martedì 28 settembre 2010

Severino e le oscillazioni

Stasera volevo lasciarvi ancora qualche impressione e qualche commento sul festivalfilosofia di Modena, Carpi e Sassuolo del 17-19 settembre, in particolare sulle lezioni magistrali di Piero Coda e di E. Severino, lezione quest'ultima con cui si è chiuso - in p.za Garibaldi a Carpi - il festival di quest'anno.

Per sabato 18 settembre avevo inserito nel mio programma tutte iniziative che si svolgevano a Modena, per lo più in Piazza Grande: in mattinata la lectio magistralis di Salvatore Natoli su Il governo dell'imponderabile e nel pomeriggio quelle di Peter Sloterdijk, Metafisica dell'occasione, del teologo protestante Juergen Moltmann sulla Speranza, la nascita della libertà dalla forza della speranza, ed infine - nella Chiesa di s. Carlo - il dibattito a quattro

tra Remo Bodei, Maurizio Ferraris, Tullio Gregory e Giovanni Reale, moderato da A. Torno, su Vertigine dell'enciclopedia, l'alfabeto come ordine e come caso. A più d'uno di tutti questi relatori ho fatto dono di copie del mio Congiunzioni Giove-Saturno e storia giudaico-cristiana, in particolare - parlando in tedesco - a Jurgen Moltmann, che ha molto apprezzato.

La domenica 19.9 è stata occupata in una piacevole passeggiata con amici per Carpi, in uno spuntino in uno dei tanti locali del centro, e - nel pomeriggio - nell'ascolto delle lezioni magistrali del teologo cattolico Piero Coda su Elezione e grazia e del prof. Emanuele Severino su Fato e libertà.
Il primo ha a lungo riflettuto su tutta una serie di concetti teologici (grazia, karis, come imprevedibile dono ed eccesso di bene, il sentirsi guardato dell'uomo dallo sguardo di Dio, s. Paolo e s. Agostino come dottori della grazia, ...) che in me evocavano continuamente sia la fenomenologia che la temporalità delle congiunzioni G-S, anche nel loro concreto accadere storico. Cosa che, nelle domande finali, ho pubblicamente fatto notare, chiedendo al prof. Coda se fosse a conoscenza della singolarità di questo fenomeno astronomico che sembra avere, che a parer mio ha tanta attinenza con tutta la storia ebraica antica, con le origini del cristianesimo e anche con la storia dell'essere, proprio quella che da Parmenide arriva fino ad Heidegger ed oltre. Alla sua risposta negativa, ho colto anche con lui l'occasione di donare una copia del mio libro, augurandomi che vi sia prima o poi una nuova occasione d'incontro e di dibattito.

Della lezione del prof. Severino la cosa che più mi ha colpito è stata la sua insistenza nel pensare/descrivere l'essere in termini esistenzialistici e nel sostenere che ogni (ess)ente, uomo incluso,  passa nel tempo dal nulla, all'essere e di nuovo al nulla, che ciò costituisce quindi una universale oscillazione essere-nulla di tutte le cose. Ha aggiunto verso la fine - e di ciò dovrebbe tenersi conto parlando di metafisica nel nostro tempo - che la differenza tra fautori della libertà (tra questi ha citato Aristotele, Erasmo, ..) e cosiddetti fatalisti (Lutero, Agostino, Calvino,..) sarebbe solo superficiale, proponendosi invece essi tutti solo di gestire l' oscillazione essere-nulla.
Devo dire francamente, con tutto il rispetto per Severino, che a me questa lezione è apparsa da un lato banale e dall'altro confusa. Sulla banalità non credo sia il caso di insistere, la confusione è legata invece alla non conoscenza ovvero all'ignoranza del tipo di oscillazioni fisiche che caratterizzano - nei suoi vari modi di essere e non essere - ed hanno sempre caratterizzato l' ente metafisico fondamentale, cioè le congiunzioni tra Giove e Saturno, dai tempi di Parmenide, Anassimandro ed Eraclito fino a quello di Nietzsche e di Heidegger: si tratta solo di oscillazioni angolari visibili nel tempo nel cielo notturno, legate agli apparenti moti planetari visti da Terra.
Anche al Prof è andata comunque una copia del mio Congiunzioni Giove-Saturno e storia giudaico-cristiana, che lui ha molto gradito e che spero riesca a leggere nonostante qualche concetto di fisica (cinematica rotatoria) e qualche conticino, raggruppati però in apposite appendici. Visto che, letti titolo e sottotitolo, si è incuriosito ed anche interessato a me, spero di avere - anche con lui - presto qualche occasione di incontro e di dibattito.

Ecco, questo è quanto volevo dirvi, per cui ora pubblico il post. Oggi o domani vedrò magari di aggiungere quelche foto. Grazie a tutti dell'attenzione.

venerdì 24 settembre 2010

Venerdì passato a quest'ora

Venerdì scorso, 17 settembre, a quest'ora (19.00) mi trovavo - come un paio di migliaia di altre persone - in piazza Garibaldi a Sassuolo (Modena), ad ascoltare la lezione magistrale di Massimo Cacciari sulla/e 'Possibilità', nel quadro della 'fortuna' tema del festivalfilosofia 2010 di Modena-Carpi-Sassuolo.

Sebbene l'aria fosse già fresca, il cielo coperto ed a tratti cadesse anche un po' di pioggia, per oltre un'ora nessuno si è mosso e l'attenzione è stata totale alle parole del filosofo, che sottolineava come - pur essendo
noi in definitiva gettati casualmente nel mondo e determinati da tutto quanto, in tutti gli ambiti, ci ha preceduto - tuttavia abbiamo la libertà, la scelta di assistere in certo qual modo passivamente agli eventi del nostro tempo oppure invece di partecipare attivamente, cercando di attuare tutte le nostre possibilità per co-determinare il futuro nei suoi vari ambiti sociale, culturale, politico, .. Siamo cioè 'agiti' dal passato, ma possiamo essere 'agenti' verso il futuro.

Alla fine della conferenza, attendendo pazientemente che Cacciari firmasse tutti i libri che molti gli sottoponevano per l'autografo o la dedica, ho finalmente avuto il piacere di presentarmi di persona, di ricevere una sua cordiale stretta di mano e di sentire che si ricordava benissimo del mio libro (Congiunzioni Giove-Saturno e storia giudaico-cristiana), di me e dei nostri contatti precedenti.

Sebbene avesse già entrambe le mani occupate da borsa, libri e fascicoli vari, ha accettato volentieri due miei lavori in inglese,  l'articolo di undici pagine De Seyn, deciphering Heidegger's works and philosophy at the light of Phenomenology and Temporality of Jupiter-Saturn conjunctions  inviato il 30 gennaio 2010 all' Heidegger Circle americano e l'Abstract inviato il 29.5.2010 a Naumburg, per l'inaugurazione in ottobre del Nietzsche Dokumentation  Zentrum (NDZ), dal titolo Phenomenology and Temporality of Jupiter-Saturn conjunctions shed light upon Nietzsche's 1881 'call' and upon Heidegger's Nietzsche-InterpretationSpero vivamente che se li legga quanto prima con attenzione e che ci sia presto la possibilità di parlarne insieme, a Venezia, a Roma o elsewhere.
                                                  
                                                            *   *   *

Prima del prof. Cacciari avevo ascoltato, alle 15,  l'interessante relazione su Essere e tempo del giornalista di 'Repubblica' Antonio Gnoli, al quale - nel corso del dibattito finale - avevo fatto notare che, in definitiva, in quell'opera manca proprio (come del resto lo stesso Heidegger ha ammesso) la parte che doveva dire qualcosa di quel fantomatico Essere, le cui epocali apparizioni nel corso del tempo sono tanto importanti per l'uomo e per la storia. Anche a lui ho esposto la mia tesi, già presentata qui e altrove, che il mio Congiunzioni Giove-Saturno e storia giudaico-cristiana possa essere considerato proprio la parte mancante di Essere e tempo, quella parte che Heidegger non seppe o volle scrivere, per la quale comunque - come lui disse - non aveva il linguaggio e forse le conoscenze giusto/e.

