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lunedì 6 dicembre 2021

L' ATTESA DI DANTE DOPO LA CONGIUNZIONE G-S 1286 COME QUELLA DI HEIDEGGER DOPO LA CONG. G-S 1921


 Qualcuno di voi, miei attenti lettori, si chiederà il perché dello strano titolo di questo articolo e perché io stia coltivando ora un contemporaneo interesse sia per Dante che per Heidegger, tanto da aver ordinato di recente entrambi i volumi che vedete qui a sinistra, e cioè 1) Vite nuove, biografia e autobiografia di Dante di Elisa Brilli, Giuliano Milani e 2) Vorlaeufiges I-IV il volume GA102 della GesamtAusgabe di Martin Heidegger.

La risposta è presto detta: perché a questo punto dei miei studi io penso che Dante e Heidegger abbiano avuto la stessa Grunderfahrung, la stessa esperienza fondamentale consistente nella visione personale, diretta di una congiunzione Giove-Saturno singola, Dante quella del 1° gennaio 1286, Heidegger quella del 10 settembre 1921. La stessa visione di un fenomeno planetario che, in base ai loro studi ed alle conoscenze maturate sino a quel momento (Dante circa ventenne, Heidegger trentaduenne), sapevano essere stato tanto basilare per la storia della filosofia e della teologia.

Dirò di più sulla base del mio seinsgeschichtliches Denken ed anche in considerazione del fatto che - come vari dantisti incominciano a notare, p.e. Stefano Carrai (nel suo purtroppo ora'non disponibile' Il primo libro di Dante) - vi è "un rapporto strettissimo che il testo [della Vita Nova] intrattiene con il grande poema della maturità [la Commedia] di cui costituisce l'antefatto e di cui pone le necessarie premesse sia sul piano narrativo sia su quello dottrinale, al punto da configurare un vero e proprio dittico, quasi che Vita nova e Commedia fossero state concepite come le due metà di una storia sola." 

Dirò dunque che, come Heidegger sapeva già nel 1921 del prossimo arrivo della congiunzione Giove-Saturno tripla del 1940-1941 (l' Ereignis da lui atteso tanto impazientemente), analogamente Dante sapeva già a conclusione della congiunzione G-S del 1286 ("Ita n'è Beatrice in l'alto cielo..", VN XXXI) o forse seppe qualche anno dopo (intorno al 1291) del prossimo ritorno della fenice-Beatrice per il 1305-1306, cioè di una congiunzione Giove-Saturno tripla, rara e messianica proprio come quella che si era avuta nell' anno della nascita/venuta di GeSù Cristo. E' proprio questa la "mirabile visione" di cui parla a conclusione della Vita nova [XLII] , brano che voglio riportare integralmente:

"Appresso questo sonetto [Oltre la spera che più larga gira] apparve a me una mirabile visione, ne la quale io vidi cose che mi fecero proporre di non dire più di questa benedetta infino a tanto che io potesse più degnamente trattare di lei. E di venire a ciò io studio quanto posso, sì com'ella sae veracemente. Sì che, se piacere sarà di colui a cui tutte le cose vivono, che la mia vita duri per alquanti anni, io spero di dicer di lei quello che mai non fue detto d'alcuna. E poi piaccia a colui che è sire de la cortesia, che la mia anima se ne possa gire a vedere la gloria de la sua donna, cioè di quella benedetta Beatrice, la quale gloriosamente mira ne la faccia di colui qui est per omnia secula benedictus."


lunedì 2 gennaio 2012

Dell'importanza e dell'errore di Dionigi il piccolo (ovvero: perchè siamo nel 2012 invece che nel 2018)

Verso gli anni (che ora chiamiamo) 528-529 dC, avvicinandosi manifestamente - cioè visibilmente ogni sera/notte - una nuova congiunzione tra Giove e Saturno (cfr. grafici qui a sinistra), al monaco scita Dionigi il piccolo (Dionysius Exiguus in latino) fu dato da papa Felice IV (526-530) un duplice incarico: a) calcolare le date della Pasqua dal 532 in poi; b) calcolare quanti anni erano trascorsi dall'Incarnazione, ab Incarnatione Domini nostri Iesu Christi, e dai celesti segni che l'avevano accompagnata. Il tutto per l'eventualità di iniziare un nuovo conteggio degli anni, sostituendo l' era di Diocleziano con l'era di Gesù Cristo.

Il fatto che questo problema di datazione venisse posto proprio mentre una nuova congiunzione Giove-Saturno (cong. G-S) stava iniziando non fu affatto casuale secondo me ed è invece rivelazione del fatto che nella Chiesa di quel tempo si sapeva benissimo che la 'stella' di cui si parla nel vangelo di Matteo (Mt 2, 1-2), l'evento astroNomico che avrebbe accompagnato la nascita del Figlio di Dio, altro non era che una congiunzione Giove-Saturno, quella particolare avvenuta nella costellazione dei Pesci poco più di cinque secoli prima.

Ma che calcoli fece Dionigi e su quali dati di partenza? Secondo me sapeva che quella cui stava assistendo sera dopo sera, notte dopo notte, era la 27-esima successiva a quella che lui voleva datare, questo lo sapeva benissimo, ma non conosceva il periodo medio delle congiunzioni G-S geocentriche, ovvero quello eliocentrico delle stesse.
La congiunzione cui Dionigi assistette (vedi grafici) ebbe luogo nella costellazione dei Gemelli tra il settembre 530 ed il maggio 531 e fu una pseudo-doppia con i due minimi di distanza angolare tra i due pianeti al 10 ottobre 530 (angolo residuo 2° 20' 42") e al 30 aprile 531 (ang. res. 0° 42' 06", alla longitudine di ca. 79° 57').
Tratto forse in inganno dalla precedente congiunzione G-S singola del 29 ottobre 511, Dionigi stimò in 19.64 anni l'intervallo medio tra due di queste congiunzioni, invece del valore 19.859 anni che oggi conosciamo. Fu così che stimò che la memorabile congiunzione G-S tripla nei Pesci fosse avvenuta 530 anni prima invece che, correttamente 27*19.859=536.2 anni prima. Ovvero alla fine dell'anno 753 invece che, correttamente, alla fine dell'anno 747 ab Urbe condita (corrispondente all'attuale 7 a.C.) Un errore di circa 6 anni, possiamo valutare oggi.

