum Geheimnis der Metaphysik", allora - poichè questa chiave dev'essere unica - Kant ed io dobbiamo avere scoperto la stessa cosa. Una rapida verifica per vedere se ci siano indizi nella biografia di Kant che lascino pensare ad una sua conoscenza del fenomeno delle congiunzioni G-S mi dà risultati non negativi.
Il suo Kritik der reinen Vernunft (Critica della ragion pura), composto in fretta in 4-5 mesi dopo studi e ricerche durate circa 12 anni (!), apparve a maggio 1781, circa un anno prima della congiunzione G-S multipla del 1782. Un anno dopo di questo evento scrisse invece Prolegomena zu einer jeden zukuenftigen Metaphysik, che riassumeva i principali percorsi di pensiero del capolavoro precedente.
"Die Prolegomena aber .. hielt man fuer aehnlich unverstaendlich wie die Kritik der reinen Vernunft.", cioè a dire anche quella che doveva essere una sintesi divulgativa della prima opera risultava altrettanto incomprensibile di essa.

Ecco .. ora io vorrei iniziare a leggere qualcosa di Kant proprio partendo da queste due opere, perchè qualcosa mi dice che riuscirò - io ingegnere elettronico - a spiegarvi non solo Heidegger ed il suo interesse per Kant, ma anche Kant stesso nelle sue opere più ermetiche.

Per concludere, vi dirò che mi spiace proprio che il Call for papers per il prossimo quinquinnale Congresso Kantiano Internazionale (Pisa 22-26 maggio 2010) scada il 15 settembre, cioè tra soli cinque giorni. Ci fosse stato più tempo, avrei forse potuto portare a quel convegno un contributo magari importante, ma così .. non sono ancora neppure in possesso di quelle due opere ..