Ecco perchè gli ho fatto dono [come più tardi a Marcello Veneziani (che parlava - ore 21 - delle tematiche del suo libro Amor fati)] di una copia del mio libro Congiunzioni ..., che lui ha accettato molto volentieri, con la promessa di una attenta lettura.

mercoledì 22 settembre 2010

200 a. C. : l' èra è iniziata (quella dei Pesci), la situazione è grave ... ora serve un Messia !

Prima di raccontare qualcosa sul Festival della filosofia svoltosi a Modena, Carpi e Sassuolo dal 17 al 19 settembre u.s., per concludere la serie di articoli precedenti sull'èra dei Pesci volevo ricordare un po' la situazione della Palestina e del popolo giudaico all'epoca d'inizio di questo nuovo 'mese cosmico', inizio che - come abbiamo visto - avvenne intorno al 206 a.C.

Nel III secolo a.C. la Palestina - come leggiamo in E. Schuerer, Storia del popolo giudaico al tempo di Gesù Cristo, vol. I, p. 193 - aveva fatto parte, con brevi intervalli, del regno ellenistico-egizio dei Tolemei. "All'inizio del secondo secolo [battaglia di Panias del 200 a.C.], tuttavia, Antioco il Grande [di Siria] fu in grado di assicurarsi il possesso durevole della Fenicia e della Palestina, e allora i Seleucidi subentrarono ai Tolemei nel dominio sul popolo giudaico."
Cultura e civiltà greca già dal tempo di Alessandro Magno avanzavano ovunque in Medioriente e naturalmente neppure la piccola Giudea poteva sottrarsi a questa continua avanzata dell'ellenismo. Fu in questo periodo che due partiti opposti sorsero all'interno della società giudaica, quello degli ellenisti e quello dei 'pii' o hasidim, essendo questi ultimi i rigidi difensori dell'antica fede giudaica.
Questi, in grande sintesi, i problematici lineamenti culturali e politici del popolo giudaico all'epoca in cui Antioco IV Epifane di Siria - re dal 175 al 164 a.C. - assunse il potere, succedendo al fratello Seleuco IV assassinato da un suo ministro. La carica ereditaria di sommo sacerdote israelita era detenuta allora dall' hasidim  Onia III, mentre capo della fazione grecofila era suo fratello Gesù o, con il nome greco che preferiva, Giasone.

Questi decenni e anni prima della vittoriosa rivolta dei Maccabei sono anche gli anni in cui un gruppo spirituale - i precursori degli Esseni di Qumran - incomincia a fare setta a sè e, guidato da un Maestro di giustizia, inizia a rielaborare la dottrina giudaica, attribuendo grande enfasi alla conoscenza - ricevuta per mezzo di rivelazione - delle giuste 'vie' del Signore (conoscenze astronomiche secondo me). Nel cosìdetto Documento di Damasco di questa comunità leggiamo:

.. Ma nel suo ricordo del patto con gli antenati [Dio] lasciò un resto ad Israele e non li abbandonò alla distruzione. E nel tempo della collera, trecento e novant'anni dopo che li aveva consegnati in mano a Nabucodonosor, re di Babilonia, egli li visitò e da Israele e da Aronne fece germogliare la radice d'una pianta destinata ad ereditare la sua terra e ad ingrassarsi con i beni del suo suolo.Ed essi compresero la loro iniquità e riconobbero di essere uomini colpevoli: erano stati come ciechi e come coloro che cercano la strada a tastoni, per vent'anni.
[da L. Moraldi (a cura di), I manoscritti di Qumran, Tea ed., Milano 1999, p. 226]

Nella mia interpretazione, questa teofania che accompagnò la nascita della 'radice coltivata' (il Maestro di giustizia), questa visita di Dio compiuta 390 anni dopo il 597 a.C. (data d'inizio dell'esilio babilonese) - quindi all'incirca nel 207 a.C. - è  la congiunzione Giove-Saturno singola della fine di giugno 205 a.C. nella costellazione dei Gemelli.

Che anche questo gruppo auspicasse l'arrivo, l'avvento di un salvatore del popolo giudaico,di un messia magari più spirituale di quello sognato/atteso dai movimenti politici (penso alla rivolta maccabaica), ciò si può comprendere leggendo un significativo ed emblematico passo degli Inni (Hodayot) di Qumran
[L. Moraldi, op. cit., p. 411]:

.. e colui che farà germogliare
il virgulto di santità
per la piantagione di verità
rimarrà nascosto,
di modo che non si penserà a lui,
non sarà conosciuto
e il suo mistero rimarrà sigillato.

A pag. 351 del suo volume citato, il prof. Moraldi ricorda che la maggioranza dei qumranisti colloca a "poco dopo l'anno 152 [a.C.]" l'epoca di composizione degli Inni di Qumran e che detta composizione è "strettamente connessa al maestro di giustizia e soprattutto con gli inizi della comunità".

Dunque ben prima di Virgilio e lontano da Roma, in quella Palestina sottomessa ora agli uni, ora agli altri, ora ad altri ancora, c'era già - (almeno) un secolo e mezzo prima del sorgere del movimento cristiano - una viva attesa per l'arrivo/avvento di un puer miracoloso o di un Messia in grado di sollevare definitivamente le sorti - per alcuni politiche, per altri spirituali - del popolo giudaico.

giovedì 16 settembre 2010

La convenzione, le coordinate e l'errore sull'inizio dell'èra dei Pesci

Vorrei fare qui una sistematizzazione a proposito dell'epoca del passaggio del punto gamma dell'equinozio di primavera dalla costellazione zodiacale dell'Ariete a quella pure zodiacale dei Pesci, passaggio dovuto come noto allo scorrimento di detto punto sull'eclittica a causa della precessione.

Nei testi che citano detto transito si dice/scrive che esso avvenne intorno al 60 a.C. ed io stesso nel mio primo e finora unico libro Congiunzioni Giove-Saturno e storia giudaico-cristiana, di dieci anni fa, lo collocavo al 55 a.C.(pp. 124-125). Ciò è in realtà errato e l'inizio della grande, anzi lunga, èra dei Pesci - nella quale ancora ci troviamo e per vari secoli ci troveremo - va anticipato di circa centocinquant'anni e correttamente collocato intorno al 206 a.C. Vediamo perchè.

Fino ai primi decenni del secolo scorso le costellazioni non avevano dei limiti, cioè dei confini, internazionalmente concordati/stabiliti ed erano identificati dalle immagini che sin dall'antichità erano state associate e sovrapposte a gruppi di stelle vicine e visibili. Le quali immagini tuttavia dall'antichità fino al 1922-30 (quando l'Unione Astronomica Internazionale decise di andare ad una definitiva convenzione per includere anche stelle non visibili ad occhio nudo e altri 'oggetti' astronomici) per le costellazioni della fascia zodiacale non erano sostanzialmente mai cambiate.

Mentre gli antichi atlanti stellari riportavano inizialmente le sole coordinate eclittiche (come il catalogo stellare di Tolomeo), poi - dal tempo di Tycho Brahe in poi - un doppio sistema di coordinate, quelle eclittiche e quelle equatoriali (cfr. figura a lato), la convenzione IAU 1930 stabilì i confini tra costellazioni con linee spezzate definite nelle sole coordinate equatoriali, cioè Ascensione retta e Declinazione (cfr. figure in basso). Ciò per comodità di
puntamento dei telescopi e per la maggiore semplicità degli algoritmi di calcolo e delle tecnologie di inseguimento (tracking) degli 'oggetti' celesti.

