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giovedì 20 maggio 2021

QUANDO - nel 590 - GREGORIO MAGNO vide l' ARCANGELO MICHELE sul MAUSOLEO DI ADRIANO

C
ome leggiamo in questo articolo [http://it.wikipedia.org/wiki/Papa_Gregorio_I ], l'inverno 589-590 fu particolarmente funesto per la penisola italiana e anche per Roma. Qui vi fu in particolare una grande esondazione del Tevere con prolungato allagamento di parte della città, evento cui seguì un' epidemia di peste: di questa rimase vittima anche papa Pelagio II, che morì il 7 febbraio 590. Iniziarono a questo punto forti insistenze da parte del clero, del senato della città e dei credenti perché il diacono Gregorio Anici, di antica pia famiglia e già prefetto della città, accettasse l'onere della successione: ma egli era molto recalcitrante.
Grafici della congiunzione Giove-Saturno
verificatasi nell'autunno-inverno dell' anno 590
nella costellazione dei Gemelli (lat. = 92°51')
 
Essendo in estate la situazione ancora molto grave, in una vibrante predica in s. Sabina il 29 agosto Gregorio promosse per i tre giorni successivi tutta una serie di processioni penitenziali per implorare l'aiuto divino. Fu durante una di queste, guidata dallo stesso Gregorio, che apparve al futuro papa (e, secondo alcune fonti, a tutti i partecipanti) al di sopra del Mausoleo di Adriano l' immagine dell'arcangelo Michele in atto di rinfoderare la spada, visione interpretata come segno celeste dell' imminente fine della pandemia pestilenziale. Fu così che Gregorio cessò tutte le sue esitazioni e resistenze e finalmente il 3 settembre 590 venne consacrato papa, anche con la ratifica da parte di Costantinopoli.
La mia interpretazione di questa narrazione leggendaria (una delle tante relative a quel periodo) è che ad ispirare il futuro Gregorio I Magno (590-604) ad accettare la nomina papale fu il fatto che in quei giorni era in atto una visibile congiunzione planetaria Giove-Saturno, come si vede dai grafici soprastanti che ciascuno può (far) verificare. Lo stretto allineamento (0° 29' 40") tra i due pianeti c'era stato circa un mese prima (il 30 luglio 590) ed ora il 'figlio' Giove (curva verde) aveva già superato in longitudine verso est il 'padre Saturno' (curva blu) di circa 2,5° (2° 30' 27"): la congiunzione planetaria si avviava cioè verso la sua fase finale (il 'rinfoderare la spada' dell' arcangelo Michele), così come si sperava della pestilenza.
Fu così che il grande Mausoleo dell' imperatore Adriano cominciò ad essere chiamato genericamente Castello e "Angelo di Castello" la statua dell' arcangelo Michele che rinfodera la spada, che fu posta da allora sulla sua sommità.
[Per approfondire la storia del periodo si veda anche: C. Rendina, I papi, storia e segreti, Newton, Roma 1996, pp. 126-133]


sabato 21 maggio 2011

Giulia, il fratello Paolo III e l'unicorno dei Farnese

Giglio Farnese
Sabato passato 14 maggio, come molti ricorderanno, in tutta Europa i musei statali rimanevano aperti - con accesso gratuito per tutti - anche la sera e la notte fino alle 02:00. E' stato così che, visitando con un paio di amici Castel Sant'Angelo, la fortezza papalina sorta nei secoli intorno e sopra all'originario mausoleo dell'imperatore Adriano, e prendendo spunto da una lapide nella Loggia di Paolo III (1534-1549), decorata con unicorni, ho scoperto la particolare predilezione della famiglia Farnese per l'immagine dell' unicorno. Il mitico animale ricorre talmente tante volte negli stemmi, nei quadri, nelle decorazioni di palazzi, giardini e fontane di questa potente famiglia laziale, originaria inizialmente del piccolo comune di Farnese (prov. di Viterbo, a sinistra del lago di Bolsena), da potersi sicuramente considerare proprio il simbolo della famiglia Farnese.

