Stamattina, mettendo per un po' da parte Astra Caesarum di Patrizio Domenicucci (ed. ETS, Pisa 1996), sono andato a rileggermi La Cosa, il testo della conferenza che Heidegger tenne il 6 giugno 1950 all'Accademia di Belle Arti della Baviera.
Ogni tanto, mentre rileggevo questo testo, così fortemente ermetico ed iniziatico, mi chiedevo con che spirito Heidegger poteva - con quel linguaggio - trattare simili tematiche in un'accademia di belle arti, mentre la Germania era ancora un immenso campo di rovine, occupato da ben quattro eserciti vincitori (quelli inglese, sovietico, francese ed americano): conseguenze molto pratiche di metafisiche illusioni e propositi.
Chi mi segue su questo blog con qualche continuità sa qual è il fondamento del nuovo paradigma ermeneutico storico-filosofico ch'io vado proponendo e sa quindi che l'ente metafisico, oggetto da millenni di trascendentali speculazioni filosofiche e religiose, è - secondo me - un ente binario, composto: la congiunzione Giove-Saturno, con le sue diverse modalità di occorrenza. E' questo il motivo per cui io penso che anche il testo della heideggeriana La cosa vada decrittato secondo il nuovo paradigma.
Pur non volendo ora fare l'esegesi riga per riga del testo citato, volevo riportare qui due brani - in sequenza uno di Heidegger ed uno mio - sulla imprevedibilità delle congiunzioni G-S multiple (quelle allegorizzate secondo la mia scoperta, cfr. posters di Liverpool, nell'immagine della fenice). Quello di Heidegger va letto tenendo conto che - secondo me - il mondo (die Welt) di cui lui parla è quello che si estende fino ai limiti del visibile e che comprende Sole-Terra-Giove-Saturno, che sono appunto i Quattro di cui così diffusamente si parla ne La cosa.
Dice dunque Heidegger [La cosa in Saggi e discorsi, Mursia 1976, pp. 119-120]: "Il facente-avvenire-traspropriante gioco di specchi della semplicità di terra e cielo, divini e mortali, noi lo chiamiamo il mondo. Il mondo è (west), in quanto mondeggia. Ciò vuol dire che il mondeggiare del mondo non è spiegabile in base ad altro né fondabile su altro. Questa impossibilità non dipende dal fatto che il nostro pensiero di uomini sia incapace di una tale spiegazione e fondazione. Invece, l'inspiegabilità e infondabilità del mondeggiare del mondo [enfasi mia] risiede nel fatto che cose come cause e ragioni fondanti restano inadeguate al mondeggiare del mondo. Appena la conoscenza umana esige una spiegazione in questo campo, essa non si innalza oltre l'essenza del mondo, ma invece ricade al disotto del modo di essere (Wesen) del mondo. La volontà di spiegazione che l'uomo ha non arriva in generale al semplice della semplicità del mondeggiare. I Quattro, di per sé uniti, sono già irrigiditi nella loro essenza quando li si rappresenta come realtà separate che devono essere fondate e spiegate l'una in base all'altra.
Come implicitamente già detto, il 'mondeggiare del mondo' di questo brano è secondo me quella particolare e algoritmicamente imprevedibile disposizione dei Quattro (Sole-Terra-Giove-Saturno) che dà luogo, evento raro, ad una congiunzione G-S fenomenicamente multipla, cioè che vista da Terra appare tripla o doppia.
A proposito di questo raro fenomeno scrivevo io undici anni fa nell'Appendice V (Dinamica e periodi delle congiunzioni G-S triple e doppie, quelle che durano quanto una gravidanza) del mio Congiunzioni Giove-Saturno e storia giudaico-cristiana (p. 367): "Già il modello semplificato, ad orbite di rivoluzione circolari, evidenza dunque la mancanza di una prevedibilità algoritmica - a lungo termine - dell'intervallo di ripetizione degli allineamenti eliocentrici Terra-Giove-Saturno e del connesso fenomeno delle congiunzioni Giove-Saturno geocentriche triple[20]"
Ancora, nota 20: "E' probabile che la pur limitata eccentricità delle orbite di rivoluzione di Terra, Giove e Saturno, come pure le posizioni relative di queste e le effettive condizioni di moto dei singoli pianeti, contribuiscano ulteriormente all'imprevedibilità algoritmica di lungo termine degli intervalli di ripetizione degli allineamenti eliocentrici Terra-Giove-Saturno."
E' proprio a causa della loro rarità e imprevedibilità che queste congiunzioni G-S, simbolo di celeste benevolenza e di interruzione del comune e corrente fluire del tempo, erano attese nel mondo antico con particolare ansia, come segno di benedizione e di generale rinnovamento. Come e quanto tutto ciò sia tragicamente mutato al tempo di Heidegger in parte l'ho già accennato, in parte lo vedremo meglio in seguito.
Welcome! * Benvenuto/a! * Herzlich willkommen! * Soyez le/la bienvenu/e! * Bienvenido/a!
sabato 26 febbraio 2011
sabato 19 febbraio 2011
Piccole soddisfazioni ...
Ho visto con piacere che è in aumento il numero di biblioteche universitarie italiane che hanno nei loro cataloghi il mio G. De Cesaris, Congiunzioni Giove-Saturno e storia giudaico-cristiana, keybooks 2001 (ISBN 889006630X).
Esso sono al momento:
* Biblioteca del Dipartimento di Filologia Classica e Medioevale dell'Università degli Studi di Bologna Alma Mater Studiorum,
* Biblioteca delle Facoltà umanistiche dell'Università di Bergamo,
* Biblioteca universitaria Alessandrina di Roma,
* Biblioteca di Filosofia dell'Università degli studi di Roma La Sapienza,
* Biblioteca del Dipartimento di filologia greca e latina dell'Università degli studi La Sapienza di Roma,
* Biblioteca del Dip. di studi storico religiosi dell'Univ. degli Studi La Sapienza di Roma,
* Bibl. centrale Giovanni Boaga della Facoltà di Ingegneria dell'Università degli Studi di Roma La Sapienza.
Non male, penserà qualcuno di voi miei lettori. In effetti ne sono abbastanza soddisfatto, anche se non posso fare a meno di riflettere sulla lunghezza delle costanti di tempo nei fenomeni di propagazione culturale di idee veramente innovative in ambito umanistico. Almeno qui da noi, in Italia. Chissà ch'io non debba riceverla all'estero la mia prima laurea honoris causa ...
Oltre che nelle biblioteche universitarie suddette, il mio libro potete trovarlo naturalmente anche alla Biblioteca Nazionale centrale di Firenze, alla Biblioteca Naz. centrale Vittorio Emanuele II di Roma e nelle biblioteche civiche di molti comuni. Mi pare infine che sia stato catalogato anche nella biblioteca del Convento francescano di Assisi.
Esso sono al momento:
* Biblioteca del Dipartimento di Filologia Classica e Medioevale dell'Università degli Studi di Bologna Alma Mater Studiorum,
* Biblioteca delle Facoltà umanistiche dell'Università di Bergamo,
* Biblioteca universitaria Alessandrina di Roma,
* Biblioteca di Filosofia dell'Università degli studi di Roma La Sapienza,
* Biblioteca del Dipartimento di filologia greca e latina dell'Università degli studi La Sapienza di Roma,
* Biblioteca del Dip. di studi storico religiosi dell'Univ. degli Studi La Sapienza di Roma,
* Bibl. centrale Giovanni Boaga della Facoltà di Ingegneria dell'Università degli Studi di Roma La Sapienza.
Non male, penserà qualcuno di voi miei lettori. In effetti ne sono abbastanza soddisfatto, anche se non posso fare a meno di riflettere sulla lunghezza delle costanti di tempo nei fenomeni di propagazione culturale di idee veramente innovative in ambito umanistico. Almeno qui da noi, in Italia. Chissà ch'io non debba riceverla all'estero la mia prima laurea honoris causa ...
