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martedì 28 luglio 2020

RILKES EINHORN = HEIDEGGERS GRUNDERFAHRUNG (10.09.1921)

Die einzelne Jupiter-Saturn konjunktion, geschehen
am 10 Sept. 1921 
im Sternbild/Gegend Virgo/Jungfrau
O dieses ist das Tier, das es nicht gibt.
Sie wussten nicht und habens jeden Falls
- sein Wandeln, seine Haltung, seinen Hals,
bis in des stillen Blickes Licht - geliebt.

Zwar war es nicht. Doch weil sie's liebten, ward
ein reines Tier. Sie liessen immer Raum.
Und in dem Raume, klar und ausgespart,
erhob es leicht sein Haupt und brauchte kaum

zu sein. Sie naehrten es mit keinem Korn,
nur immer mit der Moeglichkeit, es sei.
Und die gab solche Staerke an das Tier, 
das es aus sich ein Stirnhorn trieb. Ein Horn.
Zu einer Jungfrau kam es weiss herbei -
und war im Silber-Spiegel und in ihr. 

[aus: R. M. Rilke, Poesie (Die Sonette an Orpheus, Zweiter Teil, IV), RCS, Milano, 204, p./S. 248-250]

Juli 1921 - W. Reinhart mietet Schloss Muzot und stellt es dem Dichter als Wohnsitz zur Verfuegung.
Februr 1922 - Rilke vollendet die Duineser Elegien und die Sonette an Orpheus.

martedì 27 febbraio 2018

Le CONGIUNZIONI G-S TRIPLE da MITHRA (1376-75 BCE) a BUDDHA (563 BCE) e a Gesù CRISTO (7 BCE)

D.S.I.M.: Deo Soli Invicto Mithrae
Altar dedicated to the "Unconquered Sun God Mithras,
Protector of the Empire" at Carnutum in Pannonia in 308
by Diocletian and his co-emperors
Sabato passato 24.2.2018 ho assistito ad una interessante conferenza, tenuta al Museo civico "Lanciani" di Guidonia Montecelio,  sui rinvenimenti archeologici relativi al culto mitraico in area tiburtino-cornicolana. Come hanno ricordato gli illustri relatori, il culto di Mithra (spesso identificato con il dio del sole Helios) - molto diffuso in tutto il medioriente fino in India (e forse anche oltre) - arrivò a Roma nel I secolo aC, si diffuse moltissimo in tutto l' impero romano (II-III sec dC) e contese a lungo il primato al cristianesimo crescente, cui soccombette poi alla fine del IV sec dC. 
The TRIPLE JUPITER-SATURN CONJUNCTION
occurred in the years 1377-1376 BCE in the constellation VIRGO,
at the time of the _first written reference to Mithra_

Tornato a casa, sono andato a curiosare un po' in rete con Google per trovare _qualcosa sulle origini del culto di questa divinità indo-iranica_ ed indovinate un po', cari amici, cosa ho trovato? Che
***il primo riferimento scritto al dio Mitra*** è stato rinvenuto in un trattato di pace concluso, guardacaso, proprio mentre era in atto una congiunzione Giove-Saturno tripla, quella del 1377-1376 BCE (cfr. diagrammi a lato).

E' infatti un fatto acclarato tra gli studiosi dei regni e delle civiltà mesopotamiche che (come leggo su Wikipedia e su altri siti) intorno al 1380-1375 BCE sia stato stipulato un trattato di pace tra gli Ittiti ed i Mitanni, chiamando delle divinità come testimoni a garanzia del reciproco rispetto degli impegni presi. Ebbene, secondo quanto scritto sulle tavolette con scrittura cuneiforme che riportano il trattato di pace, il re dei Mitanni, Shattiwaza, indicò come suo testimone il dio Mithra.

