martedì 18 agosto 2009

Il parere di Massimo Cacciari

Farà sicuramente piacere al centinaio di studiosi delle varie discipline che da varie parti del mondo seguono questo blog sapere che tra loro vi è anche il prof. Massimo Cacciari, il filosofo sindaco di Venezia.
Essendone stato esplicitamente autorizzato, volevo oggi rendervi noto il giudizio espresso dal famoso filosofo qualche tempo fa sulle mie ricerche, dopo la lettura del saggio sulle congiunzioni Giove-Saturno di qualche anno fa (Grund di tutto) e del pre-print della relazione sull'interpretazione astronomica della fenice, che presentai a settembre 2006 al 6° Convegno della S.I.A. - Società Italiana di Archeoastronomia.

Mi scrisse dunque il prof. Cacciari il 25.1.2008:

"Gentile prof. De Cesaris,

I Suoi contributi mi sembrano davvero importanti e innovativi. Non posso seguirli in tutti i meandri, ma nella sostanza spiegano in modo molto convincente anche a un profano aspetti davvero _inauditi_ delle nostre tradizioni mitiche e religiose.
Con stima e simpatia.

Massimo Cacciari"

Come vedete, il Prof inviò poche righe di commento ma dense di contenuto e di indubbio apprezzamento, aprezzamento che ha voluto manifestarmi anche di recente e di cui lo ringrazio qui pubblicamente e sentitamente!!
Inutile che vi dica quanto la considerazione di persone come il prof. Cacciari mi faccia piacere e mi sproni alla continuazione delle mie ricerche. Anzi, ora che ci ripenso, mi pare di essere arrivato un annetto fa (primavera-estate 2008) ad Heidegger e alla Seinsfrage (e poi dal filosofo della Foresta Nera a Nietzsche, Hoelderlin, ..) proprio approfondendo aree di interesse accademico del prof. Cacciari.

venerdì 14 agosto 2009

1881, April 18th: Nietzsche's invisible unicorn

Com'è evidente dalla forte simmetria della linea rossa del primo grafico qui a sinistra e di quella verde del secondo, linea che rappresenta la distanza angolare in modulo tra Giove e Saturno (i gradi si leggono sull'asse di destra), la congiunzione G-S che folgorò Nietzsche nell'aprile 1881 sulla via di Genova fu del tutto simile a quella
che ispirò a Paolo di Tarso alcuni passi della seconda Lettera ai Tessalonicesi [2 Tes 2, 11-12] e della Lettera ai Galati [Gal 4, 1-12] all'inizio di primavera del 54. Entrambe furono singole, cioè con un solo allineamento tra Giove e Saturno, ed entrambe ebbero la particolarità di essere invisibili nel momento culminante, nel momento cairotico, che fu il 18 aprile 1881 per quella di Nietzsche ed il 21 marzo 54 per quella di s.Paolo.

Come ho spiegato in un post precedente e come risulta chiaro anche dal secondo dei poster di Liverpool, questa situazione si verifica quando, al momento della congiunzione G-S eliocentrica, la Terra (con su noi, cioè gli osservatori terrestri) si trova - rispetto al Sole - esattamente dalla parte opposta dei due pianeti in congiunzione eliocentrica. In quel giorno e per pochissimi giorni la coppia dei pianeti 'congiunti' sorge di mattina ad est contemporaneamente al Sole ed attraversa di giorno la semi-volta celeste rimanendo però costantemente nascosta dietro al Sole, alla sua enorme potenza luminosa. Rimanendo cioè invisibile all'osservatore terrestre. Come ho scritto altrove, si ha una congiunzione G-S che c'è ma non si vede!

E' del tutto evidente che per chi conosce i dettagli astronomici della situazione ed è però portato a farli oggetto di speculazioni poetiche o metafisico-religiose il momento di massima .. solennità è quando il gruppo di corpi celesti Saturno-Giove-Sole passa sul meridiano del luogo dell'osservatore (cioè letteralmente sulla testa dell'osservatore), quindi a mezzogiorno.

Da quel poco che ho letto finora di lui, io penso che Nietsche sia stato del tutto consapevole della particolarità della situazione astronomica, del fenomeno che stava per verificarsi e che lui certamente osservò - nei periodi di visibilità lontani dal kairos - prima da Genova poi in agosto dall'Engadina.
Egli scrive infatti nel 1881: "Insaziabile come il fuoco ardo e consumo me stesso. Luce diviene quanto io abbraccio; resta carbone quanto io abbandono. Io sono fiamma ...".
Risulta inoltre appurato dai biografi che Nietzsche abbia in quel 1881 nuovamente intensificato le sue letture scientifico-naturali, oltre a stendere in tono profetico-visionario i primi appunti per Zarathustra e per L'eterno ritorno.

Penso, per concludere, che a questo punto anche i filologi ed i filosofi studiosi del periodo presocratico abbiano qualche elemento o strumento in più per incominciare finalmente a decrittare il "fuoco" eracliteo.

martedì 11 agosto 2009

Forse Nietzsche confondeva fenice ed unicorno ... o forse no

Uno degli ultimi aforismi (il 568° di 575) di Aurora, la raccolta che Nietzsche terminò all'inizio del 1881, è intitolato Poeta e uccello e dice così:

"La fenice mostrò al poeta un rotolo incandescente, che si stava per carbonizzare. 'Non spaventarti - disse - è la tua opera! Non ha lo spirito del tempo e ancor meno lo spirito di quelli che sono contro il tempo: per conseguenza dev'essere bruciata. Ma questo è un buon segno. Ci sono molte specie di aurore."

