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giovedì 15 aprile 2010

Bell'incontro-dibattito su Ipazia

Ho partecipato ieri pomeriggio 14 aprile all'affollatissimo incontro-dibattito che si è svolto a Roma, nella stupenda Sala Igea di Palazzo Mattei, sede - tra l'altro - dell'Istituto dell'Enciclopedia Italiana fondato da G. Treccani.

Quest'incontro è stato il primo dei tre (gli altri due si terranno a Milano il 20 e a Genova il 21) programmati dalla Mikedo Film in occasione dell'attesa uscita anche in Italia di Agorà, il film su Ipazia dello spagnolo A. Amenabar, prevista per il 23 aprile.

A turni di 15-20 min hanno parlato di Ipazia cinque relatori di alto livello, nell'ordine Luciano Canfora, Silvia Ronchey, Giulio Giorello, Gabriella Caramore e Carlo Ossola, mentre fungeva da moderatore-presentatore il giornalista Antonio Gnoli. Da tutti gli interventi e dalla proiezione di spezzoni del film è emerso chiaramente quanto fosse caotica e pericolosa l'atmosfera ad Alessandria d'Egitto una ventina di anni dopo che il cristianesimo era stato dichiarato religione di stato (Teodosio 391-392), cento anni dopo che Costantino lo aveva ammesso (313) come religio licita, una tra le altre i cui culti erano permessi.

In un clima di montante fondamentalismo, alimentato e gestito prima dal vescovo Teofilo, poi - a partire dall' ottobre 412 - dall'ancor più fanatico nipote Cirillo, l'estremismo cristiano si riversò dapprima sulla comunità ebraica della città e poi su quella pagana, che aveva Ipazia - filosofa, astronoma e matematica, oltre che bella donna - come esponente di primissimo piano e la biblioteca del Serapeo come centro di riferimento culturale.

Dell'esito drammatico di questo acceso fondamentalismo cristiano alessandrino ho già detto in un post precedente. Le squadracce dei parabalanoi (chierici 'picchiatori' più che 'barellieri') al servizio di Cirillo, il futuro santo e Doctor Incarnationis (così lo proclamerà Leone XIII nel 1882), agirono sia su Ipazia che sulla Biblioteca con il vero e proprio intento di cancellarli per sempre dalla storia: la prima fu massacrata e letteralmente fatta a pezzi, la seconda -raccolta di tutta cultura elaborata fino a quel momento - incendiata e distrutta.

A distanza di ormai quasi sedici secoli da quei giorni drammatici del marzo 415 possiamo fortunatamente dire che nè l'una cosa nè l'altra è riuscita al Doctor Incarnationis Cirillo (citato con grande rispetto in Vaticano anche di recente): la memoria di Ipazia è ancora e sempre più viva, grazie alle opere (libri ed ora il film in arrivo) che continuamente la ricordano, e anche la Biblioteca di Alessandria d'Egitto è risorta con l'aiuto dell'Unesco e della comunità internazionale.
Il che dimostra che a lungo andare intolleranza e violenza non possono mai averla vinta.

mercoledì 10 febbraio 2010

Hypatia und die Seynsgeschichte

Nella tragica storia di Ipazia (ca. 360-415), la bella e colta figlia di Teone, l'ultimo direttore della Biblioteca e del Museo di Alessandria d'Egitto, c'è un elemento -a parer mio - che non è stato finora ancora mai considerato e che è invece fondamentale per una completa ricostruzione degli ultimi anni della famosa filosofa, matematica ed astronoma alessandrina. Si tratta precisamente di un fenomeno astronomico, di quello stesso tipo di fenomeno astronomico che si sta rivelando essenziale per rispondere alla Seinsfrage riproposta nel secolo scorso da Heidegger: una congiunzione Giove-Saturno tripla verificatasi a cavallo degli anni 411-412.

Come si vede dai diagrammi riportati qui di seguito (diagrammi che ciascuno può verificare con un programma planetario), Giove si allineò la prima volta con Saturno e lo superò verso est il 29 agosto del 411; passò poi alla destra del 'padre' Saturno mentr'erano entrambi in moto apparentemente retrogrado il 1° novembre dello stesso anno 411. Tornati in moto progressivo, Giove si allineò di nuovo con Saturno circa quattro mesi e mezzo dopo e lo superò verso est il 13 marzo del 412. Da quell'esperta astronoma che era (a quanto si è tramandato anche superiore al padre Teone nell'osservazione degli astri), Ipazia non può non avere osservato questo raro fenomeno, così come non può non averci riflettuto sù e non averlo fatto oggetto delle sue lezioni all'Accademia, lezioni frequentate anche dal governatore imperiale (il praefectus augustalis) Oreste, amico ed ammiratore di Ipazia.

Il fenomeno - di cui abbiamo visto la rilevanza nella vicenda evangelica e nelle origini del cristianesimo - non sfuggì naturalmente neppure alle autorità religiose della città, il vescovo Teofilo e suo nipote Cirillo. Quando - il 15 ottobre 412 - il primo morì e divenne vescovo l'ancor più integralista e autoritario Cirillo, il clima in città cominciò rapidamente a peggiorare per tutti, ma soprattutto per Ipazia, notissima e oggetto dell'invidia e dell'ostilità di Cirillo.
Anche se non conosciamo i dettagli delle divergenze, ma molto probabilmente per quel che Ipazia insegnava (anche, ma forse soprattutto, sulla congiunzione G-S tripla del 411-12 nei Gemelli), è certo che durante gli anni 413 e 414 il clima tra la matematica ed astronoma ed il fanatico Cirillo si fece incandescente. Finchè (secondo quanto riporta lo scrittore cristiano Socrate Scolastico) nel marzo del 415 un gruppo di fanatici parabalanoi, chierici "barellieri", sorta di milizia privata di Cirillo, sorprese Ipazia mentre tornava a casa in lettiga, la tirò giù, la trascinò in una chiesa e la uccise brutalmente, scorticandola fino alle ossa e bruciandone poi i resti nel braciere del Cinarion.

A questo punto, l'ineffabile Cirillo (che per i suoi meriti cristologici e marianologi Leone XIII nel 1882 proclamerà santo e Doctor Incarnationis) fece distruggere anche tutte le opere di Ipazia, sia quelle di contenuto geometrico-matematico che quelle di contenuto specificamente astronomico, nonchè tutti gli strumenti scientifici da lei inventati.

La succesiva inchiesta per l'uccisione di Ipazia si risolse naturalmente con un nulla di fatto. Così stava iniziando il medioevo.