Oltre che nelle biblioteche universitarie suddette, il mio libro potete trovarlo naturalmente anche alla Biblioteca Nazionale centrale di Firenze, alla Biblioteca Naz. centrale Vittorio Emanuele II di Roma e nelle biblioteche civiche di molti comuni. Mi pare infine che sia stato catalogato anche nella biblioteca del Convento francescano di Assisi.
martedì 15 febbraio 2011
Giove e Saturno alla nascita di Maometto
Prima di entrare nel merito dell'argomento di cui al titolo, mi corre l'obbligo di ricordare quanto scrissi poco meno di dieci anni fa - pochi giorni dopo l'abbattimento a New York delle Twin Towers - nella prefazione al mio Congiunzioni Giove-Saturno e storia giudaico-cristiana (il cui manoscritto era stato depositato per il copyright il 26.7.2000), prefazione che è datata 'novembre 2001'.Come si può leggere alle pagine 14 e 15, scrivevo allora:
Sbaglierebbe, tra i nostri lettori, chi - indotto magari in errore dal titolo di questo lavoro - pensasse che solo l'antico ebraismo e le origini del cristianesimo debbano, secondo noi, essere oggetto di indagine scientifica da nuovi punti di vista. Riteniamo, invece, che studi interdisciplinari siano auspicabili nei riguardi di tutte le religioni ed in particolare delle tre religioni monoteistiche, che sono poi quelle a più forte rischio di integralismo e di fondamentalismo. Come i fatti drammatici e sconvolgenti di questi ultimi mesi, di questi ultimi anni e del secolo passato ampiamente dimostrano.
Non si tratta, com'è evidente, di attaccare l'una o l'altra di queste tre religioni così legate tra di loro. Si tratta piuttosto di mettere in evidenza scientificamente - affinchè diventi un sapere condiviso da tutti - la natura (di parte) delle loro radici, le circostanze delle loro origini, i fondamenti di alcuni loro
dogmi; di sollecitarne così un certo rinnovamento ed una certa secolarizzazione, di spingerle all'incontro. Si tratta insomma, nell'interesse di tutta l'umanità, di promuoverne una pratica meno integralista, riducendone le pretese di unicità, di esclusività, di presunta superiorità. Questo mi sembra oggi un dovere ineludibile della scienza e degli scienziati ed il concreto contributo che essi possono dare alla costruzione di una pacifica convivenza, tolleranza ed integrazione tra popoli, culture e religioni diverse.
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| Tradizionale immagine della nascita di Maometto |
Bene. Ciò ricordato, passiamo a vedere se ed in che modo le circostanze della nascita di Muhammad si ricolleghino a quelle degli altri esponenti della tradizionale catena profetologica giudaico-cristiana, catena come noto pienamente riconosciuta dall'Islam con l'unica (non piccola) differenza che sarebbe Mahomed - invece che Gesù - l'ultimo esponente di rilievo e sigillo di essa.
La data di nascita di Maometto non è nota con precisione, ma essa è tradizionalmente posta alla Mecca tra il 570 ed il 572 e - sempre secondo la tradizione islamica - sarebbe stata accompagnata da straordinari eventi celesti. Nella notte in cui Amina partorì Maometto, come segno di celeste benevolenza ed augurio una grande luce, una luce immensa avrebbe brillato per tutta la notte, traversando il cielo da oriente ad occidente.
Ora è evidente che se l'Islam ritiene Maometto un profeta come e più importante di Gesù nella comune catena profetologica, i segni celesti che ne accompagnarono la nascita devono essere almeno dello stesso tipo e significato di quelli che accompagnarono la nascita di Gesù, che consistettero come abbiamo visto più volte in una particolare e rara congiunzione multipla (tripla) tra Giove e Saturno (la cosiddetta stella di Betlemme), evento che - con l'allineamento delle tre lancette dell'orologio cosmico - ha un particolare significato di marcatore del tempo cosmico.
Bene, tutto ciò premesso, è molto facile andare a verificare (eventualmente con l'aiuto di un amico astrofilo o astronomo) che effettivamente una congiunzione Giove-Saturno multipla (doppia in questo caso) si verificò proprio nell'anno 571 d.C. (vedi grafici in alto a sinistra in questo articolo), cioè proprio nell'anno che viene comunemente riconosciuto come l'anno di nascita del profeta. I due allineamenti G-S si ebbero - come si vede nel grafico dietro il titolo - il 25 febbraio 571 ed il 29 agosto 571 nella costellazione della Bilancia, con una distanza angolare tra i due pianeti ridotta rispettivamente a 1° 16' 49" e a 1° 16' 34" (longitudini rispettive 217° 15'e 213° 30', circa).
I due pianeti rimasero visibili a pochi gradi uno dall'altro per tutti i primi nove mesi dell'anno 571, insomma di nuovo una sorta di gravidanza celeste, come quella che si era verificata negli ultimi nove mesi del 7 a.C. alla
nascita di Gesù.
Vedremo in seguito altri paralleli astroNomici tra la vicenda delle origini cristiane e quella delle origini islamiche.
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venerdì 11 febbraio 2011
Now ..
... that the last pharaoh, Mubarak, has at long last resigned, I hope that visits to this blog can come also from Egypt, the land were the Being history - yes, the heideggerian Seinsgeschichte - began about forty centuries ago.
Until now, Egypt is indeed one of the few great countries where these pages are not yet read. And they are read in 76 countries all around the world.
Long live freedom, long live Egypt !
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domenica 30 gennaio 2011
Il ritiro volontario di Tiberio a Rodi del 6 a.C. e l'incontro con Trasillo
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| Tiberio nei Musei Vaticani |
Sebbene Augusto e la madre Livia lo scongiurassero in tutti i modi di desistere dal proposito, Tiberio fu irremovibile e, dopo un digiuno di protesta durato qualche giorno, finalmente riuscì a partire.
Sebbene molti abbiano scritto di/su Tiberio (Velleio Patercolo, Tacito, Svetonio e Dione Cassio) e cercato di capire le vere ragioni di questo volontario allontanamento da Roma, su queste permangono tuttora dei dubbi. Si è parlato del desiderio di lasciare la lussuriosa moglie Giulia (figlia di Augusto), di stanchezza per il continuo succedersi di campagne militari e ricerca di riposo, del desiderio di non intralciare nell'ascesa Gaio e Lucio Cesare (i giovani nipoti dell'imperatore), di desiderio di approfondire la cultura trascurata ed anche di un possibile conflitto tra un partito 'giuliano' ed uno 'claudiano' all'interno della famiglia imperiale. Si è concluso che probabilmente fu l'insieme di tutti questi motivi a risultare in quel momento troppo gravoso per Tiberio e a spingerlo lontano da Roma.
Dopo letto/studiato con attenzione quanto è stato scritto su tutte queste possibili motivazioni, io penso che qualcuna di esse possa essere approfondita e precisata meglio, in particolare il desiderio di approfondimento culturale dopo un quindicennio di attività militare. Scrivevo già undici anni fa nel mio Congiunzioni Giove-Saturno e storia giudaico-cristiana (nota 11 alle pp. 324-325):
11 Sarà un caso che Tiberio si ritirò proprio nell'isola dell'Egeo ove visse, fece erigere un osservatorio ed effettuò le sue ricerche più importanti Ipparco di Nicea (c. 190-120 a.C.), il più grande astronomo dell'antichità, e dove - probabilmente - era ancora attiva la sua scuola astronomica? Siamo propensi a credere di no, che non sia un caso, ed ipotizziamo che tra i motivi che improvvisamente spinsero Tiberio - cultore di astrologia - a Rodi insieme al suo astrologo Trasillo vi fu anche il desiderio di sapere qualcosa di più della tripla congiunzione tra Giove e Saturno (quella del 7/6 a.E.C.), che era allora appena terminata nella costellazione dei Pesci.
A questo che scrissi allora vorrei fare oggi qualche precisazione e nuova considerazione. Innanzitutto che Tiberio non andò a Rodi insieme a Trasillo, perchè quest'ultimo stava già a Rodi; non si può tuttavia escludere che si fossero già conosciuti in occasione del precedente, breve soggiorno di Tiberio nell'isola nè che fosse proprio lui il motivo per cui Tiberio volle andare/tornare proprio là. Poi che se Trasillo visse (come visse) fino al 36 d.C., cioè ancora 42 anni, nel 6 a.C. doveva essere piuttosto giovane anche lui, quindi probabilmente quasi coetaneo dell'allora 36-enne Tiberio.