Chi mi segue sa che, già da vari anni, della fenice io ho proposto una interpretazione astronomica che lega il mitico e meraviglioso uccello alle congiunzioni tra Giove e Saturno, precisamente alle congiunzioni G-S multiple, quelle di cui ne avviene mediamente una ogni sei, cioè una ogni 120 anni (anche se l'intervallo effettivo tra l'una e l'altra può arrivare anche a 377 anni).

Ora si dà il caso che proprio in quel periodo una congiunzione Giove-Saturno stesse effettivamente per culminare, per arrivare cioè al suo momento cairologico (che si sarebbe avuto il 18 aprile 1881), ma che non si trattasse di una congiunzione multipla bensì - come risulta dal grafico delle longitudini geocentriche e della distanza angolare tra i due pianeti (linea rossa) - di una congiunzione G-S semplice, cioè del tipo allegorizzato secondo l'altra mia interpretazione con l'unicorno.

E' estremamente probabile secondo me che Nietzsche in quegli ultimi mesi del 1880 e primi del 1881 stesse seguendo da Genova l'evolversi di questa congiunzione G-S. A dicembre scrive infatti a Gast: "Mi manca la stufa, come a Lei. Ma finora si è potuto star seduti sia di giorno che di notte all'aperto (e sdraiati - torno proprio ora dalla solitudine della scogliera)."

Che ci faceva Nietzsche sdraiato di sera/notte sulla scogliera di Genova? Secondo me osservava di sera in sera quel che ho chiamato l'ente metafisico, cioè la coppia di pianeti Giove e Saturno prossimi al loro allineamento. Ma o perchè non era stato iniziato bene o perchè lui non aveva capito bene (insomma per un difetto di iniziazione) credeva di stare osservando l'arrivo della mitica fenice. Da qui nasce l'aforisma 568, con la fenice che gli parla della sua opera in via di completamento.

A favore dell'ipotesi che invece Nietzsche sapesse cosa stava vedendo (o - a posteriori - cosa avesse visto in quella primavera 1881) sta il fatto che la figura che lui concepisce ai primi di agosto in Engadina, a Sils-Maria, e cioè Zarathustra, questa figura rimanda immediatamente al mondo (indo-)iranico, area dalla quale è attestata anche la provenienza del mito dell'unicorno.

Quel che è certo è che la congiunzione Giove-Saturno singola del 18 aprile 1881 si incunea come un vero e proprio momento cairotico, di cesura, nella vita e nella produzione di Nietzsche. Se l'ultimo aforisma di Aurora rimandava ad un volo verso ovest degli 'aerei naviganti dello spirito', ora il concepimento della figura di Zarathustra sembra indicare che anche l'oriente è ben presente nella mente del filosofo.

lunedì 10 agosto 2009

Ieri sera a Castel S. Angelo

Ieri sera ho passato un paio di ore nei giardini che circondano il Castel S. Angelo di Roma, ove si sta svolgendo dal 18 giugno (e fino al 23 agosto) l'iniziativa 'Letture d'estate, lungo il fiume e tra gli alberi' di invito alla lettura. Tra stand di libri nuovi (a prezzo pieno o scontato) e banchi e bancarelle di libri usati a vario prezzo c'era veramente solo l'imbarazzo della scelta.
Io ho trovato un paio di libri su Heidegger ("Martin Heidegger trent'anni dopo", gli atti del convegno 2006 dell'Università Bologna per il trentennale della morte, 26.5.1976, e di Jean Beaufret "In cammino con Heidegger", ed. Marinotti 2008), quattro libri dell'editrice Marietti (di G. Cunico "Da Lessing a Kant" e "Messianismo dionisiaco", di M. Vozza "Il mondo delle cose prossime" e di S. Semplici "La logica e il tempo") e poi di Stefan George "L'anima e la forma", di V. Verra "La filosofia di Hegel" ed infine di G. Passelecq "L'enciclica nascosta di Pio XI". Dimenticavo .. ancora un 'mammut' della Newton Compton su Nietzsche, Opere 1870/1881.

Considerato che qui sulla scrivania ce ne sono già diversi in evidenza, ancora da leggere, su e di Heidegger, altri sul tempo e sulla storia e sulla filosofia della storia ... .. capite bene che in autunno da leggere non mi mancherà certo.

mercoledì 5 agosto 2009

Eppur si muove ...

With pleasure I've seen that my book "Congiunzioni Giove-Saturno e storia giudaico-cristiana" ("Jupiter-Saturn conjunctions and judaic-christian history"), conceived about ten years ago and published in the autumn 2001, was mentioned in Volume 1, Number 1 of a new European religious studies journal, the Journal of Religion in Europe, edited in 2008 by the internationally well-known academic publishing house Brill, based in the Netherlands.

giovedì 30 luglio 2009

Aion Chronos Kairos .. un gradito dono

Ieri sera ho ricevuto un gradito dono, che in verità avevo sollecitato, del quale voglio accennarvi. Si tratta di uno studio di carattere archeologico pubblicato nel 2006 dal titolo Le forme del tempo, Aion Chronos Kairos di Annapaola Zaccaria Ruggiu, che insegna Archeologia e Storia dell'arte greca e romana all'Università Ca' Foscari di Venezia.

