sabato 27 febbraio 2010

Come un Buddha ...

Come un Buddha seduto
a gambe incrociate
su un letto d'ospedale
travi e tubi vedo gialli
fuori dalla finestra aperta,
una parete rosa
e il cielo azzurro finalmente.

Mentre scrivo
l'aerosol gorgoglia incessante
e sbuffi di vapore escono
dalla mascherina
subito dileguandosi nell'aria calda.
Io ansiosamente aspetto,
ma calmo e sereno.

venerdì 26 febbraio 2010

Un caro saluto da un letto d'ospedale

A tutti voi che mi leggete con continuità e seguite con attenzione invio il mio più cordiale saluto dal letto d'un ospedale della capitale, ove sono ricoverato per un improvviso malore che mi ha costretto a rivolgermi al Pronto Soccorso. Sembra comunque, a distanza di sei-sette giorni dal primo malessere, che tutto sia in fase di positiva risoluzione, grazie soprattutto ad un personale medico ed infermieristico di eccezionale competenza, abilità e cortesia. A presto dunque e buona notte a tutti, Giuseppe

mercoledì 10 febbraio 2010

Hypatia und die Seynsgeschichte

Nella tragica storia di Ipazia (ca. 360-415), la bella e colta figlia di Teone, l'ultimo direttore della Biblioteca e del Museo di Alessandria d'Egitto, c'è un elemento -a parer mio - che non è stato finora ancora mai considerato e che è invece fondamentale per una completa ricostruzione degli ultimi anni della famosa filosofa, matematica ed astronoma alessandrina. Si tratta precisamente di un fenomeno astronomico, di quello stesso tipo di fenomeno astronomico che si sta rivelando essenziale per rispondere alla Seinsfrage riproposta nel secolo scorso da Heidegger: una congiunzione Giove-Saturno tripla verificatasi a cavallo degli anni 411-412.

Come si vede dai diagrammi riportati qui di seguito (diagrammi che ciascuno può verificare con un programma planetario), Giove si allineò la prima volta con Saturno e lo superò verso est il 29 agosto del 411; passò poi alla destra del 'padre' Saturno mentr'erano entrambi in moto apparentemente retrogrado il 1° novembre dello stesso anno 411. Tornati in moto progressivo, Giove si allineò di nuovo con Saturno circa quattro mesi e mezzo dopo e lo superò verso est il 13 marzo del 412. Da quell'esperta astronoma che era (a quanto si è tramandato anche superiore al padre Teone nell'osservazione degli astri), Ipazia non può non avere osservato questo raro fenomeno, così come non può non averci riflettuto sù e non averlo fatto oggetto delle sue lezioni all'Accademia, lezioni frequentate anche dal governatore imperiale (il praefectus augustalis) Oreste, amico ed ammiratore di Ipazia.

Il fenomeno - di cui abbiamo visto la rilevanza nella vicenda evangelica e nelle origini del cristianesimo - non sfuggì naturalmente neppure alle autorità religiose della città, il vescovo Teofilo e suo nipote Cirillo. Quando - il 15 ottobre 412 - il primo morì e divenne vescovo l'ancor più integralista e autoritario Cirillo, il clima in città cominciò rapidamente a peggiorare per tutti, ma soprattutto per Ipazia, notissima e oggetto dell'invidia e dell'ostilità di Cirillo.
Anche se non conosciamo i dettagli delle divergenze, ma molto probabilmente per quel che Ipazia insegnava (anche, ma forse soprattutto, sulla congiunzione G-S tripla del 411-12 nei Gemelli), è certo che durante gli anni 413 e 414 il clima tra la matematica ed astronoma ed il fanatico Cirillo si fece incandescente. Finchè (secondo quanto riporta lo scrittore cristiano Socrate Scolastico) nel marzo del 415 un gruppo di fanatici parabalanoi, chierici "barellieri", sorta di milizia privata di Cirillo, sorprese Ipazia mentre tornava a casa in lettiga, la tirò giù, la trascinò in una chiesa e la uccise brutalmente, scorticandola fino alle ossa e bruciandone poi i resti nel braciere del Cinarion.

A questo punto, l'ineffabile Cirillo (che per i suoi meriti cristologici e marianologi Leone XIII nel 1882 proclamerà santo e Doctor Incarnationis) fece distruggere anche tutte le opere di Ipazia, sia quelle di contenuto geometrico-matematico che quelle di contenuto specificamente astronomico, nonchè tutti gli strumenti scientifici da lei inventati.

La succesiva inchiesta per l'uccisione di Ipazia si risolse naturalmente con un nulla di fatto. Così stava iniziando il medioevo.

venerdì 5 febbraio 2010

Naram-Sin, il messia degli Accadi

Ora che la 'papera' è partita (vi spiegherò in seguito di quale convegno si tratta), ho finalmente di nuovo un po' più di tempo da dedicare al blog. Ho così scoperto che uno dei post più gettonati - anzi il più gettonato, cioè letto - tra quanti ne ho scritti negli ultimi quattro mesi è quello in italiano, ma dal titolo in inglese, The puzzling Naram-Sin's victory stele, che scrissi il 15 ottobre 2009.

