Ieri sera ho ricevuto un gradito dono, che in verità avevo sollecitato, del quale voglio accennarvi. Si tratta di uno studio di carattere archeologico pubblicato nel 2006 dal titolo Le forme del tempo, Aion Chronos Kairos di Annapaola Zaccaria Ruggiu, che insegna Archeologia e Storia dell'arte greca e romana all'Università Ca' Foscari di Venezia.
Per intrigarvi un po' su "questo volume che affronta alcuni temi che compongono l'intero orizzonte della temporalità nel mondo greco e romano" riporto una frase dalla Presentazione introduttiva:
"Aion, Chronos, Kairos, sono alcune delle figure che il senso, il modo di concepire il tempo, i concetti di cui è espressione, sembrano sempre sfuggire ad una comprensione definitiva - malgrado numerose indagini puntuali e circostanziate - di ciò che appare come un universo complesso, ambiguo e polimorfo."
A questo titolo ero arrivato da quello di un altro libro acquistato qualche tempo fa (il 4 giugno mi dice lo scontrino spillato dietro), ma non ho ancora letto bene, in modo sistematico, ma solo sfogliato: Il tempo che viene, M. Heidegger dal Kairòs all'Ereignis di Sandro Gorgone.
Ecco, queste saranno alcune delle mie prossime letture. Qualcuno di voi che mi leggete li ha già letti questi libri? che giudizio ne date?
Welcome! * Benvenuto/a! * Herzlich willkommen! * Soyez le/la bienvenu/e! * Bienvenido/a!
giovedì 30 luglio 2009
mercoledì 29 luglio 2009
Sì .. ma perchè proprio Giove e Saturno ?
Una domanda che mi è stata spesso rivolta (a frequently asked question) da persone seriamente intenzionate a capire ed approfondire le mie tesi riguarda il perchè sarebbero state scelte proprio le congiunzioni Giove-Saturno e non quelle tra altri pianeti ad oggetto di speculazioni metafisiche e di trascendenza religiosa.
Precisato che la rilevanza delle congiunzioni G-S al fine delle ricerche di cui tratta questo blog è ormai un dato, un risultato solidamente acquisito, la risposta che - pensando e ripensando a quella domanda - io mi sono dato è che il sistema Giove/Saturno (comprendendo in questa espressione sia Giove da solo che Saturno da solo che, terzo, le loro congiunzioni) è stato preferito ad altri soprattutto perchè permette misure regolari di tempi molto lunghi, quali quelli che caratterizzavano le vicende di regni e regnanti, cioè le vicende storiche.
Tolti la Luna, il Sole ed i due 'satelliti' di esso (nella visione geocentrica) a visibilità irregolare Mercurio e Venere, misure di tempo più lunghe dell'anno potevano essere basate solo sulle periodicità dei tre pianeti visibili di notte e cioè Marte, Giove e Saturno (ultimo, questo, tra i pianeti visibili ad occhio nudo).
I periodi di rivoluzione di questi pianeti sono rispettivamente 1.881 anni, 11.862 e 29.458 anni, da cui [applicando la formula TAB = TB * TA / ( TB - TA) ] risultano per i tre tipi possibili di congiunzioni i seguenti intervalli di tempo (eliocentrici ovvero geocentrici medi):
* Marte-Giove TMG = 2.235 anni,
* Marte-Saturno TMS = 2.008 anni,
* Giove-Saturno TGS = 19.859 anni.
Come si vede, a causa dell'alta velocità di rivoluzione di Marte, le congiunzioni di esso sia con Giove che con Saturno si susseguono ad intervalli di appena 2 anni circa o poco più, mentre quella tra Giove e Saturno cadenza un intervallo temporale di circa 20 anni.
A ciò si deve aggiungere il fatto che Marte avendo un'orbita di eccentricità piuttosto elevata ha fasi di moto retrogrado molto più irregolari sia di Giove che di Saturno: ciò comporta per la coppia G-S congiunzioni multiple di maggiore regolarità.
A tutto ciò va aggiunto il fatto che, essendo Saturno il pianeta più lontano [e a moto più lento (l' "Antico di giorni" del libro di Daniele)], la sua considerazione e lo studio del perchè delle sue congiunzioni multiple a dati intervalli di tempo permetteva di inferire sulla struttura e sulle proporzioni e dimensioni del 'regno dei cieli', cioè di tutto il sistema planetario.
Riassumendo, dev'essere stato sin dai tempi dell'antico Egitto e di Heliopolis (ove la fenice era sacra) che ci si accorse che il sistema Giove/Saturno era particolarmente adatto per misure di tempo di 12, 20 oppure 30 anni (un semplice e comodo metronomo) e per studi astroNomici sulla struttura del sistema planetario: chi ruotava intorno a chi, a quali distanze, in quanto tempo, .. Si, proprio lo studio dei massimi sistemi!!
Precisato che la rilevanza delle congiunzioni G-S al fine delle ricerche di cui tratta questo blog è ormai un dato, un risultato solidamente acquisito, la risposta che - pensando e ripensando a quella domanda - io mi sono dato è che il sistema Giove/Saturno (comprendendo in questa espressione sia Giove da solo che Saturno da solo che, terzo, le loro congiunzioni) è stato preferito ad altri soprattutto perchè permette misure regolari di tempi molto lunghi, quali quelli che caratterizzavano le vicende di regni e regnanti, cioè le vicende storiche.
Tolti la Luna, il Sole ed i due 'satelliti' di esso (nella visione geocentrica) a visibilità irregolare Mercurio e Venere, misure di tempo più lunghe dell'anno potevano essere basate solo sulle periodicità dei tre pianeti visibili di notte e cioè Marte, Giove e Saturno (ultimo, questo, tra i pianeti visibili ad occhio nudo).
I periodi di rivoluzione di questi pianeti sono rispettivamente 1.881 anni, 11.862 e 29.458 anni, da cui [applicando la formula TAB = TB * TA / ( TB - TA) ] risultano per i tre tipi possibili di congiunzioni i seguenti intervalli di tempo (eliocentrici ovvero geocentrici medi):
* Marte-Giove TMG = 2.235 anni,
* Marte-Saturno TMS = 2.008 anni,
* Giove-Saturno TGS = 19.859 anni.
Come si vede, a causa dell'alta velocità di rivoluzione di Marte, le congiunzioni di esso sia con Giove che con Saturno si susseguono ad intervalli di appena 2 anni circa o poco più, mentre quella tra Giove e Saturno cadenza un intervallo temporale di circa 20 anni.
A ciò si deve aggiungere il fatto che Marte avendo un'orbita di eccentricità piuttosto elevata ha fasi di moto retrogrado molto più irregolari sia di Giove che di Saturno: ciò comporta per la coppia G-S congiunzioni multiple di maggiore regolarità.
A tutto ciò va aggiunto il fatto che, essendo Saturno il pianeta più lontano [e a moto più lento (l' "Antico di giorni" del libro di Daniele)], la sua considerazione e lo studio del perchè delle sue congiunzioni multiple a dati intervalli di tempo permetteva di inferire sulla struttura e sulle proporzioni e dimensioni del 'regno dei cieli', cioè di tutto il sistema planetario.
Riassumendo, dev'essere stato sin dai tempi dell'antico Egitto e di Heliopolis (ove la fenice era sacra) che ci si accorse che il sistema Giove/Saturno era particolarmente adatto per misure di tempo di 12, 20 oppure 30 anni (un semplice e comodo metronomo) e per studi astroNomici sulla struttura del sistema planetario: chi ruotava intorno a chi, a quali distanze, in quanto tempo, .. Si, proprio lo studio dei massimi sistemi!!
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sabato 25 luglio 2009
Edith Stein: una figura molto intrigante
Una figura che ho incontrato nel corso dei miei approfondimenti su Heidegger e sul Sein, anzi Seyn, e che mi intriga molto è quella di Edith Stein (1891-1942), la filosofa e suora cattolica di origine ebraica che fu inizialmente assistente di Husserl (poi sostituita in questa funzione proprio da Martin Heidegger) e che finì i suoi giorni nelle camere a gas di Auschwitz il 9 agosto 1942.Già il 12 aprile 1933 quand'era ancora ebrea, ma insegnante in una scuola cattolica tedesca, Edith si era rivolta per lettera al papa Pio XI, sollecitando una chiara presa di posizione della Santa Sede sulla situazione creatasi in Germania dopo l'arrivo di Hitler al cancellierato (30 gennaio 1933). Non solo Pio XI non rispose alla lettera della Stein, ma neppure il suo successore Pio XII (già segretario di stato di Pio XI) trovò il modo di farle arrivare alcun aiuto concreto solo Pio XI non rispose alla lettera della Stein, ma neppure il suo successore Pio XII (già segretario di stato di Pio XI) trovò il modo di farle arrivare alcun aiuto concreto nei nove anni dal 1933 al 1942, sebbene essa si fosse già dal 1933 convertita al cattolicesimo e fosse poi diventata suora carmelitana.
