domenica 28 luglio 2013

1921: Heidegger's Vorgriff des Seiendes im Ganzen

The Jupiter-Saturn single conjunction which occurred on Sept. 10th 1921, in the constellation of Virgo.
La congiunzione Giove-Saturno singola che avvenne il 10 settembre 1921 nella costellazione della Vergine.
".. Wo die wesenhaften Entscheidungen unserer Geschichte fallen, von uns uebernommen und verlassen, verkannt und wieder erfragt werden, da weltet die Welt.  ..."
[M. Heidegger, Der Ursprung des Kunstwerkes, Reclams Ausg. Nr. 8446 , s. 41]

giovedì 11 luglio 2013

I 100 anni del modello atomico di Bohr e i 90 anni del CNR-Consiglio Nazionale delle Ricerche

 Seguite l'altroieri 9 e ieri 10 luglio tre interessanti conferenze organizzate dal dipartimento di Scienze fisiche e tecnologie della materia del Consiglio Nazionale delle Ricerche per ricordare/festeggiare i 100 anni del modello atomico di Bohr (applicazione della teoria dei quanti alla modellizzazione atomica, 1913) ed i 90 anni dello stesso CNR (1923).

Martedì 9 alle 17 nel salone di Ercole di Palazzo Farnese (ambasciata di Francia) ha parlato il premio Nobel 2012 per la fisica, il francese Serge Haroche, sul tema Potenza e stranezza del mondo quantistico.


Ieri pomeriggio, dalle 16 alle 19 passate, nella sala convegni del CNR - nei pressi dell'Univ. della Sapienza - hanno parlato il professore brasiliano Vanderlei Salvador Bagnato su Come la luce e gli atomi fanno vivere meglio le persone ed il 'cervello italiano all'estero' prof. Michele Parrinello sul tema Dal computer agli atomi e ritorno.

E' stata complessivamente un'utilissima e piacevolissima occasione non solo per sentir ripassare in rassegna gran parte delle scoperte della fisica teorica del XX secolo, ma anche per ripensare alle molte applicazioni di esse che hanno già rivoluzionato la nostra vita (ad esempio il laser ed il computer) e per prendere atto delle numerose ulteriori possibilità applicative ora allo studio in molti ambiti della medicina, delle bioscienze, ... ...



domenica 7 luglio 2013

Was ist Metaphysik? Heidegger 1929

Ripreso in mano dopo molto tempo Che cos'è metafisica? di Martin Heidegger, nell'edizione Adelphi 2001. Si  tratta, com'è noto, della Prolusione iniziale che Heidegger tenne nell'Aula magna dell'Università di Friburgo i.B. il pomeriggio del 24 luglio 1929, quando di ritorno da Marburgo si era da poco insediato - come successore di Husserl - sulla prima cattedra di filosofia di quella che era stata la sua università di provenienza.

Chi ha letto questo libricino ricorderà il senso di smarrimento e delusione che provi già all'inizio del testo heideggeriano, laddove Heidegger afferma che, piuttosto che rispondere alla domanda del titolo, egli tratterà invece di una specifica tematica metafisica, quella del  Niente, del nulla ovvero del Ni-ente, del Non-ente. Fu questa anche la mia prima impressione, quando - come leggo dallo scontrino spillato alla fine del libro - lo lessi o tentai di leggerlo a fine novembre 2008 ed immagino che fosse questa anche la reazione del pubblico che ascoltava Heidegger in quella giornata di fine luglio del 1929, ottantaquattro anni fa.

Rileggendolo ora, dopo tutta una serie di scoperte ed elaborazioni di questi ultimi anni, mi accorgo che il testo mi risulta molto più accessibile di cinque anni fa. Il fatto è che Heidegger parlava in quella Prolusione in un gergo volutamente criptico, un gergo che lui stava elaborando da almeno una decina di anni e che era basato - questa la mia convinzione - sulla sua comprensione del comportamento fisico, della dinamica, dell' ente da sempre oggetto di trascendenza e speculazione filosofica: quello delle congiunzioni planetarie tra Giove e Saturno. Come avesse scoperto che l'ente era proprio questo e quali fossero le apparenti dinamiche di esso è ancora oggetto da parte mia di approfondimento e sistematizzazione.

La convinzione cui io sono arrivato è che Heidegger parlando in quell'opera di Niente e di Non-ente parli in realtà della congiunzione Giove-Saturno singola (quella di tipo unicorno, per capirci), la quale quand'è perfetta è anche invisibile perché i due pianeti allineati passano la volta celeste di giorno, nascosti dietro la grande potenza luminosa del Sole. La disposizione dei Quattro, del Geviert heideggeriano, è in tal caso Saturno-Giove-Sole-Terra.

Guardandosi bene dal citare il sottostante fondamento fisico, gigionescamente Heidegger lamenta che la scienza non prenda di petto lo studio del Niente e scrive (pag.64):

"La pretesa sobrietà e superiorità della scienza diventa qualcosa di ridicolo se essa non prende sul serio il Niente. Solo perché il Niente è manifesto, la scienza può fare dell'ente stesso l'oggetto della sua indagine. Solo traendo la sua esistenza dalla metafisica, la scienza può riconquistare sempre di nuovo il suo compito essenziale, che ... consiste ..nel dischiudere, che va attuato sempre di nuovo, l'intero spazio della verità della natura e della storia."

Aveva comunque ricordato nelle pagine precedenti una frase di Hegel, secondo il quale "Il puro essere e il puro Niente è dunque lo stesso" (proposizione su cui  io non sono d'accordo, c'è un 'anti'
di differenza) ed il punto di vista della dogmatica cristiana (p. 62), secondo la quale "il Niente ha il significato di assenza completa dell'ente extradivino.. A questo punto il Niente diventa il concetto opposto all'ente vero e proprio, al summum ens, a Dio come ens increatum. Anche qui l'interpretazione del Niente indica quella che è la concezione fondamentale dell'ente."

Alla domanda finale di Was ist Metaphysik? e cioè:
Warum ist ueberhaupt Seiendes und nicht vielmehr Nichts? cioè
Perché è in generale l'ente e non piuttosto il Niente?

la mia risposta è
Perché il Niente (e l'Anticristo) rimanda al geocentrismo del sistema planetario, cosa che non è.

sabato 22 giugno 2013

Roma, AD 360: abbattuto il Colosso al dio-Sole, arriva l'obelisco lateranense e sorge la prima Basilica di s. Pietro.

[Riprendo e velocemente completo dopo la morte di mia madre. R.i.p.] Lunedì 10 giugno, ho partecipato - nell'aula A della Sezione di studi storico-religiosi della Facoltà di Lettere della Sapienza di Roma - ad un seminario organizzato dalla prof.ssa E. Prinzivalli del Dip. di Storia, culture e religioni. Le relazioni che davano spunto al dibattito erano una (Giovanni e Gesù. Storia di un antagonismo) di Edmondo Lupieri della Loyola University di Chicago  ed una (La creazione di S.Pietro in Vaticano) di Richard Westall della Gregoriana di Roma. Personalmente ho trovato quest'ultima come la più interessante e documentata delle due. Il giovane professore della Gregoriana ha dimostrato - sulla base di testimonianze epigrafiche, letterarie e numismatiche - che l'inizio della costruzione della prima Basilica di s. Pietro, solitamente definita costantiniana, in realtà  non può essere collocato prima dell'AD 357, data della prima ed unica visita a Roma di Costanzo II, il vittorioso figlio superstite e successore di Costantino.