Quel che è avvenuto nel cambio di punto di vista, cioè del sistema di coordinate, nella rotazione del quadro d'immagine e di definizione delle due costellazioni zodiacali adiacenti dell'Ariete e dei Pesci, è che al posto del confine naturale tra le due costellazioni risulta ora definito un confine fittizio, artificiale che è di circa 2 gradi (2°) spostato verso i Pesci. Poichè la velocità del moto precessionale è di circa 1° ogni 71,5 anni circa, in termini di tempo abbiamo che il punto gamma dell'equinozio di primavera era in mezzo, al confine Arieti-Pesci circa 145 anni prima di quanto (60 a.C.) calcolabile in base ai confini artificiali/convenzionali del 1930. 

In base a quanto risultato dal lungo e approfondito dibattito di merito tra lo scrivente e diversi qualificati
 interlocutori, svoltosi nel forum di astronomia moderato,  detto transito Ariete-->Pesci del punto equinoziale gamma si può convenzionalmente pensare essere avvenuto a primavera, all'equinozio del 206 a.C. Nel senso che a partire da questa data esso era/cadeva - anche visibilmente - progressivamente sempre più vicino alle stelle dei Pesci che a quelle dell'Ariete. Nei secoli successivi si sarebbe poi completamente inoltrato tra le stelle dei Pesci, ove si trova e si troverà ancora per almeno cinque secoli.

Da notare che il risultato suddetto è coerente con le osservazioni compiute da Ipparco a Rodi intorno al 130 a.C. su Spica Virginis all'equinozio d'autunno e allo slittamento in longitudine (ca. 2°) di questa stella da lui trovato nel confronto con il catalogo stellare di Timocari ed Aristillo di centocinquant'anni prima (ca. 280 a.C.).

domenica 12 settembre 2010

Epoca d'inizio del 'Magnus saeculorum ordo'

Segnalo a tutti i miei lettori che sul forum di astronomia moderato
http://www.newsland.it/nr/browse/it.scienza.astronomia/index.html
si è svolto qualche tempo fa un interessante dibattito, cui - oltre ad alcuni docenti universitari - ha partecipato tra gli altri anche il sottoscritto, volto a stabilire - con la maggior precisione possibile, sulla base di dati oggettivi - la data ovvero l'epoca di passaggio del punto equinoziale gamma (equinozio di primavera) dalla costellazione zodiacale dell'Ariete a quella adiacente dei Pesci, ove si trova tuttora.
E' risultato che quanto finora noto sulla base di precedenti calcoli (basati sui confini delle costellazioni stabiliti convenzionalmente nel 1928-1930) e cioè che detto transito si sarebbe avuto intorno al 70-60 aC, ciò risulta errato e doversi rivedere, spostando indietro di circa un secolo e mezzo, almeno al 206 a.C., la data di detto transito.

In altre parole l'inizio della cosiddetta 'èra dei Pesci' - nella quale il punto gamma dell'equinozio di primavera si trova tuttora - detto inizio va retrodatato di circa 150 anni e spostato al 206 a.C.  

venerdì 3 settembre 2010

Importanza e significato della IV egloga di Virgilio alla luce della precessione equinoz. e delle congiunzioni G-S tra il 146 ed il 7 a.C.

L' importanza dell'applicazione del nuovo paradigma ermeneutico alla IV egloga di Virgilio risiede nel fatto che esso permette di arrivare a capire bene i motivi astroNomici del clima di vera e propria attesa messianica (attesa di un bambino divino, frutto di una gravidanza celeste) che si era creato già sei-cinque decenni  prima della venuta di Gesù Cristo e del futuro cambio d'epoca nel riferimento calendariale.

Questi motivi astronomici (assunti poi anche a fondamenti metafisici) sono sostanzialmente due:

I) il fatto che - intorno al 50 a.C. - ormai si sapesse [la scoperta della precessione degli equinozi è attribuita ad Ipparco di Nicea (194-120 ca. a.C.), ma probabilmente è precedente] che all'equinozio di primavera (21 marzo) il Sole aveva cessato di sorgere tra le stelle della costellazione dell'Ariete ed aveva iniziato invece a sorgere (c.d. punto gamma) tra le stelle dell'adiacente costellazione zodiacale dei Pesci. In altre parole stava iniziando l'èra astroNomica dei Pesci e ciò, casualmente, proprio mentre stava finendo il settimo secolo ed iniziando l'ottavo secolo dalla fondazione di Roma.

II) il fatto che - molto probabilmente già in Egitto, ma poi anche in Mesopotamia ed in Grecia - venisse  osservato regolarmente (perchè cognitivamente molto importante) uno strano fenomeno astroNomico, quello delle congiunzioni Giove-Saturno multiple (triple/doppie), che aveva la singolare caratteristica di durare all'incirca quanto una gravidanza umana, cioè sette-nove mesi. Una sorta di gravidanza celeste, insomma. Caratteristica questa che già ai faraoni egizi aveva permesso - quando ricevevano questo raro segno di benevolenza e benedizione celeste - di sentirsi e di essere visti/riconosciuti come figli del cielo, ovvero di Dio.

Ora si dà il caso che le uniche due congiunzioni G-S veramente triple di quel tempo siano avvenute una nel 146-145 a.C. nel Cancro ed una nel 7 a.C. nei Pesci e che nei circa 139 anni tra di esse ve ne siano state solo altre due, quasidoppie, quindi molto simili a congiunzioni G-S multiple di lunga durata:  avvenute una nel 125 a.C. nei Pesci ed una - guarda caso -  nel 46 a.C. (l'anno di 445 giorni) in Ofiuco, appunto al tempo del giovane Virgilio, dei quattro trionfi cesariani, della chiamata di Cleopatra (con Tolomeo Cesare) e dell'astronomo Sosigene a Roma, della riforma calendariale, dell'inizio dell'ottavo secolo di Roma oltre che - come visto - dell'èra dei Pesci.

E' questo, secondo me, il contesto astronomico che fa da sfondo e nel quale si inserisce non solo il quasi-messianico puer della IV egloga di Virgilio, ma anche la vicenda del qumraniano Maestro di Giustizia con lo scisma di metà del II sec. a.C. nella classe sacerdotale giudaica di Gerusalemme nonchè, infine, la venuta di Gesù Cristo nel 7 a.C. con tutto quel che ne è seguito.

Da ricordare infine che anche Ottaviano, ormai Augusto, si farà proporre - una ventina di anni dopo della IV egloga - da Virgilio nell'Eneide (l. VI, 791-800), per bocca di Anchise, come "Divi genus", cioè come figlio/puer divino. Che ci tiene però a (far) precisare che "iacet extra sidera tellus", ovvero che "fuor delle stelle (dello zodiaco) è la terra" che vedrà le sue imprese e ove si allargherà il suo regno. Sembra quasi una polemica con chi pensava meno alle conquiste e si occupava invece più di questioni astronomiche/celesti.

Ancora sul 'puer' di Virgilio

A quanto detto sul puer della IV egloga di Virgilio nell'articolo precedente vorrei aggiungere, per sottolineare l' originalità della mia proposta di identificare il puer virgiliano con Tolomeo Cesare o Tolomeo XV (47-30 a.C.),  ancora quanto scrissi dieci anni fa nella nota n. 36 a pag. 133 del mio Congiunzioni Giove-Saturno e storia giudaico-cristiana. Scrissi:

Sin dall'antichità sono stati fatti tentativi di dare un'identità precisa al puer della IV egloga virgiliana, cfr. A. Roncoroni, Antiqua exquirite matrem, Signorelli ed., Milano 1997, p. 218.
Ivi si ricorda dapprima che Asinio Gallio, figlio di Pollione, rivendicò pubblicamente a sé l'onore di essere il puer. Poi che, secondo alcuni studiosi, Virgilio avrebbe pensato al figlio che doveva nascere dal matrimonio tra Marco Antonio (console nel 44) ed Ottavia, sorella di Ottaviano: ma nacque una femmina. Secondo altri studiosi, il puer sarebbe da identificare con Ottaviano stesso [alla luce di Eneide, VI, 791-800; mia nota odiena] oppure con il suo figliastro Marcello. A. Roncoroni aggiunge poi: "Determinante dal punto di vista della storia della cultura, per quanto priva di senso da quello puramente esegetico, è invece l'identificazione profetica del puer con il Cristo Redentore", sostenuta da Costantino, Eusebio di Cesarea e s. Agostino. Ad essa si oppose già, con fermezza, s. Girolamo (Epistulae 53,7), che definì puerilia questi tentativi. A. Roncoroni ricorda che, ciononostante, "questa ipotesi, entusiasticamente accettata da gran parte della cristianità medioevale (non del tutto, però, da Dante), sopravvisse per secoli. Fu confutata per la prima volta con decisione solo dal razionalismo illuminista di G. Heyne (1767), ..".

mercoledì 1 settembre 2010

Il 'puer' della virgiliana IV egloga

Assistendo qualche sera fa alla presentazione di un nuovo libro sulle Bucoliche di Virgilio [la traduzione in endecasillabi sciolti (con testo latino a fronte) del prof. Luciano Pranzetti, edita dal Centro Incontri Culturali, Civitavecchia 2010], m'è sovvenuto quanto scrissi dieci anni fa sulla IV egloga virgiliana nel mio Congiunzioni Giove-Saturno e storia giudaico-cristiana, alle pp. 128-135. Di ciò vorrei ora farvi un cenno, come dimostrazione della potenza esplicativa del nuovo paradigma ermeneutico.

Com'è noto, le Bucoliche (o egloghe) sono un'opera giovanile di Virgilio (Mantova 70- Brindisi 19 a.C), quella che gli diede la prima notorietà a Roma (anche se per il decennio 50-40 possediamo poche notizie biografiche). Discostandosi dalla rievocazione nostalgica del mondo agricolo e pastorale della sua infanzia condotta nelle altre egloghe, rievocazione ispirata al poeta greco siracusano Teocrito, nella IV egloga il poeta mantovano si eleva in una sorta di canto profetico per la nascita e crescita di un fanciullo divino, che viene o è da poco venuto al mondo mentre redeunt Saturnia regna e mentre inizia un nuovo grande ordine di secoli, una nuova èra.

Questa egloga ha creato problemi interpretativi e di datazione sin dall'antichità ed oggi la gran parte dei commentatori ritengono che essa, apparentemente dedicata ad Asinio Pollione (console nel 40 a.C.) e a suo figlio Asinio Gallo, derivi in realtà dal rimaneggiamento di una stesura precedente (di circa un anno o poco più), epitalamio per le nozze di Antonio con Ottavia (sorella di Ottaviano), matrimonio durato poco.

Non starò ora a riscrivere qui tutte le considerazioni ed analisi esposte nelle otto pagine del mio libro (pp. 128-135) dedicate alla questione, rinviando ad esse i lettori desiderosi di maggiore approfondimento: ricorderò qui solo - per semplificare la comprensione di quanto segue - che dal 1° gennaio del 45 a.C. entrò in vigore per decreto di Giulio Cesare il nuovo calendario (365 giorni e 1/4, con mesi non più lunari ma dell'odierna lunghezza). Riporterò invece in forma sintetica le conclusioni cui sono giunto, conclusioni che - per quanto innovative ed importanti - sono solo un esempio delle riletture che in nuovo paradigma ermeneutico ci permette di fare relativamente a  problematici topoi di antichistica. Dunque, secondo me:

I) concordo sull'ipotesi che la IV egloga come noi oggi la conosciamo sia il risultato di un rimaneggiamento di una stesura precedente, ma penso che la datazione della prima stesura vada anticipata non di uno ma di circa 6 anni (all'autunno del 46 a.C.);

II) il 'magnus ab integro saeclorum.. ordo' , cioè il nuovo grande ordine di secoli, ovvero la nuova èra, che sta nascendo (verso 5) altro non è che l' èra dei Pesci (nella quale ci troviamo tuttora e ci troveremo per almeno un altro secolo), caratterizzata dal fatto che il c.d. punto gamma dell'equinozio di primavera proprio intorno al 50 a.C. incominciò a cadere nella costellazione zodiacale dei Pesci (e non più nella precedente costellazione dell'Ariete);

III) i Saturna regna che redeunt (v. 6) mentre inizia l'era di cui sopra è un chiaro riferimento alla fenicea, cioè multipla, congiunzione Giove-Saturno che ebbe luogo (cfr. grafici ora dietro al titolo del blog) tra gennaio ed agosto-settembre proprio di quell'anno 46 a.C.,  nella costellazione di Ofiuco (tra Scorpione e Sagittario);

Cleopatra e suo figlioTolomeo C.
IV) il puer nato dopo decem menses (v. 61; quindi prima della riforma calendariale, quando i mesi - lunari - erano più brevi) intorno al 46 a.C., che "riceverà la vita dagli dei, vedrà gli eroi assieme con gli dei e sarà visto egli stesso da essi, e reggerà il mondo pacificato per le virtù paterne" non può essere altro che Tolomeo Cesare (poi detto Cesarione), nato ad Alessandria a giugno o settembre del 47, figlio della regina Cleopatra e di Caio Giulio Cesare, il quale ultimo - pacificato tutto il mondo - nell'agosto/settembre del 46 celebrava a Roma ben quattro trionfi (ex Gallia, ex Aegypto, ex Ponto, ex Africa de rege Iuba).
Riassumendo:
la IV egloga fu inizialmente scritta dal ventiquattrenne Virgilio nell'autunno del prolungato anno 46 a.C., mentr'era da poco iniziata l'èra astroNomica dei Pesci e mentre si stava concludendo una lunga congiunzione Giove-Saturno in Ofiuco, come composizione augurale dedicata a Tolomeo Cesare, in occasione della sua prima venuta a Roma (ca. 1 anno) con la madre Cleopatra, della celebrazione da parte di Giulio Cesare di ben quattro trionfi e della sua decisione di introdurre - entro pochi mesi - il calendario solare.

Per motivi ancora da chiarire, l'egloga così inizialmente concepita e dedicata forse non arrivò a Cleopatra e/o a Cesare e comunque non fu pubblicata nei sedici- diciassette mesi (parte del 46, tutto il 45 e i primi mesi del 44, fino alle idi di  marzo) che al condottiero rimanevano ancora da vivere. Morto Cesare (15 marzo 44 a.C.), Virgilio tenne l'egloga nel cassetto per alcuni anni. Fino alla revisione e ridedicazione di essa durante il consolato di Pollione, dopo la pace di Brindisi tra Antonio ed Ottaviano (primi di ottobre del 40 a.C.): pace che, insieme al matrimonio di Antonio con Ottavia, sorella di Ottaviano, sembrò schiudere nuovamente e definitivamente le porte di una pacifica età dell'oro.

Come scrivo a pag. 135 del mio libro, l'aspetto drammatico della vicenda di Tolomeo Cesare, quel puer che secondo gli auspici dell'iniziale egloga virgiliana doveva essere il simbolo ed il fortunato testimone dell'inizio di un 'nuovo grande ordine di secoli' (leggi 'èra dei Pesci') e di una apollinea e pacifica età dell'oro, è che egli finì invece strangolato all'età di 17 anni per ordine di Ottaviano, poco dopo il suicidio della trentanovenne madre Cleopatra (primi di settembre del 30 a.C.) dopo la sconfitta di Azio. Come dice A. Spinosa: "Eliminare Cesarione equivaleva a sgombrare una volta per tutte il campo dal pericolo di ritrovare sulla propria strada un figlio effettivo di Cesare, tenendo presente il fatto che lui, Ottaviano, era del dittatore soltanto un figlio adottivo." 

mercoledì 25 agosto 2010

Breve ed ermetica considerazione sulla.. brocca

Sebbene io non abbia ancora messo a fuoco bene, cioè completamente ricostruita, l'intera evoluzione del concetto filosofico-metafisico di brocca (Krug) nella cultura tedesca, tuttavia posso già dirvi con sicurezza che tutti coloro che hanno scritto di questa cosa meglio avrebbero fatto a parlare di bicchiere, sì di bicchiere e precisamente di un bicchiere di tipo tumbler: quello più slanciato dei tre, quello che gli inglesi chiamano Collins glass.