La cosa stupefacente di questi ultimi giorni è quel che ho trovato e verificato più volte con il mio software astronomico e cioè che proprio in quel torno di tempo - anni 1377 e 1376 BCE - fosse in atto una delle rare congiunzioni Giove-Saturno triple (cfr. diagrammi qui sopra). Nulla di più probabile quindi che la chiamata a testimone del dio Mitra fosse legata proprio al fatto che lui dio Mitra "era proprio lì presente" al momento della firma del trattato di pace. 

La cosa ancora più stupefacente che emerge dalle ricerche di questi ultimi tempi su Mithra e Buddha, successive a quelle su Gesù Cristo e sulla filosofia, è che le congiunzioni tra i pianeti Giove e Saturno, in particolare quelle triple (le "gravidanze celesti", che rimandano all' eliocentrismo come loro spiegazione razionale), sembrano costituire un filo rosso ontico molto consistente e continuo nei millenni come base di speculazioni religiose e filosofiche in un' area vastissima, che si estendeva almeno dall' India fino a Roma, ma forse anche oltre.

Forse aveva proprio ragione Nietzsche quando diceva (aforisma 34 de La gaia scienza, in tedesco in alto a destra qui sulla homepage) che molto probabilmente c' è ancora molto da scoprire e da svelare sull' effettivo andamento della storia, di quella del pensiero in particolare.

lunedì 12 febbraio 2018

"APOLLO HAT MICH GESCHLAGEN" - HOELDERLIN 1802

THE 1801-1802 JUPITER-SATURN CONJUNCTION
(in the constellation Virgo)
Leggendo in tedesco il testo della conferenza che Heidegger tenne a Roma il 2 aprile 1936 all' Istituto Italiano di Studi Germanici, dal titolo Hoelderlin und das Wesen der Dichtung (Hoelderlin e l' essenza della poesia), ho ritrovato il fatto - già notato da molto tempo - che Heidegger cita in questa conferenza due significative lettere di Hoelderlin all'amico Casimir Ulrich Boehlendorff, che io ho trovato in singolare coincidenza con l'inizio e con la fine della congiunzione Giove-Saturno che si verificò tra l'ottobre-novembre del 1801 e l'autunno del 1802, uno dei periodi di massima produttività artistica del poeta svevo.

Nella lettera che Hoelderlin scrisse a Boehlendorff il 4 dicembre 1801 leggiamo (GA4, p. 43) : "O Freund! Die Welt liegt heller vor mir, als sonst, und ernster da! es gefaellt mir, wie es zugeht, es gefaellt mir, wie wenn in Sommer 'der alte heilige Vater mit gelassener Hand aus roethlichen Wolken seegnende Blize schuettelt'. Denn unter allem, was ich schauen kann von Gott, ist dieses Zeichen mir das auserkorene geworden. Sonst konnt ich jauchzen ueber eine neue Wahrheit, eine bessere Ansicht dess, das ueber uns und um uns ist, jezt fuercht ich, dass es mir nicht geh am Ende, wie dem alten Tantalus, dem mehr von den Goettern ward, als er verdauen konnte."

Espressioni ugualmente molto significative Hoederlin scrive sempre a Boehlendorff un anno più tardi (novembre-dicembre 1802):
".. und das philosophische Licht um mein Fenster ist jetzt meine Freude; dass ich behalten moege, wie ich gekommen bin, bis hieher!" E ancora:
"Das gewaltige Element, das Feuer des Himmels und die Stille der Menschen, ihr Leben in der Natur, und ihre Eingeschraenktheit und Zufriedenheit, hat mich staendig ergriffen, und wie man Helden nachspricht, kann ich wohl sagen, dass mich Apollo geschlagen hat."