Nel 357 Costanzo venne a Roma - con la moglie Eusebia, la sorella Elena ed una numerosa corte - a celebrare i suoi primi venti anni di regno (vicennalia). Sebbene durata solo un paio di mesi, quella visita - iniziata con l'ingresso trionfale su un cocchio d'oro -  lasciò tracce durature nell'assetto urbanistico della vecchia capitale imperiale. Noto che proprio in quel torno di tempo vi furono infatti 4 importanti cambiamenti: 2 rimozioni/eliminazioni e 2 erezioni/costruzioni.

I) Del grande Colosso dedicato al Sole, che era stato fatto erigere da Nerone circa trecento anni prima e che era molto probabilmente un enorme monumento all'eliocentrismo del sistema planetario, abbiamo le ultime notizie nel Cronografo del 354. Dev'essere dunque caduto/stato-abbattuto proprio in quegli anni, secondo la mia ipotesi proprio in concomitanza con o subito dopo la visita di Costanzo II.

II) Più certa - come accaduta nel 357 - è la rimozione per volere di Costanzo II, dall'aula del Senato romano, dell'altare dedicato alla dea Vittoria, lì posto inizialmente da Augusto nel 29 aC come emblema autorevole della religione dei padri e della pax deorum. Rimozione che rimarrà nonostante i ripetuti interventi in senso contrario del prefetto di Roma Simmaco (ca. 340-420 dc).

Dopo l'eliminazione di questi due importanti e simbolici monumenti della Roma pagana, iniziò la vera e propria cristianizzazione della vecchia capitale imperiale prima

III) con il trasporto a Roma da Alessandria d'Egitto (e l'erezione al centro del Circo Massimo) dell'imponente obelisco (oltre 32m) del faraone Thutmose III (1479-1425 aC), obelisco ora a fianco della Basilica di s. Giovanni in Laterano; poi

IV) con la costruzione della prima Basilica di s. Pietro, come ha messo in evidenza recentemente il detto prof. R. Westall dell'Università gregoriana.

Ecco, il mio modesto suggerimento ai giovani studiosi e ricercatori che mi leggono è quello di inserire questi quattro eventi in un unico quadro di approfondimento del contesto di cristianizzazione di Roma voluto e promosso da Costanzo II.

sabato 1 giugno 2013

Le ultime rivelazioni di Ali Agca sull'attentato del 1981 a Giovanni Paolo II

Chiarelettere ed., Roma 2013
Qualche giorno fa, approfittando del fatto che alle librerie Arion di Roma praticavano lo sconto del 20%, ho acquistato - tra gli altri -  anche l'ultimo libro di Ali Agca, l'attentatore del 1981 a Giovanni Paolo II, uscito da poco presso l'editore Chiarelettere di Roma. Titolo e sottotitolo: Mi avevano promesso il paradiso, La mia vita e la verità sull'attentato al papa.
 
Ormai appassionato dell'argomento come sono, non vi nascondo di aver divorato questo libro in un paio di giorni, alla ricerca di nuove rivelazioni su quell'attentato ancora non chiarito e su quanto di misterioso vi è connesso, a partire dal rapimento di Emanuela Orlandi (del quale il prossimo 22 giugno ricorre il 30° anniversario).
 
Sull'argomento Agca aveva già scritto un altro libro diciassette anni fa, quand'era recluso nel carcere di Ancona: Mehmet Ali Agca, La mia verità, NewtonCompton ed., Roma 1996. In questa prima autobiografia - nella quale arrivava anche a definirsi il novello Gesù Cristo - il giovane turco ricostruiva soprattutto le vicende della sua vita, dalla nascita (9 gennaio 1958) e fanciullezza in un villaggio della Turchia orientale fino all'attentato del 1981 a P.za s. Pietro, al processo e condanna, e alla gradita visita in carcere a Rebibbia (Roma) che Giovanni Paolo II gli fece il 27 dicembre 1983. Concludeva ricordando che il papa aveva ricevuto ben tre volte la sua povera madre analfabeta, il 28 febbraio 1987, il 3 dicembre 1994 ed "il 15 maggio 1996, in occasione del quindicesimo anniversario dell'attentato".
La differenza sostanziale che io ho trovato tra i due libri autobiografici (scritti a 17 anni di distanza) riguarda il periodo che Ali Agca passò in Iran nella primavera del 1980, dopo la facile evasione del 25 novembre 1979 dal carcere militare di Kartal-Maltepe (ov'era detenuto per aver partecipato all'omicidio di un direttore di giornale). Mentre nel primo dei due libri indica per tale sconfinamento il periodo 1 marzo-30 aprile 1980 e ricorda solo l'occupazione dell'ambasciata americana da parte dei giovani studenti pasdaran della rivoluzione islamica,  nel nuovo libro dice apertamente che il viaggio in Iran - per il quale indica ora il periodo metà gennaio-metà maggio 1980 - aveva l'unico scopo di prendere dall'ayatollah Khomeyni in persona, cioè dalla Guida Suprema della rivoluzione islamica, il mandato di uccidere papa Giovanni Paolo II.

L'ayatollah Ruhollah Mustafà
Khomeyni (1902-1989), guida
suprema della rivoluzione
islamica iraniana (gen.-feb. 1979)
Da tramite tra l'ambiente dei Lupi grigi turchi ed il vertice iraniano avrebbe fatto (pag. 53) Ali Ekber Mehdi Pur, imam turco-iraniano di una moschea sciita di Istambul, il quale gli avrebbe fatto conoscere a Teheran l'allora venticinquenne Mohsen Rezai, "pupillo dell'ayatollah Khomeyni." Questi gli avrebbe organizzato prima un periodo di indottrinamento e preparazione al ritorno del Mahdi al centro teologico di Qom con l'ayatollah Jaffar Subhani e poi, il 13 maggio 1980 (cioè esattamente un anno prima dell'attentato di P.za s. Pietro), un incontro notturno con Khomeyni stesso al Palazzo Verde di Teheran.  E' nel corso di tale incontro, conclusosi con una preghiera di un'ora, che l'ayatollah Khomeyni gli avrebbe detto (pag. 101):
"Mehmet Ali, mi hai capito bene. A te, e a nessun altro al posto tuo, tocca uccidere il papa in nome di Allah. Tu devi uccidere il portavoce del diavolo in terra, il vicario di Satana in questo mondo. E' per questo che sei venuto al mondo. E' per questo che Allah ti ha chiamato in questo mondo. E' per questo che egli ti ha condotto fin qui."



Sarà vero quel che dice Agca in quest'ultimo libro? o sarà solo un'ennesima versione di un aspirante killer che invece - realmente -  non sa o sa solo approssimativamente chi furono i veri mandanti che gli armarono la mano?

Io sono propenso a credere che ci sia del vero in quel che Agca afferma anche se è probabile che l'incontro con Khomeyni sia solo un frutto della sua fantasia propensa al sensazionalismo. Non so se una figura della statura della Guida Suprema si sarebbe potuta e voluta esporre così direttamente, in prima persona, nella preparazione di un attentato che a detta della polizia e dei giudici italiani è stato, tutto sommato, molto poco professionale.

