Visualizzazione post con etichetta Unicorno in S. Pietro. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Unicorno in S. Pietro. Mostra tutti i post

martedì 23 ottobre 2018

Sul NICHTERSCHEINEN DES DINGES (Dic. 1949) ed il kreuzweise-durchgestrichenes-SEYN (1950) cioè il crossed-out-BEYNG


Sulla tematica del non-apparire delle cose pur presenti e dell' annichilimento/sparizione della cosa alla visibilità Heidegger iniziò a ruminare già nel 1949, in occasione della prima (Das Ding) delle quattro conferenze di Brema della serie Einblick in das was ist.   
Prendendo il giro alla larga per arrivare a parlare dell' esser vuota della Krug-Ding, Heidegger scriveva: 

"Worauf beruht das Nichterscheinen des Dinges als Ding? Hat lediglich der Mensch es versaeumt, das Ding als Ding vorzustellen? ... Kam das Ding noch nie genug in die Naehe, so dass der Mensch noch nicht hinreichend auf das Ding als Ding achten lernte? Was ist Naehe? .." cioè

"Su cosa si fonda il non apparire della cosa in quanto cosa? Accade solo perchè l'uomo ha trascurato di rappresentarsi la cosa come cosa? ... Forse che la cosa non si è ancora mai avvicinata abbastanza, sicché l'uomo non ha ancora imparato a fare abbastanza attenzione alla cosa in quanto cosa? Che cos'è vicinanza? .." 
Si riteneva finora che, riflettendo sul non-apparire, il Nichterscheinen, applicato al fragwuerdigstes Zu-Denkende in uno scritto per i 60 anni di Juenger ove meditava sul concetto di nichilismo, Heidegger fosse arrivato nel 1955 in Zur Seinsfrage - La question dell' essere a creare il nuovo simbolo del Seyn cancellato a croce (das kreuzweise durchgestrichene Seyn, ovvero il crossed-out-Beyng). 

La pubblicazione a fine primavera di quest'anno del volume GA98 (Quaderni neri 1948/49-1951), ove vi sono moltissimi riferimenti al Seyn cancellato a croce già nel primo quaderno (Anmerkungen VI) del GA98, porta invece - evidentemente - a retrodatare la nascita di questo simbolo appunto al tempo della preparazione delle conferenze di Brema, cioè al 1949-1950. 

Precisata questa questione di datazione del kreuzweise-durchgestrichenes-Seyn (o kdSeyn), vorrei ricordarne la mia interpretazione già accennata nei post precedenti. Come dicevo l' apparenza fenomenica di una congiunzione tra i pianeti Giove e Saturno dipende dalla posizione della Terra - ove siamo noi osservatori - sulla sua orbita. Quando la Terra nella quaterna/Geviert costituita da Saturno-Giove-Sole-Terra si trova sotto, in posizione hypokeimenon, il momento del sorpasso di Giove su Saturno rimane addirittura invisibile pur essendo i due pianeti presenti sull' asse di allineamento, ma dietro al Sole. La cui enorme luminosità nasconde la fioca luce riflessa dai due pianeti. Per cui l' ente composto (das Seiende im Ganzen) dai due pianeti risulta visibile solo fino ad una settimana/dieci giorni prima dell' allineamento e del sorpasso di Giove su Saturno e solo una settimana/dieci giorni dopo di esso.

Questa situazione del Geviert è quella che Heidegger chiama kdSeyn, cioè una condizione di invisibilità/assenza-dalla-vista di qualcosa che pur è fisicamente presente. Corrisponde precisamente a ciò che io, dopo aver dimostrato - già molti anni fa - che l' unicorno era immagine allegorica delle congiunzioni Giove-Saturno singole, avevo/ho chiamato unicorno invisibile.
                                                                                                                                                                                                                                         

venerdì 22 giugno 2012

L'unicorno della Verginità .. obbediente - ovvero l'unicorno nella Basilica di San Pietro in Roma



Qualche giorno fa mi è successo un fatto strano ma dall'esito finale assai interessante. La cosa è presto detta: mentre su internet cercavo di verificare se vi fossero immagini della fenice all'interno della Basilica di s. Pietro in Roma, mi sono imbattuto nel volume di un giovane storico e critico d'arte, Sandro Barbagallo, Lo zoo sacro vaticano, Iconografia ed iconologia zoomorfa nella Basilica di San Pietro, ed. CNR, dic. 2007, dal quale ho appreso con sorpresa che nella basilica centro della cristianità è invece presente - tra tanti animali domestici, selvatici e mitici - anche un unicorno [imm. qui a sinistra, vol. cit. p. 118].  Come un unicorno?!.. ma il Concilio di Trento (1545-1563) non aveva proibito di rappresentare l' unicorno nelle immagini e composizioni sacre?

Ho deciso così - per inquadrare meglio la faccenda - una delle passate mattine, nonostante il caldo africano, di fare una rapida capatina alla Biblioteca Nazionale di via Castro Pretorio per dare un'occhiata al volume di Barbagallo ed una successiva visita a S. Pietro per vedere de visu la collocazione di questo unicorno.

Integrando tutte le informazioni, risulta che la decorazione interna degli archi delle navate fu effettuata dopo il 1645 sotto la supervisione del Bernini, incaricato da papa Innocenzo X Pamphili (1644-1655) in vista del grande Giubileo del 1650. Erano gli anni in cui a Roma fungeva da autentica 'papessa ' l'ambiziosa ed avida vedova del fratello del papa, Olimpia Maidalchini, famosa per avere preso sotto la sua protezione e fatto riammettere alle solennità maggiori le prostitute romane, oltre che per essersi in quegli anni smisuratamente arricchita.

 

Tornando al nostro tema, come riportato nel volume citato e come poi verificato di persona, "sul secondo arco del lato sinistro [della navata centrale della Basilica] sono rappresentate insieme la Verginità e l'Obbedienza, realizzate entrambe da Niccolò Meneghini tra il 1647 e il 1649. La Verginità è rappresentata con un unicorno [vd. foto] perchè "questo animale non si lascia prendere, se non per mano d'una vergine", mentre l'Obbedienza ha un crocefisso in mano e un cane, simbolo di devozione ed obbedienza, ai piedi."

Che dire di questa statua della Verginità con l'unicorno visibile nella navata centrale di S. Pietro?
 La prima mia osservazione è che nell'insieme la composizione artistica mostra in modo un po' troppo evidente - per il luogo sacro - un chiaro simbolismo erotico, forse non del tutto estraneo al clima della corte papale del tempo della realizzazione. La seconda osservazione è che la composizione sembra contraddire - per la presenza dell'unicorno - le disposizioni  del Concilio di Trento di un secolo prima in materia di unicorno nelle immagini sacre. La terza osservazione è che - condannato appena 15 anni prima (1633) Galileo ad abiurare la teoria eliocentrica - la Chiesa con quell'immagine del monokeros offerta al pubblico tornava forse alla pretesa di essere l'unica (e segreta) depositaria della conoscenza sulla vera struttura del sistema planetario, quella eliocentrica. Ricordo infatti che, secondo la mia interpretazione astronomica, l'unicorno è immagine allegorica delle congiunzioni Giove-Saturno singole, le quali - avvenendo con i due pianeti in fase di moto progressivo - suggeriscono il geocentrismo del sistema planetario, suggeriscono cioè un errore cognitivo.