Che sarebbe poi questo --> http://it.wikipedia.org/wiki/Collins_glass

lunedì 23 agosto 2010

Ueberwindung der Metaphysik

Riconsegnati ad una biblioteca pubblica La mia vita di Nietzsche e i suoi Frammenti Postumi 1872-73, ho preso in prestito - tra gli altri - Saggi e Discorsi (Vortraege und Aufsaetze) di Heidegger, in una edizione di qualche anno fa (Mursia, 1991, 1976 !!) a cura di Gianni Vattimo, che solo da qualche tempo ho scoperto essere uno dei massimi esperti italiani del filosofo alemanno.

Esaminata la struttura del volume, che nell'originale tedesco è del 1954, e la datazione dei vari saggi che contiene, mi son fatto il seguente piano di lettura: prima l' Introduzione di Vattimo, poi l' Oltrepassamento della metafisica, Aletheia (Eraclito framm. 16) , La cosa, Logos (Eraclito fr. 50), ".. Poeticamente abita l'uomo..." e via via tutto il resto.

Al momento ho letto l' Introduzione di Vattimo, che - non essendo datata - non si capisce se è del 1976 oppure del 1991, e l' Oltrepassamento della metafisica, saggio che si compone di XXVIII brani sulla Verwindung risalenti per lo più al periodo 1936-1946. Dalla prima lettura ho registrato l'atteggiamento di Gianni Vattimo di cercare di capire da questi Saggi e Discorsi del 1936-46 il senso compiuto dell'incompiuto e problematico Essere e Tempo del 1927 e la sua riflessione conclusiva, che mi sembra un po' sconsolata, sull'analogia tra il modo di pensare heideggeriano e le libere associazioni del dialogo psicanalitico. "Il pensiero che Heidegger esercita ha forse soltanto un analogo, apparentemente remoto ma di significato convergente, nel Novecento: è quello che si mette in moto nel dialogo psicanalitico. Non è un caso, forse, che il pensiero ultrametafisico di Heidegger chiami se stesso 'pensiero rammemorante' (Andenken)."[op. cit., p. XVII]

Quanto ai ventotto brani dell' Oltrepassamento della metafisica, devo dire che ad una lettura veloce in nessuno di essi io ho visto nè oltrepassamento, chiarimento, nè scomparsa o trapasso della metafisica. Probabilmente perchè, secondo Heidegger, è vero che la metafisica "è entrata nel suo tra-passare (Ver-endung)", ma "Il trapasso dura più a lungo della storia che la metafisica ha avuto fino ad oggi." [op. cit. p. 46]: potrebbe insomma - secondo lui - durare venti/venticinque secoli!! Mi è venuto il dubbio - leggendo ciò - ch'io attribuisca al filosofo della Foresta Nera più conoscenze sui fondamenti fisici della metafisica di quante lui effettivamente ne possedesse, nonostante le visite a Todtnauberg di amici fisici eminenti. Ma su ciò dovrò naturalmente riflettere bene e tornare assai più diffusamente in futuro.

Risfogliando le pagine di questo libro da 45 a 65, trovo di aver sottolineato - oltre ad alcuni riferimenti al Geviert e alla cosa - una frase di Heidegger che condivido: "Il rovesciamento del platonismo, in base al quale per Nietzsche il sensibile diventa il mondo vero e il soprasensibile il mondo non vero, rimane completamente all'interno della metafisica." [p. 51]
Come dire che esso non costituisce un superamento ed una chiarificazione della vecchia metafisica, ma solo una nuova metafisica, quella nietzscheana della volontà di potenza E dell'eterno ritorno dell'uguale.

mercoledì 11 agosto 2010

1821-22 : Visions of Judgment

Mentre facevo una certa ricerca sul giovane Nietzsche, sono arrivato - passando per il poeta tedesco Ernst Ortlepp (1800-1864) - ad una simpatica storia inglese che vede coinvolti il 'poeta laureato' del tempo (anni 20 dell'Ottocento), Robert Southey, ed un lord anticonformista, nientemeno che George Gordon Byron.

La storia prende l'avvio con la morte del re d'Inghilterra Giorgio III, avvenuta il 29 gennaio 1820 al castello di Windsor. Il regno di questo re, terzo della dinastia reale tedesca degli Hanover, ma primo ad essere nato in Inghilterra e a parlare inglese come lingua madre, era stato molto lungo, essendo durato dal 1760 al 1820, anche se negli ultimi dieci anni il re era stato completamente esautorato a causa delle sue numerose malattie fisiche e mentali. Numerose e lunghe guerre caratterizzarono il regno di Giorgio III sia in Europa, che in Africa, America ed Asia; tra queste quelle che portarono alla nascita degli Stati Uniti d'America e quelle contro la Francia rivoluzionaria e poi napoleonica, periodo che si concluse solo nel 1815.

Su questa figura controversa e discussa di regnante, che non doveva essere molto amata in Inghilterra se un suo primo ministro (Spencer Percival) era stato anche assassinato, su questa figura il poeta di corte Robert Southey scrisse e pubblicò nel 1821 una lunga ed elogiativa ode dal titolo A Vision of Judgement ove lui immaginava l'ascensione al cielo dell'anima del re, il favorevole giudizio su di essa da parte di una corte celeste, la conseguente ammissione in paradiso e la riunione di essa con quelle di tutti i suoi familiari e degli altri regnanti.

Quest'ode suscitò in tutto il mondo letterario e giornalistico inglese un'ondata di vivaci proteste e feroci critiche, di cui si fece poi portavoce finale il trentatreenne Lord Byron, che era stato tirato in ballo da Southey come presunto capofila di una "Satanic school". L' anno successivo 1822, con lo pseudonimo di 'Quevedo Redivivus' Byron pubblicò una ironica e sarcastica replica dal titolo The Vision of Judgment, ora famosa, ove immaginava la stessa scena ma da una prospettiva politica completamente differente.

Quel che io ho notato in tutta questa poetica storia di visioni e di giudizi contrapposti sull'anima di Giorgio III è che essa si svolse mentre una certa 'corte' celeste - quella formata da Giove e da Saturno - stazionava/sedeva in quegli anni 1821-22 (come si vede dai grafici qui a sinistra) sulla testa dei poeti e di tutti. Il che giustifica a parer mio ogni opportuno approfondimento sui due poemi, come pure sulle parole con cui Byron conclude la premessa al suo The Vision of Judgment:

"With regard to the supernatural personages treated of, I can only say that I know as much about them, and (as an honest man) have a better right to talk of them than Robert Southey. I have also treated them more tolerantly. The way in which that poor insane creature, the Laureate, deals about his judgments in the next word, is like his own judgment in this. If it was not completely ludicrous, it would be something worse. I don't think there is much more to say at present."

giovedì 29 luglio 2010

In questi giorni di dieci anni fa ...

... avevo appena depositato alla SIAE il manoscritto del mio libro "Congiunzioni Giove-Saturno e storia giudaico-cristiana". A pagina 378 di esso si può leggere infatti:

'Il manoscritto di questo volume è stato depositato alla SIAE di Roma il 26 luglio 2000.'

Non sapendo che presso la SIAE vi era anche un ufficio di corrispondenza con il Copyright Office degli Stati Uniti (situato - come sede principale - alla Library of Congress di Washington), tornai alcuni giorni dopo al quartiere dell'EUR con le copie del manoscritto ed i moduli compilati necessari per fare anche questa seconda registrazione, così che il libro fosse protetto non solo in Europa ma anche al di là dell'Atlantico.