Per intrigarvi un po' su "questo volume che affronta alcuni temi che compongono l'intero orizzonte della temporalità nel mondo greco e romano" riporto una frase dalla Presentazione introduttiva:
"Aion, Chronos, Kairos, sono alcune delle figure che il senso, il modo di concepire il tempo, i concetti di cui è espressione, sembrano sempre sfuggire ad una comprensione definitiva - malgrado numerose indagini puntuali e circostanziate - di ciò che appare come un universo complesso, ambiguo e polimorfo."

A questo titolo ero arrivato da quello di un altro libro acquistato qualche tempo fa (il 4 giugno mi dice lo scontrino spillato dietro), ma non ho ancora letto bene, in modo sistematico, ma solo sfogliato: Il tempo che viene, M. Heidegger dal Kairòs all'Ereignis di Sandro Gorgone.

Ecco, queste saranno alcune delle mie prossime letture. Qualcuno di voi che mi leggete li ha già letti questi libri? che giudizio ne date?

mercoledì 29 luglio 2009

Sì .. ma perchè proprio Giove e Saturno ?

Una domanda che mi è stata spesso rivolta (a frequently asked question) da persone seriamente intenzionate a capire ed approfondire le mie tesi riguarda il perchè sarebbero state scelte proprio le congiunzioni Giove-Saturno e non quelle tra altri pianeti ad oggetto di speculazioni metafisiche e di trascendenza religiosa.

Precisato che la rilevanza delle congiunzioni G-S al fine delle ricerche di cui tratta questo blog è ormai un dato, un risultato solidamente acquisito, la risposta che - pensando e ripensando a quella domanda - io mi sono dato è che il sistema Giove/Saturno (comprendendo in questa espressione sia Giove da solo che Saturno da solo che, terzo, le loro congiunzioni) è stato preferito ad altri soprattutto perchè permette misure regolari di tempi molto lunghi, quali quelli che caratterizzavano le vicende di regni e regnanti, cioè le vicende storiche.

Tolti la Luna, il Sole ed i due 'satelliti' di esso (nella visione geocentrica) a visibilità irregolare Mercurio e Venere, misure di tempo più lunghe dell'anno potevano essere basate solo sulle periodicità dei tre pianeti visibili di notte e cioè Marte, Giove e Saturno (ultimo, questo, tra i pianeti visibili ad occhio nudo).

I periodi di rivoluzione di questi pianeti sono rispettivamente 1.881 anni, 11.862 e 29.458 anni, da cui [applicando la formula TAB = TB * TA / ( TB - TA) ] risultano per i tre tipi possibili di congiunzioni i seguenti intervalli di tempo (eliocentrici ovvero geocentrici medi):

* Marte-Giove TMG = 2.235 anni,
* Marte-Saturno TMS = 2.008 anni,
* Giove-Saturno TGS = 19.859 anni.

Come si vede, a causa dell'alta velocità di rivoluzione di Marte, le congiunzioni di esso sia con Giove che con Saturno si susseguono ad intervalli di appena 2 anni circa o poco più, mentre quella tra Giove e Saturno cadenza un intervallo temporale di circa 20 anni.

A ciò si deve aggiungere il fatto che Marte avendo un'orbita di eccentricità piuttosto elevata ha fasi di moto retrogrado molto più irregolari sia di Giove che di Saturno: ciò comporta per la coppia G-S congiunzioni multiple di maggiore regolarità.

A tutto ciò va aggiunto il fatto che, essendo Saturno il pianeta più lontano [e a moto più lento (l' "Antico di giorni" del libro di Daniele)], la sua considerazione e lo studio del perchè delle sue congiunzioni multiple a dati intervalli di tempo permetteva di inferire sulla struttura e sulle proporzioni e dimensioni del 'regno dei cieli', cioè di tutto il sistema planetario.

Riassumendo, dev'essere stato sin dai tempi dell'antico Egitto e di Heliopolis (ove la fenice era sacra) che ci si accorse che il sistema Giove/Saturno era particolarmente adatto per misure di tempo di 12, 20 oppure 30 anni (un semplice e comodo metronomo) e per studi astroNomici sulla struttura del sistema planetario: chi ruotava intorno a chi, a quali distanze, in quanto tempo, .. Si, proprio lo studio dei massimi sistemi!!

sabato 25 luglio 2009

Edith Stein: una figura molto intrigante

Una figura che ho incontrato nel corso dei miei approfondimenti su Heidegger e sul Sein, anzi Seyn, e che mi intriga molto è quella di Edith Stein (1891-1942), la filosofa e suora cattolica di origine ebraica che fu inizialmente assistente di Husserl (poi sostituita in questa funzione proprio da Martin Heidegger) e che finì i suoi giorni nelle camere a gas di Auschwitz il 9 agosto 1942.
Già il 12 aprile 1933 quand'era ancora ebrea, ma insegnante in una scuola cattolica tedesca, Edith si era rivolta per lettera al papa Pio XI, sollecitando una chiara presa di posizione della Santa Sede sulla situazione creatasi in Germania dopo l'arrivo di Hitler al cancellierato (30 gennaio 1933). Non solo Pio XI non rispose alla lettera della Stein, ma neppure il suo successore Pio XII (già segretario di stato di Pio XI) trovò il modo di farle arrivare alcun aiuto concreto solo Pio XI non rispose alla lettera della Stein, ma neppure il suo successore Pio XII (già segretario di stato di Pio XI) trovò il modo di farle arrivare alcun aiuto concreto nei nove anni dal 1933 al 1942, sebbene essa si fosse già dal 1933 convertita al cattolicesimo e fosse poi diventata suora carmelitana.

