lunedì 21 dicembre 2009

Fenomenologia della Stella di Betlemme - Phenomenology of the Star of Bethlehem

The diagram you see here links is relative to an astroNo-
mical phenomenon which took place during the year 7 BCE in the zodiacal constellation of Pisces and which was terminating in these days of December of that year.

This diagram can be generated by anyone of you by means of an astroNomical software and refers to the triple conjunction between the two naked-eye-visible planets Jupiter (the royal star) and Saturn (El, the star of Ysra_el). Almost the totality of scholars who studied the question (and I among them) has the opinion that this is the 'star' of the Gospel according to Matthew [Mt 2, 1-2]. As can easily be seen in the diagram [points of minimum of the red curve (note 1)], the three longitude alignments of the planets took place at the following dates:

1) May 29th, 7 BCE,
at about L(geocentric longitude)=351° with a residual angular distance of 59' 6";

2) October 1st,
at about L= 347° with a r.a.d. of 58' 29" and finally

3) December 5th, 7 BCE
at about L=345° with a r.a.d. of 1° 3' 15".

From an astroNomical point of view, this J-S triple conjunction wasn't very particular among other similar conjunctions, because: a) the time interval between the first and the second alignment amounted to more than 4 months while that between the second and the third alignment amounted to only 64-65 days; b) the two planets remained at about one degree of angular distance, that is about the double of the full moon apparent diameter.

On this day (December 21th) the uncommon J-S triple conjunction was practically at its end: Jupiter was newly at the link side (eastwards) of 'its father' Saturn and their angular velocity were such that their angular distance of 1° 25' was growing at the rate of about 3' per night.

* * *

[1 ] For computing technique reasons astronomical software programs indicate with a minus sign (-) the years 'before Christ' or 'Before Common Era, BCE' according to the following rule

- n (softw. programs) = (n + 1) BCE (historical)

venerdì 11 dicembre 2009

La mia fenomenologia e quella di Husserl

Poichè in qualcuno degli ultimi post ho parlato delle mie tesi dicendo che esse si basano su e includono una fenomenologia delle congiunzioni Giove-Saturno, avendo ora letto qualcosa di Husserl volevo precisare che nel mio caso *non* si tratta di transzendentale Phaenomenologie, ma di fenomenologia strettamente fisico-matematica di quel fenomeno astroNomico; diciamo pure - e forse meglio, cioè più appropriatamente - di fisica di quell'importante fenomeno planetario osservato e registrato sin dall'antico Egitto (e fors'anche dall'antica Cina).

Questa precisazione si rende necessaria perchè ho letto dei brani di Husserl di definizione della fenomenologia dai quali si deduce che nella sua visione questa disciplina aveva una forte connotazione soggettiva e psicologica, mentre io al contrario nello studio di quel particolare fenomeno che ho identificato come l'ente base della metafisica ho adottato un criterio rigorosamente oggettivo e scientifico nel senso proprio della scienza moderna, galileiana.

Scriveva ad esempio Husserl [La storia della filosofia e la sua finalità, Città Nuova ed., Roma 2004, p. 9]:
La fenomenologia è "una scienza nuova ... omnicomprensiva del conoscere in generale da intendere nel senso più ampio, nella quale viene messa teoreticamente in questione la totalità delle strutture della percezione, del ricordo, della libera fantasia, per quanto possano essere primitive, allo stesso titolo di ogni forma di teorizzazione scientifica aprioristica ed empirica.

Ma - aggiunge Husserl - in ultima analisi verremmo sospinti ancora oltre. Chi se la sentirebbe di separare la soggettività conoscitiva dalla soggettività che ha dei sentimenti, delle tendenze, dei desideri, delle volizioni, che compie delle azioni, dalla soggettività che, in senso superiore e inferiore, valuta ed è attivamente operante secondo scopi?".

E' evidente che qui c'è un atteggiamento troppo personale e soggettivo nell'approccio allo studio dei fenomeni, contrastante secondo me con quello oggettivo postulato dalla scienza moderna. Che è poi quello da me adottato nello studio e nelle descrizioni delle congiunzioni G-S riportate nelle Appendici I-II-III-IV-V del mio "Congiunzioni Giove-Saturno e storia giudaico cristiana".

lunedì 7 dicembre 2009

Riflessione pomeridiana

Ora ve la presento in forma sintetica, ma non mancherò di dimostrarla in modo rigoroso nelle sedi appropriate:

Più tempo passa, più leggo e approfondisco, più mi rendo conto
di quanto e di come il mio Congiunzioni Giove-Saturno e storia giudaico-cristiana sia complementare al Sein und Zeit di Heidegger. E ciò sebbene io, di formazione tecnico-scientifica, dieci anni fa (quando concepii e scrissi il mio libro) di Heidegger non conoscessi neppure il nome, figurarsi la filosofia! Colgo anzi l'occasione per precisare di aver acquistato la mia copia di Essere e Tempo, ed. Longanesi 2008, soltanto il 6 luglio 2008, come mi ricorda lo scontrino della libreria, spillato dietro il volume.

Mi viene ormai costantemente da pensare, infatti, che tutta la parte delle cinque Appendici del mio libro, con l'accurata descri-
zione fisico-matematica (quindi fenomenologica) delle congi-
unzioni Giove-Saturno, singole e multiple, sia nella sua essenza proprio la parte che Heidegger avrebbe inizialmente voluto/
pensato-di scrivere nella sezione terza (sez. 3) della Parte prima del suo Essere e Tempo e che invece non seppe o non volle mai scrivere, forse per timore di togliere al suo Sein/Seyn quel certo alone di mistero che invece riuscì sempre a mantenergli.

martedì 1 dicembre 2009

L' ambito della ricerca filosofica heideggeriana: Esserci e vita fattuale, essere e gravità(zione)

Seguendo un mio particolare percorso di ricerca su Heidegger e sulla sua filosofia, percorso che su questo blog mi ha già portato a fare delle afferma-
zioni piuttosto impegnative ed importanti, alla ricerca di ulteriori conferme alle mie intuizioni ho iniziato ora a leggere il Natorp-Bericht ovvero lo scritto heideggeriano Interpretazioni feno-
menologiche di Aristotele, che risale come noto all'autunno 1922. L'ho scaricato e stampato ieri sera, anzi stanotte verso l'una passata, dall'ottimo sito della Facoltà di Lettere e Filosofia dell'Uni
versità degli Studi di Palermo, precisamente dalla sezione del Dipartimento di Filosofia, Storia e Critica dei Saperi (FIERI).

Arrivato a pagina 3 (169), dopo aver già letto tutta una serie di proposizioni che mi confermano le mie precedenti intuizioni nell'interpretazione di Heidegger, ne trovo alcune - sull'oggetto della ricerca filosofica - (per me) talmente chiare che non posso trattenermi dal riportarvele qui, per convincervi di quanto vado esponendo su questo blog sul fondamento astronomico della metafisica occidentale. Scrive dunque, sottilmente da par suo, Heidegger (ma ho evidenziato io):

"L' oggetto della ricerca filosofica è l' esserci umano in quanto da essa interrogato rispetto al suo carattere d'essere. Questo ori-
entamento fondamentale del domandare filosofico non è imposto dall'esterno e come avvitato a forza sull'oggetto interrogato, la vita fattuale, ma è da intendersi come l'esplicito coglimento di una motilità fondamentale della vita fattuale stessa, che sta nella moda
lità per cui, nella concreta maturazione temporale del suo essere, si prende cura di questo, e ciò anche laddove scansa via se stessa. La vita fattuale ha il carattere d'essere di patire il peso di se stessa. La dimostrazione più evidente di ciò è la tendenza della vita fattuale a prendersela comoda. In questo patire il peso di se stessa la vita, secondo il senso fondamentale del suo essere, e non nel senso di una proprietà accessoria, è gravosa. Se essa è auten-
ticamente ciò che è in tale esser-di-peso ed esser-gravosa allora la modalità d'accesso ad essa genuinamente adeguata e la sua modalità di custodia potranno consistere esclusivamente in un render gravoso. Se non vuole mancare completamente il suo oggetto la ricerca filosofica può solamente attenersi a questo obbligo." [op. cit., trad. di A. Ardovino e A. Le Moli.]

Bene, dovete sapere che appena ho letto questo brano, anzi mentre lo stavo ancora leggendo, mi son venute da pensare, con riferimento ad Heidegger, due cose: il proverbio 'la lingua batte dove il dente duole' e l'associazione peso-gravità-gravitazione, o prima questa e poi quello (ora, nell'eccitazione e nella fretta di comunicarvelo, non ricordo esattamente; ma è indifferente, importante è la sostanza!).
Ora continuo nella lettura, buona giornata a tutti!

martedì 24 novembre 2009

Writings and images on the new hermeneutics

The book containing the fundamental ideas which in the recent years gave origin to the new historical and philosophical herme-
neutical paradigm (the one I called "l'ermeneutica di Giuseppe", i.e. "Joseph's hermeneutics") was conceived about ten years ago and has the title
Congiunzioni Giove-Saturno e storia giudaico-cristiana
Jupiter-Saturn conjunctions and judaic-christian history.

The manuscript was given to the Italian Copyright Office, S.I.A.E. Rome, and a copy sent to the U.S. Copyright Office (Library of Congress) on July 26th, 2000, and the book was self-produced (after more than 1 year of unuseful attempts with various publi-
shers) in December 2001.
Unfortunately the Book found enormous difficulties both in the distribution and in the selling and that was the reason why I opened a web site (keybooks.it, closed now that this blog seems to work well: it is easier to handle!) and why I began to write in the Google-Groups.

With a search on the Web and in the Google-Groups you can now find the thousands of posts I wrote in the last eight years, from 2002 onwards, to let my basic ideas to be known and on the re-
markable results I was obtaining in my following studies (phoenix, unicorn, XX century history and philosophy,Seynsgeschichte, ..).
To obtain the most by these electronic searches I suggest the following key-words with Google:

"keybooks cesaris" to search in the Web,
"keybooks giuseppe" to search in the Google-Groups
(in italiano "Google --> altro --> Gruppi")

Important to understand the recent results of my studies are the so-said Liverpool posters (title: Phoenix or Unicorn? Multiple or Single Jupiter-Saturn conjunction? ), that is the two posters I was invited to exibit and to explain at the 2008 Annual Meeting of the U.K. Classical Association (Liverpool University, March 2008). They are abviously in English.

