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martedì 28 luglio 2020

RILKES EINHORN = HEIDEGGERS GRUNDERFAHRUNG (10.09.1921)

Die einzelne Jupiter-Saturn konjunktion, geschehen
am 10 Sept. 1921 
im Sternbild/Gegend Virgo/Jungfrau
O dieses ist das Tier, das es nicht gibt.
Sie wussten nicht und habens jeden Falls
- sein Wandeln, seine Haltung, seinen Hals,
bis in des stillen Blickes Licht - geliebt.

Zwar war es nicht. Doch weil sie's liebten, ward
ein reines Tier. Sie liessen immer Raum.
Und in dem Raume, klar und ausgespart,
erhob es leicht sein Haupt und brauchte kaum

zu sein. Sie naehrten es mit keinem Korn,
nur immer mit der Moeglichkeit, es sei.
Und die gab solche Staerke an das Tier, 
das es aus sich ein Stirnhorn trieb. Ein Horn.
Zu einer Jungfrau kam es weiss herbei -
und war im Silber-Spiegel und in ihr. 

[aus: R. M. Rilke, Poesie (Die Sonette an Orpheus, Zweiter Teil, IV), RCS, Milano, 204, p./S. 248-250]

Juli 1921 - W. Reinhart mietet Schloss Muzot und stellt es dem Dichter als Wohnsitz zur Verfuegung.
Februr 1922 - Rilke vollendet die Duineser Elegien und die Sonette an Orpheus.

martedì 19 febbraio 2019

"DER ENGEL DER ELEGIEN" von R. M. RILKE - ovvero - LA CONGIUNZIONE GIOVE-SATURNO SEMPLICE dell' AUTUNNO 1921

Illustrating the single Jupiter-Saturn conjunction invisibly occurred
on September 10th, 1921, in the constellation Virgo; Rilke's inspiring
event during autumn-winter 1921-22 in Muzot (Switzerland)
"Wir sind die Bienen des Unsichtbaren"
"Der Engel der Elegien ist dasjenige Geschoepf, in dem die Verwandlung des Sichtbaren in Unsichtbares, die wir leisten, schon vollzogen erscheint. Fuer den Engel der Elegien sind alle vergangenen Tuerme und Palaeste existent, weil laengst unsichtbar, und die noch bestehenden Tuerme und Bruecken unseres Daseins schon unsichtbar, obwohl noch (fuer uns) koerperhaft dauernd. Der Engel der Elegien ist dasjenige Wesen, das dafuer einsteht, im Unsichtbaren einen hoeheren Rang der Realitaet zu erkennen. - Daher 'schrecklich' fuer uns, weil wir, seine Liebenden und Verwandler, doch noch am Sichtbaren haengen. - "

[aus: Rilke, in selbstzeugnissen und bilddokumenten, rowohts monographien, Hamburg 1958]

sabato 20 maggio 2017

HEIDEGGER e le CONGIUNZIONI GIOVE-SATURNO

Più d'uno di voi, miei lettori, si sarà interrogato sul perchè degli ultimi miei due post, quelli dove metto in evidenza che Heidegger non solo possedeva buone e forse ottime conoscenze di matematica, incluso il calcolo integro-differenziale, ma aveva anche ben chiare le differenze in fisica tra meccanica classica o newtoniana e meccanica moderna atomico-quantistica, in ordine alla modellizzazione matematica dei rispettivi fenomeni ed alla possibilità di pre-calcolo/pre-visione del loro comportamento futuro in termini deterministici oppure invece solo probabilistici.

Il perchè è presto detto: perchè come risultato dei molti miei studi degli ultimi diciotto-vent'anni sono arrivato alla conclusione che quel fenomeno, che avevo inizialmente ritenuto importante per le origini del cristianesimo dal giudaismo (cfr. mio libro qui a sinistra) è in realtà centrale anche per la storia della filosofia. Per quella storia che Heidegger ha ri-esaminato criticamente dalle origini ai suoi giorni, avendo - io ritengo - come chiave interpretativa proprio il fenomeno fisico delle congiunzioni planetarie tra Giove e Saturno, fenomeno che - come risulta dai miei due post precedenti - lui era perfettamente in grado di inquadrare anche in termini fisico-matematici.

La Geworfenheit di Heidegger in questo 'mondo' fu tale che lui nella sua vita adulta ebbe modo di assistere de visu a 3 congiunzioni Giove-Saturno:

- la prima, singola, nel settembre 1921 (quella che motivò tanto anche Rilke), quando H. parlava di fatticità delle esperienze di vita, stava lavorando al suo personale/individuale Entwurf/progetto fattivo e dava interpretazioni fenomenologiche delle lettere di s. Paolo e delle origini cristiane;

- la seconda, multipla come quella di Hoelderlin del 1801-02, tripla ora, a cavallo degli anni 1940-1941, cioè proprio al centro del periodo in cui componeva tutti i suoi seinsgeschichtliche Abhandlungen [Beitraege zur Philosophie, Besinnung, Die Geschichte des Seins, Ueber den Anfang, Das Ereignis, ..] e vagheggiava un nuovo inizio, l'inizio di una nuova epoca;

- la terza a primavera del 1961, singola come quella del 1881, avvenuta proprio nei giorni in cui stava dando alle stampe i risultati della sua lunga e snervante Auseinandersetzung con Nietzsche e con il suo Wille zur Macht.