Ma cosa m'intriga di Edith Stein? Ammetto per ora di non esserne completamente consapevole, di non avere ancora avuto tempo di approfondire tutta la sua storia e la sua produzione filosofica e religiosa, mi è solo rimasta impressa da qualche sporadica lettura la sua caparbia volontà di ricerca della verità, sin da quando era giovane fenomenologa assistente di Husserl a Friburgo.E' comunque un fatto preciso e verificabile che tutta la parte finale della storia di Edith, cui ella si offrì volontariamente e senza proteste di alcun genere, quasi salendo un suo personale Calvario, si svolse durante e a ridosso della congiunzione Giove-Saturno tripla del 1940-41, quella i cui tre allineamenti Saturno-Giove-Terra (i tre momenti 'estatici' dell'Ereignis heideggeriano) si svolsero l'8 agosto 1940, il 20 ottobre 1940 ed il 15 febbraio 1941.
Da un libricino di Teresio Bosco su Edith Stein letto in questi giorni due frasi mi sono rimaste impresse. La prima è relativa all'estate del 1940, quando in Olanda iniziavano le persecuzioni contro gli ebrei e le persone di origine ebraica: "Sono totalmente presa dall'opera su san Giovanni della Croce, e tutto il resto mi è indifferente".
La seconda frase Edith la disse il 6 agosto 1942 a due visitatori che poterono vederla in Olanda, qualche giorno prima di essere avviata ad Auschwitz, in Polonia, ove sarebbe poi stata uccisa appena arrivata. A chi mostrava preoccupazione per lei, serenamente rispose in quell'occasione: "Qualunque cosa accada, sono pronta a tutto. Anche il Bambino Gesù è qui con noi".
Ricordo per concludere che Edith Stein fu proclamata santa da papa Giovanni Paolo II il 10 ottobre 1998. E' oggi patrona d'Europa insieme a s. Caterina da Siena e a s. Brigida di Svezia.
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giovedì 23 luglio 2009
Claudio Claudiano, la fenice e Stilicone
Come sarà certamente noto a più d'uno dei miei lettori, Claudio Claudiano (375 ca.-404 ca.) ha scritto a lungo della fenice in almeno due occasioni: in quello che oggi è classificato come il 27° dei Carmina minora, dal titolo Phoenix, e nel II libro del De consulatu Stilichonis, dedicato al suo protettore - il generale Stilicone - messo a
morte a Ravenna nel 408.
Problemi interessanti, ai quali è già da tempo che penso, risultano dal fatto che effettivamente in quel torno di anni una apparizione della fenice, cioè - secondo la mia interpretazione - una congiunzione multipla Giove-Saturno, ci fu realmente, ma fu a cavallo degli anni 411-412 (vd. grafico soprastante).
Questo fatto, se da un lato può essere considerato come ulteriore conferma dell'esattezza della mia tesi interpretativa del mito della fenice, solleva d'altra parte una serie di questioni storiche che cercherò di elencare:
I) C. Claudiano dev'essere vissuto almeno fino al 408, se nel De consulatu Stilichonis celebra la morte del generale;
-- C. Claudiano sapeva già prima che nel 411-412 sarebbe arrivata una congiunzione G-S tripla, cioè la fenice, oppure no??
II) se la risposta è sì, allora Claudiano potrebbe essere vissuto fino al 408-411, ma potrebbe comunque aver saputo in anticipo che poi sarebbe arrivata la cong. G-S di tipo fenice;
III) se la risposta è 'no', allora C. Claudiano potrebbe essere stato testimone oculare della congiunzione GS tripla del 411-412, ed essere vissuto quindi almeno fino al 412, cioè almeno otto anni in più dei pochi 29 anni che gli vengono finora riconosciuti.
Come si vede rimane confermato che nello studio scientifico delle questioni, anche storiche, ogni nuova acquisizione di certezze non rappresenta mai un definitivo punto di arrivo, ma apre invece sempre nuove problematiche e nuove domande.
morte a Ravenna nel 408.Problemi interessanti, ai quali è già da tempo che penso, risultano dal fatto che effettivamente in quel torno di anni una apparizione della fenice, cioè - secondo la mia interpretazione - una congiunzione multipla Giove-Saturno, ci fu realmente, ma fu a cavallo degli anni 411-412 (vd. grafico soprastante).
Questo fatto, se da un lato può essere considerato come ulteriore conferma dell'esattezza della mia tesi interpretativa del mito della fenice, solleva d'altra parte una serie di questioni storiche che cercherò di elencare:
I) C. Claudiano dev'essere vissuto almeno fino al 408, se nel De consulatu Stilichonis celebra la morte del generale;
-- C. Claudiano sapeva già prima che nel 411-412 sarebbe arrivata una congiunzione G-S tripla, cioè la fenice, oppure no??
II) se la risposta è sì, allora Claudiano potrebbe essere vissuto fino al 408-411, ma potrebbe comunque aver saputo in anticipo che poi sarebbe arrivata la cong. G-S di tipo fenice;
III) se la risposta è 'no', allora C. Claudiano potrebbe essere stato testimone oculare della congiunzione GS tripla del 411-412, ed essere vissuto quindi almeno fino al 412, cioè almeno otto anni in più dei pochi 29 anni che gli vengono finora riconosciuti.
Come si vede rimane confermato che nello studio scientifico delle questioni, anche storiche, ogni nuova acquisizione di certezze non rappresenta mai un definitivo punto di arrivo, ma apre invece sempre nuove problematiche e nuove domande.
lunedì 13 luglio 2009
Il carro di Helios ovvero l' unicorno invisibile
Diversamente da quanto accade per la fenice, cioè per le congiunzioni G-S multiple i cui allineamenti rimangono visibili per tutta la notte o quasi, mentre attraversano - dal tramonto del sole all'alba del giorno dopo - tutta l'emivolta celeste, le congiunzioni di tipo unicorno (cioè singole) sono visibili o solo all'alba o solo al tramonto o addirittura non lo sono affatto, coperte dalla grandissima potenza luminosa del sole. Quest'ultima situazione accade quando la disposizione dei Quattro (cioè dei quattro corpi celesti che figurano sui posters di Liverpool) è tale che la Terra viene a trovarsi sulla retta di allineamento rispetto al Sole esattamente dalla parte opposta dei due pianeti,Giove e Saturno, in congiunzione eliocentrica. Quando ciò si verifica l'andamento nel tempo della distanza angolare tra i due pianeti assume un andamento particolarmente simmetrico (linea azzurra del grafico e lato), con un minimo centrale particolarmente marcato e netto. Come si vede dal grafico (andamento delle longitudini geocentriche, linee celeste e verde) al momento di questa congiunzione singola entrambi i pianeti si muovono di moto apparente progressivo e con la rispettiva massima velocità angolare apparente.In queste condizioni Giove e Saturno congiunti sorgono esattamente insieme al Sole e dietro di esso, ma restano invisibili a causa della molto maggiore potenza luminosa del Sole stesso che ne copre la debole luminosità. E' pensando a questa particolare situazione astroNomica che qualche fantasioso teologo egizio o più probabilmente greco deve aver assimilato i due pianeti vicini alle ruote di un carro e deve aver quindi parlato di un carro dorato che portava durante il giorno il dio del Sole Helios da una parte all'altra del cielo, da est ad ovest.
Situazioni astronomiche di questo genere si sono verificate ad esempio nel 205 aC, nel 54 dC (come vedremo decrittando Paolo di Tarso), nel 94 dC, .. ...
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mercoledì 8 luglio 2009
The second Liverpool poster
This is the second of the two posters I was invited to exibit - in A1 format - at the 2008 Annual Conference of the U.K. Classical Association, which took place at the Liverpool University in the period March 27-30, 2008. As I said here in previous posts and as can be seen in the schema on the left of the poster, a single, unique J-S conjunction occurs when, at the moment of the heliocentric J-S conjunction, our planet (which represents the point of view of our 'bodily' eyes) finds itself outside an angular sector of about +/- 30° centered on the heliocentric conjunction axis, that is it finds itself in the green-marked part of its orbit (see schema).
Due to this bigger angular sector (about 300°), the probability to see from the Earth a unique J-S conjunction is about 5 times bigger than that to see a multiple J-S conjunction, 5/6 instead of 1/6.
This simple, physical reason is why when a multiple J-S conjunction cames it is usually preceeded by a long sequence of single (unicorn-type) J-S conjunctions. When this happens, when a new Ereignis takes place, then ends the long-lasted 'Being oblivion'.
martedì 7 luglio 2009
"Sieh den Himmel" suggerisce Rilke
Tra gli ermetici Sonetti a Orfeo di R.M. Rilke ve ne sono alcuni piuttosto chiari ed istruttivi, come quello che vi propongo oggi in originale. E' l'undicesimo della I parte (quindi il I-XI), che dalle prime parole potremmo appunto intitolare
Guarda il cielo - Sieh den Himmel:
Sieh den Himmel. Heisst kein Sternbild 'Reiter'?
Denn dies ist uns seltsam eingepraegt:
dieser Stolz aus Erde. Und ein Zweiter,
der ihn treibt und haelt und den er traegt.
