martedì 27 ottobre 2009

Triumphus Tertius - Hypnerotomachia Poliphili

Sono finalmente in grado di farvi vedere l'immagine del Triumphus Tertius dell' Hypnerotomachia Poliphili di cui vi avevo parla-
to qualche tempo fa: è quella qui sotto (tratta da H.P., Adelphi ed., vol. I, Milano 2006, pp. 170-171) ove si riconoscono agevolmen-
te sei unicorni che trainano un carro sul cui ripiano è seduta "una splendida ninfa". Secondo i commentatori dell'opera si tratta di Danae, la figlia di Acrisio, re di Argo, che il padre - per proteggerla - chiuse in una torre; ostacolo per superare il quale (e possedere la fanciulla) Giove si trasformò in una pioggia d'oro.



"Seguiva il terzo, divino carro trionfale con quattro mobili ruote simili in ogni particolare a quelle precedenti: erano di crisolito etiopico, fiammeggiante di auree pagliuzze ... Le sue lastre, applicate intorno nel modo suddetto, erano di verde eliotropia di Cipro punteggiata di minute gocce sanguigne, che dà potere sugli astri celesti, rende invisibile chi la porta e dona la divinazione. ... ... Il carro era trainato in pompa magna da sei fierissimi mono-
ceri dalla fronte cornuta ... Li cavalcavano sei verginelle, nei modi e col fasto delle altre: avevano abiti d'oro .. Sul piano del carro, al centro, era posto un prezioso seggio di diaspro verdeg-
giante, eccellente se unito all'argento, soccorrevole alle parto-
rienti e medicina dell'uomo casto. ... ... Vi sedeva a suo agio una splendida ninfa sontuosamente vestita d'oro tessuto in seta azzurra, .. Manifestava il piacere amoroso nell'atto di ammirare l'abbondanza dell'oro divino nel suo grembo, tra solenni onori e festosi applausi, come negli altri trionfi: sedeva con le folte chiome fluenti sul dorso, incoronata da un diadema d'oro tempestato di pietre multiformi." (da H.P. Adelphi cit., vol. II, pp. 181-182).

Come approfonditamente spiegavo nel precedente post sull'erme-
tica opera rinascimentale, post cui rimando per spiegazioni detta-
gliate sull'aspetto astronomico, l'interpretazione che io dò di questa immagine è che essa sia un modo cifrato, allegorico, di spiegare che una congiunzione Giove-Saturno multipla (tripla/
doppia) [allegorizzata qui "dalla splendida ninfa" Danae] arriva sempre preceduta, 'trainata', da una lunga serie di congiunzioni Giove-Saturno singole [allegorizzata qui dal traino dei sei "fierissimi monoceri", monokeros].

Quando, ad esempio, tra circa 230 anni tornerà la prossima congiunzione G-S tripla, a cavallo degli anni 2238-2239, essa sarà stata preceduta da ben 12 (dico dodici) congiunzioni G-S singole (cioè da dodici 'unicorni') tutte quelle verificatesi dopo la precedente G-S tripla, avvenuta nel 1981.

Significato perfettamente corrispondente a quello del terzo trionfo ritengo abbiano anche gli altri tre Triumphi che precedono e seguono il terzo, caratterizzati da immagini allegoriche diverse ma da struttura identica a quella del terzo trionfo.

venerdì 23 ottobre 2009

Ad Irene e a tutti gli altri dottorandi e laureandi che mi leggono

Solo poche righe per rassicurarvi sul fatto che io sono sì disponibile a darvi tutto l'aiuto possibile per portare avanti le ricerche che - autonomamente o da me ispirate - state conducendo, ma che prima che ci si veda o incontri dovete lavorare un po' in proprio ad approfondire quanto - e non è affatto poco - ho già scritto su questo blog, da febbraio in poi.

Come ho scritto già qualche tempo fa, in inglese mi pare, per trarre il massimo profitto dai posts di questo blog è bene farne una lettura ed uno studio sistematici, cronologicamente ordinati (quindi partendo dai primi di febbraio), perchè io stesso mentre vengo esponendo qui sto cercando di sistematizzare e correlare tra di loro scoperte e risultati nei vari ambiti, mentre nuove linee di ricerca vengono aprendosi.
Il che interpreto come riprova dell'esattezza della mia intuizione che le congiunzioni tra Giove e Saturno (osservate ed attese almeno da quattro millenni ad ogni ripetizione) rappresentano il solido fondamento astroNomico di un nuovo paradigma ermeneutico non solo storico-filosofico, ma - come ho già accennato e come preciserò - anche letterario.

lunedì 19 ottobre 2009

Abelard on the phoenix

Vorrei oggi mettervi a parte di un interessante brano sulla fenice che ho trovato in un libro di e su Abelardo (sì, Pierre Abélard, 1079-1142, quello della storia con Eloisa) di una decina di anni fa, comprato a metà prezzo qualche tempo fa. Si tratta di: Pietro Abelardo, Dialettica dell'amore Piemme ed., Casale Monferrato 1999 (trad., cura e introd. P. Cereda).

Scrive Abelardo (nel Sermone sulla Pasqua, p. 116 del detto volume):

"Se riferiamo misticamente a Cristo la natura del misterioso uccello (la fenice) ed i modi della resurrezione, vedremo che questi si corrispondono. Poiché si tramanda che questo uccello è unico, di esso non c'è né il seso maschile, né il femminile e non genera piccoli né nidifica. Quando capisce che sta per morire dopo moltissimi anni, prepara un nido ed un sepolcro di rami aromatici, come se volesse coprire con la fragranza il fetore del suo cadavere. Si dice che allora si collochi su questo letto e, nel sole che brucia questi aromi, si sciolga in cenere; dopo alcuni giorni, (...) vestendosi a poco a poco di ali e di piume, si dice che torni allo stato originario. Tutte queste cose non sembrano convenire se non a Cristo. Egli è l'unico uccello, non ce n'è uno uguale, né si lega ad alcuno. Non conosce uno uguale né per dignità né per generazione, si adatta meravigliosamente sia all'eccellenza che alla verginità di Cristo. Chi infatti è unico e così singolare in dignità come Cristo? ... ... ...
La cremazione della fenice non si discosta dal mistero di Cristo (...). Risorgendo, la fenice non conosce la corruzione della carne, poichè in quella gloria di resurrezione ''non si prende né moglie, né marito, ma si è come angeli nel cielo'' (Mt 22,30)"