Come si vede/legge, Heidegger ha ripreso dalle due lettere a Boehlendorff proprio i brani da cui traspare in piena evidenza l'emozione e lo sgomento di Hoelderlin di trovarsi di fronte, di essere diretto testimone oculare del passaggio/Vorbeigang di quello che altrove chiamerà "der stille Gott der Zeit", cioè secondo me proprio della congiunzione Giove-Saturno. Lo conferma del resto lo stesso Heidegger, quando - spiegando l' espressione hoelderliniana "dichterisch wohnet der Mensch auf dieser Erde" - afferma che: " 'Dichterisch wohnen' heisst: in der Gegenwart der Goetter stehen und betroffen sein von der Wesensnaehe der Dinge." ovvero " 'Abitare poeticamente' significa: stare alla presenza degli dèi ed essere toccati dalla vicinanza essenziale delle cose."
*          *          *
Leggo infine nella Cronologia curata da Luigi Reitani nel volume Friedrich Hoelderlin, Tutte le Liriche, Meridiani Mondadori, che (p. CI) "..Hoelderlin è nel luglio del 1802 un uomo lacerato, il quale sente di aver compiuto esperienze sconvolgenti che lo pongono in una condizione esistenziale fuori dalla 'normalità' ". Ebbene si dà il caso [come risulta dai grafici in alto a sinistra, cosa che ognuno può (far) verificare] che il 18 luglio del 1802 Giove e Saturno fossero in piena congiunzione e che la loro distanza angolare fosse scesa in quel momento a meno di un diametro lunare: esattamente 0° 39' 28". E' proprio questo - a parer mio - il momento in cui Hoelderlin si sentì particolarmente geschlagen/colpito da Apollo, come Signore del tempo. 

giovedì 17 agosto 2017

Repetita iuvant: ALETHES LOGOS


Phenomenology of a TRIPLE Jupiter-Saturn conjunction. The tempora-
lity of this phenomenon can be seen for instance in the diagrams below 

(click on image to enlarge it)
The TRIPLE Jupiter-Saturn conjunction occurred in the years 523-522
in the constellation Virgo.
"Das Entbergen .. ist die Aletheia. Diese und der Logos sind das Selbe. Das 'legein' laesst aletheia, Unverborgenes als solches vorliegen (B112). Alles Entbergen enthebt Anwesendes der Verborgenheit. Das Entbergen braucht die Verborgenheit. Die A-Letheia ruht in der Lethe, schoepft aus dieser, legt vor, was durch diese hinterlegt bleibt. Der Logos ist in sich zumal ein Entbergen und Verbergen. "

[aus: M. Heidegger, Logos (Heraklit, Fr. 50), GA7, S. 225]

In italiano, nella traduzione di G. Vattimo in Saggi e Discorsi, Mursia, pp. 150:

"Il disvelare è l' Aletheia. Questa e il Logos sono la stessa cosa. Il 'legein' lascia aletheia, del disvelato, stare-innanzi come tale (B112). Ogni disvelare trae fuori la cosa presente dal nascondimento. Il disvelare ha bisogno del nascondimento. L' A-Letheia riposa nel(la) Lethe, attinge ad esso/a, posa/mette innanzi ciò che da questo/a è tenuto in serbo. Il Logos è in se stesso a un tempo un disvelare e un nascondere."

sabato 1 ottobre 2016

Seinsgeschichte, 523-522 a.C. - LO SPLENDORE DEL SIGNORE sopra Gerusalemme durante la COSTRUZIONE DEL SECONDO TEMPIO

The triple Jupiter-Saturn conjunction occurred in
the 
years 523-522 b.C.E. in the constellation Virgo
[click on the image to enlarge it]
Isaias 60, 1-2:
"Auf (Jerusalem), werde hell, denn dein Licht is da; die Herrlichkeit des Herrn strahlt ueber dir auf! Denn seht, die Erde bedeckt Finsternis und Wolkendunkel die Voelker, doch ueber dir strahlt der Herr, und seine Herrlichkeit wird ueber dir sichtbar."
[aus: Die Bibel, Weltbild GmbH, Augsburg 2006]
*        *        *
Isaia 60, 1-2:
"Lèvati (Gerusalemme), rivestiti di luce, poichè viene la tua luce, e la gloria del Signore risplende su di tè! Poichè ecco, le tenebre ricoprono la terra e l' oscurità avvolge i popoli, ma su di te risplende il Signore, la sua gloria appare su di te."
[da: La Bibbia, SanPaolo ed., Cinisemmo B. (MI) 1987]