These posters should be now called Liverpool-Berlin posters, as I was invited in August 2009 to take part (perhaps the only non-academic scholar) to the quinquennial Congress of the International Federation of the Societies of Classical Studies (Federation Internationale des Associations d'Etudes Classiques, F.I.E.C.) at the Humboldt-Universitaet zu Berlin. Title of my speech, in which I demonstrated my thesis even better than before, was:
"Phoenix and Monokeros were allegories of Jupiter-Saturn conjunctions".
As I said, these posters are in English and you can easily download them from this blog.

For the Book (of which only some hundreds of copies - in Italian - are in circulation), I think it should be now the right time for an international publisher to call me as soon as possible ... Let him know, please!!

venerdì 20 novembre 2009

Un divieto largamente disatteso

Un divieto divino della tradizione ebraico-cristiana che sarebbe stato nel tempo largamente (e, almeno in parte, fortunatamente!) disatteso è quello enunciato da Mosè agli israeliti dopo aver ricevuto "le dieci proposizioni" scritte "su due tavole di pietra", ripor-
tato nel cap. 4 del Deuteronomio:

"...State però molto attenti, perchè non vedeste alcuna figura nel giorno in cui il Signore parlò a voi in Oreb di mezzo al fuoco, di non corrom-
pervi .. ... e
di non alzare gli occhi al cielo e vedere il sole, la luna o le stelle, smarrirvi e prostrarvi a loro, servendo quelli che il Si-
gnore,vostro Dio, ha distribuito a tutti i popoli,sotto tutto il cielo"
[Bibbia conc., Dt 4, 15 e 19]

Com'è evidente, Mosè pone qui un espresso divieto sia dell'os-
servazione dei corpi astrali, sia della loro eventuale adorazio-
ne; divieto che a parer mio sarebbe stato nel tempo largamente disatteso già in ambito giudaico, con l'adozione (contestata intorno al 150 a.C. dai sacerdoti scismatici di Qumran) della con-
giunzione Giove-Saturno singola quale teofania della divinità monoteistica. Per quanto riguarda l'ambito cristiano basterà ricordare che tutta la vicenda evangelica è storicamente deli-
mitata da due fatti astrali ben precisi e verificabili, cioè dalla congiunzione G-S tripla del 7 a.C. e da quella doppia del 34-35 d.C (la fenice di Tacito, Annali 6.28). Ma si potrebbe parlare di Costantino e della congiunzione GS di fine anno 312, della riforma del calendario-giuliano, .. ...

venerdì 13 novembre 2009

Thank you: un ringraziamento ed un appello

Voglio iniziare questa giornata ringraziandovi tutti per l'atten-
zione con cui mi seguite e l'interesse che dimostrate per il mio lavoro di ricerca: ho visto che - da Trento a Catania, da Cagliari a Pescara e Bari - mi leggete con continuità ed approfondi-
mento da 54 diverse città e località italiane e che vi sono visite anche dall'estero, da ben undici paesi stranieri, inclusi paesi lontani quali il Mozambico, la Corea del Sud e le Filippine. E ciò solo nelle ultime 3 settimane, da quando ho inserito nel blog il blocchetto di software per monitorare la provenienza degli accessi. Grazie a tutti di cuore, thank you all very very much!!

Mi piace concludere questo ringraziamente con lo stesso appello che - a settembre 2000 - scrissi nell'Introduzione a "Congiunzioni Giove-Saturno e storia giudaico-cristiana", il libro che dal giudai-
smo e dal cristianesimo delle origini, da Paolo di Tarso e da Costan
tino mi avrebbe poi portato alla fenice, all'unicorno, all'essere e al Sein, ovvero al Seyn e ad Heidegger, ai presocratici, a Nietzsche, Rilke, Hoelderlin, .. .. il libro insomma che avrebbe cambiato la mia vita, come forse cambierà la vostra!
In quell'Introduzione rivolgevo ai lettori un appello:

"che, se il libro avrà aiutato loro ad avanzare nella comprensione di personaggi, eventi e processi storici prima oscuri e misteriosi, ci aiutino a farlo conoscere e a diffonderlo, parlandone con i loro parenti ed amici. Gliene saranno grati e noi saremo loro grati. Promuovere la verità è interesse di tutti, perchè la verità - come dice anche il Vangelo - rende liberi e Dio solo sa di quanta libertà abbia ancora bisogno l'umanità!"

Ecco lo stesso appello rivolgo ora a voi che mi leggete su questo libero blog, blog i cui contenuti si fondano, si basano su quelli di quel libro, ma sono ormai divenuti molto più ampi (certo a conferma dell'esattezza di quelle prime intuizioni e dimostrazio-
ni!!). Fatelo dunque conoscere, per favore, a parenti, amici e conoscenti tutti, vi ringrazieranno! Grazie e buona giornata a tutti.

sabato 7 novembre 2009

1921, Sept. 10th: Heidegger's unicorn

Il primo incontro significativo di Heideg-
ger con le congiunzioni Giove-Saturno risale al 1921, all'epoca dell' "amicizia stellare" con Jaspers. Quando, nel giugno di quell'anno, Jaspers ricevette dall'amico il testo dattiloscritto della lunga recen-
sione (circa 40 pagine) al suo Psicologia delle visioni del mondo, a Giove mancava-
no solo circa 6° per raggiungere Saturno, come si vede nel grafico sottostante relati
vo alla congiunzione G-S singola del 1921.
La situazione dei Quattro (sì, del Geviert, cioè Saturno, Giove, Sole e Terra) era tale in quel torno di tempo, che l'allineamento eliocentrico tra i due pianeti si sarebbe avuto il 22 agosto, mentre quello geocentrico (cioè rispetto a noi, alla Terra) il 10 settembre 1921 (minimo della linea in verde).
I due (Hei-
degger di sei anni più giovane) si erano cono
sciuti l'anno prima, a casa di Husserl a Friburgo, al compleanno (8.4.1920) del padre della fenomenologia. Significativamente (a parer mio) Heidegger era impegnato in quel periodo con la Fenomenologia della visione e dell'espressione (estate 1920), con la Fenomenologia della religione e la lettura di Paolo, Lutero e Descartes (autunno-inver-
no 1920-21), con Agostino e con il neo-platonismo e, nell'autunno-inverno 1921-22, con le Interpretazioni fenomenologiche di Aristotele.
Sulle ricerche di Heidegger in quel periodo e sull'atmosfera degli studi e dell'amicizia tra i due filosofi in quell'anno abbiamo una interessante testimonianza di Jaspers, che è il caso di riportare:
"Grazie ad Heidegger la tradizione di pensiero cristiana, special-
mente cattolica, che pure conoscevo già, mi diventò visibile nell'inconsueta freschezza di un uomo che vi era immerso con tutta la sua anima, e che al tempo stesso la superava. Fu lui a regalarmi molte singole espressioni, molti racconti e suggeri-
menti. Ricordo come parlava di Agostino, Tommaso, Lutero. Vedeva le potenze che erano all'opera in loro. Mi dava preziose indicazioni bibliografiche, mi segnalava i passi.
C'era tra noi in quei giorni del nostro stare insieme, e probabil
mente ci fu anche molto dopo, una atmosfera di solidarietà. Ci intrattenevamo con quella bella spregiudicatezza che non impedisce di dare voce a ciò che si vede."
[da Guida a Heidegger, a cura di F. Volpi, Laterza 2005, p. 15]

Ciò nonostante, la confidenza filosofica tra i due non dovette essere così totale, se a giugno del 1921 Heidegger consegnò a Jaspers una recensione radicalmente critica al suo Psicologia delle visioni del mondo (girata anche a Husserl e a Rickert ), recensione che rappresentò la prima crepa in un'amicizia che sarebbe comunque durata sino alla morte di Jaspers.

Anche grazie - a parer mio - all' esperienza fondamentale che stava vivendo, anzi vedendo (Vorgriffsdijudication), oltre a tutte le letture e gli approfondimenti fatti in quel periodo, Heidegger aveva ormai messo a punto il progetto di 'fatticità' del suo Esserci, cioè quella cosiddetta ermeneutica della fatticità che nei prossimi anni, nel tempo zwischen den Zeiten, lo avrebbe guidato alla rilettura di tutta la storia della filosofia e della teologia alla luce della storia dell'essere, cioè della Seinsgeschichte (o meglio Seynsgeschichte).

Scriveva proprio nei giorni della congiunzione G-S (lettera a Loewith del 19 agosto 1921):
"Io lavoro in maniera concretamente fattuale muovendo dal mio 'io sono' - dalla mia provenienza spirituale di fatto, dal mio milieu, dai miei contesti vitali, da ciò che da qui mi è accessibile come viva esperienza, in cui io vivo. Questa fatticità, in quanto esistentiva, non è un mero 'cieco esser-ci'; ... ... A questa mia fatticità .. appartiene che - come dico in breve - io sono un 'teologo cristiano'. In ciò vi è una determinata, radicale preoccupazione di sè, una determinata, radicale scientificità - rigorosa oggettività nella fatticità; qui si trova la coscienza storica della 'storia dello spirito' - e io sono così nel contesto di vita dell'università."

Peccato che nei successivi vent'anni questa da Heidegger proget-
tata e vissuta ermeneutica della fatticità si sia poi dispiegata in saggi e opere di così ermetico contenuto e di tale linguistico contorsionismo (ermetismo e contorsionismo tanto maggiori quanto più ci si avvicinava al 1940) che oggi, a distanza di quasi novant'anni da quel tempo, sia necessaria per capirle/la una nuova ermeneutica, finalmente chiara ed evidente come l'ermeneutica astroNomica di Giuseppe (De Cesaris).
Cioè, modestamente, dello scrivente.

domenica 1 novembre 2009

Non mi sono stupito ..

Sì, devo dire francamente che non mi sono stupito più di tanto quando ho visto che nell'elenco delle città italiane dalle quali è stato richiama-
to e visitato questo blog nelle ulti-
me due settimane Bologna occupa solo il 13° posto, a pari merito con Mestre, Rimini, Carbonara di Bari, .. e dopo Pescara, Palermo, Verona, Pastrengo, ...
Non mi sono stupito perchè mi sono tornate in mente le classifiche delle migliori università del mondo, stilate da vari enti di ricerca, nelle quali l'Università di Bologna (prima tra le italiane?) è preceduta da oltre 150 altre università.

