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domenica 17 novembre 2024

622 bCE: RIFORMA RELIGIOSA E POLITICA DI RE GIOSIA alla LUCE DELLA VISIBILE MANIFESTAZIONE DI YAHWEH

Grafici della congiunzione Giove-Saturno singola
del 622 bCE nella costellaz. del Toro (conf. Ariete)
Giosia, posto sul trono di Giuda nel 640 bCE ancora ragazzo da una fazione di 'nazionalisti anti-assiri', è stato un re molto importante per la storia politica e soprattutto religiosa dell'antico popolo ebraico, nonostante la brevità della sua vita (39 anni).
Secondo quanto riportato in 2Re 22, 8-10, nel 18° anno del suo regno (quindi nel 622 e guardacaso proprio mentre era in atto una 'visita', una visibile manifestazione di Yahweh, del Signore dio d'Israele) fu ritrovato nel tempio un antico manoscritto/rotolo della Legge mosaico-deuteronomistica, 'ritrovamento' che fu occasione per Giosia di far rinnovare al popolo l'esclusiva alleanza con il dio Yahweh, distruggere dai santuari tutti gli oggetti di culto degli altri dèi trucidandone i sacerdoti, ripristinare la festa della Pasqua/Pèsah e centralizzare il culto a Gerusalemme, capitale dello stato.
Quest'ultima decisione ebbe naturalmente un carattere sia religioso che politico: i culti locali di Yahweh erano, talvolta, così lontani dal culto di Yahweh esercitato a Gerusalemme, e così diversi gli uni dagli altri, che Yahweh finiva per trovarsi frammentato in varie versioni di sé. Questo tipo di frammentazione era pericolosa per l'unità nazionale a base teocratica che Giosia voleva instaurare. Da cui la limitazione del culto legittimo a Yahweh nel solo tempio di Gerusalemme. Ricordo, per concludere con Mario Liverani 2006, p.194, i concetti fondamentali dell' ideologia deuteronomistica allora stabilita, alcuni dei quali trovano tutt'oggi applicazione:
"(1) Yahweh è dio unico. (2) Il rapporto speciale tra Yahweh e il suo 'popolo eletto' è basato sul patto, il cui nucleo sono le 'tavole della Legge' di Mosè, custodite nell'arca di Yahweh depositata nel tempio sin da Salomone.(3) Yahweh ha portato fuori dall'Egitto Israele e gli ha dato la terra di Canaan. (4) Canaan dovrà essere conquistato secondo le procedure della 'guerra santa' e del herem. (5) Al popolo incombe l'obbligo di essere fedele a Yahweh e alla sua Legge, e dunque di resistere ad ogni tentazione di apostasia e idolatria. (6) Il tempio di Yahweh deve essere uno solo, quello di Gerusalemme."

sabato 3 febbraio 2024

PENSANDO A MOSE'.. il divisore delle acque del mare !!


Dopo aver molto letto, in questi ultimi giorni, di Filone di Alessandria (c. 15 bce- 50 ce c.), del Logos divino di cui parla in De Opificio Mundi, del suo De Vita Mosis, .. rispolverando una mia idea di qualche lustro fa ed anche ripensando alle tesi dell'archeologo israeliano ed israelita Israel Finkelstein, mi è venuta voglia di andare a verificare quand'è che una congiunzione Giove-Saturno si svolse proprio in mezzo alle due costellazioni zodiacali adiacenti ed entrambe acquatiche, marine: Pesci ed Acquario. Ebbene come potete vedere dai grafici soprastanti (o far verificare) una congiunzione G-S singola (re'em, monokeros) avvenne il 30 gennaio del 1039 ac (al tempo del faraone Psusenné I) ad una longitudine celeste di circa 312°, cioè proprio al confine di quell'epoca tra le due costellazioni 'marine' dette, Pesci-Acquario.

Lascio a voi tutti, cari amici e lettori che così numerosi mi seguite, di intuire - aiutandovi magari con qualche mio scritto - tutti i nessi esistenti tra i vari aspetti di queste tematiche, fondamentali per la storia filosofica, religiosa, letteraria ed anche politica non solo dell' Occidente. 

venerdì 25 settembre 2015

Some CELESTIAL or HEAVENLY PROPORTIONS holding MY HERMENEUTICAL PROPOSAL

Prima di darvi, cari lettori, una serie di proporzioni che racchiudono il senso delle mie scoperte e di questo blog ove le vengo esponendo, due parole sul meraviglioso cratere - prodotto in Attica  al principio del IV sec. ac e conservato all' Hermitage Museum di S. Pietroburgo - che vedete qui a sinistra, che  sintetizza la storia del santuario di Delfi, massimo oracolo della Grecia classica. 