Ist nicht so, gejagt und dann gebaendigt,
diese sehnige Natur des Seins?
Weg und Wendung. Doch ein Druck verstaendigt.
Neue Weite. Und die zwei sind eins.
Aber sind sie's? Oder meinen beide
nicht den Weg, den sie zusammen tun?
Namenlos schon trennt sie Tisch und Weide.
Auch die sternische Verbindung truegt.
Doch uns freue eine Weile nun
der Figur zu glauben. Das genuegt.
'Die sternische Verbindung' dei due che divengono una cosa sola non va tradotto naturalmente con 'il legame delle stelle' come trovo su questo volumetto della Feltrinelli. Trattandosi - a parer mio - dell'apparente accostamento tra la stella Jovis e la stella Saturni che ha ispirato il poeta, ovvero della congiunzione Giove-Saturno di qualche mese prima (9 settembre 1921), questo 'sternische Verbindung' va tradotto piuttosto con 'la congiunzione planetaria'.
Guarda il cielo - Sieh den Himmel:
Sieh den Himmel. Heisst kein Sternbild 'Reiter'?
Denn dies ist uns seltsam eingepraegt:
dieser Stolz aus Erde. Und ein Zweiter,
der ihn treibt und haelt und den er traegt.
Ist nicht so, gejagt und dann gebaendigt,
diese sehnige Natur des Seins?
Weg und Wendung. Doch ein Druck verstaendigt.
Neue Weite. Und die zwei sind eins.
Aber sind sie's? Oder meinen beide
nicht den Weg, den sie zusammen tun?
Namenlos schon trennt sie Tisch und Weide.
Auch die sternische Verbindung truegt.
Doch uns freue eine Weile nun
der Figur zu glauben. Das genuegt.
'Die sternische Verbindung' dei due che divengono una cosa sola non va tradotto naturalmente con 'il legame delle stelle' come trovo su questo volumetto della Feltrinelli. Trattandosi - a parer mio - dell'apparente accostamento tra la stella Jovis e la stella Saturni che ha ispirato il poeta, ovvero della congiunzione Giove-Saturno di qualche mese prima (9 settembre 1921), questo 'sternische Verbindung' va tradotto piuttosto con 'la congiunzione planetaria'.
domenica 5 luglio 2009
Dopo Heidegger, Hoelderlin e Nietzsche ora anche R.M. Rilke conferma la mia teoria interpretativa di fenice ed unicorno
Più vado avanti nelle mie ricerche e più mi convinco (perchè trovo riscontri oggettivi) dell'esattezza della mia teoria interpretativa a fondamento astronomico dei miti della fenice e dell'unicorno, teoria che presentai ai Convegni annuali della Società Italiana di Archeoastronomia rispettivamente del 2006 e del 2007 (Campobasso e Roma) e a quello della U.K. Classical Association di fine marzo 2008 (Liverpool University).
Non vi parlerò ancora dei quattro nuovi casi di apparizioni datate della fenice che, aggiungendosi in ciò ai sette precedenti, coincidono tutti con l'occorrere (con il darsi) di congiunzioni Giove-Saturno multiple (triple/doppie/pseudodoppie).
Vi riporterò invece, oggi, uno de I Sonetti a Orfeo che R. M. Rilke scrisse all'inizio del 1922, precisamente il II-IV, che - in base al contenuto ed alle note dell'autore - possiamo tranquillamente intitolare Unicorno (Ein Horn):
Oh! questo è l'animale che non c'è.
Non lo conobbero, eppure l'hanno amato
- l'andatura, il portamento, il collo,
fino alla quieta luce del suo sguardo.
Certo non era. Ma poichè l'amarono divenne
un animale puro. Sempre a lui fu dato spazio.
E nello spazio, chiaro e dispiegato,
levò leggero il capo, quasi neanche dovesse
essere. Non lo nutrirono con grano,
sempre solo della possibilità che fosse.
E questo diede tanta forza all'animale,
che quello da sé trasse un corno. Ein Horn.
Bianco davanti a una vergine passò,
e fu nell'argento dello specchio, fu in lei.
[R.M. Rilke, I sonetti a Orfeo, tr. F. Rella, Feltrinelli ed., 1998, p. 79]
Su questo IV sonetto della Parte seconda de I sonetti vi è anche una nota del Poeta:
"L'Unicorno è un antico simbolo, celebrato lungo tutto il Medioevo, della verginità: si dice che esso, che per il profano non è, sia non appena appaia nell' 'argento dello specchio' che gli porge una vergine (vedi gli arazzi del XV secolo), e quindi appaia 'in lei' in quanto secondo specchio, altrettanto puro e segreto."
Non vi parlerò ancora dei quattro nuovi casi di apparizioni datate della fenice che, aggiungendosi in ciò ai sette precedenti, coincidono tutti con l'occorrere (con il darsi) di congiunzioni Giove-Saturno multiple (triple/doppie/pseudodoppie).
Vi riporterò invece, oggi, uno de I Sonetti a Orfeo che R. M. Rilke scrisse all'inizio del 1922, precisamente il II-IV, che - in base al contenuto ed alle note dell'autore - possiamo tranquillamente intitolare Unicorno (Ein Horn):
Oh! questo è l'animale che non c'è.
Non lo conobbero, eppure l'hanno amato
- l'andatura, il portamento, il collo,
fino alla quieta luce del suo sguardo.
Certo non era. Ma poichè l'amarono divenne
un animale puro. Sempre a lui fu dato spazio.
E nello spazio, chiaro e dispiegato,
levò leggero il capo, quasi neanche dovesse
essere. Non lo nutrirono con grano,
sempre solo della possibilità che fosse.
E questo diede tanta forza all'animale,
che quello da sé trasse un corno. Ein Horn.
Bianco davanti a una vergine passò,
e fu nell'argento dello specchio, fu in lei.
[R.M. Rilke, I sonetti a Orfeo, tr. F. Rella, Feltrinelli ed., 1998, p. 79]
Su questo IV sonetto della Parte seconda de I sonetti vi è anche una nota del Poeta:
"L'Unicorno è un antico simbolo, celebrato lungo tutto il Medioevo, della verginità: si dice che esso, che per il profano non è, sia non appena appaia nell' 'argento dello specchio' che gli porge una vergine (vedi gli arazzi del XV secolo), e quindi appaia 'in lei' in quanto secondo specchio, altrettanto puro e segreto."
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domenica 28 giugno 2009
Pura silenziosissima notte ...
Eccovi la traduzione promessa di
Nacht-Notte (da Winke, 1941, GA 13, p. 29):
Pura silenziosissima
notte ricca di stelle,
portami ciò
che in te
ancora appena
un pensatore
ansiosamente scruta:
l'accadimento
nel giorno dell'Essere.
Come vi dicevo, io penso che questa poesia sia stata scritta (tempo atmosferico permettendo) con grandissima probabilità proprio nella sera/notte dal 19 al 20 ottobre 194o , quando Giove - in fase di moto retrogrado verso la destra del 'padre' Saturno - era al secondo allineamento, quello centrale, con il pianeta degli anelli e non ne distava in quel momento che appena 1° 14'.
Io lo immagino, lo vedo benissimo Heidegger che, ritto fuori della sua baita di Todtnauberg, scruta un cielo terso, stellato e freddo, al di sopra dei boschi della Foresta Nera, nella piena consapevolezza di trovarsi - seguendo Giove e Saturno che, sorti congiunti ad est, traversano in direzione ovest al passare delle ore tutta la volta celeste - di trovarsi, dicevo, in un tempo particolare, in una cerniera del tempo, cosmicamente determinata. Aspira boccate di fumo dalla sua pipa, pensa, ogni tanto rientra al caldo della huette, beve qualcosa, butta giù i versi di Nacht e delle altre poesie di Winke. Che privilegio avere la fortuna di assistere ad un fenomeno che da millenni suscita curiosità, interesse ed interrogativi, la fortuna di esserCi (Dasein) in un momento cosmico e storico tanto particolare!
Heidegger dev'essere in quel periodo al massimo del godimento, non solo intellettuale, anche perchè ormai da mesi l'aviazione tedesca è all'attacco di quella inglese (si sta svolgendo infatti dal 24 luglio 1940 quella che passerà alla storia come battaglia d'Inghilterra) e scene come quella qui a lato cominciano a ripetersi con una certa frequenza alla periferia ed anche al centro di Londra.
Sembra insomma che, auspice l'idealismo tedesco e l'epocale (atteso ed ora attuale) ritorno dell'Essere, grazie al nazismo stia veramente per iniziare una nuova, grande, epoca storica per la Germania e per il suo Reich. Sembra! in quelle notti stellate, pure e silenziosissime su Friburgo e sulla Foresta Nera ma non sulla Manica e su Londra. E neppure sul resto dell'Europa.
Comprensibile la delusione ed il crollo psicologico del filosofo (1945-46) quando, dopo appena qualche anno, sarà la Germania a sua volta ad essere ridotta ad un cumulo di macerie, un paese vinto ed occupato ove scorrazzano ben quattro eserciti vincitori.