sabato 5 gennaio 2013

Papa Ratzinger sulla IV egloga di Virgilio

Sulla IV egloga virgiliana scrive nel suo ultimo (terzo) libro su Gesù anche papa Benedetto XVI.
A pag. 66 del suo L'infanzia di Gesù, Rizzoli-Lev leggiamo:

"Forse è opportuno menzionare a questo punto un testo che, come un presagio del parto verginale, ha fatto riflettere la cristianità occidentale fin dai primi tempi. Penso alla quarta egloga di Virgilio che fa parte delle Bucoliche (poesie pastorali), composte all'incirca quarant'anni prima della nascita di Gesù."

POICHE' della nascita di Gesù il papa dice a pag. 75 che "è da fissare qualche anno prima" della morte di Erode il Grande, che "morì già nel 4 a.C." e a pag. 115 che "Keplero ha calcolato che, a cavallo tra l'anno 7 e 6 a.C. - che oggi viene considerato l'anno verosimile della nascita di Gesù - si è verificata una congiunzione dei pianeti Giove, Saturno e Marte" NE DEDUCO che anche lui è del mio stesso parere e cioè che la IV bucolica dev' essere stata scritta da Virgilio originariamente verso il 46 a.C., prima come dicevo dell' introduzione del nuovo calendario solare.

Rimanendo comunque sulle generali e senza far apertamente propria l'idea costantiniana e medioevale di Virgilio profeta cristiano (ma tuttavia alludendovi), il papa continua:

"In mezzo ai versi giocosi sulla vita di campagna, risuona lì all'improvviso un tono molto diverso: viene annunciato l'avvento di un nuovo grande ordine del mondo a partire da ciò che è integro (ab integro). <<Iam redit et virgo - già ritorna la vergine>>. Una nuova progenie discende dall'alto del cielo. Nasce un bambino con cui finisce la progenie 'di ferro'.
  Che cosa viene promesso lì? Chi è la vergine? Chi è il bambino di cui si parla? Anche qui - come nel caso di Isaia 7,14 - gli studiosi hanno cercato identificazioni storiche che, però, soaltrettanto nel vuoto. Dunque, che cosa viene detto? Ilmmaginativo dell'insieme proviene dall'antica raffigurazione del mondo: sullo sfondo sta la dottrina del ciclo degli eoni e del potere del destino. Ma queste idee antiche acquisiscono un'attualità vivace mediante l'attesa secondo cui sarebbe ormai arrivata l'ora di una grande svolta di eoni. Ciò che fino a quel momento era stato solo uno schema lontano, all'improvviso si rende presente. Nell'epoca di Augusto, dopo tutti gli sconvolgimenti a causa di guerre e di guerre civili, il Paese è attraversato da un'ondata di speranza: ora dovrebbe finalmente iniziare un grande periodo di pace, dovrebbe spuntare un nuovo ordine del mondo.
   Di questa atmosfera di attesa della novità fa parte anche la figura della vergine, immagine della purezza, dell'integrità, della partenza 'ab integro'. E ne fa parte l'attesa del bambino, del germoglio divino (deum suboles). Per questo si può forse dire che la figura della vergine e quella del bambino divino fanno, in qualche modo, parte delle immagini primordiali della speranza umana, che emergono in momenti di crisi e di attesa, senza che vi siano in prospettiva figure concrete."

