venerdì 22 giugno 2012

L'unicorno della Verginità .. obbediente - ovvero l'unicorno nella Basilica di San Pietro in Roma



Qualche giorno fa mi è successo un fatto strano ma dall'esito finale assai interessante. La cosa è presto detta: mentre su internet cercavo di verificare se vi fossero immagini della fenice all'interno della Basilica di s. Pietro in Roma, mi sono imbattuto nel volume di un giovane storico e critico d'arte, Sandro Barbagallo, Lo zoo sacro vaticano, Iconografia ed iconologia zoomorfa nella Basilica di San Pietro, ed. CNR, dic. 2007, dal quale ho appreso con sorpresa che nella basilica centro della cristianità è invece presente - tra tanti animali domestici, selvatici e mitici - anche un unicorno [imm. qui a sinistra, vol. cit. p. 118].  Come un unicorno?!.. ma il Concilio di Trento (1545-1563) non aveva proibito di rappresentare l' unicorno nelle immagini e composizioni sacre?

Ho deciso così - per inquadrare meglio la faccenda - una delle passate mattine, nonostante il caldo africano, di fare una rapida capatina alla Biblioteca Nazionale di via Castro Pretorio per dare un'occhiata al volume di Barbagallo ed una successiva visita a S. Pietro per vedere de visu la collocazione di questo unicorno.

Integrando tutte le informazioni, risulta che la decorazione interna degli archi delle navate fu effettuata dopo il 1645 sotto la supervisione del Bernini, incaricato da papa Innocenzo X Pamphili (1644-1655) in vista del grande Giubileo del 1650. Erano gli anni in cui a Roma fungeva da autentica 'papessa ' l'ambiziosa ed avida vedova del fratello del papa, Olimpia Maidalchini, famosa per avere preso sotto la sua protezione e fatto riammettere alle solennità maggiori le prostitute romane, oltre che per essersi in quegli anni smisuratamente arricchita.

 

Tornando al nostro tema, come riportato nel volume citato e come poi verificato di persona, "sul secondo arco del lato sinistro [della navata centrale della Basilica] sono rappresentate insieme la Verginità e l'Obbedienza, realizzate entrambe da Niccolò Meneghini tra il 1647 e il 1649. La Verginità è rappresentata con un unicorno [vd. foto] perchè "questo animale non si lascia prendere, se non per mano d'una vergine", mentre l'Obbedienza ha un crocefisso in mano e un cane, simbolo di devozione ed obbedienza, ai piedi."

Che dire di questa statua della Verginità con l'unicorno visibile nella navata centrale di S. Pietro?
 La prima mia osservazione è che nell'insieme la composizione artistica mostra in modo un po' troppo evidente - per il luogo sacro - un chiaro simbolismo erotico, forse non del tutto estraneo al clima della corte papale del tempo della realizzazione. La seconda osservazione è che la composizione sembra contraddire - per la presenza dell'unicorno - le disposizioni  del Concilio di Trento di un secolo prima in materia di unicorno nelle immagini sacre. La terza osservazione è che - condannato appena 15 anni prima (1633) Galileo ad abiurare la teoria eliocentrica - la Chiesa con quell'immagine del monokeros offerta al pubblico tornava forse alla pretesa di essere l'unica (e segreta) depositaria della conoscenza sulla vera struttura del sistema planetario, quella eliocentrica. Ricordo infatti che, secondo la mia interpretazione astronomica, l'unicorno è immagine allegorica delle congiunzioni Giove-Saturno singole, le quali - avvenendo con i due pianeti in fase di moto progressivo - suggeriscono il geocentrismo del sistema planetario, suggeriscono cioè un errore cognitivo.

lunedì 18 giugno 2012

Ai lettori del blog che mi chiedono ove trovare "Congiunzioni Giove-Saturno e storia giudaico cristiana" ...

... segnalo che il mio volume è reperibile, oltre che nella quindicina di biblioteche (universitarie e non) elencate nel catalogo nazionale OPAC SBN, anche nelle seguenti altre biblioteche:
  •  Biblioteca Civica "A. G. Barrili" di Savona,
  • Library of the American Academy in Rome,
  • Biblioteca Sala Borsa di Bologna,
  • Biblioteca Forteguerriana di Pistoia,
  • Biblioteca Comunale degli Intronati di Siena,
  • Biblioteca del Sacro Convento di Assisi,
  • Biblioteca delle Facoltà umanistiche dell'Univ. di Bergamo,
  • Biblioteca dell'Unione Astrofili Napoletani,
  • Bibliotheca Hertziana di Roma.
Colgo l'occasione per ringraziare quanti, singoli ed istituzioni, si interessano ai miei studi ed ai risultati delle mie ricerche. Non siete pochi a giudicare dalle visite a questo blog, provenienti principalmente dall'Italia e da paesi europei, ma anche da molti paesi extra-europei. Grazie a tutti, thank you very much.

giovedì 7 giugno 2012

A time out of joint .. ovvero .. dal tempo delle fenici a quello dei corvi

Come (inconsapevolmente ma opportunamente, devo dire) faceva osservare qualche giorno fa il direttore di Repubblica, Ezio Mauro, in Vaticano non è più il tempo delle fenici e - aggiungo io - neppure quello degli unicorni.  Se l'ultima fenice fu vista infatti nel 1981 (cfr. grafici dietro al titolo del blog) e la successiva non arriverà che nel 2238, il prossimo unicorno non si vedrà che a dicembre del 2020.

Essendo dunque in questo 2012 il tempo cosmico così out of joint, in Vaticano è arrivato piuttosto il tempo dei corvi, come è stato designato (non so bene se dal colore delle tonache dei religiosi cattolici o da qualche abitudine dei corvi veri) il gruppo di persone, a vario titolo operanti nella cittadella del papa, che ha deciso di rendere pubblici tutta una serie di documenti ufficiali scambiati tra i vari uffici dello S.C.V., tra gli stessi ed il pontefice e/o i funzionari dello I.O.R., la banca vaticana, ...
Nessuno, mi pare, conosce bene finalità ed identità di coloro (singoli, gruppi o stati) che tengono il Vaticano sotto pressione (come dicono i giornali) in questo momento. All'origine di tutto - a mio modesto parere - potrebbe essere la montagna di segreti che ruota intorno alla figura di Giovanni Paolo II (attentato del 1981 e vicende successive: caso di Emanuela Orlandi, vicende dello IOR, caso Estermann, ...) , montagna diventata forse troppo pesante per la coscienza di alcuni in Vaticano e fuori.

E' anche possibile dunque che i cosiddetti corvi agiscano in definitiva per il bene della Chiesa e non  contro di essa. Detto in altre parole, è possibile che all'interno della Chiesa si stiano combattendo due fazioni che hanno due concetti diversi sull'essenza della Chiesa stessa, sulla sua storia e sulle sue finalità. Come due faglie in movimento i cui incontri/scontri danno vita a tremendi terremoti.

domenica 27 maggio 2012

C'ero anch'io domenica mattina alla marcia dal Campidoglio a s. Pietro ...