Ma cosa m'intriga di Edith Stein? Ammetto per ora di non esserne completamente consapevole, di non avere ancora avuto tempo di approfondire tutta la sua storia e la sua produzione filosofica e religiosa, mi è solo rimasta impressa da qualche sporadica lettura la sua caparbia volontà di ricerca della verità, sin da quando era giovane fenomenologa assistente di Husserl a Friburgo.

E' comunque un fatto preciso e verificabile che tutta la parte finale della storia di Edith, cui ella si offrì volontariamente e senza proteste di alcun genere, quasi salendo un suo personale Calvario, si svolse durante e a ridosso della congiunzione Giove-Saturno tripla del 1940-41, quella i cui tre allineamenti Saturno-Giove-Terra (i tre momenti 'estatici' dell'Ereignis heideggeriano) si svolsero l'8 agosto 1940, il 20 ottobre 1940 ed il 15 febbraio 1941.

Da un libricino di Teresio Bosco su Edith Stein letto in questi giorni due frasi mi sono rimaste impresse. La prima è relativa all'estate del 1940, quando in Olanda iniziavano le persecuzioni contro gli ebrei e le persone di origine ebraica: "Sono totalmente presa dall'opera su san Giovanni della Croce, e tutto il resto mi è indifferente".

La seconda frase Edith la disse il 6 agosto 1942 a due visitatori che poterono vederla in Olanda, qualche giorno prima di essere avviata ad Auschwitz, in Polonia, ove sarebbe poi stata uccisa appena arrivata. A chi mostrava preoccupazione per lei, serenamente rispose in quell'occasione: "Qualunque cosa accada, sono pronta a tutto. Anche il Bambino Gesù è qui con noi".

Ricordo per concludere che Edith Stein fu proclamata santa da papa Giovanni Paolo II il 10 ottobre 1998. E' oggi patrona d'Europa insieme a s. Caterina da Siena e a s. Brigida di Svezia.

giovedì 23 luglio 2009

Claudio Claudiano, la fenice e Stilicone

Come sarà certamente noto a più d'uno dei miei lettori, Claudio Claudiano (375 ca.-404 ca.) ha scritto a lungo della fenice in almeno due occasioni: in quello che oggi è classificato come il 27° dei Carmina minora, dal titolo Phoenix, e nel II libro del De consulatu Stilichonis, dedicato al suo protettore - il generale Stilicone - messo a morte a Ravenna nel 408.










Problemi interessanti, ai quali è già da tempo che penso, risultano dal fatto che effettivamente in quel torno di anni una apparizione della fenice, cioè - secondo la mia interpretazione - una congiunzione multipla Giove-Saturno, ci fu realmente, ma fu a cavallo degli anni 411-412 (vd. grafico soprastante).

Questo fatto, se da un lato può essere considerato come ulteriore conferma dell'esattezza della mia tesi interpretativa del mito della fenice, solleva d'altra parte una serie di questioni storiche che cercherò di elencare:
I) C. Claudiano dev'essere vissuto almeno fino al 408, se nel De consulatu Stilichonis celebra la morte del generale;
-- C. Claudiano sapeva già prima che nel 411-412 sarebbe arrivata una congiunzione G-S tripla, cioè la fenice, oppure no??
II) se la risposta è sì, allora Claudiano potrebbe essere vissuto fino al 408-411, ma potrebbe comunque aver saputo in anticipo che poi sarebbe arrivata la cong. G-S di tipo fenice;
III) se la risposta è 'no', allora C. Claudiano potrebbe essere stato testimone oculare della congiunzione GS tripla del 411-412, ed essere vissuto quindi almeno fino al 412, cioè almeno otto anni in più dei pochi 29 anni che gli vengono finora riconosciuti.

Come si vede rimane confermato che nello studio scientifico delle questioni, anche storiche, ogni nuova acquisizione di certezze non rappresenta mai un definitivo punto di arrivo, ma apre invece sempre nuove problematiche e nuove domande.


lunedì 13 luglio 2009

Il carro di Helios ovvero l' unicorno invisibile

Diversamente da quanto accade per la fenice, cioè per le congiunzioni G-S multiple i cui allineamenti rimangono visibili per tutta la notte o quasi, mentre attraversano - dal tramonto del sole all'alba del giorno dopo - tutta l'emivolta celeste, le congiunzioni di tipo unicorno (cioè singole) sono visibili o solo all'alba o solo al tramonto o addirittura non lo sono affatto, coperte dalla grandissima potenza luminosa del sole. Quest'ultima situazione accade quando la disposizione dei Quattro (cioè dei quattro corpi celesti che figurano sui posters di Liverpool) è tale che la Terra viene a trovarsi sulla retta di allineamento rispetto al Sole esattamente dalla parte opposta dei due pianeti,Giove e Saturno, in congiunzione eliocentrica. Quando ciò si verifica l'andamento nel tempo della distanza angolare tra i due pianeti assume un andamento particolarmente simmetrico (linea azzurra del grafico e lato), con un minimo centrale particolarmente marcato e netto. Come si vede dal grafico (andamento delle longitudini geocentriche, linee celeste e verde) al momento di questa congiunzione singola entrambi i pianeti si muovono di moto apparente progressivo e con la rispettiva massima velocità angolare apparente.