Leggendo di questi contatti con i vertici iraniani all'inizio del 1980, mi è comunque tornato in mente - e sono andato a rileggerlo -  un brano de L'eredità di Heidegger di Victor Farias (pag. 143), ove il filosofo iraniano Amir Taheri rivela che:
".. l'ayatollah Khomeyni aveva fondato nel 1980 una corporazione che si era denominata 'Consiglio supremo per la rivoluzione culturale islamica'. Questo doveva essere composto da numerosi mullah e da alcuni pensatori, tra i quali spiccava il leggendario professore di filosofia Ahmad Fardid (1909-1994). Mentre da un lato il Consiglio supremo ripuliva accuratamente le università, dall'altro era stato promosso una sorta di club filosofico formato da mullah e da filosofi non teologi. Uno di questi gruppi si era denominato 'Gli heideggeriani' [...]. Fardid, che si proclamava 'compagno di strada di Heidegger' era la stella del gruppo."
V. Farias ricorda poi che tra i discepoli più attivi di Fardid e di Heidegger vi erano gli allora giovani Reza Davari-Ardakani, attuale presidente dell'Accademia iraniana delle Scienze, e Mahmud Ahmadinejad, presidente della Repubblica islamica dell'Iran. Cioè due dei più tenaci sostenitori dell'intreccio islam-politica.

Altra cosa che mi ha colpito, sia nel nuovo che nel vecchio libro di Ali Agca è il continuo riferimento che lui fa al ritorno del Mahdi, credenza che nell'islam equivale alla parousia, cioè al ritorno di Cristo in Terra per i cristiani. Nel vecchio libro ne parla a pag. 51 e segg., ove ricorda che un certo Ali Bikir, compagno di cella a Kartal-Maltepe, gli profetizzò nel novembre 1979 (poco prima della facile evasione) che lui avrebbe sparato al papa nel quadro appunto del ritorno del Mahdi.

Nel nuovo libro parla a pag. 86 e segg., dove ricorda l'indottrinamento teologico che avrebbe ricevuto nella città santa iraniana di Qom a primavera 1980 da parte dell'ayatollah Jaffar Subhani, prima dell'incontro a Teheran con Khomeyni. A pag 88 Agca riporta tra virgolette le parole di Subhani:
"La parusia, ovvero la manifestazione del dodicesimo imam, potrebbe verificarsi in qualsiasi momento. Nessuno sa quando, nemmeno il Mahdi stesso. Solo Allah detiene il segreto. Nel frattempo, come ha detto il nostro profeta:'La migliore attesa da compiere è l'attesa della manifestazione del Mahdi.' 
Tuttavia la nostra non dovrà essere un'azione passiva, ma votata ai doveri e ai compiti richiesti dal nostro imam. ... ... Dobbiamo con la nostra condotta e il nostro pensiero aprire la strada all'avvento dell'imam .. Dobbiamo essere pronti a rispondere alla sua chiamata, che, quando avverrà, sarà improvvisa. Dobbiamo sostenere i sapienti e le istituzioni che si dedicano alla propagazione dell'Islam e coloro che combattono per la sua causa.
Infine dobbiamo pregare per accelerare il manifestarsi del dodicesimo imam per poi combattere nel suo esercito e diventare  martiri per stabilire il nuovo ordine mondiale islamico."

Ecco è tutta questa insistenza di Agca sul quadro del presunto ritorno del Mahdi unitamente al fatto, da me evidenziato per primo, che l'attentato a Giovanni Paolo II del 13 maggio 1981 avvenne nel bel mezzo della congiunzione Giove-Saturno tripla di quell'anno nella costellazione della Vergine (cfr. curve-diagrammi dietro al titolo del blog), sono questi fatti - dicevo - a farmi pensare che a quell'attentato (e quel che ne è seguito) occorre dare una lettura metafisica nel contesto degli esoterici scontri tra religioni abramitiche. 


giovedì 23 maggio 2013

L'unicorno di Giovanni (21 agosto AD 94)

Diagrammi relativi alla congiunzione Giove-Saturno singola
del 21 agosto AD 94, nella costellazione del Leone
(curva blu: distanza angolare visiva tra i due pianeti, in modulo)
".. e questo è lo spirito dell'anticristo, che udiste che viene e ora è nel mondo di già."

1Gv 4, 3
[da: G.L.Potestà-M.Rizzi,L'Anticristo, vol. I, 2005]

giovedì 16 maggio 2013

The astronomical interpretation of 2Thessalonians 2: 1-12 (Katechon, Antichrist)

The Second Letter or Epistle of Paul to the Thessalonians, often referred as Second Thessalonians, is a book of the New Testament written in Corinth and commonly dated between 51-54 A.D. In the second chapter of this Letter, Paul the Apostle or someone of his disciples is explaining to the Christians in Thessalonika (today Salonica, northern Greece) what will necessarily occur before the Parousia, i.e. the Second Coming of Jesus Christ. As said in the wiki-page devoted to the katechon "Christians must not behave as if the Day of the Lord would happen tomorrow, since the Son of Perdition (the Antichrist of 1 and 2John) must be revealed before. Paul then adds that the revelation of the Antichrist is conditional upon the removal of 'something/someone that restrains it/him' and prevents it/him being fully manifested. Verse 6 uses the neuter gender to katechon; and verse 7 the masculine, o katechon."

Due to the ambiguity of these expressions, many and very different interpretations of this restraining force or power - the katechon - that delays the advent of the Antichrist have beeen proposed during the last 1960 years by dozens of  exegetes, commentators and philosophers. Among others: Roman emperors, the Roman Empire, the Holy Spirit, the Third Person of the Trinity, the Catholic Church, the Papacy, .. ... During the XX century great importance and consideration has been given to this katechontic "restrainer" by the German political thinker Carl Schmitt, who said "One [historian] must be able to name the katechon for every epoch of the last 1948 years. The place has never been empty, or else we would no longer exist." Recently here in Italy the Venetian philosopher Massimo Cacciari wrote a book - "Il potere che frena" ("The restraining power") - on the katechon, seen a la Schmitt in a context of theological-political considerations.

The meditations I made on the matter, within the framework of the new hermeneutics I'm proposing with my book and in this blog, brought me to the conclusions that in 2 Thess 2:1-12 Paul of Tarsus or someone of his disciples is explaining to the Thessalonian Christians that the next Jupiter-Saturn conjunction will be a single J-S conjunction (exactly as it really was on March 26, AD 54) and at the same time why it is being late. As can be seen in the underlying diagramm, when a single J-S conjunction like that of AD 54 is going to happen, for almost one year before the event Jupiter remains on the right of Saturn (lower longitude) as if something or someone restrains it to catch up and to pass Saturn. Only after a 5° oscillation (10° to about 15°, see red curve ) the visual angular distance between the two planets goes down towards zero and  the conjunction endly happens. And now, who or what was restraining the conjunction to occur? The answer is very simple to find observing that for many months before the event the two planets are _in retrograde motion_. This means that the Earth, our planet, in its rotation around the Sun is overcoming both planet-lines: Saturn-Sun and Jupiter-Sun.


 
 Saturn- and Jupiter-longitude in the year preceding the single J-S conjunction
of 54 AD,  March 26 (constellation of Fishes) and soon after.
The red curve indicates the visual angular distance
in modulus between the two planets (values on the right)

In other words the Earth is in the middle, between the planets and the Sun, and only when it will have rotated _out of this middle position_ to the opposite part of its orbit the single J-S conjunction will occur.