Ma il fatto più sorprendente è che i due dovettero legarsi di un'amicizia talmente forte da divenire quasi inseparabili. Quando nel 2 d.C., dopo otto anni (in parte di ritiro volontario in parte di esilio), Tiberio potè tornare a Roma Trasillo lo seguì e - dopo l'adozione di Tiberio da parte di Augusto (4 d.C.) - entrò anche lui nella ristretta cerchia di persone che avevano con facilità accesso all'imperatore.
Sorprendente è poi che il figlio di Trasillo e della moglie Aka II di Commagene (anche lui stimato astronomo/logo sotto Claudio, Nerone e Vespasiano) richiamasse nel suo nome di Tiberio Claudio Balbillo (Alessandria d'Egitto, 20 - Roma, 79) proprio il nome di Tiberio prima dell'adozione. La figlia di Trasillo ed Aka e sorella di Balbillo, Eunia, sposò Nevio Sutorio Macrone, colui al quale fu affidato da Tiberio nel 31 il compito di liquidare l'infedele prefetto dei pretoriani Lucio Elio Sejano e di succedergli nell'incarico, segno anche questo della completa fiducia che dovette regnare tra Tiberio ormai imperatore e la famiglia di Trasillo, il suo maestro nell'arte dei Caldei (la 'conoscenza delle stelle').
Considerato che sia sotto Tiberio, che sotto Claudio e Nerone diversi furono i decreti di espulsione degli astrologi da Roma, il fatto che Trasillo ed il figlio Balbillo abbiano continuato a vivere tranquilli e a godere del favore imperiale dev'essere a parer mio interpretato come dimostrazione del fatto che essi erano seri mathematici, più astronomi veri che astrologi ciarlatani. Tra l'altro Balbillo dal 55 al 59 fu anche nominato da Nerone prefetto d'Egitto, mentre Vespasiano istituì in suo onore ad Efeso una festa sportiva, i cosiddetti Giochi Balbilliani, che si tennero in quella città dal 79 per circa un secolo e mezzo (cfr. voce Tiberio_Claudio_Balbillo su Wikipedia).
Come è noto, l'imperatore triste - Tiberio - se ne andò da Roma una seconda volta e questa volta definitivamente, nel 26 d.C. dopo i primi dodici anni di regno. Anche questa volta Trasillo lo seguì e fu tra i non molti letterati, filosofi e mathematici che Tiberio volle con sè nella Villa Jovis di Capri, di cui sono ancor oggi visibili (e visitabili) le imponenti rovine, in una zona dell'isola a picco sul mare.
Io immagino che proprio da qui, dalla Villa Jovis di Capri, i due vecchi amici mathematicae addicti abbiano assistito insieme ed insieme ad altri, dall'autunno 34 ai primi di aprile del 35, al ritorno della fenice (Tacito, Annali 6,28), cioè della congiunzione Giove-Saturno doppia del 34-35 (noumeno alla data del 28 dicembre 34) nella costellazione del Leone. Quella congiunzione G-S che con il secondo allineamento dei primi di aprile del 35 marca a pare mio la Pesach-Pasqua della Passione.
A quel tempo a Trasillo rimaneva un solo anno da vivere e a Tiberio Cesare due. A Tiberio Claudio Balbillo, il figlio allora quindicenne di Trasillo, ne rimanevano invece ancora quarantaquattro, che avrebbe trascorso viaggiando spesso tra Roma e l'Egitto, il paese della fenice heliopolitana.
giovedì 20 gennaio 2011
Finalmente !
Stamattina sono molto elettrizzato perchè, pochi minuti fa, il postino mi ha recapitato finalmente due articoli che stavo aspettando con una certa ansia, tanta ansia da tenermi (unitamente alla curiosità per i noti fatti .. arcoriani) per qualche giorno lontano dal blog.
Ora sono molto impaziente di incominciare a studiarli perchè Tiberio è una figura alquanto singolare, sia in generale che in relazione alle origini del cristianesimo. Oltretutto è uno dei non molti nella storia di tutti i tempi ad avere avuto la possibilità di seguire dal vivo - da adulto - ben due congiunzioni Giove-Saturno triple, nonostante la rarità di queste (119 anni è l'intervallo di tempo _medio_ tra due congiunzioni G-S triple).
La prima di queste è quella del 7 a.C. nei Pesci (all'epoca di questa, appena terminata quando Tiberio volle partire per Rodi, il generale era a Roma), mentre la seconda è quella del 34-35 (la fenice di Tacito in Annali 6,28) nella costellazione del Leone, che avvenne quando Tiberio - ormai vecchio imperatore - risiedeva già da anni nella Villa Jovis di Capri. Vi risiedeva insieme - tra gli altri - all' astronomo/astrologo nonchè filosofo platonico Trasillo, che aveva conosciuto quarant'anni prima a Rodi e di cui era divenuto inseparabile amico.
Bene. Ora vi saluto e mi metto a studiare, per vedere un po' se i 'nuovi' articoli mi confermano o meno in certe ipotesi che ho anche formulato nel mio "Congiunzioni Giove-Saturno e storia giudaico-cristiana"
(ISBN 889006630X).
Si tratta di due articoli di qualche decennio fa sul ritiro volontario a Rodi del trentaseinne Tiberio nel 6 a.C., articoli dei quali avevo richiesto copie una alla biblioteca del Dipartimento di Filologia classica e medioevale dell'Università di Bologna (un articolo del 1958 su Phoenix, la rivista della Classical Association of Canada) ed una ad una libreria antiquaria di Villafranca di Verona (un estratto dagli Atti 1978-79 dell' Ist. Veneto di Scienze, Lettere ed Arti).
Ora sono molto impaziente di incominciare a studiarli perchè Tiberio è una figura alquanto singolare, sia in generale che in relazione alle origini del cristianesimo. Oltretutto è uno dei non molti nella storia di tutti i tempi ad avere avuto la possibilità di seguire dal vivo - da adulto - ben due congiunzioni Giove-Saturno triple, nonostante la rarità di queste (119 anni è l'intervallo di tempo _medio_ tra due congiunzioni G-S triple).
La prima di queste è quella del 7 a.C. nei Pesci (all'epoca di questa, appena terminata quando Tiberio volle partire per Rodi, il generale era a Roma), mentre la seconda è quella del 34-35 (la fenice di Tacito in Annali 6,28) nella costellazione del Leone, che avvenne quando Tiberio - ormai vecchio imperatore - risiedeva già da anni nella Villa Jovis di Capri. Vi risiedeva insieme - tra gli altri - all' astronomo/astrologo nonchè filosofo platonico Trasillo, che aveva conosciuto quarant'anni prima a Rodi e di cui era divenuto inseparabile amico.
Bene. Ora vi saluto e mi metto a studiare, per vedere un po' se i 'nuovi' articoli mi confermano o meno in certe ipotesi che ho anche formulato nel mio "Congiunzioni Giove-Saturno e storia giudaico-cristiana"
(ISBN 889006630X).
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giovedì 6 gennaio 2011
Il Natale 13 giorni dopo

Questa sera voglio inserire un piccolo intervento per chiarire ai miei lettori come e perchè cristiani ortodossi e cristiani copti celebrino il Natale stanotte e domani 7 gennaio 2011 e non l'abbiano celebrato, come noi europei occidentali, il 25 dicembre 2010. Il motivo per cui questi cristiani celebrano la Natività con 13 giorni di ritardo risiede nel fatto che essi vanno ancora avanti con il cosiddetto calendario giuliano, cioè quello che Giulio Cesare su consiglio dell'astronomo di Cleopatra, Sosigene, (dopo aver opportunamente fatto allungare lo sfasato 46 a.C.) mandò in vigore dal 1° gennaio del 45 a.C. ovvero dell'anno che noi oggi chiamiamo così. Detto calendario era basato su una lunghezza dell'anno tropico di 365 giorni e 1/4 (365,25) e prevedeva quindi l'inserimento di un giorno bisestile nel mese di febbraio ogni 4 anni, ovvero di 100 giorni bisestili ogni 400 anni.Ci si accorse al passare del tempo che i giorni bisestili così introdotti erano troppi, perchè la durata dell'anno è più breve e che quindi occorreva non solo inserirne meno per il futuro, ma anche eliminarne alcuni di quelli già introdotti. Fu per questo motivo che papa Gregorio XIII (1572-1585), consigliato da una commissione formata da numerosi e valenti astronomi, nel 1582 decretò: a) che fossero soppresse dieci date per bilanciare i giorni bisestili inseriti di troppo dal tempo dei romani fino a quell'anno e che si passasse quindi per quell'anno dal 4 ottobre direttamente al 15 ottobre; b) che per il futuro si inserissero non più 100 ma solo 97 giorni bisestili ogni 400 anni, per tener conto di una durata dell'anno di 365,2425 giorni solari medi. Per sopprimere questi 3 giorni ogni 400 anni il calendario gregoriano stabilì la regola che gli anni di fine secolo (quelli terminanti con due zeri) sono bisestili solo se divisibili per 400. Così 1600 e 2000 sono stati bisestili, ma non il 1700, il 1800 ed il 1900. Analogamente per noi il 2100, il 2200 e il 2300 non saranno bisestili, mentre il 2400 sì.
