domenica 18 luglio 2010

ein Juenger der Wahrheit

Quello che vedete qui a sinistra è Nietzsche all'età di 17 anni, cioè nel 1961, quand'era - già da tre anni - studente alla celebre scuola-collegio di Pforta, uno degli istituti superiori più prestigiosi non solo della Sassonia, ma di tutta la Prussia (cui la Sassonia era stata annessa nel 1815). Sulla scuola e sulla formazione che N. vi ricevette trovo interessante quanto leggo su Nietzsche, nei ricordi e nelle testimonianze dei contemporanei, a cura di C. Pozzoli, BUR 1990, pp. 45s:

*Simile a un'accademia prussiana per cadetti, Pforta non preparava ufficiali dell'esercito ma intellettuali per la 'guida spirituale' del popolo. La struttura della scuola era prussiano-conservatrice e militaristica, ma imbevuta di ideali umanistici, secondo la tradizione ginnasiale (ginnasio-liceo) tedesca. I sei anni di Pforta saranno decisivi per la formazione di Nietzsche. Scriverà: "Proprio questa costrizione quasi militare che, in quanto deve esercitarsi sulla massa, tratta l'individuo in modo volutamente freddo e superficiale, mi ricondusse a me stesso. Contro la legge uniforme io salvai le mie inclinazioni e aspirazioni private." Nietzsche continua a scrivere poesie e musica sacra. Viene accettato nel coro scolastico. Ha bisogno di occhiali con lenti molto forti. Primi appunti autobiografici e progetti letterari.*
Vi chiederete perchè io sia andato a vedere dov'era e cosa faceva Nietzsche intorno al 1861.

Bene, il motivo è presto detto e consiste nel fatto che dal settembre-ottobre 1861 al giugno-luglio
del 1862 ebbe luogo una congiunzione Giove-Saturno (quasi)doppia [si vedano i diagrammi temporali a sinistra], del tutto simile a quella del 34-35 verso la fine del regno di Tiberio, descritta da Tacito come fenice in Annali 6, 28.

L'ipotesi che in qualche modo vorrei verificare è che il giovane Friedrich potrebbe aver osservato detta congiunzione G-S o così .. per ora superficialmente oppure invece già attentamente con qualche specifico interesse legato alla religione, lui che proveniva da due famiglie di pastori protestanti.

I corsi ginnasiali e liceali di Pforta, caratterizzati da un'impostazione umanistica, curavano poco la formazione scientifica, cosa che Nietzsche in seguito deplorerà, scrivendo:
"Se ci avessero anche soltanto insegnato la venerazione per queste scienze, se ci avessero anche una sola volta, con la lotta e la sconfitta e la ripresa della lotta nei grandi uomini, fatto tremare il cuore per quel martirio che costituisce la storia della scienza rigorosa! Invece alitò su di noi il soffio di un certo deprezzamento delle vere e proprie scienze, a favore della storia, dfell' 'educazione formale' e delle 'classicità'. E noi ci lasciammo così facilmente ingannare!" [op. cit., p.46]

Conseguita la maturità (Abitur) e lasciata Pforta, dall'ottobre 1864 alla Pasqua 1865 Nietzsche fu studente di teologia all'università di Bonn, decidendo poi di recarsi a Lipsia per studiare filologia classica. L' 11 giugno 1865 scriveva alla sorella:

"Hier scheiden sich nun die Wege der Menschen; willst Du Seelenruhe und Glueck erstreben, nun so glaube, willst Du ein Juengen der Wahrheit sein, so forsche." [ovvero]
Qui ora si separano le vie dell'umanità; se vuoi raggiungere la pace dell'anima e la felicità, allora credi pure, ma se vuoi essere un discepolo della verità, allora indaga/ricerca."


E' un vero peccato, a parer mio, che la Forschung intrapresa abbia poi portato Nietzsche ad avere un'idea completamente diversa - ribaltata rispetto alla precedente - delle verità, della scienza e degli scienziati. Su Verità e menzogna (giugno 1873) si legge ad esempio:
"Che cos'è dunque la verità? Un mobile esercito di metafore, metonimie, antropomorfismi, in breve una somma di relazioni umane che sono state potenziate poeticamente e retoricamente, che sono state trasferite e abbellite, e che dopo un lungo uso sembrano a un popolo solide, canoniche e vincolanti: le verità sono illusioni di cui si è dimenticata la natura illusoria, sono metafore che si sono logorate e hanno perduto ogni forza sensibile, sono monete la cui immagine si è consumata e che vengono prese in considerazione soltanto come metallo, non più come moneta."
Altro esempio, verso il 1881 scriverà anche:

"C'è negli uomini di scienza un candore che confina con la stupidità. Non immaginano sino a che punto il loro mestiere sia pericoloso; credono dal più profondo del cuore che il loro vero compito sia l'amore del vero e il bene, il bello e il vero. Io dico che il loro mestiere è pericoloso non rispetto ai suoi effetti dissolventi, ma all'enorme carico di responsabilità che si sente pesare su di sè dal momento in cui ci si accorge che tutti i valori su cui vivono gli uomini finiscono alla lunga per rovinare l'uomo." [da J. Beaufret, In cammino con Heidegger, p. 107]


Qui Nietzsche si avviava già a parlare non più da discepolo della verità tradizionalmente intesa (diciamo la verità apollinea delle cose in sè, potremmo anche dire la verità scientifica delle cose), quanto invece da neo-messia zaratustriano portatore e propugnatore di relative verità dionisiache, umane solo umane.

giovedì 15 luglio 2010

Ad Irene in partenza per Berlino

Cara Irene,
nel momento in cui stai dando gli ultimi ritocchi alla tua relazione per il Berliner Nietzsche-Colloquium ormai prossimo (18-21 luglio) alla Technische Universitaet della capitale tedesca e ti accingi a partire, vorrei farti arrivare una mia breve lettera aperta augurale.

Ho visto che come titolo finale per la tua raccolta di considerazioni nicciane su aspetti cosmologici ed astronomici hai scelto Die Unerhoerte Astronomie von Nietzsche - Fuer die, die noch Ohren fuer Unerhoertes haben. Spero naturalmente che tu abbia ripreso o almeno abbia considerato come utili spunti per le tue ricerche anche quanto - ormai da un anno e forse più - io vengo scrivendo su Nietzsche su questo blog e quanto ci siamo detti al riguardo da qualche tempo in qua. E che quell' incredibile ed inaudito (proprio nel senso di 'non udito prima') tu li riferisca anche all'effetto di rivelazione dionisiaca che ebbe su Nietzsche l'evento astronomico della congiunzione Giove-Saturno singola del 18 aprile 1881, quella i cui diagrammi temporali sono tuttora riportati dietro il titolo di questo blog.