In queste condizioni Giove e Saturno congiunti sorgono esattamente insieme al Sole e dietro di esso, ma restano invisibili a causa della molto maggiore potenza luminosa del Sole stesso che ne copre la debole luminosità. E' pensando a questa particolare situazione astroNomica che qualche fantasioso teologo egizio o più probabilmente greco deve aver assimilato i due pianeti vicini alle ruote di un carro e deve aver quindi parlato di un carro dorato che portava durante il giorno il dio del Sole Helios da una parte all'altra del cielo, da est ad ovest.

Situazioni astronomiche di questo genere si sono verificate ad esempio nel 205 aC, nel 54 dC (come vedremo decrittando Paolo di Tarso), nel 94 dC, .. ...

mercoledì 8 luglio 2009

The second Liverpool poster

This is the second of the two posters I was invited to exibit - in A1 format - at the 2008 Annual Conference of the U.K. Classical Association, which took place at the Liverpool University in the period March 27-30, 2008.
As I said here in previous posts and as can be seen in the schema on the left of the poster, a single, unique J-S conjunction occurs when, at the moment of the heliocentric J-S conjunction, our planet (which represents the point of view of our 'bodily' eyes) finds itself outside an angular sector of about +/- 30° centered on the heliocentric conjunction axis, that is it finds itself in the green-marked part of its orbit (see schema).
Due to this bigger angular sector (about 300°), the probability to see from the Earth a unique J-S conjunction is about 5 times bigger than that to see a multiple J-S conjunction, 5/6 instead of 1/6.
This simple, physical reason is why when a multiple J-S conjunction cames it is usually preceeded by a long sequence of single (unicorn-type) J-S conjunctions. When this happens, when a new Ereignis takes place, then ends the long-lasted 'Being oblivion'.

martedì 7 luglio 2009

"Sieh den Himmel" suggerisce Rilke

Tra gli ermetici Sonetti a Orfeo di R.M. Rilke ve ne sono alcuni piuttosto chiari ed istruttivi, come quello che vi propongo oggi in originale. E' l'undicesimo della I parte (quindi il I-XI), che dalle prime parole potremmo appunto intitolare
Guarda il cielo - Sieh den Himmel:

Sieh den Himmel. Heisst kein Sternbild 'Reiter'?
Denn dies ist uns seltsam eingepraegt:
dieser Stolz aus Erde. Und ein Zweiter,
der ihn treibt und haelt und den er traegt.

Ist nicht so, gejagt und dann gebaendigt,
diese sehnige Natur des Seins?
Weg und Wendung. Doch ein Druck verstaendigt.
Neue Weite. Und die zwei sind eins.

Aber sind sie's? Oder meinen beide
nicht den Weg, den sie zusammen tun?
Namenlos schon trennt sie Tisch und Weide.

Auch die sternische Verbindung truegt.
Doch uns freue eine Weile nun
der Figur zu glauben. Das genuegt.

'Die sternische Verbindung' dei due che divengono una cosa sola non va tradotto naturalmente con 'il legame delle stelle' come trovo su questo volumetto della Feltrinelli. Trattandosi - a parer mio - dell'apparente accostamento tra la stella Jovis e la stella Saturni che ha ispirato il poeta, ovvero della congiunzione Giove-Saturno di qualche mese prima (9 settembre 1921), questo 'sternische Verbindung' va tradotto piuttosto con 'la congiunzione planetaria'.

domenica 5 luglio 2009

Dopo Heidegger, Hoelderlin e Nietzsche ora anche R.M. Rilke conferma la mia teoria interpretativa di fenice ed unicorno

Più vado avanti nelle mie ricerche e più mi convinco (perchè trovo riscontri oggettivi) dell'esattezza della mia teoria interpretativa a fondamento astronomico dei miti della fenice e dell'unicorno, teoria che presentai ai Convegni annuali della Società Italiana di Archeoastronomia rispettivamente del 2006 e del 2007 (Campobasso e Roma) e a quello della U.K. Classical Association di fine marzo 2008 (Liverpool University).

Non vi parlerò ancora dei quattro nuovi casi di apparizioni datate della fenice che, aggiungendosi in ciò ai sette precedenti, coincidono tutti con l'occorrere (con il darsi) di congiunzioni Giove-Saturno multiple (triple/doppie/pseudodoppie).

Vi riporterò invece, oggi, uno de I Sonetti a Orfeo che R. M. Rilke scrisse all'inizio del 1922, precisamente il II-IV, che - in base al contenuto ed alle note dell'autore - possiamo tranquillamente intitolare Unicorno (Ein Horn):

Oh! questo è l'animale che non c'è.
Non lo conobbero, eppure l'hanno amato
- l'andatura, il portamento, il collo,
fino alla quieta luce del suo sguardo.