Vergine con liocorno
Domenichino 1506
Pal. Farnese, Roma
Come è in dettaglio riportato nel sito web  http://www.pitturaedintorni.it/ldg/010rosini.htm , vi sono almeno tre quadri e affreschi famosi aventi per oggetto la dama con l'unicorno che si ritiene ritraggano le sembianze della bellissima Giulia Farnese (ca. 1475-1524), giovanissima amante ufficiale (concubina papae) dell'anziano e famigerato Alessandro VI (1492-1503) Borgia, grande amica di sua figlia Lucrezia e sorella del futuro pontefice Paolo III Farnese (creato cardinale a 25 anni nel 1493 proprio da Alessandro VI).

Essi sono:
- un affresco del Domenichino nella galleria Carracci a Palazzo Farnese di Roma (l'attuale Ambasciata di Francia);
- un altro affresco nella Stanza del Perseo, appartamento di Paolo III a Castel S.Angelo;
- un dipinto nella stessa Stanza, attribuito a Luca Longhi (prima metà XVI sec.).


Dama con liocorno
Luca Longhi, ca. 1520
Sala Perseo, Castel S.Angelo

Come è riportato nel sito citato, "Giulia si identificava nell'emblema di famiglia tanto da far inserire gli unicorni
nell'iconografia degli affreschi dapprima nel castello Orsini di Bassanello (Vasanello) e successivamente nella sua residenza di Carbognano". "Quando i Borgia caddero in disgrazia dopo la morte di papa Alessandro VI (agosto 1503), [infatti] Giulia che era rimasta vedova nel 1500, aveva già da molto tempo un'altra vita nel suo castello di Carbognano."

Per concludere, direi che questa insistita ricorrenza iconografica dell'unicorno (del monokeros) nelle decorazioni della rampante famiglia laziale dei Farnese conferma - se ve ne fosse ancora bisogno - che l'immagine del mitico animale è fondamentale (insieme a quella della fenice, phoenix) in tutto quanto ruota intorno alla storia palese e segreta del cristianesimo e della Chiesa.

Ironia della storia per la famiglia Farnese fu che il Concilio di Trento (1545-1563), convocato proprio da Paolo III ma durato ben oltre la sua morte (1549), proibirà [dopo la pubblicazione del De revolutionibus orbium coelestium di Copernico] l'impiego della figura dell'unicorno nelle immagini sacre.

lunedì 10 agosto 2009

Ieri sera a Castel S. Angelo

Ieri sera ho passato un paio di ore nei giardini che circondano il Castel S. Angelo di Roma, ove si sta svolgendo dal 18 giugno (e fino al 23 agosto) l'iniziativa 'Letture d'estate, lungo il fiume e tra gli alberi' di invito alla lettura. Tra stand di libri nuovi (a prezzo pieno o scontato) e banchi e bancarelle di libri usati a vario prezzo c'era veramente solo l'imbarazzo della scelta.
Io ho trovato un paio di libri su Heidegger ("Martin Heidegger trent'anni dopo", gli atti del convegno 2006 dell'Università Bologna per il trentennale della morte, 26.5.1976, e di Jean Beaufret "In cammino con Heidegger", ed. Marinotti 2008), quattro libri dell'editrice Marietti (di G. Cunico "Da Lessing a Kant" e "Messianismo dionisiaco", di M. Vozza "Il mondo delle cose prossime" e di S. Semplici "La logica e il tempo") e poi di Stefan George "L'anima e la forma", di V. Verra "La filosofia di Hegel" ed infine di G. Passelecq "L'enciclica nascosta di Pio XI". Dimenticavo .. ancora un 'mammut' della Newton Compton su Nietzsche, Opere 1870/1881.

Considerato che qui sulla scrivania ce ne sono già diversi in evidenza, ancora da leggere, su e di Heidegger, altri sul tempo e sulla storia e sulla filosofia della storia ... .. capite bene che in autunno da leggere non mi mancherà certo.