So, in the context of the new hermeneutics (l'ermeneutica di Giuseppe or Joseph's planetary hermeneutics) we have reached two important, fundamental conclusions:

I)   the KATECHON of 2 THESS 2, 6-7 is our planet, the EARTH;

My poster on Unicorn as allegoric image of
single Jupiter-Saturn conjunctions
(presented in Liverpool, March 2008)

II)   the MAN OF SIN of 2 Thessalonians or the  ANTICHRIST of the Johannine epistles
is nothing else that the fourfold planetary disposition
SATURN-JUPITER-SUN-EARTH
(see the Liverpool-Berlin poster 2008-2009 here on the right).














This is enough for today, so I close here. Meditate, people !!





 



lunedì 22 aprile 2013

L'enigma del katechon della seconda Lettera ai Tessalonicesi (2Ts 2,1-12) e Massimo Cacciari

Venerdì scorso, 19 aprile, ho ascoltato una conferenza che il prof. Massimo Cacciari ha tenuto a Roma, nella sala grande della biblioteca della Link Campus University (prosecuzione della parificata S. Leone Magno, per la "formazione di professionisti e manager per il mondo che cambia").
All'incontro "Una riflessione sul potere", che prendeva spunto da/e presentava l'ultimo libro di Cacciari "Il potere che frena" (Adelphi, 212 pp., 13 €), partecipavano anche Franco Pizzetti (ordinario di Diritto costituzionale a Torino), Vincenzo Scotti (presidente della Fondazione Link Campus Univ.) ed Anna Maria Cossiga (docente di Antropologia culturale), come moderatrice.

 


Il volume di Cacciari, che ha per sottotitolo "Saggio di teologia politica", prendendo lo spunto dal secondo capitolo della seconda Lettera ai Tessalonicesi (partita da Corinto verso il 53 dC) , tratta della relazione tra teologia e politica nella cristianità occidentale, tematica divenuta centrale - dice il filosofo veneziano - in epoca moderna soprattutto grazie al tedesco Carl Schmitt, che iniziò a trattarne verso il 1932.

In 2 Ts 2, 1-12 Paolo di Tarso o qualcuno del suo seguito parla di un potere denominato in greco katechon, qualcuno o qualcosa che frenerebbe l'Anticristo prima che questi si riveli e sveli definitivamente, Anticristo che comunque verrebbe poi - nel suo ultimo assalto - superato e battuto dal Signore Gesù "con il soffio della sua bocca". Il katechon occupa dunque una posizione di mezzo (p. 60) e solo quando egli/esso si toglierà di mezzo, l'Anticristo potrà rivelarsi.

Sulla scia di Schmitt, Cacciari è del parere (pur con un debole cenno di dubbio, quasi fugacemente espresso a p. 34) che la figura del katechon di 2Ts 2 vada interpretata politicamente, ne ricorda l'identificazione storica da parte di vari autori a volte con l'Impero a volte con la Chiesa, ed afferma che - in questa ottica - il potere politico e civile non può non porsi anche in termini teologici e porgersi invece solo in modo tecnico-amministrativo. La politica, insomma, non potrebbe essere autentica se dimenticasse la propria origine spirituale. Ne derivano, secondo Cacciari, "una ridda di questioni teologico-politiche che continuano ad informare, senza che quasi mai ve ne sia consapevolezza, le nostre idee intorno al potere, alla sovranità, alla relazione tra autorità politica e religiosa, mondana e spirituale. Questioni che la 'secolarizzazione', in quanto dissoluzione di ogni idea di epoca, nasconde in sé, piuttosto che risolvere o superare." Questioni sulle quali poi Cacciari si diffonde nei vari capitoli del non-leggibilissimo libro.

Essendo la seconda volta che ascoltavo Cacciari sull'argomento (la prima era stata nella grande e piena sala Sinopoli dell'Auditorium di Roma, il 16 marzo scorso) ed avendo nel frattempo autonomamente  riflettuto sull' enigma del katechon, non ho potuto - al momento dei commenti e delle domande - esimermi dal dire chiaramente, apertis verbis, a Cacciari che la sua (e non solo sua) interpretazione politica di quel passo di 2Ts 2, 1-12 a me pare forzata e confuse e cavillose tutte le conseguenti considerazioni ed elaborazioni.
*     *     *
Secondo me, ho detto venerdì 19 aprile, in quel passo di 2Ts Paolo di Tarso o chi per lui - scrivendo nel corso dell'anno 53 (nell'anno e nei mesi che precedono la congiunzione Giove-Saturno singola di fine marzo 54, nella costellazione dei Pesci) - sta precisando che la prossima congiunzione G-S sarà singola, ricordando in modo velato e criptico appunto la dinamica di questo tipo di congiunzioni. Chi ritarda il verificarsi di questo tipo di evento astroNomico - cioè che Giove si allinei con Saturno  e poi lo superi - è la Terra che in questo tipo di congiunzione G-S non deve trovarsi in mezzo tra il Sole e la coppia Giove-Saturno (come sta facendo nel corso del 53), bensì dalla parte opposta dei due pianeti congiunti, rispetto al Sole (come farà a fine marzo 54).

Ne segue, concludendo, che è il nostro pianeta - la Terra - a doversi togliere di mezzo e non più rimandare il verificarsi (sei-sette mesi dopo) di quella particolare disposizione del Geviert planetario, identificata in 2Ts 2 con il nome di Anomos (o Iniquus o Anticristo). In altre parole, il katechon di 2Ts 2 è il pianeta Terra e Paolo (o chi per lui) sta facendo ermetiche considerazioni eliocentriste sulla dinamica delle congiunzioni tra Giove e Saturno.

mercoledì 17 aprile 2013

18 aprile 1881 - la data spartiacque nella vita e nell'opera di Nietzsche

I miei lettori più assidui lo hanno già chiaro, ma per tutti voglio ora ripetere quanto ho già avuto modo di scrivere da vari anni, sia qui che in diversi forum di discussioni storico-filosofiche. E cioè che vi è una data - nella vita di Nietzsche - la quale fa come da spartiacque sia nella sua opera che nella sua vicenda esistenziale: questa data è quella del 18 aprile dell'anno 1881, quando si verificò - al confine tra la costellazione dei Pesci e quella dell'Ariete - una congiunzione Giove-Saturno singola, invisibile nel momento culminante. Ma come è possibile? si chiederà qualcuno tra voi, come è possibile che una congiunzione G-S rimanga invisibile?!
E' possibile - certo la situazione è molto rara! - quando il Geviert viene a trovarsi con il Sole in mezzo, ovvero quando l'allineamento dei Quattro è Saturno-Giove-Sole-Terra. In queste circostanze Giove e Saturno congiunti - visti da Terra - sorgono insieme ma dietro
al Sole (o a pochissima distanza angolare da esso), rimanendo tuttavia nascosti alla vista a causa della grandissima potenza luminosa del Sole. E così restano per tutto il giorno, fino al tramonto. Per i consapevoli iniziati è questo il giorno del dio invisibile [Paolo agli ateniesi] e della meridiana ispirazione dionisiaca.

Ora, per una serie di motivi contingenti, io non ho il tempo di illustrare/ripetere di nuovo come e da cosa si deduca che Nietzsche seguì/osservò questo fenomeno nei mesi precedenti e seguenti il momento culminante, prima da Genova poi da Sils-Maria. E come e perchè proprio in quel tempo Nietzsche sentì l'antica 'chiamata' den cielo, trasformandosi da malandato filologo classico ad esaltato profeta dell'umanità.  Potete tuttavia trovare la decina di articoli che ho scritto sull'argomento cliccando sull'etichetta o label "18 aprile 1881" che trovate nell'elenco qui a destra, un po' più in basso. Buona lettura e buone meditazioni !