Vi si vede (figura a destra della palma) Dioniso chiomato e barbato, in aspetto di maestosa virilità e circondato da menadi e satiri, che - in atteggiamento di padrone di casa, cioè del tempio - dà il benvenuto, stringendogli la mano in segno di gentile accoglienza, ad un timido ed imberbe Apollo compostamente ossequioso. E' appena il caso di ricordare che nel santuario di Delfi il culto di Dioniso era preesistente al culto di Apollo [cfr. C. Lanzani, Religione dionisiaca, Melita ed., 1987, pp. 37, 39, 119, ..], il cui inizio - ben sintetizzato nel vaso dell' Hermitage - può dunque essere datato a verso il 400 ac. 
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Ciò premesso, passo ora a darvi una serie di proporzioni che, come detto, racchiudono il senso della mia proposta ermeneutica storico-filosofica a fondamento astroNomico e vanno quindi ben meditate da tutti coloro che sono alla ricerca delle verità. Le scrivo in inglese così mi capiscono tutti:

Dionysus : Apollo = unicorn : phoenix(bennu) =

                            = geocentrism : heliocentrism = Moses : Christ


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To remember that a secret wisdom began already in ancient Egypt, I like to close this article with the image of the Hatshepsut-sphinx:
Queen-Pharaoh Hatshepsut ruled Egypt
from 1479 untill 1458 bce.

mercoledì 19 dicembre 2012

Concordo con Daniélou e Jaeger sulla datazione della 'Vita di Mosè' di Gregorio di Nissa

.Prima di iniziare a parlare, anzi a scrivere, della cosiddetta 'stella di Betlemme' (cioè della congiunzione Giove-Saturno del 7 aC nei Pesci), a mo' di parentesi volevo scrivere qualcosa sulla datazione di una delle opere di Gregorio di Nissa, La vita di Mosè, libro del quale ho acquistato qualche giorno fa una copia (in ottimo stato) su una bancarella per pochi spiccioli (immagine qui a sinistra).

Leggo nell'Introduzione del curatore, Manlio Simonetti, che non è ancora risolto il problema della datazione di questo testo teologico, questione che "si ripercuote sul significato stesso da attribuire a quest'opera di Gregorio nel contesto più generale della sua attività letteraria, e perciò sul modo in cui noi possiamo ricostruire lo sviluppo e la maturazione del suo pensiero." Vi sono al riguardo, apprendo, due scuole di pensiero: quella di Daniélou e Jaeger che ne fissano la stesura "a qualche anno dopo il 390" e quella di Heine secondo cui il vescovo di Nissa scrisse quest'opera circa dieci anni prima, tra il 380 ed il 384. Il curatore dell'edizione Valla-Mondadori è propenso a fissare la composizione dell'opera "intorno al 390".

Secondo me, la data di stesura di quest'opera è l'anno 392, per il motivo principale che proprio in quell'anno (cfr. grafici qui sotto a destra) si ebbe una ripetizione del fenomeno astronomico delle congiunzioni tra Giove e Saturno, considerato _vera e propria teofania nella religione mosaica_ dopo il rientro in Palestina da Babilonia, cioè all'epoca del Secondo tempio.

Come si vede dai grafici, il fenomeno avvenne nel 392 (il 3 ottobre nella costellazione della Vergine) nella forma visibile da Terra come congiunzione singola (o di tipo unicorno) perfettamente simmetrica, il che significa che Giove supera Saturno durante il giorno e proprio nelle ore centrali del giorno, rimanendo il fenomeno invisibile all'occhio fisico, corporeo, per la grandissima potenza luminosa del sole. In altre parole i due pianeti sono si allineati, ma si trovano sulla retta che unisce osservatore e sole, e dietro di questo.

Alle pagine 19-20 del volume, scrive Gregorio ricostruendo la cd vita di Mosè: "20. Trascorso un certo tempo in questo modo di vita - racconta la storia - (Mosè) ebbe una meravigliosa apparizione divina: in pieno mezzogiorno un'altra luce, più forte di quella del sole, lampeggiò ai suoi occhi ed egli, stupito per l'inconsueto spettacolo, alzò lo sguardo verso il monte e vide un cespuglio da cui scaturiva luce come fuoco, mentre i rami crescevano alimentati dalla fiamma ...".

Secondo me, fu proprio l'approssimarsi di questo fenomeno e poi il suo culminare ai primi di ottobre del 392 (ottant'anni dopo Ponte Milvio e mentre il cristianesimo veniva proclamato unica religione dell'impero romano) a spingere Gregorio di Nissa a scrivere la sua Vita di Mosè, dandone un'interpretazione allegorica piuttosto trasparente ancorchè opportunamente criptica.
Con il che si è dimostrata una volta di più l'efficacia della nuova ermeneutica, da qualcuno già indicata come l' ermeneutica di Giuseppe.