Certo non era. Ma poichè l'amarono divenne
un animale puro. Sempre a lui fu dato spazio.
E nello spazio, chiaro e dispiegato,
levò leggero il capo, quasi neanche dovesse

essere. Non lo nutrirono con grano,
sempre solo della possibilità che fosse.
E questo diede tanta forza all'animale,

che quello da sé trasse un corno. Ein Horn.
Bianco davanti a una vergine passò,
e fu nell'argento dello specchio, fu in lei.

[R.M. Rilke, I sonetti a Orfeo, tr. F. Rella, Feltrinelli ed., 1998, p. 79]

Su questo IV sonetto della Parte seconda de I sonetti vi è anche una nota del Poeta:
"L'Unicorno è un antico simbolo, celebrato lungo tutto il Medioevo, della verginità: si dice che esso, che per il profano non è, sia non appena appaia nell' 'argento dello specchio' che gli porge una vergine (vedi gli arazzi del XV secolo), e quindi appaia 'in lei' in quanto secondo specchio, altrettanto puro e segreto."

domenica 28 giugno 2009

Pura silenziosissima notte ...

Eccovi la traduzione promessa di

Nacht-Notte (da Winke, 1941, GA 13, p. 29):

Pura silenziosissima
notte ricca di stelle,
portami ciò
che in te
ancora appena
un pensatore
ansiosamente scruta:
l'accadimento
nel giorno dell'Essere.

Come vi dicevo, io penso che questa poesia sia stata scritta (tempo atmosferico permettendo) con grandissima probabilità proprio nella sera/notte dal 19 al 20 ottobre 194o , quando Giove - in fase di moto retrogrado verso la destra del 'padre' Saturno - era al secondo allineamento, quello centrale, con il pianeta degli anelli e non ne distava in quel momento che appena 1° 14'.

Io lo immagino, lo vedo benissimo Heidegger che, ritto fuori della sua baita di Todtnauberg, scruta un cielo terso, stellato e freddo, al di sopra dei boschi della Foresta Nera, nella piena consapevolezza di trovarsi - seguendo Giove e Saturno che, sorti congiunti ad est, traversano in direzione ovest al passare delle ore tutta la volta celeste - di trovarsi, dicevo, in un tempo particolare, in una cerniera del tempo, cosmicamente determinata. Aspira boccate di fumo dalla sua pipa, pensa, ogni tanto rientra al caldo della huette, beve qualcosa, butta giù i versi di Nacht e delle altre poesie di Winke. Che privilegio avere la fortuna di assistere ad un fenomeno che da millenni suscita curiosità, interesse ed interrogativi, la fortuna di esserCi (Dasein) in un momento cosmico e storico tanto particolare!
Heidegger dev'essere in quel periodo al massimo del godimento, non solo intellettuale, anche perchè ormai da mesi l'aviazione tedesca è all'attacco di quella inglese (si sta svolgendo infatti dal 24 luglio 1940 quella che passerà alla storia come battaglia d'Inghilterra) e scene come quella qui a lato cominciano a ripetersi con una certa frequenza alla periferia ed anche al centro di Londra.
Sembra insomma che, auspice l'idealismo tedesco e l'epocale (atteso ed ora attuale) ritorno dell'Essere, grazie al nazismo stia veramente per iniziare una nuova, grande, epoca storica per la Germania e per il suo Reich. Sembra! in quelle notti stellate, pure e silenziosissime su Friburgo e sulla Foresta Nera ma non sulla Manica e su Londra. E neppure sul resto dell'Europa.

Comprensibile la delusione ed il crollo psicologico del filosofo (1945-46) quando, dopo appena qualche anno, sarà la Germania a sua volta ad essere ridotta ad un cumulo di macerie, un paese vinto ed occupato ove scorrazzano ben quattro eserciti vincitori.

giovedì 25 giugno 2009

Nacht, stillste Nacht

Da quanto son venuto dicendo sin qui, a molti (se non proprio a tutti) dei miei lettori dovrebbe ormai esser chiaro che le epifanie dell'Essere hanno in comune con le apparizioni della fenice il fatto che avvengono di notte, quando Giove e Saturno in congiunzione riflettono meglio i raggi del sole, situato in quelle ore alle spalle dell'osservatore. All'alba, quando sorge il sole, i due pianeti - situati a circa 180° da esso - tramontano, scendono al di sotto dell'orizzonte occidentale ed esseri notturni come la fenice e l'Essere svaniscono.