Nacht-Notte (da Winke, 1941, GA 13, p. 29):
Pura silenziosissima
notte ricca di stelle,
portami ciò
che in te
ancora appena
un pensatore
ansiosamente scruta:
l'accadimento
nel giorno dell'Essere.
Come vi dicevo, io penso che questa poesia sia stata scritta (tempo atmosferico permettendo) con grandissima probabilità proprio nella sera/notte dal 19 al 20 ottobre 194o , quando Giove - in fase di moto retrogrado verso la destra del 'padre' Saturno - era al secondo allineamento, quello centrale, con il pianeta degli anelli e non ne distava in quel momento che appena 1° 14'.
Io lo immagino, lo vedo benissimo Heidegger che, ritto fuori della sua baita di Todtnauberg, scruta un cielo terso, stellato e freddo, al di sopra dei boschi della Foresta Nera, nella piena consapevolezza di trovarsi - seguendo Giove e Saturno che, sorti congiunti ad est, traversano in direzione ovest al passare delle ore tutta la volta celeste - di trovarsi, dicevo, in un tempo particolare, in una cerniera del tempo, cosmicamente determinata. Aspira boccate di fumo dalla sua pipa, pensa, ogni tanto rientra al caldo della huette, beve qualcosa, butta giù i versi di Nacht e delle altre poesie di Winke. Che privilegio avere la fortuna di assistere ad un fenomeno che da millenni suscita curiosità, interesse ed interrogativi, la fortuna di esserCi (Dasein) in un momento cosmico e storico tanto particolare!
Heidegger dev'essere in quel periodo al massimo del godimento, non solo intellettuale, anche perchè ormai da mesi l'aviazione tedesca è all'attacco di quella inglese (si sta svolgendo infatti dal 24 luglio 1940 quella che passerà alla storia come battaglia d'Inghilterra) e scene come quella qui a lato cominciano a ripetersi con una certa frequenza alla periferia ed anche al centro di Londra.Sembra insomma che, auspice l'idealismo tedesco e l'epocale (atteso ed ora attuale) ritorno dell'Essere, grazie al nazismo stia veramente per iniziare una nuova, grande, epoca storica per la Germania e per il suo Reich. Sembra! in quelle notti stellate, pure e silenziosissime su Friburgo e sulla Foresta Nera ma non sulla Manica e su Londra. E neppure sul resto dell'Europa.
Comprensibile la delusione ed il crollo psicologico del filosofo (1945-46) quando, dopo appena qualche anno, sarà la Germania a sua volta ad essere ridotta ad un cumulo di macerie, un paese vinto ed occupato ove scorrazzano ben quattro eserciti vincitori.
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giovedì 25 giugno 2009
Nacht, stillste Nacht
Da quanto son venuto dicendo sin qui, a molti (se non proprio a tutti) dei miei lettori dovrebbe ormai esser chiaro che le epifanie dell'Essere hanno in comune con le apparizioni della fenice il fatto che avvengono di notte, quando Giove e Saturno in congiunzione riflettono meglio i raggi del sole, situato in quelle ore alle spalle dell'osservatore. All'alba, quando sorge il sole, i due pianeti - situati a circa 180° da esso - tramontano, scendono al di sotto dell'orizzonte occidentale ed esseri notturni come la fenice e l'Essere svaniscono.
Stando così le cose relative alla visibilità, non poteva mancare
- ed infatti non manca - una lirica, una poesia dedicata da Heidegger alla notte particolare, alla notte magica, nella quale l'Essere si rivela al pensatore consapevole e importante, al 'wesentliche Denker'. E' la breve e bella poesia intitolata Nacht contenuta nella raccolta Winke (Cenni, ovviamente dell'Essere), pubblicata privatamente da Martin nel 1941, ma scritta molto probabilmente - mia datazione - verso o forse proprio il 20 ottobre 1940. Eccola:
Stillste reine
sternenreichen Nacht,
bring das Eine
mir,
was noch kaum in dir
je ein Denker
harrend ueberwacht:
die Ereignung
in den Tag des Seyns.
(GA 13, s. 29)
C'è in rete una traduzione italiana, ma non mi piace molto e dunque per il momento non la riporto. In un prossimo post magari proverò io stesso a tradurre Nacht. Voi conoscete qualche traduzione?
Stando così le cose relative alla visibilità, non poteva mancare
- ed infatti non manca - una lirica, una poesia dedicata da Heidegger alla notte particolare, alla notte magica, nella quale l'Essere si rivela al pensatore consapevole e importante, al 'wesentliche Denker'. E' la breve e bella poesia intitolata Nacht contenuta nella raccolta Winke (Cenni, ovviamente dell'Essere), pubblicata privatamente da Martin nel 1941, ma scritta molto probabilmente - mia datazione - verso o forse proprio il 20 ottobre 1940. Eccola:
Stillste reine
sternenreichen Nacht,
bring das Eine
mir,
was noch kaum in dir
je ein Denker
harrend ueberwacht:
die Ereignung
in den Tag des Seyns.
(GA 13, s. 29)
C'è in rete una traduzione italiana, ma non mi piace molto e dunque per il momento non la riporto. In un prossimo post magari proverò io stesso a tradurre Nacht. Voi conoscete qualche traduzione?
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venerdì 19 giugno 2009
Dante e la fenice (Dante and the phoenix)
Ai più attenti, tra i frequentatori abituali di questo blog, non sarà sfuggito il fatto che una delle più regolari congiunzioni Giove-Saturno triple, quelle che nel secondo dei tre momenti 'estatici' comportano un perfetto allineamento Saturno-Giove-Terra-Sole, si verificò a cavallo degli anni 1305-1306, cioè al tempo di Dante. Precisamente - aggiungo ora - si verificò alle date 25 dicembre (Natale) 1305 e 5 aprile e 28 luglio 1306.
E' questo proprio il periodo in cui la critica letteraria colloca l'interruzione del Convivio e l'inizio della stesura dell' Inferno, la prima delle tre cantiche che costituiscono la Comedia, il capolavoro dantesco. Ricordate?
"Nel mezzo del cammin di nostra vita
mi ritrovai per una selva oscura
che la diritta via era smarrita.
Ahi quanto a dir qual'era è cosa dura
esta selva selvaggia e aspra e forte
che nel pensier rinnova la paura!"
(Inf I, 1-6)
Il 1306-7 è anche il periodo in cui Dante, 41-42 anni, lasciata Treviso di Gherardo da Camino (e Padova e Venezia), si sposta in Lunigiana e in Casentino, verso le appenniniche sorgenti dell'Arno. E scrive:
"Così m'hai concio, Amore, in mezzo l'alpi,
ne la valle del fiume
lungo il qual sempre sopra me se' forte:
qui vivo e morto, come vuoi, mi palpi,
merzé del fiero lume
che sfolgorando fa via a la morte.
Lasso! non donne qui, non genti accorte
veggio, a cui mi lamenti del mio male ..."
(CXVI-canzone 'montanina', 61sgg)
Come si legge, è ormai completamente preso, intrigato, catturato dal fiero lume (cioè, mia interpretazione, dalla congiunzione Giove-Saturno), dalle sue caratteristiche e dalla sua storia.
Bene. Tutto ciò premesso, quel che trovo ancora strano in Dante (anche se ho già una risposta alla domanda che mi pongo, ma per ora non ve la dico, anche se è facile intuirla) è come mai lui - che evidentemente sapeva bene dell'uso allegorico del mitico uccello come simbolo di resurrezione - parli poi della fenice nella bolgia dei ladri, quando descrive la 'morte' e 'resurrezione' dell'anima del pistoiese Vanni Fucci, famoso a quel tempo per aver rubato il tesoro del duomo di Pistoia:
"Ed ecco a un ch'era da nostra proda,
s'avventò un serpente che 'l trafisse
là dove 'l collo a le spalle s'annoda.
Né o tosto mai né i si scrisse,
com'el s'accese e arse, e cener tutto
convenne che cascando divenisse;
e poi che fu a terra sì distrutto,
la polver si raccolse per sé stessa,
e 'n quel medesmo ritornò di butto:
così per li gran savi si confessa
che la fenice more e poi rinasce,
quando al cinquecentesimo anno appressa:
erba né biado in sua vita non pasce,
ma sol d'incenso lagrime e d'amomo,
e nardo e mirra son l'ultime fasce.
..." (Inf XXIV, 97-111)
Sperando d'aver dato ai dantisti che mi leggono qualche elemento di riflessione in più ed essendo del resto già passata da un po' la mezzanotte, chiudo qui questo primo post su Dante, augurando a tutti una buona notte! Di Beatrice parleremo un'altra volta .. magari insieme alla Laura del Petrarca!
E' questo proprio il periodo in cui la critica letteraria colloca l'interruzione del Convivio e l'inizio della stesura dell' Inferno, la prima delle tre cantiche che costituiscono la Comedia, il capolavoro dantesco. Ricordate?