La cong. Giove-Saturno singola del 18 aprile 1881
[La curva rossa è la distanza angolare G-S in modulo; valori sull' asse di destra]

mercoledì 3 aprile 2013

Singolarità della situazione astronomica ai primi di aprile dell'anno 35 (Pesach e prima Pasqua cristiana)

L'occultazione di Giove (in congiunzione con Saturno nella costellazione
del  Leone) da parte della Luna il 6 aprile dell'anno 35
In queste giornate dell'anno 35 - siamo verso la fine del regno dell'imperatore Tiberio (succeduto ad Augusto ad agosto del 14 dc) - stava concludendosi, con il secondo 'allineamento' tra Giove e Saturno, la congiunzione doppia del 34-35 nella costellazione del Leone, tra il pianeta più grande (da sempre simbolo di regalità) ed il pianeta più lento e più lontano (El, l'altissimo dio israelitico, l' Antico di giorni del libro di Daniele). La distanza angolare minima tra i due pianeti si ebbe il 3 aprile 35 e fu di 0° 26' 35".

Gaius Cornelius Tacitus
Il primo allineamento di questa congiunzione G-S [congiunzione che - come ho dimostrato anche in convegni internazionali - è il fenomeno di cui riferisce in modo allegorico Tacito parlando di ritorno della fenice in Egitto, Annali 6.28] si era svolto il 5 ottobre del precedente anno 34 con angolo residuo di 0° 26' 46" tra i due pianeti, sempre sullo sfondo della zodiacale costellazione di stelle fisse del Leone. I grafici ora dietro al titolo del blog riportano gli andamenti nel tempo della longitudine di Saturno, di quella di Giove e della distanza angolare (in valore assoluto) tra i due pianeti proprio nei mesi di questa congiunzione.

Alla particolarità di avere un plenilunio (il 1° dopo l'equinozio primaverile) con un concomitante allineamento Giove-Saturno (evento teo-fanico nel giudaismo del seconto tempio secondo i miei studi), si aggiunse a Pesach dell'anno 35 un'altra singolare particolarità, che la sera del 6 aprile 35, quindi 5 gg prima del plenilunio (Pesach, 11.04.35), la Luna (al 79%) occultò per circa un'ora Giove, il figlio. Anzi secondo qualche programma planetario la Luna avrebbe occultato entrambi i pianeti congiunti, cioè sia Giove che Saturno.
Rimane il fatto comunque che al momento del completo plenilunio, 11 aprile sera, Giove e Saturno congiunti a ca. 27' (la Shekinah) erano ben visibili nel cielo notturno a circa 68° dalla Luna.
 
Ecco, volevo condividere con voi, miei lettori (particolarmente con gli amici astrofili ed astronomi), la particolarità, la singolarità di questa situazione astronomica dei primi di aprile del 35, situazione pasquale la cui conoscenza va - secondo me - ancora affinata con ulteriori ricerche e simulazioni. 

domenica 17 marzo 2013

L'incontro tra papa Francesco e la famiglia Orlandi

Saluto tra il nuovo Papa e Pietro Orlandi
davanti alla chiesa di s.Anna in Vaticano (17.3.2013 mattina)
La più incredibile tra le notizie oggi ascoltate ai tg dell'ora di pranzo è stata che stamattina 17 marzo il nuovo papa Francesco, recatosi a dir messa nella piccola chiesa di s.Anna interna al Vaticano, ha salutato e si è brevemente intrattenuto sia con la madre che con il fratello Pietro di Emanuela Orlandi, la ragazzina - cittadina vaticana - misteriosamente sparita quasi 30 anni fa, il 22 giugno 1983, all'epoca del pontificato di Giovanni Paolo II.

Emanuela Orlandi
Arrivando a piedi e salutando molti fedeli e turisti a Porta Angelica in quel modo del tutto informale che è il suo tratto caratteristico, il Papa  ha poi salutato in particolare i familiari di Emanuela, mostrando di avere ben a mente il caso Orlandi, davanti a quella che è proprio la loro chiesa parrocchiale, s.Anna. Contento per le parole e per la stretta di mano del papa, Pietro Orlandi ha detto di confidare che presto il papa possa riceverlo in udienza privata.

Che la Chiesa voglia finalmente scrollarsi di dosso intrighi, reticenze, sospetti, ... e realmente rifondarsi nello spirito del santo di Assisi? Chissà che questo papa venuto da tanto lontano (e non Unto come i cardinali del post precedente) non finisca per stupirci davvero ... e in tanti ambiti (ho letto che ama molto Hoelderlin, come Heidegger). Noi lo speriamo.
Auguri Santità per un buon e lungo pontificato!!

lunedì 4 marzo 2013

Poteva anche dirle Benedetto XVI due parole su Emanuela Orlandi !!

Giovanni Paolo II ed Emanuela Orlandi
Certo che prima terminare il suo pontificato Benedetto XVI avrebbe anche potuto dire due parole in ricordo della giovane cittadina vaticana Emanuela Orlandi, sparita misteriosamente a 15 anni quasi trent'anni fa (il 22 giugno 1983).

Era stato sollecitato a farlo non solo dalla famiglia Orlandi, ma anche da oltre centomila sottoscrittori dell'appello rivolto da Pietro Orlandi, il fratello di Emanuela, al card. Tarcisio Bertone, segretario dello Stato vaticano. Cosa gli sarebbe costato?! Invece anche le due ultime occasioni del febbraio 2013 (l'ultimo Angelus domenicale e l'ultima udienza pubblica in P.za s. Pietro, mercoledì 27) sono scivolate via così, senz'alcun cenno ad Emanuela.  PERCHE'?


L'attentato del 13.5.1981 a Giov.Paolo II
G.Paolo II incontra in carcere e perdona
Alì Agca, il suo attentatore 

Non è facile rispondere a questa domanda, ipotizzare da cosa quell'incompren-sibile omissione di Bene-detto XVI possa essere stata determinata.

Certo è che mentre Giovanni Paolo II ne parlò molte volte (a partire dal 3 luglio 1983, quando ne fece subito un caso internazionale legato all'attentato da lui subito), Benedetto XVI non ha mai parlato pubblicamente di Emanuela Orlandi. 
Giovanni Paolo II con il com.
Estermann e la moglie
Occorre comunque notare che, se è vero che Benedetto XVI  si è rifiutato di ricordare Emanuela, è vero anche che nei suoi ultimi giorni di pontificato ha opposto un altro e significativo rifiuto: quello di firmare il decreto di canonizzazione per dichiarare santo Karol Wojtyla, Giovanni Paolo II, decreto sottoposto alla firma di Benedetto XVI dalla Congregazione per le cause dei Santi, su sollecitazione dei polacchi e del cardinale di Cracovia Stanislaw Dziwisz, ex segretario di G.P.II.