Vedi .. quando quei diagrammi saranno stati compresi, non dico da tutti ma almeno da coloro che convegni come questo li organizzano e preparano nei dettagli, allora una relazione come la tua [o come quella che io avrei voluto tenere a Naumburg in ottobre] non sarà più confinata in una sezione parallela dell'ultimo pomeriggio, come la X di questo Colloquium, ma avrà pieno diritto di figurare in una sessione plenaria dei primi giorni. Perchè allora finalmente si incomincerà a capire Nietzsche, la sua filosofia, il suo vero atteggiamento verso la scienza e verso la storia.

Dunque coraggio!! Spiega bene tutto a coloro 'die noch Ohren fuer Unerhoertes haben' , spiega bene loro la differenza tra l'immagine allegorica delle fenice e quella dell'unicorno e dove e come si trova la Terra quando l'una o l'altro appaiono. O no. E perchè un unicorno invisibile possa dominare un'anima come quella di Nietzsche in un cairotico e assolato meriggio. E dove e come, in quali passi, lettere, aforismi, frammenti, .. alluda più o meno esplicitamente a tutto ciò.

Se ti può aiutare ad allargare un po' la tua audience, stampa pure questo messaggio e distribuiscilo magari agli italiani o tradotto a chi vuoi. E magari dà a tutti l'indirizzo di questo blog.

Io ti auguro tutto il meglio, non solo per questa occasione ma anche per il futuro: avanti con l' Unerhoerte Astronomie von Nietzsche!!

domenica 11 luglio 2010

Dei libri di Victor Farias su Heidegger ...

... non avevo ancora sentito parlare, prima di leggere - cosa che ho appena concluso - L'eredità di Heidegger, nel neonazismo, nel neofascismo e nel fondamentalismo islamico.

Non so com'è fatto il primo (Heidegger e il nazismo, 1987), ma questo secondo volume - pubblicato in Italia a fine 2008 dalle Ediz. Medusa - a me non è dispiaciuto. Anche se si nota una certa qual enfasi dell'autore a cercare di dimostrare la tesi sintetizzata nel titolo, il volume ha un impianto piuttosto sistematico, è molto chiaro nella presentazione dei casi esaminati ed ha un ricco apparato di note, molto utile per orientarsi nell'odierna ricezione di Heidegger presso gruppi politicamente impegnati, in modo radicale, in varie aree e paesi del mondo: la Germania, la Francia, i gruppi del fondamentalismo islamico e l'America Latina.

Per poterne fare una lettura un po' più approfondita, con matite ed evidenziatori a portata di mano, penso proprio che dovrò comprarne una copia personale, dopo la restituzione di questa che ho ora qui alla biblioteca pubblica dove l'ho presa in prestito. Presso la quale cercherò a questo punto anche l'altro volume di Farias, curioso di vedere che interpretazione egli ha dato della riproposizione nel 1926-27 da parte di Heidegger del problema dell'essere, cioè della Seinsfrage.

giovedì 8 luglio 2010

Il disascondimento tecnico dell'ente ovvero .. la vera filosofia del nostro tempo

Tra i libri che sto leggendo con qualche attenzione in questo periodo ve n'è uno comprato quasi un anno fa (cfr. post 'Ieri sera a Castel S. Angelo, del 10.8.2009): Jean Beaufret, In cammino con Heidegger, ed. C. Marinotti, Milano 2008.

J. Beaufret (1907-1982), destinatario nel 1946 della Lettera sull'umanismo di Heidegger, divenuto nel corso di un trentennio l'interlocutore privilegiato del filosofo tedesco, ha saputo (dice la quarta pagina di copertina) "corrispondere - nel pensiero e nella parola, nei suoi scritti e nel suo insegnamento - al compito oggi più che mai urgente di preparare la possibilità di una comprensione vera, profonda e senza equivoco possibile - se non animata da palese malafede - della filosofia heideggeriana."

Bene, tutto ciò premesso, quel che da giorni volevo riportare qui - con qualche mia considerazione relativa - è una frase che mi ha colpito dell'intervistatore a Jean Beaufret, cioè di Frédérich de Towarnicki, il quale nella 'Premessa' al volume scrive (p. 11):

"Questo libro [Der Arbeiter di E. Juenger, 1932], allo stesso titolo de Gli dei della Grecia di Walter F. Otto, fu per Heidegger una rivelazione. Da quel momento il suo pensiero si trovò indirizzato verso l'analisi del mondo moderno, interpretato come compimento tecnico della metafisica cartesiana e post-cartesiana, al punto che il disascondimento tecnico dell'essente diviene la vera 'filosofia' del nostro mondo."

Ho messo in neretto l'ultima parte della frase di Towarnicki perchè, se il disvelamento, la messa in evidenza tecnica, la scoperta della dinamica dell'(ess)ente è divenuta veramente "la vera filosofia del nostro mondo", beh .. allora mi sembra che Heidegger abbia completamente mancato di indicare nelle sue opere se e quanto a lui personalmente sia riuscito di conseguire questo obiettivo, il "disascondimento tecnico dell'(ess)ente". Scoperta questa che è invece - chiaramente - proprio quella che è riuscito a me di fare, come dimostra tutto quanto vado qui definendo ed illustrando come fondamento e contenuto della mia proposta ermeneutica (cfr. 'nuovo paradigma ermeneutico', 'ermeneutica di Giuseppe', ...)