... per chiedere verità e giustizia per Emanuela Orlandi e per tutti coloro, singoli/e e famiglie, cui questi valori sono (stati) negati e conculcati. L'iniziativa della marcia era stata presa dal fratello di Emanuela, Pietro, che da tempo ha rivolto una petizione a papa Benedetto XVI perchè - nella sua duplice veste di capo dello SCV e capo della Chiesa - prenda apertamente posizione a favore della ricerca della verità sulla sparizione della giovane cittadina vaticana il 22 giugno 1983. La sparizione o meglio il sequestro di Emanuela Orlandi avvenne, come noto, all'uscita da una lezione di musica tenutasi in locali adiacenti e facenti parte della Basilica di S. Apollinare, il cui ex-rettore - mons. Pietro Vergari (foto sottostanti) - è ora accusato di concorso nel sequestro della ragazza. Curiosamente in una cripta di quella basilica è stato sepolto, con tutte le autorizzazioni del caso, Renato De Pedis, il capo di una banda criminale (quella 'della Magliana') molto attiva a Roma negli anni '80.
Mons. P.Vergari della Basilica di S. Apollinare
ossequia Giovanni Paolo II
Benedetto XVI e mons. P. Vergari
Secondo alcune testimonianze, ora al vaglio della magistratura italiana che ha riaperto l'inchiesta e disposto verifiche e perizie, la banda della Magliana potrebbe aver svolto un ruolo attivo nel sequestro e nella sparizione di Emanuela Orlandi, per motivi ancora sconosciuti.

Prima che il corteo muovesse da piazza del Campidoglio (ove è stata esposta una gigantografia con la scritta 'verità per Emanuela'), hanno parlato brevemente Pietro Orlandi,  l'ex-sindaco Veltroni, i presidenti delle province di Firenze e di Roma, il sindaco Alemanno, il quale ha dichiarato che ormai non è solo la famiglia Orlandi a pretendere la verità su questo torbido caso ma tutta la città di Roma, con tutti i suoi cittadini. Presenti all'iniziativa, che ha dato vita ad un corteo di molte migliaia di persone, erano anche gruppi e associazioni provenienti da varie parti d'Italia.

C'è da dire, per concludere, che Benedetto XVI ancora una volta ha deluso le attese di Pietro Orlandi (e degli oltre 80.000 italiani che hanno aderito alla sua petizione) evitando accuratamente di nominare Emanuela Orlandi, anche dopo che il folto gruppo proveniente dal Campidoglio - ben individuabile per via delle immagini di Emanuela e dei palloncini bianchi - aveva ad alta voce richiamato l'attenzione sulla propria presenza ed iniziativa, del resto ampiamente annunciata e pubblicizzata dalla stampa. Forse attende anche lui - prima di prendere posizione - i risultati delle analisi che inquirenti e magistrati stanno conducendo sui resti trovati nei sotterranei di s. Apollinare ...

venerdì 18 maggio 2012

1981-1983: il nuovo epocale ritorno dell'Essere e la scomparsa di Emanuela Orlandi

Dopo aver seguito qualche giorno fa l'ultima puntata di Chi l'ha visto? dedicata alla riapertura del sarcofago di De Pedis a Sant'Apollinare e alla scomparsa di Emanuela Orlandi, sono andato a sfogliare - in parte a rileggere (soprattutto laddove nella prima lettura avevo sottolineato) - alcuni dei libri dedicati all'attentato del 1981 a papa Giovanni Paolo II e a tutto quel gli ruota intorno: vicende di M. Ali Agca prima e dopo del 1981, scomparsa di Emanuela del 1983, strage delle guardie svizzere (A. Estermann,..) del 1998, ...
Ho rivisto in particolare: di Pino Nicotri Emanuela Orlandi, la verità, di M. Ansaldo e Y. Taskin Uccidete il papa, la verità sull'attentato a Giovanni Paolo II, di F. Imposimato e S. Provvisionato, Attentato al papa, di F. Peronaci e P. Orlandi, Mia sorella Emanuela. Pur trattandosi di tutte valide opere di giornalismo investigativo, rilevo che nessuna di esse prende ancora in considerazione l'aspetto ch'io vado da tempo ormai qui, in questo blog, illustrando e cioè che l'attentato a GPII non avvenne così a caso, in un periodo qualsiasi, esso avvenne invece (doveva avvenire, era previsto che avvenisse) in quel mese 'mariano' del 1981, proprio mentr'era in corso una (vedi grafici qui sotto a destra) delle rare congiunzioni Giove-Saturno triple, così importanti in tutta la storia del cristianesimo. Cosa quest'ultima certamente nota a tutti i papi, e non solo.

Che l'attentato fosse programmato ed atteso dallo stessa papa lo dimostrano le affermazioni di GPII a Fulda (Germania) a novembre del 1980 e alla guardia svizzera il mercoledì prima dell'attentato, gli avvertimenti fatti pervenire in Vaticano dai servizi segreti francesi (SDECE), le stesse dichiarazioni di Alì Agca a proposito delle date utili per l'attentato stesso. 
Fu così che esso avvenne proprio mentre stava terminando la fase di moto retrogrado di entrambi i pianeti (vedi grafici) ed il figlio (Giove) sedeva (era in fase di moto stazionario) alla destra del padre (Saturno).
Ecco, io suggerirei a tutti coloro (giornalisti, giudici, biografi) che cercano di scoprire qualcosa in più dell'intricata matassa che ruota intorno a Giovanni Paolo II di inquadrare l'attentato del 1981 come un episodio correlato alla storia dell'Essere, a quella Seinsgeschichte astronomica così strettamente interallacciata alla storia della Chiesa, sin dai tempi di s. Paolo e prima di essi. Visti alla luce della rara congiunzione Giove-Saturno _tripla_ del 1981 sia l'attentato che tutti gli altri fatti che ruotano intorno a GPII (inclusa la sparizione di Emanuela) assumeranno probabilmente, anzi certamente, nuovo e più comprensibile significato.
Dirò per concludere che, dopo quella del 1981, la prossima congi-unzione Giove-Saturno _tripla_ non si avrà che tra duecentoventisei anni, a cavallo degli anni 2238-2239

lunedì 7 maggio 2012

Per chi la Nuova ed Eterna Alleanza ? Per tutti o per molti?

E' recente una lettera del papa alla conferenza episcopale tedesca (ma presto se ne parlerà anche alla CEI) ove Benedetto XVI spiega come e perchè si dovrà presto cambiare la formula dell'Eucarestia nella messa. Il passo interessato è quello che il sacerdote pronuncia - ricordando le parole di Gesù nell'ultima cena - prima dell'elevazione del calice, quando dice:
"Prendete e bevetene tutti: questo è il calice del mio sangue, per la nuova ed eterna alleanza, versato per voi e per tutti in remissione dei peccati."
Per ragioni teologiche e, soprattutto, filologiche (molto discusse in verità dagli specialisti di greco, latino e lingue semitiche), quel "per tutti" introdotto da Paolo VI dopo il Concilio ecumenico Vaticano II andrebbe secondo papa Ratzinger riportato al precedente "per molti", il che comunque non metterebbe in discussione l'universalità della salvezza, essendo Gesù - come dice anche s. Paolo, ricorda il papa - morto per tutti.
Ai filologi e teologi impegnati in questa dotta discussione, vorrei modestamente ricordare la mia opinione sulla nuova ed eterna alleanza oggetto del cosiddetto Nuovo Testamento: trattasi puramente e semplicemente della concezione eliocentrica della struttura del sistema planetario, derivante da una nuova interpretazione astronomica dell'evento che costituiva la teofania giudaica del tempo, le congiunzioni Giove-Saturno. Dice infatti Paolo, significando il superamento del geocentrismo: "... la nostra abitazione terrena è una tenda che si demolisce, .." [2Cor 5,1].
Rivelatrice al riguardo, tra le altre, è inoltre anche la frase di 2Cor ove Paolo dice che ".. i figli di Israele non poterono fissare gli occhi nel volto di Mosè per la gloria, ora dissolta, del suo volto, .." [2Cor 3,7-8]. Il glorioso Mosè, insomma, era (qui) invisibile esattamente come l'unicorno invisibile di cui ho parlato/scritto in altre parti di questo blog ovvero come il meridiano Dioniso degli ateniesi. E' appena il caso ch'io ricordi qui che le congiunzioni G-S singole hanno sempre luogo con i due pianeti in fase di moto progressivo, a volte in pieno giorno, che esse sono le più numerose e che esse inducono a pensare che il sistema planetario sia geocentrico.

