giovedì 14 luglio 2011

Il ballo delle Grazie al tempo di Newton

Come scrivevo in un forum qualche giorno fa, dovete sapere - cari filosofi ed aspiranti tali che mi leggete - che uno dei più precisi allineamenti ripetuti di tutti i tempi dei quattro che determina(ro)no la storia dell'essere (Sole-Terra-Giove-Saturno) si ebbe proprio mentre (anni 1682 e 1683) Newton stava mettendo a punto il suo De Motu Corporum, che - pubblicato nel 1684 - era in sostanza una buona anticipazione di quel che sarebbe poi seguito con i Philosophiae Naturalis Principia Mathematica (1687).

Il primo di tali allineamenti, quello allegorizzato (secondo le mie ipotesi sulle Grazie) da Thalia, la prima e quindi più la grande delle tre Grazie, si ebbe - come risulta dal grafico qui a destra - il 24 ottobre 1682 con un angolo residuo minimo tra Giove e Saturno di soli 15' 25", pari a circa metà di un diametro lunare.

Euphrosyne, quella delle tre che mostra sempre il suo lato B, comparve il 9 febbraio del 1683. Fu nella notte di tale data, infatti, che - muovendosi entrambi i pianeti di (apparente) moto retrogrado - Giove iniziò a passare alla destra di suo 'padre' Saturno, ove sarebbe rimasto per i prossimi cento giorni ca. L'angolo residuo minimo tra i due pianeti fu in tale occasione di soli 11' 34", segno che Sole-Terra-Giove e Saturno erano quasi perfettamente allineati, dovendosi il piccolissimo angolo residuo solo alle differenti inclinazioni dei piani orbitali di Giove e di Saturno rispetto al piano dell'orbita terrestre. Al 9 febbraio del 1683 le tre lancette (Terra, Giove e Saturno) dell' orologio cosmico erano dunque tutte allineate, come a segnare l'inizio di una nuova era universale. Questo il senso astronomico del lato B che Eufrosina mostrava con tanta precisione e disinvoltura a quella data.
Aglaia, l'ultima e più giovane delle Grazie, apparve il 18 maggio 1683, quando - ripreso il moto progressivo (immagine frontale di Aglaia) da parte di entrambi i pianeti - vi fu il terzo ed ultimo allineamento di questa congiunzione G-S, con un angolo residuo minimo di 15' 47".

La grande regolarità fisico-astronomica di questo fenomeno è rispecchiata secondo me nella tradizione mitologica che vuole le tre Grazie figlie di Zeus e di Eurynome o Eunomia, dea del buon ordine, della stabilità, della buona condotta civile e morale.

domenica 26 giugno 2011

Perchè la prima e la terza delle Gratiae classiche mostrano _sempre_ il lato A, mentre la II _sempre_ il lato B ?!?

Come già accennavo nel post precedente, secondo me l'iconografia del gruppo delle Grazie classiche - quale ci viene trasmessa in modo praticamente fisso e costante da numerosissimi mosaici, bassorilievi, gruppi scultorei, monete, ... sparsi o comunque originari di Grecia, Turchia, Roma, nord Africa, .. - potrebbe rinviare, alludere alla fenomenologia di un fatto astroNomico ben preciso, osservato attentamente (dapprima in Egitto, ma poi in tutta l'area mediterranea e mediorientale) da almeno una quarantina di secoli: quello delle congiunzioni triple tra Giove e Saturno .

Come nei molti post di questo blog ho illustrato più volte, una congiunzione G-S geocentricamente tripla si      verifica quando, al momento della congiunzione G-S eliocentrica, la Terra viene a trovarsi interposta più o meno esattamente tra il Sole ed i due pianeti Giove e Saturno eliocentricamente congiunti.
Quel che si osserva da Terra (ed ora purtroppo si dovrà attendere fino al 2238-2239 per vederlo di nuovo dal vero) è una specie di balletto dei due pianeti che dura - nel cielo notturno - ben sette/otto mesi, con a)  Giove che supera una prima volta Saturno mentre entrambi si muovono di moto progressivo; b) un secondo allineamento mentre entrambi stanno muovendosi di moto (apparentemente) regressivo o retrogrado; c) un terzo superamento di Giove su Saturno quando entrambi i pianeti riprendono il moto progressivo e la tripla rara congiunzione G-S volge al suo termine.
Nell'ambito di un unico noumeno astronomico per dirla kantianamente (e si prenda nota!!! da Terra si osserva un triplice fenomeno, cioè un fenomeno che si ripete tre volte: la prima e la terza con i pianeti in fase di moto progressivo (le Grazie rivolte verso l'osservatore), la seconda - quella centrale - con i pianeti in fase di moto retrogrado (la Grazia centrale che mostra senza imbarazzo il suo bel lato B).
La conclusione, per ora provvisoria, è che _molto probabilmente_ le antiche Gratiae classiche hanno ancora molto da dirci, sebbene esse siano state relegate nella soffitta o nei sottoscala dell'antichità e sostituite da altri e diversamente caratterizzati simboli.

Forse vogliono parlarci di qualcosa di astroNomico e narrarci una parte del lunghissimo cammino  che l'eliocentrismo ha dovuto percorrere per affermarsi, delle lotte che ha dovuto affrontare  per liberarsi dalle circonvolute spire dei suoi oppositori.

sabato 18 giugno 2011

The phoenix and the Graces

The astroNomical situation you can see on the left is what in the ancient times was allegorized in the image of the bennu/phoenix.
For us today - after Copernicus, Galileo, Kepler and Newton - it is simple to visualize and graphically represent a planetary situation like that on the left, but it was not so twenty or more centuries ago when most people thought that the planetary system was geocentrical.
Do you remember the night dialogue in John's Gospel 3,3 between Jesus and Nicodemus? It has to do exactly with the said difficulty, to abstract from the perceptive reality of the planetary movements to gain, to reach the objective reality of the heliocentrical structure of the planetary system.

The triple conjunction between Jupiter and Saturn takes place when at the moment of the heliocentrical J-S conjunction our Earth will be on the line of that central alignment (point E) or in a circular sector of not more than about 30° (red sector on the figure). In this case the central alignment (the II al.) will be preceded and followed by two other alignments, as in figure.

I and III alignments happen during progressive motion of the planets, while on the contrary the II central alignment takes place during the apparent retrograde motion of the heavenly bodies. What - this is the new revelation I give today - was also allegorized in the group of the three Graces, two showing their front side and one, the central, showing its back side (side B).

I think it's enough for today, then I close sending friendly greetings to all my readers, wherever you are in the world. Bye bye.

sabato 11 giugno 2011

In the first five months of this year ...