Quel che è qui evidente ed importante è, a parer mio, che il filosofo passato alla storia non solo per la tragica storia d'amore con Eloisa, ma anche per la sua 'continua ed insaziabile ricerca della verità', sceglie "di far coincidere l'immagine del Salvatore con il mitico animale" (op. cit., p.70) .
Ma su questo e sulla sua quinta, appassionata lettera ad Eloisa, scritta - guarda caso - nel 1127 (op. cit., p. 41) avremo sicuramente modo di ritornare.

giovedì 15 ottobre 2009

The puzzling Naram-Sin's victory stele

Lasciando per un momento da parte le tematiche storico-filosofiche degli ultimi secoli, facciamo un salto indietro nel tempo di oltre quattromila anni e laterale, verso est, di quattro o cinquemila chilometri per parlare di una ben eseguita e ben conservata stele di calcare rosa ritrovata nel 1898 da un archeologo francese a Susa, nella regione iranica anticamente denominata Elam (a destra dell'attuale Kuwait), ed ora conservata al Louvre di Parigi (immagine qui a sinistra).
Secondo quanto a più riprese è stato inciso direttamente sull'eccezionale manufatto, la stele (alta ca. 2m e larga 1.5m) fu portata a Susa come bottino di guerra nel XII sec. a.C. da un re elamite, ma è originaria di Sippar (a nord di Babilonia) e celebra la vittoria del quarto re della dinastia accadica, Naram-Sin (nipote di Sargon I, regnò dal 2255 al 2219 a.C.) sulla popolazione dei monti Zagros, quei monti a nord-est della Mesopotamia da cui scendono una serie di affluenti di sinistra del Tigri.

Come si vede nell'immagine precedente, la famosa stele (datata a circa il 2230 a.C.) rappresenta Naram-Sin che, in atto di salire verso i monti Zagros e adornato di un elmo con le corna (emblema di potere divino), troneggia sul suo ordinato esercito e sopra i suoi nemici sconfitti guardando in alto - lui e tutte le figure della scena - verso una coppia di corpi celesti visibili in alto. Secondo gli studiosi è questa probabilmente la prima volta nella storia che un re è stato rappresentato come un dio. Anche da altre iscrizioni ufficiali è noto infatti che il nome di Naram-Sin, durante il cui regno l'impero accadico raggiunse l'apice del suo sviluppo, era preceduto da un determinativo, da una qualificazione divina.

Vi starete chiedendo a questo punto perchè ho pensato di scrivere questo post sulla stele del nipote di Sargon I. La qual cosa è presto detta: mi hanno incuriosito quei due corpi celesti, che qualche commentatore qualifica come stelle (".. in cui due stelle risultano chiaramente adorate da un sacerdote e da un gruppo di fedeli.") e qualcun altro come il disco solare ripetuto più volte (".. above it [the peak] the solar disk figures several times, and the king pays homage to it for his victory." oppure altrove "Above Naram-Sin, solar disks seem to radiate their divine protection toward him, while he rises to meet them.").

Bene. Io, forse perchè convinto della grande importanza del fenomeno delle congiunzioni Giove-Saturno in tutte le tradizioni storico-religiose del vicino oriente, sono andato a verificare e guardate cosa ho trovato.
Ho trovato che tra i primi di gennaio e la fine di luglio dell'anno 2230 a.C., quindi proprio durante il regno di Naram-Sin e all'epoca della realizzazione della famosa stele, ebbe luogo una congiunzione Giove-Saturno multipla, doppia per l'esattezza.
Ecco, quel che ora io penso e che propongo come nuova interpretazione alla comunità degli studiosi degli antichi imperi mesopotamici, è che le due stelle che figurano nella stele della vittoria di Naram-Sin rappresentano in realtà - con grande probabilità - i due pianeti Giove e Saturno in congiunzione, la congiunzione G-S doppia i cui due allineamenti si verificarono il 19 gennaio ed il 23 luglio del 2230 a.C.
Detto in altre parole, la scena riportata nella stele rappresenta l' unzione divina di Naram-Sin ad opera della congiunzione fenicea Giove-Saturno del 2230 a.C., una sorta di sua elezione e proclamazione a messia degli accadi.
Anche se, ironia della storia, il grande impero che si estendeva dall'Anatolia e dalle coste del Mediterraneo fino al Golfo Persico e all'altopiano iranico, sopravviverà a Naram-Sin meno di cinquant'anni. Com'è successo altre volte nella storia ad imperi e Reich già ritenuti millenari.


martedì 13 ottobre 2009

Delle cose sensibili e di quelle intellegibili ovvero della carne e dello spirito

Questa sera vorrei comunicarvi delle riflessioni che faccio da così tanto tempo che le loro conclusioni sono ormai per me punti fermi e risultati acquisiti, consolidati semmai da letture recenti. E' utile che vi dica quali sono queste riflessioni e questi risultati, così che anche voi possiate giovarvene nelle vostre ricerche.

Dunque. Nella storia dello sviluppo delle capacità umane è venuto un momento in cui ci si è resi conto che la realtà effettiva non sempre coincideva o poteva coincidere con quanto si vedeva attraverso gli occhi o, più in generale, si percepiva attraverso i sensi. Ci si rese conto in altre parole che oltre ed al di là della realtà percettiva v'è spesso una realtà effettiva o strutturale diversa dalla prima e che dunque la sola apparenza talvolta inganna. Per giudicare completamente le cose, accanto e oltre agli occhi corporei, fisici, della carne, è dunque necessario avere anche una capacità di valutazione, di astrazione dal percepito, insomma un 'occhio' del pensiero, cioè dello spirito ovvero dell'intelletto.

Ora prima che vi dica a quando io colloco questo momento e a quale ambito cognitivo (che per altro avrete già intuito) vedo collegata questa peccaminosa scoperta, preciserò che su quanto di generale ho detto sopra, su quella duplicità mentale è naturalmente d'accordo anche Kant quando parla - nel suo modo 'neutro' e senza stare a precisare l'ambito del suo discorso - di cose sensibili e di cose intellegibili, ovvero di sensibilità ed intelletto.
Scrive infatti Heidegger in Kant e il problema della metafisica, p. 41 ed. Laterza:
"...Kant, sia nell'introduzione alla Critica della ragion pura, sia nella parte conclusiva, oltre ad enumerare semplicemente le due doti basilari, ne dà anche una caratterizzazione degna di nota: la sensibilita' e l'intelletto; mediante il primo gli oggetti ci sono dati, mentre mediante il secondo vengono pensati>>.