"Nel mezzo del cammin di nostra vita
mi ritrovai per una selva oscura
che la diritta via era smarrita.
Ahi quanto a dir qual'era è cosa dura
esta selva selvaggia e aspra e forte
che nel pensier rinnova la paura!"
(Inf I, 1-6)
Il 1306-7 è anche il periodo in cui Dante, 41-42 anni, lasciata Treviso di Gherardo da Camino (e Padova e Venezia), si sposta in Lunigiana e in Casentino, verso le appenniniche sorgenti dell'Arno. E scrive:
"Così m'hai concio, Amore, in mezzo l'alpi,
ne la valle del fiume
lungo il qual sempre sopra me se' forte:
qui vivo e morto, come vuoi, mi palpi,
merzé del fiero lume
che sfolgorando fa via a la morte.
Lasso! non donne qui, non genti accorte
veggio, a cui mi lamenti del mio male ..."
(CXVI-canzone 'montanina', 61sgg)
Come si legge, è ormai completamente preso, intrigato, catturato dal fiero lume (cioè, mia interpretazione, dalla congiunzione Giove-Saturno), dalle sue caratteristiche e dalla sua storia.
Bene. Tutto ciò premesso, quel che trovo ancora strano in Dante (anche se ho già una risposta alla domanda che mi pongo, ma per ora non ve la dico, anche se è facile intuirla) è come mai lui - che evidentemente sapeva bene dell'uso allegorico del mitico uccello come simbolo di resurrezione - parli poi della fenice nella bolgia dei ladri, quando descrive la 'morte' e 'resurrezione' dell'anima del pistoiese Vanni Fucci, famoso a quel tempo per aver rubato il tesoro del duomo di Pistoia:
"Ed ecco a un ch'era da nostra proda,
s'avventò un serpente che 'l trafisse
là dove 'l collo a le spalle s'annoda.
Né o tosto mai né i si scrisse,
com'el s'accese e arse, e cener tutto
convenne che cascando divenisse;
e poi che fu a terra sì distrutto,
la polver si raccolse per sé stessa,
e 'n quel medesmo ritornò di butto:
così per li gran savi si confessa
che la fenice more e poi rinasce,
quando al cinquecentesimo anno appressa:
erba né biado in sua vita non pasce,
ma sol d'incenso lagrime e d'amomo,
e nardo e mirra son l'ultime fasce.
..." (Inf XXIV, 97-111)
Sperando d'aver dato ai dantisti che mi leggono qualche elemento di riflessione in più ed essendo del resto già passata da un po' la mezzanotte, chiudo qui questo primo post su Dante, augurando a tutti una buona notte! Di Beatrice parleremo un'altra volta .. magari insieme alla Laura del Petrarca!
martedì 9 giugno 2009
The first Liverpool poster

This is the first of the two posters (A1 format) I was invited to prepare for and to exibit at the 2008 Annual Conference of the U.K. Classical Association, which took place at the Liverpool University from March 27th to 30th. Liverpool was last year 'the European capital of culture'.
-
In a consensed form in the poster I've summarized my astronomical interpretation of the phoenix, shown the principal characteristics of the planetary phenomenon and indicated all the dated appearances (seven cases) of the mythical bird I found in ancient literature, which I used to demonstrate the validity of my thesis.
lunedì 8 giugno 2009
Ergaenzung - Ampliamento/Completamento
Rileggendo il post precedente, mi sono accorto di aver dimenticato di indicare le undici (dodici) date nelle quali si ebbe quel perfetto allineamento dei quattro corpi celesti (Saturno-Giove-Terra-Sole) che dà luogo alla fenice ideale, cioè alla perfetta congiunzione tripla tra Giove e Saturno.
Rimedio subito. Le undici (dodici) date particolari nella Seynsgeschichte sono:
2807 aC, 2092-91, 1794-93, 1496-95 aC, 1119-18, 563-62, (523-22 aC), 967 dC, 1007-08, 1305-06, 1682-83, 2279.
La congiunzione tripla del 523-522 aC è stata indicata tra parentesi perchè è un po' meno perfetta delle altre, come si rileva ad esempio dal fatto che l'intervallo di tempo tra secondo e terzo minimo del grafico della distanza angolare G-S (119 giorni) è maggiore dell'analogo intervallo tra primo e secondo minimo (88 giorni).
Tralasciando questa congiunzione, la probabilità delle congiunzioni GS triple ideali scende a 11/302, pari a circa 1/27, come dire che se ne verifica una mediamente ogni 536 anni (19.86 anni * 27). Nella realtà astronomica, tuttavia, come si vede dalle date precedenti, possono passare anche 14-15 secoli tra un'apparizione e l'altra (tra un darsi e l'altro) dell'Essere perfetto.
Ovviamente ciascuno di voi, miei lettori, può verificare con un qualsiasi software astronomico - da solo o con l'aiuto di un amico astronomo/astrofilo - che a queste date ebbe luogo effettivamente un perfetto allineamento nell' *insieme dei quattro* e dunque una congiunzione G-S tripla perfetta nei tempi e negli angoli.
Rimedio subito. Le undici (dodici) date particolari nella Seynsgeschichte sono:
2807 aC, 2092-91, 1794-93, 1496-95 aC, 1119-18, 563-62, (523-22 aC), 967 dC, 1007-08, 1305-06, 1682-83, 2279.
La congiunzione tripla del 523-522 aC è stata indicata tra parentesi perchè è un po' meno perfetta delle altre, come si rileva ad esempio dal fatto che l'intervallo di tempo tra secondo e terzo minimo del grafico della distanza angolare G-S (119 giorni) è maggiore dell'analogo intervallo tra primo e secondo minimo (88 giorni).
Tralasciando questa congiunzione, la probabilità delle congiunzioni GS triple ideali scende a 11/302, pari a circa 1/27, come dire che se ne verifica una mediamente ogni 536 anni (19.86 anni * 27). Nella realtà astronomica, tuttavia, come si vede dalle date precedenti, possono passare anche 14-15 secoli tra un'apparizione e l'altra (tra un darsi e l'altro) dell'Essere perfetto.
Ovviamente ciascuno di voi, miei lettori, può verificare con un qualsiasi software astronomico - da solo o con l'aiuto di un amico astronomo/astrofilo - che a queste date ebbe luogo effettivamente un perfetto allineamento nell' *insieme dei quattro* e dunque una congiunzione G-S tripla perfetta nei tempi e negli angoli.
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domenica 7 giugno 2009
La fenice ideale ovvero l' Essere perfetto (Elemente fuer die Seynsgeschichte)
Come ho illustrato in uno dei post precedenti, la condizione fisica che deve verificarsi affinchè la congiunzione G-S appaia da Terra come multipla è che la Terra stessa venga a trovarsi - al momento della congiunzione Giove-Saturno eliocentrica - all'interno di un settore angolare piuttosto ristretto (58°-59°) a cavallo dell'asse Sole-Giove-Saturno, il che - come abbiamo visto - accade con una probabilità di circa 1/6, ovvero di poco superiore al 16%.

Una condizione particolarmente rara (cui corrispondono grafici temporali delle longitudini e della distanza angolare tra i due pianeti come quelli soprastanti, relativi alla congiunzione GS del 1682-1683) si verifica evidentemente quando la Terra al momento della congiunzione eliocentrica GS viene a trovarsi anch'essa *esattamente* sull'asse Sole-Giove-Saturno, così da aversi un perfetto allineamento in longitudine Sole-Terra-Giove-Saturno. Quando si verifica questa situazione per l' insieme dei quattro corpi celesti, è come se - su un gigantesco orologio cosmico a tre lancette (la Terra, Giove e Saturno) centrate sul Sole - tutte e tre le lancette coincidessero a segnare la stessa ora (come un 12 del nostro orologio da polso), l'inizio di un nuovo periodo di tempo, ovvero un nuovo inizio del Tempo.
L'analisi statistica condotta sulle 302 congiunzioni GS verificatesi o che si verificheranno nei circa seimila anni dal 2986 aC al 2994 dC dimostra che questa particolarissima situazione si è verificata non più di 12 volte, cioè in circa il 4% dei casi. Come dire che mediamente soltanto 1 ogni 25 congiunzioni GS risulta di questo tipo. Ovvero che di queste congiunzioni GS particolarmente simmetriche e regolari ne compare mediamente solo una ogni 25*19,86 anni = 496.50 anni.
E' qui il caso di ricordare quel che dissero sulla fenice i sacerdoti di Heliopolis ad Erodoto durante la sua visita in Egitto verso il 450 aC, e cioè che la fenice era un uccello tanto schivo e tanto raro che compariva - per morire e rinascere - solo una volta ogni 500 anni!