Avrei immaginato che all'Alma Mater degli studi e dell'italica sapienza avessero antenne più sensibili per le tematiche trattate qui e per la nuova ermeneutica!

Voi che mi leggete, avvisateli per favore !

martedì 27 ottobre 2009

Triumphus Tertius - Hypnerotomachia Poliphili

Sono finalmente in grado di farvi vedere l'immagine del Triumphus Tertius dell' Hypnerotomachia Poliphili di cui vi avevo parla-
to qualche tempo fa: è quella qui sotto (tratta da H.P., Adelphi ed., vol. I, Milano 2006, pp. 170-171) ove si riconoscono agevolmen-
te sei unicorni che trainano un carro sul cui ripiano è seduta "una splendida ninfa". Secondo i commentatori dell'opera si tratta di Danae, la figlia di Acrisio, re di Argo, che il padre - per proteggerla - chiuse in una torre; ostacolo per superare il quale (e possedere la fanciulla) Giove si trasformò in una pioggia d'oro.



"Seguiva il terzo, divino carro trionfale con quattro mobili ruote simili in ogni particolare a quelle precedenti: erano di crisolito etiopico, fiammeggiante di auree pagliuzze ... Le sue lastre, applicate intorno nel modo suddetto, erano di verde eliotropia di Cipro punteggiata di minute gocce sanguigne, che dà potere sugli astri celesti, rende invisibile chi la porta e dona la divinazione. ... ... Il carro era trainato in pompa magna da sei fierissimi mono-
ceri dalla fronte cornuta ... Li cavalcavano sei verginelle, nei modi e col fasto delle altre: avevano abiti d'oro .. Sul piano del carro, al centro, era posto un prezioso seggio di diaspro verdeg-
giante, eccellente se unito all'argento, soccorrevole alle parto-
rienti e medicina dell'uomo casto. ... ... Vi sedeva a suo agio una splendida ninfa sontuosamente vestita d'oro tessuto in seta azzurra, .. Manifestava il piacere amoroso nell'atto di ammirare l'abbondanza dell'oro divino nel suo grembo, tra solenni onori e festosi applausi, come negli altri trionfi: sedeva con le folte chiome fluenti sul dorso, incoronata da un diadema d'oro tempestato di pietre multiformi." (da H.P. Adelphi cit., vol. II, pp. 181-182).

Come approfonditamente spiegavo nel precedente post sull'erme-
tica opera rinascimentale, post cui rimando per spiegazioni detta-
gliate sull'aspetto astronomico, l'interpretazione che io dò di questa immagine è che essa sia un modo cifrato, allegorico, di spiegare che una congiunzione Giove-Saturno multipla (tripla/
doppia) [allegorizzata qui "dalla splendida ninfa" Danae] arriva sempre preceduta, 'trainata', da una lunga serie di congiunzioni Giove-Saturno singole [allegorizzata qui dal traino dei sei "fierissimi monoceri", monokeros].

Quando, ad esempio, tra circa 230 anni tornerà la prossima congiunzione G-S tripla, a cavallo degli anni 2238-2239, essa sarà stata preceduta da ben 12 (dico dodici) congiunzioni G-S singole (cioè da dodici 'unicorni') tutte quelle verificatesi dopo la precedente G-S tripla, avvenuta nel 1981.

Significato perfettamente corrispondente a quello del terzo trionfo ritengo abbiano anche gli altri tre Triumphi che precedono e seguono il terzo, caratterizzati da immagini allegoriche diverse ma da struttura identica a quella del terzo trionfo.

venerdì 23 ottobre 2009

Ad Irene e a tutti gli altri dottorandi e laureandi che mi leggono

Solo poche righe per rassicurarvi sul fatto che io sono sì disponibile a darvi tutto l'aiuto possibile per portare avanti le ricerche che - autonomamente o da me ispirate - state conducendo, ma che prima che ci si veda o incontri dovete lavorare un po' in proprio ad approfondire quanto - e non è affatto poco - ho già scritto su questo blog, da febbraio in poi.

Come ho scritto già qualche tempo fa, in inglese mi pare, per trarre il massimo profitto dai posts di questo blog è bene farne una lettura ed uno studio sistematici, cronologicamente ordinati (quindi partendo dai primi di febbraio), perchè io stesso mentre vengo esponendo qui sto cercando di sistematizzare e correlare tra di loro scoperte e risultati nei vari ambiti, mentre nuove linee di ricerca vengono aprendosi.
Il che interpreto come riprova dell'esattezza della mia intuizione che le congiunzioni tra Giove e Saturno (osservate ed attese almeno da quattro millenni ad ogni ripetizione) rappresentano il solido fondamento astroNomico di un nuovo paradigma ermeneutico non solo storico-filosofico, ma - come ho già accennato e come preciserò - anche letterario.

lunedì 19 ottobre 2009

Abelard on the phoenix

Vorrei oggi mettervi a parte di un interessante brano sulla fenice che ho trovato in un libro di e su Abelardo (sì, Pierre Abélard, 1079-1142, quello della storia con Eloisa) di una decina di anni fa, comprato a metà prezzo qualche tempo fa. Si tratta di: Pietro Abelardo, Dialettica dell'amore Piemme ed., Casale Monferrato 1999 (trad., cura e introd. P. Cereda).

Scrive Abelardo (nel Sermone sulla Pasqua, p. 116 del detto volume):

"Se riferiamo misticamente a Cristo la natura del misterioso uccello (la fenice) ed i modi della resurrezione, vedremo che questi si corrispondono. Poiché si tramanda che questo uccello è unico, di esso non c'è né il seso maschile, né il femminile e non genera piccoli né nidifica. Quando capisce che sta per morire dopo moltissimi anni, prepara un nido ed un sepolcro di rami aromatici, come se volesse coprire con la fragranza il fetore del suo cadavere. Si dice che allora si collochi su questo letto e, nel sole che brucia questi aromi, si sciolga in cenere; dopo alcuni giorni, (...) vestendosi a poco a poco di ali e di piume, si dice che torni allo stato originario. Tutte queste cose non sembrano convenire se non a Cristo. Egli è l'unico uccello, non ce n'è uno uguale, né si lega ad alcuno. Non conosce uno uguale né per dignità né per generazione, si adatta meravigliosamente sia all'eccellenza che alla verginità di Cristo. Chi infatti è unico e così singolare in dignità come Cristo? ... ... ...
La cremazione della fenice non si discosta dal mistero di Cristo (...). Risorgendo, la fenice non conosce la corruzione della carne, poichè in quella gloria di resurrezione ''non si prende né moglie, né marito, ma si è come angeli nel cielo'' (Mt 22,30)"

Quel che è qui evidente ed importante è, a parer mio, che il filosofo passato alla storia non solo per la tragica storia d'amore con Eloisa, ma anche per la sua 'continua ed insaziabile ricerca della verità', sceglie "di far coincidere l'immagine del Salvatore con il mitico animale" (op. cit., p.70) .
Ma su questo e sulla sua quinta, appassionata lettera ad Eloisa, scritta - guarda caso - nel 1127 (op. cit., p. 41) avremo sicuramente modo di ritornare.

giovedì 15 ottobre 2009

The puzzling Naram-Sin's victory stele

Lasciando per un momento da parte le tematiche storico-filosofiche degli ultimi secoli, facciamo un salto indietro nel tempo di oltre quattromila anni e laterale, verso est, di quattro o cinquemila chilometri per parlare di una ben eseguita e ben conservata stele di calcare rosa ritrovata nel 1898 da un archeologo francese a Susa, nella regione iranica anticamente denominata Elam (a destra dell'attuale Kuwait), ed ora conservata al Louvre di Parigi (immagine qui a sinistra).
Secondo quanto a più riprese è stato inciso direttamente sull'eccezionale manufatto, la stele (alta ca. 2m e larga 1.5m) fu portata a Susa come bottino di guerra nel XII sec. a.C. da un re elamite, ma è originaria di Sippar (a nord di Babilonia) e celebra la vittoria del quarto re della dinastia accadica, Naram-Sin (nipote di Sargon I, regnò dal 2255 al 2219 a.C.) sulla popolazione dei monti Zagros, quei monti a nord-est della Mesopotamia da cui scendono una serie di affluenti di sinistra del Tigri.

Come si vede nell'immagine precedente, la famosa stele (datata a circa il 2230 a.C.) rappresenta Naram-Sin che, in atto di salire verso i monti Zagros e adornato di un elmo con le corna (emblema di potere divino), troneggia sul suo ordinato esercito e sopra i suoi nemici sconfitti guardando in alto - lui e tutte le figure della scena - verso una coppia di corpi celesti visibili in alto. Secondo gli studiosi è questa probabilmente la prima volta nella storia che un re è stato rappresentato come un dio. Anche da altre iscrizioni ufficiali è noto infatti che il nome di Naram-Sin, durante il cui regno l'impero accadico raggiunse l'apice del suo sviluppo, era preceduto da un determinativo, da una qualificazione divina.

Vi starete chiedendo a questo punto perchè ho pensato di scrivere questo post sulla stele del nipote di Sargon I. La qual cosa è presto detta: mi hanno incuriosito quei due corpi celesti, che qualche commentatore qualifica come stelle (".. in cui due stelle risultano chiaramente adorate da un sacerdote e da un gruppo di fedeli.") e qualcun altro come il disco solare ripetuto più volte (".. above it [the peak] the solar disk figures several times, and the king pays homage to it for his victory." oppure altrove "Above Naram-Sin, solar disks seem to radiate their divine protection toward him, while he rises to meet them.").