La riforma gregoriana del calendario trovò una fortissima resistenza in tutte le altre confessioni cristiane, tanto che le Chiese anglicana e luterana l'accettarono solo molto più tardi, mentre la Chiesa ortodossa e quella copta tuttora non l'accettano e continuano con il calendario di Giulio Cesare. Ecco perchè queste ultime celebrano il Natale con 13 giorni di ritardo: i 10 giorni bisestili di troppo non soppressi nel calendario giuliano + i 3 giorni bisestili inseriti in più rispetto a noi nel 1700, 1800 e 1900.
E' noto oggi che l'anno tropico è in realtà ancora un po' più corto (365,2422 giorni) di quanto stimato al tempo di Gregorio XIII (365,2425 giorni), ma poichè ciò comporta una differenza di soli 3 giorni bisestili nei prossimi 10'000 anni, per ora si continua tranquillamente ad usare il calendario gregoriano.
sabato 1 gennaio 2011
Happy New Year .. 2017 !! ..
.. we should have today wished one another IF the monk Dionysius Exiguus in the year (that we call nowadays) A.D. 531, when he was trying to count how many years before the Incarnationis Domini nostri Iesu Christi had occurred, if he had known better the middle time interval between two Jupiter-Saturn conjunctions.
He very probably knew that the Jupiter-Saturn conjunction he was observing night after night in those years 530-531 (graphics here on the left) was the 27th after the memorable triple Jupiter-Saturn conjunction that happened more than five centuries before in the constellation of Pisces, the one that - we know nowadays - happened in the year 7 b.C. at Herod's time and that is commonly referred to as the 'star of Bethlehem' (see graphics behind the title of the blog). But he probably didn't know the right time interval between a J-S conjunction and the next, so he was 6 years wrong in his estimation of the time when the triple J-S conjunction in Pisces had occurred. He said in the second half of Rome-year 753 instead of year 747 ab Urbe condita.
That's why we have wished today one onother "Happy 2011 !" instead of "Happy 2017", which would have been more correct and really ab Incarnatione Domini nostri Iesu Christi.
Anyway.. "Happy New Year" to all my readers, wherever you are in the almost 70 countries where this blog is read.
He very probably knew that the Jupiter-Saturn conjunction he was observing night after night in those years 530-531 (graphics here on the left) was the 27th after the memorable triple Jupiter-Saturn conjunction that happened more than five centuries before in the constellation of Pisces, the one that - we know nowadays - happened in the year 7 b.C. at Herod's time and that is commonly referred to as the 'star of Bethlehem' (see graphics behind the title of the blog). But he probably didn't know the right time interval between a J-S conjunction and the next, so he was 6 years wrong in his estimation of the time when the triple J-S conjunction in Pisces had occurred. He said in the second half of Rome-year 753 instead of year 747 ab Urbe condita.
That's why we have wished today one onother "Happy 2011 !" instead of "Happy 2017", which would have been more correct and really ab Incarnatione Domini nostri Iesu Christi.
Anyway.. "Happy New Year" to all my readers, wherever you are in the almost 70 countries where this blog is read.
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martedì 28 dicembre 2010
Publio Sulpicio Quirinio (45 aC - 21 dC) e i primi censimenti in Giudea
In quei giorni un decreto di Cesare Augusto ordinò che si facesse il censimento di tutta la terra.
Questo primo censimento fu fatto quando era governatore della Siria Quirino.
Il problema nasce dal fatto che (secondo lo storico Giuseppe Flavio) Quirino indisse un censimento in qualità di governatore della Siria nel 6-7 dC, quando - esiliato in Gallia Archelao, figlio di Erode, - la Giudea passò sotto la diretta amministrazione romana, come parte della provincia di Siria.
Senza voler riesaminare qui tutta la complessa questione [per l'approfondimento della quale rimando i lettori interessati al link http://it.wikipedia.org/wiki/Censimento_di_Quirinio oppure alle pagine 489-523 dello Schuerer E., Storia del popolo ebraico al tempo di Gesù Cristo, vol. I], volevo qui ricordare la spiegazione che ne danno sia la C.E.I. (la Conferenza Episcopale Italiana) che molti altri studiosi secondo i quali il censimento cui si riferisce Luca dev'essere quello noto eseguito nell' 8-7 a.C. - sotto la supervisione militare di Publio Sulpicio Quirino (che però non aveva il titolo di governatore) - mentr'era governatore della provincia di Siria Senzio Saturnino (cfr. Tertulliano) e re del contiguo protettorato di Giudea Erode il grande. Ricostruendo dopo molti decenni i fatti, Luca sarebbe incorso in un errore perchè poi Quirinio indisse un secondo censimento in qualità questa volta di governatore di Siria nel 6 d.C., quando - dopo la morte di Erode (73-4 a.C.) e l'esilio di suo figlio Archelao - la Giudea passò sotto la diretta amministrazione romana, come parte integrante della provincia di Siria.
Cade così l'apparente contraddizione tra il vangelo di Luca e quello di Matteo sulla data della Natività e si torna ancora una volta, anche per questa via, all'anno 7 a.C. quello della memorabile congiunzione Giove-Saturno tripla nei Pesci. A questo stesso anno ci porteranno, come vedremo, anche altri passi proprio del vangelo di Luca: quelli relativi alla nascita del precursore di Gesù, Giovanni Battista.
sabato 18 dicembre 2010
Sull'errore e sulla precisione dei calcoli di Dionigi il piccolo
Quando (intorno agli anni che noi oggi chiamiamo 527-528) Dionigi il piccolo fu incaricato di calcolare quando storicamente poteva essere avvenuta l'Incarnazione di Gesù Cristo, non casualmente stava arrivando - com'era ben visibile nel cielo notturno - una nuova congiunzione tra i pianeti Giove e Saturno: quella che - come si può vedere nei grafici qui sopra - ebbe luogo tra il settembre 530 ed il maggio 531. Si trattò come si vede sì di una congiunzione visibile per molti mesi, ma sostanzialmente singola, con un solo punto di attraversamento tra i grafici delle longitudini, non tripla come quella del 7 a.C. riportata dietro al titolo; il che fu una delle cause d'errore da parte di Dionigi nel calcolo retroattivo della data della congiunzione tripla nei Pesci di oltre cinque secoli prima.
Io ritengo che Dionigi sapesse che quella che lui - sera dopo sera - stava vedendo era la 27-esima congiunzione G-S successiva a quella che vi era stata al momento dell' Incarnationis Domini, ma che non conoscesse con precisione l'intervallo di tempo medio tra una congiunzione e la successiva, determinabile soltanto con una lunga serie di osservazioni di congiunzioni triple, serie di cui lui evidentemente non disponeva. Fu così che commise un errore di circa 6 anni in meno nel datare la memorabile congi-
unzione tripla nei Pesci di oltre cinque secoli prima.
Calcolò che fosse avvenuta 530 anni prima di quella a lui contemporanea, invece che 27*19,859 anni = 536,2 anni prima (Il valore '19,589 anni' è l'intervallo medio oggi noto tra due congiunzioni G-S eliocentriche, mentre 19,630 è quello con cui deve aver calcolato Dionigi).
Comunque, siccome un errore di -6 anni su 536 corrisponde ad un errore relativo di (-6*100/536) % = - 1,1 %, ne possiamo concludere che - tutto sommato - la precisione dei calcoli di Dionigi fu discreta, anzi buona per quel tempo ed anche secondo i criteri del nostro tempo.