Una condizione particolarmente rara (cui corrispondono grafici temporali delle longitudini e della distanza angolare tra i due pianeti come quelli soprastanti, relativi alla congiunzione GS del 1682-1683) si verifica evidentemente quando la Terra al momento della congiunzione eliocentrica GS viene a trovarsi anch'essa *esattamente* sull'asse Sole-Giove-Saturno, così da aversi un perfetto allineamento in longitudine Sole-Terra-Giove-Saturno. Quando si verifica questa situazione per l' insieme dei quattro corpi celesti, è come se - su un gigantesco orologio cosmico a tre lancette (la Terra, Giove e Saturno) centrate sul Sole - tutte e tre le lancette coincidessero a segnare la stessa ora (come un 12 del nostro orologio da polso), l'inizio di un nuovo periodo di tempo, ovvero un nuovo inizio del Tempo.
L'analisi statistica condotta sulle 302 congiunzioni GS verificatesi o che si verificheranno nei circa seimila anni dal 2986 aC al 2994 dC dimostra che questa particolarissima situazione si è verificata non più di 12 volte, cioè in circa il 4% dei casi. Come dire che mediamente soltanto 1 ogni 25 congiunzioni GS risulta di questo tipo. Ovvero che di queste congiunzioni GS particolarmente simmetriche e regolari ne compare mediamente solo una ogni 25*19,86 anni = 496.50 anni.
E' qui il caso di ricordare quel che dissero sulla fenice i sacerdoti di Heliopolis ad Erodoto durante la sua visita in Egitto verso il 450 aC, e cioè che la fenice era un uccello tanto schivo e tanto raro che compariva - per morire e rinascere - solo una volta ogni 500 anni!
mercoledì 3 giugno 2009
La fenice del 146-145 aC e la storia ebraica: l'Exagogè e lo scisma di Qumran
Il diagramma temporale qui di seguito rappresentato è relativo ad una congiunzione Giove-Saturno tripla molto importante, quella che - iniziata verso settembre del 146 a.C. - si svolse sullo sfondo della costellazione del Cancro a cavallo degli
anni 146 e 145, fin verso il maggio di questo ultimo anno.
Come risulta dal diagramma, tutti e tre gli allineamenti G-S furono piuttosto stretti. La distanza angolare residua al 18 ottobre 146 aC fu di soli 10' 43", di 14' 53" al successivo 10 dicembre e di 10' 30" al 5 maggio del 145 aC, quando Giove - ripresa la fase di moto progressivo - tornò alla sinistra del 'padre' Saturno. Ricordo che 10' è circa 1/3 del diametro lunare.
Questo fenomeno di astronomia planetaria è importante secondo me, anzi fondamentale, per la ricostruzione degli eventi storici e culturali dell'antico popolo ebraico (origini del cristianesimo incluse) per due motivi:
I) perchè contribuì ad ispirare quella rielaborazione del libro biblico dell'Esodo costituita dall'Exagogè dell'ebreo alessandrino Ezechiele il Tragico (perchè scriveva tragedie). In detta opera, che si discosta sia dalla tradizione ebraica precedente che dalla Bibbia dei LXX (allora già pubblicata), viene inserita - per la prima volta in scritti israelitici - l'apparizione di un mitico e sacro uccello, appunto la fenice. E' questo uno dei rari riferimenti all'unica avis nel periodo tra Erodoto ed il primo secolo d.C.
II) perchè intorno alla metà del II secolo a.C. avvenne lo scisma di Qumran, che vide una profonda scissione all'interno della classe sacerdotale ebraica, con lo spostamento di interi gruppi familiari sacerdotali da Gerusalemme alle rive del Mar Morto (Qumran, Ein-Gedi, ..). A parer mio detto scisma fu determinato anche e soprattutto da motivi astronomici, oltre che teologici (quale dovesse essere la teofania della divinità monoteistica).
anni 146 e 145, fin verso il maggio di questo ultimo anno.Come risulta dal diagramma, tutti e tre gli allineamenti G-S furono piuttosto stretti. La distanza angolare residua al 18 ottobre 146 aC fu di soli 10' 43", di 14' 53" al successivo 10 dicembre e di 10' 30" al 5 maggio del 145 aC, quando Giove - ripresa la fase di moto progressivo - tornò alla sinistra del 'padre' Saturno. Ricordo che 10' è circa 1/3 del diametro lunare.
Questo fenomeno di astronomia planetaria è importante secondo me, anzi fondamentale, per la ricostruzione degli eventi storici e culturali dell'antico popolo ebraico (origini del cristianesimo incluse) per due motivi:
I) perchè contribuì ad ispirare quella rielaborazione del libro biblico dell'Esodo costituita dall'Exagogè dell'ebreo alessandrino Ezechiele il Tragico (perchè scriveva tragedie). In detta opera, che si discosta sia dalla tradizione ebraica precedente che dalla Bibbia dei LXX (allora già pubblicata), viene inserita - per la prima volta in scritti israelitici - l'apparizione di un mitico e sacro uccello, appunto la fenice. E' questo uno dei rari riferimenti all'unica avis nel periodo tra Erodoto ed il primo secolo d.C.
II) perchè intorno alla metà del II secolo a.C. avvenne lo scisma di Qumran, che vide una profonda scissione all'interno della classe sacerdotale ebraica, con lo spostamento di interi gruppi familiari sacerdotali da Gerusalemme alle rive del Mar Morto (Qumran, Ein-Gedi, ..). A parer mio detto scisma fu determinato anche e soprattutto da motivi astronomici, oltre che teologici (quale dovesse essere la teofania della divinità monoteistica).
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venerdì 29 maggio 2009
The unicorns in the Hypnerotomachia Poliphili
Un'opera rinascimentale che, dall'anno della sua pubblicazione (1499), ancora elude gli sforzi degli studiosi che tentano di decifrarne il mistero, è la Hypnerotomachia Poliphili.
Di quest'opera, che sembra una strana storia di sapere enciclopedico, fede ed erotismo, è rimasto a lungo misterioso non solo l'autore e le sue finalità, ma anche il senso concreto e reale del suo contenuto.
Ora, perchè io ne scrivo? Naturalmente non per proporre una completa chiave di lettura, di interpretazione dell'opera, ma semplicemente per indicare degli elementi per iniziare a decrittare quello che è stato definito "uno degli incunaboli più preziosi e più oscuri del mondo occidentale".
Uno degli elementi che ha attirato la mia attenzione è stata la rappresentazione iconografica del Triumphus Tertius, nelle quali immagini si vede "un carro .. trainato in pompa magna da sei fierissimi monoceri [monokeros, unicorni] dalla fronte cornuta .." sul quale "..sedeva a suo agio una splendida ninfa sontuosamente vestita d'oro tessuto in seta azzurra, un leggero costume di grazia virginale, adorno di molteplici gemme." [H.P., Adelphi 2006, II vol., p. 182].
A chi mi segue con qualche attenzione sarà immediatamente chiaro il senso che io dò a questa immagine, che è quello del ritorno di una congiunzione Giove-Saturno multipla (la ninfa vestita d'oro) dopo una lunga serie di sei congiunzioni GS singole (i sei unicorni che trainano il carro trionfale con la ninfa). Cioè il ritorno di una congiunzione GS di tipo fenice dopo circa 140 anni dall'apparizione precedente.
E' evidente da quanto abbiamo detto sin qui che una sequenza di sei congiunzioni GS singole non è affatto rara, essendo molto alta (83.3%) la probabilità di _una_ GS singola. La probabilità di una tale sequenza è infatti superiore al 33% = (5/6)^6.
Leggo che la ninfa viene identificata da un punto di vista letterario e mitologico con Danae, la figlia di Acrisio, re di Argo, termine che mi richiama immediatamente gli Argonauti, di cui però so poco o punto. Spero comunque che chi è più esperto di me in mitologia abbia ora, alla luce della nuova ermeneutica (anche detta ermeneutica di Giuseppe ) qualche elemento in più per decifrare anche le leggende di Argo e degli Argonauti.
Così come, naturalmente, spero che questo mio primo contributo al deciphering dell' Hypnerotomachia Poliphili possa aiutare gli studiosi del Rinascimento alla piena comprensione di quell'opera ermetica.
Di quest'opera, che sembra una strana storia di sapere enciclopedico, fede ed erotismo, è rimasto a lungo misterioso non solo l'autore e le sue finalità, ma anche il senso concreto e reale del suo contenuto.
Ora, perchè io ne scrivo? Naturalmente non per proporre una completa chiave di lettura, di interpretazione dell'opera, ma semplicemente per indicare degli elementi per iniziare a decrittare quello che è stato definito "uno degli incunaboli più preziosi e più oscuri del mondo occidentale".
Uno degli elementi che ha attirato la mia attenzione è stata la rappresentazione iconografica del Triumphus Tertius, nelle quali immagini si vede "un carro .. trainato in pompa magna da sei fierissimi monoceri [monokeros, unicorni] dalla fronte cornuta .." sul quale "..sedeva a suo agio una splendida ninfa sontuosamente vestita d'oro tessuto in seta azzurra, un leggero costume di grazia virginale, adorno di molteplici gemme." [H.P., Adelphi 2006, II vol., p. 182].