Bene. Io, forse perchè convinto della grande importanza del fenomeno delle congiunzioni Giove-Saturno in tutte le tradizioni storico-religiose del vicino oriente, sono andato a verificare e guardate cosa ho trovato.
Ho trovato che tra i primi di gennaio e la fine di luglio dell'anno 2230 a.C., quindi proprio durante il regno di Naram-Sin e all'epoca della realizzazione della famosa stele, ebbe luogo una congiunzione Giove-Saturno multipla, doppia per l'esattezza.
Ecco, quel che ora io penso e che propongo come nuova interpretazione alla comunità degli studiosi degli antichi imperi mesopotamici, è che le due stelle che figurano nella stele della vittoria di Naram-Sin rappresentano in realtà - con grande probabilità - i due pianeti Giove e Saturno in congiunzione, la congiunzione G-S doppia i cui due allineamenti si verificarono il 19 gennaio ed il 23 luglio del 2230 a.C.
Detto in altre parole, la scena riportata nella stele rappresenta l' unzione divina di Naram-Sin ad opera della congiunzione fenicea Giove-Saturno del 2230 a.C., una sorta di sua elezione e proclamazione a messia degli accadi.
Anche se, ironia della storia, il grande impero che si estendeva dall'Anatolia e dalle coste del Mediterraneo fino al Golfo Persico e all'altopiano iranico, sopravviverà a Naram-Sin meno di cinquant'anni. Com'è successo altre volte nella storia ad imperi e Reich già ritenuti millenari.


martedì 13 ottobre 2009

Delle cose sensibili e di quelle intellegibili ovvero della carne e dello spirito

Questa sera vorrei comunicarvi delle riflessioni che faccio da così tanto tempo che le loro conclusioni sono ormai per me punti fermi e risultati acquisiti, consolidati semmai da letture recenti. E' utile che vi dica quali sono queste riflessioni e questi risultati, così che anche voi possiate giovarvene nelle vostre ricerche.

Dunque. Nella storia dello sviluppo delle capacità umane è venuto un momento in cui ci si è resi conto che la realtà effettiva non sempre coincideva o poteva coincidere con quanto si vedeva attraverso gli occhi o, più in generale, si percepiva attraverso i sensi. Ci si rese conto in altre parole che oltre ed al di là della realtà percettiva v'è spesso una realtà effettiva o strutturale diversa dalla prima e che dunque la sola apparenza talvolta inganna. Per giudicare completamente le cose, accanto e oltre agli occhi corporei, fisici, della carne, è dunque necessario avere anche una capacità di valutazione, di astrazione dal percepito, insomma un 'occhio' del pensiero, cioè dello spirito ovvero dell'intelletto.

Ora prima che vi dica a quando io colloco questo momento e a quale ambito cognitivo (che per altro avrete già intuito) vedo collegata questa peccaminosa scoperta, preciserò che su quanto di generale ho detto sopra, su quella duplicità mentale è naturalmente d'accordo anche Kant quando parla - nel suo modo 'neutro' e senza stare a precisare l'ambito del suo discorso - di cose sensibili e di cose intellegibili, ovvero di sensibilità ed intelletto.
Scrive infatti Heidegger in Kant e il problema della metafisica, p. 41 ed. Laterza:
"...Kant, sia nell'introduzione alla Critica della ragion pura, sia nella parte conclusiva, oltre ad enumerare semplicemente le due doti basilari, ne dà anche una caratterizzazione degna di nota: la sensibilita' e l'intelletto; mediante il primo gli oggetti ci sono dati, mentre mediante il secondo vengono pensati>>.

Ora, poichè io - diversamente da quanto Kant modestamente pensava (cioè che tutti gli uomini dopo di lui secondo i suoi dettami avrebbero ben limitato l'applicazione della loro ragione) - non penso affatto di limitare i campi di applicazione della mia ragion pura, passerò a parlarvi del tempo e dell'ambito nel quale sorse quella convinzione e fu fatta quella sensazionale scoperta sull'apparenza che inganna.
Secondo me, come avrete capito dalle immagini che ho messo a corredo del testo, l'ambito fu quello astroNomico ed il tempo fu il VI sec. a.C., l'epoca di Anassimandro, Ferecide, Anassimene, Pitagora, .. , epoca che a parer mio rappresenta il vero periodo assiale dell'umanità.
La scoperta peccaminosa consistette in questo, che osservando bene i pianeti, annotandone la posizione sera dopo sera, per mesi, ci si accorse che essi - invece di muoversi su un determinato sfondo stellare ordinatamente da ovest verso est - ogni tanto esibivano degli strani comportamenti di ritorno all'indietro, verso ovest (cioè verso destra per osservatori del nostro emisfero), talvolta addirittura formando un cappio, come quello riportato nella seconda foto qui a sinistra. Quel cappio che, diversi secoli dopo, s. Paolo chiamerà "il laccio del Maligno" (2Tim 2, 26).
All'inizio del V secolo a.C., cioè al tempo della giovinezza di Parmenide, già ci si interrogava dunque in Grecia su quale realtà strutturale, su quale aletheia poteva rendere conto di e spiegare gli strani fenomeni osservati (doxa) nella cinetica planetaria (cfr. immagini).
V'è da dire, comunque, che i greci non furono i primi a porsi questo genere di domande, perchè molto probabilmente prima di loro se l'erano già poste egizi, indo-iranici e forse cinesi. Come attesta la provenienza da queste aree culturali dei miti della fenice e dell'unicorno.
Ma su queste questioni, sulle implicazioni e significati astroNomici della fenice e dell'unicorno (che non conosce moto retrogrado), sull'astronomia nell'Antico e nel Nuovo Testamento (es. Figlio dell'uomo, dialogo notturno Gesù-Nicodemo del vangelo di Giovanni, alcuni contenuti delle lettere di s. Paolo, ..) torneremo nei prossimi messaggi.

venerdì 9 ottobre 2009

Esserci e kairos in Heidegger

Leggendo il dibattito di Davos del marzo 1929 tra E. Cassirer e M. Heidegger sull'interpre-
tazione di Kant (cfr. App. II in Kant e il problema della meta-
fisica di Heidegger, Laterza ed.), ho trovato un brano molto interessante del filosofo della Foresta nera, che chiari-
sce bene come a lui fosse mol-
to presente, e per lui impor-
tante, tutta la tematica dei momenti cairotici della temporalità dell'esserci, cioè dell'esistenza umana.

Disse/scrisse dunque Heidegger in quei giorni di fine marzo 1929:

"A determinare l'essenza di quello che chiamo esserci non è sufficiente il solo contributo di quello che si definisce come spirito e neppure di quello che si chiama vita; l'importante è invece l'unità originaria e la struttura immanente della relazionalità di un uomo che entro certi limiti è incatenato in un corpo e nell'esser incatenato nel corpo si trova in una propria forma di legame con l' ente in mezzo al quale si trova, non come uno spirito che vi guarda dall'alto, bensì in quanto l'esserci, gettato in mezzo all'ente, compie liberamente un'irruzione nell'ente; irruzione che è sempre storica e, in ultima analisi, contingente. Così contingente che la forma suprema dell'esistenza dell'esserci si può ricondurre a pochissimi e rari istanti di quella durata dell'esserci che intercorre tra la vita e la morte; soltanto in pochissimi istanti infatti l'uomo vive al culmine della sua propria possibilità, mentre per il resto si muove sempre in mezzo al suo ente.
La questione del modo d'essere di quello che si trova nella filosofia della forma simbolica di Cassirer, la questione centrale della costituzione interna dell'essere, è quello che determina la metafisica dell'esserci .."
Chissà se quando qui parlava di storica irruzione dell'esserci nell'ente pensava a quel che egli nel 1927 avrebbe voluto scrivere, ma non avrebbe mai più scritto, nella II parte di Essere e Tempo, o alla chiamata/illuminazione di Nietzsche del 1881 o quella di Kant del 1782 o a cos'altro .. Forse, più probabilmente, pensava a quel che già si preparava a scrivere per il 1938, 1939, 1940 o 1941.

mercoledì 23 settembre 2009

Kairoticità delle congiunzioni G-S

Lasciando per un po' da parte quell'osso duro di Kant, su cui comunque torneremo, parliamo ora di questa importante tematica.
Certo, se cercate 'kairoticità' su un dizionario della lingua italiana non lo troverete. Avrei dovuto scrivere, come titolo, "Considerazioni kairologiche sulle congiunzioni Giove-Saturno", ma anche l'aggettivo 'kairologico' o 'cairologico' non li avreste trovati. Allora forse era meglio "Tempistica delle congiunzioni G-S", anche se sul mio Garzanti 'tempistica' non c'è, c'è solo 'tempista'. Che sarebbe poi chi, cantando o suonando, segue perfettamente il tempo oppure chi sa intervenire al momento giusto, cioè chi sa cogliere l'attimo opportuno. Oppure ancora chi, atleta in gara o guerriero in combattimento, sa cogliere prontamente il momento opportuno per l'attacco [diz. Garzanti].
Definizioni queste che rimandano al concetto greco di kairos, quel breve intervallo di tempo nel quale l'insieme delle circostanze, soggettive ed oggettive, converge positivamente per
rendere l'azione possibile in quanto efficace. I greci consideravano divina l'abilità di percepire il kairos e Kairos era appunto il dio che, già a partire dal IV sec. a.C., la dispensava (figura a sinistra, del II sec. d.C.).
Quel che volevo fare stasera, in considerazione del fatto che la tempistica o temporalità delle congiunzioni Giove-Saturno ha spesso ispirato e motivato azioni storiche di varia natura (politica, militare, religiosa, filosofica, letteraria, ..), era riflettere su e ricordare quali sono le circostanze temporali, i momenti salienti (cairologici, appunto) delle congiunzioni G-S, quei momenti cioè che caratterizzandosi come interruzioni e come sospensioni del generico fluire del tempo ordinario, del chronos, si possono pensare come punti marcanti, come 'tacche' sull'asse del tempo e come possibili delimitatori di ère ovvero di più o meno lunghi periodi storici (aion).

Iniziamo dalle congiunzioni Giove-Saturno singole, che - come ho detto più volte - sono il modo d'essere più probabile (5/6) assunto dall'ente metafisico di cui parliamo e quello, quindi, che manifesta normalmente.
E' del tutto evidente che in questo caso il possibile momento cairologico del fenomeno è uno solo, ed è quello astronomicamente corrispondente all'unico allineamento che si verifica tra Giove e Saturno, ben identificabile con il tempo associato al minimo sui diagrammi che indicano la distanza angolare tra i due pianeti (linea rossa nel diagramma a lato) in funzione del tempo. Questo preciso istante di tempo può distare da quello corrispondente della precedente congiunzione G-S di un intervallo che può variare da 18 anni e 10 mesi a 20 anni e 7.5, in funzione della posizione occupata ora e prima dalla Terra sulla sua orbita. E' chiaro che se si fosse assunto, per ipotesi, questo fenomeno come teofania di un dio, quel dio si sarebbe sì manifestato piuttosto spesso, grossomodo di generazione in generazione, ma in modo piuttosto variabile ed incostante. Non solo tra i valori sopra indicati è possibile una variabilità di quasi 2 anni, ma talvolta può capitare (come nel caso indicato a lato, la 'chiamata' di Nietzsche del 1881) che il fenomeno neppure sia visibile nel momento culminante, perchè nascosto dal sole. Naturalmente se uno - pur non vedendo - sa quel che sta avvenendo, le emozioni associate all'evento possono essere ugualmente ed anche più intense che se uno vedesse. Come è stato, a mio modesto parere, il caso di Nietzsche a primavera del 1881.