La posizione teologica del papa attuale, maturata anche a causa dei sensi di colpa per la Shoah del secolo passato e tesa ad una riconciliazione con il mondo ebraico, è quella di sostenere che va superata la rigida antitesi paolina [sviluppata soprattutto in 2Cor 3, 4-18 e Gal 4, 21-31] tra le alleanze del Vecchio e Nuovo Testamento, essendo stata quella mosaica solo una temporanea alleanza, "sopraggiunta in seguito" (Rm 5,20) a scalfire appena la sostanziale continuità tra l'alleanza con Abramo, fondamentale e permanente, e quella stabilita da Cristo. Detto in altre parole, alla luce del mio paradigma ermeneutico, non sarebbe vera l'ostinazione geocentrica del mondo giudaico in epoca romano-imperiale, perchè anche nella Bibbia veterotestamentaria si rinverrebbero - come di fatto si rinvengono - tracce ed anticipazioni del dibattito geocentrismo/eliocentrismo, con prese di posizione (ancorchè ermetiche) a favore di quest'ultimo.
Rispetto a quanto precede mi appare sostanzialmente contraddittoria (e da marcia indietro) la recente puntualizzazione papalina sulla necessità di un ritorno alla formula preconciliare della preghiera di consacrazione eucaristica di cui all'inizio di questo articolo, non essendovi alcun dubbio - a mio parere - che il portato delle rivelazioni di Cristo in merito alla struttura eliocentrica del sistema planetario era, è e sarà in ogni tempo rivolto e destinato all'intera umanità, senza eccezione alcuna.

E sarebbe proprio ora - per chi siede in alte cattedre - chiarire ciò a tutti e con tutti i mezzi, invece di trastullarsi e gingillarsi con filologiche minuzie su testi di assai dubbia origine e trasmissione.

lunedì 23 aprile 2012

Ricordando Costantino e l'unicorno di Ponte Milvio, a 1700 anni dal 312

 In questi giorni dell'Anno Domini 312, alla testa di un esercito di 25-30.000 uomini, Costantino - proveniente da Treviri (Trier) in Germania - stava entrando in Italia al passo del Monginevro (Alpi occidentali) e lungo la Val di Susa: sua meta era Roma e suo obiettivo sconfiggere Massenzio e affermare il suo potere su tutta la parte occidentale dell'Impero Romano. Era così in pieno corso di svolgimento quel processo militare, politico e religioso che nel corso di un solo anno - con la battaglia di Ponte Milvio del 28 ottobre 312 e con il successivo Editto di tolleranza di Milano del 313 - avrebbe cambiato la storia del mondo per secoli e millenni a venire.
Per ricordare questi eventi ed anche con l'occasione del 2765° Natale di Roma, promosso dal Pontificio Comitato di Scienze Storiche si è svolto nei giorni scorsi a Roma un convegno internazionale di studio dal titolo "Costantino il Grande, alle radici dell'Europa", svoltosi parte parte in Vaticano e parte all'Università Lateranense. Personalmente, purtroppo, ho potuto assistere solo alla IV ed ultima sessione dei lavori, ascoltando comunque tre interessanti relazioni ed il bilancio conclusivo del convegno. Pur avendo sentito che da qualche oratore delle precedenti sessioni si è fatto cenno a nuove possibili interpretazioni astronomiche della cosiddetta 'visione di Costantino' della sera prima della battaglia del 28 ottobre 312, non so di fatto se abbiano o no parlato della mia ipotesi/scoperta al riguardo che voglio qui ribadire.
Come spiego nel cap. XIII del mio Congiunzioni Giove-Saturno e storia giudaico-cristiana, quel che Costantino poteva realmente vedere  - e secondo me realmente vide - la sera del 27 ottobre in direzione sud-ovest era una linea formata dai quattro pianeti Marte, Saturno, Giove e Venere, linea che incrociava il lato lungo della P che formano le stelle della costellazione del Capricorno. Ne risultava cosi una XP che poteva essere e venne interpretata come le lettere iniziali (chi, rho) della parola 'Cristo' in greco.
Ma, come esaurientemente spiego nel mio saggio di dodici anni fa, non fu solo la conclusione della spedizione di Costantino in Italia ad avvenire alla luce della congiunzione Giove-Saturno del 312. Tutta l'impresa e la marcia di avvicinamento a Roma furono calibrate sulla tempistica del fenomeno astronomico (grafici qui a destra), destinato a concludersi in modo invisibile con l'allineamento dei due pianeti più il Sole nel Capricorno il 13 dicembre del 312.
Non si spiegano altrimenti, secondo me, nè la scelta del periodo della spedizione a Roma nè il lungo temporeggiare di Costantino, che avrebbe ancora aspettato sulle colline tra Cassia e Flaminia se non fosse stato Massenzio ad uscire da Roma da Ponte Milvio e ad andargli incontro a Saxa Rubra il 28 ottobre mattina.
Massenzio pensava che Costantino avesse paura di lui.. ma evidentemente non conosceva la Bibbia, perchè altrimenti avrebbe saputo che colui che vuol perdere, Dio prima lo 'acceca'.

venerdì 6 aprile 2012

Nuova proposta di datazione della Prima Pasqua - Dating the First Easter

Come è noto a tutti, la Pasqua a differenza del Natale non ha una data fissa, ma viene celebrata ogni anno in una data diversa, analogamente alla pasqua ebraica - Pesach o Passover - che tuttavia non cade mai nella stessa data. Entrambe le festività sono astronomicamente determinate dalla luna piena, con la differenza che mentre Pesach cade proprio con il primo plenilunio successivo all'equinozio di primavera, per la Pasqua cristiana fu scelta alcuni secoli dopo la prima domenica successiva a tale evento astronomico.
Quello che voglio fare stasera è riportare una serie di mie considerazioni e risultati astronomici per datare la prima Pasqua, quella ancora coincidente con Pesach, problema al quale - come si può vedere qui ==>  http://www.johnpratt.com/items/docs/lds/easter/dating.html  - si sono applicati nel corso del tempo molti studiosi di cose astronomiche e religiose, tra cui addirittura il grande Isaac Newton, lo scopritore della legge di gravitazione universale.
Anticipo che la nuova data da me proposta è martedì 10 aprile 0035, data che non è in contrasto con alcuno dei maggiori dati storici accettati da tutti, che inquadrano la vicenda religiosa.
Il motivo principale che mi porta a questa conclusione è la considerazione - da nessuno degli altri studiosi fatta prima - che nei primi giorni di aprile dell'anno 35 stava verificandosi il II allineamento planetario tra Giove e Saturno, relativo alla congiunzione G-S doppia che si verificò (come ciascuno può verificare) nella costellazione del Leone a cavallo degli anni 34-35. Come si vede benissimo dai grafici ora dietro al titolo del blog, i due pianeti si trovavano in questi giorni dell'aprile di 1977 anni fa verso la fine della loro fase di moto retrogrado e la loro distanza angolare era scesa a meno di un diametro lunare, esattamente 26' 47".

Questo evento astronomico [che è, tra l'altro, quello ricordato da Tacito, al cap. 28 del VI libro degli Annali come apparizione della fenice in Egitto (Tacito, Annali, 6.28)] è secondo me fondamentale per la datazione della Prima Pasqua per vari motivi:
I) Il primo è che da tutte le mie ricerche risulta che la congiunzione G-S era vissuta dall'ebraismo di quel tempo come fenomeno sacro:  la teofania, la Visita e presenza divina, la Shekinah che puntualmente, di generazione in generazione, veniva a confermare al popolo israelita la benevolenza celeste e la predilezione ed elezione a popolo di Dio.