Stando così le cose relative alla visibilità, non poteva mancare
- ed infatti non manca - una lirica, una poesia dedicata da Heidegger alla notte particolare, alla notte magica, nella quale l'Essere si rivela al pensatore consapevole e importante, al 'wesentliche Denker'. E' la breve e bella poesia intitolata Nacht contenuta nella raccolta Winke (Cenni, ovviamente dell'Essere), pubblicata privatamente da Martin nel 1941, ma scritta molto probabilmente - mia datazione - verso o forse proprio il 20 ottobre 1940. Eccola:

Stillste reine
sternenreichen Nacht,
bring das Eine
mir,
was noch kaum in dir
je ein Denker
harrend ueberwacht:
die Ereignung
in den Tag des Seyns.
(GA 13, s. 29)

C'è in rete una traduzione italiana, ma non mi piace molto e dunque per il momento non la riporto. In un prossimo post magari proverò io stesso a tradurre Nacht. Voi conoscete qualche traduzione?

venerdì 19 giugno 2009

Dante e la fenice (Dante and the phoenix)

Ai più attenti, tra i frequentatori abituali di questo blog, non sarà sfuggito il fatto che una delle più regolari congiunzioni Giove-Saturno triple, quelle che nel secondo dei tre momenti 'estatici' comportano un perfetto allineamento Saturno-Giove-Terra-Sole, si verificò a cavallo degli anni 1305-1306, cioè al tempo di Dante. Precisamente - aggiungo ora - si verificò alle date 25 dicembre (Natale) 1305 e 5 aprile e 28 luglio 1306.

E' questo proprio il periodo in cui la critica letteraria colloca l'interruzione del Convivio e l'inizio della stesura dell' Inferno, la prima delle tre cantiche che costituiscono la Comedia, il capolavoro dantesco. Ricordate?

"Nel mezzo del cammin di nostra vita
mi ritrovai per una selva oscura
che la diritta via era smarrita.
Ahi quanto a dir qual'era è cosa dura
esta selva selvaggia e aspra e forte
che nel pensier rinnova la paura!"
(Inf I, 1-6)

Il 1306-7 è anche il periodo in cui Dante, 41-42 anni, lasciata Treviso di Gherardo da Camino (e Padova e Venezia), si sposta in Lunigiana e in Casentino, verso le appenniniche sorgenti dell'Arno. E scrive:

"Così m'hai concio, Amore, in mezzo l'alpi,
ne la valle del fiume
lungo il qual sempre sopra me se' forte:
qui vivo e morto, come vuoi, mi palpi,
merzé del fiero lume
che sfolgorando fa via a la morte.
Lasso! non donne qui, non genti accorte
veggio, a cui mi lamenti del mio male ..."
(CXVI-canzone 'montanina', 61sgg)

Come si legge, è ormai completamente preso, intrigato, catturato dal fiero lume (cioè, mia interpretazione, dalla congiunzione Giove-Saturno), dalle sue caratteristiche e dalla sua storia.

Bene. Tutto ciò premesso, quel che trovo ancora strano in Dante (anche se ho già una risposta alla domanda che mi pongo, ma per ora non ve la dico, anche se è facile intuirla) è come mai lui - che evidentemente sapeva bene dell'uso allegorico del mitico uccello come simbolo di resurrezione - parli poi della fenice nella bolgia dei ladri, quando descrive la 'morte' e 'resurrezione' dell'anima del pistoiese Vanni Fucci, famoso a quel tempo per aver rubato il tesoro del duomo di Pistoia:

"Ed ecco a un ch'era da nostra proda,
s'avventò un serpente che 'l trafisse
là dove 'l collo a le spalle s'annoda.
Né o tosto mai né i si scrisse,
com'el s'accese e arse, e cener tutto
convenne che cascando divenisse;
e poi che fu a terra sì distrutto,
la polver si raccolse per sé stessa,
e 'n quel medesmo ritornò di butto:
così per li gran savi si confessa
che la fenice more e poi rinasce,
quando al cinquecentesimo anno appressa:
erba né biado in sua vita non pasce,
ma sol d'incenso lagrime e d'amomo,
e nardo e mirra son l'ultime fasce.
..." (Inf XXIV, 97-111)

Sperando d'aver dato ai dantisti che mi leggono qualche elemento di riflessione in più ed essendo del resto già passata da un po' la mezzanotte, chiudo qui questo primo post su Dante, augurando a tutti una buona notte! Di Beatrice parleremo un'altra volta .. magari insieme alla Laura del Petrarca!

martedì 9 giugno 2009

The first Liverpool poster


This is the first of the two posters (A1 format) I was invited to prepare for and to exibit at the 2008 Annual Conference of the U.K. Classical Association, which took place at the Liverpool University from March 27th to 30th. Liverpool was last year 'the European capital of culture'.
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In a consensed form in the poster I've summarized my astronomical interpretation of the phoenix, shown the principal characteristics of the planetary phenomenon and indicated all the dated appearances (seven cases) of the mythical bird I found in ancient literature, which I used to demonstrate the validity of my thesis.

lunedì 8 giugno 2009

Ergaenzung - Ampliamento/Completamento

Rileggendo il post precedente, mi sono accorto di aver dimenticato di indicare le undici (dodici) date nelle quali si ebbe quel perfetto allineamento dei quattro corpi celesti (Saturno-Giove-Terra-Sole) che dà luogo alla fenice ideale, cioè alla perfetta congiunzione tripla tra Giove e Saturno.

Rimedio subito. Le undici (dodici) date particolari nella Seynsgeschichte sono:

2807 aC, 2092-91, 1794-93, 1496-95 aC, 1119-18, 563-62, (523-22 aC), 967 dC, 1007-08, 1305-06, 1682-83, 2279.

La congiunzione tripla del 523-522 aC è stata indicata tra parentesi perchè è un po' meno perfetta delle altre, come si rileva ad esempio dal fatto che l'intervallo di tempo tra secondo e terzo minimo del grafico della distanza angolare G-S (119 giorni) è maggiore dell'analogo intervallo tra primo e secondo minimo (88 giorni).