E' bene che ricordi, prima di concludere, che la stessa Chiesa concorda - già dagli anni '70 - sul fatto che Dionigi il piccolo commise degli errori di calcolo, anche se - ovviamente - si guarda bene dal darne la spiegazione di tipo astroNomico che ne dò io. A pag. 972 della Sacra Bibbia, edizione ufficiale C.E.I., Roma 1974, si può leggere (nota 2.1):
Erode morì nell'anno 750 di Roma, che corrisponde al 4 a.C. Per un errore di calcolo, nel VI sec. l'inizio dell'èra cristiana fu fissato all'anno 754 di Roma; Gesù è nato probabilmente tra il 7 e il 6 a.C. ..."
Io ritengo che Dionigi sapesse che quella che lui - sera dopo sera - stava vedendo era la 27-esima congiunzione G-S successiva a quella che vi era stata al momento dell' Incarnationis Domini, ma che non conoscesse con precisione l'intervallo di tempo medio tra una congiunzione e la successiva, determinabile soltanto con una lunga serie di osservazioni di congiunzioni triple, serie di cui lui evidentemente non disponeva. Fu così che commise un errore di circa 6 anni in meno nel datare la memorabile congi-
unzione tripla nei Pesci di oltre cinque secoli prima.
Calcolò che fosse avvenuta 530 anni prima di quella a lui contemporanea, invece che 27*19,859 anni = 536,2 anni prima (Il valore '19,589 anni' è l'intervallo medio oggi noto tra due congiunzioni G-S eliocentriche, mentre 19,630 è quello con cui deve aver calcolato Dionigi).
Comunque, siccome un errore di -6 anni su 536 corrisponde ad un errore relativo di (-6*100/536) % = - 1,1 %, ne possiamo concludere che - tutto sommato - la precisione dei calcoli di Dionigi fu discreta, anzi buona per quel tempo ed anche secondo i criteri del nostro tempo.
E' bene che ricordi, prima di concludere, che la stessa Chiesa concorda - già dagli anni '70 - sul fatto che Dionigi il piccolo commise degli errori di calcolo, anche se - ovviamente - si guarda bene dal darne la spiegazione di tipo astroNomico che ne dò io. A pag. 972 della Sacra Bibbia, edizione ufficiale C.E.I., Roma 1974, si può leggere (nota 2.1):
Erode morì nell'anno 750 di Roma, che corrisponde al 4 a.C. Per un errore di calcolo, nel VI sec. l'inizio dell'èra cristiana fu fissato all'anno 754 di Roma; Gesù è nato probabilmente tra il 7 e il 6 a.C. ..."
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mercoledì 15 dicembre 2010
The Star of Bethlehem (7 b.C.)
In these December days of the year 7 b.C. the triple conjunction between the planets Jupiter and Saturn, on the background of the stars of the Fishes constellation, was going to its end. As everyone of you, my readers, can see on the graphics on the left, in these days Jupiter - after having been at the right of 'its father' Saturn between October 1st and December 5th - was newly again at its left and the visual angular distance Jupiter-Saturn (1° 16' 59" on December 18th) was now rapidly increasing .
The three alignments of this rare planetary event had been respectively on May 29th, October 1st and on December 5th, while the total time interval of this J-S conjunction during which the planets had an angular distance of less the 3° was from April 27th 7 b.C. till to January 14 of year 6 b.C., about 8.5 months. A sort of heavenly pregnancy, the ideal celestial context for the birth of Jesus Christ, at the same time son of man and god.
The three alignments of this rare planetary event had been respectively on May 29th, October 1st and on December 5th, while the total time interval of this J-S conjunction during which the planets had an angular distance of less the 3° was from April 27th 7 b.C. till to January 14 of year 6 b.C., about 8.5 months. A sort of heavenly pregnancy, the ideal celestial context for the birth of Jesus Christ, at the same time son of man and god.
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giovedì 9 dicembre 2010
Più libri più liberi
Come certo sarà noto a più d'uno di voi, miei lettori, a Roma si svolge ogni anno - nella prima decade di dicembre e sempre al Palazzo dei Congressi dell'EUR - una fiera della piccola e media editoria, all'insegna del motto Più libri più liberi. Quest'anno la fiera era da sabato 4 a ieri, mercoledì 8 dicembre.
Capirete tutti che nessun bibliofilo e nessuno studioso dell'area romana (e del Lazio) può lasciarsi sfuggire una così ghiotta occasione di girare tra decine e decine, probabilmente un centinaio e più, di stands pieni di libri in esposizione, libera consultazione e vendita a prezzi scontati (di norma il 20%, a volte anche di più), alla ricerca di qualcosa di particolare e di interessante. Così, naturalmente, è stato anche per me, che a questo appuntamento annuale quasi mai son mancato da una decina d'anni in qua.
E' finita che, approfittando delle circostanze favorevoli e della tranquilla mattinata e primo pomeriggio di martedì, mi son riempite diverse buste di cataloghi e di più d'una dozzina di simpatici, interessanti e curiosi volumi e volumetti, che vado ad elencarvi:
Guenter Abel, La filosofia dei segni e dell'interpretazione, Guida
Philippe Sollers, Il Vangelo di Nietzsche, ed. Obarrao
Joseph Vogl, Sull'esitare, ed. Obarrao
A. Lanza, Dante eterodosso, una diversa lettura della Commedia
Antonino Infranca, I filosofi e le donne, manifestolibri
Jan Rehmann, I Nietzscheani di sinistra, Odradek ed.
AA.VV., Il messianismo ebraico, Giuntina
Giorgio Galli, Esoterismo e politica, Rubbettino
Paolo di Tarso, Le Lettere di Paolo, EDB
Rudolf Steiner, Gli enigmi nel 'Faust' di Goethe, Ed. Antroposofica
Carl Unger, Problemi esoterici, Ed. Antroposofica
L. Sammarco, Sulle tracce di Croce: il Ricorso e i Simboli, La Zisa
L.M.A. Viola, Il mistero di Roma e l'opposizione di Israele, Victrix
A. Roccati, Introduzione allo studio dell'egiziano, Salerno ed.
J.Taubes, In divergente accordo.Scritti su Carl Schmitt, Quodlibet
Charles Kingsley, Ipazia, Lupetti ed.
Teofrasto (a c. Silvia Romani), La Metafisica, ed. La Vita Felice
Per completare, poi, oggi pomeriggio ho preso nella libreria di un ipermercato, mentre aspettavo che mia moglie finisse i suoi giri, Apollineo e dionisiaco di Giorgio Colli, ed. Adelphi, ed una Introduzione a Croce di Paolo Bonetti, ed. Laterza, ... tanto per accontentare un po' anche i grandi editori.
Capirete tutti che nessun bibliofilo e nessuno studioso dell'area romana (e del Lazio) può lasciarsi sfuggire una così ghiotta occasione di girare tra decine e decine, probabilmente un centinaio e più, di stands pieni di libri in esposizione, libera consultazione e vendita a prezzi scontati (di norma il 20%, a volte anche di più), alla ricerca di qualcosa di particolare e di interessante. Così, naturalmente, è stato anche per me, che a questo appuntamento annuale quasi mai son mancato da una decina d'anni in qua.
E' finita che, approfittando delle circostanze favorevoli e della tranquilla mattinata e primo pomeriggio di martedì, mi son riempite diverse buste di cataloghi e di più d'una dozzina di simpatici, interessanti e curiosi volumi e volumetti, che vado ad elencarvi:
Guenter Abel, La filosofia dei segni e dell'interpretazione, Guida
Philippe Sollers, Il Vangelo di Nietzsche, ed. Obarrao
Joseph Vogl, Sull'esitare, ed. Obarrao
A. Lanza, Dante eterodosso, una diversa lettura della Commedia
Antonino Infranca, I filosofi e le donne, manifestolibri
Jan Rehmann, I Nietzscheani di sinistra, Odradek ed.