Il papa in carica alla conclusione dei lavori di Dionigi, cioè Bonifacio II (530-32), che aveva assistito lui stesso alla congiunzione G-S del 530-31 nei Gemelli, non aveva elementi per mettere in dubbio l'esattezza dei suoi calcoli e ne accettò quindi le conclusioni. Fu così che l'anno iniziato il 1° gennaio successivo alla conclusione della congiunzione G-S di quel tempo, quell'anno si incominciò a pensarlo ed indicarlo come Anno Domini 532 (anzichè 538, come oggi sappiamo sarebbe stato corretto).

Vi è da dire, per concludere, che la Chiesa cattolica concorda oggi - e già dagli anni 70 - sul fatto che Dionigi commise errori di calcolo, anche se ovviamente si guarda bene dal darne spiegazioni astronomiche, come le mie suddette. A pag. 972 della Bibbia CEI 1974 si può leggere:
Erode morì nell'anno 750 di Roma, che corrisponde al 4 a.C. Per un errore di calcolo, nel VI sec. l'inizio dell'èra cristiana fu fissato all'anno 754 di Roma; Gesù è nato probabilmente tra il 7 e il 6 a.C.  ... (sottolineatura mia).

mercoledì 21 dicembre 2011

La congiunzione Giove - Saturno tripla del 7 a. C. nella costellazione dei Pesci

La congiunzione tra i pianeti Giove e Saturno dell'anno di Roma 747 (il futuro 7 a.C., ovvero anno -6 nei software astronomici) avvenne nell'ampia costellazione dei Pesci, dalla parte di questa che confina con la costellazione dell'Ariete.                                                                                                   Ancora più prossima al confine tra le due costellazioni, sempre nei Pesci (longitudine 358° 20'), sarebbe poi stata quella singola di ca. sessant'anni dopo, cioè quella del 54 d.C., quando Paolo di Tarso incominciò a scrivere le sue famose Lettere (che sono i primi documenti del cristianesimo, cioè i più antichi).                                                                                                           Per inciso, in questa stessa costellazione dei Pesci era già entrato da 200-150 anni, ma muovendosi nel verso opposto a quello delle congiunzioni dette (cioè dall'Ariete ai Pesci) il punto gamma dell'equinozio di primavera che, muovendosi alla velocità di ca. 1° ogni 72 anni, all'inizio di primavera del 54 dc si trovava più o meno nella posizione dell' unicorno di Paolo, cioè della congiunzione G-S singola di quell'anno.
Tornando alla memorabile congiunzione G-S del 7 ac, quella che passò alla storia come stella di Betlemme, diremo che mentre l' unico allineamento eliocentrico dei due pianeti si ebbe il 1° settembre, i tre allineamenti geocentrici (1E <=> 3G) si ebbero - come si vede dai grafici sottostanti - alle seguenti date e longitudini e con le seguenti distanze angolari residue/minime (d.a.r):
- il 29 maggio, alla longitudine geocentrica di ca. 351°, con d.a.r. di 59' 6",
- il 1° ottobre, alla long, geoc. di ca. 347°, con d.a.r. di 58' 29" e

- il 5 dicembre, alla long. geoc. di ca. 345°, con d.a.r. di 1° 3' 15".
Tra le congiunzioni G-S triple questa del 7 aC da un punto di vista astronomico non fu una particolarmente perfetta, prima di tutto per i differenti intervalli di tempo tra I e II allineamento e tra II e III, rispettivamente più di 4 mesi e solo 64-65 giorni. Poi perchè anche nei tre momenti di massima vicinanza o allineamento, i due pianeti non apparvero mai più vicini di circa 1°, equivalente a circa due diametri lunari. Insomma vi furono sì tre 'allineamenti', ma nessuno particolarmente stretto. Rimane comunque il fatto che i due pianeti rimasero per molti mesi a fare un armonico balletto nel cielo notturno: la loro distanza angolare infatti rimase inferiore a 3° dal 27 aprile del 7 ac fino al 14 gennaio del 6 ac, cioè per quasi 9 mesi. Una sorta di gravidanza celeste insomma, il contesto ideale per la nascita di qualcuno - come Gesù Cristo - riconosciuto contemporaneamente figlio del cielo e figlio d'uomo.
Diremo per concludere, che in questi giorni di quell'anno (2017 anni fa) la congiunzione G-S che attirò tanto l'attenzione dei Magi volgeva ormai a termine: Giove era tornato da un paio di settimane alla sinistra del 'padre' Saturno (quindi era visibile più ad est di esso) e se ne allontanava sempre più: la distanza angolare di circa 1,5° cresceva infatti ormai al titmo di circa 3' per notte.
I due pianeti si sarebbero di nuovo incontrati tra circa vent'anni, nell'agosto del 14 dC, alla morte di Augusto.

giovedì 18 agosto 2011

Martedì sera, 16 agosto, al nuovo Planetario di Roma ...