Ripeto dunque quanto ho già detto altrove e cioè la mia sempre più ferma convinzione che il mio volume "Congiunzioni Giove-Saturno e storia giudaico-cristiana" con la sua parte relativa alla fenomenologia e temporalità delle congiunzioni G-S sia proprio il giusto complemento ad Essere e Tempo, quella seconda parte - specifica sull' Essere - che Heidegger non volle o non seppe scrivere, fermandosi nella prima parte alle problematiche esistenziali dell'Esserci.

sabato 3 luglio 2010

Acquisti estivi

Trovati oggi pomeriggio, mentre il sole ancora picchiava, su una bancarella di libri usati e comprati per pochi euro:

Leibniz, La Monadologia,
Leibniz, Discorso di metafisica,
Aristotele, Etica nicomachea,
Aristotele, Esortazione alla filosofia, a cura di E. Berti,
B. Pascal, Pensieri,
M. Vannini (a cura di), Nietzsche e il cristianesimo

Continua così ad aumentare la mia possibilità di filosofiche letture, anche se mia moglie in verità osserva un po' perplessa tutto quel che vado facendo ... poi con questo caldo ..!

domenica 27 giugno 2010

Dell'oscillatorio e dell'invisibile

L'ho appena presa in prestito da una biblioteca pubblica questa copia di Sentieri interrotti (Holzwege) di Heidegger, ove - da pag. 247 a p. 297 - è riportato il testo di 'Perchè i poeti?' ('Wozu
Dichter?'), la conferenza che H. tenne nel dicembre 1946, per commemorare il ventesimo anniversario della morte di Rilke (29.12.1926).
Devo dire innanzitutto che trovo sorprendente il fatto che, nonostante che la Germania fosse allora ridotta ad un cumulo di macerie e occupata da ben quattro eserciti nemici vittoriosi in una guerra che a dire dello stesso Heidegger aveva (avuto, a quel punto) anche un significato metafisico, trovo stupefacente - dicevo - il fatto che nel marasma di quei giorni egli abbia ancora il tempo e la voglia di commemorare Rilke, uno degli autori germanici iniziati come lui e prima di lui ai misteri dell'essere.

Volevo poi segnalarvi un passo (eh.. Irene!) che mi è capitato così, sfogliando casualmente, ove Heidegger, commentando le Elegie di Duino di Rilke, sta - con parole in parte sue ed in parte di Rilke - chiaramente alludendo a parer mio proprio alla fenomenologia delle congiunzioni Giove-Saturno multipla e singola ideali, quella allegorizzata nelle immagini della perfetta fenice e dell' invisibile unicorno.

Scrive dunque Heidegger (pp. 289-290):
"Piante e animali giacciono sul bilico in modo tale che si ricostituisce sempre l'equilibrio di un esser-sicuro. Il bilico su cui sono posti in bilico piante e animali non tocca il dominio di ciò che è per essenza - e quindi costantemente - in oscillazione. Anche il bilico in cui l'Angelo è posto in bilico è sottratto all'oscillazione. Non però perchè non appartenga ancora, ma perchè non appartiene più al regno dell'oscillazione. In virtù della sua essenza incorporea, la possibile agitazione del visibile sensibile si è capovolta nell'invisibile. L'Angelo è [west] nella quiete soddisfatta dell'unità equilibrata di ambedue i dominii, in seno alla regione interiore del mondo."

Concludo facendo notare che poco prima (metà di p. 289) Heidegger aveva appena fatto notare che l'essenza dell'Angelo rilkiano è, a dispetto di ogni differenza di contenuto, metafisicamente la stessa della figura di Zarathustra in Nietzsche.

lunedì 21 giugno 2010

Zarathustra, le scritture, la stella e Salomé

Come è noto ai miei più assidui lettori, io ho formulato da tempo (almeno dall'agosto dello scorso anno, cfr. mio post: 1881, April 18th: Nietzsche's invisible unicorn del 14.8.2009) una precisa ipotesi sull'evento astronomico e sulle circostanze che determinarono in Nietzsche la scoperta della propria 'missione', il divenire ciò che si è, insomma la 'chiamata' del malato professore di filologia al ruolo di baldo annunciatore e profeta di una nuova era. L'evento astronomico è - come ormai dovrebbe essere noto a molti - la congiunzione Giove-Saturno singola del 18 aprile 1881 che Nietzsche seguì da Genova prima del momento kairotico e poi da Sils-Maria, in Engadina, dopo di esso, cioè nell'estate-autunno di quell'anno 1881.

Leggo ora, a pag. 101 di Nietzsche nei ricordi e nelle testimonianze dei contemporanei, a cura di Claudio Pozzoli, BUR Milano 1990, alcuni brani che sembrano andare in questa direzione. Nella primavera 1883 Nietzsche - dubitando del valore della sua nuova opera poetico-filosofica - chiede pareri ai suoi amici. Riporto:

Gast è entusiasta dell'opera, cosa che lo conforta. "Sotto quale voce va propriamente annoverato questo Zarathustra? Starei per credere sotto la voce 'sinfonie' ", scrive Nietzsche a Gast il 2 aprile. E questi gli risponde tre giorni dopo: "Sotto quale voce va annoverato il Suo nuovo libro? Sarei per credere tra le 'sacre scritture'." Il 23 aprile Nietzsche scrive ancora a Gast: "Oggi ho appreso per caso che cosa significa 'Zarathustra': vale a dire 'Stella d'oro'. Questo mi ha reso felice. Si potrebbe pensare che l'intera concezione del mio libro affondi le radici in questa etimologia: ma fino a oggi io non ne sapevo nulla".

Io sarei per non credere fino in fondo a quel che N. afferma nell'ultima frase e alla sua naivitaet. Penso invece che abbia visto bene la giovane russa Lou von Salomé, la quale qualche mese prima annotava nel suo diario (18 agosto 1882):

... in qualche profondo recesso del nostro essere siamo lontani mondi interi l'uno dall'altra. Nietzsche nasconde in se stesso, come una vecchia rocca, alcune segrete oscure, sotterranei nascosti, che non risultano a una conoscenza superficiale, ma che pure possono contenere la sua più vera essenza. ... Saremo ancora in tempo a vederlo apparire come nunzio di una nuova religione, ... [op. cit., pp. 99-100].
Vedi ora un po' tu, cara Irene, come integrare questi nuovi spunti di riflessione nel tuo prossimo lavoro per Berlino. Di tutta la materia, opportunamente sistematizzata, spero di parlarne presto diretta-
mente in uno dei prossimi convegni nicciani.

mercoledì 16 giugno 2010

Quanto ho scritto!! ... I miei posts sui google-groups

Con una semplice ricerca all'interno dei Google-Groups (ricerca che ciascuno di voi può fare, ad esempio ponendo come parole chiave della ricerca "congiunzioni giuseppe giove" e simili) ho visto che dal 2002 ad oggi ho scritto qualcosa come 3600 messaggi, con una media di circa 1,3 post/giorno. Eppure mi pare ieri che ho iniziato a partecipare alle discussioni o che ho preso il coraggio di aprire io stesso dei threads!