A chi mi segue con qualche attenzione sarà immediatamente chiaro il senso che io dò a questa immagine, che è quello del ritorno di una congiunzione Giove-Saturno multipla (la ninfa vestita d'oro) dopo una lunga serie di sei congiunzioni GS singole (i sei unicorni che trainano il carro trionfale con la ninfa). Cioè il ritorno di una congiunzione GS di tipo fenice dopo circa 140 anni dall'apparizione precedente.
E' evidente da quanto abbiamo detto sin qui che una sequenza di sei congiunzioni GS singole non è affatto rara, essendo molto alta (83.3%) la probabilità di _una_ GS singola. La probabilità di una tale sequenza è infatti superiore al 33% = (5/6)^6.
Leggo che la ninfa viene identificata da un punto di vista letterario e mitologico con Danae, la figlia di Acrisio, re di Argo, termine che mi richiama immediatamente gli Argonauti, di cui però so poco o punto. Spero comunque che chi è più esperto di me in mitologia abbia ora, alla luce della nuova ermeneutica (anche detta ermeneutica di Giuseppe ) qualche elemento in più per decifrare anche le leggende di Argo e degli Argonauti.
Così come, naturalmente, spero che questo mio primo contributo al deciphering dell' Hypnerotomachia Poliphili possa aiutare gli studiosi del Rinascimento alla piena comprensione di quell'opera ermetica.
giovedì 28 maggio 2009
Fenice, unicorno e probabilità
Come abbiamo visto in uno dei post precedenti la condizione fisica, astronomica, affinchè si abbia una congiunzione Giove-Saturno multipla (cioè tripla, doppia o pseudodoppia) è che al momento della congiunzione GS eliocentrica la Terra si trovi sull'asse Sole-Giove-Saturno o comunque non se ne discosti per più o meno, cioè in un senso o nell'altro, di circa 30° ovvero si trovi su un arco di circa 60° a cavallo dell'asse centrale. Ciò significa che la probabilità che una qualunque congiunzione GS sia di tipo fenice è solo di circa
p = 60°/360° = 1/6 = 16.7 %
Poichè se la congiunzione GS non è multipla allora è singola, ovvero .. se non è fenice allora è unicorno, la probabilità della congiunzione GS singola è quella complementare a quella del caso precedente, e dunque risulterà
q = 1 - p = 5/6 = 83.3 %
cioè molto maggiore (cinque volte maggiore) della precedente.
Ammettendo ora, tenuto anche conto della dinamica del fenomeno, che la comparsa dell'un tipo di congiunzione o dell'altro - a distanza temporale media di 19 anni e 314 giorni - sia un evento completamente casuale (prima approssimazione) con le probabilità di cui sopra, la probabilità che si possano avere due congiunzioni GS successive di tipo fenice risulta pari a
P = 1 / 36 = 2.8 %
cioè un valore molto basso, indice del fatto che detto evento non si osserva praticamente mai (da cui la designazione della fenice come unica avis, rara avis, ...). Come dice il Petrarca (CCX, 4): "né 'n ciel né 'n terra, è più d'una fenice".
Viceversa, nelle stesse ipotesi, la probabilità che due o anche più congiunzioni GS successive siano semplici è piuttosto elevata e decresce abbastanza lentamente all'aumentare del numero di ... unicorni considerati:
P (2 unicorni) = (5/6)^2 = 69.4 %
p (3 " " ) = (5/6)^3 = 57.9 %
P (4 " " ) = (5/6)^4 = 48.2 %
... ...

Questo è il motivo per cui le illustrazioni dei Triumphi del Petrarca e le rappresentazioni iconografiche dei cosiddetti trionfi della Castità (che iniziarono a comparire dal 1464 in poi, ad es. quello dipinto da F. Martini) prevedevano sempre due o anche più unicorni aggiogati al carro della Castità.
Ove si vede che la nuova ermeneutica (che provvisoriamente possiamo chiamare l' ermeneutica di Giuseppe) trova applicazioni anche nella storia dell'arte, oltre che in letteratura, filosofia, storia, religione, ... ...
p = 60°/360° = 1/6 = 16.7 %
Poichè se la congiunzione GS non è multipla allora è singola, ovvero .. se non è fenice allora è unicorno, la probabilità della congiunzione GS singola è quella complementare a quella del caso precedente, e dunque risulterà
q = 1 - p = 5/6 = 83.3 %
cioè molto maggiore (cinque volte maggiore) della precedente.
Ammettendo ora, tenuto anche conto della dinamica del fenomeno, che la comparsa dell'un tipo di congiunzione o dell'altro - a distanza temporale media di 19 anni e 314 giorni - sia un evento completamente casuale (prima approssimazione) con le probabilità di cui sopra, la probabilità che si possano avere due congiunzioni GS successive di tipo fenice risulta pari a
P = 1 / 36 = 2.8 %
cioè un valore molto basso, indice del fatto che detto evento non si osserva praticamente mai (da cui la designazione della fenice come unica avis, rara avis, ...). Come dice il Petrarca (CCX, 4): "né 'n ciel né 'n terra, è più d'una fenice".
Viceversa, nelle stesse ipotesi, la probabilità che due o anche più congiunzioni GS successive siano semplici è piuttosto elevata e decresce abbastanza lentamente all'aumentare del numero di ... unicorni considerati:
P (2 unicorni) = (5/6)^2 = 69.4 %
p (3 " " ) = (5/6)^3 = 57.9 %
P (4 " " ) = (5/6)^4 = 48.2 %
... ...

Questo è il motivo per cui le illustrazioni dei Triumphi del Petrarca e le rappresentazioni iconografiche dei cosiddetti trionfi della Castità (che iniziarono a comparire dal 1464 in poi, ad es. quello dipinto da F. Martini) prevedevano sempre due o anche più unicorni aggiogati al carro della Castità.
Ove si vede che la nuova ermeneutica (che provvisoriamente possiamo chiamare l' ermeneutica di Giuseppe) trova applicazioni anche nella storia dell'arte, oltre che in letteratura, filosofia, storia, religione, ... ...
lunedì 18 maggio 2009
** Das Ereignis und die Lichtung ** ovvero **l'Evento del XX secolo **

L'Evento cui allude Martin Heidegger nelle sue opere, quello *in previsione* del quale iniziò e continuò tutte le letture, studi, meditazioni ed elucubrazioni sul tempo e sull'essere che lo portarono a scrivere "Essere e Tempo" (1927) e tutte le altre sue opere,
quell' Ereignis ha natura astronomica, di astronomia planetaria tra corpi visibili (nell'antichità come nel secolo scorso ed oggi) ad occhio nudo, ed è
la congiunzione Giove-Saturno _tripla_ del 1940-1941, i cui tre allineamenti G-S erano previsti e si verificarono (Lichtung, radura) alle date 8 agosto 1940, 20 ottobre 1940 e 15 febbraio 1941,
quando (si veda il diagramma temporale) la distanza angolare tra i due pianeti scese rispettivamente a circa 1° 11', 1° 14' ed 1° 17'.
Era dal tempo in cui sorse il culto del Sacro Cuore di Gesù, che poi è lo stesso di quando Newton stava mettendo a punto i Philosophiae Naturalis Principia Matematica, era dal 1682-1683 (quindi da 258 anni!) che un tale tipo di rara congiunzione GS (la fenice!!) non si produceva.
In tale epoca il primo allineamento si ebbe il 15 dicembre 1682 (con distanza angolare ridotta a soli 15'), il secondo - quello con i pianeti in fase di apparente moto retrogrado - l' 8 febbraio 1683 (12'), il terzo il 17 maggio 1683 (16').
quell' Ereignis ha natura astronomica, di astronomia planetaria tra corpi visibili (nell'antichità come nel secolo scorso ed oggi) ad occhio nudo, ed è
la congiunzione Giove-Saturno _tripla_ del 1940-1941, i cui tre allineamenti G-S erano previsti e si verificarono (Lichtung, radura) alle date 8 agosto 1940, 20 ottobre 1940 e 15 febbraio 1941,
quando (si veda il diagramma temporale) la distanza angolare tra i due pianeti scese rispettivamente a circa 1° 11', 1° 14' ed 1° 17'.
Era dal tempo in cui sorse il culto del Sacro Cuore di Gesù, che poi è lo stesso di quando Newton stava mettendo a punto i Philosophiae Naturalis Principia Matematica, era dal 1682-1683 (quindi da 258 anni!) che un tale tipo di rara congiunzione GS (la fenice!!) non si produceva.
In tale epoca il primo allineamento si ebbe il 15 dicembre 1682 (con distanza angolare ridotta a soli 15'), il secondo - quello con i pianeti in fase di apparente moto retrogrado - l' 8 febbraio 1683 (12'), il terzo il 17 maggio 1683 (16').
* * *
Sono certo (come dicevo già in un post del 2 settembre 2008 su it.cultura.storia.moderato) che quelli di voi con 'antenne' filosofiche e storiche più sensibili capiranno o almeno intuiranno le molte implicazioni e la portata di questa mia ... rivelazione (oggi come allora esitavo un po' a dirlo).
domenica 17 maggio 2009
Mi ha fatto molto piacere ...