... la serata era dedicata alle comete (C come Cometa) e prevedeva due spettacoli, uno alle 21 dedicato alle comete in generale ("Le comete, vagabonde del Sistema solare") e l'altro alle 22:30 dedicato alla presunta cometa di Natale ("La cometa di Natale"). Incuriosito da questa seconda parte dello spettacolo, così fuori tempo rispetto alla cadenza delle festività di fine anno, mi sono recato con tutta la famiglia a sentir parlare della tematica cui nei Planetari di molte città europee e americane è dedicata una conferenza verso la fine dell'anno e i primi di gennaio (quando i Magi concludono il loro viaggio) dell'anno successivo.
Anche se per vari motivi mi aspettavo di più, nell'insieme lo spettacolo - al fresco dell'aria condizionata della cupola di 14 metri del nuovo planetario di Roma all'EUR  - non è stato male, anche se il taglio era decisamente divulgativo. Lo speaker ha ricordato correttamente che il primo ad associare una cometa alla Natività è stato Giotto, in uno dei quadri della Cappella degli Scrovegni a Padova (dipinta intorno al 1305), e che nessuno lo aveva fatto per tredici secoli. Ha anche ricordato la supernova che Keplero vide da Praga a gennaio 1604, di poco successiva alla congiunzione Giove-Saturno del dicembre 1603, e l'ipotesi di questo scienziato che un'analoga sequenza di eventi potrebbe essersi verificata all'epoca della Natività. Non si soffermato sul fatto che Keplero (che valutava in 20 anni esatti il periodo di ripetizione medio delle congiunzioni G-S) non parlò nei suoi lavori del 7 a.C. ed ha invece fatto vedere sulla cupola cosa sia una congiunzione G-S tripla (con uno degli allineamenti che avviene mentre i pianeti sono in moto retrogrado), ricordando che quella tripla del 7 a.C. avvenne nella costellazione dei Pesci, importante per il popolo ebraico antico. Ha anche citato due o tre comete, tutte piuttosto flebili, che casualmente nel corso di questi duemila anni di sono presentate proprio.
Insomma ha messo bene in evidenza che l'ipotesi oggi più accreditata da un punto di vista astronomico riguardo alla cosiddetta 'stella di Betlemme' è quella che si sia trattato della congiunzione G-S tripla nei Pesci del 7.a.C., mentre ha omesso di citarne tanti particolari significativi. Il più importante tra questi è secondo me che la congiunzione G-S tripla (ma anche la doppia, quindi la G-S multipla) ha una durata complessiva molto prossima a quella di una gravidanza umana ed è molto probabile, ma molto probabile, che venisse vista nell'antichità come una sorta di gravidanza celeste, alla fine della quale doveva necessariamente nascere un figlio del cielo, un figlio divino. E' questo che fece di quel fenomeno un segno celeste particolarmente gradito a tutti coloro (re, profeti, aspiranti messia, ...) che potevano in qualche modo fregiarsene.

Insomma, per concludere, si è trattato sì di un bello spettacolo, che tuttavia secondo me può essere reso ancora più interessante e coinvolgente.

sabato 18 giugno 2011

The phoenix and the Graces

The astroNomical situation you can see on the left is what in the ancient times was allegorized in the image of the bennu/phoenix.
For us today - after Copernicus, Galileo, Kepler and Newton - it is simple to visualize and graphically represent a planetary situation like that on the left, but it was not so twenty or more centuries ago when most people thought that the planetary system was geocentrical.
Do you remember the night dialogue in John's Gospel 3,3 between Jesus and Nicodemus? It has to do exactly with the said difficulty, to abstract from the perceptive reality of the planetary movements to gain, to reach the objective reality of the heliocentrical structure of the planetary system.

The triple conjunction between Jupiter and Saturn takes place when at the moment of the heliocentrical J-S conjunction our Earth will be on the line of that central alignment (point E) or in a circular sector of not more than about 30° (red sector on the figure). In this case the central alignment (the II al.) will be preceded and followed by two other alignments, as in figure.

I and III alignments happen during progressive motion of the planets, while on the contrary the II central alignment takes place during the apparent retrograde motion of the heavenly bodies. What - this is the new revelation I give today - was also allegorized in the group of the three Graces, two showing their front side and one, the central, showing its back side (side B).

I think it's enough for today, then I close sending friendly greetings to all my readers, wherever you are in the world. Bye bye.

sabato 16 aprile 2011

La fenice di Tacito (Annali 6.28), that is: Tacitus' phoenix (Annals 6.28)

In questi giorni di aprile dell'anno (che oggi chiamiamo) 35 d.C. stava finendo - come ciascuno può vedere nei grafici dietro al titolo e anche verificare direttamente con un software astronomico/planetario - la congiunzione G-S (Giove-Saturno) doppia verificatasi nella costellazione del Leone a cavallo degli anni 34-35. I due minimi del grafico delle distanze angolari tra i due pianeti (linea curva di colore blu del grafico), corrispondenti agli allineamenti tra Giove e Saturno, si ebbero il primo il 5 ottobre del 34 con una distanza angolare minima di 26' 42", il secondo il 3 aprile del 35 con una distanza angolare residua di 26' 35" (cfr. grafico). [nota per i kantiani: il noumenon di questo fenomeno si ebbe il 28 dicembre del 34 con una distanza angolare minima di 26' 19".]

Come ho illustrato e dimostrato nel 2008 all'Università di Liverpool, durante l'annuale meeting della U.K. Classical Association, e nel 2009 alla Humboldt-Universitaet di Berlino, durante il quinquennale congresso della FIEC (la Federazione internazionale delle Associazioni nazionali di Studi classici, Etudes Classiques), questo fenomeno di astronomia planetaria è la spiegazione razionale della cosiddetta ri-apparizione della fenice in Egitto di cui parla Tacito in Annali 6, 28, cioè al paragrafo 28 del libro VI. Ivi - passi riferiti all' anno 34 - ognuno può leggere:

28. Paulo Fabio L. Vitellio consulibus post longum saeculorum ambitum auis phoenix in Aegyptum uenit praebuitque materiem doctissimis indigenarum et Graecorum multa super eo miraculo disserendi.  .. ...
that is:
28. With Paulus Fabius and Lucius Vitellius as consuls, after a long cycle of centuries the phoenix came to Egypt and afforded material to the most learned of the natives and Greeks for holding forth at length on that marvel.  .. ...
ovvero:
28. Sotto il consolato di Paolo Fabio e di L. Vitellio ricomparve in Egitto, dopo lungo corso di secoli, la fenice, l'uccello i cui prodigi offersero ai sapienti del paese e di Grecia tanta materia di discussione.  .. ...

Questo passo di Tacito sarà al centro di molti dibattiti in futuro, perchè non erano passati affatto molti secoli dalle ultime apparizioni della fenice, cioè dalle passate occorrenze di questo stesso fenomeno. Di congiunzioni G-S (cioè Giove-Saturno) multiple se ne erano avute infatti, andando indietro nel tempo, anche in epoche relativamente recenti rispetto al 34-35:

*** tripla nel 7 a.C. nella costellazione dei Pesci (la cd 'stella di Betlemme');
** 'doppia' nel 46 a.C. nel Sagittario, all'epoca della relazione Cesare-Cleopatra e di Virgilio 24-enne;
** 'doppia' nel 125 a.C. nella costellazione dei Pesci;
*** tripla nel 146-145 a.C. nella costell. del Cancro, all'epoca dello scisma di Qumran nella casta sacerdotale ebraica.