... 2011 this blog has been visited about a dozen of times each day by visitors living in 77 different countries.
The top-ten list of these countries is the following:

Italy - India - Brazil - United States - Mexico - Argentina - Philippines - Germany - Colombia - Indonesia

New entries in the list of countries showing a bigger interest for the topics treated here are Colombia and Indonesia, while Switzerland and France are no more in the first ten places. Unchanged are the first five positions (Italy, India, Brazil, U.S.A. and Mexico), while Argentina and the Philippines are showing now a growing interest for the new historical and philosophical hermeneutics.

Top-five states of the USA are California, Virginia, New York, Florida and Missouri, while top-five Mexico-cities are Mexico City, Aguascalientes, Acapulco, Puebla and Monterrey.
Last but not least the top-five Argentinian towns: Buenos Aires, San Miguel de Tucuman, Moron, La Plata and Mendoza.

martedì 7 giugno 2011

In 1979 the Mahdi was coming .... - ovverosia - Nel 1979 stava per arrivare il Mahdi ...

Dopo aver letto sia il libro di Imposimato-Provvisionato (Attentato al papa, chiarelettere ed., 2011) che quello di Ansaldo-Taskin (Uccidete il papa, Rizzoli, 2011) con le loro differenti conclusioni sui possibili mandanti dell'attentato del 1981 a papa Giovanni Paolo II, mi è tornato in mente un brano dell'autobiografia di Mehmet Ali Agca (La mia verità, Newton 1996) che - alla luce di quanto ho già scritto qui sulla congiunzione Giove-Saturno tripla del 1981 - mi porta a propendere più per le conclusioni di Marco Ansaldo e Yasemin Taskin che per quelle dell'ex-giudice F. Imposimato e Sandro Provvisionato. Ma andiamo con ordine.

E' noto che l'ex-magistrato è uno dei più tenaci sostenitori della c.d. pista bulgara, secondo la quale committenti dell'attentato sarebbero stati i servizi segreti della Bulgaria allora comunista, che agivano a nome e per conto del vertice politico e del Kgb dell'URSS e che - servendosi dei destrorsi Lupi grigi turchi - volevano contrastare il papa polacco ed il sindacato Solidarnosc. In questo quadro si inserirebbero anche non solo il rapimento delle due ragazze sparite nel 1983 (Mirella Gregori ed Emanuela Orlandi), ma anche la strage del 1998 in Vaticano (morte violenta di Alois Estermann, che sarebbe stato una spia al servizio della Stasi della ex Repubblica Democratica Tedesca o DDR, della moglie venezuelana Gladys M. Romero e del vicecaporale della Guardia svizzera Cédric Tornay).
Il giornalista di Repubblica Ansaldo e la giornalista turca Taskin contestano la ricostruzione e l'attivismo di Imposimato, che non fornirebbe prove definitive di quel che con grande foga asserisce (ad esempio che Estermann sarebbe stato una spia della DDR), e - scartate oltre alla pista bulgara anche, per insufficienza di prove, varie altre piste (della CIA, della mafia, quella polacca e quella vaticana o interna) - concludono che il poco professionale attentato sarebbe proprio quel che è più semplice pensare, un piano nato e sviluppato in Turchia nell'ambiente dei Lupi grigi di estrema destra, radicati nell'ultranazionalismo, nel fondamentalismo religioso e con forti legami con il c.d. 'Stato profondo' turco.
Dicevo che, conclusa la lettura di questi due libri, mi è tornato in mente un brano del libro che Agca scrisse nel 1996 con l'aiuto della giornalista A.M. Turi, La mia verità. Alle pagine 49, 50,51 di tale volume si legge un brano che, secondo me, riporta il momento iniziale in cui l'idea dell'attentato al papa fu messa nella testa dell'allora ventunenne M. Ali Agca, unitamente a quella che lui poteva candidarsi al essere l'atteso Mahdi:
Novembre 1979. Mentre sono in carcere [per il concorso nell'omicidio del direttore del 'Milliyet'], all'improvviso apprendo una notizia inaudita per la Turchia. Il papa avrebbe compiuto una visita nel Paese. L'annuncio è del 18 novembre 1979. E' una decisione insolita anche per quanto riguarda la diplomazia vaticana perchè, come avrei appreso in seguito, le visite del papa sono programmate e concordate con mesi di anticipo tra la Santa Sede e i paesi ospitanti.
Il giorno dopo sto parlando con un prigioniero chiamato Ali Bilir, un semplice idealista accusato di aver ucciso un povero musulmano di un gruppo estremista. Io e Ali Bilir eravamo stati arrestati e torturati dalla polizia politica nello stesso periodo. Io avevo denunciato davanti alla stampa che un uomo di nome Ali Bilir veniva ancora torturato, e così Ali Bilir aveva evitato ulteriori torture nutrendo riconoscenza verso di me.
Dopo un misterioso segnale che mi comunica che devo compiere un attentato al papa, ecco, arriva il signor Ali Bilir che mi sussurra:
"Fratello Agca, io ho una strana sensazione, una premonizione, e cioè che tu sparerai al papa."
Io gli chiedo:
"Come lo sai, Ali?"
Risponde:
"Non me lo so spiegare. Ormai siamo alla fine di tutto. Sta per arrivare il Mahdi", dice Ali Bilir, e il discorso finisce così."

Apprendo dalla nota 5 di p. 51 e da qualche altra telematica informazione che - "secondo l'esegesi sciita del Corano, ma anche secondo il parere di sciiti e sunniti riguardo ad alcuni detti tradizionali di Maometto relativi agli avvenimenti della fine dei tempi" - il Mahdi è "colui che apparirà sulla Terra per la salvezza dell'uomo e per instaurare l'impero di Allah" e che il ritorno del Mahdi è com'è per i cristiani la parousia, il ritorno di Cristo sulla terra.
Anche i segni del cielo (che ovviamente non potevano essere diversi da quelli della venuta di Cristo) indicavano che il tempo del Mahdi stava venendo ed era quasi maturo: come già si poteva vedere nel cielo notturno, a Giove non mancavano che 17°-18° per raggiungere Saturno (il "misterioso segnale" di pag. 50, ?!) e dar vita alla congiunzione G-S tripla del 1981, quella della nuova pienezza dei tempi. E' questo - secondo me - il momento in cui a Mehmet Ali Agca incomincia a balenare l'idea di essere proprio lui il Mahdi che stava per tornare, chiamato ad una missione di liberazione e di salvezza per l'umanità. Ecco perchè, ad un certo futuro punto di elaborazione, Agca incomincerà a sostenere di essere proprio lui un novello Gesù Cristo, ... ...