Per lasciarmi conoscere meglio e darvi un'idea della mia mappa cognitiva in questi anni (per lo più occupati dagli interessi e dalle ricerche di cui al presente blog), riporto la distribuzione con il numero di questi messaggi per ciascuno dei principali news-group o forum di discussione ai quali ho partecipato o sto tuttora partecipando:

it.cultura.religioni (599 messaggi)
it.scienza.astronomia(474)
it.cultura.storia.moderato(380)
it.cultura.religione.cristiani(320)
it.cultura.classica(209)
it.cultura.storia(180)
it.istruzione.scuola(162)
it.cultura.filosofia.moderato(152)
it.cultura.filosofia(125)
it.cultura.libri(115)
it.cultura.linguistica(94)
it.scienza.astronomia.amatoriale(85)
it.cultura.ebraica(80)
it.scienza.fisica(76)
it.cultura.ateismo(74)
it.discussione.misteri(60)
it.politica(35)
it.cultura.linguistica.italiano(34)
it.cultura.cattolica(31)
it.scienza.matematica(25)
it.cultura.letteratura.italiana(21)
it.scienza(21)
... ...
...

Le varie migliaia di messaggi di cui sopra possono dare un'utilissima panoramica - ai miei lettori più recenti - su quanti e su quali ambiti il nuovo paradigma interpretativo faccia o contribuisca a far luce e nell'arco di quanti millenni. Buona lettura a tutti.

mercoledì 9 giugno 2010

Du waltest hoch am Tag' ... Saturnus Sohn !

E' questo l'inizio di una poesia di Hoelderlin dal titolo e dal contenuto molto significativi per i miei studi, oltre che per quelli a suo tempo condotti da Heidegger e da Nietzsche (di cui H. era il poeta preferito). Si tratta precisamente di Natur und Kunst oder Saturn und Jupiter (questo è il titolo esatto), che ho trovato alle pagine 17o-173 (testo in tedesco a fronte) di un bel libricino della BUR, Friedrich Hoelderlin, Poesie, Milano 2009.

Rivolgendosi a Giove, dice il poeta in questa prima strofa dell' ode:

Du waltest hoch am Tag' und es bluehet dein
Gesetz, du haelst di Waage, Saturnus Sohn!
Und theilst di Loos' und ruhest froh im
Ruhm der unsterblichen Herrscherkuenste.

cioè (con piccoli ritocchi rispetto alla traduzione BUR)

Regni alto nel giorno e fiorisce
la tua legge, tu reggi la bilancia, figlio di Saturno!
E spartisci le sorti e lieto riposi
nella gloria delle immortali arti del dominio.

Per capire l'importanza di questa strofa bisogna riflettere sul fatto che Natur und Kunst oder Saturn und Jupiter è un'ode datata tra la fine del 1800 e l'inizio del 1801 ["Composta al più tardi all'inizio del 1801, quest'ode, tra le più significative e complesse di Hoelderlin, ..", nota n. 34, p.170, op. cit.] e che proprio in quel periodo stava maturando una nuova congiunzione - guardacaso e per l'appunto - proprio tra i pianeti Giove e Saturno, congiunzione quasidoppia che si sarebbe poi manifestata appieno nei primi sette mesi del 1802.

Già il senso del primo verso di questa strofa, Giove che regna alto nel cielo diurno (nel quale cielo doveva comunque, necessaria-
mente, essere invisibile), è importante perchè permette di spostare la datazione di quest'ode all'estate 1801, precisamente al mese di agosto di quell'anno.

E' infatti in questo periodo, precisamente intorno all' 8 agosto 1801 (si veda il grafico riportato dietro il titolo del blog), che Giove - che si trova ormai solo a poco più di 10° da Saturno - sorge 'perfettamente' allineato al Sole, rimanendone naturalmente occultato per tutto il giorno a causa della potenza luminosa di quest'ultimo.

Altro motivo d'importanza di questa strofa e di tutta l'ode è che esse dimostrano quanto Hoelderlin fosse iniziato a riconoscere i segni e gli eventi der unsterblichen Herrscherkuenste, cioè delle immortali arti del dominio, anche quando/mentre questi sono/erano invisibili. La qual cosa attesta, a parer mio, una tradizione di iniziazione tra i poeti ed i letterati dell'idealismo e del romanticismo tedeschi.

Bella e significativa è anche la conclusione dell'ode, ove il poeta si assimila a Giove/Zeus appellato ora Cronio in quanto figlio di Kronos/Saturno, ovvero Sohn der Zeit:

Dann hoer' ich dich, Kronion! und kenne dich,
Den weisen Meister, welcher, wie wir, ein Sohn
Der Zeit, Geseze giebt und, was die
Heilige Daemmerung birgt, verkuendet.

vale a dire

Allora ti odo, Cronio! e in te conosco
il maestro saggio che, come noi, figlio
del tempo, dà leggi e, quanto
il sacro crepuscolo nasconde, annuncia.

Quanto il crepuscolo nascondeva in quell'estate 1801 e l'invisibilità di Kronion (e del padre Kronos) invece annunciava era naturalmente la loro prossima congiunzione G-S che, come detto, si verificò tra il gennaio ed il luglio 1802, nella costellazione del Leone (cfr. diagrammi del grafico).

Direi che già la strofa iniziale e quella finale di quest'ode (che sarebbe un po' troppo lungo commentare qui per esteso) spiegano appieno ed esemplarmente i motivi dell' interesse di Heidegger per la poesia di Hoelderlin nel quadro dei suoi studi sulla Seinsgeschichte, storia legata - questo il fondamento della nuova ermeneutica storico/filosofica, qui pienamente confermato - proprio alle congiunzioni tra i pianeti Giove e Saturno.

venerdì 4 giugno 2010

L'interesse per il nuovo paradigma ermeneutico ...

... storico-filosofico a fondamento astroNomico che vado illustrando su questo blog continua ad aumentare. Con l'arrivo nelle ultime settimane di Portogallo, Turchia, Israele e Messico è aumentato a 32 il numero di paesi dai quali si visita più o meno regolarmente questo blog; i primi 10 paesi sono al momento:

Italia-Germania-Stati Uniti-Regno Unito-Ungheria-Russia-Svizzera-Francia-Spagna-Canada/Svezia

Anche il numero delle località italiane da cui il blog viene più o meno regolarmente letto è ancora in aumento ed è ora di 176. Con alcune variazioni rispetto al rilevamento precedente, la graduatoria delle città con maggiore interesse verso la nuova proposta ermeneutica è ora la seguente:

Roma-Milano-Torino-Bologna-Firenze-Napoli-Padova-Genova-Pescara-Brescia/Bari

Colgo l'occasione per ringraziare sentitamente tutti, in modo particolare coloro che mi leggono ormai abitualmente e che incominciano a tener conto nelle loro personali ricerche del nuovo paradigma. Thank you very very much for your attention.

domenica 30 maggio 2010

Die Frage nach dem Ding

Mi è dispiaciuto molto di non aver potuto partecipare in alcun modo al quinquennale Congresso internazionale kantiano che si è tenuto a Pisa la scorsa settimana. Ne sono stato tenuto lontano prima dalla stesura del De Seyn (preparato per il meeting annuale dell' Heidegger Circle americano), poi dal ricovero in ospedale e dalle successive, numerose visite di controllo, poi da una serie di altre questioni familiari e personali, infine dalla stesura di un Abstract per un altro congresso filosofico.