Ora, poichè io - diversamente da quanto Kant modestamente pensava (cioè che tutti gli uomini dopo di lui secondo i suoi dettami avrebbero ben limitato l'applicazione della loro ragione) - non penso affatto di limitare i campi di applicazione della mia ragion pura, passerò a parlarvi del tempo e dell'ambito nel quale sorse quella convinzione e fu fatta quella sensazionale scoperta sull'apparenza che inganna.
Secondo me, come avrete capito dalle immagini che ho messo a corredo del testo, l'ambito fu quello astroNomico ed il tempo fu il VI sec. a.C., l'epoca di Anassimandro, Ferecide, Anassimene, Pitagora, .. , epoca che a parer mio rappresenta il vero periodo assiale dell'umanità.
La scoperta peccaminosa consistette in questo, che osservando bene i pianeti, annotandone la posizione sera dopo sera, per mesi, ci si accorse che essi - invece di muoversi su un determinato sfondo stellare ordinatamente da ovest verso est - ogni tanto esibivano degli strani comportamenti di ritorno all'indietro, verso ovest (cioè verso destra per osservatori del nostro emisfero), talvolta addirittura formando un cappio, come quello riportato nella seconda foto qui a sinistra. Quel cappio che, diversi secoli dopo, s. Paolo chiamerà "il laccio del Maligno" (2Tim 2, 26).
All'inizio del V secolo a.C., cioè al tempo della giovinezza di Parmenide, già ci si interrogava dunque in Grecia su quale realtà strutturale, su quale aletheia poteva rendere conto di e spiegare gli strani fenomeni osservati (doxa) nella cinetica planetaria (cfr. immagini).
V'è da dire, comunque, che i greci non furono i primi a porsi questo genere di domande, perchè molto probabilmente prima di loro se l'erano già poste egizi, indo-iranici e forse cinesi. Come attesta la provenienza da queste aree culturali dei miti della fenice e dell'unicorno.
Ma su queste questioni, sulle implicazioni e significati astroNomici della fenice e dell'unicorno (che non conosce moto retrogrado), sull'astronomia nell'Antico e nel Nuovo Testamento (es. Figlio dell'uomo, dialogo notturno Gesù-Nicodemo del vangelo di Giovanni, alcuni contenuti delle lettere di s. Paolo, ..) torneremo nei prossimi messaggi.

venerdì 9 ottobre 2009

Esserci e kairos in Heidegger

Leggendo il dibattito di Davos del marzo 1929 tra E. Cassirer e M. Heidegger sull'interpre-
tazione di Kant (cfr. App. II in Kant e il problema della meta-
fisica di Heidegger, Laterza ed.), ho trovato un brano molto interessante del filosofo della Foresta nera, che chiari-
sce bene come a lui fosse mol-
to presente, e per lui impor-
tante, tutta la tematica dei momenti cairotici della temporalità dell'esserci, cioè dell'esistenza umana.

Disse/scrisse dunque Heidegger in quei giorni di fine marzo 1929:

"A determinare l'essenza di quello che chiamo esserci non è sufficiente il solo contributo di quello che si definisce come spirito e neppure di quello che si chiama vita; l'importante è invece l'unità originaria e la struttura immanente della relazionalità di un uomo che entro certi limiti è incatenato in un corpo e nell'esser incatenato nel corpo si trova in una propria forma di legame con l' ente in mezzo al quale si trova, non come uno spirito che vi guarda dall'alto, bensì in quanto l'esserci, gettato in mezzo all'ente, compie liberamente un'irruzione nell'ente; irruzione che è sempre storica e, in ultima analisi, contingente. Così contingente che la forma suprema dell'esistenza dell'esserci si può ricondurre a pochissimi e rari istanti di quella durata dell'esserci che intercorre tra la vita e la morte; soltanto in pochissimi istanti infatti l'uomo vive al culmine della sua propria possibilità, mentre per il resto si muove sempre in mezzo al suo ente.
La questione del modo d'essere di quello che si trova nella filosofia della forma simbolica di Cassirer, la questione centrale della costituzione interna dell'essere, è quello che determina la metafisica dell'esserci .."
Chissà se quando qui parlava di storica irruzione dell'esserci nell'ente pensava a quel che egli nel 1927 avrebbe voluto scrivere, ma non avrebbe mai più scritto, nella II parte di Essere e Tempo, o alla chiamata/illuminazione di Nietzsche del 1881 o quella di Kant del 1782 o a cos'altro .. Forse, più probabilmente, pensava a quel che già si preparava a scrivere per il 1938, 1939, 1940 o 1941.

mercoledì 23 settembre 2009

Kairoticità delle congiunzioni G-S

Lasciando per un po' da parte quell'osso duro di Kant, su cui comunque torneremo, parliamo ora di questa importante tematica.
Certo, se cercate 'kairoticità' su un dizionario della lingua italiana non lo troverete. Avrei dovuto scrivere, come titolo, "Considerazioni kairologiche sulle congiunzioni Giove-Saturno", ma anche l'aggettivo 'kairologico' o 'cairologico' non li avreste trovati. Allora forse era meglio "Tempistica delle congiunzioni G-S", anche se sul mio Garzanti 'tempistica' non c'è, c'è solo 'tempista'. Che sarebbe poi chi, cantando o suonando, segue perfettamente il tempo oppure chi sa intervenire al momento giusto, cioè chi sa cogliere l'attimo opportuno. Oppure ancora chi, atleta in gara o guerriero in combattimento, sa cogliere prontamente il momento opportuno per l'attacco [diz. Garzanti].
Definizioni queste che rimandano al concetto greco di kairos, quel breve intervallo di tempo nel quale l'insieme delle circostanze, soggettive ed oggettive, converge positivamente per
rendere l'azione possibile in quanto efficace. I greci consideravano divina l'abilità di percepire il kairos e Kairos era appunto il dio che, già a partire dal IV sec. a.C., la dispensava (figura a sinistra, del II sec. d.C.).
Quel che volevo fare stasera, in considerazione del fatto che la tempistica o temporalità delle congiunzioni Giove-Saturno ha spesso ispirato e motivato azioni storiche di varia natura (politica, militare, religiosa, filosofica, letteraria, ..), era riflettere su e ricordare quali sono le circostanze temporali, i momenti salienti (cairologici, appunto) delle congiunzioni G-S, quei momenti cioè che caratterizzandosi come interruzioni e come sospensioni del generico fluire del tempo ordinario, del chronos, si possono pensare come punti marcanti, come 'tacche' sull'asse del tempo e come possibili delimitatori di ère ovvero di più o meno lunghi periodi storici (aion).