Come si vede, anche se ancora mancano tutti gli elementi e le informazioni per arrivare ad una sistematizzazione dell'interpretazione dell'attentato del 1981 e degli avvenimenti successivi (rapimento delle ragazze, Estermann ...), vi sono oggettivi riscontri per pensare che l'assai misterioso evento del 1981 possa avere anche una lettura ... metafisico-religiosa, oltre che politico-economica.

giovedì 26 maggio 2011

Una cosa che non sapevo, ...

 ... ma che in definitiva non mi ha stupito più di tanto, l'ho appresa leggendo un libro su Emanuela Orlandi appena uscito, di cui si stanno facendo appena adesso le presentazioni: Mia sorella Emanuela di Fabrizio Peronaci (giornalista del Corriere della sera) e Pietro Orlandi (il fratello di Emanuela), edizioniAnordest 2011.

La cosa di cui parlo è che tra i 34 messaggi pervenuti a vari destinatari nei quattro mesi successivi all'appello di Giovanni Paolo II del 3 luglio 1983 per la liberazione di Emanuela, rapita il 22 giugno, alcuni recano - come firma dei mittenti - la sigla Phoenix, sì proprio il nome del mitico uccello di cui si parla tanto in questo blog.

Si tratta - come leggo alle pagine 114-115 del libro suddetto, e poi al successivo capitolo Phoenix, una rivelazione, pp. 129ss) - di cinque messaggi/lettere fatte pervenire il 22, 24 e 27 settembre, l' 8 ottobre ed il 13 novembre 1983. La prima fu fatta trovare "tra due messali, sul poggiagomiti di un confessionale" (p. 133), la seconda "nel confessionale della chiesa di San Silvestro (p. 138), l'ultima "tra due vasi sotto un altarino sulla salita di San Sebastianello, vicino piazza di Spagna" (p. 140); delle altre due il libro non dice. Come si vede, la fenice firmataria sembrava muoversi senza problemi/imbarazzi all'interno e all'esterno di chiese, nei pressi di confessionali e di immagini sacre.

Dicevo che questo fatto delle firme Phoenix sui comunicati di quel periodo non mi ha stupito più di tanto: il motivo è CHE (come vado dicendo e dimostrando ormai da anni) la fenice è/era immagine allegorica delle congiunzioni Giove-Saturno multiple, un raro fenomeno astroNomico che appare strettamente connesso alla storia del cristianesimo, E CHE l'attentato a papa Giovanni Paolo II del 13 maggio 1981 avvenne - guardacaso - proprio nel bel mezzo della congiunzione G-S tripla del 1981, l'ultima del XX secolo (cfr. diagrammi qui a fianco: il 13 maggio è in corrispondenza di una delle linee verticali: a quella data Giove era alla destra del 'padre' Saturno).

Come si vede, il puzzle Orlandi ha ancora qualche elemento in più di quel che si credeva, ma forse qualche elemento che potrebbe finalmente consentire di individuare - tra le molte piste finora seguite e suggerite - quella giusta per arrivare alla soluzione dell'intricata vicenda.

sabato 21 maggio 2011

Giulia, il fratello Paolo III e l'unicorno dei Farnese

Giglio Farnese
Sabato passato 14 maggio, come molti ricorderanno, in tutta Europa i musei statali rimanevano aperti - con accesso gratuito per tutti - anche la sera e la notte fino alle 02:00. E' stato così che, visitando con un paio di amici Castel Sant'Angelo, la fortezza papalina sorta nei secoli intorno e sopra all'originario mausoleo dell'imperatore Adriano, e prendendo spunto da una lapide nella Loggia di Paolo III (1534-1549), decorata con unicorni, ho scoperto la particolare predilezione della famiglia Farnese per l'immagine dell' unicorno. Il mitico animale ricorre talmente tante volte negli stemmi, nei quadri, nelle decorazioni di palazzi, giardini e fontane di questa potente famiglia laziale, originaria inizialmente del piccolo comune di Farnese (prov. di Viterbo, a sinistra del lago di Bolsena), da potersi sicuramente considerare proprio il simbolo della famiglia Farnese.

Vergine con liocorno
Domenichino 1506
Pal. Farnese, Roma
Come è in dettaglio riportato nel sito web  http://www.pitturaedintorni.it/ldg/010rosini.htm , vi sono almeno tre quadri e affreschi famosi aventi per oggetto la dama con l'unicorno che si ritiene ritraggano le sembianze della bellissima Giulia Farnese (ca. 1475-1524), giovanissima amante ufficiale (concubina papae) dell'anziano e famigerato Alessandro VI (1492-1503) Borgia, grande amica di sua figlia Lucrezia e sorella del futuro pontefice Paolo III Farnese (creato cardinale a 25 anni nel 1493 proprio da Alessandro VI).

Essi sono:
- un affresco del Domenichino nella galleria Carracci a Palazzo Farnese di Roma (l'attuale Ambasciata di Francia);
- un altro affresco nella Stanza del Perseo, appartamento di Paolo III a Castel S.Angelo;
- un dipinto nella stessa Stanza, attribuito a Luca Longhi (prima metà XVI sec.).


Dama con liocorno
Luca Longhi, ca. 1520
Sala Perseo, Castel S.Angelo

Come è riportato nel sito citato, "Giulia si identificava nell'emblema di famiglia tanto da far inserire gli unicorni
nell'iconografia degli affreschi dapprima nel castello Orsini di Bassanello (Vasanello) e successivamente nella sua residenza di Carbognano". "Quando i Borgia caddero in disgrazia dopo la morte di papa Alessandro VI (agosto 1503), [infatti] Giulia che era rimasta vedova nel 1500, aveva già da molto tempo un'altra vita nel suo castello di Carbognano."

Per concludere, direi che questa insistita ricorrenza iconografica dell'unicorno (del monokeros) nelle decorazioni della rampante famiglia laziale dei Farnese conferma - se ve ne fosse ancora bisogno - che l'immagine del mitico animale è fondamentale (insieme a quella della fenice, phoenix) in tutto quanto ruota intorno alla storia palese e segreta del cristianesimo e della Chiesa.