C'è dunque il problema storico e letterario-filologico di capire per quale motivo Tacito citi ben tre 'apparizioni' molto antiche (tempo di Sesostri I,  di Amasi e di Tolomeo III) e - tra le più recenti - la sola apparizione della 'fenice' del 34-35, conferendole così un carattere nettamente epocale, e trascuri invece di citare - come avrebbe dovuto fare parlando di fenice e di Egitto - almeno le due congiunzioni G-S triple del 7 a.C. e del 146-145 a.C.

Concludo questo breve articolo su Tacito e sulla 'sua' fenice di Annali 6, 28 ricordando che, come ho illustrato nel mio Congiunzioni Giove-Saturno e storia giudaico-cristiana di dieci anni fa, questo fenomeno di astronomia planetaria è alla base di una nuova interpretazione degli ultimi mesi di vita di Gesù, interpretazione che mi porta a ridatare - sulla base dei tempi del 2° allineamento Giove_Saturno di questa congiunzione - la Passione di Cristo a venerdì 8 aprile dell'anno 35, sempre sotto Ponzio Pilato e sempre sotto Tiberio. Ma su ciò sarà il caso di tornare un po' più diffusamente.

domenica 30 gennaio 2011

Il ritiro volontario di Tiberio a Rodi del 6 a.C. e l'incontro con Trasillo

Tiberio nei Musei Vaticani
Era terminato appena da qualche mese quel raro fenomeno astronomico del 7 a.C. tra Giove e Saturno (la congiunzione G-S tripla si era ripresentata139 anni dopo l'apparizione del 146-145 a.C.) nella costellazione dei Pesci, quando a Roma il trentaseienne generale Tiberio - allora (6 a.C.) nel pieno della maturità e del successo militare e civile (aveva appena ricevuto da Augusto la tribunicia potestas) - annunciò improvvisamente all'imperatore e alla madre Livia, che ne era moglie, di voler lasciare Roma per ritirarsi a Rodi, isola dell'Egeo orientale ove aveva fatto un breve soggiorno una quindicina di anni prima di ritorno dall'Armenia.
Sebbene Augusto e la madre Livia lo scongiurassero in tutti i modi di desistere dal proposito, Tiberio fu irremovibile e, dopo un digiuno di protesta durato qualche giorno, finalmente riuscì a partire.

Sebbene molti abbiano scritto di/su Tiberio (Velleio Patercolo, Tacito, Svetonio e Dione Cassio) e cercato di capire le vere ragioni di questo volontario allontanamento da Roma, su queste permangono tuttora dei dubbi. Si è parlato del desiderio di lasciare la lussuriosa moglie Giulia (figlia di Augusto), di stanchezza per il continuo succedersi di campagne militari e ricerca di riposo, del desiderio di non intralciare nell'ascesa Gaio e Lucio Cesare (i giovani nipoti dell'imperatore), di desiderio di approfondire la cultura trascurata ed anche di un possibile conflitto tra un partito 'giuliano' ed uno 'claudiano' all'interno della famiglia imperiale. Si è concluso che probabilmente fu l'insieme di tutti questi motivi a risultare in quel momento troppo gravoso per Tiberio e a spingerlo lontano da Roma.

Dopo letto/studiato con attenzione quanto è stato scritto su tutte queste possibili motivazioni, io penso che qualcuna di esse possa essere approfondita e precisata meglio, in particolare il desiderio di approfondimento culturale dopo un quindicennio di attività militare. Scrivevo già undici anni fa nel mio Congiunzioni Giove-Saturno e storia giudaico-cristiana (nota 11 alle pp. 324-325):

11 Sarà un caso che Tiberio si ritirò proprio nell'isola dell'Egeo ove visse, fece erigere un osservatorio ed effettuò le sue ricerche più importanti Ipparco di Nicea (c. 190-120 a.C.), il più grande astronomo dell'antichità, e dove - probabilmente - era ancora attiva la sua scuola astronomica? Siamo propensi a credere di no, che non sia un caso, ed ipotizziamo che tra i motivi che improvvisamente spinsero Tiberio - cultore di astrologia - a Rodi insieme al suo astrologo Trasillo vi fu anche il desiderio di sapere qualcosa di più della tripla congiunzione tra Giove e Saturno (quella del 7/6 a.E.C.), che era allora appena terminata nella costellazione dei Pesci.

A questo che scrissi allora vorrei fare oggi qualche precisazione e nuova considerazione. Innanzitutto che Tiberio non andò a Rodi insieme a Trasillo, perchè quest'ultimo stava già a Rodi; non si può tuttavia escludere che si fossero già conosciuti in occasione del precedente, breve soggiorno di Tiberio nell'isola nè che fosse proprio lui il motivo per cui Tiberio volle andare/tornare proprio là. Poi che se Trasillo visse (come visse) fino al 36 d.C., cioè ancora 42 anni, nel 6 a.C. doveva essere piuttosto giovane anche lui, quindi probabilmente quasi coetaneo dell'allora 36-enne Tiberio.