Tralasciando questa congiunzione, la probabilità delle congiunzioni GS triple ideali scende a 11/302, pari a circa 1/27, come dire che se ne verifica una mediamente ogni 536 anni (19.86 anni * 27). Nella realtà astronomica, tuttavia, come si vede dalle date precedenti, possono passare anche 14-15 secoli tra un'apparizione e l'altra (tra un darsi e l'altro) dell'Essere perfetto.

Ovviamente ciascuno di voi, miei lettori, può verificare con un qualsiasi software astronomico - da solo o con l'aiuto di un amico astronomo/astrofilo - che a queste date ebbe luogo effettivamente un perfetto allineamento nell' *insieme dei quattro* e dunque una congiunzione G-S tripla perfetta nei tempi e negli angoli.

domenica 7 giugno 2009

La fenice ideale ovvero l' Essere perfetto (Elemente fuer die Seynsgeschichte)

Come ho illustrato in uno dei post precedenti, la condizione fisica che deve verificarsi affinchè la congiunzione G-S appaia da Terra come multipla è che la Terra stessa venga a trovarsi - al momento della congiunzione Giove-Saturno eliocentrica - all'interno di un settore angolare piuttosto ristretto (58°-59°) a cavallo dell'asse Sole-Giove-Saturno, il che - come abbiamo visto - accade con una probabilità di circa 1/6, ovvero di poco superiore al 16%.











Una condizione particolarmente rara (cui corrispondono grafici temporali delle longitudini e della distanza angolare tra i due pianeti come quelli soprastanti, relativi alla congiunzione GS del 1682-1683) si verifica evidentemente quando la Terra al momento della congiunzione eliocentrica GS viene a trovarsi anch'essa *esattamente* sull'asse Sole-Giove-Saturno, così da aversi un perfetto allineamento in longitudine Sole-Terra-Giove-Saturno. Quando si verifica questa situazione per l' insieme dei quattro corpi celesti, è come se - su un gigantesco orologio cosmico a tre lancette (la Terra, Giove e Saturno) centrate sul Sole - tutte e tre le lancette coincidessero a segnare la stessa ora (come un 12 del nostro orologio da polso), l'inizio di un nuovo periodo di tempo, ovvero un nuovo inizio del Tempo.

L'analisi statistica condotta sulle 302 congiunzioni GS verificatesi o che si verificheranno nei circa seimila anni dal 2986 aC al 2994 dC dimostra che questa particolarissima situazione si è verificata non più di 12 volte, cioè in circa il 4% dei casi. Come dire che mediamente soltanto 1 ogni 25 congiunzioni GS risulta di questo tipo. Ovvero che di queste congiunzioni GS particolarmente simmetriche e regolari ne compare mediamente solo una ogni 25*19,86 anni = 496.50 anni.

E' qui il caso di ricordare quel che dissero sulla fenice i sacerdoti di Heliopolis ad Erodoto durante la sua visita in Egitto verso il 450 aC, e cioè che la fenice era un uccello tanto schivo e tanto raro che compariva - per morire e rinascere - solo una volta ogni 500 anni!

mercoledì 3 giugno 2009

La fenice del 146-145 aC e la storia ebraica: l'Exagogè e lo scisma di Qumran

Il diagramma temporale qui di seguito rappresentato è relativo ad una congiunzione Giove-Saturno tripla molto importante, quella che - iniziata verso settembre del 146 a.C. - si svolse sullo sfondo della costellazione del Cancro a cavallo degli anni 146 e 145, fin verso il maggio di questo ultimo anno.

Come risulta dal diagramma, tutti e tre gli allineamenti G-S furono piuttosto stretti. La distanza angolare residua al 18 ottobre 146 aC fu di soli 10' 43", di 14' 53" al successivo 10 dicembre e di 10' 30" al 5 maggio del 145 aC, quando Giove - ripresa la fase di moto progressivo - tornò alla sinistra del 'padre' Saturno. Ricordo che 10' è circa 1/3 del diametro lunare.

Questo fenomeno di astronomia planetaria è importante secondo me, anzi fondamentale, per la ricostruzione degli eventi storici e culturali dell'antico popolo ebraico (origini del cristianesimo incluse) per due motivi:

I) perchè contribuì ad ispirare quella rielaborazione del libro biblico dell'Esodo costituita dall'Exagogè dell'ebreo alessandrino Ezechiele il Tragico (perchè scriveva tragedie). In detta opera, che si discosta sia dalla tradizione ebraica precedente che dalla Bibbia dei LXX (allora già pubblicata), viene inserita - per la prima volta in scritti israelitici - l'apparizione di un mitico e sacro uccello, appunto la fenice. E' questo uno dei rari riferimenti all'unica avis nel periodo tra Erodoto ed il primo secolo d.C.

II) perchè intorno alla metà del II secolo a.C. avvenne lo scisma di Qumran, che vide una profonda scissione all'interno della classe sacerdotale ebraica, con lo spostamento di interi gruppi familiari sacerdotali da Gerusalemme alle rive del Mar Morto (Qumran, Ein-Gedi, ..). A parer mio detto scisma fu determinato anche e soprattutto da motivi astronomici, oltre che teologici (quale dovesse essere la teofania della divinità monoteistica).