Il motivo di questo dispiacere è che, pur conoscendo io ancora poco l'opera complessiva di Kant, credo tuttavia di avere - come accennavo anche nel mio precedente post del 10 settembre 2009 ("Kant ed io") - delle precise risposte alla Dingfrage che Kant poneva nel suo capolavoro, risposte di cui qualche mese fa pensavo avrei potuto mettere a parte i partecipanti al Congresso kantiano internazionale.

Per non farla troppo lunga e per avere il tempo di giustificare meglio le mie affermazioni, anticiperò ora solo la mia impressione, che è poi la mia concreta linea di ricerca su Kant. Bene, io credo che - nonostante tutti i tentativi di filosoficamente generalizzare la cosa - le espressioni kantiane "Ding in der Erscheinung", "Ding an sich", "Ding fuer mich", ... abbiano tutte un'essenza ed un fondamento a-stro-no-mi-ci (sì avete letto bene a-stro-no-mi-ci) nel quadro dei massimi sistemi e delle tematiche trattate in questo blog e che questo sia il motivo per cui Heidegger si è tanto soffermato su Kant, prima di passare a Nietzsche, nei suoi tentativi di comprensione e di ricostruzione della Seinsgeschichte.

Ecco .. questo per il momento volevo dirvi e vi ho detto, pensateci un po' anche voi (soprattutto voi kantiani). Avremo comunque modo di riparlarne .. magari al prossimo congresso internazionale quinquennale. Sempre che qualcuno di voi non si faccia vivo per riflettere con me sulla Cosa.

lunedì 24 maggio 2010

La lunga marcia della Chiesa

Il 22 maggio, a 537 anni dalla nascita di Niccolò Copernico la Chiesa (polacca, ma non solo) ha concesso finalmente un'onorata sepoltura al padre moderno dell'eliocentrismo.

Durante una solenne cerimonia, che comprendeva anche un corteo funebre attraverso la città di Frombork (50 km ad est di Danzica), alla presenza del primate di Polonia - arcivescovo Jozef Kowalczyk - la bara con i resti del grande astronomo è stata tumulata nella basilica di cui Copernico fu anche canonico, basilica nei pressi della quale era stata trovata nel 2005, in una tomba priva di ogni iscrizione (cfr. Corriere Sera, 23.5.2010).

La certa identificazione dei resti era stata resa possibile dall' analisi del DNA di un capello trovato all'interno di un libro che l'astronomo consultava spesso (conservato ora ad Uppsale, Svezia).

Come si vede, dopo le scuse a Galileo (quattro secoli) sono ora arrivate anche le onorate esequie a Copernico (quattro secoli e mezzo dalla morte). Anche se sembra fermo, il cattolicesimo in realtà si muove: eppur si muove!! Continua dunque la lunga marcia della Chiesa al superamento delle ostilità verso gli eliocentristi di tutti i tempi e fors'anche alla riscoperta e al recupero delle proprie radici astronomiche. Lunga marcia che avrà una tappa intermedia, nei tempi brevi, forse proprio con quell'innalzamento della statua a Galileo Galilei nei giardini vaticani di cui si diceva/vociferava lo scorso anno.

Penso che anche sui tempi lunghi nell'insieme possiamo essere ottimisti. Non solo verrà il giorno in cui un papa chiederà scusa anche ad/per Ipazia, ma fors' anche quello in cui la Chiesa riconoscerà apertamente quanto di astroNomico fa parte delle proprie radici ed ammetterà come e quanto esso sia stato trasposto nelle immagini e nei dogmi della fede cristiana.

mercoledì 12 maggio 2010

Altri elementi per una storia dell' essere: i presentimenti e le avvisaglie

Che l'anno che stava per arrivare (1981) sarebbe stato un anno particolare e che non avrebbe portato nulla di buono Giovanni Paolo II lo presentiva in qualche modo già verso la fine del 1980.
Come riportò la rivista Vox Fidei (n. 10-1981), durante il viaggio in Germania dal 15 al 19 novembre 1980, un giorno a Fulda un gruppo di fedeli gli pose alcune domande sul cosiddetto 3° segreto di Fatima e sul prossimo futuro della Chiesa. Al che il papa rispose tra l'altro:

"Dobbiamo ben essere pronti a vicine grandi prove, che potranno richiedere anche il sacrificio della nostra vita e la nostra totale donazione a Cristo e per Cristo... Le prove potranno essere ridotte con la vostra e la nostra preghiera, ma non possono (più) essere evitate, perchè un vero rinnova-
mento nella Chiesa potrà avvenire solo in questo modo ... come già tante volte la Chiesa rinacque nel sangue. Non sarà differente neppure questa volta. Siamo forti e prepariamoci, confidando in Cristo e nella sua Madre. Preghiamo molto, e spesso, il Santo Rosario."

Il 20 aprile 1981 poi - leggo dal volume Anatomia di un attentato di C. Sterling, ed. Sugarco, 1984 - un generale ed un colonnello dello SDECE, il servizio segreto francese, si erano recati in Vati-
cano per avvisare di un probabile imminente attentato alla vita del pontefice. Tanto la cosa era stata presa sul serio che una settimana prima dell'attentato (quindi verso il 5-6 maggio) Giovanni Paolo II, parlando alle sorprese Guardie svizzere, aveva detto: "Preghiamo affinchè il Signore tenga la violenza e il fanatismo lontani dalle mura del Vaticano" (op. cit., p. 17 e p. 283).

Come si vede, in qualche modo i tempi erano ormai maturi .. die Zeitigung der Zeit war so weit. Ed ecco, infatti, che mercoledi pomeriggio 13 maggio 1981 - non solo in coincidenza con la ricorrenza della prima apparizione di Fatima, ma anche in un momento astronomicamente significativo (cfr. post precedente) - Alì Agca è presente lì in Piazza S. Pietro, pronto a far fuoco sul papa polacco.

lunedì 10 maggio 2010

Elementi per una storia dell'essere: l'attentato a Giovanni Paolo II

In un post pubblicato il 19 gennaio di quest'anno, quando il turco Alì Agca - attentatore nel 1981 alla vita di papa Giovanni Paolo II - venne rimesso in libertà nel suo paese, scrissi che secondo me quel fatto era suscettibile anche di una interpretazione nel quadro della storia dell'essere, ovvero -per dirla alla Heidegger - einer seinsgeschichtlichen Interpretation.