Per oggi, cari amici, vi basti così. Anche se, da quanto ho detto, avrete già intuito qual' è a mio parere l' Ortschaft des Seins, conto di parlarvi quanto prima appunto del 'Topos' of Heidegger's Thinking. 
Meditate intanto e rileggetevi il paragrafo centrale di Essere e Tempo, il § 42.

mercoledì 31 agosto 2016

RILKE e l' UNICORNO ... la storia inizia già nel 1907

L'unicorno nella Basilica di s.Pietro 
a Roma (navata centrale, 
seconda arcata a sinistra) 
Se il comportamento tenuto da Rilke in occasione dell' Enteignis Giove-Saturno del 10 settembre 1921 dimostra chiarissimamente che a quella data il poeta è ormai consapevole del ruolo simbolico ed ermetico dell'unicorno, va tuttavia rilevato che Rilke aveva interesse per il mitico e mistico animale già nel 1907, quando gli dedicò la poesia che riporto qui di seguito (contenuta nella raccolta Neue Gedichte (Nuove Poesie))  [magistralmente letta in rete, in italiano, dal compianto Luigi Vannucchi] e quando poi scrisse sui famosi arazzi 'unicornici' di Cluny ne I quaderni di Malte Laurids Brigge (pubblicati nel 1910).

Ma ecco la poesia nell'originale tedesco, seguita dalla traduzione di Leone Traverso.

Das Einhorn
Der Heilige hob das Haupt, und das Gebet/ fiel wie ein Helm zurueck von seinem Haupte: 
denn lautlos nahte sich das niegeglaubte,/ das weisse Tier, das wie eine geraubte 
'huelflose Hindin' mit den Augen fleht.

Der Beine elfenbeinernes Gestell/ bewegte sich in leichten Gleichgewichten,
ein weisser Glanz glitt selig durch das Fell,/ und auf der Tierstirn, auf der stillen, lichten,
stand wie ein Turm im Mond, das Horn so hell,/ und jeder Schritt geschah, es aufzurichten.

Das Maul mit seinem rosagrauen Flaum/ war leicht gerafft, so dass ein wenig Weiss
(weisser als alleas) von den Zaehnen glaenzt;/ die Nuestern nahmen auf und lechzten leis.
Doch seine Blicke, die kein Ding begrenzte, warfen sich Bilder in den Raum
und schlossen einen blauen Sagenkreis.

Ecco ora L'unicorno nella traduzione di Leone Traverso (con qualche ritocco):
Levò la testa il Santo e dalla testa gli cadde come un elmo la preghiera:
ché a lui in silenzio la candida (e mai creduta) fiera veniva, come
cerva prigioniera, alzando gli occhi in supplice protesta.

Gli zoccoli d' avorio tramutava in leggeri equilibri l'unicorno.
Correva la pelle in onde uno splendende chiarore, e sulla silente fronte placida
raggiava come una torre nella luna il corno luminoso, che ad ogni passo alto si inalberava.

Sparso di pelo cinerino biondo, il labbro schiuso, un biancore risplendeva 
- più d'ogni cosa bianco - dai denti. Le froge anelito sommesso affannava,
ma gli sguardi, che nulla limitava, in figure scagliandosi nel mondo
chiudevano un cerchio azzurro di leggende.
                                                 *              *             *
Ecco infine "L' unicorno" - nella versione di Leone Traverso - magistralmente recitato dal bravo e compianto Luigi Vannucchi, qui:  http://www.youtube.com/watch?v=sn0O3tH8Iv0 

venerdì 19 agosto 2016

Die Rilkes SONETTE AN ORPHEUS I-XI und II-IV und die JUPITER-SATURN KONJUNKTION vom Herbst-Winter 1921-1922

Ecco dunque tra i Sonetti ad Orfeo di Rilke un paio di esempi che dimostrano chiaramente come il poeta nei mesi tra l'agosto 1921 ed il febbraio 1922 stia ispirandosi al fenomeno astronomico che ha sotto gli occhi (cioè alla congiunzione Giove-Saturno in previsione del cui arrivo ha cercato tenacemente ritiro e concentrazione): sono i sonetti n. XI della prima parte e n. IV della seconda parte. Per necessità di fedeltà al testo originale li riporto in tedesco, indicando poi tre comodi volumi ove trovare le traduzioni in italiano. 

Sonett I - XI
Sieh den Himmel. Heisst kein Sternbild 'Reiter'?
Denn dies ist uns seltsam eingepraegt:
dieser Stolz aus Erde. Und ein Zweiter,
der ihn treibt und haelt und den er traegt.

Ist nicht so, gejagt und dann gebaendigt,
diese sehnige Natur des Seins?
Weg und Wendung. Doch ein Druck verstaendigt.
Neue Weite. Und die zwei sind eins.

Aber sind sie's? Oder meinen beide
nicht den Weg, den sie zusammen tun?
Namenlos schon trennt sie Tisch und Weide.
Auch die sternische Verbindung truegt.            Sonett II - IV
Doch uns freue eine Weile nun                         O dieses ist das Tier, das es nicht gibt.
der Figur zu glauben. Das genuegt.              Sie wusstens nicht und haben jeden Falls
    - sein Wandeln, seine Haltung, seinen Hals,
  bis in des stillen Blickes Licht - geliebt.

 Zwar war es nicht. Doch weil sie's liebten, ward
ein reines Tier. Sie liessen immer Raum.
Und in dem Raume, klar und ausgespart,
erhob es leicht sein Haupt und brauchte kaum

zu sein. Sie naehrten es mit kleinem Korn,
nur immer mit der Moeglichkeit, es sei.
Und die gab solche Staerke an das Tier,

dass es aus sich ein Stirnhorn trieb. Ein Horn.
Zu einer Jungfrau kam es weiss herbei -
und war im Silber-Spiegel und in ihr.


Traduzioni italiane con testo originale a fronte in:
- R. M. Rilke, I sonetti a Orfeo, Feltrinelli-Classici, 1998
- R. M. Rilke, Poesie, RCS-Corriere della Sera, 2004
- R. M. Rilke, Sonetti a Orfeo, NewtonCompton tascabili, 1997