AA.VV., Il messianismo ebraico, Giuntina
Giorgio Galli, Esoterismo e politica, Rubbettino
Paolo di Tarso, Le Lettere di Paolo, EDB
Rudolf Steiner, Gli enigmi nel 'Faust' di Goethe, Ed. Antroposofica
Carl Unger, Problemi esoterici, Ed. Antroposofica
L. Sammarco, Sulle tracce di Croce: il Ricorso e i Simboli, La Zisa
L.M.A. Viola, Il mistero di Roma e l'opposizione di Israele, Victrix
A. Roccati, Introduzione allo studio dell'egiziano, Salerno ed.
J.Taubes, In divergente accordo.Scritti su Carl Schmitt, Quodlibet
Charles Kingsley, Ipazia, Lupetti ed.
Teofrasto (a c. Silvia Romani), La Metafisica, ed. La Vita Felice
Per completare, poi, oggi pomeriggio ho preso nella libreria di un ipermercato, mentre aspettavo che mia moglie finisse i suoi giri, Apollineo e dionisiaco di Giorgio Colli, ed. Adelphi, ed una Introduzione a Croce di Paolo Bonetti, ed. Laterza, ... tanto per accontentare un po' anche i grandi editori.
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mercoledì 24 novembre 2010
Moto retrogrado e peccato originale
Il moto retrogrado dei pianeti esterni all'orbita terrestre è quel fenomeno (apparente sappiamo oggi) che si
verifica quando la nostra Terra - su cui siamo noi osservatori - 'sorpassa' Marte o Giove o Saturno (pensiamo per ora solo ai pianeti visibili ad occhio nudo), cioè quando essa Terra attraversa la semiretta Sole-pianeta. Quando ciò si verifica, osservando il pianeta sera dopo sera, si noterà dapprima che esso si muove entro la fascia zodiacale delle costellazioni (stelle fisse) da ovest verso est, poi che - stranamente - sembra fermarsi rispetto alle stelle retrostanti e addirittura tornare indietro verso ovest (fase di moto retrogrado), poi sembrerà fermarsi di nuovo ed infine riprenderà il suo corso normale verso est (moto progressivo). La traiettoria apparente/fenomenica/empirica del pianeta osservato risulterà complessivamente avere la forma di una specie di esse 'S' (grafico qui sopra a sinistra) oppure, caso più raro, anche quello di un 'cappio' (come si vede qui sotto), il 'cappio' del diavolo ovvero il 'laccio del Maligno' di cui parla s. Paolo (2Tim 2,26).L'entità di questo ritorno indietro in longitudine nel momento del sorpasso dipende naturalmente dalla distanza del pianeta da Terra: più il pianeta è vicino, maggiore sarà l'ampiezza di questa oscillazione (Schwingung in teutonico). Essa risulta infatti circa 17° per Marte, circa 10° per Giove e circa 7° per il più lontano Saturno (El).
Bene. Questa cosa che a noi moderni - convinti della struttura eliocentrica del sistema planetario solare - sembra oggi del tutto ovvia e naturale (vedi spiegazione grafica ora dietro al titolo), appariva invece agli antichi - convinti che la Terra fosse al centro di tutto il cosmo - altamente dissonante da un punto di vista cognitivo, perchè i due punti di apparente stazionarietà (punti 3 e 5 del grafico, punti di 'morte' del moto, pianeta fermo) con la intermedia fase di moto retrogrado introducevano una contraddizione, un difetto, una pecca in un meccanismo, un disegno, un progetto che sarebbe sembrato altrimenti perfetto.
Una cosa del genere non poteva naturalmente far parte dell' 'intelligent design' di un divino creatore, le cose dovevano essere in realtà diverse, e se Dio aveva posto l'Uomo in un punto, su un pianeta, da dove vedeva cose distorte ed impossibili, strane, dove oltretutto sperimentava problemi di tutti i tipi (fame, malattie, male, ...), ciò non poteva che essere dovuto al fatto che Egli era stato cacciato da un luogo beato, pacifico e tranquillo, il Paradiso, dove poteva godere della corretta vista su tutto il creato, regno dei cieli (sistema planetario) incluso, per sue mancanze, per suoi peccati, per avere - Lui e la sua compagna - contravvenuto ai comandamenti divini, soprattutto a quello di non mangiare il frutto dell'albero della conoscenza.
La trovata teologica della tradizione ebraica e cristiana (non so ancora se il concetto di peccato originale è presente anche nell'islam) è stata insomma quella di convincere l'Uomo, di dire all'umanità, che era colpa sua di tutto quel che non andava come desiderato e come atteso, sia sulla Terra che in cielo, nei moti planetari. Ecco il peccato originale, la cacciata dal Paradiso, la conseguente caduta sulla Terra, l'inevitabile cambiamento del punto di vista (ovvero della prospettiva delle visuali). Siamo con ciò proprio al prospettivismo, per dirla niccianamente. Ma questa è già un'altra storia, più moderna.
lunedì 15 novembre 2010
Esoterico ed essoterico secondo Nietzsche
Nel
leggere Al di là del bene e del male (ed. Newton Compton, Roma 1993), per prepararmi un po' agli incontri ed alle conferenze del Seminario Permanente Nietzscheano (SPN) in programma nei prossimi giorni a Bologna, mi sono imbattuto in un brano sull'esoterismo che mi sembra molto significativo perchè mi conferma nelle intuizioni sull'opera di Nietzsche, ma anche di Heidegger, che ho già da lungo tempo espresso anche qui e che sono in sostanza all'origine della nascita di questo blog. Si tratta della parte iniziale del brano n. 30 della Parte seconda, ove Nietzsche scrive:"Le nostre massime conoscenze suonano necessariamente come follia ( - e lo debbono -), e in alcune circostanze come delitti, se giungono in modo illecito all'orecchio di coloro che non vi sono adatti o predestinati. L'essoterico e l'esoterico, come si distinguevano dal punto di vista filosofico presso gli Indiani, i
Questa frase a me ha richiamato immediatamente il versetto del vangelo di Giovanni (Gv 3,3) che ho riportato dieci anni fa nella quarta pagina di copertina del mio saggio Congiunzioni Giove-Saturno e storia giudaico-cristiana per commentare l'immagine della prima di copertina (quella che vedete qui a destra) . E' il brano del dialogo notturno ove Gesù insistendo dice a Nicodemo che "... se uno non rinasce dall'alto, non può vedere il regno di Dio." ovvero entrare il esso, capirlo, secondo la mia interpretazione.
Strano.. eh, che l'anticristiano filosofo Nietzsche usi espressioni così assonanti con analoghe espressioni del quarto vangelo. La spiegazione è che stanno parlando della stessa cosa, cioè di moti planetari che visti dal basso, cioè da qui, da Terra, mostrano comportamenti strani ed ingannevoli. Moti che per essere spiegati compiutamente, senza che permangano residue ambiguità, hanno bisogno di essere 'visti' dall'alto, dalla normale (perpendicolare) al piano dell'eclittica, cioè al piano dell'orbita terrestre che è poi _quasi_ coincidente con il piano orbitale di tutti gli altri pianeti visibili ad occhio nudo (fino a Saturno).
Se qualcuno avesse ancora qualche dubbio che le cose stiano effettivamente così come detto, bene costui o costei dovrebbe solo riflettere sull' evento di astronomia planetaria che nel 1881 costituì la chiamata di Nietzsche alla profezia. Si tratta della congiunzione Giove-Saturno singola e meridiana che ebbe luogo il 18 aprile di quell'anno al confine tra la costellazione dei Pesci e quella dell'Ariete, congiunzione che N. osservò da Genova prima del momento culminante, da Sils-Maria dopo, quella i cui grafici potete vedere qui
a sinistra. E' questo lo spartiacque nella vita e nel modo di scrivere, cioè nelle opere di Nietzsche, l'evento che trasformò il malaticcio filologo pensionato nel baldo, presuntuoso ed arrogante profeta zoroastriano.