Avvicinandosi ora il 29-esimo anniversario dell'attentato, mentre il papa Benedetto XVI si accinge a partire per Fatima, città portoghese in qualche modo legata all'attentato stesso, mi corre l'obbligo di precisare un po' meglio quel che volevo dire parlando di "metafisica dell'attentato del 1981 a Giovanni Paolo II".

Ecco.. ripensavo al fatto che, come si vede bene dai grafici ora presenti qui sopra, dietro al titolo, quell'attentato ebbe luogo (13 maggio 1981) oltre che nella ricorrenza della prima apparizione di Fatima (13 maggio 1917) anche proprio nel bel mezzo di una congiunzione Giove-Saturno tripla, quella del 1981, avvenuta a circa quarant'anni dall'altra G-S tripla (1940-41) del XX secolo.

Dopo aver superato Saturno in longitudine al 31.12.1980 ed essere stato alla sua sinistra (cioè verso est) per poco più di due mesi, Giove tornò alla destra di suo 'padre' Saturno il 5 marzo del 1981, quandò già da diverso tempo il ventitreenne Alì Agca girava per l'Europa, muovendosi come una trottola tra varie città italiane, Budapest, Vienna, Zurigo, ... Il 24 o 25 aprile poi, il giovane turco se ne andò - turista in un gruppo di turisti - con un volo charter per due settimane a Palma di Maiorca.

Interessante è quel che Agca racconta su questi giorni di riflessione e meditazione nel cap. XIV (pp. 139-145) del suo primo libro di memorie ("La mia verità", pubblicato nel 1996 dalla Newton Compton). Trascrivo da pagina 142:

"I momenti più importanti erano quelli della notte. Quasi ogni notte andavo a meditare in un posto particolare, lontano circa cento metri dall' Hotel Flamboyan, un posto sul mare, solitario, dove c'era una scalinata con una ringhiera. Era una bella scoperta per un lupo solitario come me. Dopo cena andavo ad affacciarmi alla ringhiera per meditare davanti a Dio, davanti alla mia coscienza, uomo solo sotto il cielo limpido, sopra il mare indifferente. 'Devi meditare in mezzo alla natura', mi dicevo, 'e decidere cosa fare' ".

Io naturalmente non so se il giovane Alì osservasse qualcosa di particolare nel limpido cielo notturno di Maiorca dei primi di maggio di 29 anni fa. E' un fatto però, un fatto verificabile da chiunque, che in quelle sere e notti gli scorrevano davanti agli occhi - sorgendo di sera ad est e tramontando verso mattina ad ovest - Giove e Saturno congiunti a circa 2,5° di distanza angolare (si veda il grafico in corrispondenza del tratteggio verticale).

Ammesso che dovesse ancora decidere cosa fare, sappiamo che decise di procedere. Tornato a Milano il 9 maggio e fatto ancora qualche altro giro, all'alba del 13 maggio si sveglia a Roma ... Ma sentiamo lui, pag. 152 delle memorie: ".. E' forse l'ultimo giorno della mia vita: occorre essere puliti e ordinati, nel corpo come nel cuore. Faccio alcuni minuti di ginnastica, poi una doccia. All'alba del 13 maggio 1981 penso anche al futuro universale. Per circa dieci minuti m'inginocchio davanti a Dio Eterno Onnipotente, Dio unico e unito eternamente, Dio creatore e possessore e dominatore assoluto dell'universo, tempo spazio e materia, e prego per la prima volta dopo anni di laicismo e vagabondaggio. .."

Così prepa
ratosi, nel pome-
riggio del 13 maggio Alì Agca era in Piazza S. Pietro ove si teneva la solita udienza del mercoledì. Al primo giro della allora-non-blindata papamobile (ma lui dice di non sapere che ve ne sarebbe stato un secondo) Giovanni Paolo II gli si presenta di spalle, così lui decide di no sparare: "E' grave sparare ad una persona alle spalle. Non posso farlo" (p. 156).

Quando già temeva di avere perso l'appuntamento con la storia, la macchina papale inizia un secondo giro e di nuovo il papa viene verso di lui. Ora è il momento e, dopo qualche esitazione, Alì espode i due colpi che passeranno alla storia: "Sparo due colpi. Un proiettile entra nel corpo del papa, un proiettile gli sfiora la mano. Il resto è storia." (p. 157)

Sì, il resto è storia che ormai tutti cono-

sciamo. Dopo aver subito una prima ed una seconda opera-

zione al Policlinico Gemelli dell'Università Cattolica di Roma ed essere stato in pericolo di vita più volte, Giovanni Paolo II tornò definitivamente in Vaticano il 14 agosto 1981.



Erano passate in quel momento giusto tre settimane da quando si era conclusa, con il ritorno di Giove a sinistra di Saturno (24 luglio 1981), la congiunzione G-S tripla di quell'anno memorabile.

Ecco perchè io vedo l'evento dell'atten-

tato a GPII significa-

tivamente

inserito nella storia dell'essere.



venerdì 7 maggio 2010

Sarei stato a New York oggi ...

... se la mia relazione De Seyn, deciphering Heidegger's works and philosophy at the light of the Phenomenology and Temporality of the Jupiter-Saturn conjunctions fosse stata inserita nel programma del 44° Annual Meeting dell' Heidegger Circle degli Stati Uniti, in programma oggi, domani e dopodomani 9 maggio alla Stony Brook University di Manhattan.

Purtroppo però coloro che hanno fanno la 'blind review' del mio articolo (quello in 11 pagine che ho pubblicato su questo blog il 31 marzo u.s.) oppure gli organizzatori dell'università newyorkese sede dell'incontro non hanno avuto abbastanza coraggio per accettarlo, anche se la motivazione ufficiale del mancato inserimento è stata che vi è stata quest'anno una massiccia risposta al Call for papers e che, fra tante relazioni - tutte valide - presentate, alcune hanno dovuto essere sacrificate per il limitato tempo complessivo del convegno (due giorni e mezzo).