Probabilmente il Papa Emerito non si è voluto assumere lui tutta la responsabilità di dichiarare concluso con la santificazione di Giovanni Paolo II il periodo storico iniziato 32 anni fa con l'attentato del 13 maggio 1981 [quello che avvenne, guardacaso, nel bel mezzo della congiunzione Giove-Saturno TRIPLA del 1981 nella costellazione dell'Ariete, vd. diagrammi] Probabilmente in tutta la storia e agli avvenimenti successivi a quell'attentato vi sono passaggi, personaggi e punti che Benedetto XVI non è riuscito a capire e a chiarire a se stesso e che ne hanno, di fatto, fiaccato la Sua resistenza morale alle lotte e agli intrighi interni alla Curia romana. Da qui, oltre che dall'età avanzata, la decisione di quell'uscita di scena, con passaggio della patata bollente alle più giovani mani del successore.


mercoledì 20 febbraio 2013

Noterella storica su papa Benedetto XVI e me


Papa Benedetto XVI con il card. Achille Silvestrini
Ora che - con sorpresa un po' di tutti - il pontificato di Joseph Ratzinger, cioè di papa Benedetto XVI, sta finendo ed i biografi si apprestano a raccogliere tutti i fatti e gli aneddoti della sua lunga vita, mi sembra giusto ch'io contribuisca con una vicenda ed un ricordo personali, relativi all'anno 2006.
Giusto sette anni fa, in questi giorni di febbraio 2006 (Benedetto XVI era stato eletto da meno di un anno, il 19 aprile 2005), si tenne al Teatro Palladium dell'Università di RomaTre un ciclo di tre serate di 'filosofia in teatro', organizzato dalla facoltà di filosofia di quella università e dalla rivista Reset. Io non seppi subito dell'iniziativa e così persi i primi due incontri; feci in tempo però a partecipare alla terza serata che, accompagnata anche dalla lettura di brani shakespeariani, si tenne il  23 febbraio 2006 sul tema "La religione degli altri".
 
All'interessante ma troppo breve dibattito, coordinato dal prof. Giulio Bosetti di Roma Tre, parteciparono quattro illustri rappresentanti delle tre religioni monoteiste e del pensiero laico:

- il dr. Riccardo Di Segni, rabbino capo di Roma,
- il filosofo della scienza Giulio Giorello,
- il dr. Hassan Hanafi, filosofo dell'Università del Cairo, ed
- il cardinale Achille Silvestrini, della Curia romana.
 
Il ricordo personale, che volevo segnalare e che potrebbe essere di qualche interesse per i futuri biografi di papa Benedetto (oltre che per voi, miei lettori), è che io colsi quell'occasione per donare a ciascuno dei quattro eminenti personaggi una copia del mio libro Congiunzioni Giove-Saturno e storia giudaico-cristiana e che anzi il mio ardire si spinse fino ad inviarne - tramite il card. Silvestrini - una copia con dedica anche al Papa.
La dedica diceva:
 
"A Sua Santità Benedetto XVI,
con grandissima stima e
con la speranza di poter un giorno
parlare direttamente con Lei
di queste tematiche.
Con deferenza,
Giuseppe De Cesaris.
 
Roma, 23 febbraio 2006"
 
Quando a metà aprile del 2007 uscì il primo libro di papa Benedetto su Gesù di Nazareth e poi ancora quattro anni dopo quando uscì il secondo volume, io rimasi molto deluso non solo di non veder citato il mio libro ma anche di non veder citato - neppure in via di ipotesi - il fatto che la gran parte degli studiosi (me incluso) ormai identifica la 'stella di Betlemme' del vangelo di Matteo proprio con una congiunzione Giove-Saturno, quella tripla del 7 a.C. nella costellazione dei Pesci.
Il papa ha rimediato comunque nel terzo libro su Gesù, quello uscito da poco, ai primi di dicembre del 2012 (L'infanzia di Gesù), ove almeno cita abbastanza diffusamente l'ipotesi di identificazione della 'stella' di Matteo con la congiunzione G-S di cui sopra.
 
In nessuno di questi tre libri accenna invece alla mia personale importante scoperta: che la prima Pasqua cristiana coincide con Pesach dell'anno 35, la quale avvenne ai primi di aprile (del 35 appunto) in precisa concomitanza con il secondo allineamento della congiunzione Giove-Saturno doppia del 34-35 nella costellazione del Leone. Fenomeno planetario questo che, iniziato nell'autunno del 34, coincide con la cosiddetta apparizione della fenice in Egitto, citato da Tacito in Annali VI, 28.
 
 Ecco.. quando l' 11 febbraio ho sentito della rinuncia o abdicazione di papa Benedetto non vi nascondo di aver pensato, tra le possibili cause della decisione, anche al Suo eventuale desiderio di potersi dedicare negli ultimi anni ad approfondire e capire meglio il completo contesto e storia delle origini cristiane ... magari proprio secondo le linee indicate dal mio volume, che deve certamente aver letto.
 
Chissà che, in accoglimento del mio desiderio espresso nella dedica al libro che gli inviai tramite il card. Silvestrini, io non mi trovi invitato nei prossimi tempi da Benedetto XVI tornato cardinale Joseph Ratzinger  a discutere con lui proprio di congiunzioni Giove-Saturno. Chissà ...

mercoledì 6 febbraio 2013

Not only in Washington.. in Berlin and in London too you can find ...

... a copy of my work Congiunzioni Giove-Saturno e storia giudaico-cristiana, that is in English Jupiter-Saturn conjunctions and Judaic-christian history. In fact, as one can verify through a simple search in the following  two links, both the British Library (BL) in London and the Staatsbibliothek zu Berlin (SBB) own a copy of the book:
for the British Library catalogue ===>>   http://catalogue.bl.uk/
 
for the Staatsbibliothek zu Berlin cat. ==>>   http://staatsbibliothek-berlin.de/  
 
 
 == I wish you all a pleasant and intriguing reading. With kind regards, Giuseppe ==
 


giovedì 31 gennaio 2013

Il manoscritto è anche all' U.S. Copyright Office

Come forse ho già detto in qualche altro articolo postato in precedenza, quando a fine luglio del 2000 andai a depositare il manoscritto del mio Congiunzioni Giove-Saturno e storia giudaico-cristiana alla Società Italiana Autori ed Editori (la S.I.A.E.) all'EUR scoprii che un ufficio di essa faceva da intermediario con il Copyright Office americano ed era dunque possibile - depositando una copia in più - fare domanda per il riconoscimento del Copyright sull'opera anche negli Stati Uniti. Così feci e dopo qualche tempo, a conclusione dell'iter, mi arrivò il regolare certificato di registrazione da parte dell' U.S. Copyright Office (annesso alla Biblioteca del Congresso, la Library Congress di Washington). 
Se volete divertirvi a verificare di persona, dovete andare prima sulla homepage della Library of Congress, lì individuare il riquadro dello U.S. Copyright Office, poi trovare i vari cataloghi. Tenete conto che il mio nome è stato registrato in due varianti: DeCesaris, Giuseppe (senza spazio tra le due parti del cognome) oppure come Cesaris, Giuseppe D. Tenete anche conto che la prima parola del titolo è stata inserita per errore come "Conguinzioni"  con la prima i e la u scambiate di posto. Comunque non avrete alcun problema se nella Search Request inserite la keyword/parola-chiave: "Giove-Saturno" . Ah ... dimenticavo, potete trovare il record di registrazione anche con questi riferimenti: Copyright Number TXu000977054 Date 2000-08-31.

[N.B. Ho ritoccato questo articolo per correggere un errore nel quale ero incorso per eccessivo ottimismo, errore connesso con parola 'Relevance' della tabella di presentazione dei risultati del motore di ricerca del Copyright Office. Chiedo venia.]
 
