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martedì 1 dicembre 2009

L' ambito della ricerca filosofica heideggeriana: Esserci e vita fattuale, essere e gravità(zione)

Seguendo un mio particolare percorso di ricerca su Heidegger e sulla sua filosofia, percorso che su questo blog mi ha già portato a fare delle afferma-
zioni piuttosto impegnative ed importanti, alla ricerca di ulteriori conferme alle mie intuizioni ho iniziato ora a leggere il Natorp-Bericht ovvero lo scritto heideggeriano Interpretazioni feno-
menologiche di Aristotele, che risale come noto all'autunno 1922. L'ho scaricato e stampato ieri sera, anzi stanotte verso l'una passata, dall'ottimo sito della Facoltà di Lettere e Filosofia dell'Uni
versità degli Studi di Palermo, precisamente dalla sezione del Dipartimento di Filosofia, Storia e Critica dei Saperi (FIERI).

Arrivato a pagina 3 (169), dopo aver già letto tutta una serie di proposizioni che mi confermano le mie precedenti intuizioni nell'interpretazione di Heidegger, ne trovo alcune - sull'oggetto della ricerca filosofica - (per me) talmente chiare che non posso trattenermi dal riportarvele qui, per convincervi di quanto vado esponendo su questo blog sul fondamento astronomico della metafisica occidentale. Scrive dunque, sottilmente da par suo, Heidegger (ma ho evidenziato io):

"L' oggetto della ricerca filosofica è l' esserci umano in quanto da essa interrogato rispetto al suo carattere d'essere. Questo ori-
entamento fondamentale del domandare filosofico non è imposto dall'esterno e come avvitato a forza sull'oggetto interrogato, la vita fattuale, ma è da intendersi come l'esplicito coglimento di una motilità fondamentale della vita fattuale stessa, che sta nella moda
lità per cui, nella concreta maturazione temporale del suo essere, si prende cura di questo, e ciò anche laddove scansa via se stessa. La vita fattuale ha il carattere d'essere di patire il peso di se stessa. La dimostrazione più evidente di ciò è la tendenza della vita fattuale a prendersela comoda. In questo patire il peso di se stessa la vita, secondo il senso fondamentale del suo essere, e non nel senso di una proprietà accessoria, è gravosa. Se essa è auten-
ticamente ciò che è in tale esser-di-peso ed esser-gravosa allora la modalità d'accesso ad essa genuinamente adeguata e la sua modalità di custodia potranno consistere esclusivamente in un render gravoso. Se non vuole mancare completamente il suo oggetto la ricerca filosofica può solamente attenersi a questo obbligo." [op. cit., trad. di A. Ardovino e A. Le Moli.]

Bene, dovete sapere che appena ho letto questo brano, anzi mentre lo stavo ancora leggendo, mi son venute da pensare, con riferimento ad Heidegger, due cose: il proverbio 'la lingua batte dove il dente duole' e l'associazione peso-gravità-gravitazione, o prima questa e poi quello (ora, nell'eccitazione e nella fretta di comunicarvelo, non ricordo esattamente; ma è indifferente, importante è la sostanza!).
Ora continuo nella lettura, buona giornata a tutti!

venerdì 9 ottobre 2009

Esserci e kairos in Heidegger

Leggendo il dibattito di Davos del marzo 1929 tra E. Cassirer e M. Heidegger sull'interpre-
tazione di Kant (cfr. App. II in Kant e il problema della meta-
fisica di Heidegger, Laterza ed.), ho trovato un brano molto interessante del filosofo della Foresta nera, che chiari-
sce bene come a lui fosse mol-
to presente, e per lui impor-
tante, tutta la tematica dei momenti cairotici della temporalità dell'esserci, cioè dell'esistenza umana.

Disse/scrisse dunque Heidegger in quei giorni di fine marzo 1929:

"A determinare l'essenza di quello che chiamo esserci non è sufficiente il solo contributo di quello che si definisce come spirito e neppure di quello che si chiama vita; l'importante è invece l'unità originaria e la struttura immanente della relazionalità di un uomo che entro certi limiti è incatenato in un corpo e nell'esser incatenato nel corpo si trova in una propria forma di legame con l' ente in mezzo al quale si trova, non come uno spirito che vi guarda dall'alto, bensì in quanto l'esserci, gettato in mezzo all'ente, compie liberamente un'irruzione nell'ente; irruzione che è sempre storica e, in ultima analisi, contingente. Così contingente che la forma suprema dell'esistenza dell'esserci si può ricondurre a pochissimi e rari istanti di quella durata dell'esserci che intercorre tra la vita e la morte; soltanto in pochissimi istanti infatti l'uomo vive al culmine della sua propria possibilità, mentre per il resto si muove sempre in mezzo al suo ente.
La questione del modo d'essere di quello che si trova nella filosofia della forma simbolica di Cassirer, la questione centrale della costituzione interna dell'essere, è quello che determina la metafisica dell'esserci .."
Chissà se quando qui parlava di storica irruzione dell'esserci nell'ente pensava a quel che egli nel 1927 avrebbe voluto scrivere, ma non avrebbe mai più scritto, nella II parte di Essere e Tempo, o alla chiamata/illuminazione di Nietzsche del 1881 o quella di Kant del 1782 o a cos'altro .. Forse, più probabilmente, pensava a quel che già si preparava a scrivere per il 1938, 1939, 1940 o 1941.