Sia come sia, ho pensato che quei 2300-2500 euro che avrei speso da solo negli States ora è meglio ch'io li spenda questa estate con la famiglia in giro nella Germania meridionale, tra Messkirch e Freiburg i.B., per calarmi ancora meglio nella personalità e nell'ambiente di Heidegger, ambiente che per altro un po' già conosco per aver vissuto tre anni - tanti anni fa - sulla sponda tedesca del Bodensee, il lago di Costanza.

Paolo e la donna che insegna

Rivisto con un amico il film sull'astronoma e filosofa Ipazia, uccisa ad Alessandria d'Egitto nella primavera del 415 da fanatici integralisti cristiani, ho memorizzato il riferimento alla Lettera di s. Paolo che il regista fa citare in una predica al vescovo Cirillo nel momento del suo massimo conflitto con Oreste, il prefetto imperiale della città, ex-allievo e devoto di Ipazia, e - arrivato a casa - sono andato a rileggermi quel passo della prima lettera a Timoteo (1Tim, 8-13).

Vi si legge:
"Voglio dunque che gli uomini preghino in ogni luogo, alzando delle mani pure, senza ira né contese.
Parimenti voglio che le donne vestano con decorosa decenza, adorne di pudore e di verecondia, non di trecce, di oro, di perle o di vesti sontuose, ma di opere buone, come si addice a donne che professano la religione.
La donna impari in silenzio, con piena sotto-
missione. Non permetto che la donna insegni, né che domini sull'uomo, ma che se ne stia in silenzio. Adamo infatti è stato formato per primo, poi Eva."

Quest'ultimo passo, come si vede, sembra scritto proprio su misura per Ipazia e sulle sue attività e relazioni. Si comprende benissimo come questo e passi simili delle Epistole di s. Paolo possano essere stati recepiti dai grezzi e fondamentalisti parabalani seguaci del futuro Doctor Incarnationis Cirillo proprio come aperta istigazione a mettere una volta per tutte a tacere quell'ormai scomodissima testimone di un'epoca colta, pluralista e tollerante, anche se forse un po' meno soccorrevole e caritatevole della nuova, che permetteva anche alle donne lo studio e l'insegnamento.

giovedì 29 aprile 2010

La congiunzione G-S tripla del 411-412

Quando un giorno la storia dell'Essere, sì proprio la Seinsgeschichte (vagamente) intuita da Heidegger, sarà stata compiutamente scritta, la congiunzione Giove-Saturno tripla che avvenne a cavallo degli anni 411-412, sullo sfondo della costellazione dei Gemelli, vi figurerà come uno degli eventi più significativi dai tempi di Naram-Sin sino ad oggi. [Anche perchè d'ora in poi vi saranno oltre 2 secoli di congiunzioni tutte singole].

Come si vede dai diagrammi riportati qui sotto, il primo allineamento tra l' Antico di giorni (cioè il 'signore degli anelli' Saturno) e quello che veniva più speditamente, come Figlio d'uomo [cfr. libro di Daniele], cioè Giove, avvenne il 29 agosto 411. Muovendosi poi, al momento del sorpasso da parte della Terra, entrambi i pianeti di moto apparentemente retrogrado, Giove passò alla destra del 'padre' Saturno il 1° novembre sempre del 411 e vi restò per circa quattro mesi e mezzo.

Tornati entrambi i pianeti nella fase di moto progressivo, il gigante del sistema planetario tornò a sinistra del pianeta degli anelli, per il terzo ed ultimo allineamento, il 13 marzo 412. Dopodichè se ne allontanò sempre più e non l'avrebbe incontrato di nuovo che vent'anni dopo (cioè al tempo del III concilio ecumenico, quello di Efeso, 431), ancora vent'anni dopo (IV concilio ecumenico, Calcedonia 451), .. ..

I motivi per cui questa congiunzione G-S tripla del 411-412 sarà ricordata nella storia dell'Essere sono diversi. Innanzitutto perchè erano passati ormai quasi ottant'anni dalla precedente G-S tripla del 332-33 ("nova Roma visa phoenice felicioribus auspiciis condita est ..") e circa cento da quella (singola) vista da Costantino come favorevole segno celeste alla vigilia della battaglia di Ponte Milvio (ottobre 312), poi perchè questa del 411-12 è la prima G-S tripla dopo che Teodosio (immagine a sinistra) vent'anni prima ha elevato il cristianesimo a religione dello stato romano ed avviata la legislazione contro il paganesimo.

Essa segna anche l'anno di passaggio (412) tra il vescovado di Teofilo e quello del nipote Cirillo, che dell'integralismo fa una sua bandiera a tal punto che anche Ipazia ne sarà vittima nella primavera 415.

Iniziato sotto tali auspici e segni di celeste benevolenza, il governo di Cirillo dell'influente Chiesa alessandrina si protrarrà per trentadue anni, nel clima infuocato della cosiddetta controversia cristologica (sul tipo e numero delle nature di Cristo).

Nella conferenza del 14 aprile scorso, il prof. Giorello criticò quanto attribuito ad Ipazia nel film, cioè ella fosse arrivata alla concezione eliocentrica del sistema planetario, dicendo che a suo parere si trattava di una esagerazione del regista che voleva fare dell'astronoma alessandrina quasi un Copernico o un Galileo in gonnella. Io penso invece che il regista avesse ragione e che alla base del vero e proprio odio di Cirillo per Ipazia vi fosse anche quel che di fisico e di matematico Ipazia insegnava sull'insolito evento del 411-412, evento che invece - secondo me - il vescovo Cirillo poneva solo a base di dogmatiche formulazioni teologiche.


Non dobbiamo dimenticare infatti che il modello geocentrico di Tolomeo, pur preciso nella previsione delle posizioni dei pianeti, ne presupponeva tuttavia assai improbabili orbite cicloidali che avrebbero dovuto comportare enormi differenze di luminosità dei pianeti nelle due diverse fasi di moto, progressivo e retrogrado. Cosa che invece non si osservava affatto.

Tenendo conto di tutto ciò (che Ipazia da espertissima ossevatrice astronomica non poteva non aver osservato), del fatto che pertanto l'unica spiegazione razionale di una congiunzione tripla rimane quella di ipotizzare una struttura eliocentrica del sistema planetario, che infine Ipazia era anche una matematica esperta di curve coniche (cerchio, ellisse, parabola, iperbole), tenuto conto di tutto ciò secondo me non è affatto improbabile, anzi è al contrario molto probabile che Ipazia avesse riproposto nel suo insegnamento una forma di eliocentrismo del sistema solare, già ipotizzato oltre cinquecento anni prima da Aristarco di Samo.
Il Doctor Incarnationis (come Cirillo verrà proclamato da Leone XIII nel 1882) non poteva accettare una spigazione razionale di quel tipo di fenomeni, proprio quando stavano per essere definiti una serie di dogmi (concepimento di Gesù ad opera dello Spirito santo, unità e trinità di Dio, ...). Tantomeno poteva accettare, come messo bene in evidenza nel film, che spiegazioni di quel tipo venissero fornite da una donna! e da una bella donna!! Così Ipazia fece la fine che fece.