Iniziamo dalle congiunzioni Giove-Saturno singole, che - come ho detto più volte - sono il modo d'essere più probabile (5/6) assunto dall'ente metafisico di cui parliamo e quello, quindi, che manifesta normalmente.
E' del tutto evidente che in questo caso il possibile momento cairologico del fenomeno è uno solo, ed è quello astronomicamente corrispondente all'unico allineamento che si verifica tra Giove e Saturno, ben identificabile con il tempo associato al minimo sui diagrammi che indicano la distanza angolare tra i due pianeti (linea rossa nel diagramma a lato) in funzione del tempo. Questo preciso istante di tempo può distare da quello corrispondente della precedente congiunzione G-S di un intervallo che può variare da 18 anni e 10 mesi a 20 anni e 7.5, in funzione della posizione occupata ora e prima dalla Terra sulla sua orbita. E' chiaro che se si fosse assunto, per ipotesi, questo fenomeno come teofania di un dio, quel dio si sarebbe sì manifestato piuttosto spesso, grossomodo di generazione in generazione, ma in modo piuttosto variabile ed incostante. Non solo tra i valori sopra indicati è possibile una variabilità di quasi 2 anni, ma talvolta può capitare (come nel caso indicato a lato, la 'chiamata' di Nietzsche del 1881) che il fenomeno neppure sia visibile nel momento culminante, perchè nascosto dal sole. Naturalmente se uno - pur non vedendo - sa quel che sta avvenendo, le emozioni associate all'evento possono essere ugualmente ed anche più intense che se uno vedesse. Come è stato, a mio modesto parere, il caso di Nietzsche a primavera del 1881.

Passando alle congiunzioni G-S multiple, quelle del tipo allegorizzato con il bennu cioè con la fenice, è evidente che i possibili momenti cairologici sono appunto multipli, cioè 3 oppure 2 (a seconda che la Terra si trovi in quel ristretto settore di +/- 29° rispetto all'asse della congiunzione GS eliocentrica oppure ne sia poco fuori), corrispondenti al numero di allineamenti tra Giove e Saturno visibili da qui.
Nella figura a lato è rappresentata ad esempio la perfetta congiunzione G-S tripla del 967-968 (quella cui probabilmente la città egiziana del Cairo, fondata proprio in quel tempo, deve il suo nome), i cui tre 'momenti estatici' si ebbero rispettivamente il primo al 25 giugno 967, il secondo, quello centrale al 5 ottobre 967 ed il terzo ed ultimo al 4 gennaio 968.
Da un punto di vista astronomico e simbolico i tre momenti non sono tutti sullo stesso piano, perchè quello centrale corrisponde ad un perfetto allineamento dei Quattro (Saturno-Giove-Terra-Sole). In ottica eliocentrica è come se un gigantesco orologio cosmico a tre lancette (Saturno, Giove e la Terra) avesse tutte e tre le lancette posizionate sul 12 ovvero sullo '0' ad indicare l'istante di inizio di una nuova epoca storica. A far pensare questo fenomeno astronomico in questi termini contribuisce anche la rarità dello stesso, che - avendo una probabilità a priori di solo circa 1/6 - può mancare anche per secoli. Ad esempio, mentre l'ultima congiunzione G-S di questo tipo si è avuta nel 1981 (l'anno dell'attentato a Giovanni Paolo II), la prossima dello stesso tipo non si avrà che a cavallo degli anni 2238-2239, cioè 257 anni dopo. Vi sono casi in cui il fenomeno è mancato anche per 377 anni !
E' evidente che una teofania associata a questo tipo di fenomeno astronomico, i cui momenti centrali sono necessariamente intervallati tra di loro da multipli interi di 19.859 anni (l'intervallo base delle congiunzioni G-S), rimanda ad un dio più stabile e più visibile quando c'è, anche se complessivamente meno presente nella vita dell'umanità: insomma un dio che lascia in un certo senso più libertà agli uomini.
Rimane ancora da dire che durante questo fenomeno (che ha la singolare caratteristica di durare quasi quanto una gravidanza umana) i due pianeti esibiscono in cielo, notte dopo notte per sette-otto lunghi mesi, una specie di danza, muovendosi essi in fase avanti ed indietro, proprio come due ballerini affiatati ovvero come due amanti appassionati. E qui non posso e non voglio nascondere che sto proprio pensando al Cantico dei Cantici.

giovedì 10 settembre 2009

Kant ed io

Sfogliando un volumetto di filosofia che ho portato da Berlino (Sternstunde der Philosophie, von Platon bis Heidegger di Otto A. Boehmer, Beck v.) mi sono imbattuto - nella seconda pagina del capitolo dedicato ad Immanuel Kant - in questa affermazione dell'autore:

"Den Schluessel zum Geheimnis der Metaphysik glaubte Kant entdeckt zu haben: Er lag fuer ihn in einem bislang noch nicht erkannten Zusammenwirken von Vernunft, Verstand und Sinnlichkeit, das nunmehr genauer beschrieben werden musste."

Questa affermazione mi ha molto colpito perchè descrive bene, anche se un po' superficialmente, quel che anch'io ritengo di me e dei risultati delle mie ormai più che decennali ricerche, di avere cioè scoperto la chiave per il segreto della metafisica. E come sa chi mi legge su questo blog, non mi limito ad affermarlo ma ne vengo dando concreta e dettagliata illustrazione e dimostrazione, chiarendo a parole, con schemi e grafici tutti i modi d'essere (ways of being) dell'ente metafisico. Ente che secondo le mie scoperte è costituito, come ho detto più volte, dall'insieme dei due pianeti Giove e Saturno in congiunzione.

A questo punto mi son detto: bene! se sia Kant che io abbiamo scoperto "den Schluessel zum Geheimnis der Metaphysik", allora - poichè questa chiave dev'essere unica - Kant ed io dobbiamo avere scoperto la stessa cosa. Una rapida verifica per vedere se ci siano indizi nella biografia di Kant che lascino pensare ad una sua conoscenza del fenomeno delle congiunzioni G-S mi dà risultati non negativi.
Il suo Kritik der reinen Vernunft (Critica della ragion pura), composto in fretta in 4-5 mesi dopo studi e ricerche durate circa 12 anni (!), apparve a maggio 1781, circa un anno prima della congiunzione G-S multipla del 1782. Un anno dopo di questo evento scrisse invece Prolegomena zu einer jeden zukuenftigen Metaphysik, che riassumeva i principali percorsi di pensiero del capolavoro precedente.
"Die Prolegomena aber .. hielt man fuer aehnlich unverstaendlich wie die Kritik der reinen Vernunft.", cioè a dire anche quella che doveva essere una sintesi divulgativa della prima opera risultava altrettanto incomprensibile di essa.