Ma il fatto più sorprendente è che i due dovettero legarsi di un'amicizia talmente forte da divenire quasi inseparabili. Quando nel 2 d.C., dopo otto anni (in parte di ritiro volontario in parte di esilio), Tiberio potè tornare a Roma Trasillo lo seguì e - dopo l'adozione di Tiberio da parte di Augusto (4 d.C.) - entrò anche lui nella ristretta cerchia di persone che avevano con facilità accesso all'imperatore.
Sorprendente è poi che il figlio di Trasillo e della moglie Aka II di Commagene (anche lui stimato astronomo/logo sotto Claudio, Nerone e Vespasiano) richiamasse nel suo nome di Tiberio Claudio Balbillo (Alessandria d'Egitto, 20 - Roma, 79) proprio il nome di Tiberio prima dell'adozione. La figlia di Trasillo ed Aka e sorella di Balbillo, Eunia, sposò Nevio Sutorio Macrone, colui al quale fu affidato da Tiberio nel 31 il compito di liquidare l'infedele prefetto dei pretoriani Lucio Elio Sejano e di succedergli nell'incarico, segno anche questo della completa fiducia che dovette regnare tra Tiberio ormai imperatore e la famiglia di Trasillo, il suo maestro nell'arte dei Caldei (la 'conoscenza delle stelle').
Considerato che sia sotto Tiberio, che sotto Claudio e Nerone diversi furono i decreti di espulsione degli astrologi da Roma, il fatto che Trasillo ed il figlio Balbillo abbiano continuato a vivere tranquilli e a godere del favore imperiale dev'essere a parer mio interpretato come dimostrazione del fatto che essi erano seri mathematici, più astronomi veri che astrologi ciarlatani. Tra l'altro Balbillo dal 55 al 59 fu anche nominato da Nerone prefetto d'Egitto, mentre Vespasiano istituì in suo onore ad Efeso una festa sportiva, i cosiddetti Giochi Balbilliani, che si tennero in quella città dal 79 per circa un secolo e mezzo (cfr. voce Tiberio_Claudio_Balbillo su Wikipedia).

Come è noto, l'imperatore triste - Tiberio - se ne andò da Roma una seconda volta e questa volta definitivamente, nel 26 d.C. dopo i primi dodici anni di regno. Anche questa volta Trasillo lo seguì e fu tra i non molti letterati, filosofi e mathematici che Tiberio volle con sè nella Villa Jovis di Capri, di cui sono ancor oggi visibili (e visitabili) le imponenti rovine, in una zona dell'isola a picco sul mare.

Io immagino che proprio da qui, dalla Villa Jovis di Capri, i due vecchi amici mathematicae addicti abbiano assistito insieme ed insieme ad altri, dall'autunno 34 ai primi di aprile del 35, al ritorno della fenice (Tacito, Annali 6,28), cioè della congiunzione Giove-Saturno doppia del 34-35 (noumeno alla data del 28 dicembre 34) nella costellazione del Leone. Quella congiunzione G-S che con il secondo allineamento dei primi di aprile del 35 marca a pare mio la Pesach-Pasqua della Passione.

A quel tempo a Trasillo rimaneva un solo anno da vivere e a Tiberio Cesare due.  A Tiberio Claudio Balbillo, il figlio allora quindicenne di Trasillo, ne rimanevano invece ancora quarantaquattro, che avrebbe trascorso viaggiando spesso tra Roma e l'Egitto, il paese della fenice heliopolitana.

martedì 28 dicembre 2010

Publio Sulpicio Quirinio (45 aC - 21 dC) e i primi censimenti in Giudea


Come è noto, c'è un passo del vangelo di Luca  (Lc 2,1-2) che sembrerebbe in contrasto con quanto detto dal vangelo di Matteo (Mt 2,1) a proposito della nascita di Gesù, ciò che metterebbe anche in dubbio l'ipotesi che la cosiddetta 'stella di Betlemme' si possa identificare con la congiunzione Giove-Saturno tripla nei Pesci del 7 a.C. (cfr. grafici dietro il titolo del blog). Una traduzione frequente di detto passo è:
     In quei giorni un decreto di Cesare Augusto ordinò che si facesse il censimento di tutta la terra.
      Questo primo censimento fu fatto quando era governatore della Siria Quirino.
Il problema nasce dal fatto che (secondo lo storico Giuseppe Flavio) Quirino indisse un censimento in qualità di governatore della Siria nel 6-7 dC, quando - esiliato in Gallia Archelao, figlio di Erode,  - la Giudea passò sotto la diretta amministrazione romana, come parte della provincia di Siria.

Senza voler riesaminare qui tutta la complessa questione [per l'approfondimento della quale rimando i lettori interessati al link http://it.wikipedia.org/wiki/Censimento_di_Quirinio oppure alle pagine 489-523 dello Schuerer E., Storia del popolo ebraico al tempo di Gesù Cristo, vol. I], volevo qui ricordare la spiegazione che ne danno sia la C.E.I. (la Conferenza Episcopale Italiana) che molti altri studiosi secondo i quali il censimento cui si riferisce Luca dev'essere quello noto eseguito nell' 8-7 a.C. - sotto la supervisione militare di Publio Sulpicio Quirino (che però non aveva il titolo di governatore) - mentr'era governatore della provincia di Siria Senzio Saturnino (cfr. Tertulliano) e re del contiguo protettorato di Giudea Erode il grande. Ricostruendo dopo molti decenni i fatti, Luca sarebbe incorso in un errore perchè poi Quirinio indisse un secondo censimento in qualità questa volta di governatore di Siria nel 6 d.C., quando - dopo la morte di Erode (73-4 a.C.) e l'esilio di suo figlio Archelao - la Giudea passò sotto la diretta amministrazione romana, come parte integrante della provincia di Siria. 

Cade così l'apparente contraddizione tra il vangelo di Luca e quello di Matteo sulla data della Natività e si torna ancora una volta, anche per questa via, all'anno 7 a.C. quello della memorabile congiunzione Giove-Saturno tripla nei Pesci. A questo stesso anno ci porteranno, come vedremo, anche altri passi proprio del vangelo di Luca: quelli relativi alla nascita del precursore di Gesù, Giovanni Battista.

sabato 18 dicembre 2010

Sull'errore e sulla precisione dei calcoli di Dionigi il piccolo

Quando (intorno agli anni che noi oggi chiamiamo 527-528) Dionigi il piccolo fu incaricato di calcolare quando storicamente poteva essere avvenuta l'Incarnazione di Gesù Cristo, non casualmente stava arrivando - com'era ben visibile nel cielo notturno - una nuova congiunzione tra i pianeti Giove e Saturno: quella che - come si può vedere nei grafici qui sopra - ebbe luogo tra il settembre 530 ed il maggio 531. Si trattò come si vede sì di una congiunzione visibile per molti mesi, ma sostanzialmente singola, con un solo punto di attraversamento tra i grafici delle longitudini, non tripla come quella del 7 a.C. riportata dietro al titolo; il che fu una delle cause d'errore da parte di Dionigi nel calcolo retroattivo della data della congiunzione tripla nei Pesci di oltre cinque secoli prima.