Mi ha fatto veramente molto piacere vedere quelle scene dell'incontro tra diversi leader religiosi, tenutosi a Nazareth durante il viaggio di Benedetto XVI in Giordania ed Israele e conclusosi con quella comune preghiera per la pace, che i leader hanno effettuato tenendosi per mano mentre cantavano.
Quell'immagine mi ha immediatamente riportato alla mente alcune frasi che ho scritto nel novembre 2001 nella prefazione al mio "Congiunzioni Giove-Saturno e storia giudaico cristiana". Dopo aver espresso la convinzione che nuove indagini interdisciplinari andrebbero condotte su tutte e tre le religioni monoteistiche perchè tutte e tre sono a forte rischio di integralismo, "come i fatti drammatici e sconvolgenti di questi ultimi mesi, di questi ultimi anni e del secolo passato ampiamente dimostrano", aggiungevo:
"Non si tratta, com'è evidente, di attaccare l'una o l'altra di queste tre religioni così legate tra di loro. Si tratta piuttosto di mettere in evidenza scientificamente - affinchè diventi un sapere condiviso da tutti - la natura (di parte) delle loro radici, le circostanze delle loro origini, i fondamenti di alcuni loro dogmi; di sollecitarne così un certo rinnovamento ed una certa secolarizzazione, di spingerle all'incontro. Si tratta insomma, nell'interesse di tutta l'umanità, di promuoverne una pratica meno integralista, riducendone le pretese di unicità, di esclusività, di presunta superiorità.
Questo mi sembra oggi un dovere ineludibile della scienza e degli scienziati ed il concreto contributo che essi possono dare alla costruzione di una pacifica convivenza, tolleranza ed integrazione tra popoli, culture e religioni diverse."
Ecco, il fatto che i capi religiosi incomincino a muoversi nella giusta direzione, mi sembra un buon segno. Speriamo che continuino.
Quell'immagine mi ha immediatamente riportato alla mente alcune frasi che ho scritto nel novembre 2001 nella prefazione al mio "Congiunzioni Giove-Saturno e storia giudaico cristiana". Dopo aver espresso la convinzione che nuove indagini interdisciplinari andrebbero condotte su tutte e tre le religioni monoteistiche perchè tutte e tre sono a forte rischio di integralismo, "come i fatti drammatici e sconvolgenti di questi ultimi mesi, di questi ultimi anni e del secolo passato ampiamente dimostrano", aggiungevo:
"Non si tratta, com'è evidente, di attaccare l'una o l'altra di queste tre religioni così legate tra di loro. Si tratta piuttosto di mettere in evidenza scientificamente - affinchè diventi un sapere condiviso da tutti - la natura (di parte) delle loro radici, le circostanze delle loro origini, i fondamenti di alcuni loro dogmi; di sollecitarne così un certo rinnovamento ed una certa secolarizzazione, di spingerle all'incontro. Si tratta insomma, nell'interesse di tutta l'umanità, di promuoverne una pratica meno integralista, riducendone le pretese di unicità, di esclusività, di presunta superiorità.
Questo mi sembra oggi un dovere ineludibile della scienza e degli scienziati ed il concreto contributo che essi possono dare alla costruzione di una pacifica convivenza, tolleranza ed integrazione tra popoli, culture e religioni diverse."
Ecco, il fatto che i capi religiosi incomincino a muoversi nella giusta direzione, mi sembra un buon segno. Speriamo che continuino.
martedì 12 maggio 2009
La fenice agli Atti
Ho ricevuto finalmente la mia copia degli Atti del VI Congresso della Società Italiana di Archeoastronomia, congresso che - a rotazione tra varie sedi - si tenne nel 2006 (22-23 settembre) a Campobasso, all'Università del Molise.
A pag 113 di questo volumetto [reperibile presso la S.I.A.-Soc. Ital. di Archeoastronomia, via Brera 28, 20121 Milano] si trova la relazione ch'io presentai quell'anno, dal titolo "La fenice svelata, nuova interpretazione astronomica di un mito millenario", nella quale - con l'aiuto di un software astronomico e dei relativi diagrammi temporali - dimostravo che praticamente in tutti e sette i casi di apparizione _datata_ del mitico uccello di origine eliopolitana rinvenibili nella letteratura antica fino alla morte di Costantino, in tutti e sette i casi alla data della presunta apparizione della fenice era in atto una congiunzione multipla (tripla/doppia) tra Giove e Saturno.
Poichè, come si è visto in un un post precedente, la probabilità che una qualunque congiunzione G-S sia tripla o doppia è solo di circa 58°/360°, cioè meno di 1/6 (mediamente una congiunzione tripla ogni 120 anni circa), risulta estremamente bassa la probabilità che siano fortuite quelle ripetute coincidenze tra eventi astronomici distribuiti su un arco di 23 secoli e loro registrazione di tipo mitico. Viceversa risulta estremamente elevata (di circa il 99.99%) la probabilità che ad apparire non fosse il mitico volatile ma proprio la congiunzione GS multipla. In sostanza si parlava di fenice, ma come immagine allegorica del raro e singolare fenomeno tra il pianeta più grande e quello più lontano.
Voglio ricordare che
due dei sette casi esaminati sono le congiunzioni Giove-Saturno multiple che delimitano il periodo della probabile vita di Gesù ed il sorgere del movimento cristiano in Judea/Palestina :
* la congiunzione G-S tripla del 7 a.C. nella costellazione dei Pesci e
* quella doppia del 34-35 nella costellazione del Leone.
Mentre la prima di queste due è con grandissima probabilità la 'stella di Betlemme' del vangelo di Matteo, la congiunzione GS doppia del 34-35 è l' appearance della fenice di cui parla Tacito in Annali 6,28, come ho scritto nella relazione. Sbagliava pertanto, ma lo dico amichevolmente e con simpatia, la prof.ssa E. Keitel a redigere giusto dieci anni fa l'articolo:
The Non-Appearance of the Phoenix at Tacitus' Annals 6.28, Amer. Journal of Philology, vol. 120, n.3 (Fall 1999), The J. Hopkins Un. Press, Baltimore 1999.
Mi piacerebbe se qualcuno che mi legge negli States segnalasse questo blog alla professoressa. Oppure, come pensavo, sarò direttamente io a farlo. E' bene che la prof.sa riveda le sue idee di dieci anni fa e che tutti gli studiosi prendano atto delle nuove scoperte!
A pag 113 di questo volumetto [reperibile presso la S.I.A.-Soc. Ital. di Archeoastronomia, via Brera 28, 20121 Milano] si trova la relazione ch'io presentai quell'anno, dal titolo "La fenice svelata, nuova interpretazione astronomica di un mito millenario", nella quale - con l'aiuto di un software astronomico e dei relativi diagrammi temporali - dimostravo che praticamente in tutti e sette i casi di apparizione _datata_ del mitico uccello di origine eliopolitana rinvenibili nella letteratura antica fino alla morte di Costantino, in tutti e sette i casi alla data della presunta apparizione della fenice era in atto una congiunzione multipla (tripla/doppia) tra Giove e Saturno.
Poichè, come si è visto in un un post precedente, la probabilità che una qualunque congiunzione G-S sia tripla o doppia è solo di circa 58°/360°, cioè meno di 1/6 (mediamente una congiunzione tripla ogni 120 anni circa), risulta estremamente bassa la probabilità che siano fortuite quelle ripetute coincidenze tra eventi astronomici distribuiti su un arco di 23 secoli e loro registrazione di tipo mitico. Viceversa risulta estremamente elevata (di circa il 99.99%) la probabilità che ad apparire non fosse il mitico volatile ma proprio la congiunzione GS multipla. In sostanza si parlava di fenice, ma come immagine allegorica del raro e singolare fenomeno tra il pianeta più grande e quello più lontano.
Voglio ricordare che
due dei sette casi esaminati sono le congiunzioni Giove-Saturno multiple che delimitano il periodo della probabile vita di Gesù ed il sorgere del movimento cristiano in Judea/Palestina :
* la congiunzione G-S tripla del 7 a.C. nella costellazione dei Pesci e
* quella doppia del 34-35 nella costellazione del Leone.
Mentre la prima di queste due è con grandissima probabilità la 'stella di Betlemme' del vangelo di Matteo, la congiunzione GS doppia del 34-35 è l' appearance della fenice di cui parla Tacito in Annali 6,28, come ho scritto nella relazione. Sbagliava pertanto, ma lo dico amichevolmente e con simpatia, la prof.ssa E. Keitel a redigere giusto dieci anni fa l'articolo:
The Non-Appearance of the Phoenix at Tacitus' Annals 6.28, Amer. Journal of Philology, vol. 120, n.3 (Fall 1999), The J. Hopkins Un. Press, Baltimore 1999.
Mi piacerebbe se qualcuno che mi legge negli States segnalasse questo blog alla professoressa. Oppure, come pensavo, sarò direttamente io a farlo. E' bene che la prof.sa riveda le sue idee di dieci anni fa e che tutti gli studiosi prendano atto delle nuove scoperte!
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