II) L'abbinamento che si verificò quell'anno per Pesach, luna piena + congiunzione GS, è da un punto di vista astronomico più unico che raro, una vera e propria singolarità.
III) Singolarità nella singolarità: venerdì 6 aprile 0035, intorno alle 5 di mattina, quindi quattro giorni prima della luna piena (cioè di Pesach, 14 Nisan secondo il calendario ebraico) di martedì 10 aprile, la Luna (illuminata allora per circa 3/4) addirittura occultò il pianeta Giove per 50 minuti (immagine qui a sinistra).
A questo riguardo va precisato tuttavia che (probabilmente per qualche errore nella parte topocentrica dei programmi software di simulazione dell'osservazione dei moti planetari del tempo) contro ogni attesa questa occultazione non risulta al momento visibile nè da Gerusalemme nè da Roma, ma invece solo da zone della Terra - come l'Argentina, il Sud-Africa, .. - lontane a quel tempo dal teatro degli avvenimenti evangelici.

martedì 3 aprile 2012

Tiberius' phoenix (34-35)

The graphics on the right refer to the sosaid 'appearance of the phoenix' described in Tacitus' Annals, VI.28,
toward the end of Tiberius' reign, i.e. to the double Jupiter-Saturn planetary conjunction which tooks place from 34, Sept.-Oct.  till to 35, April-May
(the two alignments of the two planets are in correspondence with the two minimums of the red line).

lunedì 26 marzo 2012

Maurizio Ferraris, un filosofo dinamico, e i miei due incontri con lui

Tra i pensatori/filosofi dei quali ho recentemente ascoltato le conferenze all'Auditorium di Roma, nell'ambito della rassegna "Libri Come" (8-11 marzo), c'è Maurizio Ferraris, 56 anni, docente all'Università di Torino. La sua conferenza del 9 marzo 2012 al Teatro Studio dell' Auditorium è stata  sostanzialmente una auto-presentazione rapida e brillante (50 minuti di commento di slides) del suo ultimo libro, L'anima e l'iPad, edito da Guanda, saggio nel quale egli critica la secolare contrapposizione fra anima, spirito autentico e lettera inerte, morta, sostenendo in sostanza che "senza la lettera non ci sarebbe lo spirito, senza la materia non c'è niente".

Poco prima della conferenza, dopo che un capelluto ed abbondante fotografo ufficiale della rassegna gli aveva scattato diverse foto nel corridoio, ho avvicinato il prof. Ferraris e gli ho chiesto se si ricordava di me, Giuseppe De Cesaris, e del nostro precedente incontro al Festival della filosofia di Modena del 2010 ("Sii, come no?!"). In quell'occasione (sabato 18 settembre 2010,  chiesa di s. Carlo), alla fine di un dibattito su una nuova enciclopedia filosofica, dibattito moderato da A. Torno cui parteciparono anche R. Bodei, T. Gregory e G. Reale, avevo avvicinato il Prof e gli avevo fatto dono di una copia del mio Congiunzioni Giove-Saturno e storia giudaico-cristiana, di una copia dell'articolo in inglese di undici pagine inviato il 30 gennaio 2010 all' Heidegger Circle americano De Seyn, deciphering Heidegger's works and philosophy at the light of Phenomenology and Temporality of Jupiter-Saturn conjunctions ed infine di una copia dell'Abstract da me inviato il 29.5.2010 a Naumburg, per l'inaugurazione in ottobre del Nietzsche Dokumentation Zentrum (NDZ), dal titolo Phenomenology and Temporality of Jupiter-Saturn conjunctions shed light upon Nietzsche 1881 'call' and upon Heidegger's Nietzsche-Interpretation.

Dunque all'Auditorium Ferraris mi rispose sì che si ricordava di me e dei miei doni a lui, ma alla successiva domanda se li avesse letti e come li valutava rispondeva che purtroppo no, non aveva avuto tempo, che si scusava e che avrebbe presto rimediato. Risposta che, devo dire francamente, mi lasciò piuttosto/molto incredulo.

Quel che mi ha stupito del Ferraris recente - leggendo un po' in rete su/di lui prima della conferenza del 9 marzo u.s. - è il grande attivismo che ha dispiegato negli ultimi sette-otto mesi, dall' 8 agosto 2011 in poi, data nella quale pubblicò su La Repubblica il  cosiddetto manifesto del Nuovo Realismo. "... il ritorno del realismo - spiega il Prof a left - non è una semplice questione accademica italiana, è un movimento filosofico ormai in corso da decenni. La filosofia , e la vita, hanno fame di realtà, dopo decenni in cui si è ripetuto che non ci sono fatti ma solo interpretazioni, che non c'è differenza tra realtà e finzione...". Evidente in queste parole è la polemica con Gianni Vattimo, che - in effetti, ad esempio nel suo ultimo libro Della realtà - ripete la frase di Nietzsche su fatti ed interpretazioni come un mantra.
Dicevo che mi ha stupito il dinamismo di Ferraris nel lanciare il Nuovo realismo (New Realism, Neuer Realismus). Nel giro di pochi mesi e con l'aiuto di molti intellettuali ed accademici (tra i quali Umberto Eco ed Hilary Putnam) egli è riuscito non solo a coinvolgere molti media (giornali, radio, riviste filosofiche cartacee e online) con interviste e dibattiti, ma anche ad organizzare un convegno all'Italian Cultural Institute di New York (Nov. 7, 2011 - On the Ashes of Post-Modernism: a New Realism) ed uno - che inizia proprio oggi 26 marzo - alla facoltà di filosofia (Aula am Hof 1) dell'Università di Bonn: Prospects for a New Realism. E scusate se è poco!

Che dire? Anch'io come tanti sto cercando di capire meglio in cosa esattamente consista la proposta di Ferraris, tenendo ben presente ed essendo pienamente consapevole che anche il paradigma ermeneutico a fondamento astroNomico in ambito storico-filosofico ch'io propongo rappresenta in definitiva una forma di realismo.  E che realismo!.. quella forma di realismo che va sotto il nome di spiegazione scientifica dei fenomeni.

sabato 17 marzo 2012

L'ultimo unicorno sacro (quello di Tintoretto)

Un amico in visita alla mostra del Tintoretto [Jacopo Robusti (1518-1594)] alle Scuderie del Quirinale di Roma mi ha telefonato giorni fa dicendomi di trovarsi davanti ad un grande quadro del maestro veneziano in cui era ben visibile, in alto a destra, una grande testa di unicorno. Si trattava, aggiungeva, de La creazione degli animali, un quadro dipinto tra il 1550 ed il 1553.
La cosa, devo dire, mi ha stupito un po' perchè mi sembrava che a quella data si fosse in pieno Concilio di Trento e ricordavo che in questo concilio fu ufficialmente proibita la rappresentazione dell'unicorno nelle immagini sacre.
Sono andato dunque a ricontrollare la travagliata storia del Concilio tridentino, quello con cui la Chiesa cattolica reagì al movimento protestante sviluppatosi in varie parti d'Europa a partire dal secondo decennio del Cinquecento. Dal 1542 al 1552 il Concilio fu aperto e poi sospeso per ben tre volte. Riaperto definitivamente dopo dieci anni da Pio IV Medici (1559-65) nel gennaio 1562, fu portato a termine il 15 dicembre 1563 (guardacaso alla luce di una congiunzione G-S, cioè Giove-Saturno, quella i cui grafici sono qui sopra a destra), riconoscendo il potere assolutistico del papato e sancendo la definitiva frattura nella cristianità occidentale.