Comprende ogni lettore che - in base a quanto ho scritto nell'articolo precedente - io non sono d'accordo con il papa. Secondo me  IV egloga fu scritta dal ventiquattrenne Virgilio in un momento storico ben determinato e con protagonisti e condizioni astronomiche ben precise. Dopo le idi di marzo del 44 a.C. e l'uccisione di Cesare, l'egloga fu tenuta nel cassetto da Virgilio per qualche anno e ritoccata e ri-dedicata poi nel 40, dopo la pace di Brindisi.

E' vero comunque che vi era in medioriente - particolarmente tra gli israeliti esseni palestinesi - l'attesa di una nuova gravidanza celeste (cioè di una congiunzione Giove-Saturno tripla)  nella costellazione dei Pesci, gravidanza che avrebbe dovuto concludersi - come tutte le gravidanze celesti - con la nascita di un Figlio divino, di un davidico re e messia d'Israele.
E' il caso di ricordare, per concludere, che da un punto di vista astroNomico quando una congiunzione tripla avviene nella costellazione dei Pesci, il Sole per un certo periodo viene a trovarsi nella Vergine (la costellazione opposta).

mercoledì 19 dicembre 2012

Concordo con Daniélou e Jaeger sulla datazione della 'Vita di Mosè' di Gregorio di Nissa

.Prima di iniziare a parlare, anzi a scrivere, della cosiddetta 'stella di Betlemme' (cioè della congiunzione Giove-Saturno del 7 aC nei Pesci), a mo' di parentesi volevo scrivere qualcosa sulla datazione di una delle opere di Gregorio di Nissa, La vita di Mosèlibro del quale ho acquistato qualche giorno fa una copia (in ottimo stato) su una bancarella per pochi spiccioli (immagine qui a sinistra).

Leggo nell'Introduzione del curatore, Manlio Simonetti, che non è ancora risolto il problema della datazione di questo testo teologico, questione che "si ripercuote sul significato stesso da attribuire a quest'opera di Gregorio nel contesto più generale della sua attività letteraria, e perciò sul modo in cui noi possiamo ricostruire lo sviluppo e la maturazione del suo pensiero." Vi sono al riguardo, apprendo, due scuole di pensiero: quella di Daniélou e Jaeger che ne fissano la stesura "a qualche anno dopo il 390" e quella di Heine secondo cui il vescovo di Nissa scrisse quest'opera circa dieci anni prima, tra il 380 ed il 384. Il curatore dell'edizione Valla-Mondadori è propenso a fissare la composizione dell'opera "intorno al 390".

Secondo me, la data di stesura di quest'opera è l'anno 392, per il motivo principale che proprio in quell'anno (cfr. grafici qui sotto a destra) si ebbe una ripetizione del fenomeno astronomico delle congiunzioni tra Giove e Saturno, considerato _vera e propria teofania nella religione mosaica_ dopo il rientro in Palestina da Babilonia, cioè all'epoca del Secondo tempio.

Come si vede dai grafici, il fenomeno avvenne nel 392 (il 3 ottobre nella costellazione della Vergine) nella forma visibile da Terra come congiunzione singola (o di tipo unicorno) perfettamente simmetrica, il che significa che Giove supera Saturno durante il giorno e proprio nelle ore centrali del giorno, rimanendo il fenomeno invisibile all'occhio fisico, corporeo, per la grandissima potenza luminosa del sole. In altre parole i due pianeti sono si allineati, ma si trovano sulla retta che unisce osservatore e sole, e dietro di questo.

Alle pagine 19-20 del volume, scrive Gregorio ricostruendo la cd vita di Mosè: "20. Trascorso un certo tempo in questo modo di vita - racconta la storia - (Mosè) ebbe una meravigliosa apparizione divina: in pieno mezzogiorno un'altra luce, più forte di quella del sole, lampeggiò ai suoi occhi ed egli, stupito per l'inconsueto spettacolo, alzò lo sguardo verso il monte e vide un cespuglio da cui scaturiva luce come fuoco, mentre i rami crescevano alimentati dalla fiamma ...".