giovedì 4 novembre 2010
Attesa e kairos
Leggendo la parte nona di Al di là del bene e del male di F. Nietzsche mi sono imbattuto in un brano, il n. 274, che - sia per titolo che per il contenuto - mi pare pertinente sia ad alcune tema-
tiche trattate in questo blog (Kairos, cairoticità, ..) che al particolare momento che vive il nostro Paese. Volevo pertanto proporvene la lettura:
Il problema di coloro che attendono. -- Sono necessari dei casi fortunati e un gran numero di cose imprevedibili, perchè un uomo superiore nel quale dorme la soluzione di un problema, riesca ad agire nel momento giusto - 'all' esplosione', come si potrebbe dire. Ciò di solito non avviene, e in ogni angolo della terra siedono coloro che attendono, che a fatica sanno fino a che punto aspettano, ma ancor meno che aspettano invano. Talvolta anche la sveglia giunge troppo tardi, quel caso che dà il 'permesso' di agire, quando la migliore giovinezza e la forza per agire è già consumata dallo starsene seduti in silenzio; e quanti, appunto, non appena 'balzarono in piedi', sentirono con terrore intorpidite le loro membra e già pesante il loro spirito? "E' troppo tardi" - si dissero senza più fiducia in sé e ormai inutili per sempre. Il 'Raffaello senza mani', prendendo il termine nel suo senso più ampio, dovrebbe forse essere nel regno del genio non l'eccezione ma la regola? - Il genio forse non è affatto così raro: ma lo sono le cinquecento mani di cui egli ha bisogno per tiranneggiare il kairos, per afferrare il caso per i capelli! [F.Nietzsche, Al di là del bene e del male, IX, 274, Opere 1882-1895, Newton ed., p. 553]
martedì 2 novembre 2010
Redating Paul
ma ermeneutico storico-filosofico-religioso.
Bene. Ciò fatto, mi sono non solo confermato della reale esistenza di Paolo di Tarso e dell'autenticità della sua Lettera ai Galati (che del resto proprio nessuno pone in discussione, insieme a Romani e a 1- e 2-), ma sono ora anche in grado di precisare alcune date della cronologia paolina negli anni che vanno dal 35 al 54.
Omettendo per maggior chiarezza la parte tecnico-astronomica della questione, legata al fenomeno ed al noumeno della fenice del 34-35 (Tacito, Annali 6, 28) di cui ho parlato anche nell'articolo precedente, io posso datare alle ore intorno al mezzogiorno di uno dei giorni intorno al 24 agosto del 35 l'evento di Damasco (qualunque sia la località da intendersi per Damasco); era dunque una giornata estiva di pieno sole, un sole palestinese accecante se uno si azzardava - come Paolo fece - a guardare nella sua direzione.
A questo punto, dice Paolo in Gal 1,16-19, "subito, senza consultare nessuno, senza andare a Gerusalemme da coloro che erano apostoli prima di me, mi recai in Arabia e poi ritornai a Damasco. In seguito, dopo tre anni andai a Gerusalemme per consultare Cefa[Pietro], e rimasi presso di lui quindici giorni; degli apostoli non vidi nessuno altro, se non Giacomo, il fratello del Signore. ..".
E' chiaro da questi passi autobiografici che il primo incontro di Paolo a Gerusalemme con Pietro e Giacomo si svolse nei primi mesi del 39, diciamo per fissare le idee a primavera del 39.
"Quindi andai nelle regioni della Siria e della Cilicia" dice sempre Paolo in Gal 1,21 ed in Gal2,1-2: "Dopo quattordici anni, andai di nuovo a Gerusalemme in compagnia di Barnaba, portando con me anche Tito: vi andai però in seguito ad una rivelazione." Diciamo che Paolo torna a Gerusalemme, di nuovo a confronto con
le 'colonne' del movimento cristiano, circa quattordici anni e mezzo dopo l'incontro precedente e cioè verso la fine del 53, primi mesi del 54.
E' opportuno a questo punto ricordare (e proprio a ciò può alludere la rivelazione di cui parla Paolo in Gal 2,2) che proprio in quel momento stava preparandosi una nuova congiunzione Giove-Saturno, quella singola che - a circa sessant'anni (59,6) dalla G-S tripla della seconda metà del 7 a.C. - era di nuovo nella costellazione dei Pesci. Questa congiunzione, invisibile nel momento culminante, avvenne il 26 marzo del 54 (si vedano il grafico qui sopra) e 1°6'31" fu la distanza angolare residua tra i due pianeti.
Paolo non scelse dunque un momento a caso per recarsi a Gerusalemme insieme a Barnaba e Tito per conferire con il gruppo dirigente del movimento: andò invece proprio nel momento in cui stava preparandosi una nuova 'visita' della Presenza divina (Shekinah) al suo popolo, secondo le antiche convinzioni teofaniche giudaiche. E' quindi assai probabile che in questo incontro al vertice non si sia parlato solo di circoncisione si o no, oppure di chi evangelizzava i circoncisi (Pietro) e chi i non circoncisi (Paolo): la visita dev'essere stata anche l'occasione per Paolo di dimostrare definitivamente alle 'colonne' (Giacomo, Cefa-Pietro e Giovanni) che anche lui aveva piena conoscenza e consapevolezza del retroterra astroNomico cristiano e della sua fenomenologia e temporalità. Che aveva quindi pieno titolo per dirsi anche lui apostolo di Gesù Cristo.
giovedì 28 ottobre 2010
Il noumeno G-S del 28 dicembre 34, verso la fine del regno di Tiberio
Ora ho un po' di fretta (sapete anche la quotidianità è impegnativa, non solo gli studi) e perciò vi parlerò un po' sinteticamente, anche se non superficialmente, del noumeno platonico e kantiano, facendo - esemplificativamente - riferimento ad un ben preciso fenomeno: la congiunzione Giove-Saturno doppia che
avvenne verso la fine del regno di Tiberio, tra i primi d'ottobre dell'anno 34 ed i primi di aprile del 35, quella che - vista da Terra, cioè da qui ove siamo (costretti a stare, come in una prigione per lo spirito) - dà luogo ai grafici riportati qui a destra. Se non vi è tutto immediatamente chiaro non vi spaventate, perchè comunque avremo modo di tornare sull'argomento.Dunque e con riferimento al fenomeno citato, dovete sapere che a differenza del fenomeno stesso che può essere visto dalla posizione in cui ci troviamo e percepito con gli occhi fisici - il noumeno è sì legato al fenomeno corrispondente, ma ne è una rappresentazione intellegibile, un'idea, un' immagine da un altro punto di vista. Capite quindi che all'idea di noumeno di fenomeni astroNomici è inscindibilmente legata la precisazione di quale sia questo punto di vista alternativo alla Terra, dal quale si può immaginare di osservare il fenomeno. Bene, questo punto di vista alternativo era - affermo io - il Sole e la relativa 'visione noumenica' di una congiunzione Giove-Saturno [della congiunzione G-S multipla (doppia) del 34-35] in funzione del tempo è quella che vedete in alto a sinistra, all'inizio di questo articolo.
E' chiaro ed evidente che per passare dalla visione fenomenica alla visione noumenica è necessario avere acquisito la capacità di astrazione mentale, cioè essersi resi conto che la realtà non finisce a quello che ci fanno vedere gli occhi fisici, del corpo, della carne (sarx), ma continua a volte anche oltre e può essere intuita, capita, 'percepita' solo con gli occhi dell'intelligenza, cioè dello spirito. Che si dimostra quindi uno strumento di 'osservazione' superiore rispetto alla più limitata carne.
E' mia ferma convinzione che proprio nella raggiunta e definitiva acquisizione della capacità di astrazione mentale di cui ho parlato sia consistita la cosiddetta conversione di Saul di Tarso, si proprio dell'ultimo apostolo, di s. Paolo.In un prossimo intervento vi spiegherò come dal noumeno si differenzi la cosa in sè, ovvero la teutonica Ding an sich. Teutonica perchè .. è dal tempo degli Ottoni che i vicini d'oltralpe sanno di Dinge, mica solo dal tempo di Kant!
lunedì 18 ottobre 2010
Phoenix, a 'res bina' (rebis)
Jupiter-Saturn conjunctions are a phenomenon which re-occurs at time intervals of a little while less than 20 years, is visible from Earth by the naked eye and can happen in two basically different ways according to the number of planetary alignments: the single or unique J-S conjunction and the multiple (that is triple or double) J-S conjunction. This last way of being of the J-S conjunctions depends on a particular position of the Earth on its orbit at the moment of the heliocentric J-S conjunction (see 

'Liverpool posters' among the labels, 'etichette') and is therefore (usually) a seldom one: it can be missing also for centuries. For instance, the last occurrence was in 1981 (see diagrams here above), the next one will be in
2238-2239.