Ironia della storia per la famiglia Farnese fu che il Concilio di Trento (1545-1563), convocato proprio da Paolo III ma durato ben oltre la sua morte (1549), proibirà [dopo la pubblicazione del De revolutionibus orbium coelestium di Copernico] l'impiego della figura dell'unicorno nelle immagini sacre.

lunedì 16 maggio 2011

Attentat auf Johannes Paul II: Interesse fuer die seinsgeschichtliche Interpretation-Perspektive

In quest'ultima settimana, quella nella quale ricorreva il 30° anniversario dell'attentato a papa Giovanni Paolo II del 13 maggio1981, le visite a questo blog si sono più che raddoppiate con forte incremento tanto dalle città e località italiane quanto dai paesi stranieri (Indonesia, Messico, India, Germania, Brasile, Filippine, ..). Molto letti - oltre all'attuale pagina iniziale - sono stati gli articoli del gennaio e maggio 2010 ed in genere tutti quelli nei quali mettevo in evidenza che l'attentato non è avvenuto in una data casuale, qualunque, ma in una invece molto significativa non solo (e non tanto) perchè ricorrenza di quel 13 maggio 1917 dell'apparizione della Madonna a Fatima, ma anche perchè esso attentato è avvenuto nel bel mezzo di una delle (di norma rare) congiunzioni Giove-Saturno triple, cioè di quegli eventi astroNomici a ripetizione multipla nell'arco di 7-8 mesi che tanta importanza hanno avuto nella storia delle origini del cristianesimo (congiunzione G-S tripla del 7 aC nei Pesci e congiunzione G-S doppia del 34-35 nel Leone, la fenice di Tacito, Annali 6.28), come vado illustrando ormai da anni.

E' segno, secondo me, che va facendosi strada - in tutti coloro che cercano di capire qualcosa di più dello strano (e probabilmente atteso) attentato del 1981 - una prospettiva interpretativa nel quadro della Seinsgeschichte, si della heideggeriana (ma anche 'nicciana') storia dell'essere, dell'apparire e del divenire. Una prospettiva che potrebbe portare non solo a capire meglio quell'evento ormai parte integrante del mito del beato Giovanni Paolo II, ma forse anche qualcosa di più del rapimento di Emanuela Orlandi e dell'altra ragazza nel 1983.

sabato 7 maggio 2011

In questi giorni di 30 anni fa, nel 1981, era in pieno corso ...

... di svolgimento, come si può rilevare dai grafici qui a fianco e come ciascuno anche direttamente può verificare, la seconda congiunzione Giove-Saturno tripla del XX secolo. Il primo 'allineamento' dei due pianeti con la Terra si era avuto all'inizio dell'anno, precisamente il 1° gennaio 1981 con una distanza angolare residua/minima tra i due pianeti di 1° 2' 51", mentre il secondo - quello con entrambi i pianeti in fase di moto retrogrado - si era verificato il 4 marzo 1981, con un angolo residuo di 1° 3' 21" (vedasi curva verde). Per effetto di questo secondo allineamento, Giove - visto ovviamente da Terra - era tornato alla destra del 'padre' Saturno e ne stava ancora allontanando. Tra qualche settimana 'padre' e 'figlio' avrebbero ripreso a muoversi di moto progressivo ed il 24 luglio di quell'anno avrebbero dato vita al loro III allineamento, con angolo residuo di 1° 6' 16". Dopodichè Giove si sarebbe definitivamente allontanato verso est da Saturno; fine della congiunzione di quell'anno e .. arrivederci tra circa vent'anni.

Com'è noto ai miei lettori più assidui, io sostengo da anni che ci dev'essere e che c'è un legame, una qualche relazione tra questo (solitamente raro) evento astronomico e l'attentato di cui fu oggetto il 13 maggio 1981 il papa Giovanni Paolo II ad opera del giovane turco, allora 23enne, Mehmet Ali Agca. Riflettere - in questi tempi problematici - sulla coincidenza temporale tra la situazione astroNomica G-S indicata e l'attentato a G.P.II potrebbe portare ad una lettura completamente nuova di uno degli eventi più oscuri della storia della Chiesa, evento di cui sono ancora misteriose tanto le motivazioni quanto i mandanti. Ovvero il significato complessivo.

Nel cap. XIV del suo La mia verità (libro scritto nel 1996, con la collaborazione della giornalista A.M. Turi, Newton&Compton ed.), M. Ali Agca racconta delle due settimane di vacanza e di meditazione che trascorse all' Hotel Flamboyan di Palma di Maiorca dal 24-25 aprile al 9 maggio di 30 anni fa, proprio alla vigilia dell'attentato di Piazza S. Pietro. Come dice lui stesso, di questo periodo "i momenti più importanti erano quelli della notte". Riporto qualche suo brano di quel capitolo:

"Io sono qui per un solo motivo: pensare, meditare, mille volte in due settimane, sia di giorno, in mezzo alla natura, accanto al mare, sia nel silenzio della notte, e per decidere finalmente cosa fare riguardo al progetto dell'attentato.  ...
... avevo ventitrè anni ...
I momenti più importanti erano quelli della notte. Quasi ogni notte andavo a meditare in un posto particolare, lontano circa cento metri dall' Hotel Flamboyan, un posto sul mare, solitario, dove c'era una scalinata con una ringhiera. Era una bella scoperta per un lupo solitario come me.
Dopo cena, andavo ad affacciarmi alla ringhiera per meditare davanti a Dio, davanti alla mia coscienza, uomo solo sotto il cielo limpido, sopra il mare indifferente."


Anche se lui non ne parla, almeno esplicitamente (perchè poi la sua preghiera del 13 mattina sarà, pag. 152, a "Dio unico e unito eternamente..") è un dato di fatto astroNomico, quindi verificabile da chiunque, che in quelle notti di meditazione fino al 9 maggio sulla costa ovest di Palma di Maiorca Agca poteva veder sorgere ad est, dal mare, verso le 21 la coppia Giove-Saturno (a meno di 3° uno dall'altro) e poteva osservarla attraversare tutta la volta celeste sulla sua testa, fino a tramontare ad ovest verso le 4:30 del mattino.

Rientrato il 9 maggio da Palma a Milano, nel pomeriggio del 13 maggio 1981 intorno alle 17 Mehmet Ali Agca è puntuale lì a P.zza S. Pietro, a svolgere - quanto inconsapevolmente? - il suo ruolo 'messianico' (suo punto di vista) e di catalizzatore nel processo di adempimento di storiche profezie (Fatima).