Secondo me, fu proprio l'approssimarsi di questo fenomeno e poi il suo culminare ai primi di ottobre del 392 (ottant'anni dopo Ponte Milvio e mentre il cristianesimo veniva proclamato unica religione dell'impero romano) a spingere Gregorio di Nissa a scrivere la sua Vita di Mosè, dandone un'interpretazione allegorica piuttosto trasparente ancorchè opportunamente criptica.
Con il che si è dimostrata una volta di più l'efficacia della nuova ermeneutica, da qualcuno già indicata come l' ermeneutica di Giuseppe.

mercoledì 21 novembre 2012

"Nova Roma visa phoenice, melioribus auspiciis condita est" (John of Salisbury, Policraticus)


La basilica di Santa Sophia ad Istanbul
In questi giorni di novembre dell'anno 332 (quindi esattamente 1680 anni fa) stava iniziando il fenomeno astronomico che Giovanni di Salisbury (John of Salisbury ovvero Iohannes Saresberiensis) - secondo la mia interpretazione - avrebbe ricordato nel suo Policraticus come una delle apparizioni datate della fenice. Fenomeno che in realtà, come ho dimostrato al congresso della F.I.E.C. di Berlino nel 2009, era la congiunzione Giove-Saturno tripla nella costellazione della Vergine, cui si riferiscono i grafici delle longitudini e della distanza angolare tra i due pianeti, riportati qui sotto.
Parlando della fenice tra altri animali come se essa fosse un animale realmente esistente, mentre Bisanzio viveva un periodo di  splendore scrisse Giovanni verso il 1159:
Phoenix singularis felicitatis successus pollicetur, quale est, quod nova Roma visa phoenice, melioribus auspiciis condita est.
Insomma che l'apparizione della fenice è un segno, un presagio di straordinaria felicità come dimostra il fatto che la Nova Roma fu fondata, edificata sotto i migliori auspici, con avvistamento e visita della fenice stessa.
 
Come potete voi stessi verificare o far verificare, i tre allineamenti in longitudine tra i due pianeti si ebbero alle date:
- 20 novembre 332 (quando Giove superò la prima volta Saturno, mentre entrambi si muovevano di moto progressivo),
- 9 aprile 333 (quando, muovendosi entrambi di moto retrogrado, Giove passò alla destra del 'padre' Saturno),
- 16 giugno 333 (quando Giove tornò a sinistra di Saturno, muovendosi entrambi di moto progressivo).
Anche se, per festeggiare il venticinquesimo anno del suo regno, Costantino aveva anticipato all' 11 maggio 330 l'inaugurazione della città, nel 332-333 questa doveva essere ancora 'tutta un cantiere' e dunque l'affermazione di Giovanni da Salisbury appare del tutto giustificata. Sarà interessante in futuro capire come la notizia di questa congiunzione tripla del 332-333 sia potuta arrivare - dopo otto secoli - a  Giovanni da Salisbury, allievo di Pietro Abelardo, segretario di vescovi e a sua volta vescovo di Chartres (1176). Aiuterà forse lo studio dei circa 60 manoscritti del Policraticus, conservati in Inghilterra tra Canterbury, Exeter e Cambridge e/o delle altre sue opere.
Diciamo per concludere che il 332 fu per Costantino (cui rimanevano solo 5 anni di vita) anche l'anno della Victoria Gothica.
 