It has been demonstrated by the blog's author that this phenomenon, which lasts seven/eight months (almost like a pregnancy) in the night sky, was carefully observed already in the antiquity and that it was allegorized in the image of the phoenix (the heliopolitan bennu).
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martedì 28 settembre 2010
Severino e le oscillazioni
Stasera volevo lasciarvi ancora qualche impressione e qualche commento sul festivalfilosofia di Modena, Carpi e Sassuolo del 17-19 settembre, in particolare sulle lezioni magistrali di Piero Coda e di E. Severino, lezione quest'ultima con cui si è chiuso - in p.za Garibaldi a Carpi - il festival di quest'anno.
Per sabato 18 settembre avevo inserito nel mio programma tutte iniziative che si svolgevano a Modena, per lo più in Piazza Grande: in mattinata la lectio magistralis di Salvatore Natoli su Il governo dell'imponderabile e nel pomeriggio quelle di Peter Sloterdijk, Metafisica dell'occasione, del teologo protestante Juergen Moltmann sulla Speranza, la nascita della libertà dalla forza della speranza, ed infine - nella Chiesa di s. Carlo - il dibattito a quattro
La domenica 19.9 è stata occupata in una piacevole passeggiata con amici per Carpi, in uno spuntino in uno dei tanti locali del centro, e - nel pomeriggio - nell'ascolto delle lezioni magistrali del teologo cattolico Piero Coda su Elezione e grazia e del prof. Emanuele Severino su Fato e libertà.
Il primo ha a lungo riflettuto su tutta una serie di concetti teologici (grazia, karis, come imprevedibile dono ed eccesso di bene, il sentirsi guardato dell'uomo dallo sguardo di Dio, s. Paolo e s. Agostino come dottori della grazia, ...) che in me evocavano continuamente sia la fenomenologia che la temporalità delle congiunzioni G-S, anche nel loro concreto accadere storico. Cosa che, nelle domande finali, ho pubblicamente fatto notare, chiedendo al prof. Coda se fosse a conoscenza della singolarità di questo fenomeno astronomico che sembra avere, che a parer mio ha tanta attinenza con tutta la storia ebraica antica, con le origini del cristianesimo e anche con la storia dell'essere, proprio quella che da Parmenide arriva fino ad Heidegger ed oltre. Alla sua risposta negativa, ho colto anche con lui l'occasione di donare una copia del mio libro, augurandomi che vi sia prima o poi una nuova occasione d'incontro e di dibattito.
Della lezione del prof. Severino la cosa che più mi ha colpito è stata la sua insistenza nel pensare/descrivere l'essere in termini esistenzialistici e nel sostenere che ogni (ess)ente, uomo incluso, passa nel tempo dal nulla, all'essere e di nuovo al nulla, che ciò costituisce quindi una universale oscillazione essere-nulla di tutte le cose. Ha aggiunto verso la fine - e di ciò dovrebbe tenersi conto parlando di metafisica nel nostro tempo - che la differenza tra fautori della libertà (tra questi ha citato Aristotele, Erasmo, ..) e cosiddetti fatalisti (Lutero, Agostino, Calvino,..) sarebbe solo superficiale, proponendosi invece essi tutti solo di gestire l' oscillazione essere-nulla.
Devo dire francamente, con tutto il rispetto per Severino, che a me questa lezione è apparsa da un lato banale e dall'altro confusa. Sulla banalità non credo sia il caso di insistere, la confusione è legata invece alla non conoscenza ovvero all'ignoranza del tipo di oscillazioni fisiche che caratterizzano - nei suoi vari modi di essere e non essere - ed hanno sempre caratterizzato l' ente metafisico fondamentale, cioè le congiunzioni tra Giove e Saturno, dai tempi di Parmenide, Anassimandro ed Eraclito fino a quello di Nietzsche e di Heidegger: si tratta solo di oscillazioni angolari visibili nel tempo nel cielo notturno, legate agli apparenti moti planetari visti da Terra.
Anche al Prof è andata comunque una copia del mio Congiunzioni Giove-Saturno e storia giudaico-cristiana, che lui ha molto gradito e che spero riesca a leggere nonostante qualche concetto di fisica (cinematica rotatoria) e qualche conticino, raggruppati però in apposite appendici. Visto che, letti titolo e sottotitolo, si è incuriosito ed anche interessato a me, spero di avere - anche con lui - presto qualche occasione di incontro e di dibattito.
Ecco, questo è quanto volevo dirvi, per cui ora pubblico il post. Oggi o domani vedrò magari di aggiungere quelche foto. Grazie a tutti dell'attenzione.
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venerdì 24 settembre 2010
Venerdì passato a quest'ora
Venerdì scorso, 17 settembre, a quest'ora (19.00) mi trovavo - come un paio di migliaia di altre persone - in piazza Garibaldi a Sassuolo (Modena), ad ascoltare la lezione magistrale di Massimo Cacciari sulla/e 'Possibilità', nel quadro della 'fortuna' tema del festivalfilosofia 2010 di Modena-Carpi-Sassuolo.
Sebbene l'aria fosse già fresca, il cielo coperto ed a tratti cadesse anche un po' di pioggia, per oltre un'ora nessuno si è mosso e l'attenzione è stata totale alle parole del filosofo, che sottolineava come - pur essendo
noi in definitiva gettati casualmente nel mondo e determinati da tutto quanto, in tutti gli ambiti, ci ha preceduto - tuttavia abbiamo la libertà, la scelta di assistere in certo qual modo passivamente agli eventi del nostro tempo oppure invece di partecipare attivamente, cercando di attuare tutte le nostre possibilità per co-determinare il futuro nei suoi vari ambiti sociale, culturale, politico, .. Siamo cioè 'agiti' dal passato, ma possiamo essere 'agenti' verso il futuro.
noi in definitiva gettati casualmente nel mondo e determinati da tutto quanto, in tutti gli ambiti, ci ha preceduto - tuttavia abbiamo la libertà, la scelta di assistere in certo qual modo passivamente agli eventi del nostro tempo oppure invece di partecipare attivamente, cercando di attuare tutte le nostre possibilità per co-determinare il futuro nei suoi vari ambiti sociale, culturale, politico, .. Siamo cioè 'agiti' dal passato, ma possiamo essere 'agenti' verso il futuro.

Sebbene avesse già entrambe le mani occupate da borsa, libri e fascicoli vari, ha accettato volentieri due miei lavori in inglese, l'articolo di undici pagine De Seyn, deciphering Heidegger's works and philosophy at the light of Phenomenology and Temporality of Jupiter-Saturn conjunctions inviato il 30 gennaio 2010 all' Heidegger Circle americano e l'Abstract inviato il 29.5.2010 a Naumburg, per l'inaugurazione in ottobre del Nietzsche Dokumentation Zentrum (NDZ), dal titolo Phenomenology and Temporality of Jupiter-Saturn conjunctions shed light upon Nietzsche's 1881 'call' and upon Heidegger's Nietzsche-Interpretation. Spero vivamente che se li legga quanto prima con attenzione e che ci sia presto la possibilità di parlarne insieme, a Venezia, a Roma o elsewhere.
* * *
Prima del prof. Cacciari avevo ascoltato, alle 15, l'interessante relazione su Essere e tempo del giornalista di 'Repubblica' Antonio Gnoli, al quale - nel corso del dibattito finale - avevo fatto notare che, in definitiva, in quell'opera manca proprio (come del resto lo stesso Heidegger ha ammesso) la parte che doveva dire qualcosa di quel fantomatico Essere, le cui epocali apparizioni nel corso del tempo sono tanto importanti per l'uomo e per la storia. Anche a lui ho esposto la mia tesi, già presentata qui e altrove, che il mio Congiunzioni Giove-Saturno e storia giudaico-cristiana possa essere considerato proprio la parte mancante di Essere e tempo, quella parte che Heidegger non seppe o volle scrivere, per la quale comunque - come lui disse - non aveva il linguaggio e forse le conoscenze giusto/e.
Ecco perchè gli ho fatto dono [come più tardi a Marcello Veneziani (che parlava - ore 21 - delle tematiche del suo libro Amor fati)] di una copia del mio libro Congiunzioni ..., che lui ha accettato molto volentieri, con la promessa di una attenta lettura.
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