Ecco .. ora io vorrei iniziare a leggere qualcosa di Kant proprio partendo da queste due opere, perchè qualcosa mi dice che riuscirò - io ingegnere elettronico - a spiegarvi non solo Heidegger ed il suo interesse per Kant, ma anche Kant stesso nelle sue opere più ermetiche.

Per concludere, vi dirò che mi spiace proprio che il Call for papers per il prossimo quinquinnale Congresso Kantiano Internazionale (Pisa 22-26 maggio 2010) scada il 15 settembre, cioè tra soli cinque giorni. Ci fosse stato più tempo, avrei forse potuto portare a quel convegno un contributo magari importante, ma così .. non sono ancora neppure in possesso di quelle due opere ..

venerdì 4 settembre 2009

The phoenix from Liverpool to Berlin

Per illustrare sinteticamente al centinaio e più di lettori di questo blog i risultati delle mie
ricerche sulla fenice (svoltesi in parallelo alle prime letture di e su Heidegger) dirò che - nell'anno e mezzo circa trascorso tra il convegno di Liverpool della U.K. Classical Association (fine marzo 2008) ed il convegno di Berlino da poco conclusosi (la quinquennale FIEC Conference di fine agosto 2009) - il numero di casi a sostegno e dimostrazione della teoria interpretativa astroNomica che propongo sono aumentati da 7 a 13. Nessun caso invece, cioè nessuna 'apparizione/comparsa' datata della fenice è stata trovata che sia in contrasto con la nuova teoria interpretativa del mito.

I sei nuovi casi sono la congiunzione Giove-Saturno pseudodoppia del 602 a.C. durante il regno del faraone Necho II (610-595), la congiunzione G-S tripla del 146-145 a.C. al tempo della stesura dell'Exagogè di Ezechiele il Drammatico, la congiunzione G-S doppia del 113-114 d.C. (al tempo della successione di Adriano a Traiano, 118), le congiunzioni G-S triple del 411-412 (C. Claudiano, Stilicone) e del 967 (Codex exoniensis, Exeter) ed infine la congiunzione G-S pseudodoppia del 1127 (dedica del Bestiaire, da parte di Philippe de Thaon, alla regina 'fenice' Aliz de Louvain, 1121-35).

Come immediatamente comprenderà chiunque stia seguendo con qualche attenzione questo blog, il fatto che in tutti i casi (sono ora ben tredici !!) in cui si può parlare di 'apparizione/comparsa' datata della fenice sia presente la situazione astroNomica che comporta la visione da Terra di una congiunzione G-S multipla, evento questo oltretutto a bassa probabilità a priori (p=1/6), tutto ciò rende - praticamente - assolutamente certa l'interpretazione astronomica del mito della fenice che già da vari anni vado proponendo.

Spetterà ora a chi vuole contestare e mettere in crisi questa mia teoria interpretativa del mito trovare, se può, nelle antiche letterature una o più apparizioni datate della fenice verificatesi _non_ in coincidenza con una congiunzione Giove-Saturno multipla.

mercoledì 2 settembre 2009

Heidegger a Berlino

Di ritorno dalla Germania, ripensavo all'impressione avuta che Heidegger sia un po' snobbato a Berlino, almeno nelle librerie della capitale federale. Sebbene io abbia infatti girato accuratamente per diverse librerie, alcune anche molto grandi (es. un vero e proprio palazzo-libreria sulla Kurfurstendamm), in nessuna ho trovato - come mi aspettavo - tutti o almeno parte dei volumi già pubblicati della Gesamtausgabe (l'edizione integrale, l' Opera omnia) in corso di completamento dall'editore Vittorio Klostermann (102 voll. in tutto!).

Ho trovato invece, dopo attenta ricerca, solo qualche piccolo volume introduttivo alla sua filosofia, come il Guenter Figal, Martin Heidegger, zur Einfuehrung, e il testo di qualche sua singola conferenza, come ad esempio - nella serie dei tascabili dell'editore P. Reclam - Was heisst Denken? e Der Ursprung des Kunstwerkes.

Certo se avessi trovata aperta l'Akademische Buchhandlung sotto alla Facoltà di filosofia in Hegelplatz, dietro alla Humboldt-Universitaet, libreria che invece era ancora chiusa per ferie, certo lì - penso - avrei trovato tutto di colui che in un sito americano hanno definito "a cold-hearted snake" ("un serpente dal cuore freddo").

Mi è rimasta comunque l'impressione che nelle altre librerie della città ci sia veramente un po' (troppo) poco, forse - ho pensato - perchè è una città ancora prevalentemente orientata a sinistra (amministrazione SPD) e lui aveva simpatizzato per il nazismo, forse perchè lui era del sud cattolico e lassù al nord prevalgono i cristiani protestanti, forse perchè a lui piaceva definirsi un 'localista', un autoctono Schwarzwaelder, e Berlino invece ha tanto un'atmosfera da metropoli cosmopolita, ... chissà ..?! Forse per più d'uno di questi motivi o magari, più semplicemente, perchè a Berlino si vende poco di filosofia.

giovedì 27 agosto 2009

The phoenix and the unicorn in Berlin


Now that I'm again relaxed, I can sincerely say it. It was with great emotion that on Wednesday 26 August in the room 3059 of the main building of the Humboldt-Universitaet zu Berlin (3° Floor), I explained my theory of the astronomical interpretation of the phoenix myth and of the unicorn myth to an attentive group of about 30-35 people of various nationalities. "Phoenix and Monokeros were allegories of Jupiter-Saturn conjunctions" was the title of my speech.

It was a great honor and indeed a great emotion 'to teach' (as probably the unique non-academic lecturer of the FIEC 2009 Berlin Conference), also if only for half a hour, in the same university where 29 Nobel-prize winners taught their innovative and sometimes revolutionary theories. Big photos of these famous Professors-Scientists are now upstairs on the walls of the 2-nd floor, for instance those of Planck, Heisemberg, Einstein, Hertz, Max von Laue, Debye, ...

I remember to all my readers that the FIEC is the "Fédération Internationale des Associations d'Etudes Classiques", that is the International Federation of the Societies of Classical Studies, the congresses/conferences of which take place every fifth year in a different capital or main city of the country of a FIEC_member national Association of Classical Studies. More than 80 national associations take actually part in the FIEC federation.

martedì 18 agosto 2009

Il parere di Massimo Cacciari

Farà sicuramente piacere al centinaio di studiosi delle varie discipline che da varie parti del mondo seguono questo blog sapere che tra loro vi è anche il prof. Massimo Cacciari, il filosofo sindaco di Venezia.
Essendone stato esplicitamente autorizzato, volevo oggi rendervi noto il giudizio espresso dal famoso filosofo qualche tempo fa sulle mie ricerche, dopo la lettura del saggio sulle congiunzioni Giove-Saturno di qualche anno fa (Grund di tutto) e del pre-print della relazione sull'interpretazione astronomica della fenice, che presentai a settembre 2006 al 6° Convegno della S.I.A. - Società Italiana di Archeoastronomia.