Vi erano stati sette-otto mesi di intenso lavoro di stesura dei vari capitoli, rilettura in proprio e da parte di amici, limature varie, inserimento di immagini, ... Ma ciò nonostante non avrei ancora chiuso il volume se non fosse stato per un ultimatum di mia moglie, che non ne poteva più di sentir parlare tutto il giorno di quelle tematiche e che era ormai desiderosa di un periodo di vacanza per tutta la famiglia. Il motivo per cui io non avrei ancora chiuso con la stesura era che, proprio mentre la venivo facendo, avevo già intuito ed in parte verificato che la particolare configurazione o disposizione planetaria che dava luogo alla congiunzione G-S tripla aveva a che fare, oltre che con le origini del cristianesimo dall'ebraismo, anche con l'antichissimo mito della fenice, di provenienza egizia.

Riconobbi comunque che mia moglie aveva ragione, che il tempo che mi aveva concesso era ormai scaduto e che sulla relazione tra congiunzioni G-S e fenice avrei potuto indagare successivamente. Tirai dunque a chiudere e, come detto, il 26 luglio 2000 accompagnato da un amico andai a depositare il manoscritto alla Soc. Italiana Autori ed Editori, all'EUR.

Guardando indietro a questi dieci anni, vedo moltissime fatiche, energie profuse e soldi spesi, ma - fortunatamente - anche qualche motivo di soddisfazione e di speranza. Tra questi ultimi molto significativi sono stati gli apprezzamenti di persone come il compianto prof. Luigi Moraldi, il prof. Giulio Giorello, il prof. Massimo Cacciari, il fatto di essere stato chiamato a partecipare ad alcuni congressi, sia nazionali che internazionali (Soc. It. di Archeoastronomia, U.K. Classical Association 2008 Annual Conference in Liverpool, 2009-FIEC Kongress in Berlin), il fatto che questo blog riceva visite da oltre 30 paesi diversi. Primi dieci tra questi sono stati nell'ultimo trimestre: Italia, Germania, Regno Unito, Francia, Israele, Russia, Stati Uniti, Polonia, Portogallo e Messico.

Certo le cose vanno più a rilento di quanto io sperassi e credessi possibile, ma i continui riscontri ch'io vengo trovando non solo in ambito storico-religioso, ma negli ultimi anni anche in ambito storico-filosofico mi confermano nell'idea di avere veramente individuato un nuovo paradigma ermeneutico di validità generale in ambito storico-filosofico-religioso.

martedì 27 luglio 2010

Era ancora sedicenne Nietzsche ...

... quando, a maggio 1861, scrisse le riflessioni di tono autobiografico che riporterò. Per la verità aveva iniziato anche prima, già al compimento del 14-esimo anno, nell'ottobre 1858, a scrivere i suoi primi curricula [Cfr. il volume Adelphi, F. Nietzsche, La mia vita, p. 40], ma ora c'era evidentemente qualcosa di più.

Nella versione di maggio 1861 de La mia vita [I] (op. cit., p. 97), problematicamente riflettendo sulle prime intuizioni che aveva avuto, il giovane Friedrich (si) diceva (pp. 98-99):

".. noi non dobbiamo tentare temerariamente di sollevare il velo che avvolge il potere che guida le nostre sorti. E come potrebbe l'uomo, con le sue limitate facoltà spirituali, penetrare i sublimi disegni che lo Spirito primigenio ha concepito e posto in esecuzione! Il caso non esiste; tutto quanto accade ha un significato, e quanto più la scienza indaga e ricerca, tanto più evidente appare il concetto che tutto ciò che esiste o accade è un anello di un' invisibile catena.
Getta uno sguardo alla storia: credi che le date si succedano senza significato? Guarda il cielo; credi che i corpi celesti seguano le loro traiettorie senza un ordine e una legge? No, no! Ciò che accade non accade a caso, un Essere superiore governa secondo ragione e criterio tutto quanto il creato."

Ora si dà il caso che mentre Nietzsche scriveva questa frase, a Giove non mancassero che 12-13° per raggiungere Saturno e che già li si potesse veder ruotare, appaiati a questa distanza angolare, per quasi tutta la notte. Era infatti ormai prossima la congiunzione quasidoppia del 1861-62 (vedi grafici qui a sinistra), che sarebbe durata dal settembre 1861 al luglio 1862.

A chi reputa una semplice coincidenza quanto scritto da Friedrich a maggio 1861 e la situazione planetaria che lui poteva vedere in cielo ogni sera ed ogni notte in quei mesi estivi e poi autunnali del 1861, faccio notare che nelle successive vacanze della Pasqua 1862 - dunque proprio nel bel mezzo della congiunzione GS detta - Nietzsche scrisse le sue prime riflessioni di filosofia della storia, e cioè i due lavori giovanili Fato e storia. Pensieri ed ancora Libertà della volontà e fato.

Nel primo di questi lavori, scritto ad aprile 1862 (ripeto: proprio nel bel mezzo della congiunzione GS multipla in atto) ma che sembra già delineare la base ed il metodo dei suoi lavori futuri, Friedrich scriveva:

"Storia e scienza, mirabile retaggio di tutto quanto il nostro passato e preannuncio del nostro avvenire, esse sole sono le fondamenta sicure su cui possiamo edificare la torre della nostra speculazione."

domenica 18 luglio 2010

ein Juenger der Wahrheit

Quello che vedete qui a sinistra è Nietzsche all'età di 17 anni, cioè nel 1961, quand'era - già da tre anni - studente alla celebre scuola-collegio di Pforta, uno degli istituti superiori più prestigiosi non solo della Sassonia, ma di tutta la Prussia (cui la Sassonia era stata annessa nel 1815). Sulla scuola e sulla formazione che N. vi ricevette trovo interessante quanto leggo su Nietzsche, nei ricordi e nelle testimonianze dei contemporanei, a cura di C. Pozzoli, BUR 1990, pp. 45s:

*Simile a un'accademia prussiana per cadetti, Pforta non preparava ufficiali dell'esercito ma intellettuali per la 'guida spirituale' del popolo. La struttura della scuola era prussiano-conservatrice e militaristica, ma imbevuta di ideali umanistici, secondo la tradizione ginnasiale (ginnasio-liceo) tedesca. I sei anni di Pforta saranno decisivi per la formazione di Nietzsche. Scriverà: "Proprio questa costrizione quasi militare che, in quanto deve esercitarsi sulla massa, tratta l'individuo in modo volutamente freddo e superficiale, mi ricondusse a me stesso. Contro la legge uniforme io salvai le mie inclinazioni e aspirazioni private." Nietzsche continua a scrivere poesie e musica sacra. Viene accettato nel coro scolastico. Ha bisogno di occhiali con lenti molto forti. Primi appunti autobiografici e progetti letterari.*
Vi chiederete perchè io sia andato a vedere dov'era e cosa faceva Nietzsche intorno al 1861.

Bene, il motivo è presto detto e consiste nel fatto che dal settembre-ottobre 1861 al giugno-luglio
del 1862 ebbe luogo una congiunzione Giove-Saturno (quasi)doppia [si vedano i diagrammi temporali a sinistra], del tutto simile a quella del 34-35 verso la fine del regno di Tiberio, descritta da Tacito come fenice in Annali 6, 28.

L'ipotesi che in qualche modo vorrei verificare è che il giovane Friedrich potrebbe aver osservato detta congiunzione G-S o così .. per ora superficialmente oppure invece già attentamente con qualche specifico interesse legato alla religione, lui che proveniva da due famiglie di pastori protestanti.