Commentando le immagini della famosa 'stele della vittoria' di Naram-Sin, re degli accadi dal 2255 al 2219 a.C. e nipote di Sargon I, e dando di quell'immagine una nuova interpretazione, ricordavo in quel post una delle più antiche occurrences della Seinsgeschichte, precisamente la congiunzione Giove-Saturno doppia che ebbe luogo tra i primi di gennaio e la fine di luglio dell'anno 2230 a.C., che fu ritenuta segno di celeste benedizione e una specie di unzione divina del re Naram-Sin a messia degli accadi.
Ma non voglio ora ripetere qui tutto quel post, che mi venne evidentemente tanto bene. Vi rimando perciò direttamente ad esso per avere tutta una serie di dettagli sia sul ritrovamento che sulla datazione della famosa stele (ora conservata al Louvre), nonchè sulle dubbie interpretazioni precedenti.

martedì 19 gennaio 2010

Fisica e metafisica dell'attentato del 1981 a Giovanni Paolo II

Abbiamo tutti letto che, dopo aver scontato 29 anni di carcere, è appena tornato libero il cinquantaduenne Mehmet Ali Agca, il turco che all'età di 23 anni, il 13 maggio 1981 attentò alla vita di Giovanni Paolo II.
Ora non ho tempo per illustrare il mio parere in dettaglio, quindi tornerò sull'argomento in futuro, ma vi anticipo che vi sono fondati motivi per ritenere che anche questa come tantissime altre vicende storiche riguardanti il cristianesimo e/o l'ebraismo abbia eine seinsgeschichtliche Interpretation, della quale probabilmente (ma chissà...) Agca stesso è all'oscuro. Ne era invece molto probabilmente al corrente Giovanni Paolo II che, se non ricordo male, già verso la fine del precedente anno 1980 aveva espresso (a Fulda, in Germania) gravi timori per le prove che avrebbe dovuto sopportare nell'anno che stava per iniziare.

sabato 16 gennaio 2010

Un sogno impossibile ?!

Mi farebbe un piacere immenso, un giorno, sapere che tra le cose di cui hanno parlato il papa Benedetto XVI ed il rabbino capo Di Segni, durante il loro incontro del 17 gennaio 2010 alla Sinagoga di Roma, vi è stato anche il mio libro Congiunzioni Giove-Saturno e storia giudaico-cristiana, che entrambi hanno letto.
Eh.. sì, perchè dovete sapere che in occasione di un dibattito interreligioso organizzato qualche anno fa a Roma dall'Università di RomaTre (dal prof. Bosetti mi pare), cui partecipava anche Di Segni e al quale io partecipai come uno del pubblico, ne regalai una copia a ciascun conferenziere (oltre che a Milano, una copia arrivò così anche all'Università del Cairo), ma al card. Silvestrini due copie, una personale per lui ed una da recapitare cortesemente al papa eletto da qualche tempo, appunto papa Ratzinger.
Ecco .. come segno di vero dialogo tra Chiesa cattolica e mondo ebraico il papa ed il rabbino Di Segni potrebbero (tra le altre cose, s'intende!) fare una riflessione comune su quali segni celesti rappresentavano le 'promesse' di Dio al popolo ebraico e la puntuale conferma - di generazione in generazione - della Sua predilezione per esso, ed anche magari sull' attesa di quale tipo di quei segni si accompagnava l'attesa messianica sempre in parte del popolo ebraico nel secolo, secolo e mezzo precedente il regno di Tiberio.
Che dite, succederà? vi sarà qualche segno che un reale processo di capire insieme i veri nodi storici e culturali delle differenze è iniziato? o vi saranno solo tutta una serie di formalità e di accordi sul turismo in Terrasanta, sulla tutela dei luoghi di culto cristiani a Gerusalemme, ...?!
E di Pio XII se ne parlerà?

lunedì 11 gennaio 2010

In these days .. ten years ago

Ten years ago in these days I was beginning to write my first book, the book which would have had the final title Congiunzioni Giove-Saturno e storia giudaico-cristiana (in English Jupiter-Saturn conjunctions and judaic-christian history) and the cover of which you can see here on the right. At that time, anno Domini 2000, I had already found that the astroNomical phenomenon of the Jupiter-Saturn conjunction explains many crucial points/moments of the ancient jewish and christian history but I didn't suspect that the study of this phenomenon had brought me so far, as it did and still does. At that time I had only heard of the ancient myths of the phoenix and of the unicorn but I didn't image they could have had an astronomical interpretation, and even less that I should have found it.
Similarly I knew at that time neither Heidegger's name nor his philosophy, idem for Husserl, Edith Stein, Hannah Arendt, Gadamer, Loewith, .. Nietzsche, Rilke, Hoelderlin, ... ... Bloch, Benjamin, Lukacs, ... ..
Rethinking of those days and considering how much my life is changed in the meanwhile, I had yesterday the curiosity to verify if the United States Copyright Office (Library of Congress) had registered the manuscript I sent in the summer of year 2000 through the Italian Copyright Office S.I.A.E.-Rome and inserted it in its on-line catalogs. Well, do you believe it?! I succeeded in finding my name and my book in the Copyright Records of the US Copyright Office; in this way, that each of you - my seventy/eighty affectionate readers - can follow:
1) first, you go to the site of the US-Library of Congress (loc)
http://www.loc.gov/index.html
2) you click (link site of the page) on the link 'Copyright Office';
3) then on 'Search Copyright Records';
4) then on 'Online Records' and
5) finally on 'Public Catalog'. Putting now as search request:
'Keyword=Congiunzioni Giove-Saturno' OR
'Name=DeCesaris, Giuseppe'

you obtain the registration record of my book with
Registration Number/Date: TXu000977054 / 2000-08-31

I had forgotten .. it was a heavy manuscript: 416 pages .. a lot of work! Date of Creation: 2000.
As you can see, the personnel of the Office made only one error: 'Conguinzioni' instead of 'Congiunzioni'. Nice to see that the work was judged of great relevance!! It's so indeed, in all modesty.

venerdì 1 gennaio 2010

Felice Anno Nuovo - Happy New Year...2016!!

... ci saremmo augurati oggi SE il monaco Dionigi il Piccolo, Dionysius Exiguus, verso l'anno che oggi chiamiamo 530 d.C. avesse conosciuto un po' meglio l'effettivo intervallo di tempo medio tra una congiunzione Giove-Saturno e l'altra e non avesse quindi sbagliato i suoi calcoli nel determinare la data della Natività.

Sì, perchè verso l'inizio di quell'anno, quando a Giove mancavano ormai solo circa 25° per raggiungere il piccolo (ad occhio nudo) e lento 'padre' Saturno ed era quindi ormai prossima una nuova congiunzione tra i due pianeti, il dotto monaco scita (della Scizia) fu incaricato da papa Felice III (526-530) o dal suo successore Bonifacio II (530-532) di conteggiare quanti anni esattamente erano passati ab Incarnatione Domini nostri Iesu Christi, così - eventualmente - da iniziare un nuovo conteggio degli anni e sostituire l'era di Diocleziano con una nuova era che avrebbe preso nome da coloro che quell'impe-
ratore aveva perseguitato, i cristiani, e da colui che essi adora-
vano, Cristo Gesù.