Passando alle congiunzioni G-S multiple, quelle del tipo allegorizzato con il bennu cioè con la fenice, è evidente che i possibili momenti cairologici sono appunto multipli, cioè 3 oppure 2 (a seconda che la Terra si trovi in quel ristretto settore di +/- 29° rispetto all'asse della congiunzione GS eliocentrica oppure ne sia poco fuori), corrispondenti al numero di allineamenti tra Giove e Saturno visibili da qui.
Nella figura a lato è rappresentata ad esempio la perfetta congiunzione G-S tripla del 967-968 (quella cui probabilmente la città egiziana del Cairo, fondata proprio in quel tempo, deve il suo nome), i cui tre 'momenti estatici' si ebbero rispettivamente il primo al 25 giugno 967, il secondo, quello centrale al 5 ottobre 967 ed il terzo ed ultimo al 4 gennaio 968.
Da un punto di vista astronomico e simbolico i tre momenti non sono tutti sullo stesso piano, perchè quello centrale corrisponde ad un perfetto allineamento dei Quattro (Saturno-Giove-Terra-Sole). In ottica eliocentrica è come se un gigantesco orologio cosmico a tre lancette (Saturno, Giove e la Terra) avesse tutte e tre le lancette posizionate sul 12 ovvero sullo '0' ad indicare l'istante di inizio di una nuova epoca storica. A far pensare questo fenomeno astronomico in questi termini contribuisce anche la rarità dello stesso, che - avendo una probabilità a priori di solo circa 1/6 - può mancare anche per secoli. Ad esempio, mentre l'ultima congiunzione G-S di questo tipo si è avuta nel 1981 (l'anno dell'attentato a Giovanni Paolo II), la prossima dello stesso tipo non si avrà che a cavallo degli anni 2238-2239, cioè 257 anni dopo. Vi sono casi in cui il fenomeno è mancato anche per 377 anni !
E' evidente che una teofania associata a questo tipo di fenomeno astronomico, i cui momenti centrali sono necessariamente intervallati tra di loro da multipli interi di 19.859 anni (l'intervallo base delle congiunzioni G-S), rimanda ad un dio più stabile e più visibile quando c'è, anche se complessivamente meno presente nella vita dell'umanità: insomma un dio che lascia in un certo senso più libertà agli uomini.
Rimane ancora da dire che durante questo fenomeno (che ha la singolare caratteristica di durare quasi quanto una gravidanza umana) i due pianeti esibiscono in cielo, notte dopo notte per sette-otto lunghi mesi, una specie di danza, muovendosi essi in fase avanti ed indietro, proprio come due ballerini affiatati ovvero come due amanti appassionati. E qui non posso e non voglio nascondere che sto proprio pensando al Cantico dei Cantici.

giovedì 10 settembre 2009

Kant ed io

Sfogliando un volumetto di filosofia che ho portato da Berlino (Sternstunde der Philosophie, von Platon bis Heidegger di Otto A. Boehmer, Beck v.) mi sono imbattuto - nella seconda pagina del capitolo dedicato ad Immanuel Kant - in questa affermazione dell'autore:

"Den Schluessel zum Geheimnis der Metaphysik glaubte Kant entdeckt zu haben: Er lag fuer ihn in einem bislang noch nicht erkannten Zusammenwirken von Vernunft, Verstand und Sinnlichkeit, das nunmehr genauer beschrieben werden musste."

Questa affermazione mi ha molto colpito perchè descrive bene, anche se un po' superficialmente, quel che anch'io ritengo di me e dei risultati delle mie ormai più che decennali ricerche, di avere cioè scoperto la chiave per il segreto della metafisica. E come sa chi mi legge su questo blog, non mi limito ad affermarlo ma ne vengo dando concreta e dettagliata illustrazione e dimostrazione, chiarendo a parole, con schemi e grafici tutti i modi d'essere (ways of being) dell'ente metafisico. Ente che secondo le mie scoperte è costituito, come ho detto più volte, dall'insieme dei due pianeti Giove e Saturno in congiunzione.

A questo punto mi son detto: bene! se sia Kant che io abbiamo scoperto "den Schluessel zum Geheimnis der Metaphysik", allora - poichè questa chiave dev'essere unica - Kant ed io dobbiamo avere scoperto la stessa cosa. Una rapida verifica per vedere se ci siano indizi nella biografia di Kant che lascino pensare ad una sua conoscenza del fenomeno delle congiunzioni G-S mi dà risultati non negativi.
Il suo Kritik der reinen Vernunft (Critica della ragion pura), composto in fretta in 4-5 mesi dopo studi e ricerche durate circa 12 anni (!), apparve a maggio 1781, circa un anno prima della congiunzione G-S multipla del 1782. Un anno dopo di questo evento scrisse invece Prolegomena zu einer jeden zukuenftigen Metaphysik, che riassumeva i principali percorsi di pensiero del capolavoro precedente.
"Die Prolegomena aber .. hielt man fuer aehnlich unverstaendlich wie die Kritik der reinen Vernunft.", cioè a dire anche quella che doveva essere una sintesi divulgativa della prima opera risultava altrettanto incomprensibile di essa.

Ecco .. ora io vorrei iniziare a leggere qualcosa di Kant proprio partendo da queste due opere, perchè qualcosa mi dice che riuscirò - io ingegnere elettronico - a spiegarvi non solo Heidegger ed il suo interesse per Kant, ma anche Kant stesso nelle sue opere più ermetiche.

Per concludere, vi dirò che mi spiace proprio che il Call for papers per il prossimo quinquinnale Congresso Kantiano Internazionale (Pisa 22-26 maggio 2010) scada il 15 settembre, cioè tra soli cinque giorni. Ci fosse stato più tempo, avrei forse potuto portare a quel convegno un contributo magari importante, ma così .. non sono ancora neppure in possesso di quelle due opere ..

venerdì 4 settembre 2009

The phoenix from Liverpool to Berlin

Per illustrare sinteticamente al centinaio e più di lettori di questo blog i risultati delle mie
ricerche sulla fenice (svoltesi in parallelo alle prime letture di e su Heidegger) dirò che - nell'anno e mezzo circa trascorso tra il convegno di Liverpool della U.K. Classical Association (fine marzo 2008) ed il convegno di Berlino da poco conclusosi (la quinquennale FIEC Conference di fine agosto 2009) - il numero di casi a sostegno e dimostrazione della teoria interpretativa astroNomica che propongo sono aumentati da 7 a 13. Nessun caso invece, cioè nessuna 'apparizione/comparsa' datata della fenice è stata trovata che sia in contrasto con la nuova teoria interpretativa del mito.

I sei nuovi casi sono la congiunzione Giove-Saturno pseudodoppia del 602 a.C. durante il regno del faraone Necho II (610-595), la congiunzione G-S tripla del 146-145 a.C. al tempo della stesura dell'Exagogè di Ezechiele il Drammatico, la congiunzione G-S doppia del 113-114 d.C. (al tempo della successione di Adriano a Traiano, 118), le congiunzioni G-S triple del 411-412 (C. Claudiano, Stilicone) e del 967 (Codex exoniensis, Exeter) ed infine la congiunzione G-S pseudodoppia del 1127 (dedica del Bestiaire, da parte di Philippe de Thaon, alla regina 'fenice' Aliz de Louvain, 1121-35).

Come immediatamente comprenderà chiunque stia seguendo con qualche attenzione questo blog, il fatto che in tutti i casi (sono ora ben tredici !!) in cui si può parlare di 'apparizione/comparsa' datata della fenice sia presente la situazione astroNomica che comporta la visione da Terra di una congiunzione G-S multipla, evento questo oltretutto a bassa probabilità a priori (p=1/6), tutto ciò rende - praticamente - assolutamente certa l'interpretazione astronomica del mito della fenice che già da vari anni vado proponendo.

Spetterà ora a chi vuole contestare e mettere in crisi questa mia teoria interpretativa del mito trovare, se può, nelle antiche letterature una o più apparizioni datate della fenice verificatesi _non_ in coincidenza con una congiunzione Giove-Saturno multipla.

mercoledì 2 settembre 2009

Heidegger a Berlino

Di ritorno dalla Germania, ripensavo all'impressione avuta che Heidegger sia un po' snobbato a Berlino, almeno nelle librerie della capitale federale. Sebbene io abbia infatti girato accuratamente per diverse librerie, alcune anche molto grandi (es. un vero e proprio palazzo-libreria sulla Kurfurstendamm), in nessuna ho trovato - come mi aspettavo - tutti o almeno parte dei volumi già pubblicati della Gesamtausgabe (l'edizione integrale, l' Opera omnia) in corso di completamento dall'editore Vittorio Klostermann (102 voll. in tutto!).

Ho trovato invece, dopo attenta ricerca, solo qualche piccolo volume introduttivo alla sua filosofia, come il Guenter Figal, Martin Heidegger, zur Einfuehrung, e il testo di qualche sua singola conferenza, come ad esempio - nella serie dei tascabili dell'editore P. Reclam - Was heisst Denken? e Der Ursprung des Kunstwerkes.

Certo se avessi trovata aperta l'Akademische Buchhandlung sotto alla Facoltà di filosofia in Hegelplatz, dietro alla Humboldt-Universitaet, libreria che invece era ancora chiusa per ferie, certo lì - penso - avrei trovato tutto di colui che in un sito americano hanno definito "a cold-hearted snake" ("un serpente dal cuore freddo").

Mi è rimasta comunque l'impressione che nelle altre librerie della città ci sia veramente un po' (troppo) poco, forse - ho pensato - perchè è una città ancora prevalentemente orientata a sinistra (amministrazione SPD) e lui aveva simpatizzato per il nazismo, forse perchè lui era del sud cattolico e lassù al nord prevalgono i cristiani protestanti, forse perchè a lui piaceva definirsi un 'localista', un autoctono Schwarzwaelder, e Berlino invece ha tanto un'atmosfera da metropoli cosmopolita, ... chissà ..?! Forse per più d'uno di questi motivi o magari, più semplicemente, perchè a Berlino si vende poco di filosofia.

giovedì 27 agosto 2009

The phoenix and the unicorn in Berlin


Now that I'm again relaxed, I can sincerely say it. It was with great emotion that on Wednesday 26 August in the room 3059 of the main building of the Humboldt-Universitaet zu Berlin (3° Floor), I explained my theory of the astronomical interpretation of the phoenix myth and of the unicorn myth to an attentive group of about 30-35 people of various nationalities. "Phoenix and Monokeros were allegories of Jupiter-Saturn conjunctions" was the title of my speech.