Mi scrisse dunque il prof. Cacciari il 25.1.2008:

"Gentile prof. De Cesaris,

I Suoi contributi mi sembrano davvero importanti e innovativi. Non posso seguirli in tutti i meandri, ma nella sostanza spiegano in modo molto convincente anche a un profano aspetti davvero _inauditi_ delle nostre tradizioni mitiche e religiose.
Con stima e simpatia.

Massimo Cacciari"

Come vedete, il Prof inviò poche righe di commento ma dense di contenuto e di indubbio apprezzamento, aprezzamento che ha voluto manifestarmi anche di recente e di cui lo ringrazio qui pubblicamente e sentitamente!!
Inutile che vi dica quanto la considerazione di persone come il prof. Cacciari mi faccia piacere e mi sproni alla continuazione delle mie ricerche. Anzi, ora che ci ripenso, mi pare di essere arrivato un annetto fa (primavera-estate 2008) ad Heidegger e alla Seinsfrage (e poi dal filosofo della Foresta Nera a Nietzsche, Hoelderlin, ..) proprio approfondendo aree di interesse accademico del prof. Cacciari.

venerdì 14 agosto 2009

1881, April 18th: Nietzsche's invisible unicorn

Com'è evidente dalla forte simmetria della linea rossa del primo grafico qui a sinistra e di quella verde del secondo, linea che rappresenta la distanza angolare in modulo tra Giove e Saturno (i gradi si leggono sull'asse di destra), la congiunzione G-S che folgorò Nietzsche nell'aprile 1881 sulla via di Genova fu del tutto simile a quella
che ispirò a Paolo di Tarso alcuni passi della seconda Lettera ai Tessalonicesi [2 Tes 2, 11-12] e della Lettera ai Galati [Gal 4, 1-12] all'inizio di primavera del 54. Entrambe furono singole, cioè con un solo allineamento tra Giove e Saturno, ed entrambe ebbero la particolarità di essere invisibili nel momento culminante, nel momento cairotico, che fu il 18 aprile 1881 per quella di Nietzsche ed il 21 marzo 54 per quella di s.Paolo.

Come ho spiegato in un post precedente e come risulta chiaro anche dal secondo dei poster di Liverpool, questa situazione si verifica quando, al momento della congiunzione G-S eliocentrica, la Terra (con su noi, cioè gli osservatori terrestri) si trova - rispetto al Sole - esattamente dalla parte opposta dei due pianeti in congiunzione eliocentrica. In quel giorno e per pochissimi giorni la coppia dei pianeti 'congiunti' sorge di mattina ad est contemporaneamente al Sole ed attraversa di giorno la semi-volta celeste rimanendo però costantemente nascosta dietro al Sole, alla sua enorme potenza luminosa. Rimanendo cioè invisibile all'osservatore terrestre. Come ho scritto altrove, si ha una congiunzione G-S che c'è ma non si vede!

E' del tutto evidente che per chi conosce i dettagli astronomici della situazione ed è però portato a farli oggetto di speculazioni poetiche o metafisico-religiose il momento di massima .. solennità è quando il gruppo di corpi celesti Saturno-Giove-Sole passa sul meridiano del luogo dell'osservatore (cioè letteralmente sulla testa dell'osservatore), quindi a mezzogiorno.

Da quel poco che ho letto finora di lui, io penso che Nietsche sia stato del tutto consapevole della particolarità della situazione astronomica, del fenomeno che stava per verificarsi e che lui certamente osservò - nei periodi di visibilità lontani dal kairos - prima da Genova poi in agosto dall'Engadina.
Egli scrive infatti nel 1881: "Insaziabile come il fuoco ardo e consumo me stesso. Luce diviene quanto io abbraccio; resta carbone quanto io abbandono. Io sono fiamma ...".
Risulta inoltre appurato dai biografi che Nietzsche abbia in quel 1881 nuovamente intensificato le sue letture scientifico-naturali, oltre a stendere in tono profetico-visionario i primi appunti per Zarathustra e per L'eterno ritorno.

Penso, per concludere, che a questo punto anche i filologi ed i filosofi studiosi del periodo presocratico abbiano qualche elemento o strumento in più per incominciare finalmente a decrittare il "fuoco" eracliteo.

martedì 11 agosto 2009

Forse Nietzsche confondeva fenice ed unicorno ... o forse no

Uno degli ultimi aforismi (il 568° di 575) di Aurora, la raccolta che Nietzsche terminò all'inizio del 1881, è intitolato Poeta e uccello e dice così:

"La fenice mostrò al poeta un rotolo incandescente, che si stava per carbonizzare. 'Non spaventarti - disse - è la tua opera! Non ha lo spirito del tempo e ancor meno lo spirito di quelli che sono contro il tempo: per conseguenza dev'essere bruciata. Ma questo è un buon segno. Ci sono molte specie di aurore."

Chi mi segue sa che, già da vari anni, della fenice io ho proposto una interpretazione astronomica che lega il mitico e meraviglioso uccello alle congiunzioni tra Giove e Saturno, precisamente alle congiunzioni G-S multiple, quelle di cui ne avviene mediamente una ogni sei, cioè una ogni 120 anni (anche se l'intervallo effettivo tra l'una e l'altra può arrivare anche a 377 anni).

Ora si dà il caso che proprio in quel periodo una congiunzione Giove-Saturno stesse effettivamente per culminare, per arrivare cioè al suo momento cairologico (che si sarebbe avuto il 18 aprile 1881), ma che non si trattasse di una congiunzione multipla bensì - come risulta dal grafico delle longitudini geocentriche e della distanza angolare tra i due pianeti (linea rossa) - di una congiunzione G-S semplice, cioè del tipo allegorizzato secondo l'altra mia interpretazione con l'unicorno.

E' estremamente probabile secondo me che Nietzsche in quegli ultimi mesi del 1880 e primi del 1881 stesse seguendo da Genova l'evolversi di questa congiunzione G-S. A dicembre scrive infatti a Gast: "Mi manca la stufa, come a Lei. Ma finora si è potuto star seduti sia di giorno che di notte all'aperto (e sdraiati - torno proprio ora dalla solitudine della scogliera)."