Noi oggi non sappiamo in dettaglio quali e quante considerazioni fece il dotto monaco, che doveva avere anche, necessariamente, discrete nozioni di astroNomia. Quel che è certo è che mentre lavorava, egli vedeva che andava maturando una nuova congiunzione G-S (la 27-esima successiva a quella della Natività, di cui in Matteo 2,2) e vedeva di sera in sera Giove avvicinarsi sempre più a Saturno, come risulta dal grafico a destra. Si vede da esso che quella congiunzione G-S fu una congiunzione pseudo-doppia, nel senso che Giove si avvicinò una prima volta a Saturno - senza tuttavia superarlo - l'11 ottobre 530 (quando l'angolo tra i due pianeti scese a 2° 20' 44") e poi si allineò con esso il 1° maggio del successivo anno 531, quando la distanza angolare tra i due pianeti scese a soli 42' 20" (ad una latitudine di ca. 80° 10').

Da quel che sappiamo oggi, risulta che Dionigi nel determinare quand'è che era avvenuta la congiunzione G-S tripla nei Pesci del 7 a.C. commise un errore complessivo di circa 6 anni, cioè di circa 2191 giorni, collocando quell'evento nella seconda metà dell'anno di Roma 753 anzichè correttamente nella seconda metà dell'anno 747 ab Urbe condita. Considerato che questo errore era 'spalmato' su un totale di 27 intervalli di congiunzione G-S, esso errore risulta di ca. 81 giorni (0.22 anni) sul singolo intervallo medio (o eliocentrico) della congiunzione Giove-Saturno, che ho altrove calcolato in 19.86 anni (19 anni e 314 giorni).

Tutto ciò significa che Dionigi fece i suoi calcoli con il valore 19.64 anni, commettendo un errore in difetto di (o.22/19.86)*100% = 1,1 %, il che rappresenta per quei tempi di astronomia ad occhio nudo un'ottima precisione.
A trarre Dionigi in errore era stata probabilmente la precedente congiunzione G-S, di tipo unicorno (cioè singola), verificatasi - come si vede dal grafico qui a lato - il 29 ottobre 511, quindi ad un intervallo di tempo da quella del 530-31 (di cui era testimone diretto) inferiore di qualche mese rispetto al valore medio che oggi sappiamo essere esatto.
Con tutto ciò, come detto, la precisione dei calcoli di Dionigi fu senz'altro buona per quei tempi, anche se oggi, forse, per accordo internazionale si potrebbe pensare di correggere nel computo del tempo quell'antico errore di 6 anni.
Vi è da dire, per concludere, che il papa Bonifacio II (530-532) approvò il lavoro di Dionigi il Piccolo, riconoscendo - erroneamente - che la 'stella' del vangelo di Matteo [cioè la famosa congiunzione G-S tripla nei Pesci] era apparsa 531 anni prima di quella che stavano vedendo, invece che 537 anni prima. Fu così che dell'anno iniziato il successivo 1° gennaio si incominciò a parlare e a scrivere come dell'Anno Domini 532 (anzichè 538 come oggi sappiamo sarebbe stato corretto).

lunedì 21 dicembre 2009

Fenomenologia della Stella di Betlemme - Phenomenology of the Star of Bethlehem

The diagram you see here links is relative to an astroNo-
mical phenomenon which took place during the year 7 BCE in the zodiacal constellation of Pisces and which was terminating in these days of December of that year.

This diagram can be generated by anyone of you by means of an astroNomical software and refers to the triple conjunction between the two naked-eye-visible planets Jupiter (the royal star) and Saturn (El, the star of Ysra_el). Almost the totality of scholars who studied the question (and I among them) has the opinion that this is the 'star' of the Gospel according to Matthew [Mt 2, 1-2]. As can easily be seen in the diagram [points of minimum of the red curve (note 1)], the three longitude alignments of the planets took place at the following dates:

1) May 29th, 7 BCE,
at about L(geocentric longitude)=351° with a residual angular distance of 59' 6";

2) October 1st,
at about L= 347° with a r.a.d. of 58' 29" and finally

3) December 5th, 7 BCE
at about L=345° with a r.a.d. of 1° 3' 15".

From an astroNomical point of view, this J-S triple conjunction wasn't very particular among other similar conjunctions, because: a) the time interval between the first and the second alignment amounted to more than 4 months while that between the second and the third alignment amounted to only 64-65 days; b) the two planets remained at about one degree of angular distance, that is about the double of the full moon apparent diameter.

On this day (December 21th) the uncommon J-S triple conjunction was practically at its end: Jupiter was newly at the link side (eastwards) of 'its father' Saturn and their angular velocity were such that their angular distance of 1° 25' was growing at the rate of about 3' per night.

* * *

[1 ] For computing technique reasons astronomical software programs indicate with a minus sign (-) the years 'before Christ' or 'Before Common Era, BCE' according to the following rule

- n (softw. programs) = (n + 1) BCE (historical)

venerdì 11 dicembre 2009

La mia fenomenologia e quella di Husserl

Poichè in qualcuno degli ultimi post ho parlato delle mie tesi dicendo che esse si basano su e includono una fenomenologia delle congiunzioni Giove-Saturno, avendo ora letto qualcosa di Husserl volevo precisare che nel mio caso *non* si tratta di transzendentale Phaenomenologie, ma di fenomenologia strettamente fisico-matematica di quel fenomeno astroNomico; diciamo pure - e forse meglio, cioè più appropriatamente - di fisica di quell'importante fenomeno planetario osservato e registrato sin dall'antico Egitto (e fors'anche dall'antica Cina).