 
 

giovedì 24 gennaio 2013

Una G-S tripla in diretta: il ritorno dell'ESSERE del 1940-1941

Grafici (prodotti dallo scrivente) relativi alla
congiunzione Giove-Saturno tripla che si verificò a cavallo
degli anni 1940-1941 nella costellazione dell'Ariete
Riordinando un po' di carte, mi è tornato tra le mani un interessante articolo che trovai in rete (in un archivio della Nasa gestito dall'Università di Harvard) all'inizio del 2004 ["trovato e stampato il 21.2.2004 notte" recita l'appunto che vi feci sopra] e che mi confermò nella validità di tutta una serie di risultati che avevo già ottenuto autonomamente, cinque-sei anni prima al momento della stesura e pubblicazione del mio "Congiunzioni Giove-Saturno e storia giudaico-cristiana"[2001].

Si tratta dell'articolo che un certo Samuel Herrick Jr. della UCLA (University of California, Los Angeles) dedicò alla congiunzione Giove-Saturno tripla del 1940-41 proprio mentre essa era in atto e lui dunque la stava seguendo probabilmente notte dopo notte. L'articolo fu pubblicato a febbraio del 1941 nel fascicolo n. 144 dell' Astronomical Society of the Pacific, dopo che si erano già verificati i primi due allineamenti (vedi grafici), mentre Giove era ancora alla destra del 'padre Saturno' (curva rossa dei grafici) e si attendeva il terzo allineamento.
Scriveva S. Herrich sulla prima pagina [p. 341]:
"In this time Jupiter has twice passed his slower-moving companion, once on the fifteenth of August, in the course of their eastward (durect) motion the stars, and once on October 11, while both were moving in the retrograde (westward). These two 'conjunctions' soon are to be followed by a third and final one, on the twentieth of the present month (February), after the two planets have resumed their eastward motion. Thereafter Jupiter will pull steadily ahead of Saturn in their never-ending race around the zodiac, and next will overtake the latter in the early part of 1961."




A beneficio di tutti i miei lettori, ma particolarmente degli amici astrofili ed astronomi che mi seguono in queste intriganti ricerche, riassumo dunque i riferimenti all'articolo:

Herrick, Samuel, Jr.
The Jupiter-Saturn Triple Conjunction
Astronomical Society of the Pacific Leaflets, Vol. 3, February 1941, Leaflet No. 144, p. 341

ottenibile in rete tramite il NASA ADS Astronomy/Planetary Abstract Service.

Agli amici storici e filosofi ricordo invece, prima di chiudere, che è proprio questo il fenomeno cui pensava Martin Heidegger almeno dal 1921 in poi e comunque nel 1926-1927 quando scrisse e pubblicò il suo Sein und Zeit, Essere e Tempo. Il fenomeno - secondo me - che lo portò a dire che la Seconda Guerra Mondiale era anche, se non prioritariamente,  un evento metafisico.  Ma su tutte queste cose, sulla Germania segreta ed esoterica, torneremo presto in altri articoli specifici.

domenica 13 gennaio 2013

La manifestazione del LOGOS del 7 aC

In questi giorni del 6 ac la congiunzione tripla tra Giove e Saturno verificatasi sullo sfondo della costellazione zodiacale dei Pesci volgeva ormai al termine. Terminata per entrambi i pianeti la fase di apparente moto retrogrado, Giove era infatti tornato alla sinistra del 'padre' Saturno (linea blu del grafico qui a sinistra, che indica ora una maggiore longitudine di quella dell'Antico di giorni, linea viola), ne distava ora circa 3° e se ne sarebbe allontanato sempre più, nei successivi mesi ed anni (fino a 9 anni e 340 giorni, poi avrebbero ripreso a riavvicinarsi).
 
L'unico allineamento eliocentrico si ebbe al 31 agosto di quell'anno, mentre le date dei tre allineamenti visti da Terra tra i due pianeti e le relative distanze angolari minime, visive, erano state rispettivamente: il 29 maggio (59' 06"), il 1° ottobre (58' 29") ed il 5 dicembre (1° 03' 55") del 7 ac. 
I due pianeti apparvero più vicini di 3°, come in un armonico balletto, dal 27 aprile del 7 ac fino appunto a questi giorni del 6 ac, cioè complessivamente per 262 giorni.

Come si vede, si trattò sì di una congiunzione G-S tripla (quindi piuttosto rara, mancava infatti dal 146-145 ac quando se n'era avuta una nella costellazione del Cancro), ma non particolarmente spettacolare e perfetta da un punto di vista astronomico. Innanzitutto i due pianeti non si avvicinarono mai a meno di circa due diametri lunari e poi l'intervallo tra primo e secondo allineamento (125 giorni) fu ben più lungo di quello tra secondo e terzo allineamento (65 giorni, cfr. grafici). Questo significa che le tre lancette (Terra, Giove, Saturno) dell' orologio cosmico non si allinearono mai perfettamente tutte e tre nella stessa direzione, come fanno le due lancette dell'orologio al nostro polso all'inizio di un nuovo giorno.
Molto meglio - da questo punto di vista - andarono le cose  973 anni dopo quando - nel 967 dC - una congiunzione Giove-Saturno tripla si verificò nuovamente nella costellazione dei Pesci.

I tre allineamenti, con relativi angoli visuali minimi, si ebbero al 25 giugno (1° 09' 08") e 6 ottobre (1° 11' 08") 967 e 4 gennaio 968 (1° 15' 27"). Che la congiunzione G-S di quell'anno non sarebbe finita ad ottobre e sarebbe invece stata tripla lo sapevano - con altissima probabilità - tanto l'imperatore del Sacro Romano Impero Ottone I di Sassonia che il papa Giovanni XIII (965-972), i quali insieme proprio in quei giorni convocarono con un'unica lettera a Roma il giovane Ottone II, figlio dell'imperatore, per incoronarlo co-reggente nella notte di Natale in s. Pietro 'davanti a Cristo'.

E così fu. Partito da Augsburg ed entrato in Italia al passo del Brennero, Ottone I incontrò suo figlio in ottobre a Verona e di lì, via Ravenna, si recarono insieme a Roma. Qui a mezzanotte del 24 dicembre 967 il dodicenne Ottone II fu insignito dal padre del titolo di Cesare e nominato dal papa Imperatore co-reggente del Sacro Romano Impero.  In quella notte Giove era ancora alla destra di suo 'padre' Saturno, ne distava solo 1° 22' 38" e gli si stava avvicinando in direzione est per il III ed ultimo allineamento di quella congiunzione, allineamento avvenuto - come detto - una decina di giorno dopo, il 4 gennaio 968.

Tanto onore celeste non riuscì ad evitare a Ottone II la sfortuna di una breve vita: colpito da malaria, morì infatti ventottenne nel suo palazzo di Roma il 7 dicembre del 983. Riposa nella Basilica di s. Pietro, unico imperatore del Sacro Romano Impero ad essere sepolto a Roma. R.i.p. [ http://de.wikipedia.org/wiki/Otto_II._(HRR) ]

sabato 5 gennaio 2013

Papa Ratzinger sulla IV egloga di Virgilio

Sulla IV egloga virgiliana scrive nel suo ultimo (terzo) libro su Gesù anche papa Benedetto XVI.
A pag. 66 del suo L'infanzia di Gesù, Rizzoli-Lev leggiamo:

"Forse è opportuno menzionare a questo punto un testo che, come un presagio del parto verginale, ha fatto riflettere la cristianità occidentale fin dai primi tempi. Penso alla quarta egloga di Virgilio che fa parte delle Bucoliche (poesie pastorali), composte all'incirca quarant'anni prima della nascita di Gesù."