It was a great honor and indeed a great emotion 'to teach' (as probably the unique non-academic lecturer of the FIEC 2009 Berlin Conference), also if only for half a hour, in the same university where 29 Nobel-prize winners taught their innovative and sometimes revolutionary theories. Big photos of these famous Professors-Scientists are now upstairs on the walls of the 2-nd floor, for instance those of Planck, Heisemberg, Einstein, Hertz, Max von Laue, Debye, ...

I remember to all my readers that the FIEC is the "Fédération Internationale des Associations d'Etudes Classiques", that is the International Federation of the Societies of Classical Studies, the congresses/conferences of which take place every fifth year in a different capital or main city of the country of a FIEC_member national Association of Classical Studies. More than 80 national associations take actually part in the FIEC federation.

martedì 18 agosto 2009

Il parere di Massimo Cacciari

Farà sicuramente piacere al centinaio di studiosi delle varie discipline che da varie parti del mondo seguono questo blog sapere che tra loro vi è anche il prof. Massimo Cacciari, il filosofo sindaco di Venezia.
Essendone stato esplicitamente autorizzato, volevo oggi rendervi noto il giudizio espresso dal famoso filosofo qualche tempo fa sulle mie ricerche, dopo la lettura del saggio sulle congiunzioni Giove-Saturno di qualche anno fa (Grund di tutto) e del pre-print della relazione sull'interpretazione astronomica della fenice, che presentai a settembre 2006 al 6° Convegno della S.I.A. - Società Italiana di Archeoastronomia.

Mi scrisse dunque il prof. Cacciari il 25.1.2008:

"Gentile prof. De Cesaris,

I Suoi contributi mi sembrano davvero importanti e innovativi. Non posso seguirli in tutti i meandri, ma nella sostanza spiegano in modo molto convincente anche a un profano aspetti davvero _inauditi_ delle nostre tradizioni mitiche e religiose.
Con stima e simpatia.

Massimo Cacciari"

Come vedete, il Prof inviò poche righe di commento ma dense di contenuto e di indubbio apprezzamento, aprezzamento che ha voluto manifestarmi anche di recente e di cui lo ringrazio qui pubblicamente e sentitamente!!
Inutile che vi dica quanto la considerazione di persone come il prof. Cacciari mi faccia piacere e mi sproni alla continuazione delle mie ricerche. Anzi, ora che ci ripenso, mi pare di essere arrivato un annetto fa (primavera-estate 2008) ad Heidegger e alla Seinsfrage (e poi dal filosofo della Foresta Nera a Nietzsche, Hoelderlin, ..) proprio approfondendo aree di interesse accademico del prof. Cacciari.

venerdì 14 agosto 2009

1881, April 18th: Nietzsche's invisible unicorn

Com'è evidente dalla forte simmetria della linea rossa del primo grafico qui a sinistra e di quella verde del secondo, linea che rappresenta la distanza angolare in modulo tra Giove e Saturno (i gradi si leggono sull'asse di destra), la congiunzione G-S che folgorò Nietzsche nell'aprile 1881 sulla via di Genova fu del tutto simile a quella
che ispirò a Paolo di Tarso alcuni passi della seconda Lettera ai Tessalonicesi [2 Tes 2, 11-12] e della Lettera ai Galati [Gal 4, 1-12] all'inizio di primavera del 54. Entrambe furono singole, cioè con un solo allineamento tra Giove e Saturno, ed entrambe ebbero la particolarità di essere invisibili nel momento culminante, nel momento cairotico, che fu il 18 aprile 1881 per quella di Nietzsche ed il 21 marzo 54 per quella di s.Paolo.

Come ho spiegato in un post precedente e come risulta chiaro anche dal secondo dei poster di Liverpool, questa situazione si verifica quando, al momento della congiunzione G-S eliocentrica, la Terra (con su noi, cioè gli osservatori terrestri) si trova - rispetto al Sole - esattamente dalla parte opposta dei due pianeti in congiunzione eliocentrica. In quel giorno e per pochissimi giorni la coppia dei pianeti 'congiunti' sorge di mattina ad est contemporaneamente al Sole ed attraversa di giorno la semi-volta celeste rimanendo però costantemente nascosta dietro al Sole, alla sua enorme potenza luminosa. Rimanendo cioè invisibile all'osservatore terrestre. Come ho scritto altrove, si ha una congiunzione G-S che c'è ma non si vede!

E' del tutto evidente che per chi conosce i dettagli astronomici della situazione ed è però portato a farli oggetto di speculazioni poetiche o metafisico-religiose il momento di massima .. solennità è quando il gruppo di corpi celesti Saturno-Giove-Sole passa sul meridiano del luogo dell'osservatore (cioè letteralmente sulla testa dell'osservatore), quindi a mezzogiorno.

Da quel poco che ho letto finora di lui, io penso che Nietsche sia stato del tutto consapevole della particolarità della situazione astronomica, del fenomeno che stava per verificarsi e che lui certamente osservò - nei periodi di visibilità lontani dal kairos - prima da Genova poi in agosto dall'Engadina.
Egli scrive infatti nel 1881: "Insaziabile come il fuoco ardo e consumo me stesso. Luce diviene quanto io abbraccio; resta carbone quanto io abbandono. Io sono fiamma ...".
Risulta inoltre appurato dai biografi che Nietzsche abbia in quel 1881 nuovamente intensificato le sue letture scientifico-naturali, oltre a stendere in tono profetico-visionario i primi appunti per Zarathustra e per L'eterno ritorno.

Penso, per concludere, che a questo punto anche i filologi ed i filosofi studiosi del periodo presocratico abbiano qualche elemento o strumento in più per incominciare finalmente a decrittare il "fuoco" eracliteo.

martedì 11 agosto 2009

Forse Nietzsche confondeva fenice ed unicorno ... o forse no

Uno degli ultimi aforismi (il 568° di 575) di Aurora, la raccolta che Nietzsche terminò all'inizio del 1881, è intitolato Poeta e uccello e dice così:

"La fenice mostrò al poeta un rotolo incandescente, che si stava per carbonizzare. 'Non spaventarti - disse - è la tua opera! Non ha lo spirito del tempo e ancor meno lo spirito di quelli che sono contro il tempo: per conseguenza dev'essere bruciata. Ma questo è un buon segno. Ci sono molte specie di aurore."

Chi mi segue sa che, già da vari anni, della fenice io ho proposto una interpretazione astronomica che lega il mitico e meraviglioso uccello alle congiunzioni tra Giove e Saturno, precisamente alle congiunzioni G-S multiple, quelle di cui ne avviene mediamente una ogni sei, cioè una ogni 120 anni (anche se l'intervallo effettivo tra l'una e l'altra può arrivare anche a 377 anni).

Ora si dà il caso che proprio in quel periodo una congiunzione Giove-Saturno stesse effettivamente per culminare, per arrivare cioè al suo momento cairologico (che si sarebbe avuto il 18 aprile 1881), ma che non si trattasse di una congiunzione multipla bensì - come risulta dal grafico delle longitudini geocentriche e della distanza angolare tra i due pianeti (linea rossa) - di una congiunzione G-S semplice, cioè del tipo allegorizzato secondo l'altra mia interpretazione con l'unicorno.

E' estremamente probabile secondo me che Nietzsche in quegli ultimi mesi del 1880 e primi del 1881 stesse seguendo da Genova l'evolversi di questa congiunzione G-S. A dicembre scrive infatti a Gast: "Mi manca la stufa, come a Lei. Ma finora si è potuto star seduti sia di giorno che di notte all'aperto (e sdraiati - torno proprio ora dalla solitudine della scogliera)."

Che ci faceva Nietzsche sdraiato di sera/notte sulla scogliera di Genova? Secondo me osservava di sera in sera quel che ho chiamato l'ente metafisico, cioè la coppia di pianeti Giove e Saturno prossimi al loro allineamento. Ma o perchè non era stato iniziato bene o perchè lui non aveva capito bene (insomma per un difetto di iniziazione) credeva di stare osservando l'arrivo della mitica fenice. Da qui nasce l'aforisma 568, con la fenice che gli parla della sua opera in via di completamento.

A favore dell'ipotesi che invece Nietzsche sapesse cosa stava vedendo (o - a posteriori - cosa avesse visto in quella primavera 1881) sta il fatto che la figura che lui concepisce ai primi di agosto in Engadina, a Sils-Maria, e cioè Zarathustra, questa figura rimanda immediatamente al mondo (indo-)iranico, area dalla quale è attestata anche la provenienza del mito dell'unicorno.

Quel che è certo è che la congiunzione Giove-Saturno singola del 18 aprile 1881 si incunea come un vero e proprio momento cairotico, di cesura, nella vita e nella produzione di Nietzsche. Se l'ultimo aforisma di Aurora rimandava ad un volo verso ovest degli 'aerei naviganti dello spirito', ora il concepimento della figura di Zarathustra sembra indicare che anche l'oriente è ben presente nella mente del filosofo.

lunedì 10 agosto 2009

Ieri sera a Castel S. Angelo

Ieri sera ho passato un paio di ore nei giardini che circondano il Castel S. Angelo di Roma, ove si sta svolgendo dal 18 giugno (e fino al 23 agosto) l'iniziativa 'Letture d'estate, lungo il fiume e tra gli alberi' di invito alla lettura. Tra stand di libri nuovi (a prezzo pieno o scontato) e banchi e bancarelle di libri usati a vario prezzo c'era veramente solo l'imbarazzo della scelta.
Io ho trovato un paio di libri su Heidegger ("Martin Heidegger trent'anni dopo", gli atti del convegno 2006 dell'Università Bologna per il trentennale della morte, 26.5.1976, e di Jean Beaufret "In cammino con Heidegger", ed. Marinotti 2008), quattro libri dell'editrice Marietti (di G. Cunico "Da Lessing a Kant" e "Messianismo dionisiaco", di M. Vozza "Il mondo delle cose prossime" e di S. Semplici "La logica e il tempo") e poi di Stefan George "L'anima e la forma", di V. Verra "La filosofia di Hegel" ed infine di G. Passelecq "L'enciclica nascosta di Pio XI". Dimenticavo .. ancora un 'mammut' della Newton Compton su Nietzsche, Opere 1870/1881.