Io ritengo che Dionigi sapesse che quella che lui - sera dopo sera - stava vedendo era la 27-esima congiunzione G-S successiva a quella che vi era stata al momento dell' Incarnationis Domini, ma che non conoscesse con precisione l'intervallo di tempo medio tra una congiunzione e la successiva, determinabile soltanto con una lunga serie di osservazioni di congiunzioni triple, serie di cui lui evidentemente non disponeva. Fu così che commise un errore di circa 6 anni in meno nel datare la memorabile congi-
unzione tripla nei Pesci di oltre cinque secoli prima.
Calcolò che fosse avvenuta 530 anni prima di quella a lui contemporanea, invece che 27*19,859 anni = 536,2 anni prima (Il valore '19,589 anni' è l'intervallo medio oggi noto tra due congiunzioni G-S eliocentriche, mentre 19,630 è quello con cui deve aver calcolato Dionigi).

Comunque, siccome un errore di -6 anni su 536 corrisponde ad un errore relativo di (-6*100/536) % = - 1,1 %, ne possiamo concludere che - tutto sommato - la precisione dei calcoli di Dionigi fu discreta, anzi buona per quel tempo ed anche secondo i criteri del nostro tempo.

E' bene che ricordi, prima di concludere, che la stessa Chiesa concorda - già dagli anni '70 - sul fatto che Dionigi il piccolo commise degli errori di calcolo, anche se - ovviamente - si guarda bene dal darne la spiegazione di tipo astroNomico che ne dò io. A pag. 972 della Sacra Bibbia, edizione ufficiale C.E.I., Roma 1974, si può leggere (nota 2.1):

Erode morì nell'anno 750 di Roma, che corrisponde al 4 a.C. Per un errore di calcolo, nel VI sec. l'inizio dell'èra cristiana fu fissato all'anno 754 di Roma; Gesù è nato probabilmente tra il 7 e il 6 a.C. ..."

lunedì 15 novembre 2010

Esoterico ed essoterico secondo Nietzsche

Nel
leggere Al di là del bene e del male (ed. Newton Compton, Roma 1993), per prepararmi un po' agli incontri ed alle conferenze del Seminario Permanente Nietzscheano (SPN) in programma nei prossimi giorni a Bologna, mi sono imbattuto in un brano sull'esoterismo che mi sembra molto significativo perchè mi conferma nelle intuizioni sull'opera di Nietzsche, ma anche di Heidegger, che ho già da lungo tempo espresso anche qui e che sono in sostanza all'origine della nascita di questo blog. Si tratta della parte iniziale del brano n. 30 della Parte seconda, ove Nietzsche scrive:

"Le nostre massime conoscenze suonano necessariamente come follia ( - e lo debbono -), e in alcune circostanze come delitti, se giungono in modo illecito all'orecchio di coloro che non vi sono adatti o predestinati. L'essoterico e l'esoterico, come si distinguevano dal punto di vista filosofico presso gli Indiani, i

Greci, i Persiani e i mussulmani, in breve ovunque si credeva nella gerarchia e non nell'uguaglianza e nella parità dei diritti, - non si differenziano l'uno dall'altro perchè l'essoterico sta al di fuori e vede, valuta, misura, giudica dall'esterno e non dall'interno: l'essenziale è che egli (l'essoterico) vede le cose dal basso - mentre l'esoterico dall'alto! ..."  [Nietzsche, JGB, II,30]

Questa frase a me ha richiamato immediatamente il versetto del vangelo di Giovanni (Gv 3,3) che ho riportato dieci anni fa nella quarta pagina di copertina del mio saggio Congiunzioni Giove-Saturno e storia giudaico-cristiana per commentare l'immagine della prima di copertina (quella che vedete qui a destra) . E' il brano del dialogo notturno ove Gesù insistendo dice a Nicodemo che "... se uno non rinasce dall'alto, non può vedere il regno di Dio." ovvero entrare il esso, capirlo, secondo la mia interpretazione.

Strano.. eh, che l'anticristiano filosofo Nietzsche usi espressioni così assonanti con analoghe espressioni del quarto vangelo. La spiegazione è che stanno parlando della stessa cosa, cioè di moti planetari che visti dal basso, cioè da qui, da Terra, mostrano comportamenti strani ed ingannevoli. Moti che per essere spiegati compiutamente, senza che permangano residue ambiguità, hanno bisogno di essere 'visti' dall'alto, dalla normale (perpendicolare) al piano dell'eclittica, cioè al piano dell'orbita terrestre che è poi _quasi_ coincidente con il piano orbitale di tutti gli altri pianeti visibili ad occhio nudo (fino a Saturno).

Se qualcuno avesse ancora qualche dubbio che le cose stiano effettivamente così come detto, bene costui o costei dovrebbe solo riflettere sull' evento di astronomia planetaria che nel 1881 costituì la chiamata di Nietzsche alla profezia. Si tratta della congiunzione Giove-Saturno singola e meridiana che ebbe luogo il 18 aprile di quell'anno al confine tra la costellazione dei Pesci e quella dell'Ariete, congiunzione che N. osservò da Genova prima del momento culminante, da Sils-Maria dopo, quella i cui grafici potete vedere qui
a sinistra. E' questo lo spartiacque nella vita e nel modo di scrivere, cioè nelle opere di Nietzsche, l'evento che trasformò il malaticcio filologo pensionato nel baldo, presuntuoso ed arrogante profeta zoroastriano.

venerdì 12 marzo 2010

Tiberius' phoenix (Tacitus' Annals 6.28)

"Paulo Fabio L. Vitellio consulibus post longum saeculorum ambitum auis phoenix in Aegyptum uenit praebuitque materiem doctissimis indigenarum et Graecorum multa super eo miraculo disserendi. ..."