Questa precisazione si rende necessaria perchè ho letto dei brani di Husserl di definizione della fenomenologia dai quali si deduce che nella sua visione questa disciplina aveva una forte connotazione soggettiva e psicologica, mentre io al contrario nello studio di quel particolare fenomeno che ho identificato come l'ente base della metafisica ho adottato un criterio rigorosamente oggettivo e scientifico nel senso proprio della scienza moderna, galileiana.

Scriveva ad esempio Husserl [La storia della filosofia e la sua finalità, Città Nuova ed., Roma 2004, p. 9]:
La fenomenologia è "una scienza nuova ... omnicomprensiva del conoscere in generale da intendere nel senso più ampio, nella quale viene messa teoreticamente in questione la totalità delle strutture della percezione, del ricordo, della libera fantasia, per quanto possano essere primitive, allo stesso titolo di ogni forma di teorizzazione scientifica aprioristica ed empirica.

Ma - aggiunge Husserl - in ultima analisi verremmo sospinti ancora oltre. Chi se la sentirebbe di separare la soggettività conoscitiva dalla soggettività che ha dei sentimenti, delle tendenze, dei desideri, delle volizioni, che compie delle azioni, dalla soggettività che, in senso superiore e inferiore, valuta ed è attivamente operante secondo scopi?".

E' evidente che qui c'è un atteggiamento troppo personale e soggettivo nell'approccio allo studio dei fenomeni, contrastante secondo me con quello oggettivo postulato dalla scienza moderna. Che è poi quello da me adottato nello studio e nelle descrizioni delle congiunzioni G-S riportate nelle Appendici I-II-III-IV-V del mio "Congiunzioni Giove-Saturno e storia giudaico cristiana".

martedì 1 dicembre 2009

L' ambito della ricerca filosofica heideggeriana: Esserci e vita fattuale, essere e gravità(zione)

Seguendo un mio particolare percorso di ricerca su Heidegger e sulla sua filosofia, percorso che su questo blog mi ha già portato a fare delle afferma-
zioni piuttosto impegnative ed importanti, alla ricerca di ulteriori conferme alle mie intuizioni ho iniziato ora a leggere il Natorp-Bericht ovvero lo scritto heideggeriano Interpretazioni feno-
menologiche di Aristotele, che risale come noto all'autunno 1922. L'ho scaricato e stampato ieri sera, anzi stanotte verso l'una passata, dall'ottimo sito della Facoltà di Lettere e Filosofia dell'Uni
versità degli Studi di Palermo, precisamente dalla sezione del Dipartimento di Filosofia, Storia e Critica dei Saperi (FIERI).

Arrivato a pagina 3 (169), dopo aver già letto tutta una serie di proposizioni che mi confermano le mie precedenti intuizioni nell'interpretazione di Heidegger, ne trovo alcune - sull'oggetto della ricerca filosofica - (per me) talmente chiare che non posso trattenermi dal riportarvele qui, per convincervi di quanto vado esponendo su questo blog sul fondamento astronomico della metafisica occidentale. Scrive dunque, sottilmente da par suo, Heidegger (ma ho evidenziato io):

"L' oggetto della ricerca filosofica è l' esserci umano in quanto da essa interrogato rispetto al suo carattere d'essere. Questo ori-
entamento fondamentale del domandare filosofico non è imposto dall'esterno e come avvitato a forza sull'oggetto interrogato, la vita fattuale, ma è da intendersi come l'esplicito coglimento di una motilità fondamentale della vita fattuale stessa, che sta nella moda
lità per cui, nella concreta maturazione temporale del suo essere, si prende cura di questo, e ciò anche laddove scansa via se stessa. La vita fattuale ha il carattere d'essere di patire il peso di se stessa. La dimostrazione più evidente di ciò è la tendenza della vita fattuale a prendersela comoda. In questo patire il peso di se stessa la vita, secondo il senso fondamentale del suo essere, e non nel senso di una proprietà accessoria, è gravosa. Se essa è auten-
ticamente ciò che è in tale esser-di-peso ed esser-gravosa allora la modalità d'accesso ad essa genuinamente adeguata e la sua modalità di custodia potranno consistere esclusivamente in un render gravoso. Se non vuole mancare completamente il suo oggetto la ricerca filosofica può solamente attenersi a questo obbligo." [op. cit., trad. di A. Ardovino e A. Le Moli.]

Bene, dovete sapere che appena ho letto questo brano, anzi mentre lo stavo ancora leggendo, mi son venute da pensare, con riferimento ad Heidegger, due cose: il proverbio 'la lingua batte dove il dente duole' e l'associazione peso-gravità-gravitazione, o prima questa e poi quello (ora, nell'eccitazione e nella fretta di comunicarvelo, non ricordo esattamente; ma è indifferente, importante è la sostanza!).
Ora continuo nella lettura, buona giornata a tutti!

martedì 24 novembre 2009

Writings and images on the new hermeneutics

The book containing the fundamental ideas which in the recent years gave origin to the new historical and philosophical herme-
neutical paradigm (the one I called "l'ermeneutica di Giuseppe", i.e. "Joseph's hermeneutics") was conceived about ten years ago and has the title
Congiunzioni Giove-Saturno e storia giudaico-cristiana
Jupiter-Saturn conjunctions and judaic-christian history.

The manuscript was given to the Italian Copyright Office, S.I.A.E. Rome, and a copy sent to the U.S. Copyright Office (Library of Congress) on July 26th, 2000, and the book was self-produced (after more than 1 year of unuseful attempts with various publi-
shers) in December 2001.
Unfortunately the Book found enormous difficulties both in the distribution and in the selling and that was the reason why I opened a web site (keybooks.it, closed now that this blog seems to work well: it is easier to handle!) and why I began to write in the Google-Groups.