Come si vede le date di realizzazione dell'opera del Tintoretto e di svolgimento del concilio si incastrano perfettamente: l'opera (il cui titolo e soggetto, incluso l'unicorno, ne richiamava una di Raffaello del 1519) è stata realizzata ed ultimata prima degli ultimi due anni di concilio, quelli nei quali fu adottato - tra molti altri - il decreto di proibizione dell'unicorno nell'arte sacra. L'unicorno del Tintoretto rappresenta così - molto probabilmente - l'ultimo unicorno in un'immagine di tema sacro.

Sul perchè di questa proibizione in un così alto consesso io ho le mie ipotesi, le mie idee, che nell'ambito del nuovo paradigma ermeneutico non possono che essere a fondamento astronomico. Proibendo l'immagine allegorica (unicorno) delle congiunzioni G-S singole, quelle che depongono a favore del geocentrismo del sistema planetario, la Chiesa cattolica usciva dall'ambiguità coltivata per secoli al suo interno e prendeva definitivamente atto - ancorchè in modo iniziatico tra gli alti gradi della gerarchia - del fondamento eliocentrico dei suoi dogmi, primo tra tutti quello trinitario. Erano passati appena vent'anni da quando Niccolò Copernico aveva pubblicato, in punto di morte (1543), il suo De revolutionibus orbium coelestium sulla struttura eliocentrica del sistema planetario.

venerdì 16 marzo 2012

Conclusions [De Seyn, deciphering Heidegger's works and philosophy at the light of Phenomenology and Temporality of Jupiter-Saturn conjunctions/ 31.01.2010]

The decisive relevance of the phenomenology and temporality of the Jupiter-Saturn conjunctions (particularly of their XX century recurrences in 1921, 1940-41 and 1961) has been demonstrated as keys to a deeper and probably complete understanding of Heidegger's philosophy and works.
I have now neither room nor time, but I can quietly demonstrate that many of Heidegger's terminologies re-read at the light of the here proposed interpretation find a clear explanation.
The keen systematic application of the here proposed interpretation to Heidegger's vast opera (102 volumes in the GesamtAusgabe), opens the way - I think - to more and more discoverings of his true and deep thoughts, so well hidden in his writings.
It is the author's opinion that G. De Cesaris' work (10) could well be - with its sections on phenomenology and temporality of the J_S conjunctions - the missing part of Heidegger's main book "Being and Time", the part that he did not want or know how to write.
Since Heidegger in his thought paths on and around the problem of Being (the Seinsfrage) met and had confrontations (Auseinandersetzungen) with many of the thinkers and philosophers of the past, from Plato to Aristoteles, from Anaximander to Paul, from Heraklit to st. Thomas, ... a finally clear understanding of Heidegger's thought opens many ways to a better understanding of the whole western philosophy.
--------------------------
(10) Congiunzioni Giove-Saturno e storia giudaico-cristiana (Jupiter-Saturn conjunctions and judaic-christian history)

venerdì 9 marzo 2012

Abstract [De Seyn, deciphering Heidegger's works and philosophy at the light of Phenomenology and Temporality of Jupiter-Saturn conjunctions / 31.01.2010]

In this article the thesis is concretely defended that Heidegger's works and philosophy (but also Hoelderlin's one and Nietzsche's one and the whole Seinsgeschichte) can be better understood, probably definitively understood, if interpreted at the light of the phenomenology and the temporality of a particular astronomical phenomenon which takes place at time intervals of a little while less than twenty years (19.859 years), precisely the conjunctions between the planets Jupiter and Saturn, both visible from Earth by the naked eye. XX century recurrences of this phenomenon during Heidegger's adult life happened in 1921, 1940-41 and 1961. Previous occurrences (very meaningful for Hoelderlin and respectively for Nietzsche) took place in 1801-02 and in the spring 1881.

Startpoint of the interest in Heidegger's philosophy and basis for the present study have been the works and writings of G. De Cesaris (1), whose theses on the historical and philosophical hermeneutical relevance of these planetary events begin to be known also in university faculties and academic circles.

Curious (but until now not at all considered) is the fact that the central section of Sein und Zeit (section # 42 out of 83) can be interpreted as a sign left by Heidegger on his thought path to allow a future reconstruction of it just in the direction of this lecture. There, in section #42, a Roman fable from Hyginus is reported, where nature, condition and belonging, the whole Dasein of the man, are derived from decisions taken in a fourfold meeting and talk among Cura, Jupiter, Saturn and Earth (Tellus).
------------------------------------------
(1) The first and fundamental G. De Cesaris' work was Congiunzioni Giove-Saturno e storia giudaico-cristiana, Keybooks, Guidonia Montecelio (RM), Italy. A copy of the manuscript of this book is also at the US Copyright Office and can be found in the online manuscript catalog of the Library of Congress (Registration Number/Date: TXu000977054/2000-08-31).

martedì 28 febbraio 2012

Le congiunzioni fanno strada ... negli USA

Due anni fa, in questi giorni di fine febbraio, mi trovavo ricoverato al policlinico Umberto I, in convalescenza dopo un'operazione chirurgica di pronto soccorso (pneumotorace) cui ero stato sottoposto d'urgenza pochi giorni prima, il 22 febbraio 2010. A parte una situazione di stress per gravi motivi familiari che avevo in quel periodo, al malanno credo avesse contribuito anche il fatto che avevo passato - per circa un mese - moltissime ore del giorno e della notte in una stanza appena restaurata (quindi ancora satura di vapori di vernici e colle), a completare un paper per il 44° Annual Meeting dell' Heidegger Circle americano.
Alla relazione (di 11 pagine, in inglese, con parecchi grafici e schemi astronomici) avevo dato il titolo De Seyn, deciphering Heidegger's Works and philosophy at the light of Phenomenology and Temporality of Jupiter-Saturn conjunctions. Essa si componeva dei seguenti paragrafi:
- Abstract
- Introduction
- Phenomenology and Temporality of Jupiter-Saturn conjunctions
- 1921 Vorgriff: Heidegger's Factical Life-Experience
- 1940-41: the new coming of the Being
- The publishing of Nietzsche (I,II) in 1961
- Conclusions
Tornato a casa il 3 marzo 2010, mentre iniziavo tutta una serie di analisi e controlli per verificare se l'inconveniente al polmone fosse legato a più gravi patologie, ero tuttavia fiducioso nell'accettazione del paper inviato in America e speranzoso di poter finalmente visitare New York e la costa orientale degli USA. Il 44° meeting dell' Heidegger Circle era infatti previsto per il 7-8-9 maggio alla SUNY, la Stony Brook University di Manhattan, NY.
Fu perciò con grandissimo disappunto che il 17 marzo 2010 ricevetti dagli States la seguente comunicazione:
"Dear Mr. Cesaris,
This year we were inundated with submissions to the Heidegger Circle -- almost twice as many as previous years, and the quality was high. Our reviewers told us that we could easily have accepted twice if not three times the number of papers for which we actually have time.
We had to weigh several factors in making a final decision, given the available time slots, and unfortunately, yours was not among those we were able to include. Nevertheless, we hope that you will join us in Manhattan to attend the outstanding program. 
For conference and hotel details please visit: HeideggerCircle.Org
Robert P. Crease and Timothy A.D. Hyde
Conveners, Heidegger Circle 2010"
Quando, in risposta a questa comunicazione, scrissi di non poter partecipare e chiesi di poter conoscere i motivi del mancato accoglimento, mi fu risposto che "... with so many papers we didn't ask for extensive comments from our reviewers. Pity to miss you at this year conference. Another year!"
Fu proprio in seguito a quella delusione che decisi di dare a questo blog il titolo De Seyn e di pubblicarvi l'intera relazione di 11 pagine rifiutata a New York. Tornato ora - dopo molto tempo - a visitare il sito dell' Heidegger Circle vi apprendo che proprio in quel meeting del 2010 fu deciso di produrre una pubblicazione annuale di ricerca sul pensiero e gli scritti di M. Heidegger, dal titolo Gatherings, il cui primo numero uscì a maggio 2011.
Con piacere ho notato che il primo articolo di questo primo numero di Gatherings è un articolo del prof. Thomas Sheehan (Astonishing! Things Make Sense!, pp. 1-25) nel quale la parola "congiunzione/conjunction" è citata ben 7 volte, fatto che secondo me non è affatto casuale. Vi si parla tuttavia non di congiunzioni Giove-Saturno, ma di "conjunction of meaningful presence and human apprehension of it", di "Dasinn/Sinn conjunction", di "man-meaning conjunction", di "conjunction of time/temporality" e simili espressioni.

