Visualizzazione post con etichetta Lunigiana. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Lunigiana. Mostra tutti i post

giovedì 5 luglio 2012

La congiunzione Giove-Saturno tripla del 1305 - 1306 è fondamentale per capire a fondo Dante ...

... spiegavo qualche sera fa ad un giovane dantista del quale avevo appena ascoltato una conferenza sul XVII canto del Paradiso. Aiutato da due belle ragazze, una delle quali aveva fatto un inquadramento storico-filosofico del periodo e l'altra la lettura del canto, questo giovane aveva commentato terzina per terzina tutto il canto, con molte citazioni anche dalle altre cantiche e molti riferimenti sia storici che biografici.
Gli spiegavo l'ipotesi da me fatta (della quale ho parlato/scritto anche su vari forum da alcuni anni in qua) che fu - molto probabilmente - proprio l'inatteso arrivo di questa congiunzione Giove-Saturno tripla, chiaramente visibile nel cielo notturno dai primi di dicembre del 1305 fino all'agosto 1306, a causare l'interruzione nella stesura del Convivio e del De vulgari eloquentia e a funzionare per Dante, come per tanti prima di lui, come chiamata della divinità all'assolvimento di una missione messianico-profetica.  E' infatti proprio questo il periodo in cui la critica letteraria colloca il concepimento della Comoedia e l'inizio della stesura dell' Inferno, la prima delle tre cantiche.
I tre allineamenti planetari di questo tipo di congiunzione G-S si ebbero (cfr. grafici qui a destra) nella costellazione della Bilancia il primo proprio la sera/notte di Natale del 1305 (con un angolo residuo, minimo, di separazione tra Giove e Saturno di 1° 11' 41"), il secondo - quello con entrambi i pianeti in fase di moto retrogrado - il 20 aprile 1306 (con angolo di separazione 1° 15' 47"), il terzo ed ultimo, con i pianeti di nuovo in fase di moto progressivo, il 19 luglio dello stesso 1306.
La rara e particolare congiunzione capitò dunque negli anni nei quali Dante, in esilio da Firenze già da tempo, girava come una trottola da una corte all'altra dell'Italia centro-settentrionale. Dovrebbe averla osservata da varie città del Veneto: Treviso (dove fu ospite fino all'estate 1306 di Gherardo da Camino), da Padova (probabilmente insieme a Giotto, con il quale comunque - a parer mio - sicuramente ne parlò), da Venezia.

Il fenomeno volgeva invece già al termine nell'ottobre 1306, quando Dante passò in Lunigiana, all'ospitalità dei conti Malaspina ed era completamente finito nel 1307, quando Dante fu in Casentino ospite di Guido di Battifolle. Tracce evidentissime del duraturo sconvolgimento emotivo provato da Dante all'assistere al fenomeno celeste della tripla congiunzione G-S e al ripensare ad esso si trovano a parer mio nell' Epistola a Moroello Malaspina (Epistola IV) e nella 'canzone montanina', composizioni sulle quali ho letto di recente un interessante articolo di E. Fenzi (pubblicato sulla rivista Tenzone n. 4, 2003). Dirò al riguardo e per inciso che - secondo me - la presentis oraculi seriem di cui Dante scrive nella lettera a Moroello va tradotto 'la serie (di allineamenti) della presente congiunzione', proprio quelli che ho descritto io sopra, verificatisi il 25 dicembre 1305 ed il  20 aprile e 19 luglio del 1306. L'incognito oraculum è insomma proprio la congiunzione Giove-Saturno del 1305-1306.
Dirò per concludere - vista anche l'ora tarda - che la portata esplicativa in letteratura del fenomeno astroNomico indicato è enorme, secondo me. Non solo per capire meglio e definitivamente Dante, ma anche Cino da Pistoia e tutti gli altri stilnovisti. Nonchè il Petrarca. E scusate se è poco.
Ricordo infine a tutti i miei lettori, ma in particolare ai dantisti professionali, che sulle tematiche di questo articolo ne scrissi un altro su questo blog già tre anni fa, il 19 giugno 2009, dal titolo Dante e la fenice (Dante and the Phoenix) che possono ritrovare cliccando sulle opportune etichette/labels a lato. Per trovare invece i miei interventi più 'vecchi' sul ruolo delle congiunzioni G-S nella vita e nei lavori di Dante ricercate con Google e/o nei Google-groups usando delle combinazioni tra le seguenti parole-chiave: Dante, congiunzioni, (De) Cesaris, 1305, keybooks, Giove-Saturno, 1306, fenice, phoenix.