Nulla di strano che essa, importante vittima del fondamentalismo clericale e maschilista, sia oggi ricordata con decisione e con orgoglio non solo dalla comunità scientifica internazionale, ma anche dal movimento femminista internazionale. Chissà quanti decenni o secoli dovranno ancora passare prima che un papa abbia il coraggio che ebbe Giovanni Paolo II con Galileo, cioè quello di chiedere scusa al mondo intero per la fine che il Doctor Incarnationis organizzò per Ipazia di Alessandria in quella primavera del 415.

giovedì 15 aprile 2010

Bell'incontro-dibattito su Ipazia

Ho partecipato ieri pomeriggio 14 aprile all'affollatissimo incontro-dibattito che si è svolto a Roma, nella stupenda Sala Igea di Palazzo Mattei, sede - tra l'altro - dell'Istituto dell'Enciclopedia Italiana fondato da G. Treccani.

Quest'incontro è stato il primo dei tre (gli altri due si terranno a Milano il 20 e a Genova il 21) programmati dalla Mikedo Film in occasione dell'attesa uscita anche in Italia di Agorà, il film su Ipazia dello spagnolo A. Amenabar, prevista per il 23 aprile.

A turni di 15-20 min hanno parlato di Ipazia cinque relatori di alto livello, nell'ordine Luciano Canfora, Silvia Ronchey, Giulio Giorello, Gabriella Caramore e Carlo Ossola, mentre fungeva da moderatore-presentatore il giornalista Antonio Gnoli. Da tutti gli interventi e dalla proiezione di spezzoni del film è emerso chiaramente quanto fosse caotica e pericolosa l'atmosfera ad Alessandria d'Egitto una ventina di anni dopo che il cristianesimo era stato dichiarato religione di stato (Teodosio 391-392), cento anni dopo che Costantino lo aveva ammesso (313) come religio licita, una tra le altre i cui culti erano permessi.

In un clima di montante fondamentalismo, alimentato e gestito prima dal vescovo Teofilo, poi - a partire dall' ottobre 412 - dall'ancor più fanatico nipote Cirillo, l'estremismo cristiano si riversò dapprima sulla comunità ebraica della città e poi su quella pagana, che aveva Ipazia - filosofa, astronoma e matematica, oltre che bella donna - come esponente di primissimo piano e la biblioteca del Serapeo come centro di riferimento culturale.

Dell'esito drammatico di questo acceso fondamentalismo cristiano alessandrino ho già detto in un post precedente. Le squadracce dei parabalanoi (chierici 'picchiatori' più che 'barellieri') al servizio di Cirillo, il futuro santo e Doctor Incarnationis (così lo proclamerà Leone XIII nel 1882), agirono sia su Ipazia che sulla Biblioteca con il vero e proprio intento di cancellarli per sempre dalla storia: la prima fu massacrata e letteralmente fatta a pezzi, la seconda -raccolta di tutta cultura elaborata fino a quel momento - incendiata e distrutta.

A distanza di ormai quasi sedici secoli da quei giorni drammatici del marzo 415 possiamo fortunatamente dire che nè l'una cosa nè l'altra è riuscita al Doctor Incarnationis Cirillo (citato con grande rispetto in Vaticano anche di recente): la memoria di Ipazia è ancora e sempre più viva, grazie alle opere (libri ed ora il film in arrivo) che continuamente la ricordano, e anche la Biblioteca di Alessandria d'Egitto è risorta con l'aiuto dell'Unesco e della comunità internazionale.
Il che dimostra che a lungo andare intolleranza e violenza non possono mai averla vinta.

martedì 13 aprile 2010

Repetita iuvant

Trascorsi parecchi mesi da quando li ho pubblicati qui per la prima volta e compiuti ormai i 2 anni interi da quando (27-30 marzo 2008) fui invitato ad esibirli ed illustrarli all'Università di Liverpool nel quadro della Classical Association Annual Conference 2008 del Regno Unito, mi sembra opportuno ri-pubblicare la coppia di posters che illustrano le mie interpretazioni astronomiche dei miti della fenice e dell'unicorno, interpretazioni astroNomiche che - come vado illustrando qui già da tempo - si stanno rivelando sempre più il solido fondamento di un interamente nuovo paradigma ermeneutico storico-filosofico, in altre parole la chiave di comprensione di tutta la Seinsgeschichte, dai tempi dei presocratici e fino ai giorni nostri (fino all'attentato a Giovanni Paolo II del 1981).
Ricordo che a queste stesse tematiche si mostrò interessata lo scorso anno anche la Fédération Internationale d'Etudes Classiques (F.I.E.C.), che inserì la mia relazione Phoenix and Monokeros were allegories of Jupiter-Saturn conjunctions nel programma ufficiale del FIEC 2009 Berlin, cioè del suo quinquennale congresso tenuto dal 24 al 29 agosto 2009 alla Humboldt-Universitaet zu Berlin.
Faccio infine sommessamente notare che cliccando sulle immagini dei posters, se ne può ottenere un ingrandimento che può anche essere stampato.

mercoledì 7 aprile 2010

Finalmente Bologna si è svegliata !!

I più attenti tra voi ricorderanno che alcuni mesi fa mi ero lamentato del fatto che da Bologna, sede dell'Alma Mater Studiorum, la più antica università italiana, provenissero pochi contatti verso questo blog e fugaci.

Apprendo perciò ora con grande piacere che tra le 42 diverse località italiane dalle quali questo blog è stato letto nell'ultimo mese Bologna occupa il _quarto_ posto, per numero di visite e numero di pagine lette. Segno che da quelle parti incominciano a prendere sul serio quel che su queste pagine si va dicendo o meglio .. rivelando e dimostrando.

Tra le prime dieci località di cui sopra, troviamo - prima di Bologna - Roma, Milano, Torino e dopo di essa Florence, Padova, Verona, Trento, Catania e Cosenza, segno che non vi sono grosse differenze - quanto a sensibilità culturale - tra nord, centro e sud d'Italia. Il che, con i tempi che corrono, mi pare molto positivo.