La mia impressione è che, pur con tutte le lentezze e le cautele tipiche di certi ambienti accademici, qualcosa si stia muovendo e che il nuovo paradigma ermeneutico a fondamento astroNomico da me proposto incominci lentamente ma continuamente ad entrare nella testa e negli scritti dei ricercatori storici e filosofici che si occupano di Heidegger e della sua filosofia.

martedì 21 febbraio 2012

Riassumendo

Come spiegavo in precedenza, il periodo medio delle congiunzioni tra Saturno e Giove (cioè tra l'Antico di giorni che si muove pian piano e quello che va più spedito, come un Figlio di mezz'età) è 19 anni e 314 giorni. Partendo da un allineamento dei due pianeti rispetto al Sole, dopo un tale tempo Giove avrà doppiato (immaginate macchine su un circuito) Saturno, cioè lo avrà sopravanzato di 360°, e i due pianeti si troveranno di nuovo allineati.Penso sia facilmente comprensibile che a metà di detto tempo, cioè  9 anni e 340 giorni dopo un allineamento, Giove avrà superato Saturno solo di mezzo giro, cioè di 180° e i due pianeti si troveranno da parti opposte rispetto al Sole (e alla Terra, assai più vicina di essi al Sole). E' anche evidente che nella stessa situazione di trovavano mezzo periodo prima, cioè 9 anni e 340 giorni prima dell'allineamento di riferimento.

La situazione si vede bene nel grafico qui a sinistra, con riferimento alla congiunzione Giove-Saturno tripla del 1940-41 nella costellazione dell'Ariete (allineamenti: 7 agosto e 20 ottobre 1940 e 15 febbraio 1941). Si vede bene che intorno al 1930-31 ed intorno al 1950-51 la separazione angolare tra i due pianeti è di circa 180°: appunto a queste situazioni astronomiche  secondo me - Heidegger fa criptico riferimento con tutto il suo ermetico parlare di svolte. Kehren che, tiene sempre a precisare, non sono  svolte nel suo modo di pensare, ma qualcosa di oggettivo e di esterno ad esso. Indicano semplicemente i tempi (ma non istanti, perchè sono processi che durano vari mesi) dopo del quale (die erste Kehre)  e  fino al quale (die zweite Kehre) l'epocale ritorno dell'Essere (la congiunzione G-S tripla del 1940-41) comincia ad essere sempre più visibile o, rispettivamente, è ancora visibile: al centro di questa vallata tra le svolte, circa dieci anni dopo la prima e circa dieci anni prima della seconda si trova l' Ereignis vero e proprio, quella situazione astronomica che - vista dall'alto (Gv 3,3) - consta del posizionarsi sulla stessa direzione delle 3 lancette (Saturno, Giove e Terra) dell'orologio cosmico .
A chi dovesse trovare la mia trattazione delle svolte troppo tecnica o tecnico-scientifica ricordo un paio di frasi di Heidegger che ho sottolineato nella mia copia di Die Frage nach der Technik, due ermetiche - ma ora spero chiare - frasi sulla tecnica.
La prima dice: "Das Wesen der Technik ist in einem hohen Sinne zweideutig. Solche Zweideutigkeit deutet in das Geheimnis aller Entbergung, d.h. der Wahrheit."
La seconda dice:
"Das Unaufhaltsame des Bestellens und das Verhaltene des Rettenden ziehen aneinander vorbei wie im Gang der Gestirne die Bahn zweier Sterne. Allein, dieser ihr Vorbeigang ist das Verborgene ihrer Naehe.
Blicken wir in das zweideutige Wesen der Technik, dann erblicken wir die Konstellation, den Sternengang des Geheimnisses."

Chiudo a questo punto, convinto di aver dato un contributo non indifferente - naturalmente a chi è in grado di recepirlo - alla comprensione  del Bremer Vortragszyklus "Einblick in das was ist" (1949), cioè di tutti i concetti ivi cripticamente espressi dallo svevo pastore dell'essere.

mercoledì 15 febbraio 2012

Die zweite Kehre i.e. Astronomical Basis of the second Turn

Come ho riportato più volte in questo blog, il periodo medio delle congiunzioni tra i pianeti Giove e Saturno è 19.859 anni, ovvero 19 anni e 314 giorni. Ciò significa, partendo da un allineamento tra i due pianeti, che dopo 19 anni e 314 giorni Giove - che è più vicino ed ha maggiore velocità angolare di Saturno - avrà superato quest'ultimo di un giro (360°) e sarà di nuovo allineato con esso.Ovviamente a metà di questo tempo, cioè 9 anni e 339.5 giorni, l'angolo di cui Giove avrà sopravanzato Saturno sarà della metà di 360°, cioè di 180°. Il che significa che mentre uno dei due pianeti sta sorgendo ad est, l'altro sta tramontando ad ovest, con la conseguente impossibilità di vederli emtrambi contemporaneamente (ciò anche senza considerare l'ulteriore problema derivante dall'intensa luminosità diurna, solare).
Ebbene, nell'autunno del 1949 - quando Heidegger stava preparando i testi per le conferenze di dicembre a Brema - stava maturando ed era ormai imminente proprio questa situazione: si era infatti a circa 10 anni dalla epocale congiunzione G-S tripla del 1940-41 (cfr. articoli precedenti). Ad esempio al 21 ottobre del 1949 nella zona di Friburgo Saturno sorgeva intorno alle 03:00 della notte e tramontava alle 16:00, mentre Giove sorgeva alle 14:00 e tramontava alle 22:30. Ciò significa che essi erano presenti contemporaneamente nella volta celeste sopra Friburgo solo dalle 14 alle 16, resi però invisibili dall'intensa luminosità diurna, solare.
Ma sentiamo cosa disse - alludendo all'imminenza di questa Kehre astronomica - Heidegger al Bremen Club il 4 dicembre 1949, durante la sua conferenza "Die Kehre":
"Vielleicht stehen wir bereits im vorausgeworfenen Shatten der Ankunft dieser Kehre. Wann und wie sie sich geschicklich ereignet, weiss niemand. Es ist auch nicht noetig, solches zu wissen. Ein Wissen dieser Art waere sogar das Verderblichste fuer den Menschen, weil sein Wesen ist, der Wartende zu sein, der des Wesen des Seins wartet, indem er es denkend huetet. Nur wenn der Mensch als der Hirt des Seins der Wahrheit des Seins wartet, kann er eine Ankunft des Seinsgeschickes erwarten, ohne in das blosse Wissenwollen zu verfallen."
In quei giorni, come detto, i due pianeti erano poco visibili e mai contemporaneamente: Saturno solo dall'una di notte all'alba, Giove dal tramonto alle 20:00 ca. La loro distanza angolare era ormai di 132° e continuava ad aumentare verso i 180° al ritmo di circa 1° alla settimana.
Das Ding als Ding ungewahrt, wahrlos. Ereignis des Einblickes, wenn nur einen Blick wir Menschen von uns aus in das was ist werfen koennen. "Dass Welt sich ereigne als Welt, dass dinge das Ding, dies ist die ferne Ankunft des Wesens des Seins selbst."
Direi che i testi di queste quattro conferenze tenute da Heidegger a Brema dall' 1 al 4 dicembre 1949 e ripetute nel marzo 1950 al grande albergo/sanatorio Buehlerhoehe siano fondamentali - associati e decrittati in base al mio paradigma ermeneutico - per arrivare a comprendere appieno la filosofia e gli scritti del pensatore svevo.