Che ci faceva Nietzsche sdraiato di sera/notte sulla scogliera di Genova? Secondo me osservava di sera in sera quel che ho chiamato l'ente metafisico, cioè la coppia di pianeti Giove e Saturno prossimi al loro allineamento. Ma o perchè non era stato iniziato bene o perchè lui non aveva capito bene (insomma per un difetto di iniziazione) credeva di stare osservando l'arrivo della mitica fenice. Da qui nasce l'aforisma 568, con la fenice che gli parla della sua opera in via di completamento.

A favore dell'ipotesi che invece Nietzsche sapesse cosa stava vedendo (o - a posteriori - cosa avesse visto in quella primavera 1881) sta il fatto che la figura che lui concepisce ai primi di agosto in Engadina, a Sils-Maria, e cioè Zarathustra, questa figura rimanda immediatamente al mondo (indo-)iranico, area dalla quale è attestata anche la provenienza del mito dell'unicorno.

Quel che è certo è che la congiunzione Giove-Saturno singola del 18 aprile 1881 si incunea come un vero e proprio momento cairotico, di cesura, nella vita e nella produzione di Nietzsche. Se l'ultimo aforisma di Aurora rimandava ad un volo verso ovest degli 'aerei naviganti dello spirito', ora il concepimento della figura di Zarathustra sembra indicare che anche l'oriente è ben presente nella mente del filosofo.

lunedì 10 agosto 2009

Ieri sera a Castel S. Angelo

Ieri sera ho passato un paio di ore nei giardini che circondano il Castel S. Angelo di Roma, ove si sta svolgendo dal 18 giugno (e fino al 23 agosto) l'iniziativa 'Letture d'estate, lungo il fiume e tra gli alberi' di invito alla lettura. Tra stand di libri nuovi (a prezzo pieno o scontato) e banchi e bancarelle di libri usati a vario prezzo c'era veramente solo l'imbarazzo della scelta.
Io ho trovato un paio di libri su Heidegger ("Martin Heidegger trent'anni dopo", gli atti del convegno 2006 dell'Università Bologna per il trentennale della morte, 26.5.1976, e di Jean Beaufret "In cammino con Heidegger", ed. Marinotti 2008), quattro libri dell'editrice Marietti (di G. Cunico "Da Lessing a Kant" e "Messianismo dionisiaco", di M. Vozza "Il mondo delle cose prossime" e di S. Semplici "La logica e il tempo") e poi di Stefan George "L'anima e la forma", di V. Verra "La filosofia di Hegel" ed infine di G. Passelecq "L'enciclica nascosta di Pio XI". Dimenticavo .. ancora un 'mammut' della Newton Compton su Nietzsche, Opere 1870/1881.

Considerato che qui sulla scrivania ce ne sono già diversi in evidenza, ancora da leggere, su e di Heidegger, altri sul tempo e sulla storia e sulla filosofia della storia ... .. capite bene che in autunno da leggere non mi mancherà certo.

mercoledì 5 agosto 2009

Eppur si muove ...

With pleasure I've seen that my book "Congiunzioni Giove-Saturno e storia giudaico-cristiana" ("Jupiter-Saturn conjunctions and judaic-christian history"), conceived about ten years ago and published in the autumn 2001, was mentioned in Volume 1, Number 1 of a new European religious studies journal, the Journal of Religion in Europe, edited in 2008 by the internationally well-known academic publishing house Brill, based in the Netherlands.

giovedì 30 luglio 2009

Aion Chronos Kairos .. un gradito dono

Ieri sera ho ricevuto un gradito dono, che in verità avevo sollecitato, del quale voglio accennarvi. Si tratta di uno studio di carattere archeologico pubblicato nel 2006 dal titolo Le forme del tempo, Aion Chronos Kairos di Annapaola Zaccaria Ruggiu, che insegna Archeologia e Storia dell'arte greca e romana all'Università Ca' Foscari di Venezia.

Per intrigarvi un po' su "questo volume che affronta alcuni temi che compongono l'intero orizzonte della temporalità nel mondo greco e romano" riporto una frase dalla Presentazione introduttiva:
"Aion, Chronos, Kairos, sono alcune delle figure che il senso, il modo di concepire il tempo, i concetti di cui è espressione, sembrano sempre sfuggire ad una comprensione definitiva - malgrado numerose indagini puntuali e circostanziate - di ciò che appare come un universo complesso, ambiguo e polimorfo."

A questo titolo ero arrivato da quello di un altro libro acquistato qualche tempo fa (il 4 giugno mi dice lo scontrino spillato dietro), ma non ho ancora letto bene, in modo sistematico, ma solo sfogliato: Il tempo che viene, M. Heidegger dal Kairòs all'Ereignis di Sandro Gorgone.

Ecco, queste saranno alcune delle mie prossime letture. Qualcuno di voi che mi leggete li ha già letti questi libri? che giudizio ne date?

mercoledì 29 luglio 2009

Sì .. ma perchè proprio Giove e Saturno ?

Una domanda che mi è stata spesso rivolta (a frequently asked question) da persone seriamente intenzionate a capire ed approfondire le mie tesi riguarda il perchè sarebbero state scelte proprio le congiunzioni Giove-Saturno e non quelle tra altri pianeti ad oggetto di speculazioni metafisiche e di trascendenza religiosa.

Precisato che la rilevanza delle congiunzioni G-S al fine delle ricerche di cui tratta questo blog è ormai un dato, un risultato solidamente acquisito, la risposta che - pensando e ripensando a quella domanda - io mi sono dato è che il sistema Giove/Saturno (comprendendo in questa espressione sia Giove da solo che Saturno da solo che, terzo, le loro congiunzioni) è stato preferito ad altri soprattutto perchè permette misure regolari di tempi molto lunghi, quali quelli che caratterizzavano le vicende di regni e regnanti, cioè le vicende storiche.

Tolti la Luna, il Sole ed i due 'satelliti' di esso (nella visione geocentrica) a visibilità irregolare Mercurio e Venere, misure di tempo più lunghe dell'anno potevano essere basate solo sulle periodicità dei tre pianeti visibili di notte e cioè Marte, Giove e Saturno (ultimo, questo, tra i pianeti visibili ad occhio nudo).

I periodi di rivoluzione di questi pianeti sono rispettivamente 1.881 anni, 11.862 e 29.458 anni, da cui [applicando la formula TAB = TB * TA / ( TB - TA) ] risultano per i tre tipi possibili di congiunzioni i seguenti intervalli di tempo (eliocentrici ovvero geocentrici medi):

* Marte-Giove TMG = 2.235 anni,
* Marte-Saturno TMS = 2.008 anni,
* Giove-Saturno TGS = 19.859 anni.