Considerato che qui sulla scrivania ce ne sono già diversi in evidenza, ancora da leggere, su e di Heidegger, altri sul tempo e sulla storia e sulla filosofia della storia ... .. capite bene che in autunno da leggere non mi mancherà certo.

mercoledì 5 agosto 2009

Eppur si muove ...

With pleasure I've seen that my book "Congiunzioni Giove-Saturno e storia giudaico-cristiana" ("Jupiter-Saturn conjunctions and judaic-christian history"), conceived about ten years ago and published in the autumn 2001, was mentioned in Volume 1, Number 1 of a new European religious studies journal, the Journal of Religion in Europe, edited in 2008 by the internationally well-known academic publishing house Brill, based in the Netherlands.

giovedì 30 luglio 2009

Aion Chronos Kairos .. un gradito dono

Ieri sera ho ricevuto un gradito dono, che in verità avevo sollecitato, del quale voglio accennarvi. Si tratta di uno studio di carattere archeologico pubblicato nel 2006 dal titolo Le forme del tempo, Aion Chronos Kairos di Annapaola Zaccaria Ruggiu, che insegna Archeologia e Storia dell'arte greca e romana all'Università Ca' Foscari di Venezia.

Per intrigarvi un po' su "questo volume che affronta alcuni temi che compongono l'intero orizzonte della temporalità nel mondo greco e romano" riporto una frase dalla Presentazione introduttiva:
"Aion, Chronos, Kairos, sono alcune delle figure che il senso, il modo di concepire il tempo, i concetti di cui è espressione, sembrano sempre sfuggire ad una comprensione definitiva - malgrado numerose indagini puntuali e circostanziate - di ciò che appare come un universo complesso, ambiguo e polimorfo."

A questo titolo ero arrivato da quello di un altro libro acquistato qualche tempo fa (il 4 giugno mi dice lo scontrino spillato dietro), ma non ho ancora letto bene, in modo sistematico, ma solo sfogliato: Il tempo che viene, M. Heidegger dal Kairòs all'Ereignis di Sandro Gorgone.

Ecco, queste saranno alcune delle mie prossime letture. Qualcuno di voi che mi leggete li ha già letti questi libri? che giudizio ne date?

mercoledì 29 luglio 2009

Sì .. ma perchè proprio Giove e Saturno ?

Una domanda che mi è stata spesso rivolta (a frequently asked question) da persone seriamente intenzionate a capire ed approfondire le mie tesi riguarda il perchè sarebbero state scelte proprio le congiunzioni Giove-Saturno e non quelle tra altri pianeti ad oggetto di speculazioni metafisiche e di trascendenza religiosa.

Precisato che la rilevanza delle congiunzioni G-S al fine delle ricerche di cui tratta questo blog è ormai un dato, un risultato solidamente acquisito, la risposta che - pensando e ripensando a quella domanda - io mi sono dato è che il sistema Giove/Saturno (comprendendo in questa espressione sia Giove da solo che Saturno da solo che, terzo, le loro congiunzioni) è stato preferito ad altri soprattutto perchè permette misure regolari di tempi molto lunghi, quali quelli che caratterizzavano le vicende di regni e regnanti, cioè le vicende storiche.

Tolti la Luna, il Sole ed i due 'satelliti' di esso (nella visione geocentrica) a visibilità irregolare Mercurio e Venere, misure di tempo più lunghe dell'anno potevano essere basate solo sulle periodicità dei tre pianeti visibili di notte e cioè Marte, Giove e Saturno (ultimo, questo, tra i pianeti visibili ad occhio nudo).

I periodi di rivoluzione di questi pianeti sono rispettivamente 1.881 anni, 11.862 e 29.458 anni, da cui [applicando la formula TAB = TB * TA / ( TB - TA) ] risultano per i tre tipi possibili di congiunzioni i seguenti intervalli di tempo (eliocentrici ovvero geocentrici medi):

* Marte-Giove TMG = 2.235 anni,
* Marte-Saturno TMS = 2.008 anni,
* Giove-Saturno TGS = 19.859 anni.

Come si vede, a causa dell'alta velocità di rivoluzione di Marte, le congiunzioni di esso sia con Giove che con Saturno si susseguono ad intervalli di appena 2 anni circa o poco più, mentre quella tra Giove e Saturno cadenza un intervallo temporale di circa 20 anni.

A ciò si deve aggiungere il fatto che Marte avendo un'orbita di eccentricità piuttosto elevata ha fasi di moto retrogrado molto più irregolari sia di Giove che di Saturno: ciò comporta per la coppia G-S congiunzioni multiple di maggiore regolarità.

A tutto ciò va aggiunto il fatto che, essendo Saturno il pianeta più lontano [e a moto più lento (l' "Antico di giorni" del libro di Daniele)], la sua considerazione e lo studio del perchè delle sue congiunzioni multiple a dati intervalli di tempo permetteva di inferire sulla struttura e sulle proporzioni e dimensioni del 'regno dei cieli', cioè di tutto il sistema planetario.

Riassumendo, dev'essere stato sin dai tempi dell'antico Egitto e di Heliopolis (ove la fenice era sacra) che ci si accorse che il sistema Giove/Saturno era particolarmente adatto per misure di tempo di 12, 20 oppure 30 anni (un semplice e comodo metronomo) e per studi astroNomici sulla struttura del sistema planetario: chi ruotava intorno a chi, a quali distanze, in quanto tempo, .. Si, proprio lo studio dei massimi sistemi!!

sabato 25 luglio 2009

Edith Stein: una figura molto intrigante

Una figura che ho incontrato nel corso dei miei approfondimenti su Heidegger e sul Sein, anzi Seyn, e che mi intriga molto è quella di Edith Stein (1891-1942), la filosofa e suora cattolica di origine ebraica che fu inizialmente assistente di Husserl (poi sostituita in questa funzione proprio da Martin Heidegger) e che finì i suoi giorni nelle camere a gas di Auschwitz il 9 agosto 1942.
Già il 12 aprile 1933 quand'era ancora ebrea, ma insegnante in una scuola cattolica tedesca, Edith si era rivolta per lettera al papa Pio XI, sollecitando una chiara presa di posizione della Santa Sede sulla situazione creatasi in Germania dopo l'arrivo di Hitler al cancellierato (30 gennaio 1933). Non solo Pio XI non rispose alla lettera della Stein, ma neppure il suo successore Pio XII (già segretario di stato di Pio XI) trovò il modo di farle arrivare alcun aiuto concreto solo Pio XI non rispose alla lettera della Stein, ma neppure il suo successore Pio XII (già segretario di stato di Pio XI) trovò il modo di farle arrivare alcun aiuto concreto nei nove anni dal 1933 al 1942, sebbene essa si fosse già dal 1933 convertita al cattolicesimo e fosse poi diventata suora carmelitana.

Ma cosa m'intriga di Edith Stein? Ammetto per ora di non esserne completamente consapevole, di non avere ancora avuto tempo di approfondire tutta la sua storia e la sua produzione filosofica e religiosa, mi è solo rimasta impressa da qualche sporadica lettura la sua caparbia volontà di ricerca della verità, sin da quando era giovane fenomenologa assistente di Husserl a Friburgo.

E' comunque un fatto preciso e verificabile che tutta la parte finale della storia di Edith, cui ella si offrì volontariamente e senza proteste di alcun genere, quasi salendo un suo personale Calvario, si svolse durante e a ridosso della congiunzione Giove-Saturno tripla del 1940-41, quella i cui tre allineamenti Saturno-Giove-Terra (i tre momenti 'estatici' dell'Ereignis heideggeriano) si svolsero l'8 agosto 1940, il 20 ottobre 1940 ed il 15 febbraio 1941.

Da un libricino di Teresio Bosco su Edith Stein letto in questi giorni due frasi mi sono rimaste impresse. La prima è relativa all'estate del 1940, quando in Olanda iniziavano le persecuzioni contro gli ebrei e le persone di origine ebraica: "Sono totalmente presa dall'opera su san Giovanni della Croce, e tutto il resto mi è indifferente".

La seconda frase Edith la disse il 6 agosto 1942 a due visitatori che poterono vederla in Olanda, qualche giorno prima di essere avviata ad Auschwitz, in Polonia, ove sarebbe poi stata uccisa appena arrivata. A chi mostrava preoccupazione per lei, serenamente rispose in quell'occasione: "Qualunque cosa accada, sono pronta a tutto. Anche il Bambino Gesù è qui con noi".

Ricordo per concludere che Edith Stein fu proclamata santa da papa Giovanni Paolo II il 10 ottobre 1998. E' oggi patrona d'Europa insieme a s. Caterina da Siena e a s. Brigida di Svezia.

giovedì 23 luglio 2009

Claudio Claudiano, la fenice e Stilicone

Come sarà certamente noto a più d'uno dei miei lettori, Claudio Claudiano (375 ca.-404 ca.) ha scritto a lungo della fenice in almeno due occasioni: in quello che oggi è classificato come il 27° dei Carmina minora, dal titolo Phoenix, e nel II libro del De consulatu Stilichonis, dedicato al suo protettore - il generale Stilicone - messo a morte a Ravenna nel 408.










Problemi interessanti, ai quali è già da tempo che penso, risultano dal fatto che effettivamente in quel torno di anni una apparizione della fenice, cioè - secondo la mia interpretazione - una congiunzione multipla Giove-Saturno, ci fu realmente, ma fu a cavallo degli anni 411-412 (vd. grafico soprastante).

Questo fatto, se da un lato può essere considerato come ulteriore conferma dell'esattezza della mia tesi interpretativa del mito della fenice, solleva d'altra parte una serie di questioni storiche che cercherò di elencare:
I) C. Claudiano dev'essere vissuto almeno fino al 408, se nel De consulatu Stilichonis celebra la morte del generale;
-- C. Claudiano sapeva già prima che nel 411-412 sarebbe arrivata una congiunzione G-S tripla, cioè la fenice, oppure no??
II) se la risposta è sì, allora Claudiano potrebbe essere vissuto fino al 408-411, ma potrebbe comunque aver saputo in anticipo che poi sarebbe arrivata la cong. G-S di tipo fenice;
III) se la risposta è 'no', allora C. Claudiano potrebbe essere stato testimone oculare della congiunzione GS tripla del 411-412, ed essere vissuto quindi almeno fino al 412, cioè almeno otto anni in più dei pochi 29 anni che gli vengono finora riconosciuti.