Rimane confermato quel che ho già detto in precedenti articoli e cioè che il mio Congiunzioni Giove-Saturno e storia giudaico-cristiana è il naturale complemento di Essere e tempo, potendosi considerare a buon diritto come quella seconda parte del lavoro heideggeriano che il filosofo non volle o non seppe scrivere nel 1926-27.

Dovendo infine associare una data all'insieme del fatto astronomico (distribuito su molti mesi, anche del 1951) e delle ermetiche (ma ora chiare) considerazioni filosofiche dell' Einblick heideggeriano, proporrei di datare la seconda Kehre al 13 giugno 1950 (cfr. grafico), cioè nei giorni in cui il filosofo ripeteva più volte la prima delle conferenze dell' Einblick di Brema - Das Ding (6, 10 giugno) - e scriveva della Kehre al giovane studente H. Buchner (lettera del 18 giugno, non ancora da me letta).

martedì 7 febbraio 2012

Astronomical Dating of Heidegger's Kehre ovvero Datazione e significato astronomico della 'svolta' heideggeriana

In questi giorni di gelo e di letture, muovendo dalla seconda parte della lettera di risposta che Heidegger scrisse al gesuita W.J. Richardson ai primi di aprile del 1962 (e che quello fu autorizzato a pubblicare come premessa al suo Heidegger.Through Phenomenology to Thought, Nijhoff 1963),  mi sono messo ad approfondire la Kehre, quella famosa svolta che, secondo alcuni (es. Vattimo), farebbe da spartiacque tra una prima fase del pensiero heideggeriano ed una successiva caratterizzata da un mutamento di prospettiva, mentre secondo altri (es. L.P. Hemming) "far from the 'turning' [Kehre] representing a fracture, where Heidegger abandons the existential-temporal analitic of Dasein in favour of an attempt to think only being (das Sein) as such, the 'turning' represents the point of unity in Heidegger's work. This point of unity shows how Dasein and being 'belong together' in 'the event' (das Ereignis)."
Nella lettera al padre gesuita è Heidegger stesso a precisare che, pur avendo apertamente parlato di Kehre per la prima volta nella Lettera sull'umanismo del 1947, la questione della svolta "sollecitava il mio pensiero già un decennio prima del 1947". Precisa poi che:
"La svolta non è in primo luogo un processo nel pensiero che indaga [cioè nel suo pensiero, nota mia]; essa appartiene alla questione stessa indicata con i titoli Essere e tempo e Tempo ed essere." Come dire che è invece un processo esterno al pensiero del filosofo/ricercatore e vedremo presto di che processo si tratta.
Aggiunge ancora:
"La svolta gioca nella questione stessa. Non è inventata da me, né riguarda solo il mio pensiero. Finora non mi è noto alcun tentativo di riflettere su tale questione e di analizzarla in modo critico. Invece di chiacchierare senza fondatezza e senza fine sulla 'svolta', sarebbe più raccomandabile e più fruttuoso impegnarsi finalmente nella questione indicata."
Eccomi! Eccomi a fare (un po' immodestamente) il quarto nella proporzione Fichte : Kant = io : Heidegger . E vedrete presto perchè. Ma andiamo con ordine, nella riflessione auspicata da heidegger eravamo arrivati verso il 1937.
Avendo in mente la mia chiave ermeneutica, vado a verificare e trovo che ad agosto del 1937 Giove distava ancora circa 75° da Saturno e, in coppia, i due pianeti eravano visibili per circa cinque ore della notte, dalle 21:40 circa alle 02:30 del mattino successivo. Poi Giove tramontava. Anche se andava preparandosi l'evento del 1940-41 (la congiunzione G-S tripla nell'Ariete di cui ho altre volte detto) non vedo svolte nel 1937.
Vado indietro prima di due anni poi di altri due, i pianeti si distanziano - ovviamente - e si riducono il numero di ore in cui entrambi sono visibili. Ai primi di agosto del 1933 sono visibili entrambi - molto bassi sull'orizzonte (5-6°) - solo dalle 20:00 alle 21:20, cioè per poco più di un'ora. Incomincio ad intuire cosa dev'essere stata la cosiddetta svolta esterna al pensatore e che riguarda la questione, la cosa stessa.

A questo punto vado a leggere qualcosa di qualificato sulla svolta e, dal IV capitolo (di L. Samonà) della Guida a Heidegger della Laterza (a cura di F. Volpi), scopro che una nota a margine nella copia personale di Heidegger del saggio Vom Wesen der wahrheit - Dell'essenza della verità fa risalire al 1930 "il salto nella svolta (che è essenzialmente ..nell'evento)."
Cercando ancora scopro che la prima conferenza sull'argomento di questo saggio viene tenuta il 14 luglio 1930 a Karlsruhe, allora capitale del land Baden, ed altre poi a Brema (8 ottobre), Marburgo e Friburgo (11 dicembre 1930) e nell'estate 1932 a Dresda.

Ormai convinto di trovare quel che vado cercando, riprendo il software astronomico e .. cosa trovo?

Trovo che nella notte dal 26 al 27 luglio 1930 Giove e Saturno erano praticamente a 180° uno dell'altro, cioè verso la sera del 26 mentre Saturno sorgeva Giove tramontava e, verso l'alba del 27  accadeva il viceversa, Giove sorgeva mentre Saturno tramontava. I due pianeti non erano mai visibili contemporaneamente.

Come si vede dai grafici soprastanti, a partire dalle ore 04:30 del 27 luglio 1930  la distanza angolare tra Giove e Saturno incomincia a diminuire. E continuerà a diminuire lentamente ma continuamente per tutti i prossimi 10 anni, finchè  i due pianeti non daranno luogo alla congiunzione tripla del 1940-41 nella costellazione dell'Ariete.


La svolta è dunque avvenuta, da questo momento - 04:30 del 27 luglio 1930 - a causa della sua maggiore velocità angolare Giove incomincerà ad avvicinarsi sempre di più a Saturno, in una lenta ma continua Zeitigung der Zeit che avrà come sua conclusione l'Ereignis del 1940-41, l'epocale ritorno dell'Essere. La Kehre è dunque la trasposizione filosofica, nell'ermetico linguaggio heideggeriano, del fatto astronomico descritto.
Gli scritti di Heidegger di questo periodo e dei successivi hanno lo scopo di dimostrare quanto coscienziosamente lui si preparasse ad Esserci all'appuntamento con l'Essere di dieci anni dopo.


Quali conclusioni possiamo trarre da questa critica e fruttuosa (secondo l'auspicio di Heidegger) riflessione sulla svolta-Kehre ?
1) La prima e più importante è la conferma che le congiunzioni Giove-Saturno giocano ed hanno giocato un ruolo fondamentale nella storia della filosofia e della metafisica occidentale.
2) La seconda è che la fenomenologia e la temporalità delle congiunzioni tra Giove e Saturno sono in particolare la chiave interpretativa per decrittare tutta l'opera di Martin Heidegger.
3) La terza è che il filosofo della Foresta Nera era scientificamente molto meno naive di quanto a volte potesse/volesse sembrare, oppure aveva amici/consiglieri fisici e/o astronomi.
4) La quarta è che, sebbene egli si sforzasse di rendere criptico ed ermetico ogni suo discorso, pure un'opera di decifrazione e decrittazione è possibile e necessaria.