With a search on the Web and in the Google-Groups you can now find the thousands of posts I wrote in the last eight years, from 2002 onwards, to let my basic ideas to be known and on the re-
markable results I was obtaining in my following studies (phoenix, unicorn, XX century history and philosophy,Seynsgeschichte, ..).
To obtain the most by these electronic searches I suggest the following key-words with Google:

"keybooks cesaris" to search in the Web,
"keybooks giuseppe" to search in the Google-Groups
(in italiano "Google --> altro --> Gruppi")

Important to understand the recent results of my studies are the so-said Liverpool posters (title: Phoenix or Unicorn? Multiple or Single Jupiter-Saturn conjunction? ), that is the two posters I was invited to exibit and to explain at the 2008 Annual Meeting of the U.K. Classical Association (Liverpool University, March 2008). They are abviously in English.

These posters should be now called Liverpool-Berlin posters, as I was invited in August 2009 to take part (perhaps the only non-academic scholar) to the quinquennial Congress of the International Federation of the Societies of Classical Studies (Federation Internationale des Associations d'Etudes Classiques, F.I.E.C.) at the Humboldt-Universitaet zu Berlin. Title of my speech, in which I demonstrated my thesis even better than before, was:
"Phoenix and Monokeros were allegories of Jupiter-Saturn conjunctions".
As I said, these posters are in English and you can easily download them from this blog.

For the Book (of which only some hundreds of copies - in Italian - are in circulation), I think it should be now the right time for an international publisher to call me as soon as possible ... Let him know, please!!

venerdì 20 novembre 2009

Un divieto largamente disatteso

Un divieto divino della tradizione ebraico-cristiana che sarebbe stato nel tempo largamente (e, almeno in parte, fortunatamente!) disatteso è quello enunciato da Mosè agli israeliti dopo aver ricevuto "le dieci proposizioni" scritte "su due tavole di pietra", ripor-
tato nel cap. 4 del Deuteronomio:

"...State però molto attenti, perchè non vedeste alcuna figura nel giorno in cui il Signore parlò a voi in Oreb di mezzo al fuoco, di non corrom-
pervi .. ... e
di non alzare gli occhi al cielo e vedere il sole, la luna o le stelle, smarrirvi e prostrarvi a loro, servendo quelli che il Si-
gnore,vostro Dio, ha distribuito a tutti i popoli,sotto tutto il cielo"
[Bibbia conc., Dt 4, 15 e 19]

Com'è evidente, Mosè pone qui un espresso divieto sia dell'os-
servazione dei corpi astrali, sia della loro eventuale adorazio-
ne; divieto che a parer mio sarebbe stato nel tempo largamente disatteso già in ambito giudaico, con l'adozione (contestata intorno al 150 a.C. dai sacerdoti scismatici di Qumran) della con-
giunzione Giove-Saturno singola quale teofania della divinità monoteistica. Per quanto riguarda l'ambito cristiano basterà ricordare che tutta la vicenda evangelica è storicamente deli-
mitata da due fatti astrali ben precisi e verificabili, cioè dalla congiunzione G-S tripla del 7 a.C. e da quella doppia del 34-35 d.C (la fenice di Tacito, Annali 6.28). Ma si potrebbe parlare di Costantino e della congiunzione GS di fine anno 312, della riforma del calendario-giuliano, .. ...

sabato 7 novembre 2009

1921, Sept. 10th: Heidegger's unicorn

Il primo incontro significativo di Heideg-
ger con le congiunzioni Giove-Saturno risale al 1921, all'epoca dell' "amicizia stellare" con Jaspers. Quando, nel giugno di quell'anno, Jaspers ricevette dall'amico il testo dattiloscritto della lunga recen-
sione (circa 40 pagine) al suo Psicologia delle visioni del mondo, a Giove mancava-
no solo circa 6° per raggiungere Saturno, come si vede nel grafico sottostante relati
vo alla congiunzione G-S singola del 1921.
La situazione dei Quattro (sì, del Geviert, cioè Saturno, Giove, Sole e Terra) era tale in quel torno di tempo, che l'allineamento eliocentrico tra i due pianeti si sarebbe avuto il 22 agosto, mentre quello geocentrico (cioè rispetto a noi, alla Terra) il 10 settembre 1921 (minimo della linea in verde).
I due (Hei-
degger di sei anni più giovane) si erano cono
sciuti l'anno prima, a casa di Husserl a Friburgo, al compleanno (8.4.1920) del padre della fenomenologia. Significativamente (a parer mio) Heidegger era impegnato in quel periodo con la Fenomenologia della visione e dell'espressione (estate 1920), con la Fenomenologia della religione e la lettura di Paolo, Lutero e Descartes (autunno-inver-
no 1920-21), con Agostino e con il neo-platonismo e, nell'autunno-inverno 1921-22, con le Interpretazioni fenomenologiche di Aristotele.
Sulle ricerche di Heidegger in quel periodo e sull'atmosfera degli studi e dell'amicizia tra i due filosofi in quell'anno abbiamo una interessante testimonianza di Jaspers, che è il caso di riportare:
"Grazie ad Heidegger la tradizione di pensiero cristiana, special-
mente cattolica, che pure conoscevo già, mi diventò visibile nell'inconsueta freschezza di un uomo che vi era immerso con tutta la sua anima, e che al tempo stesso la superava. Fu lui a regalarmi molte singole espressioni, molti racconti e suggeri-
menti. Ricordo come parlava di Agostino, Tommaso, Lutero. Vedeva le potenze che erano all'opera in loro. Mi dava preziose indicazioni bibliografiche, mi segnalava i passi.
C'era tra noi in quei giorni del nostro stare insieme, e probabil
mente ci fu anche molto dopo, una atmosfera di solidarietà. Ci intrattenevamo con quella bella spregiudicatezza che non impedisce di dare voce a ciò che si vede."
[da Guida a Heidegger, a cura di F. Volpi, Laterza 2005, p. 15]

Ciò nonostante, la confidenza filosofica tra i due non dovette essere così totale, se a giugno del 1921 Heidegger consegnò a Jaspers una recensione radicalmente critica al suo Psicologia delle visioni del mondo (girata anche a Husserl e a Rickert ), recensione che rappresentò la prima crepa in un'amicizia che sarebbe comunque durata sino alla morte di Jaspers.