Il singolare di tutta questa storia singolare è che essa era iniziata già un anno e mezzo prima, nell'autunno del 1979, quando Ali Agca era in carcere perchè coinvolto nell'omicidio del direttore di un importante quotidiano turco e Giovanni Paolo II era in procinto di visitare la Turchia. Attenzione alle date (che rilevo dal citato libro di M.A. Agca, pp.49 e seg.):
  •  18 novembre 1979: annuncio del viaggio di G.P.II in Turchia;
  •  25 nov.: Alì Agca - vestito da militare - viene fatto evadere;
  •  27-28 nov.: arrestato il soldato che ha fatto evadere A. Agca, mentre lui scrive una lettera di minacce anche di morte a papa Giovanni Paolo II, in arrivo, pubblicata sulla prima pagina del più autorevole giornale politico turco;
  • 28-30 novembre: visita del papa in Turchia, ricevuto in tono minore, senza suoi discorsi pubblici e non come capo di stato, ma solo come 'ospite illustre'. (inoltre: "Corse voce che il papa fosse stato persuaso a indossare un giubbotto antiproiettile.", p. 50 op. cit.)
Per concludere questo articolo illustrativo del complicarsi delle cose quando cielo e Terra si incontrano, va infine ricordato quanto disse - preveggendo gli eventi del 1981 - Giovanni Paolo II a Fulda durante il suo viaggio in Germania di un anno dopo, novembre 1980:

"Ci dobbiamo preparare a sopportare da qui a non molto delle grandi prove che esigeranno la nostra disponibilità a sacrificare anche la vita e una sottomissione totale a Cristo e per Cristo. Con la vostra preghiera e la mia, è ancora possibile diminuire questa prova, ma non è più possibile evitarla, perchè è in questa maniera solamente che la Chiesa può essere veramente rinnovata. Quante volte il rinnovamento della Chiesa s'è operato nel sangue! Non sarà diversamente anche questa volta. ... ..."

sabato 16 aprile 2011

La fenice di Tacito (Annali 6.28), that is: Tacitus' phoenix (Annals 6.28)

In questi giorni di aprile dell'anno (che oggi chiamiamo) 35 d.C. stava finendo - come ciascuno può vedere nei grafici dietro al titolo e anche verificare direttamente con un software astronomico/planetario - la congiunzione G-S (Giove-Saturno) doppia verificatasi nella costellazione del Leone a cavallo degli anni 34-35. I due minimi del grafico delle distanze angolari tra i due pianeti (linea curva di colore blu del grafico), corrispondenti agli allineamenti tra Giove e Saturno, si ebbero il primo il 5 ottobre del 34 con una distanza angolare minima di 26' 42", il secondo il 3 aprile del 35 con una distanza angolare residua di 26' 35" (cfr. grafico). [nota per i kantiani: il noumenon di questo fenomeno si ebbe il 28 dicembre del 34 con una distanza angolare minima di 26' 19".]

Come ho illustrato e dimostrato nel 2008 all'Università di Liverpool, durante l'annuale meeting della U.K. Classical Association, e nel 2009 alla Humboldt-Universitaet di Berlino, durante il quinquennale congresso della FIEC (la Federazione internazionale delle Associazioni nazionali di Studi classici, Etudes Classiques), questo fenomeno di astronomia planetaria è la spiegazione razionale della cosiddetta ri-apparizione della fenice in Egitto di cui parla Tacito in Annali 6, 28, cioè al paragrafo 28 del libro VI. Ivi - passi riferiti all' anno 34 - ognuno può leggere:

28. Paulo Fabio L. Vitellio consulibus post longum saeculorum ambitum auis phoenix in Aegyptum uenit praebuitque materiem doctissimis indigenarum et Graecorum multa super eo miraculo disserendi.  .. ...
that is:
28. With Paulus Fabius and Lucius Vitellius as consuls, after a long cycle of centuries the phoenix came to Egypt and afforded material to the most learned of the natives and Greeks for holding forth at length on that marvel.  .. ...
ovvero:
28. Sotto il consolato di Paolo Fabio e di L. Vitellio ricomparve in Egitto, dopo lungo corso di secoli, la fenice, l'uccello i cui prodigi offersero ai sapienti del paese e di Grecia tanta materia di discussione.  .. ...

Questo passo di Tacito sarà al centro di molti dibattiti in futuro, perchè non erano passati affatto molti secoli dalle ultime apparizioni della fenice, cioè dalle passate occorrenze di questo stesso fenomeno. Di congiunzioni G-S (cioè Giove-Saturno) multiple se ne erano avute infatti, andando indietro nel tempo, anche in epoche relativamente recenti rispetto al 34-35:

*** tripla nel 7 a.C. nella costellazione dei Pesci (la cd 'stella di Betlemme');
** 'doppia' nel 46 a.C. nel Sagittario, all'epoca della relazione Cesare-Cleopatra e di Virgilio 24-enne;
** 'doppia' nel 125 a.C. nella costellazione dei Pesci;
*** tripla nel 146-145 a.C. nella costell. del Cancro, all'epoca dello scisma di Qumran nella casta sacerdotale ebraica.

C'è dunque il problema storico e letterario-filologico di capire per quale motivo Tacito citi ben tre 'apparizioni' molto antiche (tempo di Sesostri I,  di Amasi e di Tolomeo III) e - tra le più recenti - la sola apparizione della 'fenice' del 34-35, conferendole così un carattere nettamente epocale, e trascuri invece di citare - come avrebbe dovuto fare parlando di fenice e di Egitto - almeno le due congiunzioni G-S triple del 7 a.C. e del 146-145 a.C.

Concludo questo breve articolo su Tacito e sulla 'sua' fenice di Annali 6, 28 ricordando che, come ho illustrato nel mio Congiunzioni Giove-Saturno e storia giudaico-cristiana di dieci anni fa, questo fenomeno di astronomia planetaria è alla base di una nuova interpretazione degli ultimi mesi di vita di Gesù, interpretazione che mi porta a ridatare - sulla base dei tempi del 2° allineamento Giove_Saturno di questa congiunzione - la Passione di Cristo a venerdì 8 aprile dell'anno 35, sempre sotto Ponzio Pilato e sempre sotto Tiberio. Ma su ciò sarà il caso di tornare un po' più diffusamente.

venerdì 1 aprile 2011

Le notti del destino, ovvero: le notti della chiamata di Maometto


Arrivato verso i quarant'anni, Maometto - già da circa vent'anni sposato con la ricca vedova Khadigia, ma evidentemente uomo sensibile ed in qualche modo insoddisfatto - prese l'abitudine di effettuare dei periodi di ritiro spirituale sulla montagna di al-Hira, qualche chilometro a nord-ovest di Makka. Portandosi provviste da casa e vivendo in una grotta di quell'arida e nuda montagna, soprattutto di notte Maometto prese a riflettere e a meditare su Allah, la 'Divinità' di cui parlavano ebrei e cristiani e che si adorava anche in Arabia insieme ad altri dei/dee. A detta di tutti gli studiosi dell'islam ed i biografi di Maometto queste meditazioni e preghiere ad Allah perchè lo illuminasse avvenivano nella primavera-estate dell'anno 610 d.C.