Come si vede rimane confermato che nello studio scientifico delle questioni, anche storiche, ogni nuova acquisizione di certezze non rappresenta mai un definitivo punto di arrivo, ma apre invece sempre nuove problematiche e nuove domande.


domenica 19 luglio 2009

To all my readers



To obtain the most by the reading of this blog I suggest to all my readers to begin with the January posts and to follow a methodic, date-ordered, reading/studying criterion.

lunedì 13 luglio 2009

Il carro di Helios ovvero l' unicorno invisibile

Diversamente da quanto accade per la fenice, cioè per le congiunzioni G-S multiple i cui allineamenti rimangono visibili per tutta la notte o quasi, mentre attraversano - dal tramonto del sole all'alba del giorno dopo - tutta l'emivolta celeste, le congiunzioni di tipo unicorno (cioè singole) sono visibili o solo all'alba o solo al tramonto o addirittura non lo sono affatto, coperte dalla grandissima potenza luminosa del sole. Quest'ultima situazione accade quando la disposizione dei Quattro (cioè dei quattro corpi celesti che figurano sui posters di Liverpool) è tale che la Terra viene a trovarsi sulla retta di allineamento rispetto al Sole esattamente dalla parte opposta dei due pianeti,Giove e Saturno, in congiunzione eliocentrica. Quando ciò si verifica l'andamento nel tempo della distanza angolare tra i due pianeti assume un andamento particolarmente simmetrico (linea azzurra del grafico e lato), con un minimo centrale particolarmente marcato e netto. Come si vede dal grafico (andamento delle longitudini geocentriche, linee celeste e verde) al momento di questa congiunzione singola entrambi i pianeti si muovono di moto apparente progressivo e con la rispettiva massima velocità angolare apparente.

In queste condizioni Giove e Saturno congiunti sorgono esattamente insieme al Sole e dietro di esso, ma restano invisibili a causa della molto maggiore potenza luminosa del Sole stesso che ne copre la debole luminosità. E' pensando a questa particolare situazione astroNomica che qualche fantasioso teologo egizio o più probabilmente greco deve aver assimilato i due pianeti vicini alle ruote di un carro e deve aver quindi parlato di un carro dorato che portava durante il giorno il dio del Sole Helios da una parte all'altra del cielo, da est ad ovest.

Situazioni astronomiche di questo genere si sono verificate ad esempio nel 205 aC, nel 54 dC (come vedremo decrittando Paolo di Tarso), nel 94 dC, .. ...

mercoledì 8 luglio 2009

The second Liverpool poster

This is the second of the two posters I was invited to exibit - in A1 format - at the 2008 Annual Conference of the U.K. Classical Association, which took place at the Liverpool University in the period March 27-30, 2008.
As I said here in previous posts and as can be seen in the schema on the left of the poster, a single, unique J-S conjunction occurs when, at the moment of the heliocentric J-S conjunction, our planet (which represents the point of view of our 'bodily' eyes) finds itself outside an angular sector of about +/- 30° centered on the heliocentric conjunction axis, that is it finds itself in the green-marked part of its orbit (see schema).
Due to this bigger angular sector (about 300°), the probability to see from the Earth a unique J-S conjunction is about 5 times bigger than that to see a multiple J-S conjunction, 5/6 instead of 1/6.
This simple, physical reason is why when a multiple J-S conjunction cames it is usually preceeded by a long sequence of single (unicorn-type) J-S conjunctions. When this happens, when a new Ereignis takes place, then ends the long-lasted 'Being oblivion'.

martedì 7 luglio 2009

"Sieh den Himmel" suggerisce Rilke

Tra gli ermetici Sonetti a Orfeo di R.M. Rilke ve ne sono alcuni piuttosto chiari ed istruttivi, come quello che vi propongo oggi in originale. E' l'undicesimo della I parte (quindi il I-XI), che dalle prime parole potremmo appunto intitolare
Guarda il cielo - Sieh den Himmel:

Sieh den Himmel. Heisst kein Sternbild 'Reiter'?
Denn dies ist uns seltsam eingepraegt:
dieser Stolz aus Erde. Und ein Zweiter,
der ihn treibt und haelt und den er traegt.

Ist nicht so, gejagt und dann gebaendigt,
diese sehnige Natur des Seins?
Weg und Wendung. Doch ein Druck verstaendigt.
Neue Weite. Und die zwei sind eins.

Aber sind sie's? Oder meinen beide
nicht den Weg, den sie zusammen tun?
Namenlos schon trennt sie Tisch und Weide.

Auch die sternische Verbindung truegt.
Doch uns freue eine Weile nun
der Figur zu glauben. Das genuegt.

'Die sternische Verbindung' dei due che divengono una cosa sola non va tradotto naturalmente con 'il legame delle stelle' come trovo su questo volumetto della Feltrinelli. Trattandosi - a parer mio - dell'apparente accostamento tra la stella Jovis e la stella Saturni che ha ispirato il poeta, ovvero della congiunzione Giove-Saturno di qualche mese prima (9 settembre 1921), questo 'sternische Verbindung' va tradotto piuttosto con 'la congiunzione planetaria'.

domenica 5 luglio 2009

Dopo Heidegger, Hoelderlin e Nietzsche ora anche R.M. Rilke conferma la mia teoria interpretativa di fenice ed unicorno

Più vado avanti nelle mie ricerche e più mi convinco (perchè trovo riscontri oggettivi) dell'esattezza della mia teoria interpretativa a fondamento astronomico dei miti della fenice e dell'unicorno, teoria che presentai ai Convegni annuali della Società Italiana di Archeoastronomia rispettivamente del 2006 e del 2007 (Campobasso e Roma) e a quello della U.K. Classical Association di fine marzo 2008 (Liverpool University).

Non vi parlerò ancora dei quattro nuovi casi di apparizioni datate della fenice che, aggiungendosi in ciò ai sette precedenti, coincidono tutti con l'occorrere (con il darsi) di congiunzioni Giove-Saturno multiple (triple/doppie/pseudodoppie).

Vi riporterò invece, oggi, uno de I Sonetti a Orfeo che R. M. Rilke scrisse all'inizio del 1922, precisamente il II-IV, che - in base al contenuto ed alle note dell'autore - possiamo tranquillamente intitolare Unicorno (Ein Horn):

Oh! questo è l'animale che non c'è.
Non lo conobbero, eppure l'hanno amato
- l'andatura, il portamento, il collo,
fino alla quieta luce del suo sguardo.

Certo non era. Ma poichè l'amarono divenne
un animale puro. Sempre a lui fu dato spazio.
E nello spazio, chiaro e dispiegato,
levò leggero il capo, quasi neanche dovesse

essere. Non lo nutrirono con grano,
sempre solo della possibilità che fosse.
E questo diede tanta forza all'animale,

che quello da sé trasse un corno. Ein Horn.
Bianco davanti a una vergine passò,
e fu nell'argento dello specchio, fu in lei.

[R.M. Rilke, I sonetti a Orfeo, tr. F. Rella, Feltrinelli ed., 1998, p. 79]

Su questo IV sonetto della Parte seconda de I sonetti vi è anche una nota del Poeta:
"L'Unicorno è un antico simbolo, celebrato lungo tutto il Medioevo, della verginità: si dice che esso, che per il profano non è, sia non appena appaia nell' 'argento dello specchio' che gli porge una vergine (vedi gli arazzi del XV secolo), e quindi appaia 'in lei' in quanto secondo specchio, altrettanto puro e segreto."

domenica 28 giugno 2009

Pura silenziosissima notte ...

Eccovi la traduzione promessa di

Nacht-Notte (da Winke, 1941, GA 13, p. 29):

Pura silenziosissima
notte ricca di stelle,
portami ciò
che in te
ancora appena
un pensatore
ansiosamente scruta:
l'accadimento
nel giorno dell'Essere.

Come vi dicevo, io penso che questa poesia sia stata scritta (tempo atmosferico permettendo) con grandissima probabilità proprio nella sera/notte dal 19 al 20 ottobre 194o , quando Giove - in fase di moto retrogrado verso la destra del 'padre' Saturno - era al secondo allineamento, quello centrale, con il pianeta degli anelli e non ne distava in quel momento che appena 1° 14'.

Io lo immagino, lo vedo benissimo Heidegger che, ritto fuori della sua baita di Todtnauberg, scruta un cielo terso, stellato e freddo, al di sopra dei boschi della Foresta Nera, nella piena consapevolezza di trovarsi - seguendo Giove e Saturno che, sorti congiunti ad est, traversano in direzione ovest al passare delle ore tutta la volta celeste - di trovarsi, dicevo, in un tempo particolare, in una cerniera del tempo, cosmicamente determinata. Aspira boccate di fumo dalla sua pipa, pensa, ogni tanto rientra al caldo della huette, beve qualcosa, butta giù i versi di Nacht e delle altre poesie di Winke. Che privilegio avere la fortuna di assistere ad un fenomeno che da millenni suscita curiosità, interesse ed interrogativi, la fortuna di esserCi (Dasein) in un momento cosmico e storico tanto particolare!
Heidegger dev'essere in quel periodo al massimo del godimento, non solo intellettuale, anche perchè ormai da mesi l'aviazione tedesca è all'attacco di quella inglese (si sta svolgendo infatti dal 24 luglio 1940 quella che passerà alla storia come battaglia d'Inghilterra) e scene come quella qui a lato cominciano a ripetersi con una certa frequenza alla periferia ed anche al centro di Londra.
Sembra insomma che, auspice l'idealismo tedesco e l'epocale (atteso ed ora attuale) ritorno dell'Essere, grazie al nazismo stia veramente per iniziare una nuova, grande, epoca storica per la Germania e per il suo Reich. Sembra! in quelle notti stellate, pure e silenziosissime su Friburgo e sulla Foresta Nera ma non sulla Manica e su Londra. E neppure sul resto dell'Europa.

Comprensibile la delusione ed il crollo psicologico del filosofo (1945-46) quando, dopo appena qualche anno, sarà la Germania a sua volta ad essere ridotta ad un cumulo di macerie, un paese vinto ed occupato ove scorrazzano ben quattro eserciti vincitori.