Anche grazie - a parer mio - all' esperienza fondamentale che stava vivendo, anzi vedendo (Vorgriffsdijudication), oltre a tutte le letture e gli approfondimenti fatti in quel periodo, Heidegger aveva ormai messo a punto il progetto di 'fatticità' del suo Esserci, cioè quella cosiddetta ermeneutica della fatticità che nei prossimi anni, nel tempo zwischen den Zeiten, lo avrebbe guidato alla rilettura di tutta la storia della filosofia e della teologia alla luce della storia dell'essere, cioè della Seinsgeschichte (o meglio Seynsgeschichte).

Scriveva proprio nei giorni della congiunzione G-S (lettera a Loewith del 19 agosto 1921):
"Io lavoro in maniera concretamente fattuale muovendo dal mio 'io sono' - dalla mia provenienza spirituale di fatto, dal mio milieu, dai miei contesti vitali, da ciò che da qui mi è accessibile come viva esperienza, in cui io vivo. Questa fatticità, in quanto esistentiva, non è un mero 'cieco esser-ci'; ... ... A questa mia fatticità .. appartiene che - come dico in breve - io sono un 'teologo cristiano'. In ciò vi è una determinata, radicale preoccupazione di sè, una determinata, radicale scientificità - rigorosa oggettività nella fatticità; qui si trova la coscienza storica della 'storia dello spirito' - e io sono così nel contesto di vita dell'università."

Peccato che nei successivi vent'anni questa da Heidegger proget-
tata e vissuta ermeneutica della fatticità si sia poi dispiegata in saggi e opere di così ermetico contenuto e di tale linguistico contorsionismo (ermetismo e contorsionismo tanto maggiori quanto più ci si avvicinava al 1940) che oggi, a distanza di quasi novant'anni da quel tempo, sia necessaria per capirle/la una nuova ermeneutica, finalmente chiara ed evidente come l'ermeneutica astroNomica di Giuseppe (De Cesaris).
Cioè, modestamente, dello scrivente.

domenica 1 novembre 2009

Non mi sono stupito ..

Sì, devo dire francamente che non mi sono stupito più di tanto quando ho visto che nell'elenco delle città italiane dalle quali è stato richiama-
to e visitato questo blog nelle ulti-
me due settimane Bologna occupa solo il 13° posto, a pari merito con Mestre, Rimini, Carbonara di Bari, .. e dopo Pescara, Palermo, Verona, Pastrengo, ...
Non mi sono stupito perchè mi sono tornate in mente le classifiche delle migliori università del mondo, stilate da vari enti di ricerca, nelle quali l'Università di Bologna (prima tra le italiane?) è preceduta da oltre 150 altre università.

Avrei immaginato che all'Alma Mater degli studi e dell'italica sapienza avessero antenne più sensibili per le tematiche trattate qui e per la nuova ermeneutica!

Voi che mi leggete, avvisateli per favore !

martedì 27 ottobre 2009

Triumphus Tertius - Hypnerotomachia Poliphili

Sono finalmente in grado di farvi vedere l'immagine del Triumphus Tertius dell' Hypnerotomachia Poliphili di cui vi avevo parla-
to qualche tempo fa: è quella qui sotto (tratta da H.P., Adelphi ed., vol. I, Milano 2006, pp. 170-171) ove si riconoscono agevolmen-
te sei unicorni che trainano un carro sul cui ripiano è seduta "una splendida ninfa". Secondo i commentatori dell'opera si tratta di Danae, la figlia di Acrisio, re di Argo, che il padre - per proteggerla - chiuse in una torre; ostacolo per superare il quale (e possedere la fanciulla) Giove si trasformò in una pioggia d'oro.



"Seguiva il terzo, divino carro trionfale con quattro mobili ruote simili in ogni particolare a quelle precedenti: erano di crisolito etiopico, fiammeggiante di auree pagliuzze ... Le sue lastre, applicate intorno nel modo suddetto, erano di verde eliotropia di Cipro punteggiata di minute gocce sanguigne, che dà potere sugli astri celesti, rende invisibile chi la porta e dona la divinazione. ... ... Il carro era trainato in pompa magna da sei fierissimi mono-
ceri dalla fronte cornuta ... Li cavalcavano sei verginelle, nei modi e col fasto delle altre: avevano abiti d'oro .. Sul piano del carro, al centro, era posto un prezioso seggio di diaspro verdeg-
giante, eccellente se unito all'argento, soccorrevole alle parto-
rienti e medicina dell'uomo casto. ... ... Vi sedeva a suo agio una splendida ninfa sontuosamente vestita d'oro tessuto in seta azzurra, .. Manifestava il piacere amoroso nell'atto di ammirare l'abbondanza dell'oro divino nel suo grembo, tra solenni onori e festosi applausi, come negli altri trionfi: sedeva con le folte chiome fluenti sul dorso, incoronata da un diadema d'oro tempestato di pietre multiformi." (da H.P. Adelphi cit., vol. II, pp. 181-182).

Come approfonditamente spiegavo nel precedente post sull'erme-
tica opera rinascimentale, post cui rimando per spiegazioni detta-
gliate sull'aspetto astronomico, l'interpretazione che io dò di questa immagine è che essa sia un modo cifrato, allegorico, di spiegare che una congiunzione Giove-Saturno multipla (tripla/
doppia) [allegorizzata qui "dalla splendida ninfa" Danae] arriva sempre preceduta, 'trainata', da una lunga serie di congiunzioni Giove-Saturno singole [allegorizzata qui dal traino dei sei "fierissimi monoceri", monokeros].

Quando, ad esempio, tra circa 230 anni tornerà la prossima congiunzione G-S tripla, a cavallo degli anni 2238-2239, essa sarà stata preceduta da ben 12 (dico dodici) congiunzioni G-S singole (cioè da dodici 'unicorni') tutte quelle verificatesi dopo la precedente G-S tripla, avvenuta nel 1981.