Fu proprio durante una di queste intense meditazioni che, secondo quanto narra la tradizione islamica, a Maometto apparse l'angelo Gibrail (Gabriele), cioè quell'angelo che ha il compito di portare la rivelazione ai profeti ed agli inviati di Dio, annunciandogli che lui - Maometto - era un apostolo di Allah, stringendolo a sé,

forzandolo ad ascoltare e a recitare la cosiddetta Sura del grumo di sangue (96, 1-5), unanimemente considerata il primo brano del Corano ad essere rivelato:

"Nel nome di Dio, clemente misericordioso!
Recita, in nome del tuo Signore che ha creato
ha creato l'uomo da un grumo di sangue!
Recita! chè il tuo Signore è il generosissimo.
Colui che ha insegnato l'uso del calamo,
ha insegnato all'uomo ciò che non sapeva."

Stando a quanto afferma la tradizione islamica, Maometto rimase sconvolto da questa esperienza, dal

pensiero di essere stato proprio lui prescelto e chiamato dalla divinità ad attuare i suoi misteriosi disegni; corse perciò rapidamente a casa a raccontare tutto a Khadigia e a farsi da essa rincuorare al riguardo. Rincuoratosi e ripreso coraggio, Maometto torno ancora a lungo sul monte Hira, ove molte altre delle 114 sure oggi costituenti il Corano gli furono di volta in volta rivelate. Divulgata l'esperienza mistica e le prime sure dapprima nella cerchia familiare e convintosi definitivamente di essere un profeta di Allah, dal 612-613 Maometto iniziò la predicazione pubblica, quella predicazione che continuata da altri ha portato nel corso dei secoli alla seconda grande religione monoteistica di oggi, con circa un miliardo e mezzo di fedeli in tutto il mondo.


Tutto ciò premesso, veniamo a noi che - come ormai molti di voi avranno capito - siamo per natura e per formazione un po' diffidenti e dubbiosi. Messa mano (ma già molto tempo fa) al nostro software astronomico (planetario), siamo andati a verificare le posizioni di Giove e di Saturno in quell'anno 610 dell'èra cristiana e - senza grande sorpresa in verità, perchè ce lo aspettavamo - abbiamo potuto verificare che proprio nei mesi e tanto intensamente meditava su Allah stava avendo luogo una congiunzione quasi-multipla tra Giove e Saturno, nella costellazione dell'Acquario. Quella i cui grafici sono visibili/riportati qui sotto.

Come ciascuno può verificare la longitudine di Giove uguagliò quella di Saturno (quindi Giove superò Saturno, passando alla sua sinistra) il 5 aprile del 610. La distanza angolare minima - dovuta alla differenza di latitudine tra i due pianeti - fu di soli 0° 33' 22". I pianeti rimaserò molto vicini uno all'altro per tutta la primavera e l'estate e oltre, anche se muovendosi di moto retrogrado Giove si riaccostò a Saturno senza riuscire a passare alla sua destra. Al 10 ottobre 610 si ebbe la seconda distanza minima, questa volta di 1° 55' 08".

Io sono convinto che sia stato proprio questo prolungato ed avvincente spettacolo naturale notturno a dare a Maometto la convinzione profonda di avere capito il nocciolo concettuale su cui da secoli e secoli discutevano - divergendo nelle interpretazioni -  israeliti e cristiani, unitamente alla certezza di avere anche lui tutti i titoli per inserirsi in questa tradizione, anzì per rivendicare la titolarità della sua chiusura e del suo sigillo.

Le emozioni che Maometto deve aver provato si possono intuire leggendo la sura del Corano n. 97, la cosiddetta Sura del destino, in cui si dice - mia esegesi di questa sura - che assistere ad una notte di congiunzione Giove-Saturno vale più che vivere una lunga vita (mille mesi=81 anni):

"Nel nome di Dio, clemente misericordioso!
In verità lo rivelammo nella Notte del Destino. - Cos'è la Notte del Destino? - La Notte del Destino è più bella di mille mesi. - Vi scendono gli angeli e lo Spirito, col permesso di Dio, a fissare ogni cosa. - Notte di pace fino allo spuntare dell'aurora. -"

Faccio notare per concludere che vi sono nel Corano molte altre sure che, a parer mio, alludono a questa che è un' esperienza fondamentale nella storia dell'Essere, dai tempi di Isaia fino a quelli di Giovanni Paolo II, almeno.. ma anche oltre.

lunedì 28 marzo 2011

Three years ago, in these last March days ...

... I was in Liverpool partecipating to the U.K. Classical Association Annual Conference 2008, which took place there on the occasion of the nomination of Liverpool as European Capital of Culture (ECoC) 2008.

It has been there - at the University of Liverpool  in the period March 27th-30th - that the two posters with my astronomical interpretation of the miths of the phoenix and of the unicorn have been exibited for the first time. That's why since then I began to call them in my writings "the Liverpool posters".
I would like also to state here that some days before going to Liverpool I deposited copies of the posters in the British Library of London.

Other copies of the posters are kept in Berlin, at the Dept. of Philology of the Humboldt-Universitaet, where at the end of August 2009 - on the occasion of the F.I.E.C. (Federation International des Associations d'Etudes Classiques) Kongress - I presented a paper with the title "Phoenix and Monokeros were allegories of Jupiter-Saturn conjunctions". That's why I sometime call the posters also "Liverpool-Berlin posters".

martedì 22 marzo 2011

Wozu dichter? A che, a che scopo poeti?

Riordinando la montagna, anzi l'altopiano, di libri che sono sulla mia scrivania grande, mi è tornato tra le mani Holzwege, cioè Sentieri erranti nella selva (ed. Bompiani, II ed., 2006), una raccolta di saggi - ora 5° volume della GesamtAusgabe - scritti da Heidegger nel periodo 1935-1946, raccolta pubblicata nel 1950.  E' un volume che ho comperato già da parecchi mesi, in uno degli Arion Days in cui questa catena libraria di Roma vende al 25% di sconto, ma che finora - preso da tante altre questioni - non avevo neppure aperto.
Scorrendo l'indice mi è capitato sotto gli occhi e mi ha incuriosito Wozu dichter? del 1946, qui tradotto (p. 317) con A che poeti?, un saggio che finora avevo sempre tralasciato e che invece ho scoperto ora essere un lavoro esegetico di Heidegger tutto dedicato alla poesia di Rilke (anzi principalmente di Rilke ma anche di Hoelderlin). Questa cosa mi ha sorpreso non poco, perchè - come sa bene chi mi segue già da tempo - di R. M. Rilke io ho già pubblicato qui varie poesie, ritenendole .. come dire .. poesie esoteriche, in qualche modo legate alla tematica di fondo di questo blog, la storia dell'Essere ovvero la Seins-
geschichte: mi sovvengono ora almeno le due sull'unicorno (Einhorn) più quella (Sieh den Himmel) ove si parla della 'sternische Verbindung' e si constata che a volte ' i due sono una sola cosa'. Il fatto di scoprire ora che l'ermetico Martino della Foresta nera ha dedicato un saggio di 62 pagine a poesie di Rilke (che, detto per inciso, NON sono quelle che hanno finora attirato la mia attenzione), .. beh .. questo fatto mi riempie di orgoglio e mi conferma nell'intuizione precedentemente avuta che Rilke è inserito a pieno titolo in quella catena di letterati tedeschi o di lingua tedesca (ma non solo) che esotericamente hanno tramandato in Europa, a cavallo del cambio di secolo e nei primi decenni del XX secolo, magari con qualche imprecisione sui particolari astroNomici della faccenda, i fondamenti della storia dell'Essere.