"Sotto il consolato di Paolo Fabio e di L. Vitellio ricomparve in Egitto, dopo lungo corso di secoli, la fenice, l'uccello i cui prodigi offersero ai sapienti del paese e di Grecia tanta materia di discussione. ..."
"With Paulus Fabius and Lucius Vitellius as consuls, after a long cycle of centuries the phoenix came to Egypt and afforded material to the most learned of the natives and Greeks for holding forth at length on that marvel. ..."

Così inizia il capitolo 28 del libro VI degli Annali di Tacito, capitolo che - insieme ai seguenti capitoli 29 e 30 - è relativo all' Anno Domini 34. Questo capitolo è divenuto oggi importantissimo (grande Tacito!!) perchè esso riporta - anche se con un tono un po' scettico - ben quattro delle tredici apparizioni datate della fenice che mi hanno permesso di dimostrare che questo mitico uccello era l'immagine allegorica delle congiunzioni Giove-Saturno multiple. Chi mi segue con un po' di attenzione sa che con questa espressione intendo le congiunzioni G-S triple e doppie (o quasi-doppie), cioè quel tipo di congiunzioni che si hanno quando la Terra si interpone più o meno esattamente tra la coppia Giove-Saturno in congiunzione eliocentrica ed il Sole [si veda il relativo poster di Liverpool].

Vi è da dire che Tacito scriveva verso il 114, dunque circa ottant'anni dopo l'evento verificatosi verso la fine del regno di Tiberio e molti e moltissimi secoli dopo le altre apparizioni datate della fenice che riporta. Il fatto che tutte le sue citazioni si rivelino oggi esatte indica che da qualche parte (ove evidentemente Tacito aveva accesso) questi rari fenomeni astronomici venivano diligentemente annotati.
Come si vede chiaramente da questo diagramma, questa fu una congiunzione G-S (quasi)doppia, i cui due allineamenti in longitudine si ebbero il primo il 5 ottobre del 34 (con un angolo di separazione residuo tra i due pianeti di soli 26' 41", meno di un diametro lunare), il secondo sei mesi dopo, ai primi di aprile dell'anno successivo: 4 aprile 35, con angolo residuo di 26' 35".

Caso volle in quel fatidico anno 35, che ai primi di aprile stesse anche per verificarsi (si avrà infatti nella notte tra il 10 e l'11 aprile) il primo plenilunio dopo l'equinozio di primavera, cioè la pasqua ebraica, Pesach. Si ebbe dunque in quell'anno, caso forse più unico che raro, una congiunzione G-S proprio nei giorni della vigilia di Pesach: nella notte del 6 aprile 35 Giove e Saturno in congiunzione distavano appena poco più di 1° dalla luna ormai quasi piena [Da qualche parte della Terra risulta addirittura che ne venivano occultati].


Ecco, secondo me è questo il contesto astroNomico che fece da sfondo alla fine della vicenda evangelica, quindi alla passione e morte di Gesù, detto il Cristo, che va quindi ri-datata dall'anno 30 o 33 ai primi di aprile dell'anno 35.


lunedì 21 dicembre 2009

Fenomenologia della Stella di Betlemme - Phenomenology of the Star of Bethlehem

The diagram you see here links is relative to an astroNo-
mical phenomenon which took place during the year 7 BCE in the zodiacal constellation of Pisces and which was terminating in these days of December of that year.

This diagram can be generated by anyone of you by means of an astroNomical software and refers to the triple conjunction between the two naked-eye-visible planets Jupiter (the royal star) and Saturn (El, the star of Ysra_el). Almost the totality of scholars who studied the question (and I among them) has the opinion that this is the 'star' of the Gospel according to Matthew [Mt 2, 1-2]. As can easily be seen in the diagram [points of minimum of the red curve (note 1)], the three longitude alignments of the planets took place at the following dates:

1) May 29th, 7 BCE,
at about L(geocentric longitude)=351° with a residual angular distance of 59' 6";

2) October 1st,
at about L= 347° with a r.a.d. of 58' 29" and finally

3) December 5th, 7 BCE
at about L=345° with a r.a.d. of 1° 3' 15".

From an astroNomical point of view, this J-S triple conjunction wasn't very particular among other similar conjunctions, because: a) the time interval between the first and the second alignment amounted to more than 4 months while that between the second and the third alignment amounted to only 64-65 days; b) the two planets remained at about one degree of angular distance, that is about the double of the full moon apparent diameter.

On this day (December 21th) the uncommon J-S triple conjunction was practically at its end: Jupiter was newly at the link side (eastwards) of 'its father' Saturn and their angular velocity were such that their angular distance of 1° 25' was growing at the rate of about 3' per night.

* * *

[1 ] For computing technique reasons astronomical software programs indicate with a minus sign (-) the years 'before Christ' or 'Before Common Era, BCE' according to the following rule

- n (softw. programs) = (n + 1) BCE (historical)

martedì 13 ottobre 2009

Delle cose sensibili e di quelle intellegibili ovvero della carne e dello spirito

Questa sera vorrei comunicarvi delle riflessioni che faccio da così tanto tempo che le loro conclusioni sono ormai per me punti fermi e risultati acquisiti, consolidati semmai da letture recenti. E' utile che vi dica quali sono queste riflessioni e questi risultati, così che anche voi possiate giovarvene nelle vostre ricerche.

Dunque. Nella storia dello sviluppo delle capacità umane è venuto un momento in cui ci si è resi conto che la realtà effettiva non sempre coincideva o poteva coincidere con quanto si vedeva attraverso gli occhi o, più in generale, si percepiva attraverso i sensi. Ci si rese conto in altre parole che oltre ed al di là della realtà percettiva v'è spesso una realtà effettiva o strutturale diversa dalla prima e che dunque la sola apparenza talvolta inganna. Per giudicare completamente le cose, accanto e oltre agli occhi corporei, fisici, della carne, è dunque necessario avere anche una capacità di valutazione, di astrazione dal percepito, insomma un 'occhio' del pensiero, cioè dello spirito ovvero dell'intelletto.