Significato perfettamente corrispondente a quello del terzo trionfo ritengo abbiano anche gli altri tre Triumphi che precedono e seguono il terzo, caratterizzati da immagini allegoriche diverse ma da struttura identica a quella del terzo trionfo.

venerdì 23 ottobre 2009

Ad Irene e a tutti gli altri dottorandi e laureandi che mi leggono

Solo poche righe per rassicurarvi sul fatto che io sono sì disponibile a darvi tutto l'aiuto possibile per portare avanti le ricerche che - autonomamente o da me ispirate - state conducendo, ma che prima che ci si veda o incontri dovete lavorare un po' in proprio ad approfondire quanto - e non è affatto poco - ho già scritto su questo blog, da febbraio in poi.

Come ho scritto già qualche tempo fa, in inglese mi pare, per trarre il massimo profitto dai posts di questo blog è bene farne una lettura ed uno studio sistematici, cronologicamente ordinati (quindi partendo dai primi di febbraio), perchè io stesso mentre vengo esponendo qui sto cercando di sistematizzare e correlare tra di loro scoperte e risultati nei vari ambiti, mentre nuove linee di ricerca vengono aprendosi.
Il che interpreto come riprova dell'esattezza della mia intuizione che le congiunzioni tra Giove e Saturno (osservate ed attese almeno da quattro millenni ad ogni ripetizione) rappresentano il solido fondamento astroNomico di un nuovo paradigma ermeneutico non solo storico-filosofico, ma - come ho già accennato e come preciserò - anche letterario.

lunedì 19 ottobre 2009

Abelard on the phoenix

Vorrei oggi mettervi a parte di un interessante brano sulla fenice che ho trovato in un libro di e su Abelardo (sì, Pierre Abélard, 1079-1142, quello della storia con Eloisa) di una decina di anni fa, comprato a metà prezzo qualche tempo fa. Si tratta di: Pietro Abelardo, Dialettica dell'amore Piemme ed., Casale Monferrato 1999 (trad., cura e introd. P. Cereda).

Scrive Abelardo (nel Sermone sulla Pasqua, p. 116 del detto volume):

"Se riferiamo misticamente a Cristo la natura del misterioso uccello (la fenice) ed i modi della resurrezione, vedremo che questi si corrispondono. Poiché si tramanda che questo uccello è unico, di esso non c'è né il seso maschile, né il femminile e non genera piccoli né nidifica. Quando capisce che sta per morire dopo moltissimi anni, prepara un nido ed un sepolcro di rami aromatici, come se volesse coprire con la fragranza il fetore del suo cadavere. Si dice che allora si collochi su questo letto e, nel sole che brucia questi aromi, si sciolga in cenere; dopo alcuni giorni, (...) vestendosi a poco a poco di ali e di piume, si dice che torni allo stato originario. Tutte queste cose non sembrano convenire se non a Cristo. Egli è l'unico uccello, non ce n'è uno uguale, né si lega ad alcuno. Non conosce uno uguale né per dignità né per generazione, si adatta meravigliosamente sia all'eccellenza che alla verginità di Cristo. Chi infatti è unico e così singolare in dignità come Cristo? ... ... ...
La cremazione della fenice non si discosta dal mistero di Cristo (...). Risorgendo, la fenice non conosce la corruzione della carne, poichè in quella gloria di resurrezione ''non si prende né moglie, né marito, ma si è come angeli nel cielo'' (Mt 22,30)"

Quel che è qui evidente ed importante è, a parer mio, che il filosofo passato alla storia non solo per la tragica storia d'amore con Eloisa, ma anche per la sua 'continua ed insaziabile ricerca della verità', sceglie "di far coincidere l'immagine del Salvatore con il mitico animale" (op. cit., p.70) .
Ma su questo e sulla sua quinta, appassionata lettera ad Eloisa, scritta - guarda caso - nel 1127 (op. cit., p. 41) avremo sicuramente modo di ritornare.

giovedì 15 ottobre 2009

The puzzling Naram-Sin's victory stele

Lasciando per un momento da parte le tematiche storico-filosofiche degli ultimi secoli, facciamo un salto indietro nel tempo di oltre quattromila anni e laterale, verso est, di quattro o cinquemila chilometri per parlare di una ben eseguita e ben conservata stele di calcare rosa ritrovata nel 1898 da un archeologo francese a Susa, nella regione iranica anticamente denominata Elam (a destra dell'attuale Kuwait), ed ora conservata al Louvre di Parigi (immagine qui a sinistra).
Secondo quanto a più riprese è stato inciso direttamente sull'eccezionale manufatto, la stele (alta ca. 2m e larga 1.5m) fu portata a Susa come bottino di guerra nel XII sec. a.C. da un re elamite, ma è originaria di Sippar (a nord di Babilonia) e celebra la vittoria del quarto re della dinastia accadica, Naram-Sin (nipote di Sargon I, regnò dal 2255 al 2219 a.C.) sulla popolazione dei monti Zagros, quei monti a nord-est della Mesopotamia da cui scendono una serie di affluenti di sinistra del Tigri.

Come si vede nell'immagine precedente, la famosa stele (datata a circa il 2230 a.C.) rappresenta Naram-Sin che, in atto di salire verso i monti Zagros e adornato di un elmo con le corna (emblema di potere divino), troneggia sul suo ordinato esercito e sopra i suoi nemici sconfitti guardando in alto - lui e tutte le figure della scena - verso una coppia di corpi celesti visibili in alto. Secondo gli studiosi è questa probabilmente la prima volta nella storia che un re è stato rappresentato come un dio. Anche da altre iscrizioni ufficiali è noto infatti che il nome di Naram-Sin, durante il cui regno l'impero accadico raggiunse l'apice del suo sviluppo, era preceduto da un determinativo, da una qualificazione divina.

Vi starete chiedendo a questo punto perchè ho pensato di scrivere questo post sulla stele del nipote di Sargon I. La qual cosa è presto detta: mi hanno incuriosito quei due corpi celesti, che qualche commentatore qualifica come stelle (".. in cui due stelle risultano chiaramente adorate da un sacerdote e da un gruppo di fedeli.") e qualcun altro come il disco solare ripetuto più volte (".. above it [the peak] the solar disk figures several times, and the king pays homage to it for his victory." oppure altrove "Above Naram-Sin, solar disks seem to radiate their divine protection toward him, while he rises to meet them.").