Come si vede, a causa dell'alta velocità di rivoluzione di Marte, le congiunzioni di esso sia con Giove che con Saturno si susseguono ad intervalli di appena 2 anni circa o poco più, mentre quella tra Giove e Saturno cadenza un intervallo temporale di circa 20 anni.

A ciò si deve aggiungere il fatto che Marte avendo un'orbita di eccentricità piuttosto elevata ha fasi di moto retrogrado molto più irregolari sia di Giove che di Saturno: ciò comporta per la coppia G-S congiunzioni multiple di maggiore regolarità.

A tutto ciò va aggiunto il fatto che, essendo Saturno il pianeta più lontano [e a moto più lento (l' "Antico di giorni" del libro di Daniele)], la sua considerazione e lo studio del perchè delle sue congiunzioni multiple a dati intervalli di tempo permetteva di inferire sulla struttura e sulle proporzioni e dimensioni del 'regno dei cieli', cioè di tutto il sistema planetario.

Riassumendo, dev'essere stato sin dai tempi dell'antico Egitto e di Heliopolis (ove la fenice era sacra) che ci si accorse che il sistema Giove/Saturno era particolarmente adatto per misure di tempo di 12, 20 oppure 30 anni (un semplice e comodo metronomo) e per studi astroNomici sulla struttura del sistema planetario: chi ruotava intorno a chi, a quali distanze, in quanto tempo, .. Si, proprio lo studio dei massimi sistemi!!

sabato 25 luglio 2009

Edith Stein: una figura molto intrigante

Una figura che ho incontrato nel corso dei miei approfondimenti su Heidegger e sul Sein, anzi Seyn, e che mi intriga molto è quella di Edith Stein (1891-1942), la filosofa e suora cattolica di origine ebraica che fu inizialmente assistente di Husserl (poi sostituita in questa funzione proprio da Martin Heidegger) e che finì i suoi giorni nelle camere a gas di Auschwitz il 9 agosto 1942.
Già il 12 aprile 1933 quand'era ancora ebrea, ma insegnante in una scuola cattolica tedesca, Edith si era rivolta per lettera al papa Pio XI, sollecitando una chiara presa di posizione della Santa Sede sulla situazione creatasi in Germania dopo l'arrivo di Hitler al cancellierato (30 gennaio 1933). Non solo Pio XI non rispose alla lettera della Stein, ma neppure il suo successore Pio XII (già segretario di stato di Pio XI) trovò il modo di farle arrivare alcun aiuto concreto solo Pio XI non rispose alla lettera della Stein, ma neppure il suo successore Pio XII (già segretario di stato di Pio XI) trovò il modo di farle arrivare alcun aiuto concreto nei nove anni dal 1933 al 1942, sebbene essa si fosse già dal 1933 convertita al cattolicesimo e fosse poi diventata suora carmelitana.

Ma cosa m'intriga di Edith Stein? Ammetto per ora di non esserne completamente consapevole, di non avere ancora avuto tempo di approfondire tutta la sua storia e la sua produzione filosofica e religiosa, mi è solo rimasta impressa da qualche sporadica lettura la sua caparbia volontà di ricerca della verità, sin da quando era giovane fenomenologa assistente di Husserl a Friburgo.

E' comunque un fatto preciso e verificabile che tutta la parte finale della storia di Edith, cui ella si offrì volontariamente e senza proteste di alcun genere, quasi salendo un suo personale Calvario, si svolse durante e a ridosso della congiunzione Giove-Saturno tripla del 1940-41, quella i cui tre allineamenti Saturno-Giove-Terra (i tre momenti 'estatici' dell'Ereignis heideggeriano) si svolsero l'8 agosto 1940, il 20 ottobre 1940 ed il 15 febbraio 1941.

Da un libricino di Teresio Bosco su Edith Stein letto in questi giorni due frasi mi sono rimaste impresse. La prima è relativa all'estate del 1940, quando in Olanda iniziavano le persecuzioni contro gli ebrei e le persone di origine ebraica: "Sono totalmente presa dall'opera su san Giovanni della Croce, e tutto il resto mi è indifferente".

La seconda frase Edith la disse il 6 agosto 1942 a due visitatori che poterono vederla in Olanda, qualche giorno prima di essere avviata ad Auschwitz, in Polonia, ove sarebbe poi stata uccisa appena arrivata. A chi mostrava preoccupazione per lei, serenamente rispose in quell'occasione: "Qualunque cosa accada, sono pronta a tutto. Anche il Bambino Gesù è qui con noi".

Ricordo per concludere che Edith Stein fu proclamata santa da papa Giovanni Paolo II il 10 ottobre 1998. E' oggi patrona d'Europa insieme a s. Caterina da Siena e a s. Brigida di Svezia.

giovedì 23 luglio 2009

Claudio Claudiano, la fenice e Stilicone

Come sarà certamente noto a più d'uno dei miei lettori, Claudio Claudiano (375 ca.-404 ca.) ha scritto a lungo della fenice in almeno due occasioni: in quello che oggi è classificato come il 27° dei Carmina minora, dal titolo Phoenix, e nel II libro del De consulatu Stilichonis, dedicato al suo protettore - il generale Stilicone - messo a morte a Ravenna nel 408.










Problemi interessanti, ai quali è già da tempo che penso, risultano dal fatto che effettivamente in quel torno di anni una apparizione della fenice, cioè - secondo la mia interpretazione - una congiunzione multipla Giove-Saturno, ci fu realmente, ma fu a cavallo degli anni 411-412 (vd. grafico soprastante).

Questo fatto, se da un lato può essere considerato come ulteriore conferma dell'esattezza della mia tesi interpretativa del mito della fenice, solleva d'altra parte una serie di questioni storiche che cercherò di elencare:
I) C. Claudiano dev'essere vissuto almeno fino al 408, se nel De consulatu Stilichonis celebra la morte del generale;
-- C. Claudiano sapeva già prima che nel 411-412 sarebbe arrivata una congiunzione G-S tripla, cioè la fenice, oppure no??
II) se la risposta è sì, allora Claudiano potrebbe essere vissuto fino al 408-411, ma potrebbe comunque aver saputo in anticipo che poi sarebbe arrivata la cong. G-S di tipo fenice;
III) se la risposta è 'no', allora C. Claudiano potrebbe essere stato testimone oculare della congiunzione GS tripla del 411-412, ed essere vissuto quindi almeno fino al 412, cioè almeno otto anni in più dei pochi 29 anni che gli vengono finora riconosciuti.

Come si vede rimane confermato che nello studio scientifico delle questioni, anche storiche, ogni nuova acquisizione di certezze non rappresenta mai un definitivo punto di arrivo, ma apre invece sempre nuove problematiche e nuove domande.