Ora prima che vi dica a quando io colloco questo momento e a quale ambito cognitivo (che per altro avrete già intuito) vedo collegata questa peccaminosa scoperta, preciserò che su quanto di generale ho detto sopra, su quella duplicità mentale è naturalmente d'accordo anche Kant quando parla - nel suo modo 'neutro' e senza stare a precisare l'ambito del suo discorso - di cose sensibili e di cose intellegibili, ovvero di sensibilità ed intelletto.
Scrive infatti Heidegger in Kant e il problema della metafisica, p. 41 ed. Laterza:
"...Kant, sia nell'introduzione alla Critica della ragion pura, sia nella parte conclusiva, oltre ad enumerare semplicemente le due doti basilari, ne dà anche una caratterizzazione degna di nota: la sensibilita' e l'intelletto; mediante il primo gli oggetti ci sono dati, mentre mediante il secondo vengono pensati>>.

Ora, poichè io - diversamente da quanto Kant modestamente pensava (cioè che tutti gli uomini dopo di lui secondo i suoi dettami avrebbero ben limitato l'applicazione della loro ragione) - non penso affatto di limitare i campi di applicazione della mia ragion pura, passerò a parlarvi del tempo e dell'ambito nel quale sorse quella convinzione e fu fatta quella sensazionale scoperta sull'apparenza che inganna.
Secondo me, come avrete capito dalle immagini che ho messo a corredo del testo, l'ambito fu quello astroNomico ed il tempo fu il VI sec. a.C., l'epoca di Anassimandro, Ferecide, Anassimene, Pitagora, .. , epoca che a parer mio rappresenta il vero periodo assiale dell'umanità.
La scoperta peccaminosa consistette in questo, che osservando bene i pianeti, annotandone la posizione sera dopo sera, per mesi, ci si accorse che essi - invece di muoversi su un determinato sfondo stellare ordinatamente da ovest verso est - ogni tanto esibivano degli strani comportamenti di ritorno all'indietro, verso ovest (cioè verso destra per osservatori del nostro emisfero), talvolta addirittura formando un cappio, come quello riportato nella seconda foto qui a sinistra. Quel cappio che, diversi secoli dopo, s. Paolo chiamerà "il laccio del Maligno" (2Tim 2, 26).
All'inizio del V secolo a.C., cioè al tempo della giovinezza di Parmenide, già ci si interrogava dunque in Grecia su quale realtà strutturale, su quale aletheia poteva rendere conto di e spiegare gli strani fenomeni osservati (doxa) nella cinetica planetaria (cfr. immagini).
V'è da dire, comunque, che i greci non furono i primi a porsi questo genere di domande, perchè molto probabilmente prima di loro se l'erano già poste egizi, indo-iranici e forse cinesi. Come attesta la provenienza da queste aree culturali dei miti della fenice e dell'unicorno.
Ma su queste questioni, sulle implicazioni e significati astroNomici della fenice e dell'unicorno (che non conosce moto retrogrado), sull'astronomia nell'Antico e nel Nuovo Testamento (es. Figlio dell'uomo, dialogo notturno Gesù-Nicodemo del vangelo di Giovanni, alcuni contenuti delle lettere di s. Paolo, ..) torneremo nei prossimi messaggi.

martedì 12 maggio 2009

La fenice agli Atti

Ho ricevuto finalmente la mia copia degli Atti del VI Congresso della Società Italiana di Archeoastronomia, congresso che - a rotazione tra varie sedi - si tenne nel 2006 (22-23 settembre) a Campobasso, all'Università del Molise.

A pag 113 di questo volumetto [reperibile presso la S.I.A.-Soc. Ital. di Archeoastronomia, via Brera 28, 20121 Milano] si trova la relazione ch'io presentai quell'anno, dal titolo "La fenice svelata, nuova interpretazione astronomica di un mito millenario", nella quale - con l'aiuto di un software astronomico e dei relativi diagrammi temporali - dimostravo che praticamente in tutti e sette i casi di apparizione _datata_ del mitico uccello di origine eliopolitana rinvenibili nella letteratura antica fino alla morte di Costantino, in tutti e sette i casi alla data della presunta apparizione della fenice era in atto una congiunzione multipla (tripla/doppia) tra Giove e Saturno.

Poichè, come si è visto in un un post precedente, la probabilità che una qualunque congiunzione G-S sia tripla o doppia è solo di circa 58°/360°, cioè meno di 1/6 (mediamente una congiunzione tripla ogni 120 anni circa), risulta estremamente bassa la probabilità che siano fortuite quelle ripetute coincidenze tra eventi astronomici distribuiti su un arco di 23 secoli e loro registrazione di tipo mitico. Viceversa risulta estremamente elevata (di circa il 99.99%) la probabilità che ad apparire non fosse il mitico volatile ma proprio la congiunzione GS multipla. In sostanza si parlava di fenice, ma come immagine allegorica del raro e singolare fenomeno tra il pianeta più grande e quello più lontano.

Voglio ricordare che
due dei sette casi esaminati sono le congiunzioni Giove-Saturno multiple che delimitano il periodo della probabile vita di Gesù ed il sorgere del movimento cristiano in Judea/Palestina :
* la congiunzione G-S tripla del 7 a.C. nella costellazione dei Pesci e
* quella doppia del 34-35 nella costellazione del Leone.

Mentre la prima di queste due è con grandissima probabilità la 'stella di Betlemme' del vangelo di Matteo, la congiunzione GS doppia del 34-35 è l' appearance della fenice di cui parla Tacito in Annali 6,28, come ho scritto nella relazione. Sbagliava pertanto, ma lo dico amichevolmente e con simpatia, la prof.ssa E. Keitel a redigere giusto dieci anni fa l'articolo:

The Non-Appearance of the Phoenix at Tacitus' Annals 6.28, Amer. Journal of Philology, vol. 120, n.3 (Fall 1999), The J. Hopkins Un. Press, Baltimore 1999.

Mi piacerebbe se qualcuno che mi legge negli States segnalasse questo blog alla professoressa. Oppure, come pensavo, sarò direttamente io a farlo. E' bene che la prof.sa riveda le sue idee di dieci anni fa e che tutti gli studiosi prendano atto delle nuove scoperte!