Bene. Io, forse perchè convinto della grande importanza del fenomeno delle congiunzioni Giove-Saturno in tutte le tradizioni storico-religiose del vicino oriente, sono andato a verificare e guardate cosa ho trovato.
Ho trovato che tra i primi di gennaio e la fine di luglio dell'anno 2230 a.C., quindi proprio durante il regno di Naram-Sin e all'epoca della realizzazione della famosa stele, ebbe luogo una congiunzione Giove-Saturno multipla, doppia per l'esattezza.
Ecco, quel che ora io penso e che propongo come nuova interpretazione alla comunità degli studiosi degli antichi imperi mesopotamici, è che le due stelle che figurano nella stele della vittoria di Naram-Sin rappresentano in realtà - con grande probabilità - i due pianeti Giove e Saturno in congiunzione, la congiunzione G-S doppia i cui due allineamenti si verificarono il 19 gennaio ed il 23 luglio del 2230 a.C.
Detto in altre parole, la scena riportata nella stele rappresenta l' unzione divina di Naram-Sin ad opera della congiunzione fenicea Giove-Saturno del 2230 a.C., una sorta di sua elezione e proclamazione a messia degli accadi.
Anche se, ironia della storia, il grande impero che si estendeva dall'Anatolia e dalle coste del Mediterraneo fino al Golfo Persico e all'altopiano iranico, sopravviverà a Naram-Sin meno di cinquant'anni. Com'è successo altre volte nella storia ad imperi e Reich già ritenuti millenari.


martedì 13 ottobre 2009

Delle cose sensibili e di quelle intellegibili ovvero della carne e dello spirito

Questa sera vorrei comunicarvi delle riflessioni che faccio da così tanto tempo che le loro conclusioni sono ormai per me punti fermi e risultati acquisiti, consolidati semmai da letture recenti. E' utile che vi dica quali sono queste riflessioni e questi risultati, così che anche voi possiate giovarvene nelle vostre ricerche.

Dunque. Nella storia dello sviluppo delle capacità umane è venuto un momento in cui ci si è resi conto che la realtà effettiva non sempre coincideva o poteva coincidere con quanto si vedeva attraverso gli occhi o, più in generale, si percepiva attraverso i sensi. Ci si rese conto in altre parole che oltre ed al di là della realtà percettiva v'è spesso una realtà effettiva o strutturale diversa dalla prima e che dunque la sola apparenza talvolta inganna. Per giudicare completamente le cose, accanto e oltre agli occhi corporei, fisici, della carne, è dunque necessario avere anche una capacità di valutazione, di astrazione dal percepito, insomma un 'occhio' del pensiero, cioè dello spirito ovvero dell'intelletto.

Ora prima che vi dica a quando io colloco questo momento e a quale ambito cognitivo (che per altro avrete già intuito) vedo collegata questa peccaminosa scoperta, preciserò che su quanto di generale ho detto sopra, su quella duplicità mentale è naturalmente d'accordo anche Kant quando parla - nel suo modo 'neutro' e senza stare a precisare l'ambito del suo discorso - di cose sensibili e di cose intellegibili, ovvero di sensibilità ed intelletto.
Scrive infatti Heidegger in Kant e il problema della metafisica, p. 41 ed. Laterza:
"...Kant, sia nell'introduzione alla Critica della ragion pura, sia nella parte conclusiva, oltre ad enumerare semplicemente le due doti basilari, ne dà anche una caratterizzazione degna di nota: la sensibilita' e l'intelletto; mediante il primo gli oggetti ci sono dati, mentre mediante il secondo vengono pensati>>.

Ora, poichè io - diversamente da quanto Kant modestamente pensava (cioè che tutti gli uomini dopo di lui secondo i suoi dettami avrebbero ben limitato l'applicazione della loro ragione) - non penso affatto di limitare i campi di applicazione della mia ragion pura, passerò a parlarvi del tempo e dell'ambito nel quale sorse quella convinzione e fu fatta quella sensazionale scoperta sull'apparenza che inganna.
Secondo me, come avrete capito dalle immagini che ho messo a corredo del testo, l'ambito fu quello astroNomico ed il tempo fu il VI sec. a.C., l'epoca di Anassimandro, Ferecide, Anassimene, Pitagora, .. , epoca che a parer mio rappresenta il vero periodo assiale dell'umanità.
La scoperta peccaminosa consistette in questo, che osservando bene i pianeti, annotandone la posizione sera dopo sera, per mesi, ci si accorse che essi - invece di muoversi su un determinato sfondo stellare ordinatamente da ovest verso est - ogni tanto esibivano degli strani comportamenti di ritorno all'indietro, verso ovest (cioè verso destra per osservatori del nostro emisfero), talvolta addirittura formando un cappio, come quello riportato nella seconda foto qui a sinistra. Quel cappio che, diversi secoli dopo, s. Paolo chiamerà "il laccio del Maligno" (2Tim 2, 26).
All'inizio del V secolo a.C., cioè al tempo della giovinezza di Parmenide, già ci si interrogava dunque in Grecia su quale realtà strutturale, su quale aletheia poteva rendere conto di e spiegare gli strani fenomeni osservati (doxa) nella cinetica planetaria (cfr. immagini).
V'è da dire, comunque, che i greci non furono i primi a porsi questo genere di domande, perchè molto probabilmente prima di loro se l'erano già poste egizi, indo-iranici e forse cinesi. Come attesta la provenienza da queste aree culturali dei miti della fenice e dell'unicorno.
Ma su queste questioni, sulle implicazioni e significati astroNomici della fenice e dell'unicorno (che non conosce moto retrogrado), sull'astronomia nell'Antico e nel Nuovo Testamento (es. Figlio dell'uomo, dialogo notturno Gesù-Nicodemo del vangelo di Giovanni, alcuni contenuti delle lettere di s. Paolo, ..) torneremo nei prossimi messaggi.