POICHE' della nascita di Gesù il papa dice a pag. 75 che "è da fissare qualche anno prima" della morte di Erode il Grande, che "morì già nel 4 a.C." e a pag. 115 che "Keplero ha calcolato che, a cavallo tra l'anno 7 e 6 a.C. - che oggi viene considerato l'anno verosimile della nascita di Gesù - si è verificata una congiunzione dei pianeti Giove, Saturno e Marte" NE DEDUCO che anche lui è del mio stesso parere e cioè che la IV bucolica dev' essere stata scritta da Virgilio originariamente verso il 46 a.C., prima come dicevo dell' introduzione del nuovo calendario solare.

Rimanendo comunque sulle generali e senza far apertamente propria l'idea costantiniana e medioevale di Virgilio profeta cristiano (ma tuttavia alludendovi), il papa continua:

"In mezzo ai versi giocosi sulla vita di campagna, risuona lì all'improvviso un tono molto diverso: viene annunciato l'avvento di un nuovo grande ordine del mondo a partire da ciò che è integro (ab integro). <<Iam redit et virgo - già ritorna la vergine>>. Una nuova progenie discende dall'alto del cielo. Nasce un bambino con cui finisce la progenie 'di ferro'.
  Che cosa viene promesso lì? Chi è la vergine? Chi è il bambino di cui si parla? Anche qui - come nel caso di Isaia 7,14 - gli studiosi hanno cercato identificazioni storiche che, però, soaltrettanto nel vuoto. Dunque, che cosa viene detto? Ilmmaginativo dell'insieme proviene dall'antica raffigurazione del mondo: sullo sfondo sta la dottrina del ciclo degli eoni e del potere del destino. Ma queste idee antiche acquisiscono un'attualità vivace mediante l'attesa secondo cui sarebbe ormai arrivata l'ora di una grande svolta di eoni. Ciò che fino a quel momento era stato solo uno schema lontano, all'improvviso si rende presente. Nell'epoca di Augusto, dopo tutti gli sconvolgimenti a causa di guerre e di guerre civili, il Paese è attraversato da un'ondata di speranza: ora dovrebbe finalmente iniziare un grande periodo di pace, dovrebbe spuntare un nuovo ordine del mondo.
   Di questa atmosfera di attesa della novità fa parte anche la figura della vergine, immagine della purezza, dell'integrità, della partenza 'ab integro'. E ne fa parte l'attesa del bambino, del germoglio divino (deum suboles). Per questo si può forse dire che la figura della vergine e quella del bambino divino fanno, in qualche modo, parte delle immagini primordiali della speranza umana, che emergono in momenti di crisi e di attesa, senza che vi siano in prospettiva figure concrete."

Comprende ogni lettore che - in base a quanto ho scritto nell'articolo precedente - io non sono d'accordo con il papa. Secondo me  IV egloga fu scritta dal ventiquattrenne Virgilio in un momento storico ben determinato e con protagonisti e condizioni astronomiche ben precise. Dopo le idi di marzo del 44 a.C. e l'uccisione di Cesare, l'egloga fu tenuta nel cassetto da Virgilio per qualche anno e ritoccata e ri-dedicata poi nel 40, dopo la pace di Brindisi.

E' vero comunque che vi era in medioriente - particolarmente tra gli israeliti esseni palestinesi - l'attesa di una nuova gravidanza celeste (cioè di una congiunzione Giove-Saturno tripla)  nella costellazione dei Pesci, gravidanza che avrebbe dovuto concludersi - come tutte le gravidanze celesti - con la nascita di un Figlio divino, di un davidico re e messia d'Israele.
E' il caso di ricordare, per concludere, che da un punto di vista astroNomico quando una congiunzione tripla avviene nella costellazione dei Pesci, il Sole per un certo periodo viene a trovarsi nella Vergine (la costellazione opposta).

giovedì 27 dicembre 2012

Redeunt Saturnia regna (Virgilio, IV bucolica)


Statua di Virgilio a Mantova
In clima natalizio non è fuor di luogo parlare della IV bucolica di Virgilio, certamente la più famosa delle dieci anche se non proprio la più bella da un punto di vista strettamente poetico. Il motivo della grande fama di questa composizione è che - alcuni decenni prima dell'inizio dell'era cristiana - vi si parla della nascita di misterioso puer divino, regale che avrebbe avviato/introdotto un nuovo grande ordine di secoli, non più caratterizzato da divisioni e guerre come quelle che si erano avute fino allora a Roma, ma da concordia e pace in tutto il mondo, anche animale.
Chi fosse il puer tanto fortunato cantato da Virgilio è una questione che si dibatte da secoli e millenni, con pareri molto divergenti e senza una conclusione accettata. Poichè nell'opera si nomina Pollione, alcuni hanno pensato che Virgilio alludesse a suo figlio, il futuro Asinio Gallo. Altri hanno pensato a Marcello, il nipote di Augusto, ed altri alla stessa figlia di Augusto, Giulia.
L'interpretazione cristiana, quella che diede eccezionale fama alla bucolica, fu quella lanciata dall'imperatore Costantino a Nicea, poi ripresa da s.Agostino e Dante, che il puer vaticinato da Virgilio altri non fosse che Gesù Cristo.
La chiesa medioevale poi, nei canti liturgici del giorno di Natale, pose ed invocò
Virgilio come profeta di Cristo:
Maro, Maro, vates Gentilium, da Christo testimonium
O Virgilio Marone, o Marone poeta dei pagani, dà testimonianza a Cristo


 
Tutto ciò premesso, dirò ora che anch'io ho fatto un certo lavoro esegetico sulla IV bucolica di Virgilio che mi porta però a tutt'altre conclusioni. A questo lavoro sono dedicate le pagine da 128 a 135 del mio Congiunzioni Giove-Saturno e storia giudaico-cristiana, che ora ovviamente non ripeterò qui in ogni dettaglio, riportandone invece i risultati. Che sono i seguenti (pag. 134):
 
"Secondo noi, dunque, la quarta egloga fu inizialmente scritta dal ventiquattrenne Virgilio nell'estate-autunno del 46 aC (quando era da poco iniziata l'èra astronomica dei Pesci, da poco iniziato l'ottavo secolo di Roma e mentre era in atto una congiunzione Giove-Saturno), come composizione augurale dedicata a Giulio Cesare - e a suo figlio Tolomeo Cesare - in occasione del suo rientro a Roma e della sua decisione di introdurre il calendario solare [a partire dall'imminente 1° gennaio del 45 aC]."
 
Il misterioso puer di cui tratta l'egloga è dunque a parer mio Tolomeo Cesare, il figlio di Giulio Cesare e della regina d'Egitto Cleopatra, figlio regale e figlio anche della 'gravidanza celeste' allora in atto (cfr. congiunzione G-S, "redeunt Saturnia regna", dei grafici sovrastanti). Il bambino aveva allora circa un anno.
 
La drammatica conclusione di questa vicenda iniziata tanto poeticamente fu che quel puer - che secondo gli auspici della bucolica virgiliana doveva essere il simbolo ed il fortunato testimone dell'inizio di un "nuovo grande ordine di secoli" e di una apollinea e pacifica età dell'oro - quel puer, Tolomeo Cesare, finì strangolato all'età di 17 anni, per ordine di Ottaviano, poco dopo il suicidio della trentanovenne madre Cleopatra, avvenuto ai primi di settembre del 30 aC. (un anno dopo la sconfitta di Azio).