I corsi ginnasiali e liceali di Pforta, caratterizzati da un'impostazione umanistica, curavano poco la formazione scientifica, cosa che Nietzsche in seguito deplorerà, scrivendo:
"Se ci avessero anche soltanto insegnato la venerazione per queste scienze, se ci avessero anche una sola volta, con la lotta e la sconfitta e la ripresa della lotta nei grandi uomini, fatto tremare il cuore per quel martirio che costituisce la storia della scienza rigorosa! Invece alitò su di noi il soffio di un certo deprezzamento delle vere e proprie scienze, a favore della storia, dfell' 'educazione formale' e delle 'classicità'. E noi ci lasciammo così facilmente ingannare!" [op. cit., p.46]

Conseguita la maturità (Abitur) e lasciata Pforta, dall'ottobre 1864 alla Pasqua 1865 Nietzsche fu studente di teologia all'università di Bonn, decidendo poi di recarsi a Lipsia per studiare filologia classica. L' 11 giugno 1865 scriveva alla sorella:

"Hier scheiden sich nun die Wege der Menschen; willst Du Seelenruhe und Glueck erstreben, nun so glaube, willst Du ein Juengen der Wahrheit sein, so forsche." [ovvero]
Qui ora si separano le vie dell'umanità; se vuoi raggiungere la pace dell'anima e la felicità, allora credi pure, ma se vuoi essere un discepolo della verità, allora indaga/ricerca."


E' un vero peccato, a parer mio, che la Forschung intrapresa abbia poi portato Nietzsche ad avere un'idea completamente diversa - ribaltata rispetto alla precedente - delle verità, della scienza e degli scienziati. Su Verità e menzogna (giugno 1873) si legge ad esempio:
"Che cos'è dunque la verità? Un mobile esercito di metafore, metonimie, antropomorfismi, in breve una somma di relazioni umane che sono state potenziate poeticamente e retoricamente, che sono state trasferite e abbellite, e che dopo un lungo uso sembrano a un popolo solide, canoniche e vincolanti: le verità sono illusioni di cui si è dimenticata la natura illusoria, sono metafore che si sono logorate e hanno perduto ogni forza sensibile, sono monete la cui immagine si è consumata e che vengono prese in considerazione soltanto come metallo, non più come moneta."
Altro esempio, verso il 1881 scriverà anche:

"C'è negli uomini di scienza un candore che confina con la stupidità. Non immaginano sino a che punto il loro mestiere sia pericoloso; credono dal più profondo del cuore che il loro vero compito sia l'amore del vero e il bene, il bello e il vero. Io dico che il loro mestiere è pericoloso non rispetto ai suoi effetti dissolventi, ma all'enorme carico di responsabilità che si sente pesare su di sè dal momento in cui ci si accorge che tutti i valori su cui vivono gli uomini finiscono alla lunga per rovinare l'uomo." [da J. Beaufret, In cammino con Heidegger, p. 107]


Qui Nietzsche si avviava già a parlare non più da discepolo della verità tradizionalmente intesa (diciamo la verità apollinea delle cose in sè, potremmo anche dire la verità scientifica delle cose), quanto invece da neo-messia zaratustriano portatore e propugnatore di relative verità dionisiache, umane solo umane.

giovedì 15 luglio 2010

Ad Irene in partenza per Berlino

Cara Irene,
nel momento in cui stai dando gli ultimi ritocchi alla tua relazione per il Berliner Nietzsche-Colloquium ormai prossimo (18-21 luglio) alla Technische Universitaet della capitale tedesca e ti accingi a partire, vorrei farti arrivare una mia breve lettera aperta augurale.

Ho visto che come titolo finale per la tua raccolta di considerazioni nicciane su aspetti cosmologici ed astronomici hai scelto Die Unerhoerte Astronomie von Nietzsche - Fuer die, die noch Ohren fuer Unerhoertes haben. Spero naturalmente che tu abbia ripreso o almeno abbia considerato come utili spunti per le tue ricerche anche quanto - ormai da un anno e forse più - io vengo scrivendo su Nietzsche su questo blog e quanto ci siamo detti al riguardo da qualche tempo in qua. E che quell' incredibile ed inaudito (proprio nel senso di 'non udito prima') tu li riferisca anche all'effetto di rivelazione dionisiaca che ebbe su Nietzsche l'evento astronomico della congiunzione Giove-Saturno singola del 18 aprile 1881, quella i cui diagrammi temporali sono tuttora riportati dietro il titolo di questo blog.

Vedi .. quando quei diagrammi saranno stati compresi, non dico da tutti ma almeno da coloro che convegni come questo li organizzano e preparano nei dettagli, allora una relazione come la tua [o come quella che io avrei voluto tenere a Naumburg in ottobre] non sarà più confinata in una sezione parallela dell'ultimo pomeriggio, come la X di questo Colloquium, ma avrà pieno diritto di figurare in una sessione plenaria dei primi giorni. Perchè allora finalmente si incomincerà a capire Nietzsche, la sua filosofia, il suo vero atteggiamento verso la scienza e verso la storia.

Dunque coraggio!! Spiega bene tutto a coloro 'die noch Ohren fuer Unerhoertes haben' , spiega bene loro la differenza tra l'immagine allegorica delle fenice e quella dell'unicorno e dove e come si trova la Terra quando l'una o l'altro appaiono. O no. E perchè un unicorno invisibile possa dominare un'anima come quella di Nietzsche in un cairotico e assolato meriggio. E dove e come, in quali passi, lettere, aforismi, frammenti, .. alluda più o meno esplicitamente a tutto ciò.

Se ti può aiutare ad allargare un po' la tua audience, stampa pure questo messaggio e distribuiscilo magari agli italiani o tradotto a chi vuoi. E magari dà a tutti l'indirizzo di questo blog.

Io ti auguro tutto il meglio, non solo per questa occasione ma anche per il futuro: avanti con l' Unerhoerte Astronomie von Nietzsche!!

domenica 11 luglio 2010

Dei libri di Victor Farias su Heidegger ...

... non avevo ancora sentito parlare, prima di leggere - cosa che ho appena concluso - L'eredità di Heidegger, nel neonazismo, nel neofascismo e nel fondamentalismo islamico.

Non so com'è fatto il primo (Heidegger e il nazismo, 1987), ma questo secondo volume - pubblicato in Italia a fine 2008 dalle Ediz. Medusa - a me non è dispiaciuto. Anche se si nota una certa qual enfasi dell'autore a cercare di dimostrare la tesi sintetizzata nel titolo, il volume ha un impianto piuttosto sistematico, è molto chiaro nella presentazione dei casi esaminati ed ha un ricco apparato di note, molto utile per orientarsi nell'odierna ricezione di Heidegger presso gruppi politicamente impegnati, in modo radicale, in varie aree e paesi del mondo: la Germania, la Francia, i gruppi del fondamentalismo islamico e l'America Latina.

Per poterne fare una lettura un po' più approfondita, con matite ed evidenziatori a portata di mano, penso proprio che dovrò comprarne una copia personale, dopo la restituzione di questa che ho ora qui alla biblioteca pubblica dove l'ho presa in prestito. Presso la quale cercherò a questo punto anche l'altro volume di Farias, curioso di vedere che interpretazione egli ha dato della riproposizione nel 1926-27 da parte di Heidegger del problema dell'essere, cioè della Seinsfrage.

giovedì 8 luglio 2010

Il disascondimento tecnico dell'ente ovvero .. la vera filosofia del nostro tempo

Tra i libri che sto leggendo con qualche attenzione in questo periodo ve n'è uno comprato quasi un anno fa (cfr. post 'Ieri sera a Castel S. Angelo, del 10.8.2009): Jean Beaufret, In cammino con Heidegger, ed. C. Marinotti, Milano 2008.

J. Beaufret (1907-1982), destinatario nel 1946 della Lettera sull'umanismo di Heidegger, divenuto nel corso di un trentennio l'interlocutore privilegiato del filosofo tedesco, ha saputo (dice la quarta pagina di copertina) "corrispondere - nel pensiero e nella parola, nei suoi scritti e nel suo insegnamento - al compito oggi più che mai urgente di preparare la possibilità di una comprensione vera, profonda e senza equivoco possibile - se non animata da palese malafede - della filosofia heideggeriana."