Scorrendo velocemente queste 62 pagine, un brano di Heidegger mi ha colpito, questo (p. 325):

"Non siamo preparati all'interpretazione delle Elegie e dei Sonetti [di Rilke]; infatti la regione da cui essi eloquiano non è stata ancora sufficientemente pensata, nella sua costituzione e unità metafisica, sulla base dell'essenza della metafisica. Pensare così tale regione resta difficile per due motivi. In primo luogo, perchè lingo la strada onto-storico-destinale la poesia di Rilke rimane dietro, per rango e per luogo di stanza, rispetto a Hoelderlin. In secondo luogo, perchè noi conosciamo a mala pena l'essenza della metafisica e siamo inesperti nel dire dell'Essere".

Se sul confronto Hoelderlin-Rilke potrei forse anche convenire (diversamente dal primo poeta Rilke non potè avere, nella sua breve vita, l'ispirazione legata all'esperienza diretta della fenice: ecco perchè - forse - scrisse più spesso di unicorni), è l'ultima frase di Heidegger ("In secondo luogo, ..) a suscitarmi qualche problema. Nel senso che da questa frase, scritta nel 1946 (quindi mentre la Germania era una distesa di macerie occupata da 4 eserciti vincitori), non si capisce bene se - come si dice a Roma - Heidegger c'è o ci fa ... da limitato conoscitore dell'essenza astronomica della metafisica e da inesperto dicitore delle problematiche del Sein/Seyn. Sul fatto che se non inesperto sia stato comunque un dicitore molto reticente ed ermetico dell'Essere, su ciò si può senz'altro convenire. Invece se abbia conosciuto a malapena o in dettaglio l'essenza della metafisica, questa questione la lascerei ancora aperta, anche se mi piace ricordare che alla sua baita di  Todtnauberg ricevette anche visite di fisici famosi.

domenica 13 marzo 2011

C'ero anch'io ieri a Piazza del Popolo ...

... in mezzo a quelle centinaia di migliaia di persone che davano vita a quella bella giornata patriottica e democratica a sostegno della scuola pubblica e della Costituzione.
Il corteo ha preso le mosse alle 14 da piazza della Repubblica, vicino alla stazione Termini, ove si trova la
fontana dell'Esedra ed anche (Terme di Diocleziano trasformate) la Basilica di S. Maria degli Angeli e dei Martiri, quella ove hanno luogo i funerali solenni (ad esempio dei militari caduti all'estero).   Il percorso prevedeva Largo S. Susanna, discesa per via e piazza Barberini, su per via Sistina, via Trinità dei Monti e poi giù per i tornanti del Pincio fino a piazza del Popolo. Il corteo - cui partecipavano anche molte famiglie con bambini piccoli - era molto allegro e variopinto, con numerosi striscioni, fantasiosi cartelli, .. e moltissime, un numero enorme di bandiere italiane di ogni dimensione. Molte persone, anche di una certa età e decisamente anziane, si erano addirittura avvolte nel tricolore. Non si sono viste nè bandiere nè contrassegni di alcun partito o associazione politica o sindacale, salvo uno striscione dell'ANPI cui faceva da contraltare uno striscione di 'partigiani della conoscenza' firmato dai giovani di Futuro e Libertà.
Dei molti interventi (Ottavia Piccolo, Monica Guerritore, il magistrato Ingroia di Palermo, professori e studenti della scuola pubblica, ricercatori, ...) e letture di articoli della carta dei principi, tutti salutati con applausi e sbandieramenti, particolarmente interessante è stato quello di un comico romano (di cui ora non ricordo il nome), che - seriamente ma briosamente - ha ricordato quanto la Costituzione attuale abbia tratto spunto dalla Costituzione della Repubblica romana, per la quale combatterono e morirono moltissimi giovani patrioti provenienti da tutta Italia. Tra i momenti musicali c'è stata anche l'esecuzione del Va' pensiero dal coro del Nabucco, così giusto per ricordare ai leghisti l'italianità della musica di Verdi. Salutati da vere e proprie ovazioni e vivaci sbandieramenti sono stati anche i due interventi di Roberto Vecchioni (prof di latino e greco, ho scoperto), che ha cantato prima Chiamami ancora amore e poi la toccante - sia per la musica che per le parole - Sogna ragazzo sogna.
A questo punto per esigenze di rientro abbiamo purtroppo dovuto lasciare la piazza, comunque contenti di aver partecipato ad un bel pomeriggio di rievocazioni risorgimentali e patriottiche e di impegno democratico in difesa della scuola pubblica e della Costituzione, il tutto nello spirito dell'ormai prossimo (giovedì)  150° compleanno della nostra Nazione.

venerdì 11 marzo 2011

"Con il cuore in gola", spunti dal blog di Gianni Vattimo

Con piacere ho scoperto stamattina il blog di Vattimo, blog che utilizza la mia stessa piattaforma (blogspot.com). Ci son rimasto un bel po', ho letto parecchie pagine, visionato qualche video e scaricati tre post/articoli che, in ordine di data, sono:

- Impegno e ritorno all'ordine (su G. Jervis), del 7 agosto 2009;
- La vocazione nichilistica dell'essere, del 9 febbraio 2010 ed infine
- Sul sentiero dei filosofi, due virgole cambiano tutto, del 24 agosto 2010.

Da questo ultimo articolo apprendo che sono passati ormai una quarantina di anni da quando - nel 1961 e 1963 - il filosofo incominciò a recarsi in Germania, ad Heidelberg, per approfondire la cultura tedesca per la quale era "affetto da una ammirazione quasi patologica" : "quando apro Hoelderlin provo una sorta di emozione fisica, il cuore in gola di chi si accosta a un sancta sanctorum."