domenica 5 agosto 2012

Borges e la fenice

Dicevo nel post precedente che non mi era ancora chiaro se e quanto Borges avesse capito di cosa si cela dietro l'immagine allegorica della fenice. A distanza di una decina di giorni le cose non sono cambiate molto, anche se nel frattempo ho avuto modo di leggere La secta del Fénix, che l'argentino pubblicò nel 1952 e ancora nell'ampliamento delle sue Ficciones del 1956.
Dico subito e francamente che a me queste tre paginette e mezza (tanto occupa questa finzione nel I vol. di Borges, Tutte le opere, Mondadori ed.) non sono piaciute affatto. Mi è sembrata tutta un'affabulazione fantasiosa, contraddittoria in certi suoi passi, arbitrariamente supponente ed enigmatica, come se l'autore volesse dare ad intendere di sapere molto più - su questa presunta setta - di quanto effettivamente sa. Secondo lui il segreto della setta consisterebbe in un rito di iniziazione durante il quale un mistagogo [facendo uso (?!) di materiali quali il sughero, la cera, la gomma arabica e/o il fango] inizierebbe il nuovo adepto ai misteri della setta.
Il segreto - secondo Borges - si trasmetterebbe di generazione in generazione, ma non sarebbero nè le madri nè i sacerdoti a trasmetterlo: "..; l'iniziazione al mistero è compito degli individui più bassi. Uno schiavo, un lebbroso o un mendicante fanno da mistagogo. Anche un bambino può indottrinare un altro bambino. L'atto in sé è banale, momentaneo e non richiede descrizione. ... Non ci sono templi dedicati specialmente alla celebrazione di questo culto, ma una rovina, un sotterraneo o un androne si ritengono luoghi propizi."
Capisce ciascuno che in mezzo a questo guazzabuglio di descrizioni è assai difficile intuire se Borges alludesse per caso a qualche segreto legato a congiunzioni di tipo planetario (io penso proprio di no, penso di poterlo escludere con assoluta certezza) o non per caso a qualche altro tipo di relazione/unione tra iniziatore e nuovo adepto, come molti hanno pure supposto.

Quel che ancora mi fa pensare che Borges forse, dico forse, qualcosa potesse sapere - magari vagamente - sul contenuto astronomico dell'allegorico mito della fenice è quanto egli riporta (non è detto da chi, da quale autore) sulla fenice cinese (pag. 67 del Manuale di zoologia fantastica, Einaudi tascabili):
"Nel I secolo avanti Cristo, l'arrischiato ateo Wang Ch'ung negò che la fenice appartenesse ad una specie fissa. Dichiarò che come il serpente si trasforma in pesce e il topo in tartaruga, il cervo, in epoche di prosperità generale, suole assumere forma d'unicorno, e l'oca di fenice. Attribuiva questa mutazione allo stessso 'liquido propizio' che, duemilatrecentocinquantasei anni prima dell'era nostra, aveva fatto sì che nel cortile di Yao, uno degli imperatori modello, crescesse erba di colore scarlatto. Come si vede la sua informazione era difettosa; o meglio, eccessiva."

Precisato che Wang Ch'ung o Chong è vissuto nel I sec. dopo Cristo e non prima, io interpreto questo brano - di cui Borges non fornisce la fonte - come un'allusione alla congiunzione Giove-Saturno tripla che ebbe luogo a cavallo degli anni 2350-2349 aC (quindi proprio all'epoca del leggendario imperatore Yao Di) nella costellazione della Vergine. Se il brano citato da Borges provenisse direttamente o indirettamente da fonti cinesi, ciò proverebbe che congiunzioni G-S venivano osservate e registrate in Cina già 120 anni prima dell'epoca di Naram-Sin in Mesopotamia, contemporaneamente e similmente a quanto veniva fatto ad Eliopolis in Egitto.

Dirò per concludere che, in base all'ancora limitata conoscenza che ho delle sue opere, la mia prima impressione su Borges e la tematica in oggetto è che a lui fosse forse arrivata in qualche modo qualche vaga informazione che la fenice doveva avere un qualche significato nascosto, esoterico, MA che lui di fatto non sia mai venuto compiutamente a capo del vero significato del mito. E che abbia - in definitiva - solo orecchiato un po' quel che si diceva in giro, riportandolo in modo volutamente  enigmatico e fantasioso.