Bene, tutto ciò premesso, quel che da giorni volevo riportare qui - con qualche mia considerazione relativa - è una frase che mi ha colpito dell'intervistatore a Jean Beaufret, cioè di Frédérich de Towarnicki, il quale nella 'Premessa' al volume scrive (p. 11):

"Questo libro [Der Arbeiter di E. Juenger, 1932], allo stesso titolo de Gli dei della Grecia di Walter F. Otto, fu per Heidegger una rivelazione. Da quel momento il suo pensiero si trovò indirizzato verso l'analisi del mondo moderno, interpretato come compimento tecnico della metafisica cartesiana e post-cartesiana, al punto che il disascondimento tecnico dell'essente diviene la vera 'filosofia' del nostro mondo."

Ho messo in neretto l'ultima parte della frase di Towarnicki perchè, se il disvelamento, la messa in evidenza tecnica, la scoperta della dinamica dell'(ess)ente è divenuta veramente "la vera filosofia del nostro mondo", beh .. allora mi sembra che Heidegger abbia completamente mancato di indicare nelle sue opere se e quanto a lui personalmente sia riuscito di conseguire questo obiettivo, il "disascondimento tecnico dell'(ess)ente". Scoperta questa che è invece - chiaramente - proprio quella che è riuscito a me di fare, come dimostra tutto quanto vado qui definendo ed illustrando come fondamento e contenuto della mia proposta ermeneutica (cfr. 'nuovo paradigma ermeneutico', 'ermeneutica di Giuseppe', ...)

Ripeto dunque quanto ho già detto altrove e cioè la mia sempre più ferma convinzione che il mio volume "Congiunzioni Giove-Saturno e storia giudaico-cristiana" con la sua parte relativa alla fenomenologia e temporalità delle congiunzioni G-S sia proprio il giusto complemento ad Essere e Tempo, quella seconda parte - specifica sull' Essere - che Heidegger non volle o non seppe scrivere, fermandosi nella prima parte alle problematiche esistenziali dell'Esserci.

sabato 3 luglio 2010

Acquisti estivi

Trovati oggi pomeriggio, mentre il sole ancora picchiava, su una bancarella di libri usati e comprati per pochi euro:

Leibniz, La Monadologia,
Leibniz, Discorso di metafisica,
Aristotele, Etica nicomachea,
Aristotele, Esortazione alla filosofia, a cura di E. Berti,
B. Pascal, Pensieri,
M. Vannini (a cura di), Nietzsche e il cristianesimo

Continua così ad aumentare la mia possibilità di filosofiche letture, anche se mia moglie in verità osserva un po' perplessa tutto quel che vado facendo ... poi con questo caldo ..!

domenica 27 giugno 2010

Dell'oscillatorio e dell'invisibile

L'ho appena presa in prestito da una biblioteca pubblica questa copia di Sentieri interrotti (Holzwege) di Heidegger, ove - da pag. 247 a p. 297 - è riportato il testo di 'Perchè i poeti?' ('Wozu
Dichter?'), la conferenza che H. tenne nel dicembre 1946, per commemorare il ventesimo anniversario della morte di Rilke (29.12.1926).
Devo dire innanzitutto che trovo sorprendente il fatto che, nonostante che la Germania fosse allora ridotta ad un cumulo di macerie e occupata da ben quattro eserciti nemici vittoriosi in una guerra che a dire dello stesso Heidegger aveva (avuto, a quel punto) anche un significato metafisico, trovo stupefacente - dicevo - il fatto che nel marasma di quei giorni egli abbia ancora il tempo e la voglia di commemorare Rilke, uno degli autori germanici iniziati come lui e prima di lui ai misteri dell'essere.

Volevo poi segnalarvi un passo (eh.. Irene!) che mi è capitato così, sfogliando casualmente, ove Heidegger, commentando le Elegie di Duino di Rilke, sta - con parole in parte sue ed in parte di Rilke - chiaramente alludendo a parer mio proprio alla fenomenologia delle congiunzioni Giove-Saturno multipla e singola ideali, quella allegorizzata nelle immagini della perfetta fenice e dell' invisibile unicorno.

Scrive dunque Heidegger (pp. 289-290):
"Piante e animali giacciono sul bilico in modo tale che si ricostituisce sempre l'equilibrio di un esser-sicuro. Il bilico su cui sono posti in bilico piante e animali non tocca il dominio di ciò che è per essenza - e quindi costantemente - in oscillazione. Anche il bilico in cui l'Angelo è posto in bilico è sottratto all'oscillazione. Non però perchè non appartenga ancora, ma perchè non appartiene più al regno dell'oscillazione. In virtù della sua essenza incorporea, la possibile agitazione del visibile sensibile si è capovolta nell'invisibile. L'Angelo è [west] nella quiete soddisfatta dell'unità equilibrata di ambedue i dominii, in seno alla regione interiore del mondo."

Concludo facendo notare che poco prima (metà di p. 289) Heidegger aveva appena fatto notare che l'essenza dell'Angelo rilkiano è, a dispetto di ogni differenza di contenuto, metafisicamente la stessa della figura di Zarathustra in Nietzsche.

lunedì 21 giugno 2010

Zarathustra, le scritture, la stella e Salomé

Come è noto ai miei più assidui lettori, io ho formulato da tempo (almeno dall'agosto dello scorso anno, cfr. mio post: 1881, April 18th: Nietzsche's invisible unicorn del 14.8.2009) una precisa ipotesi sull'evento astronomico e sulle circostanze che determinarono in Nietzsche la scoperta della propria 'missione', il divenire ciò che si è, insomma la 'chiamata' del malato professore di filologia al ruolo di baldo annunciatore e profeta di una nuova era. L'evento astronomico è - come ormai dovrebbe essere noto a molti - la congiunzione Giove-Saturno singola del 18 aprile 1881 che Nietzsche seguì da Genova prima del momento kairotico e poi da Sils-Maria, in Engadina, dopo di esso, cioè nell'estate-autunno di quell'anno 1881.

Leggo ora, a pag. 101 di Nietzsche nei ricordi e nelle testimonianze dei contemporanei, a cura di Claudio Pozzoli, BUR Milano 1990, alcuni brani che sembrano andare in questa direzione. Nella primavera 1883 Nietzsche - dubitando del valore della sua nuova opera poetico-filosofica - chiede pareri ai suoi amici. Riporto:

Gast è entusiasta dell'opera, cosa che lo conforta. "Sotto quale voce va propriamente annoverato questo Zarathustra? Starei per credere sotto la voce 'sinfonie' ", scrive Nietzsche a Gast il 2 aprile. E questi gli risponde tre giorni dopo: "Sotto quale voce va annoverato il Suo nuovo libro? Sarei per credere tra le 'sacre scritture'." Il 23 aprile Nietzsche scrive ancora a Gast: "Oggi ho appreso per caso che cosa significa 'Zarathustra': vale a dire 'Stella d'oro'. Questo mi ha reso felice. Si potrebbe pensare che l'intera concezione del mio libro affondi le radici in questa etimologia: ma fino a oggi io non ne sapevo nulla".

Io sarei per non credere fino in fondo a quel che N. afferma nell'ultima frase e alla sua naivitaet. Penso invece che abbia visto bene la giovane russa Lou von Salomé, la quale qualche mese prima annotava nel suo diario (18 agosto 1882):

... in qualche profondo recesso del nostro essere siamo lontani mondi interi l'uno dall'altra. Nietzsche nasconde in se stesso, come una vecchia rocca, alcune segrete oscure, sotterranei nascosti, che non risultano a una conoscenza superficiale, ma che pure possono contenere la sua più vera essenza. ... Saremo ancora in tempo a vederlo apparire come nunzio di una nuova religione, ... [op. cit., pp. 99-100].
Vedi ora un po' tu, cara Irene, come integrare questi nuovi spunti di riflessione nel tuo prossimo lavoro per Berlino. Di tutta la materia, opportunamente sistematizzata, spero di parlarne presto diretta-
mente in uno dei prossimi convegni nicciani.