Queste mi sembrano al momento le principali conclusioni e risultati che è possibile trarre. Data anche l'ora tarda, chiudo perciò qui augurando a ciascuno di voi una buona notte. E speriamo anche che questo freddo passi presto. Bye, Giuseppe

giovedì 2 febbraio 2012

Come passa il tempo !

Proprio in questi giorni questo blog ha compiuto tre anni d'età. Pare ieri, quando - venerdì 30 gennaio 2009 - scrissi qui il mio primo post, dal titolo Dimenticanze nel quale riportavo una frase di Martin Heidegger [tratta dal suo La questione dell'essere, in Segnavia, Adelphi ed.]. Da allora ad oggi gli articoli son diventati 206-207, tutti aventi ad oggetto la questione e la storia dell'essere e la nuova chiave ermeneutica storico-filosofica che io propongo, cioè il fenomeno astroNomico delle congiunzioni tra i pianeti Giove e Saturno, oggi come allora visibili ad occhio nudo.
In questi tre anni il blog è stato visitato , con maggiore o minore assiduità e profondità, da migliaia di persone residenti in oltre 110 paesi (ca. 82% gli italiani), al ritmo di 12-15 visite al giorno. Ciò mi conferma nel fatto che quel che vengo dicendo non dev'essere proprio banale e scontato e mi incoraggia a continuare le ricerche in ambiti ai quali in gioventù non avrei mai pensato di volermi un giorno dedicare.
Ringrazio sentitamente tutti, spero di aiutare anche voi nelle vostre ricerche e cercherò naturalmente di rendere sempre più completo ed interessante il blog. A presto, Giuseppe.

martedì 24 gennaio 2012

La memorabile congiunzione Giove-Saturno tripla nella Bibbia delle Edizioni San Paolo

Comperata in un bazar - al modico prezzo di euro uno e cinquanta - una Bibbia delle edizioni paoline (quella copyright 1987, 13-esima ediz. 1998), sono andato come prima curiosità a vedere cosa dicevano le note a Mt 2, 1-2, cioè ai passi sulla cd 'stella di Betlemme'. Per chiudere il discorso natalizio al riguardo, vi trascrivo la nota 2 a pag. 1520:

"Dei Magi non si sa nulla più che il nome: all'evangelista sta a cuore indicare Betlemme come la patria predetta del Messia, Mic 5,1. Dovevano essere sapienti della Persia o della Media o dell'Arabia Nabatea, studiosi di astronomia, condotti da una luce speciale - congiunzione di Giove e Saturno nella costellazione dei Pesci? - certo proveniente dallo Spirito Santo, alla culla del Bambino divino. Per la stella, Nm 27,14."

A parte quest'ultima errata citazione (quella giusta è Nm 24,17), questa nota mi ha colpito perchè nel citare la possibile identificazione astronomica della cd 'stella di Betlemme' mi sembra che il curatore delle note del vangelo di Matteo che sto citando, cioè Fedele Pasquero, sia più avanti del papa nel discorso dell'Epifania. Egli infatti, anche se in forma necessariamente (per il suo ruolo di coordinatore di questa edizione e per il contesto) dubitativa (alludo a quel punto interrogativo dopo Pesci), cita unicamente ed esplicitamente la congiunzione  Giove-Saturno come possibile evento astronomico associato alla Natività.
Il papa invece, come ricordavo nel post precedente, cita anche supernova e cometa (che con la stella di Matteo non c'entrano nulla, anzi alcunchè) e, genericamente, possibili congiunzioni tra pianeti senza dire esplicitamente tra quali.
Ma sicuramente Benedetto XVI sa tutto quel che sa F. Pasquero e anche qualcosa di più (non di meno!), solo che è molto più prudente di lui a chiarire eventi e contesto che accompagnarono l'Incarnazione di Nostro Signore.

sabato 7 gennaio 2012

De stella Magorum

Con interesse ho ascoltato ieri, dapprima un po' distrattamente in tv e poi più attentamente e precisamente su youtube, i riferimenti astronomici alla stella di Betlemme nell'omelia di papa Benedetto XVI durante la messa dell'Epifania in s. Pietro, messa nel corso della quale il papa ha anche ordinato due nuovi vescovi.
 Intrecciando accortamente considerazioni sui requisiti e caratteristiche del vescovo ideale con ipotetiche caratteristiche di personalità dei Magi, il papa ha avuto modo di fare anche riferimento alle ipotesi scientifiche sulla cosiddetta stella dei Magi o stella di Betlemme, di cui al vangelo di Matteo (Mt 2, 1-2).
Su questa tematica il papa ha detto:
"Si è molto discusso su che genere di stella fosse quella che guidò i Magi. Si pensa ad una congiunzione di pianeti, ad una Super nova, cioè ad una di quelle stelle che inizialmente molto deboli in cui un'esplosione interna sprigiona per un certo tempo un immenso splendore, ad una cometa, e così via. Continuino pure gli scienziati questa discussione. La grande stella, la vera Super nova che ci guida è Cristo stesso. Egli è, per così dire, l'esplosione dell'amore di Dio, che fa splendere sul mondo il grande fulgore del suo cuore."
Anche se queste affermazioni costituiscono un leggero passo avanti della Chiesa (credo sia il primo papa a farle), esse non riportano comunque l'odierno stato dell'arte su queste ricerche, che pure il papa  incoraggia a continuare. Papa Benedetto XVI, che in questo passo della Sua omelia sembra innovativamente voler enfatizzare il ruolo della Super nova a scapito della tradizione cometa (iconografia risalente del resto solo a Giotto), avrebbe potuto esplicitamente dire che ormai la gran parte degli studiosi - compreso l'autore di questo blog - è per identificare la cosiddetta stella di Betlemme con una particolare congiunzione tra pianeti, quella Giove-Saturno tripla che ebbe luogo nella costellazione dei Pesci e che durò - quasi una celeste gravidanza - dall'aprile al dicembre del 7 a.C., terminando giusto intorno al solstizio invernale ovvero proprio nel periodo natalizio (cfr. grafici sottostanti).
Papa Benedetto XVI conosce infatti bene la mia teoria dell'importanza delle congiunzioni G-S per tutta la storia giudaica antica e per le origini del cristianesino, per aver ricevuto una copia del mio Congiunzioni Giove-Saturno e storia giudaico-cristiana dalle mani del card. Achille Silvestrini, al quale io l'affidai proprio per il papa il 23 febbraio 2006, al cine-teatro Palladium di Roma. Organizzato dalla rivista Reset e dal prof. Bosetti dell'Università di Roma3, si tenne in quella data e in quel luogo un incontro interreligioso-filosofico cui parteciparono il rabbino capo di Roma Riccardo Di Segni, il filosofo della scienza Giulio Giorello, il prof. Hassan Hanafi dell'Università del Cairo e appunto il card. Achille Silvestrini. Ciascuno di questi partecipanti ricevette da me una copia omaggio del mio libro, eccetto il card. Silvestrini che ne ricevette due, una per sè ed una per papa Ratzinger.
Tanto dovevo dire per placare il mio cuore inquieto ed ora che l'ho detto sento che va già meglio.
Pace e bene a tutti e sinceri auguri per un sereno e felice 2012 (anche se questo che sta iniziando è il 2018-esimo da quando brillò per tre volte la cosiddetta stella Magorum).