Del secondo articolo mi ha colpito un brano che mi ha fatto pensare che Vattimo, forse per il fatto che sta "sempre ancora con il mio cuore in gola appena avvicino la lingua di Hoelderlin e di Heidegger", non ha compreso fino in fondo Heidegger, cioè i suoi riferimenti alla storia dell'essere (Seinsgeschichte) ed alla sua natura. Scrive Vattimo sul suo blog il 9.2.2010:
"Heidegger parla molto spesso di storia dell'essere. Cosa diavolo è la storia dell'essere? Non può se non vuol essere una affermazione metafisica questa, non si può parlare di storia dell'essere come se questo genitivo dell'essere fosse solo un genitivo soggettivo, cioè, c'è l'essere il quale ha una storia, l'essere è lì e appare ora nella forma lì ora nella forma lì, ma questo, come ho accennato prima, è ancora una maniera metafisica di considerarlo: l'essere non c'è lì, l'essere è insieme il soggetto e l'oggetto della sua storia, cioè l'essere è ciò che storicamente si dà come essere, non è che noi allora, quando oltrepassiamo una metafisica abbiamo scoperto la vera natura dell'essere, rispondiamo soltanto ad un nuovo modo di darsi dello stesso essere. Questi anelli di ragionamento sono molto conseguenti in Heidegger: o pensiamo metafisicamente, o cerchiamo di pensare in modo ultrametafisico. Se cerchiamo di pensare in modo ultrametafisico non possiamo dire che abbiamo scoperto la vera natura dell'essere, dobbiamo figurare la situazione del nostro pensiero come testimonianza, come risposta, come ricezione di un nuovo modo di darsi dell'essere che non è più quello della metafisica. Questo è almeno ciò che Heidegger ci ha insegnato."

Se qualche affermazione di questo brano è condivisibile ("l'essere è insieme il soggetto e l'oggetto della sua storia, cioè l'essere è ciò che storicamente si dà come essere"), altre non lo sono del tutto, come ad esempio:
-"Non è che noi.. quando oltrepassiamo una metafisica abbiamo scoperto la vera natura dell'essere" e
"Se cerchiamo di pensare in modo ultrametafisico non possiamo dire che abbiamo scoperto la vera natura dell'essere".

Certo non è automatico - in generale - che si consegua (che tutti conseguano) questo obiettivo, anche se è vero - secondo me - che l' 'oltrepassamento' della metafisica (Ueberwindung der Metaphysik) che Heidegger si era inizialmente proposto di fare con Essere e tempo andava proprio nella direzione della scoperta e della rivelazione della vera natura dell'essere, natura della quale Heidegger aveva saputo/intuito qualcosa. Ma i tempi erano quelli che erano e Nietzsche (che aveva rovesciato il platonismo) era già stato 'santificato' come precursore del nazismo. Impegnato ad approfondire la nietzscheana metafisica della volontà di potenza, annotava Heidegger verso il 1941:

"Che cosa 'è' l'essere? Possiamo, all' 'essere', domandare che cosa esso sia? L'essere rimane non interrogato e inteso come ovvio e quindi non pensato. Esso si tiene in una verità da lungo tempo dimenticata e senza fondamento (grundlos)."
[brano XIV di Oltrepassamento della metafisica, in Saggi e discorsi, p. 55]

Di tutte queste cose mi piacerebbe discutere con il prof. Vattimo (che non so se è tra i lettori di questo mio blog), ecco perchè cercherò presto di contattarlo.

venerdì 4 marzo 2011

Sein und Zeit: Erster Teil - Dritter Abschnitt

Con un amico stamattina son tornato, dopo un po' di tempo, alla Biblioteca Nazionale Centrale di Roma che è veramente imponente. Espletate alcune formalità per il rinnovo della tessera/card che era in scadenza, grazie alla cortesia ed efficienza del personale ho ottenuto rapidamente - e preso in prestito - quel che cercavo:

Biondi Graziano
La ricerca di Heidegger sulla temporalità. Un'ipotesi sul contenuto e i temi della terza sezione della prima parte di Essere e tempo.
Guerini e associati, Napoli-Milano, 1998

Son proprio curioso, io che una mia idea al riguardo già ce l'ho (e l'ho già anche scritta qui sul blog), di vedere cosa Biondi ipotizza su quel Dritter Abschnitt della Prima Parte che avrebbe dovuto portare il titolo 3. Zeit und Sein, ma che non vide mai la luce.

mercoledì 2 marzo 2011

Il santo e l'unicorno - Der Heilige und das Einhorn

Che Rainer Maria Rilke (Praga 1875 - Valmont 1926) dovesse essere annoverato tra i letterati e i filosofi di lingua tedesca che nei primi decenni del XX secolo furono sensibili e responsivi ai cenni e alla storia dell'essere, ciò mi era già abbastanza chiaro - cioè l'avevo già intuito - quando pubblicai e commentai qui sul blog due dei suoi Sonetti a Orfeo, precisamente Sieh den Himmel (quello sullo 'sternische Verbindung') e O dieses ist das Tier (sull'unicorno).

Me ne convinco ancor di più ora che ho trovato un'altra sua poesia sull'unicorno, intitolata precisamente Das Einhorn (appunto L'unicorno), contenuta nella raccolta Neue Gedichte-Erster Teil  (pubblicata a dicembre del 1907) e che ora riporto:

Das Einhorn

Der Heilige hob das Haupt, und das Gebet
fiel wie ein Helm zurueck von seinem Haupte:
denn lautlos nahte sich das Niegeglaubte,
das weisse Tier, das wie eine geraubte
huelflose Hindin mit den Augen fleht.

Der Beine elfenbeinernes Gestell
bewegte sich in leichten Gleichgewichten,
ein weisser Glanz glitt selig durch das Fell,
und auf der Tierstirn, auf der stillen, lichten,
stand, wie ein Turm im Mond, das Horn so hell,
und jeder Schritt geschah, es aufzurichten.

Das Maul mit seinem rosagrauen Flaum
war leicht gerafft, so dass ein wenig Weiss
(weisser als alles) von den Zaehnen glaenzte;
die Nuestern nahmen auf und lechzten leis.
Doch seine Blicke, die kein Ding begrenzte,
warfen sich Bilder in den Raum
und schlossen einen blauen Sagenkreis.

Si tratta, come si vede, di un poetico sforzo di rendere vivo e pulsante quel mitico animale, quell'essere che non esiste come vero animale (O dieses ist das Tier, das es nicht gibt dice Rilke stesso nell'altro sonetto), das Niegeglaubte, che pure - così silenziosamente - si era avvicinato  al santo in preghiera (prima strofa).