venerdì 19 giugno 2009

Dante e la fenice (Dante and the phoenix)

Ai più attenti, tra i frequentatori abituali di questo blog, non sarà sfuggito il fatto che una delle più regolari congiunzioni Giove-Saturno triple, quelle che nel secondo dei tre momenti 'estatici' comportano un perfetto allineamento Saturno-Giove-Terra-Sole, si verificò a cavallo degli anni 1305-1306, cioè al tempo di Dante. Precisamente - aggiungo ora - si verificò alle date 25 dicembre (Natale) 1305 e 5 aprile e 28 luglio 1306.

E' questo proprio il periodo in cui la critica letteraria colloca l'interruzione del Convivio e l'inizio della stesura dell' Inferno, la prima delle tre cantiche che costituiscono la Comedia, il capolavoro dantesco. Ricordate?

"Nel mezzo del cammin di nostra vita
mi ritrovai per una selva oscura
che la diritta via era smarrita.
Ahi quanto a dir qual'era è cosa dura
esta selva selvaggia e aspra e forte
che nel pensier rinnova la paura!"
(Inf I, 1-6)

Il 1306-7 è anche il periodo in cui Dante, 41-42 anni, lasciata Treviso di Gherardo da Camino (e Padova e Venezia), si sposta in Lunigiana e in Casentino, verso le appenniniche sorgenti dell'Arno. E scrive:

"Così m'hai concio, Amore, in mezzo l'alpi,
ne la valle del fiume
lungo il qual sempre sopra me se' forte:
qui vivo e morto, come vuoi, mi palpi,
merzé del fiero lume
che sfolgorando fa via a la morte.
Lasso! non donne qui, non genti accorte
veggio, a cui mi lamenti del mio male ..."
(CXVI-canzone 'montanina', 61sgg)

Come si legge, è ormai completamente preso, intrigato, catturato dal fiero lume (cioè, mia interpretazione, dalla congiunzione Giove-Saturno), dalle sue caratteristiche e dalla sua storia.

Bene. Tutto ciò premesso, quel che trovo ancora strano in Dante (anche se ho già una risposta alla domanda che mi pongo, ma per ora non ve la dico, anche se è facile intuirla) è come mai lui - che evidentemente sapeva bene dell'uso allegorico del mitico uccello come simbolo di resurrezione - parli poi della fenice nella bolgia dei ladri, quando descrive la 'morte' e 'resurrezione' dell'anima del pistoiese Vanni Fucci, famoso a quel tempo per aver rubato il tesoro del duomo di Pistoia:

"Ed ecco a un ch'era da nostra proda,
s'avventò un serpente che 'l trafisse
là dove 'l collo a le spalle s'annoda.
Né o tosto mai né i si scrisse,
com'el s'accese e arse, e cener tutto
convenne che cascando divenisse;
e poi che fu a terra sì distrutto,
la polver si raccolse per sé stessa,
e 'n quel medesmo ritornò di butto:
così per li gran savi si confessa
che la fenice more e poi rinasce,
quando al cinquecentesimo anno appressa:
erba né biado in sua vita non pasce,
ma sol d'incenso lagrime e d'amomo,
e nardo e mirra son l'ultime fasce.
..." (Inf XXIV, 97-111)

Sperando d'aver dato ai dantisti che mi leggono qualche elemento di riflessione in più ed essendo del resto già passata da un po' la mezzanotte, chiudo qui questo primo post su Dante, augurando a tutti una buona notte! Di Beatrice parleremo un'altra volta .. magari insieme alla Laura del Petrarca!